Il Burkina Faso chiamato a fare i conti con il suo dittatore


Era inevitabile che il popolo del Burkina Faso si trovasse in questa situazione.


di tonyhakmel pubblicato il 7 novembre 2014

Che ci si può aspettare da un uomo che ha fatto assassinare il suo amico e fratello Thomas Sankara, che dirige questo Paese col pugno di ferro da 27 anni, che impedisce ad ogni cittadino di sfidarlo democraticamente? La stessa persona ha ospitato sul suo suolo i ribelli che hanno tentato, il 19 settembre 2002, di rovesciare il suo omologo e "fratello" africano Laurent Gbagbo (legittimamente eletto in Costa d’Avorio nell’ottobre 2000) mentre era in visita ufficiale in Italia. Era inevitabile che prima o poi, il popolo burkinabè dovesse fare i conti col suo tiranno.

Il problema non è Compaoré che cerca di mantenersi al potere, ma piuttosto i suoi supporter e soprattutto la sua cerchia di parenti e amici che sono coscienti di sostenere un dittatore; ma poiché questo ultimo garantisce loro dei vantaggi, sono "obbligati" a cantare le sue lodi, servirlo e aiutarlo a mantenersi al potere anche se questo comportasse l’oltraggio alla Costituzione burkinabè.

Quanti collaboratori di Compaoré avrebbero il coraggio di denunciare che è anormale rimanere al potere per 27 anni? Forse, nessuno. Crediamo che sia arrivata, l’ora per noi Africani, di alzarci in modo unanime per condannare ogni atto contrario all’applicazione della democrazia: il non rispetto della costituzione della nazione, il colpo di stato, la ribellione armata ecc. Infatti i conflitti e le crisi non capitano solamente agli altri!

Oggi non è possibile guardare solo il proprio orticello, sperando che la grandine colpisca il vicino, ma non noi stessi! In effetti quando i ribelli (cittadini e militari ivoriani, burkinabè e maliani), entrando dal Burkina Faso, il 19 settembre con lo scopo di far cadere Laurent Gbagbo, lasciarono più di tremila vittime in terra ivoriana, non si udì le sdegno del popolo burkinabè a sostegno di quello ivoriano.

Infine, teniamo a sottolineare, che tante ONG, Associazioni, Parrocchie o semplici cittadini italiani s’impegnano per aiutare il popolo burkinabè e questo è lodevole. Allo stesso tempo dobbiamp ammettere che il silenzio degli stessi rispetto all’operato di Blaise Compaoré è scioccante. Nessuno osa comunicare all’opinione pubblica italiana, che Blaise Compaoré godeva di tutti i confort possibili, avendo addirittura, in una delle sue proprietà, una clinica personale (per non dire ospedale) all’avanguardia mentre i suoi connazionali morivano e tuttora muoiono di fame o di malattie.

Questo silenzio “colpevole” è impressionante e si spinge fino al punto di non aver prodotto grida di indignazione quando il 25 giugno 2008, la Fondazione Galileo di Firenze ha deciso di attribuire il premio dello stesso nome a Compaoré. L’ex presidente ha trovato asilo presso l’amico Alassane Ouattara (attuale capo di stato della Costa d’Avorio di origini del Burkina Faso), ma è doveroso porsi la seguente domanda: chi pagherà per tutti i crimini commessi dallo stesso Compaoré e dal suo regime, tra cui l’uccisione di Thomas Sankara (la Speranza dell’Africa), del giornalista Norbert Zongo, dei presunti autori dei golpe inventati come quello del 2011?

Il popolo burkinabè cerca di cancellare oggi ogni traccia di Blaise Compaoré, nonostante i suoi 27 anni a capo del Paese. Un esempio di questo fatto è stata la recente distruzione della sua statua eretta accanto a quella di Gheddafi, che è stata stranamente risparmiata, nella città di Bobo Dioulasso. Il Burkina Faso si è sempre riconosciuto in Thomas Sankara; come del resto, l’eroe nazionale del Congo è Patrice Lumumba, benché il presidente Mobutu abbia governato quello Stato per ben 32 anni.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo