Un Paese senza futuro


Storia di Giovanni, Diop e di uno Scalfarotto qualsiasi


di Adriano Todaro pubblicato il 14 agosto 2018

Prendere il sole in testa fa male. In questo periodo, poi, c’è un gran caldo come ci dicono, ossessivamente, le Tv unite. Di solito è così: in agosto fa caldo e a gennaio freddo. Eppure per i nostri teleschermi unificati che faccia caldo è notizia di apertura con tutto il corollario che ci propinano tutti gli anni: come difendersi, le categorie più colpite, cosa mangiare, cosa bere, il parere del solito esperto ecc. Naturalmente i più colpiti sono i pensionati che già sono colpiti nel portafoglio e ora dal caldo.

A Giulianova, in provincia di Teramo, invece, si dovrebbe stare bene. C’è il mare, una lunga ciclabile, la spiaggia pulita. Ma il solleone colpisce anche qui. In particolare colpisce qualche dipendente Asl. La conseguenza è che straparla, è fuori di cotenna, non connette, neuroni all’ammasso, insomma. Molte volte, però, non è solo il sole è anche l’utente che fa innervosire gli impiegati. Volete una prova? Un giorno un signore dal nome strano Ibrahima Diop, si presenta allo sportello Asl di Giulianova perché deve rinnovare il libretto sanitario. Intanto è senegalese e, naturalmente, è tutto nero. L’impatto con l’impiegato, che chiameremo a caso, Giovanni, è devastante. Giovanni alza la testa dalle scartoffie che diligentemente sta leggendo, e si vede un “negher” che gli sorride. Voi cosa avreste fatto?

Giovanni, molto democraticamente, gli fa una domanda e lo rinvia ad un altro ufficio. Che domanda gli fa? “Che vuoi. Vattene!”. Poi l’indicazione: “Qua non c’è il veterinario”. A me sembra si sia comportato in modo corretto Giovanni perché non è che tutti possono presentarsi agli sportelli Asl e perdere tempo e, come tutti i salviniani sanno, i “negher” non hanno un cazzo da fare. E poi, “la pacchia è finita”. Ibrahima Diop è in Italia da 18 anni, abita a Roseto degli Abruzzi, ha sposato una italiana e ha un figlio di 16 anni. Beh, Giovanni mica era tenuto a sapere tutte queste cose. E poi, diciamocelo francamente, questi negri, signora mia, puzzano. E se puzzano vadano dal veterinario.

Giovanni è probabilmente un buon padre di famiglia, timorato di Dio, grande lavoratore. Non sappiamo se abbia un figlio. In caso affermativo, cosa insegnerà al poverino? Quali valori gli trasmetterà? Dio, Patria, Famiglia ma quella giusta non quella dei culattoni. E i “negher”? Fòra di ball, fuori dalle palle.

Diop ha fatto addirittura una denuncia. Esagerato! È stato solo un piccolo episodio. E, naturalmente, il razzismo non c’entra per nulla.

Per fortuna, ci sono anche le buone notizie. Ho appreso l’elenco dei parlamentari che hanno usato l’Air Force di Renzi, un giocattolino che ci costa, quando vola, 25 mila euro l’ora. Ci sarebbe posto per 300 passeggeri ma i nostri eroi preferiscono stare larghi. E così l’ineffabile Alfano dalla Fronte Alta l’ha usato per una ventina di missioni. Una volta era l’unico passeggero, un’altra volta erano in sette e così via. Per pensare è necessario stare comodi e larghi, tanto pagano tutto quei coglioni di italiani. E l’ha preso anche Ivan Scalfarotto.

Ora, se uno Scalfarotto qualunque può permettersi di farsi pagare dagli italiani viaggi sull’Air Force perché mai Giovanni dovrebbe essere redarguito perché ha detto a un “negher” di andare dal veterinario? Anzi, io, a Giovanni, lo promuoverei in Parlamento. Tanto se ci sta Scalfarotto ci può stare benissimo anche Giovanni da Giulianova.

La domanda che dobbiamo porci, però, è la seguente: che futuro ha un Paese con Scalfarotto sull’Air Force e Giovanni allo sportello Asl?

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo