Ricordo di Fausto Gullo il "ministro contadino"


Un grande ministro dell’agricoltura che si batté per i diritti dei braccianti


di Emanuele G. pubblicato il 11 maggio 2016

La sinistra ha il dovere della memoria e dell’azione. Memoria e azione sono inscindibili. La memoria in sé è vuota e fondamentalmente inutile. Essa diventa fonte inesauribile di impegno civile quando è sposata con l’azione. Cioé implementare nella "praxis" gli impegni morali ed etici che la memoria impone di osservare. Purtroppo, tale tipologia di sinistra è viepiù minoritaria, ma è un discorso da affrontare in altra sede. Il presente articolo vuole farvi riflettere su un grande uomo della sinistra italiana e meridionale: Fausto Gullo.

Definito il "ministro contadino" in quanto ministro dell’agricoltura - vicinissimo alle istanze bracciantili - del Regno d’Italia dal 22 aprile del 1944 al 13 luglio del 1946 sotto i governi Badoglio II°, Bonomi II°/III°, Parri I° e De Gasperi I°.

Fausto Gullo nacque a Catanzaro il 16 giugno del 1887 entrando giovanissimo in politica nel Partito Socialista Italiano. Divenne consigliere comunale nel 1907 a Spezzano Piccolo (Catanzaro). Sette anni dopo divenne consigliere provinciale per il mandamento di Spezzano Grande. La sua azione politica è improntata all’abolizione della proprietà privata, della religione e delle attuali istituzioni. Dopo la prima guerra mondiale aderisce alla Frazione Comunista Astensionista di Amedeo Bordiga che aveva conosciuto a Napoli nel corso degli anni spesi a laurearsi in legge. Nel 1921 aderisce al Partito Comunista d’Italia. Tre anni dopo fu eletto deputato, ma la sua elezione fu abrogata per volontà del regime fascista. Nel corso degli anni venti si allinea alla fazione centrista di Antonio Gramsci e viene più volte arrestato, mentre negli anni trenta espatria in Russia.

Ritorna alla vita politica attiva quando rientrando in Italia è inaspettatamente nominato nel secondo governo Badoglio ministro dell’agricoltura. Fausto Gullo è da sempre molto sensibile alle aspettative dei ceti bracciantili. Soprattutto in un sud dove il bracciante era sinonimo di povertà in quanto non possedeva terra ed era reso schiavo dai ceti baronali coadiuvati dalla mafia delle campagne. Pertanto, diede fondo a una intensa attività di legislazione in favore agli "ultimi" ossia i braccianti. Una politica tesa ad ottenere il possesso della terra da parte dei contadini mediante la suddivisione degli immensi latifondi, a una revisione dei prezzi, ad incentivi per la costituzione di cooperative ed altre misure che si muovevano nella direzione di liberare le masse contadine del Meridione dal giogo dei padroni terrieri. Da qui nascono i famosi "sei decreti Gullo".

Eccoli:

1) D.L.L.(a) 19 ottobre 1944, n. 279 "Concessione ai contadini di terre incolte";

2) D.L.L. 19 ottobre 1944, n. 311 "Disciplina dei contratti di mezzadria impropria, colonia parziaria e compartecipazione";

3) D.L.L. 5 aprile 1945, n. 156 "Divieto dei contratti di subaffitto dei fondi rustici";

4) D.L.L. 5 aprile 1945, n. 157 "Proroga dei contratti agrari";

5) D.L.L. 1 aprile 1947, n. 277 "Provvedimenti in materia di affitto dei fondi rustici";

6) D.L.C.P.S.(b) 1 aprile 1947, n. 273 "Proroga dei contratti agrari".

Erano provvedimenti rivoluzionari poiché avviavano un processo di democratizzazione della proprietà della terra dando la possibilità ai braccianti di emanciparsi e di iniziare a vivere una vita dignitosa e degna di questo nome. Da raffinato uomo di legge escogitò un provvedimento legislativo a tappe basato su decreti legislativi in modo da avere maggiore successo per la loro approvazione.

Gli anni fra il 1944 e il 1949 furono anni di fortissime proteste bracciantili che coinvolsero prima l’Italia del Sud liberata e poi il resto della penisola. Il culimine delle rivolte contadine fu raggiunto nel 1946. Si calcola che nel quinquennio 1944-1949 1187 cooperative per un totale di 250.000 cooperatori ottennero 165.000 ettari prevalentemente in Sicilia, Calabria e Lazio. Naturalmente gli organi burocratici dello stato e alcuni partiti, DC e PLI su tutti, iniziarono a sabotare l’applicazione dei decreti Gullo. In particolar modo riuscirono a far passare un provvedimento secondo il quale le commissioni che dovevano affidare le terre ai contadini dovevano risiedere nelle Corti d’Appello composte dal presidente di detta corte più un rappresentante a testa dei proprietari e dei contadini. Quasi sempre il manico del coltello era dalla parte dei latifondisti. L’applicazione di tale provvedimento diede risultati inquietanti. Ad esempio, in Sicilia furono accolte 987 richieste per un totale di 86.000 ettari di terreno, ma furono cassate ben 3822 richieste per 820.000!

Gullo, per evitare spiacevoli criticità, fu spostato nel primo governo De Gasperi al dicastero di grazia e giustizia. Gli subentrò a quello dell’agricoltura il proprietario terriero DC Antonio Segni che si mise subito all’opera per ridurre l’impatto dei decreti Gullo e permettere ai padroni dei latifondi di rientrare in possesso dei loro immensi terreni agricoli per lo più inutilizzati e mai lavorati. Nel 1950 fu poi approvata la Riforma Agraria. L’anno prima, soprattutto in Calabria, esplosero fortissime rivolte contadine che cercarono di impadronirsi di terreni per avviarvi la recinzione e la semina. Deputati calabresi si mossero per far si che reparti di Polizia fossero inviati a sedare le proteste.

Dal momento in cui Fausto Gullo non fu più ministro iniziò un lungo periodo di anonimato pur essendo stato lui ad avere per primo l’idea di formare un’Assemblea Costituente. Era considerato un peso ingombrante all’interno del PCI soprattutto negli anni settanta. Nel 1972 si ritirò a vita privata, ma diede il suo appoggio al Partito Radicale nella battaglia per il divorsio e rivestì il ruolo di presidente della Lega Italiana per il Divorzio (in sigla: LID). Muore a Spezzano Piccolo il 3 settembre del 1974.

Nota:

(a) D.L.L. = Decreto Legislativo Luogotenenziale poiché era Luogotenente del Regno il Principe Umberto di Savoia poi divenuto Re per appena 40 giorni con il nome di Umberto II°;

(b) D.L.C.P.S. = Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato perché Capo Provvisorio dello Stato era Enrico De Nicola.

Crediti fotografici: la foto di Fausto Gullo è stata tratta dal sito http://www.iacchite.com.

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