Taormina Film Festival 2012: Il Campus di Nadine Labaki


Il Campus di Nadine Labaki. Da Taormina il nostro inviato Orazio Leotta.


di Orazio Leotta pubblicato il 25 giugno 2012

La regista e attrice libanese Nadine Labaki, nota al grande pubblico per “Caramel” e “ E Ora Dove Andiamo ?”, entrambi presentati al Festival di Cannes, è senz’altro una fra le note più liete del Tao FilmFest 2012. Voluta dagli organizzatori al loro fianco in conferenza stampa, è stata fra l’altro insignita nel corso della kermesse taorminese del Premio Fondazione Roma Mediterraneo per il dialogo tra le culture, riconoscimento andato negli anni passati all’israeliano Elia Suleiman ed Emir Kusturica. Nadine Labaki al Photocall.jpg

Affollatissimo di studenti degli atenei di Messina e Catania, oltre che dagli addetti ai lavori, anche il Campus che ha visto appunto protagonista quella che possiamo definire la più originale e seducente attrice e regista mediorientale. Ha esordito ricordando come la sua formazione artistica si è forgiata grazie alla Tv e alle soap-opera: esse costituivano l’unica possibilità, l’occhio fuori dal mondo, in una terra, la sua, martoriata da continue guerre e proibizioni. Tutto quanto così percepito è stato nel tempo tradotto con uno sguardo a 360°: sin dai suoi primissimi inizi (un videoclip su una famosa cantante araba esuberante, molto provocatorio), i suoi lavori sono intrisi di arte, di natura, di odori, di paesaggi, di ottime colonne sonore.

Un’impostazione certo televisiva, ma con l’aggiunta dello guardo introspettivo, della capacità di saper portare sullo schermo, camuffate da commedia, storie di quotidianità, piccole e grande tragedie quotidiane, capaci ancor più di fare rumore, grazie all’approccio soft, da commedia, che ad esse viene dato. “Caramel” ad esempio riduttivamente è stato etichettato come un film che parla delle donne: è vero, ma ciascuna delle protagoniste è portatrice di un disagio, di un dubbio, di una vergogna e i rispettivi messaggi arrivano ancor meglio allo spettatore grazie alla corazza che la commedia è capace di portare con sé, capace di proteggere quanto di grottesco e di malinconico si annida all’interno dei protagonisti. N.L.jpg

Nel suo secondo film da regista, le donne si inventano qualcosa per far desistere gli uomini dalla guerra: qui subentra, non solo la sua indole pacifista, ma anche il ruolo di madre. Nadine, ha cresciuto suo figlio, che ora ha diciotto anni, con il continuo chiedersi: “ma se un giorno mio figlio fosse affascinato dalla guerra, se le circostanze intrise di malintesi patriottismi, di cattive compagnie, specie di quelle le cui madre sono orgogliosi che i loro figli partano per la guerra, cosa potrei fare io a quel punto? Ed è da qui che mi è sempre frullata in testa l’idea di un film che scoraggi le persone ad innamorarsi della guerra ed a preferire valori veri come la fratellanza dei popoli, l’amore per la famiglia, e in tutte le sue sfaccettature”.

Le donne da lei rappresentate sono donne romantiche, indifese, fragili, un po’ come Nadine stessa, ma non per questo non capaci di poter avere una voce forte: essere delle guerriere, ma senza le armi. Nell’omaggiare l’Italia e la Sicilia, ricordando a tutti gli spettatori, che il suo film del cuore è Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore e oltre a spendere parole d’affetto per un momento del Campus.jpg Taormina e per la sua gente che l’ha fatta sentire come a casa sua, resta tuttavia abbottonata sul contenuto del suo prossimo film, che come i precedenti sarà girato in arabo, anche per continuare a lottare contro certi stereotipi: “commercialmente magari sarà meno esportabile, ma è il modo migliore per rappresentare appieno la cultura della mia gente, per rappresentare la nostra lingua in tutto il mondo, per dare quel tocco in più ad atmosfere già colorate, intrise di umorismo e calore, tipiche del medioriente.

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