La poesia della settimana: Marceline Desbordes Valmore


Poetessa saltimbanco, figlia di una rivoluzione sociale, mai portata a termine del tutto.


di Piero Buscemi pubblicato il 25 febbraio 2014

Les roses de Saadi

J’ai voulu ce matin te rapporter des roses ;
 Mais j’en avais tant pris dans mes ceintures closes
 Que les nœuds trop serrés n’ont pu les contenir.

Les nœuds ont éclaté. Les roses envolées
 Dans le vent, à la mer s’en sont toutes allées.
 Elles ont suivi l’eau pour ne plus revenir ;

La vague en a paru rouge et comme enflammée.
 Ce soir, ma robe encore en est tout embaumée…
 Respires-en sur moi l’odorant souvenir.

Nascere donna non è mai stato facile. Neanche nella Francia rinata dalle ceneri della Rivoluzione. Una rivoluzione che, se non riuscì a mettere in pratica le idee di rinnovamento e di eguaglianza sociale, non fu certo in grado di riconoscere un ruolo paritario alla donna. Dimostrazione di quanto esposto, sono le molteplici lotte culturali che ancora oggi caratterizzano il mondo "moderno", condotte da più parti per gli stessi argomenti.

Marceline Desbordes Valmore se ne accorse sin da tenera età. Nata a Douai nel 1786, si affacciò giovanissima al mondo dell’arte, seguendo la strada tortuosa e discriminante dell’attrice. Una scelta quasi obbligata dalle pessime condizioni economiche della famiglia.

Gitana del palcoscenico, si spinse fino alla Guadalupa, per sfuggire alla fame e agli stenti, lasciandosi dietro diversi lutti familiari. Raggiunse un lontano parente della madre che le aveva promesso un futuro migliore, frutto della sua ricchezza acquisita, ma che non risolse i problemi economici della poetessa. Raggiunta dalla madre nelle Antille, dovette provare anche il dolore per la morte prematura della madre, colpita da febbre gialla.

Come protagonista di un romanzo d’avventure, Marceline, dopo altre disavventure vissute durante il suo viaggio di ritorno per mare, riuscì a tornare in Francia. Inizia qui la sua carriera di poetessa, apprezzata e stimata dai letterati del suo tempo. Fra tutti, Paul Verlaine, che oltre a dedicarle un intero capitolo all’interno del suo testo più famoso, Les poètes maudits, dichiarerà: Noi proclamiamo, a voce alta e chiara che Madame Desbordes-Valmore è semplicemente l’unica donna di genio e di talento, di questo e di ogni secolo.

Questo non le permise, però, di passare ai posteri con il ricordo e la gloria che meritava. Donna vissuta. Pronta a ogni riscatto che la vita le riservò fino alla morte. Sopravvisse ad un mondo che neanche allora ebbe il coraggio completo di cambiare. La poesia l’aiutò a superare lo strazio della perdita dei figli, la cui morte fu costretta a piangere in diversi momenti della sua vita.

Morì a Parigi nel 1859 a 73 anni.

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