Fermare la repressione sociale e penale


Appello per riaffermare i diritti costituzionali a tutela del lavoro


di Redazione Lavoro pubblicato il 15 maggio 2019

“Il conflitto sociale non può essere tollerato”

Questo il messaggio che arriva dalle aule parlamentari e, con sempre maggior frequenza, dagli interventi della polizia e dell’autorità giudiziaria in Italia.

Dopo anni nei quali nei luoghi di lavoro si è affermata la negazione aziendale dei diritti e della dignità delle persone, agevolata dal gigantesco processo di precarizzazione del lavoro legittimato ed incentivato dalle leggi, ora questa negazione diventa anche intervento diretto dello stato.

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codice del lavoro

Dopo che con l’abolizione dell’articolo 18 e con le leggi sulla precarietà si è espulsa la Costituzione dai luoghi di lavoro, ora la difesa dei diritti costituzionali del lavoro con il conflitto sociale torna ad essere, come durante il fascismo, materia di codice penale.

La reintroduzione del reato di blocco stradale, depenalizzato all’inizio di questo millennio, e la previsione di pene pesantissime nell’ipotesi di occupazione di immobili costituiscono gli elementi più evidenti – contenuti nel cosiddetto decreto Salvini – di una attività repressiva diretta a stroncare le forme di autotutela sociale e sindacale.

La formulazione di ipotesi di reato, con la contestazione di fattispecie sempre più pesanti – così come si verifica da parte di diverse Procure tra cui quella di Piacenza - in presenza di azioni di sciopero e di lotta sindacale davanti ai cancelli dei grandi hub della logistica - evidenzia la tendenza di tanti uffici giudiziari alla criminalizzazione delle lotte del mondo del lavoro.

A ciò si aggiunge il sistema di misure poliziesche verso la persona, definito ed esteso con le leggi Minniti, misure che prendono di mira i soggetti che guidano le lotte nei luoghi del disagio sociale e che contrastano la mancanza di garanzie, la precarizzazione, l’impoverimento di milioni di persone. Il Daspo sociale verso poveri e ribelli è un segno della pesante involuzione reazionaria della cultura giuridica in Italia.

Tutto questo dispositivo repressivo raddoppia poi verso i migranti, che dalla legge Bossi Fini al decreto sicurezza, si vedono colpiti sia come lavoratori, sia come persone. Persone che lo stato caccia nella clandestinità e nella negazione dei diritti umani, non appena vengano scartate dal, o si ribellino al, sistema del profitto.

Questo complesso e sempre più organico armamentario repressivo, unito alla precarizzazione di fatto e per legge del lavoro, autorizza e promuove il dilagare di condizioni ottocentesche di sfruttamento, fino a vere e proprie forme di schiavismo

È urgente riprendere il confronto tra la cultura giuridica democratica e le pratiche dell’organizzazione e del conflitto sindacale, per riaffermare i principi contenuti nella nostra carta costituzionale e per bloccare una deriva repressiva e autoritaria che punta a soffocare tutte le espressioni di autotutela sociale.

Rivolgiamo un appello a chi crede che non si possa più assistere inerti a questa deriva – apice della spirale emergenziale che ha caratterizzato gli ultimi decenni della vita politica e sociale del nostro paese - che ci conduce fuori dalla nostra Costituzione antifascista.

Costituzione che - al contrario della legislazione e dei comportamenti istituzionali che si stanno affermando - proclama la prevalenza dei diritti del lavoro sugli interessi dell’impresa e sul potere del mercato e assicura la propria protezione al diritto di sciopero e alla libertà sindacale.

Bisogna fermare la repressione sociale e penale verso le lavoratrici ed i lavoratori che rivendicano i loro diritti, bisogna riaffermare i principi costituzionali a tutela del lavoro.

Ne discutiamo

VENERDI 17 MAGGIO ore 15

ZANHOTEL EUROPA – BOLOGNA

Via. C. BOLDRINI 11

“LOTTE E DIRITTI”

Conflitti sociali come reati nell’epoca della Legge Salvini

LE ADESIONI

Giorgio Cremaschi Forum Diritti/Lavoro

Arturo Salerni avvocato

Paolo Maddalena Presidente emerito Corte Costituzionale

Moni Ovadia artista

Aboubakar Soumahoro sindacalista USB

Franco Russo Forum Diritti/Lavoro

Italo Di Sabato Osservatorio Repressione

Pasquale Crupi avvocato

Michele Rech (Zerocalcare) artista

Pierpaolo Leonardi sindacalista USB

Gianni Azzali musicista

Mimmo Lucano sindaco di Riace

Paola Palmieri sindacalista USB

Christian Raimo scrittore

Riccardo Faranda avvocato

Luciano Vasapollo Cestes-Proteo

Carlo Guglielmi avvocato

Guido Lutrario sindacalista USB

Augustin Breda Comitato Centrale FIOM

Claudia Candeloro avvocato

Cinzia Colaprico RSU FIOM Electrolux Forlì

Marco Lucentini avvocato

Sergio Bellavita sindacalista USB

Jacobo Sanchez avvocato

Davide Cerina operaio Oto Mils

Valerio Evangelisti scrittore

Roberto Sassi saggista

Davide Bertaccini docente Università di Bologna

Giuliana Commisso docente Università Calabria

Marina Prosperi avvocato

Loris Caruso ricercatore Scuola Normale Superiore di Pisa

Nazzarena Zorzella avvocato

Nunzio D’Erme attivista ASIA USB

Cesare Antetomaso Direttivo Nazionale Giuristi Democratici

Pier Luigi Panici Direttivo nazionale Comma 2

Damiano Avinio, Como

Roberto Serra, fotografo e fotoreporter, Bologna

Dafne Anastasi, sindacalista USB

Piero Santonastaso, giornalista

Fabrizio Burattini, sindacalista USB

Giuseppe Ugo Rescigno, prof. emerito di Istituzioni di diritto pubblico presso l’università la Sapienza di Roma

Andrea Genovese, docente Università di Sheffield

Alessandro Somma, docente di scienze giuridiche Università di Ferrara

Giordano Sivini, docente di sociologia politica in pensione Università della Calabria

Luca Pastorino, deputato, presidente Comitato consultivo sulla condotta dei deputati

Francesco Laforgia, senatore

Silvia Prodi, consigliere regionale Emilia Romagna

Nello Balzano, sindacalista USB

Nicoletta Dosio, Movimento No Tav

Francesca Fornario, giornalista

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