Che modello anti-Covid-19 stiamo usando?


Vi siete mai posti questa domanda? Io me la pongo da giorni continuamente, senza sapermi dare una risposta. Anzi, più tempo passa e peggio è.


di Gaetano Sgalambro pubblicato il 26 marzo 2020

Vi siete mai posti questa domanda? Io me la pongo da giorni continuamente, senza sapermi dare una risposta. Anzi, più tempo passa e peggio è.

Stiamo usando i modelli esteri: cinese o sudcoreano? O i modelli nazionali? E quali di questi: il modello Borrelli, quello Fontana o quello Zaia? O quale possibile miscellanea tra questi? Boh? Poveri noi.

In questo bailamme mi sento autorizzato, anch’io, a dire la mia, brillante come le altre: propongo il metodo per scongiurare efficacemente la causa prima (e unica?) della diffusione del Covid-19, senza alcuna sensibile restrizione. Il metodo è fondato sull’alta tecnologia moderna, piuttosto che sulla intelligenza, pur non trascurabile, dei nostri magnifici tre eroi.

Il suo scopo è di evitare a ogni singola persona nell’approssimarsi all’altra, di valicare la soglia pericolosa del “contagio sicuro”, fissata nella distanza di 150 cm.

Si tratta di fare portare, a permanenza, ad ogni cittadino, che si trovi in un centro urbano o entro un abitato, un braccialetto dotato di trasmissione wi-fi e di un microbuzzer, che emetta una segnalazione acustica d’allarme, ogni volta che due soggetti si avvicinino meno di 150cm. Naturalmente disattivabile durante il sonno. Il progetto non presenta problemi ingegneristici e produttivi. Quanti bilioni di mascherine e tamponi si potrebbero risparmiare? Per non dire che si potrebbe evitare lo “stai a casa” se vi si implementasse la tecnologia GPS. Ma sono sicuro che i nostri tre eroi, strenuamente incoraggiati dai media, non tarderanno a maturarne la decisione.

Che ne dite? Scherzare è un modo di esorcizzare!

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