Ci siamo rubati l’Italia


Il furto sistematico delle risorse per far vivere il nostro paese non è opera dei marziani, ma di larghi strati della popolazione italiana. Pregiudicando in maniera definitiva sia il presente che il futuro dell’Italia.


di Emanuele G. pubblicato il 27 settembre 2011

Il libro-inchiesta di Nunzia Penelope "Soldi Rubati" mi ha fatto aumentare il mio naturale pessimismo sul paese dove abitano e lavorano 60 milioni di esseri umani.

Il sapere che la causa dei nostri mali siamo noi stessi è una verità che fa male. Gli italiani - almeno larghe fasce di essi - hanno deciso di rubare in modo sistematico infischiandosene delle drammatiche conseguenze che ciò avrebbe causato. Soprattutto in un periodo "nero" come quello che noi stiamo vivendo. Con buona pace della c.d. "società civile" che rassomiglia sempre più a un coarcevo di interessi inconfessabili, illeciti e illegali...

Ecco perché ho voluto fermamente intervistare l’autrice del libro.

Sapevo che la realtà era drammatica, ma a questo punto...

Quando ho iniziato a lavorare a questa inchiesta, nemmeno io mi aspettavo di scoprire una situazione cosi’ degenerata. Eppure, le carte che ho consultato, tutte di fonti ufficiali, non lasciano dubbi. In Italia c’e’ sistema di illegalita’ diffusa, a tutti i livelli. Tutto questo ci costa carissimo: ogni anno un fiume di miliardi scompare in una sorta di buco nero, mentre il paese si impoverisce sempre piu’.

Come fanno a scomparire 500/600 mld l’anno? Sto ancora cercando una risposta...

Be’, nel mio libro la risposta c’e’, ed e’ abbastanza chiara: ogni paese sceglie il proprio modello di sviluppo economico, e l’Italia, evidentemente, ha scelto un modello basato su un ampio ricorso all’illegalita’. Lo dimostra il fatto che l’evasione fiscale, che vale 120 miliardi l’anno, e la corruzione, che ne vale altri 60, non solo non vengono seriamente combattute ma, anzi, in genere sono considerate sistemi imprescindibile per consentire a certe imprese di crescere. La prova e’ nelle proteste che scattano ogni volta che il Fisco cerca di recuperare quello che gli spetta, o nell’aumento esponenziale dei casi di corruzione che hanno come protagonisti imprenditori di pochi scrupoli, oltre che politici altrettanto poco scrupolosi del proprio ruolo istituzionale.

Non credo che questa situazione sia frutto di un "destino cinico e baro"...

No: e’ frutto anche di leggi molto discutibili, costruite in modo da favorire i reati economici, quelli cosiddetti dei ‘’colletti bianchi’’. Si tratta di reati molto gravi, come l’evasione, la corruzione, le truffe finanziarie, ecc, ma che in Italia vengono considerati peccati veniali. Nel resto del mondo invece sono severamente combattuti e perseguiti. In Italia no, c’e’ una sorta di ‘’tana liberi tutti’’ che premia i comportamenti piu’ dannosi dal punto di vista economico, oltre che etico. Questo fa la differenza tra noi e altri paesi civili.

Ma allora siamo un popolo di ladri? Ossia un amplissima fetta della popolazione italiana vive rubando...

Se consideriamo che oltre la meta’ dei contribuenti italiani dichiara di guadagnare meno di 15 mila euro all’anno, e che solo poche centinaia di persone ammettono di percepire un reddito superiore a un milione di euro, mentre stesso tempo i ristoranti di lusso sono sempre pieni, le autostrade sono intasate di auto costosissime, ecc, non c’e’ dubbio che qualcosa non torna…

Lo Stato non fa una bella figura, anzi tutto ciò contribuisce a minarne l’autorevolezza...

Lo Stato non e’ visto come qualcosa che ci appartiene, e di cui facciamo parte, ma come un Moloch assetato di quattrini. Quattrini che poi vengono sperperati, o dissipati in corruzione, ecc. E’ per questo che gli italiani sono cosi’ restii a pagare le tasse. Occorrerebbe una ampia operazione culturale di massa, per spiegare che lo Stato siamo noi, e che se derubiamo lo stato, sono le nostre stesse tasche, alla fine, a impoverirsi.

Se non ci fossero quei 500/600 mld che scompaiono così d’incanto, l’Italia non avrebbe bisogno di alcuna manovra economica...

No, non occorrerebbe alcuna manovra. Invece, l’Unione Europea ci ha appena avvertito che se non riusciremo a ottenere dalla lotta all’evasione fiscale gli introiti previsti, saranno necessarie molte altre manovra.

In Italia c’è un benessere individuale diffuso, mentre il principio di benessere collettivo latita parecchio...

Infatti, manca questo principio. Per i motivi di cui parlavo prima: non c’e’ fiducia nello Stato, nella politica, nelle istituzioni. Ma la colpa non e’ solo degli italiani: la classe dirigente, nel suo complesso, negli ultimi vent’anni non ha certo dato il buon esempio. Perche’ mai i cittadini dovrebbero essere migliori di chi li governa e che hanno contribuito a eleggere? Pero’ si ritorna al punto di partenza: se l’evasione sottrae 120 miliardi all’anno alle casse pubbliche, qualcuno si arricchira’, mentre i cittadini ‘’onesti’’ avranno sempre meno servizi, sanita’, scuole, ecc.

C’è la volontà di invertire tale tendenza alla ruberia sistematica?

Piu’ che la volonta’, c’e’ sicuramente l’urgenza: la crisi economica non consente piu’ certi comportamenti, recuperare il ‘’bottino’’ nascosto nelle tasche dei ladri e’ ormai indispensabile, se vogliamo sopravvivere…

Si può essere ottimisti?

In questa situazione, essere ottimisti equivale ad essere pazzi. Inoltre, l’ottimismo serve a poco: sarebbe piu’ utile un pizzico di rigore e serieta’.

La chiusura dell’intervista mi fa ricordare le parole piene di pessimismo di Carlo Arturo Iemmolo - uno dei più insigni giuristi cattolici del secolo scorso - secondo il quale non vedeva una evoluzione positiva della società italiana in quanto pervasa da un diffuso relativismo etico e morale. Qui sta la causa di tutti i nostri mali. Considerare orpelli del passato i valori etici, giuridici e morali...

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