Cina: la prossima tempesta perfetta per l’Unione Europea


L’11 dicembre 2016 potrebbe rivelarsi un’altra data nefasta per la martoriata storia dell’Unione Europea negli ultimi anni


di Emanuele G. pubblicato il 6 giugno 2016

Segnamoci questa data: 11 DICEMBRE 2016.

Cosa succederà a quella data? La Cina potrebbe passare dalla condizione di "ECONOMIA IN TRANSIZIONE" ad "ECONOMIA DI MERCATO". Ciò determinerebbe la fine di un complesso sistema di protezioni dell’economia europea a tutto vantaggio dell’economia cinese. Una mano santa per la Cina in quanto il suo PIL ha subito in un anno una flessione molto consistente pari al 7,3%!

L’origine di tale prossima tempesta sulla povera Unione Europea risale al 2001 allorquando la Cina entrando nel WTO (in sigla: "World Trade Organization") acquisì la denominazione - per l’appunto - di "ECONOMIA IN TRANSIZIONE". Se uno legge meglio il protocollo che allora la Cina firmò ci si accorge che la sezione 15, scadendo dopo 15 anni la denominazione "ECONOMIA IN TRANSIZIONE", comporterà enormi conseguenze in materia di "dumping" e di regolamentazione europea qui da noi.

Il "dumping" è la differenza fra il prezzo che l’esportatore applica a un prodotto del mercato di origine e il prezzo che lo stesso esportatore applica nel mercato europeo. A ciò aggiungasi tematiche quali il lavoro nero, il lavoro minorile e il costo del lavoro.

Attualmente la Cina sta esercitando pressioni molto forte verso l’Unione Europea affinché gli conceda lo status di "ECONOMIA DI MERCATO". Un termine piuttosto inuaule per la Cine dove l’economia di mercato di fatto non esiste in quanto tutto è centralizzato da rigidi programmi pluriennali di sviluppo economico predisposti dallo stato centrale. Inoltre, c’è da dire che la Cina ha lacune amplissime nel settore finanziario. Settore finanziario chiuso e piuttosto tetragono alla competizione internazionale.

Bisogna premettere che già la bilancia commerciale Cina/UE registra un forte squilibrio in favore al paese asiatico. Infatti, l’UE registra attualmente un deficit commerciale pari a 182,8 mld di euro. Se la CINA dovesse diventare "ECONOMIA DI MERCATO" si prevedono conseguenze disastrose:

- 2,5 mln di disoccupati in più;

- Abbassamento del PIL dell’UE di 1/2 punti di percentuale con una perdita fra i 114 mld e i 228 mld di euro.

I settori più colpiti sarebbero quelli tradizionali quali meccanica, siderurgia, vetro, ceramica, carta e biciclette.

Ad esempio, l’Italia perderebbe ben 400.000 posti di lavoro nella peggiore delle ipotesi. 216.000 nell’ipotesi di basso impatto. Noi saremmo al secondo posto dopo la Germania e prima di Inghilterra e Francia.

Già che l’Unione Europea si trova in una situazione di economia stagnante e la BCE di Mario Draghi non sa più che pesci prendere per rianimare un malato grave... Se dovesse succedere quanto molti temono l’11 dicembre prossimo potremmo parlare di un’autentica Waterloo per l’Europa tutta. Disastro che potrebbe essere ulteriormente dilatato se la Gran Bretagna decidesse di andarsene dall’UE e Donald Trump diventasse il Presdiente degli Stati Uniti.

Speriamo che l’Unione Europea resista alle pressioni della Repubblica Popolare di Cina...

Nb: Dati tratti dal sito http://www.truenumbers.it.

Crediti fotografici: la foto è stata tratta dal sito http://www.treccani.it.

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