Processo terzo livello


Raccomandati con curriculum al centro migranti di Messina


di Antonio Mazzeo pubblicato il 18 settembre 2019

Il fiore all’occhiello dell’ex amministrazione comunale, osannato dai sostenitori e finanche dai più strenui oppositori, compresi xenofobi e lega-razzisti dell’ultima ora. E’ il modello dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) implementato a Messina a colpi di provvedimenti emergenziali di Prefettura e sindaco, quasi tutto in mano all’impresa-cooperativa che ha pure cogestito i centri lager per migranti di Mineo, Pozzallo e, nella città dello Stretto, della famigerata tendopoli dell’Annunziata e dell’ex caserma “Gasparro” di Bisconte. Un sistema caratterizzato dall’assenza di controlli e monitoraggi da parte delle istituzioni che ha consentito in certi periodi agli enti gestori di “ospitare” a Messina più minori stranieri di quelli che erano accolti in regioni come il Friuli o il Veneto, incamerando profitti record e un consenso globale anche grazie al proliferare delle assunzioni di centinaia di operatori super-precari.

E’ bastata un’udienza del processo Terzo livello sul presunto condizionamento illecito della recente vita politico-amministrativa peloritana (tra gli imputati chiave, Emilia Barrile, ex Presidente del consiglio comunale e candidata a sindaco indipendente all’ultima tornata elettorale), a evidenziare certi limiti e le contraddizioni del sistema-business dell’accoglienza. Il merito, nello specifico, va alla scivolosa deposizione come teste dell’indiscusso protagonista del modello MSNA (e anche di quello dei centri per gli adulti richiedenti asilo), l’imprenditore Benedetto Bonaffini detto Benny, responsabile locale del noto gruppo di ristorazione collettiva “Cascina Global Service” di Roma e della coop “Medihospes” di Bari, nonché consigliere della Camera di Commercio ed ex presidente di Confesercenti Messina.

“Io ho un contratto dirigenziale per un’azienda, una cooperativa sociale, si chiama Medihospes e nel 2016 espletavo la stessa attività professionale”, ha esordito il professionista al processo Terzo livello. “Ho conosciuto la signora Emilia Barrile negli anni scorsi, ora non ricordo bene esattamente in quale circostanza. Abbiamo avuto sempre rapporti di amicizia e cordiali negli anni. Nella sua qualità di Presidente del Consiglio, i rapporti li ho avuti perché facendo parte di un’organizzazione datoriale del commercio, spesso capitavano delle convocazioni del consiglio comunale per fatti tecnici e quindi più volte negli anni mi è capitato, sia quando era consigliere comunale e sia quando era Presidente. Capitava che ci sentivamo anche telefonicamente”.

“Nel 2016 ero responsabile del Centro Ahmed, una struttura di prima accoglienza, istituita nel 2014 e finalizzata ad ospitare i minori stranieri non accompagnati che provenivano dagli sbarchi”, ha aggiunto Bonaffini. “Nell’immediatezza di questo arrivo venivano ospitati fin quando poi il sistema dell’accoglienza procedeva a trasferirli o in una seconda accoglienza o viceversa diventavano maggiorenni e quindi entravano in altre strutture. Nell’ambito di questi rapporti con la signora Barrile capitava ciclicamente quando la incontravo, che mi chiedeva informazioni se erano previste assunzioni e così via. In realtà noi in quel periodo abbiamo fatto circa 180 assunzioni e quindi capitava che erano previsti anche degli avvisi da mettere sui giornali e così via, e quindi procedevamo alle stesse. Le assunzioni funzionano così: sostanzialmente queste erano a ondate… Man mano che questo fenomeno emergenziale invece di andarsi a ridurre o stabilizzarsi andava in quegli anni amplificandosi, allora nascevano nuove esigenze di nuove strutture. Chiaramente queste strutture avevano bisogno di autorizzazioni, a volte dei lavori preliminari e così via. Quindi, per esempio, tu stavi lavorando per ristrutturare un determinato immobile in vista magari di un qualche avviso pubblico da parte del Governo, cioè attraverso la Prefettura, e quindi in questa previsione nel frattempo immaginavi che se fossi stati aggiudicatario di questo servizio avresti avuto bisogno di personale. Siccome però quando poi questo accadeva, la necessità di assumere persone era immediata, allora noi ci portavamo avanti pubblicando degli avvisi. Ma, devo dire, che chiunque mi chiedeva, io non avevo comunque problemi ad informalo. Cioè, che ne so, fra qualche mese o fra qualche settimana probabilmente apriremo qualche struttura e quindi avremo bisogno di personale… Che il Centro Ahmed o comunque queste strutture in quel determinato momento potevano o dovevano assumere determinate persone non è che era una notizia riservata o segreta. Voglio dire perché il flusso era quasi una dinamica sotto gli occhi di tutti…”.

Sempre in riferimento al personale preposto alla gestione dei centri di accoglienza, l’avvocato Salvatore Silvestro, legale di Emilia Barrile, ha domandato al teste se altri consiglieri comunali gli avessero mai chiesto di assumere qualche persona. “Ma, guardi, a me non è che mi chiedevano se io potevo assumere qualcuno in particolare…”, ha risposto Bonaffini. “La dinamica qual era? Noi abbiamo il sito dove facciamo le selezioni e le facevamo per tutte le figure, non so, per assistenti sociali, operai, eccetera. Quindi manda i curriculum perché poi quando è ora sarà fatta la selezione. Poi la selezione la facevano i miei colleghi perché in realtà la mia forma mentis era quella là, che preferivo che venivano selezionati dai miei colleghi perché poi sarebbero andati a lavorare con i vari responsabili e io non volevo avere problemi di avere scelto una persona che invece poi si rilevava non idonea. E quindi preferivo che i miei colleghi sceglievano loro le persone, stante ovviamente un curriculum di base che dovevano dare e i requisiti che dovevano essere espletati. Man mano si facevano le selezioni, loro facevano le selezioni e si preparavano. Quando poi partiva veramente il servizio, allora si faceva il punto sui curriculum arrivati, sulle selezioni che erano state fatte e si chiamavano le persone. Nella scelta dell’idoneità dei soggetti da avviare al lavoro, la signora Barrile non ha avuto qualche influenza”.

Avv. Salvatore Silvestro: “Senta, la signora Barrile nell’ambito di queste sue attività, ha in qualche modo mai prospettato la possibilità di favorire nuovi appalti?”

Benedetto Bonaffini: “No”.

Successivamente il teste è stato interrogato dal pubblico ministero, il dottore Fabrizio Monaco.

PM Monaco: “Può specificare questo tipo di interlocuzione che lei ebbe con la signora Barrile, all’epoca Presidente del Consiglio Comunale di Messina, con riguardo in particolare all’assunzione di personale presso questo Centro di accoglienza per migranti?”

Bonaffini: “Sostanzialmente capitava ciclicamente la signora Barrile e mi chiedeva se effettivamente, se c’erano, se erano previste assunzioni nel futuro e io non avevo problemi a informarla di cose che comunque sapevano tutti e rispetto ai quali noi comunque informavamo. Si tenga presente che in realtà a volte avevamo un’esigenza veramente immediata e anche notevole di persone, quindi io avevo anche l’interesse ad allargare il più possibile la voce fra tutte le persone che conoscevo… E mi contattavano, perché più curriculum avevo e più questo mi consentiva di fare una vera e propria selezione”.

PM Monaco: “Nell’ambito di questa interlocuzione, se ho capito bene, lei si rivolgeva a una serie di soggetti e riceveva comunque indicazioni da loro per l’assunzione del personale…”.

Bonaffini: “Sì, io la informavo di questa possibilità che c’era mandando i curriculum e di queste selezioni che erano previste”.

PM Monaco: “Era lei che si rivolgeva alla signora Barrile dicendole dammi dei nominativi quanti più ne hai o era la signora Barrile che si rivolgeva a lei?”

Bonaffini: “Sostanzialmente la Barrile non mi parlava di persone in particolare, mi chiedeva se c’era la possibilità di fare assunzioni. Io la informavo che c’era questa possibilità e di far mandare i curriculum da tutte le persone interessate a un indirizzo che noi avevamo e che poi, nelle successive settimane o a breve, secondo quando queste situazioni si sboccavano, se avessero superato la selezione poi a suo tempo sarebbero state chiamate. A queste selezioni procedevano i miei colleghi, Andrea Minotta e Giuseppe Silvestro, solo questi due. Loro facevano la supervisione della selezione. Poi, se per esempio la selezione riguardava gli assistenti sociali, partecipava l’assistente sociale con più esperienza. Se erano educatori partecipavano l’educatore con più esperienza; se erano mediatori partecipavano gli esperti linguistici e così via. Questo per poi avere una garanzia di qualità, cioè di capacità, di competenza delle persone selezionate. I fondi con cui veniva pagato questo personale erano e sono statali, stanziati dal Ministero dell’Interno. Ci sono due sistemi: un sistema è la prima accoglienza, o meglio c’è un sistema per gli adulti e un sistema per i minori. Il sistema per gli adulti sono convenzioni fatte direttamente con la Prefettura a seguito di avvisi e quindi poi con questi fondi vengono pagate direttamente le ditte che hanno queste convenzioni. Poi invece ci sono i fondi per minori e i progetti cosiddetti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Nda), la seconda accoglienza. Questi avvengono attraverso una selezione che fa prima il Comune. Poi chi si aggiudica la selezione presenta, coprogetta con il Comune appunto, un progetto di accoglienza; lo invia al Ministero e se il punteggio consente di accedere al finanziamento allora il Ministero finanzia il 95% del progetto con una compartecipazione del Comune al 5%. Io mi ero reso aggiudicatario anche di uno Sprar con la cooperativa Medihospes. Si tenga presente che la Medihospes ha cambiato nome: prima si chiamava Senis Hospes ma è la stessa cooperativa. Il Centro Ahmed è un’altra cosa. Non è uno Sprar: il Centro Ahmed era una struttura tra il 2014–2015 in convenzione con la Prefettura di Messina. Dal 2015 al 2018, quando poi ha chiuso perché non c’è stata più richiesta di minori, era invece in convenzione con il Comune di Messina”.

PM Monaco: “Senta, lei ha avuto rapporti, contatti con responsabili della Città del Ragazzo?”

Bonaffini: “Io sono andato alla Città del Ragazzo qualche anno fa per svolgere un sopralluogo perché in quel periodo stavamo cercando degli immobili per sviluppare l’accoglienza, che potessero essere adibiti per ospitare migranti. In quel caso non ricordo se erano minori. La Città del Ragazzo è salendo sempre via Tommaso Cannizzaro, superando l’incrocio con viale Italia; dopo circa 500 metri, sulla destra, c’è un grande plesso. E’ nel quartiere di Gravitelli. Sono andato, ho fatto un sopralluogo, ma in realtà poi non ho dato seguito perché la struttura non era idonea dal punto di vista dell’agibilità. Là c’era un responsabile, un signore anziano, tale De Domenico (si tratta di Antonino De Domenico, professore in pensione, NdA). Se non ricordo male, fu la signora Barrile a mettermi in contatto con questo signore. Perché sostanzialmente era un fenomeno tale che non era semplice poterlo sostenere e quindi io gli avevo detto in realtà che stavamo cercando delle strutture e lei mi aveva detto che conosceva delle persone che ne avevano una che poteva essere adeguata. Ho detto: Va bene, se mi metti in contatto, eventualmente ci posso anche fare un sopralluogo”.

PM Monaco: “C’è qualche ragione per la quale il reperimento di un immobile debba passare dall’interlocuzione con un politico?”

Bonaffini: “No, nessuna”.

PM Monaco: “Nessuna. Cioè lei avrebbe potuto rivolgersi, che so, a sue conoscenze, a sui contatti imprenditoriali, agenzie immobiliari, mille altri canali…”.

Bonaffini: “Sì dottore, sostanzialmente sì”.

PM Monaco: “Si rivolse però alla signora Barrile”.

Bonaffini: “No, in realtà non è che mi sono rivolto… Nell’ambito di un dialogo è uscito fuori questo discorso. Io stavo spiegando che in quel momento avevo difficoltà lavorative perché sostanzialmente la struttura dove lavoravo, non aveva più capienza. Quindi in quel periodo c’erano queste difficoltà e…”.

PM Monaco: “Qual era questa struttura?”

Bonaffini: “Casa Ahmed che è in via Sacro Cuore di Gesù. Ha presente la via Felice Bisazza alle spalle del bar Venuti, in via Tommaso Cannizzaro? A destra c’è via San Sebastiano: a salire c’è un Ipab che si chiama Fondazione Scandurra e Conservatori Riuniti. E’ una struttura che noi avevamo affittato nel 2014 da questa proprietà pubblica, da questo Ipab. La necessità di individuare un nuovo immobile era perché in quel periodo, quando c’erano gli sbarchi, era accaduto che c’erano state delle ospitalità addirittura molto discutibili come la Scuola Pascoli, il palazzetto dello Sport di Gravitelli dove pioveva dentro e così via. Quindi tutti i nostri interlocutori, Prefetture e così via, ci chiedevano se potevamo attrezzarci per far fronte a questa ospitalità, però non c’erano immobili perché il problema è l’agibilità”.

PM Monaco: “In quel contesto vi erano anche ospitalità fornite da alberghi?”

Bonaffini: “Ora non ricordo bene in quale anno… Ospitalità negli alberghi sì, a Messina ce ne era una in via Primo Settembre, l’ex Hotel Liberty”.

PM Monaco: “Ci sono evidentemente altri imprenditori, altri soggetti che operano in questo settore… Per esempio ci sono alcuni che ospitano migranti nell’Hotel Liberty. Lei opera nello stesso contesto e ha interesse a reperire degli immobili che siano evidentemente più funzionali, rispetto a una struttura alberghiera, è corretto?”

Bonaffini: “È corretto nel senso che quella alberghiera per sua natura è una struttura perfetta per l’accoglienza perché già ha l’agibilità per accogliere le persone, intrinsecamente. Sostanzialmente anche se tu invece di ospitare i turisti ospiti degli immigrati, dal punto di vista della agibilità, essendo un albergo, tutte le norme ce l’hai già assolte”.

La seconda parte delle domande del Pubblico Ministero sono state riservate all’assunzione da parte della cooperativa Senis Hospes di due operatori che - secondo gli inquirenti di Terzo livello - sarebbero stati caldeggiati proprio da Emilia Barrile: Natale Bertuccio, residente a Gravitelli, feudo elettorale dell’esponente politica, già dipendente della cooperativa Universo e Ambiente e Giacomo Crupi, cugino acquisito della Barrile e per molti anni amministratore unico della stessa cooperativa controllata dalla stessa donna.

PM Monaco: “Senta, le dice nulla il nome di un tale Bertuccio, Bertuccio Davide e Bertuccio Natale?”

Bonaffini: “Noi abbiamo un socio della cooperativa Senis Hospes e lavoratore che si chiama Natale Bertuccio. Tutt’ora è un dipendente della cooperativa. Questa persona è stata individuata attraverso una delle varie selezioni che abbiamo fatto nel tempo. Dopo un anno di lavoro si propone ai lavoratori di diventare soci della cooperativa. La proposta viene fatta ai… E’ una cooperativa sociale quindi poi devono anche dimostrare una vocazione rispetto al sociale. Se la persona dimostra questo tipo di vocazione allora gli viene proposto di diventare socio della cooperativa”.

PM Monaco: “Non vi fu una segnalazione da parte di nessuno perché questo soggetto prestasse lavoro alle dipendenze della cooperativa?”

Bonaffini: “Ma devo dire nell’ambito dei vari curriculum che…”

PM Monaco: “Perché risulterebbero entrambi, comunque i Bertuccio, dipendenti della cooperativa Universo Ambiente. Non ricorda segnalazioni, raccomandazioni con riguardo a questo soggetto?”

Bonaffini: “No, in particolare no”.

PM Monaco: “Senta, che cos’è la Humangest S.p.A.?”

Bonaffini: “Humangest è una società di lavoro interinale. La cooperativa per cui io lavoro, Senis Hospes, ha una convenzione con Humangest. Essa riguarda per il lavoro interinale perché questo tipo di aziende sono solite, a volte per fatti più che altro finanziari, ad utilizzare lavoro interinale per alcuni piccoli periodi”.

PM Monaco: “Senta, Crupi Giacomo sa chi è?”

Bonaffini: “Sì, con noi c’è un socio lavoratore, è Crupi Giacomo”.

PM Monaco: “Per essere assunto, vi sono state segnalazioni da parte di taluno?

Bonaffini: “No, sempre attraverso il sistema delle selezioni di questi curriculum che arrivavano man mano nel tempo. Crupi Giacomo lo ricordo in particolare perché è un ottimo scerbatore”.

PM Monaco: “E cioè, che cosa ha a che fare con i migranti? Perché a che serve uno scerbatore?”

Bonaffini: “Nei centri per migranti ci sono vari ruoli, alcuni sono cosiddetti ruoli professionali. Altri invece sono ruoli che attengono alle manutenzioni, alle cucine e così via e che rientrano nella qualifica di operaio dell’accoglienza. Quindi durante la selezione, quando dal colloquio finalizzato ad essa emerge che hanno delle competenze specifiche e possono essere utili…”.

PM Monaco: “Cioè nel senso che uno scerbatore serve a insegnare ai migranti come si fanno i lavori di scerbatura?”

Bonaffini: “No dottore, serve a fare le scerbature dei centri, perché essi hanno il verde e così via. Questo consente di evitare di rivolgersi a una ditta di fornitura esterna”.

PM Monaco: “Questa circostanza che fosse soggetto in qualche modo riferibile alla cooperativa Universo Ambiente è una circostanza che a lei viene nota oggi?”

Bonaffini: “No, dottore, sinceramente… Non so neanche cos’è l’Universo Ambiente. È la prima volta che la sento nominare”.

PM Monaco: “Immagino che non sapesse neppure che vi erano dei rapporti di parentela con la signora Barrile”.

Bonaffini: “No, assolutamente. Non ero a conoscenza. In venti anni mi è capitato di avere ricevuto segnalazioni, però anche di qualcuno che magari faceva la politica e così via, però il sistema che ho sempre avuto è sempre stato quello attraverso delle selezioni, perché io mi sono formato a livello manageriale negli anno ’90 quando già era entrata in vigore Bassanini, che comunque distingueva tutto l’aspetto politico dall’aspetto burocratico. Quindi non ho mai… ho sempre cercato di… Se c’era anche una qualche richiesta da parte di chi faceva la politica, a prescindere di quale fosse la sua provenienza, ho sempre valutato se fosse un fatto realmente di bisogno oppure no. E se era un fatto di bisogno comunque ho sempre detto di mandare i curriculum attraverso i miei colleghi perché questa era l’unica cosa, era l’unico aspetto che mi dava la possibilità di capire se veramente la persona era idonea”.

Presidente dott.ssa Letteria Silipigni: “In questi casi le venivano fatti dei nomi?”

Bonaffini: “No”.

Presidente Silipigni: “Le sono stati fatti dei nomi, perché se lei dice una questione di bisogni, le venivano prospettate delle persone in particolare o no?”

Bonaffini: “No, mai con nomi, sempre con curriculum mandati e poi selezionati…”.

Presidente Silipigni: “Siccome lei dice: Se mi venivano prospettate dei bisogni, delle esigenze.. Ma le venivano quindi anche indicati dei nomi? C’è Tizio, Caio che ha un problema nella famiglia, è senza lavoro, ha figli piccoli, le venivano anche indicati dei nominativi?”

Bonaffini: “No proprio così. Com’è che funziona? Funziona che una volta che viene comunque indicato che c’è questa possibilità e si manda il curriculum, una volta che…”.

Presidente Silipigni: “Sì, ma lei va alla fase successiva. Vorremmo capire la fase precedente, cioè al momento del contatto con il fantomatico politico che lei, se si ricorda qualche nome, dico giusto per comprendere la concretezza del suo contatto… Lei è molto bravo un po’ a svicolare, io voglio capire”.

Bonaffini: “No, lo faccio per farmi capire Presidente. Se oggi incontro una persona qualsiasi, anche una persona che magari fa politica, le dico qual è la dinamica che ho seguito sempre negli anni”.

Presidente Silipigni: “Ma io non voglio sapere cosa farebbe lei oggi, io voglio sapere cosa ha fatto prima”.

Bonaffini: La risposta era: Mandate i curriculum all’indirizzo quando faremo le assunzioni…”.

Presidente Silipigni: “Però lei non risponde alla domanda sempre. Le venivano indicati i nomi?”

Bonaffini: “No. Si mandano i curriculum direttamente”.

Presidente Silipigni: “Esigenze, diciamo quindi, generiche”.

Bonaffini: “Si mandano i curriculum direttamente. Poi dopodiché al momento della selezione la persona…”.

Presidente Silipigni: “L’ho compreso e questa è un’attività che non svolgeva lei, questo l’abbiamo compreso che non voleva avere lei contatti e quant’altro. Ma nelle interlocuzione con il politico, il politico che cosa le chiedeva? Delle assunzioni?”

Bonaffini: “Sì, può succedere”.

Presidente: “Sì, ma rispetto a X a Y, Tizio, Caio, Sempronio o assunzioni?”

Bonaffini: “No, assunzioni in generale”.

Presidente Silipigni: “Va bene, può andare….”.

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