Io sono di legno (2007)


Recensione del secondo romanzo di Giulia Carcasi.


di Giovanna Marchese pubblicato il 17 luglio 2012

C’è una storia che raccontano dalle mie parti, una storia adatta a quelli che inciampano: “Puoi camminare guardandoti i piedi e allora, è raro, ma potrai inciampare lo stesso; di sicuro, perderai un tramonto che si spegne davanti a te, i disegni di uno stormo di uccelli sulla tua testa. Oppure puoi camminare guardandoti attorno, quasi sicuramente inciamperai, però avrai raccolto i regali della terra”.

Quanto conta l’istinto e quanto costa la rinuncia? Giulia e Mia sono rispettivamente madre e figlia, anche se non si conoscono, come si conoscono poco tutte le madri e le figlie. In mezzo c’è il loro essere donne. Le loro fragilità, la loro mancanza di coraggio, le loro paure.

Giulia decide che è ora di farsi conoscere dalla figlia quando inizia a leggere il suo diari e prende confidenza con i suoi tormenti. La figlia che sempre le sfugge, le getta sguardi di rimprovero, la considera una donna concreta, che bada solo al fare e che, per antitesi, decide di essere una donna leggera, una che dimentica il nome degli uomini dopo che ci è andata a letto, una che non riesce a stare in equilibrio, ma casca di continuo. E mentre legge, Giulia decide di scrivere e inizia a raccontarsi.

Quanto possono essere ingombranti le famiglie? Quanto il peso delle nostre decisioni dipende da chi ha vissuto prima di noi, dalle loro mancate carezze, dai loro rimproveri, dalle loro poche conferme?

La madre di Giulia è debole e per questo a lei preferisce la sorella, Flavia, dal carattere forte ed egoista. Non vuole rispecchiarsi. Alla madre di Giulia hanno sempre detto cosa fare e Giulia ne ricalca la storia, ha mille insicurezze a partire da quei sandali di cuoio che era costretta ad indossare da piccola per correggere le gambe storte, che le andavano troppo stretti.

Aveva sete di libertà Giulia, ma si costringeva, come le sue scarpe, ad una vita di obbedienza. Perché a lei bastava che la mamma le dicesse brava, una volta in più della sorella. A Giulia la sorella ruba il fidanzato, ma non è quello a tormentarla. E’ l’ingiustizia, il capriccio che non conduce a nulla, la sua ingenuità, il suo affidarsi, il vero tradimento. E così, come la sua amica Sofia, una suora che incontra una volta alla settimana, lei decide di imboccare la strada della rinuncia. Incapace di provare emozioni, si sposa col primo uomo affidabile che incontra, e che l’allontana dalla sua famiglia e dai suoi tormenti.

Ma “l’importante è avere l’incoscienza ad amare di nuovo” le aveva detto Sofia, e quell’incoscienza arriva, in modo inaspettato. Giulia Carcasi con “Io sono di legno” ci fa capire l’importanza delle storie dentro alle storie, quanto siano le nostre ombre a caratterizzarci, quanto il non detto abbia un peso infinitamente superiore rispetto a ciò che comunichiamo.

“Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno”.

Oltre il legno, due generazioni a confronto. Perché ci sono ferite che solo tra donne possono guarire. Perché ci sono ferite che hanno bisogno di parole per essere rimarginate.

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