Viaggio nel Sud Est della Sicilia


Un territorio meraviglioso dimenticato dagli uomini


di Emanuele G. pubblicato il 23 luglio 2017

Oggi ho compiuto un lungo viaggio nel Sud Est della Sicilia oltrepassando più volte la linea di confine fra le province di Siracusa e Ragusa. Le due entità territoriali che assieme alla provincia di Catania costituiscono quell’area particolare definita Sicilia Sud Orientale. Il cuore pulsante del Barocco siciliano. Patrimonio dell’Umanità.

Una prima impressione riguarda un territorio martoriato dagli incendi. Da casa mia, sita in Carlentini (Sr), fino a Pozzallo (Rg) una visione infernale. Sembra che in queste ultime settimane tutta la nostra zona sia stata investita da un’ecatombe di fuoco che non ha precedenti. Infatti, ho notato spesso in azione i mezzi dei VV.FF. e della Guardia Forestale. E’ un attentato criminale al nostro patrimonio. Un patrimonio che dovrebbe costituire il fulcro del progresso per i territori in cui viviamo. Il colore dominante è il nero. Un nero che sa di sfregio nei confronti di un territorio che ha nella biodiversità uno dei punti fondanti dela sua identità.

E l’inferno nella nostra provincia esiste per davvero. Infatti, a sud di Noto si trova una galleria denominata "COZZO INFERNO"! Un toponimo che rappresenta al meglio l’emergenza terribile che sta vivendo la provincia di Siracusa e tutta la Sicilia Sud Orientale nell’ultimo periodo.

Le strade sono uno degli handicap più pesanti del Sud Est Sicilia. Infatti come si fa a definire pomposamente autostrada la A18 Siracusa-Gela? Non ci sono le caratteristiche per definirla tale. E’ più o meno una strada statale che denota delle pessime condizioni manutentive. Se un giorno si dovesse decidere di permettere il transito mediante pagamento di un pedaggio ciò costituirebbe un arbitrio/schiaffo nei confronti delle popolazioni locali. Per non parlare delle strade provinciali e comunali. Sterpaglie ai lati. Indicazioni precarie. Nessuna cura del verde in occasione delle rotatorie. Tratti insicuri. Per una zona "patrimonio dell’umanità" è un problema di rilevante natura.

A proposito di strade ho notato che il cantiere della Siracusa-Gela in prossimità dei territori comunali di Noto, Rosolini, Ispica e Pozzalo è fin troppo invadente. Un pugno nell’occhio in una zona pianeggiante o con un meraviglioso degradare da Ispica verso il mare in prossimità di Pozzallo. Si è pensato a questo? Oppure siamo alle solite? Vorrei ricordare che quei territori sono patrimonio dell’umanità. E’ compatibile un’autostrada così ingombrante in un simile contesto storico-naturalistico?

Tutti parlano di turismo. E’ la parolina magica che serve ad ammantare come tali ogni tipo di iniziativa. Invece, non c’è nulla. I comuni, con le poche risorse che hanno, cantano per conto loro e manca una visione di insieme. Una visione di insieme che dovrebbe riguardare i trasporti, un’offerta complessiva del territorio, la cura del medesimo, le iniziative, il c.d. "brand", la ricettività, la ristorazione... In breve, l’elenco è al dir poco infinito.

Tre cose. Insignificanti? Non credo.

Ho notato case che hanno uno stile che non ha nulla a che vedere con il tipico stile siciliano. Case iper-moderne dipinte in blu! Dov’è finito il decalogo regionale dei colori?

Qualche anno fa c’erano degli alimentari che preparavano delle leccornie enogastronomiche tipiche del territorio. Come la torta di mandorle. Scomparse. Ma i discorsi sulla tipicità dei prodotti locali?

Tutte le città che fanno parte del c.d. "patrimonio dell’umanità" ospitano gli stessi iper-mercati. Il che da un’immagine di squallida uniformità delle medesime rispetto al resto del mondo. Che c’entrano questi iper-mercati con la specificità del territorio?

L’unica città che sembra capire che il turismo è l’elemento di svolta del territorio è Noto. E lì hanno iniziato con l’unica vera e propria iniziativa che distingue le città turistiche con le altre che fanno finta di esserlo. Mi riferisco alla pedonalizzazione del centro storico. E’ un piacere gradito passeggiare a Noto e godere dello straordinario patrimonio della città. Per non parlare della pluralità delle iniziative. Noto, tengo a ricordarlo, è l’unica città della provincia che ha un ufficio di informazione turistica aperto. Capito?

Infine, c’è un patrimonio ambientale e architettonico gigantesco da recuperare. Ho notato che prima di Noto c’è la stazione, oramai chiusa da tempo, di San Lorenzo. E ce ne sono altre. Perché non recuperarle per sviluppare un servizio di c.d. "tram-treni" con partenza da Catania e Gela ogni mezz’ora in modo da assicurare una vera mobilità che favorirebbe il turismo e gli spostamenti? All’uscita di Pachino in direzione di Noto c’è una distilerria abbandonata. Perché non recuperarla come museo delle tradizioni agricole del territorio? Poi, abbiamo un’infinità di spicchi di territorio deliziosi, pievi, chiesette, tabernacoli, masserie, palazzi e tanto altro ancora. Un patrimonio che definire gigantesco è riduttivo in tutti i sensi.

Quando le province di Siracusa e Ragusa capiranno che siedono su una miniera preziosa e che non è più possibile andare avanti a spizzichi e mozzichi? Qui ne va del futuro delle nuove generazioni che se ne vanno da qui perché nel corso dei decenni è stato costruito il nulla.

- Photo credits:

La foto di copertina è presa dal sito http://www.ragusanews.com

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo