La poesia della settimana: Osip Mandel’stam


Vittima della crudeltà di Stalin, testimone del suo tempo e della tragedia dei Gulag, che lo ospiteranno fino alla morte.


di Piero Buscemi pubblicato il 11 marzo 2014

Per l’alto valore dei secoli a venire

Per l’alto valore dei secoli a venire,
 per la nobile stirpe umana ho rinunciato
 anche ad alzare il calice al banchetto dei padri
 e alla letizia e al mio stesso onore.

Mi incalza alle spalle il secolo-canelupo,
 ma non ho sangue di lupo nelle vene;
 ficcami piuttosto come un cappello nella manica
 della calda pelliccia delle steppe siberiane,

che io non veda il vigliacco, né il gracile lerciume,
 né le ossa insanguinate sulla ruota,
 e per me tutta notte brillino volpi azzurre
 nella loro bellezza primigenia.

Portami via nella notte, dove scorre l’Enisej
 e il pino si slancia a toccare la stella,
 perché nelle mie vene non c’è sangue di lupo
 e soltanto un mio pari potrà uccidermi.

Osip Emil’evič Mandel’štam nasce nel 1891 a Varsavia in una famiglia ebraica della media borghesia. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Pietroburgo. Nel 1907 soggiorna per alcuni mesi a Parigi e frequenta la Sorbona, mentre nel 1910 segue a Heidelberg dei corsi di francese antico. Nel 1911 si iscrive alla Facoltà storico-filologica di Pietroburgo (Dipartimento germanico-romanzo). Non conseguirà la laurea.

Nel 1912 partecipa alla «Gilda dei poeti acmeisti», di cui fanno parte Nikolaj Gumilëv, Anna Achmatova, Sergej Gorodeckij, e scrive Il mattino dell’acmeismo (che uscirà nel ’19). Nel ’13 pubblica, a sue spese, la raccolta Kamen’ [pietra]. Dal ’15 al ’16 soggiorna spesso in Crimea, dove stringe amicizia con i poeti Maksimilian Vološin e Marina Cvetaeva.

Nel ’18 è accolto, con Majakovskij e Pasternak, nel Circolo linguistico di Mosca. Nel ’19 conosce a Kiev Nadežda Jakovlevna Chazina, sua futura moglie. Nel ’22 esce la sua seconda raccolta, Tristia. Nel ’25 si stabilisce con la moglie a Carskoe Selo (cittadina prossima a San Pietroburgo, detta anche Puškin), dove abitano anche l’Achmatova e il marito Nikolaj Punin. Escono le prose Il rumore del tempo e quattro libretti di poesie per bambini. Nel ’28 pubblica la raccolta Poesie, contenente versi scritti tra il 1908 e il ’25, le prose di Il francobollo egiziano e il saggio Sulla poesia. Sfrattato dall’appartamento di Carskoe Selo, Mandel’štam si trasferisce a Mosca; le sue condizioni economiche si aggravano.

Dopo un viaggio in Crimea, nel quale scrive Conversazione su Dante (che in Russia apparirà solo nel ’67), pubblica nel ’33 Viaggio in Armenia, e nel novembre un libello contro Stalin nel quale prende in giro “Il montanaro del Cremino” e denuncia la grave carestia provocata dalla collettivizzazione forzata; viene attaccato sulla «Pravda». Nel ’34, per componimenti «antisovietici», è esiliato per tre anni a Cerdyn’, negli Urali, a oltre mille chilometri da Mosca. Qui, ricoverato in ospedale per una forma di miocardite, tenta il suicidio. Per intervento di Bucharin la pena è commutata in residenza coatta.

Sceglie Voronež, nel sud della Russia, dove vive con la moglie dal ’35 al ’37. Qui compone le poesie dei «Quaderni di Voronež». Rientrato a Mosca, non ottiene il permesso di residenza; tenta di stabilirsi a Leningrado. La sua salute peggiora. Nel ’38 è di nuovo arrestato e condannato a cinque anni di deportazione «per attività controrivoluzionaria». Internato in un lager di transito presso Vladivostok, muore – ufficialmente – il 27 dicembre. Il suo ricordo fu conservato, per lungo tempo clandestinamente, dalla moglie Nadežda che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito.

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