Un colpo al cerchio e una alla botte


Sui dimenticati ai tempi del coronavirus dovrebbe essere rivolto il nostro sguardo e il nostro impegno per aiutarli ad uscire dalla triste condizione in cui si trovano


di Luigi Boggio pubblicato il 17 aprile 2020

Il virus ha portato via Luis a fianco sempre dei dimenticati. Sui dimenticati ai tempi del coronavirus dovrebbe essere rivolto il nostro sguardo e il nostro impegno per aiutarli ad uscire dalla triste condizione in cui si trovano. Non sono più i dimenticati di una volta perché altri volti si sono aggiunti a causa di questo terribile virus che tiene fermo gli scambi, i movimenti delle merce e delle persone, che sono costrette a rimanere chiusi in casa per non farlo vincere. Anche se ci vorrà del tempo per l’arrivo del vaccino.

Questo non ci deve impedire di preparare la transizione per un nuovo modo di vivere, comunicare e lavorare. Anche se le contraddizioni che stanno emergendo sono tante e che stupiscono giornalmente i terzisti della penna facile che con i loro commenti inondano intere pagine di giornali.

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Leggendo alcuni di questi commenti mi chiedo in quale paese hanno vissuto. Scoprono che tra Nord e Sud ci sono delle diseguaglianze nell’erogazione di alcune prestazioni sanitarie. La penna saltella quando scoprono che l’insegnamento a distanza non può volare in quanto ci sono famiglie di ragazzi senza internet a casa, senza tablet e senza una stanzetta dove poter comunicare e studiare in serenità.

Ma questo rende evidente la distanza che passa tra ricchi e poveri, la quale permane dentro le classi e che talvolta viene ridotta per l’aiuto degli insegnanti e dei presidi attenti per non farli sentire esclusi e soli. Quello che avviene di presenza, l’incrocio degli sguardi, le parole e il confronto non può venire a distanza.

Con questo non voglio negare il valore dell’uso di questi sistemi informatici, però il governo deve fare ogni cosa per fornirli ai ragazzi/e in difficoltà economiche. Sapendo anche che internet si paga. Quando la penna s’inceppa e riprende per descrivere l’urgenza delle braccia in agricoltura per non mandare al macero alcune produzioni, il pensiero oscilla per non prendere posizione per la regolarizzazione degli immigrati ed anche per il rispetto di alcuni diritti negati ai braccianti locali.

Lo sfruttamento avviene su ogni lavoratore senza guardare la nazionalità o il colore della pelle. Non ci sono soltanto ragioni economiche ma anche sanitarie per portare alla luce gli invisibili per sottoporli ai controlli come un qualsiasi cittadino di questo paese, soprattutto in questo periodo.

Comprendo che il cazzaro verde quando sente di regolarizzazione va su tutte le furie ma più verde di un cavolo cappuccio non può. In ogni cosa però c’è un limite, anche se stanno emergendo delle tendenze virali e spregiudicate di utilizzare questo momento per fare soldi, mentre per gli straccioni della politica, non tutti per carità, basta la distribuzione di un buon pasto all’amico o al parente che non ha di bisogno per sentirsi generosi. Vero. Dei generosi miserabili.


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