Attacco hacker


La nostra pagina Facebook è stata protagonista di uno strano episodio di hackeraggio.


di Piero Buscemi pubblicato il 6 marzo 2019

Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio di lunedì. La data del 4 marzo suggeriva senza dubbio di dedicarsi ad altri argomenti, tra tutti la nascita di Lucio Dalla. Ma ci saremmo potuti occupare anche dei 65 anni dal primo trapianto di fegato, dell’ultima esecuzione capitale in Italia del 1947 o, magari, della famosa frase di John Lennon che, nel 1967 dichiarò che i Beatles fossero più famosi di Gesù. Certo, potevamo anche ricordare che un anno fa ci sono state le elezioni che hanno determinato la formazione del governo italiano attuale.

A proposito di elezioni, l’episodio che ha distratto la nostra attenzione da queste più importanti ricorrenze, è stato un post che, all’improvviso, è apparso sulla nostra pagina Facebook. Un’immagine, riportata sotto, che ritraeva una donna in biancheria intima e che, con una certa espressione soddisfatta mostrava, con le braccia allargate, una bandiera nostalgica inneggiante al comunismo. L’artefice sconosciuta/o dello scherzo ha inserito sulla foto la didascalia: IO LA DO SOLO AI COMUNISTI. Completando la grafica con un’altra piccola didascalia che recitava: Per tutti gli altri PERICOLO SCAMPATO.

Come premessa del post, si poteva anche leggere: "Ora si spiegano 1.800.000 votanti alle primarie del PD. Ma, forse, non erano comunisti...". Il riferimento alle consultazioni del giorno prima per la nomina del segretario del PD, era sufficientemente esplicito e, forse, anche l’intenzione dell’autore di ironizzare su questa convocazione che, ha avuto senza dubbio, lo scopo di sondare il consenso dello zoccolo duro dei piddini.

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Esperimento Sociale "io la do solo ai comunisti" ammuccalapuni

Ci siamo accorti di questa invasione del nostro profilo, dopo avere visualizzato le immediate reazioni di alcuni nostri contatti del social network. I commenti andavano da un moderato "cancellate il post, per favore" ad un più incisivo "state scendendo in basso... che cazzata", fino ad un’accusa ben delineata e dettagliata che recitava "Post sessista! Da Zerobook Girodivite, proprio non me lo aspettavo!".

In questa bizzarra vicenda, siamo riusciti anche a trovare degli spunti di riflessione. Innanzitutto, ci siamo subito chiesti se la reazione fosse motivata dalla immagine in sé stessa che raffigurava un irrispettoso ritratto femminile o un più malcelato motivo di rivendicazione ideologica, sminuita e ridicolizzata dalle didascalie inserite e facenti riferimento alla storia attuale di uno dei partiti politici italiani, protagonista degli ultimi anni.

La differenza è alquanto evidente. Perché l’immagine della ragazza, fuori dagli schemi standard dei nostri giorni, con le didascalie che risaltavano la condizione di antinomia tra l’offerta sessuale e l’ironia sullo "scampato" pericolo per coloro che non si riconoscono comunisti, allontanandola dall’idea condivisa di concetto di "bellezza", assume un valore di messaggio discriminatorio. Sessista, se vogliamo prendere a prestito un commento.

Se, però, la vera motivazione è politica e, quindi, riconducibile al riferimento rappresentato dalla bandiera esposta con la ragazza, quella comunista, allora la questione assume un aspetto ben diverso sul quale ci sentiamo autorizzati di aggiungere un nostro modesto parere.

La suscettibilità dimostrata dai commenti, immediati, senza mezze misure, condannanti ed incuranti di analizzare se un episodio fosse sufficiente per annullare la stima nei confronti della nostra redazione, non mettendo nel mimino dubbio che giungere ad un’affrettata conclusione, potesse rappresentare anche dovere ammettere i propri limiti nel giudicare e commentare quanto la rete ci tempesta ogni giorno, finendo per commettere l’errore di tanti, nel limitarsi ai "titoli" per pretendere di emettere giudizi. Un classico esempio che ci fa comprendere e giustificare la diffusione delle fakenews nella nostra ricerca di informazioni.

Vogliamo aggiungere qualcos’altro a questa nostra considerazione. Diamo per scontato che coloro che si sono sentiti offesi dal post e che abbiano creduto doveroso dire la loro, siano culturalmente e politicamente vicini al comunismo. Se così fosse, ci viene spontaneo pensare a ciò che sia stato realmente essere comunista. Perché, scusate, ma noi siamo cresciuti con le scrivanie colme di autoironia e un’idea di libertà d’espressione che rifiutava le etichette e il bisogno irrefrenabile di racchiudere tutto in compartimenti stagno del giudizio. Noi siamo cresciuti leggendo "Cuore", magari anche "Frigidaire" o lo storico "Il Male", con i quali abbiamo avuto occasione di accumulare esperienza sulle notizie manipolate a tavolino e la capacità della satira di evidenziare quello che le testate tradizionali nazionali preferivano non affrontare. Ci viene in mente una delle copertine false che Il Male pubblicò, parodiando la prima pagina di un finto Corriere dello Sport che annunciava che i Mondiali di calcio del 1978 in Argentina fossero stati cancellati. Sappiamo tutti cosa rappresentarono politicamente quei Mondiali.

Si, noi siamo cresciuti così. Forse, un po’ male. Sicuramente con la consapevolezza di sapere ridere di noi stessi, così tanto da porre dei limiti a false sicumere su quanto negli anni abbiamo vissuto e ci è accaduto intorno, in ogni caso. Oggi il vezzo più diffuso e più discutibile è questa necessità di vivere di giudizi certi e slogan con i quali, anche coloro che pensano siano i mezzi beceri per trovare il consenso delle masse e imputabili ad altri, finiscono per usare la stessa via di comunicazione per esprimere un pensiero. Una contraddizione che non riesce più a farci distinguere quali siano le priorità che un qualsiasi politico dovrebbe sostenere, rispetto a frasi fatte ed etichette da affibbiare in ogni circostanza. Una leggerezza che non riesce neanche più a mostrarci diversi, azzardato migliori.

Siamo riusciti a tamponare il post incriminato, inviando anche un messaggio di scuse ai nostri contatti. Il nostro è stato un semplice esperimento di comunicazione, travestiti da hacker e con l’intento di sondare le reazioni che non hanno smentito le nostre aspettative. Questo non ci toglie l’amaro in bocca, costretti a prendere coscienza di quanta sufficienza utilizzata da chi, dall’alto del suo giudizio non richiesto, si erga su un piedistallo a sputare sentenze, senza più il coraggio di sdrammatizzare la propria esistenza, prima ancora di quella degli altri che credono di rendere migliore. Un atteggiamento bigotto, vogliamo commettere anche noi l’errore dell’utilizzo dell’etichetta proprio a dimostrazione di quanto oggi sia facile contraddirsi, che non crediamo sia la strada giusta per offrire agli altri un mondo alternativo da contrapporre ad una scomoda realtà, che non si condivide.

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