Tra Grande Puffo e Gargamella


“…chisti u ficiru pi davveru. Mi parja ca chiacchiariavunu”... Si chiama il popolo a decidere, ma rimane scarso l’interesse per le tecniche di democrazia deliberativa. C’è il rischio che una esigua minoranza possa tenere sotto controllo i votanti?


di Massimo Stefano Russo pubblicato il 25 agosto 2019

Sin dall’inizio B.G. (Big Data?; Bulgaria? Brigadier Generale? Scegliete voi!) si è presentato come un semplice bypass dal vecchio al nuovo, dal marcio al sano: “Io sono solo un megafono e un aratro”. Il batibirba niente ha a che fare col camallo, perché lui sa giocare “al cricket”. (Chi è bravo ci capisce!?)

La sua parola chiave è stata ed è “disintermediazione” che vuol dire?

Bisogna superare l’idea vecchia del partito-filtro e usare il web per far sentire la propria voce dentro il Palazzo. Internet è l’unica religione che permette di fare politica da soli e abbattere tutti gli altri idoli. La funzione di mediazione spetta e può essere esercitata solo da BG l’elevator.

L’indimenticabile Don Mariano, omu di panza e di sostanza, pratico del mondo e dell’umanità divideva gli uomini in cinque categorie: “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispettando parlando) i pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei che l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora di più, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più giù… i pigliainculo che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere che la loro vita non ha più senso e più espressione di quelle delle anatre…” (L. Sciascia, Il giorno della civetta).

Ci sono due modi di non essere di destra né di sinistra: un modo di destra e uno di sinistra. Il mondo grillesco è un’uscita a destra?

Che pensare delle posizioni espresse di volta in volta sugli immigrati, i profughi? (acqua passata l’euro e le banche…). Il Parlamento da aprire come un apriscatole, i sindacati da abolire: sono coincidenze con i temi cari alla destra estrema! Sarà un caso? Si può dialogare con tutti anche con Casa Pound?

B.G. che si fa vanto di aver “portato in politica i boyscout”, è un indeciso rispetto ai movimenti post e neofascisti. Ha un atteggiamento ambiguo, contraddittorio e si dichiara “non competente”. Grande la sua retorica in rete contro i politici e il Palazzo, strombazzando la mobilitazione dal basso. In tutto il mondo, esauriti i partiti, strumenti principali di raccordo tra società e governo si vive una fase di transizione della democrazia.

La politica può fare a meno delle politiche?

È l’illusione grillista, con i rappresentanti che dovrebbero agire solo come cinghia di trasmissione. L’arma facile agitata è stata quella del ribellismo e dell’invidia sociale, mentre si allarga il divario tra noi e gli altri Paesi europei. Siamo consapevoli che gli apparati di decisione in Italia lavorano in modo disordinato, si accavallano e i tempi non coincidono? ma che fare?

L’esperienza del fascismo ha fatto confondere l’autorità con l’autoritarismo e il principio di autorità è andato perso. Se è giusto non volere l’autoritarismo dobbiamo rispettare l’autorità. Lo Stato non è una piazza, ma un insieme coordinato di strutture e procedure. Qualcuno deve assumere le vesti di decisore, chiudere i processi di decisione e sanzionare gli inadempienti.

Libertà, autorità, efficienza, sono valori importanti per le istituzioni democratiche. Si può fare politica seguendo gli eventi e i sondaggi? Ha ragione solo chi ha i voti? Basta dire si è pronunciato il popolo? Anche il popolo si può sbagliare, o no?

Il ricambio, la rotazione è una componente vitale della democrazia. Il problema è come scegliere i deputati. L’elezione dovrebbe essere una selezione di capacità, ricordando che le democrazie possono morire anche per mano di leader eletti democraticamente, come insegna la storia.

Un tempo democrazia e sviluppo economico andavano di pari passo. Il rapporto tra democrazia e benessere è riconosciuto.

È corretto identificare la democrazia semplicemente con la “voce del popolo”, espressa con elezioni in modo diretto?

Ciò che chiamiamo “democrazia” è un composto di vari e grandi elementi, valori, procedure e istituzioni da considerare singolarmente. I consumatori, i risparmiatori, gli imprenditori sono tutt’ora una parte importante del popolo che non riesce a raggiungere il potere pubblico.

Ma è il progresso tecnologico, la rivoluzione dell’informazione a mettere in difficoltà la democrazia. Soprattutto il cambiamento della natura dell’occupazione preme sugli ordinamenti democratici. I Paesi stabilmente democratici negli ultimi dieci anni sono diminuiti dal 46 al 44 per cento, mentre i paesi per nulla democratici sono aumentati dal 24 al 26 per cento (Violante, 2017).

Non possiamo non dirci liberali perché il liberalismo nasce prima della democrazia e ha per oggetto la garanzia dei diritti fondamentali. La democrazia non può esistere senza libertà di parola e di associazione.

L’Italia ha fatto i conti con la propria storia?

Nella tradizione italiana, che a lungo e in diverse epoche è stata l’economia più ricca e fiorente del mondo, c’è sempre stata la capacità di rialzare la testa. Nel Rinascimento l’economia italiana era la più avanzata del mondo. La rinascita, oggi più di ieri, deve ripartire dalla formazione e dalla ricerca. Tutti devono avere eguaglianza di opportunità. La politica deve essere propositiva, con capacità e competenza di soluzioni razionali e non puntare solo alla pancia dell’elettorato.

Se la felicità si realizza con percorsi individuali e la casualità del destino e la politica non può garantirla può però creare le condizioni perché non sia negata in partenza. A ciascuno va data la possibilità di perseguirla, attraverso le vie che sceglie e le opportunità che riesce a cogliere. Bisogna creare dei legami tra il mondo produttivo e il mondo della cultura. Non è un disegno meritocratico, né elitista. Bisogna rafforzare l’esecutivo e i contrappesi, per garantire che non ci sia chi abusi del potere.

Internet che non può essere la nuova agorà, come influenza la politica, nel suo veicolare fiumi di informazioni? E cosa sta provocando?

La credenza popolare è che tramite il Web, la rete, si possa decidere.

L’ambizione, nel credere di avere disponibile un oracolo elettronico, è di avere ogni verità a portata di mano, ma molte informazioni che circolano su Internet sono false. Lo scambio immediato di informazioni somiglia al dialogo, ma non è un dialogo. L’ignorante e l’esperto hanno lo stesso peso. In Internet dove c’è distanza, anonimità e anche animosità, spesso ci si raggruppa con quanti la pensano allo stesso modo. Si cerca la conferma di ciò che si pensa.

Dominano stereotipi e generalizzazioni, il contrario del dibattito e della discussione. L’oscuramento dei volti appiattisce la conoscenza. Nel fornire molti strumenti si alimentano anche errori e vizi e si finisce anche per ridurre la politica a rissa. Come si forma l’opinione pubblica e come si scelgono le priorità nello spazio pubblico?

Si chiama il popolo a decidere, ma rimane scarso l’interesse per le tecniche di democrazia deliberativa. C’è il rischio che dietro le straordinarie promesse di democrazia diretta un ristretto numero di persone possa decidere, e una esigua minoranza tenere sotto controllo i votanti?


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