La poesia della settimana: Paul Verlaine


Paul Verlaine è sinonimo di musicalità. Quella dei suoi versi, scritti come oggi si scriverebbero per una canzone.


di Piero Buscemi pubblicato il 12 marzo 2013

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
 dei violini d’autunno
 mi feriscono il cuore
 con languore
 monotono.

Ansimante
 e smorto, quando
 l’ora rintocca,
 io mi ricordo
 dei giorni antichi
 e piango;

e me ne vado
 nel vento ostile
 che mi trascina
 di qua e di là
 come la foglia
 morta.

Poeta francese esponente del Simbolismo e del Decadentismo Paul-Marie Verlaine nacque a Metz, nel nordest della Francia il 30 marzo 1844. La sua famiglia si trasferì a Parigi nel 1851, dove fu iscritto al liceo. Nel 1862 conseguì la laurea, e in seguito seguendo il volere del padre, un capitano di fanteria, entrò nel servizio civile.

Da ragazzo Verlaine aveva letto Les Fleurs du mal di Charles Baudelaire che lo inspirarono alla scrittura. A Parigi, frequentò il gruppo dei poeti Parnassiani come a Leconte de Lisle, Théodore de Banville, Louis Xavier de Ricard, Catulle Mendès, and François Cippée, e insieme frequentarono la casa della birra di Rue Soufflot. Il padre Capitano Verlaine si rifiutò di finanziare le abitudini alcoliche e letterarie del figlio. Nel 1866, Verlaine pubblicò il suo primo libri di poesie, Poèmes saturniens. Da giovane si invaghì anche di Elisa Dehee, un cugina orfana cresciuta dalla famiglia Verlaine e il suo secondo libro, Fêtes galantes, fu pubblicato nel 1869 dopo la morte della ragazza.

Sebbene Verlaine sposò una giovane donna nel 1870 con la quale ebbe un figlio, abbandonò la famiglia per dedicarsi ad un’altra relazione. La bonne chanson fu dedicata alla moglie Mathilde Mauté de Fleurville nel 1870, e un anno dopo ricevette una lettera da un giovane poeta, Arthur Rimbaud. I due avviarono un rapporto apparentemente sempre instabile. La loro relazione, soggetto di vari libri, film e cronache finì il 12 luglio 1873 quando Verlaine, ubriaco, sparò contro Rimbaud e lo ferì al polso. Fu incarcerato per diciotto mesi. Il periodo in carcere fu preziosissimo per la sua carriera di scrittore: studiò Shakespeare e Cervantes, scrisse il libro che lo identifica, Romance sans paroles. Rinunciò alla sua vita bohémien e si convertì al cattolicesimo. Uscito di galera Rimbaud lo convinse ancora una volta a dedicarsi alla blasfemia, mentre era ubriaco, ma non gli impedì di scrivere Sagesse, che manifesta un sentimento pieno religioso.

Verlaine provò anche la carriera di insegnante e ben due volte tentò di vivere in campagna con il suo pupillo Lucien Létinois; entrambe le volte fecero bancarotta. Lucien morì nel 1883 e, cinque anni più tardi, Verlaine scrisse l’autobiografico Amour. L’ultimo decennio della sua vita Verlaine soffrì di alcolismo e diverse malattie articolari. Visse nei bassifondi e in ospedali pubblici, consumando i suoi giorni ubriacandosi nei caffè di Parigi. Fortunatamente, l’amore dei francesi per l’arte gli consentì di sopravvivere e sostenerlo: le sue prime poesie furono riscoperte, il suo stile di vita e il suo strano comportamento attirò la curiosità del pubblico e, nel 1894, fu eletto "Principe dei Poeti" dai suoi pari. Morì a Parigi all’età di 52 anni, l’8 gennaio del 1896.

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