Al coronavirus gliele suoniamo e gliele cantiamo ma stiamo attenti nel dare i numeri


I sociologi identificati spesso con quelli che hanno una risposta per tutte le domande rischiano di essere onnipresenti, quando non onniscienti. Nel parlare del coronavirus bisogna stare attenti...


di Massimo Stefano Russo pubblicato il 14 marzo 2020

L’anagramma di sociologia è ciò lo so già. (Lo ricordo sempre a me stesso e ai miei studenti). I sociologi identificati spesso con quelli che hanno una risposta per tutte le domande rischiano di essere onnipresenti, quando non onniscienti. Nel parlare del coronavirus bisogna stare attenti, rivolgendo domande puntuali che richiedono risposte, nella misura del possibile dettagliate, e in ogni caso non si possono improvvisare. In questo contesto, a maggior ragione, non possiamo essere superficiali né banali, perché gli errori ci possono costare molto cari. I dati della pandemia non possono essere ignorati così come le immagini di chi soffre e di chi lotta, che incalzanti si susseguono nei media, non possono lasciarci indifferenti.

Dotare la popolazione di mascherine è necessario, ma impossibile se queste non sono ancora disponibili, anche perché la loro produzione da tempo è stata delocalizzata in Asia.

Di fronte al fenomeno biologico e sociale del tutto nuovo contro cui ci troviamo a lottare sia le domande che le risposte vanno ponderate all’eccezionalità della situazione e fare i conti con ciò.

Stupisce quanto oggi affermato dal prof. Luca Ricolfi (editoriale sul Messaggero Quota centomila/tre incredibili errori che hanno favorito la pandemia) che da statistico e sociologo, dal suo osservatorio, simula e prevede con logica matematica, ma nel leggere e interpretare i dati, giunge a delle considerazioni quantomeno balzane. Il professore, nella sua analisi ricca di numeri, arriva a formulare proposte fuorvianti come un tampone di massa fatto in casa e analisi del sangue. Che dire?

Nel concludere la sua articolata riflessione indica polemicamente le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e chiosa: ”nella cabina di regia di questa crisi si è ritenuto che scoprire più casi avrebbe sì aiutato a curarli o isolarli, ma avrebbe anche danneggiato l’immagine dell’Italia all’estero. Non ho parole”.

Ma è il lettore che di fronte a queste affermazioni si trova spiazzato e disorientato, sbalordito, senza parole. Nell’agire politico si è voluto privilegiare più l’immagine dell’Italia all’estero e salvaguardare il turismo? Bisogna ribadire che la comunità scientifica è operativa per sviluppare conoscenza e generare antidoti tali da contrastare efficacemente la pandemia. Dobbiamo attenerci alle regole e affidarci alle indicazioni di chi ha potere e responsabilità e dare ognuno di noi il contributo appropriato. E’ importante, per non dire fondamentale.

Siamo un popolo straordinario per fantasia e originalità che ha il senso della bellezza e sa adattarsi. In questi giorni, in cui sono state fatte delle scelte coraggiose, ne stiamo dando dimostrazione. Una risata non ci seppellirà, ma ci salverà.

Altra cosa è il cinismo o “l’humour anglosassone” di chi con arroganza sceglie deliberatamente di affidarsi alla “immunità di gregge” e di sacrificare a priori i soggetti deboli, quanti per condizione economica e sociale si ipotizza moriranno e sono già dati inesorabilmente per spacciati. La strada da seguire che sembra sia stata scelta è improntata dal darwinismo sociale e richiama la logica biologista.

La sopravvivenza spetta di diritto ai migliori, ai più adatti, mentre tutti gli altri, che rientrano nella categoria dei più deboli, sono votati all’estinzione. Prendiamo e manteniamo le debite distanze dalla politica insana e dai leader scriteriati (ma anche dagli analisti socio-politici che “hanno la verità in tasca”) che con tanta leggerezza, nel loro voler essere autorevoli, sono funesti.

Incapaci di governare con capacità e strumenti adeguati nei fatti la complessità, stanno rivelando tutta la loro insensata inettitudine, di fronte a questa drammatica realtà. Chi governa, proprio perché gli si riconoscono abilità nell’esercizio del potere, deve sapersi assumere le responsabilità di guidare la società, capace di comprendere con saggezza la realtà e di intervenire prontamente, nel modo più analitico e oggettivo possibile. La scelta di “sigillare” l’Italia, motivata dal dover contenere ed evitare il contagio da coronavirus, non è stata per niente facile. Si è trattata di una reazione obbligata e necessaria, che ci viene riconosciuta come saggia dalle altre nazioni che la stanno per seguire. Ma c’è chi ha scelto, senza precise interdizioni, di privilegiare gli interessi commerciali, economici e finanziari, a discapito della salute della collettività e dei più deboli, appellandosi a un’insana legge della natura.

L’Italia in questi giorni è cambiata, ce ne rendiamo visivamente conto, gettando lo sguardo sulle città diventate improvvisamente deserte. E a cambiare sono le interazioni, le relazioni tra le persone. Nella “casalinghitudine” si scopre il valore del tempo e l’importanza del tempo libero, nel tenere conto che il valore della vita è un unico per tutti. In rete c’è tutta una comunicazione che è diventata “virale” e rispecchia l’anima dell’essere italiani, nell’essere capaci di saper sdrammatizzare con intelligenza e ironia l’accadere, diventandone testimoni in prima persona. Lo spazio mediatico si riempie di memorie individuali e familiari, con le autobiografie che hanno al centro l’esperienza dello stare isolati e in casa.

I messaggi trasmessi sono importanti e danno valore alla quotidianità, nel ritrovarsi a esprimere un’identità collettiva. La condivisione è importante, ancor di più nei periodi di incertezza, quando siamo turbati, sconvolti. Nelle attività complesse e problematiche è necessario far emergere l’essere dotati di tutte quelle capacità d’azione che passano attraverso l’intelletto, in grado di indicare la strada giusta da seguire. Esemplare in questo la comunità scientifica che ci mette in guardia e ci esorta ad assumere comportamenti responsabili di reciproca salvaguardia. E’ la prima risposta dare a chi si erge a paladino dei più alti valori democratici e vuol minimizzare l’impatto del coronavirus.


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