Quattro sì e un no


L’etica, la chiesa cattolica e i quesiti del referendum sulla procreazione assistita


di Pina La Villa pubblicato il 2 giugno 2005

Ho un si convinto per ognuno dei quesiti del referendum del 12 e 13 giugno, ma voglio parlare intanto del mio no altrettanto convinto a chi questa legge l’ha scritta e a chi l’ha ispirata.

Ad ispirarla è stata la chiesa cattolica. E anche oggi a difenderla è sempre la stessa chiesa, promuovendo l’astensionismo “militante”, che esprime finalmente con chiarezza il profondo disprezzo che le gerarchie ecclesiastiche nutrono per i cittadini e per le leggi dello stato italiano, che vietano la propaganda per l’astensionismo punendola con la reclusione da sei mesi a quattro anni (vedi il sito della camera (www.camera.it) e quello dei costituzionalisti (www.associazionedeicostituzionalisti.it).

E non si accettano discussioni, perché ognuna delle questioni viene ricondotta sempre alla prima e a un principio che non si può mettere in discussione perché è “una profonda convinzione etica” è “il punto di vista irrinunciabile della Chiesa”: l’embrione è vita e come tale non si tocca. Succede cioè la stessa cosa che succedeva a Galileo, che invitava il cardinale a guardare attraverso il cannocchiale le macchie lunari, e il cardinale si rifiutava di guardare attraverso il cannocchiale, strumento del demonio, perché quello che c’era da sapere era già scritto sui libri.

Questa è la posizione della Chiesa. Qualcuno direbbe, dice - in maniera politically correct - che è una posizione legittima, anche se non condivisibile.

Io non la penso così, la chiesa non ha alcuna legittimità all’ipocrisia e questa posizione è ipocrita, è una presa in giro su questioni che sono importanti per la vita e la qualità della vita di molte persone. Perchè ciò a cui la chiesa cattolica mira non è la difesa della vita ma la soppressione della madre. O meglio, ciò a cui mira è la conservazione del potere, oggi come allora, all’epoca di Galilei.

E potere, per la Chiesa, significa controllo: dei corpi e delle coscienze. La madre è assente in ogni discussione, anche quando si fa notare che la madre che è costretta a subire diversi cicli di terapia perché la legge prevede che si producano un massimo di tre ovociti fecondati da impiantare, soffre e rischia; assente quando si disquisisce su che cosa è la vita e quando comincia, perché non si fa mai riferimento al fatto che la vita si sviluppa nella sua pancia, e che l’individuo è tale solo quando nasce, spinto dalla madre ( e potremmo anche aggiungere, visto che gli uomini di chiesa amano tanto usare i termini filosofici, che l’individuo è tale quando appunto si individua, si stacca dal legame con la madre, fino a quel momento è parte di una dualità indivisibile).

Ma la Chiesa ha solo ispirato questa legge, chi l’ha scritta sono altri. E hanno dimostrato, in questa materia, una ignoranza e un pressapochismo straordinari, essendo la maternità e la paternità e ancor più la ricerca scientifica un fatto che credono non li tocchi da vicino e che riguarda una minoranza - secondo loro - poco significativa in termini elettorali.

Il fatto è che la maggioranza berlusconiana, missina (cioé di alleanza nazionale) e democristiana, ha avuto in questa legislatura ben altre leggi a cui teneva in modo particolare (televisioni e simili) e per far questa poco ha badato alle incongruenze con le altre leggi dello stato (con la legge 194, col divieto del disconoscimento di paternità), agli effetti concreti e immediati (la situazione dei laboratori di ricerca), ai risvolti (per l’integrità fisica dei cittadini, per non parlare del rispetto delle scelte di vita di ognuno) di una legge che andavano scrivendo praticamente coi piedi.

Il risultato è una legge che giustamente è stata definita crudele, non solo una cattiva legge, ma una legge cattiva.

Una legge che non riconosce al cittadino il diritto ad avere le cure necessarie per quella che è in realtà una malattia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’infertilità è una malattia che colpisce circa 80 milioni di persone nel mondo. Almeno una coppia su dieci ne soffre. In Italia si calcola che circa il 15 per cento delle coppie che cercano di avere un figlio non ci riescono.

Proibire - come di fatto avviene con la legge 40 - a queste persone le cure e i rimedi del caso significa di fatto che lo stato non ottempera a quello che è un suo preciso compito: farsi carico della salute dei cittadini. E, mentre viene meno a un suo compito, lo stato se ne assume uno che non gli è proprio, cioé quello di interferire pesantemente nella vita privata dei cittadini, limitandone le scelte, e pretendendo di giudicarne i desideri, o, ancora peggio, imponendo delle sofferenze inutili e ingiustificate alle cittadine ma anche ai cittadini, quelli attuali e quelli che verranno.

In questi giorni a Siracusa viene rappresentata la tragedia di Sofocle, Antigone, per la regia di Irene Papas. Il tiranno Creonte pretende di occuparsi della vita e della morte (proibisce che si facciano gli onori funebri a Polinice, considerato un nemico dello stato e punisce Antigone per aver disobbedito a questo suo decreto chiudendola viva in una grotta). L’ira degli dei si abbatte sul tiranno colpendolo nei suoi affetti privati: il figlio Emone, promesso sposo di Antigone, si suicida davanti allo stesso Creonte e la moglie Euridice non reggendo al dolore si uccide maledicendo il marito. Creonte, all’inizio ebbro per il suo potere, sordo alle ragioni di Antigone e di Emone - le ragioni della vita e dell’amore - si rende conto solo alla fine che il potere ha un limite nel rispetto degli altri.

Sarebbe questa la scelta profondamente etica - il rispetto degli altri, di tutti gli altri - non quella sbandierata con intolleranza, ipocrisia e disprezzo dalla chiesa cattolica e da una classe politica che si è messa in questo caso al suo servizio, nella più benevola delle ipotesi perché sorda e vuota.

“Etico” è rispettare gli altri e assumersi la responsabilità delle proprie scelte, “etico” è consentire a ognuno di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Ecco perché ritengo la posizione del governo, con questa legge, profondamente irresponsabile, e quella della Chiesa antietica.

Ecco perché io voterò si a tutti e quattro i quesiti referendari.

E io posso anche motivare la mia scelta, al contrario di quanto ha deciso di fare la Chiesa cattolica.

Primo quesito: Si, per consentire alla ricerca di progredire e trovare nuove cure

La legge attualmente vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. Le cellule staminali sono cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di una serie di organi vitali.

La ricerca sulle staminali è fondamentale per combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete. Si tratta di problemi che, solo in Italia, investono circa 12 milioni di persone a cui la legge 40 , così com’è, sottrae una speranza fondata di guarigione.

(Fra l’altro la legge ha impedito che embrioni già congelati in precedenza si possano utilizzare e non si sa che fine faranno. Per quanto riguarda la Chiesa meglio lasciarli congelati per l’eternità piuttosto che utilizzarli per la ricerca. Questo accade quando conta più affermare un principio che difendere la vita ).

Secondo quesito: Si, per la tutela della salute dei cittadini e in particolare per la difesa dell’integrità fisica delle donne.

La donna che, per mettere al mondo un figlio, è costretta a ricorrere alla fecondazione assistita è chiamata ad affrontare un percorso impegnativo, sul piano fisico e psicologico. Attualmente, la legge 40 lo complica ulteriormente.

Prima di tutto, non consente il congelamento degli embrioni e obbliga la fecondazione di un numero massimo di tre ovuli alla volta. Questo obbliga la donna, in caso di insuccesso del trattamento, a sottoporsi a più cicli di cura, con possibili danni per la sua salute.

Inoltre, non permette alle coppie portatrici di malattie genetiche e infettive la cosiddetta "analisi preimpianto", cioè un esame dell’embrione prima del suo trasferimento nell’utero della donna. Si espone così la donna a un doppio trauma: la possibilità di impiantare un embrione malato e la conseguente probabilità di dover ricorrere a un aborto terapeutico.

Infine, la legge impedisce alla donna di cambiare idea, poiché impone il trasferimento dell’ovulo fecondato anche in assenza di un suo rinnovato consenso.

Questa è la parte più crudele e violenta della legge e non solo per le donne, ma anche per i futuri padri e i futuri figli, e chiarisce il suo impianto punitivo e cattolico : le coppie che ricorrono alla fecondazione assistita devono essere punite con una gravidanza che, quando va bene, è trigemellare (con tutto quello che ne consegue, anche in termini di salute dei nascituri) e, quando va male, porta alla morte di uno o due o tre degli embrioni impiantati; o devono essere punite imponendo loro di accettare di mettere alla luce un figlio malato o ricorrendo all’aborto, fino a quando resisterà la legge.

Terzo quesito: Si, per l’autodeterminazione e la libertà di scelta

La norma attuale assicura al "concepito" gli stessi diritti della madre e di ogni persona nata. Per concepito si intende già l’ovulo fecondato, ancor prima che si formi l’embrione. È la prima volta al mondo che questo avviene per legge.

In pratica una “possibilità” di vita conta più di una vita che già c’è, anzi conta più della vita che consente a questa possibilità di realizzarsi, cioé la vita della madre.

Quarto quesito: Si, per la fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa è una pratica a cui si ricorre solo in casi di grave sterilità.

Si tratta di una tecnica che consente la fecondazione assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attualmente la vieta categoricamente.

Secondo “l’etica” della Chiesa cattolica meglio l’adulterio :)

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