Thiem-Federer 7-6/6-4


La promessa austriaca del tennis mondiale batte la leggenda Roger Federer agli Internazionali d’Italia 2016.


di Piero Buscemi pubblicato il 12 maggio 2016

La sconfitta maturata da Roger Federer ad opera di Dominic Thiem non deve certo far sorprendere. Non solo per il fatto che il tennista austriaco, numero 15 del mondo, ha già dimostrato in questo inizio di stagione le grosse potenzialità di miglioramento che, come è noto, in questo sport non sono rappresentate soltanto da un fattore tecnico. L’aspetto psicologico utilizzato nell’approccio alle partite, specialmente quando si affronta una leggenda vivente di questo sport, riesce a compensare l’eventuale divario.

Roger Federer, giunto a questa competizione romana non al meglio delle condizioni fisiche, ha avuto come maggior ostacolo un avversario che, per il gioco espresso fino a questo momento della carriera, ha dimostrato di poter già competere contro i nomi più blasonati del ranking e, cosa da non sottovalutare, su qualsiasi superficie.

Il quasi trentacinquenne svizzero che, oltre ad essere sicuro di rimanere nella mente e nella nostalgia degli appassionati anche dopo tantissimo tempo da quando deciderà di ritirarsi, non aveva certo un compito facile, considerando i vari infortuni di inizio stagione ma anche, almeno a molti ha dato questa impressione, una stanchezza psicologica comprensibile dopo quasi venti anni di professionismo agonistico.

Un limite che, la partita di oggi lo dimostra, Dominic Thiem sta, mese dopo mese, contenendo, diventando ufficialmente uno dei personaggi di questa amato sport al quale affidare le speranze future per chi, andando contro corrente ai perfezionisti del tennis moderno, si riconoscono maggiormente in uno sport più tradizionale. Quello per intenderci che, spaziando tra una volée e una smorzata e soprattutto, un più elegante rovescio ad una mano, ha scritto le pagine più significative nella storia di questa antico sport.

Potremmo aggiungere che Federer, nella sua strepitosa carriera, non ha mai avuto un rapporto idilliaco con la terra rossa. Basti pensare che, oltre all’edizione 2009 del Roland Garros di Parigi, su questa superficie non ha raccolto molti successi negli Slam, nonostante le numerose finali. A Roma, anche l’anno scorso, molti tifosi si illusero di vederlo trionfare, nonostante il torneo capitolino non rientri tra i tornei Slam, ma un insuperabile Djokovic frantumò il sogno, dominando anche un Foro Italico schierato spudoratamente a favore dello svizzero.

Occorre ammettere che, in uno sport così logorante sia sotto l’aspetto fisico, ma anche come abbiamo detto, sotto quello mentale, l’anno in più con il quale deve inevitabilmente fare i conti, rappresenta per questo 2016 il problema maggiore per provare, quanto meno, a ripetere la stagione precedente. Una stagione che lo vide trionfatore a Brisbane, Dubai, Istanbul, Halle, Cincinnati e Basilea. Un 2015 che ha superato come unico potenziale rivale di un "mostruoso" Novak Djokovic, contro il quale si è permesso di vincere per tre volte nella stessa stagione. Certo, rimarranno negli annali anche le amare sconfitte, tra tutte quelle collezionate nella finale di Wimbledon e alle Finals, senza considerare quella subita dal nostro Seppi agli Australian Open.

Sarà difficile aspettarsi un Federer che, lo ribadiamo, ad agosto avrà 35 anni, protagonista dei tornei più importanti della stagione. I tifosi e gli appassionati di questo sport si augurano di essere smentiti sin dalle prossime occasioni. Anzi, è il caso di dire che, proprio per le caratteristiche tecniche del gioco espresso dal giovane Thiem, questa sconfitta romana appare come un passaggio di consegne tra il vecchio maestro e l’asso nascente austriaco, accomunato al campione svizzero da un bagaglio di colpi che nulla hanno da invidiare a quelli ammirati per quasi due decenni, durante la carriera di Federer.

Ci concediamo il lusso di poter affermare che, durante questo scontro generazionale che si è consumato oggi a Roma, la prestazione del giovane tennista austriaco ha raccolto i consensi e in eredità, molta tifoseria legata alla leggenda svizzera. Il rovescio ad una mano di Thiem ha lasciato il segno. L’ultima considerazione che ci sentiamo di fare è che, com’era prevedibile, anche in questa occasione davanti all’impresa quasi irriverente di un ventiduenne, qualsiasi articolo che ci presteremo a leggere sulla partita, sarà monopolizzato dalle ipotesi di futuro della carriera dello svizzero. Quasi come se ci si potesse illudere di una possibile rinascita di questo grande campione.

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