A Simple Life


Regia di Ann Hui. (Hong Kong, 2011, 117 min, Drammatico) Con Andy Lau, Deanie Ip, Qin Hailu, Paul Chiang, Wang Fuli.


di Orazio Leotta pubblicato il 9 marzo 2012

Distribuito dalla Tucker Film, esce nelle sale italiane “A Simple Life”, l’applauditissimo film che, all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ha consacrato con la Coppa Volpi, Deanie Ip, splendida e commovente interprete di Ah Tao, anziana domestica al servizio della famiglia Lee per diverse generazioni.

La donna aveva iniziato presto l’attività di “amah” (domestica) per conto di un’agiata famiglia di Hong Kong, in quanto era consuetudine nell’ex colonia britannica che le più ricche e agiate famiglie ricorressero a giovanissime donne, soprattutto per accudire i bambini, ma anche per i lavori di casa, e Ah Tao è una di queste.

Testimone di decessi e di partenze per gli Stati Uniti d’America (dopo l’annessione nel 1997, di Hong Kong alla Cina) di numerosi componenti la famiglia originaria e dei discendenti, l’unico superstite è il giovane Roger Lee, un rampante produttore cinematografico. Ma Tao, nonostante l’età avanzata, continua a servirlo fin quando un problema al cuore la costringerà al riposo.

E’ a questo una sequenza del film punto che inizia a dipanarsi l’amore “filiale” di uomo verso una donna, verso quella donna che l’ha accudito per tutta una vita. Pur non essendo una sua familiare, il giovane la segue con affetto e premure; è costretto a sistemarla in una casa di riposo, ma mai l’abbandona e le fa sempre sentire la sua tangibile presenza.

Non è un film sulla vecchiaia. E’ innanzitutto una convergenza tra generazioni: quella occidentale, in cui spesso i vecchi sono considerati un fastidio, un peso, alla stessa stregua delle persone inefficienti in genere, e quella orientale, ove i giovani sono dipinti come poco inclini al sacrificio e impazienti. Il legame tra Roger e Ah Tao, va al di là del rapporto madre-figlio, ma assume contorni “assoluti”, concretizzandosi nel silenzioso e reciproco servizio per il benessere altrui.

Entrambi i protagonisti, poi, emergono anche per la sapiente descrizione fatta dalla regista dei loro gesti quotidiani, intrisi di sorrisi appena abbozzati, lievi scuotimenti del capo, sguardi trattenuti, malinconia diffusa. Non mancano i siparietti comici (il corteggiatore all’interno dell’ospizio o la ricerca di una sostituta che possa prendersi cura di Roger), ma ciò che lo spettatore si porterà dietro, dopo la visione del film, resterà il ritratto di questa anziana donna, con tutte le sue sfumature di sensibilità femminile che la regista le ricama addosso. Il cast di A Simple Life

Il sapiente uso del linguaggio cinematografico, inoltre, che va dal cinema verità al documentario, prende per mano la storia portandola fino all’inevitabile drammatico epilogo, commovente ma non lacrimevole, in cui è impossibile non pensare con gratitudine a tutte quelle persone che ci hanno cresciuto e amato silenziosamente.

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