Canti anarchici: Figli dell’officina



di Redazione Antenati pubblicato il 13 febbraio 2005

"Figli dell’officina" è un inno divenuto tradizionale del movimento anarchico. Il testo originale fu scritto da Giuseppe Raffaelli e Giuseppe De Feo, anarchici carraresi, nel 1921, mentre si preparavano ad affrontare le squadracce fasciste con gli "Arditi Del Popolo". La musica deriva da un canto popolare. Nel periodo della resistenza, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ripreso dai partigiani "rossi" del nord Italia. Nel 1999 è stato ripreso (con modifiche) dalla band italiana Modena City Ramblers, all’interno dell’album "Fuori campo". Il documento sonoro allegato proviene da Carrara, 1946.

Figli dell’officina
o figli della terra,
già l’ora s’avvicina
della più giusta guerra,

la guerra proletaria,
guerra senza frontiere,
innalzeremo al vento
bandiere rosse e nere,

Avanti, siam ribelli,
fiori vendicator
un mondo di fratelli
di pace e di lavor.

Dai monti e dalle valli
giù giù scendiamo in fretta,
con queste man dai calli
noi la farem vendetta;

del popolo gli arditi,
noi siamo i fior più puri,
fiori non appassiti
daI lezzo dei tuguri.

Avanti, siam ribelli...

Noi salutiam la morte,
bella vendicatrice,
noi schiuderem le porte
a un’era più felice;

ai morti ci stringiamo
e senza impallidire
per l’anarchia pugnamo;
o vincere o morire,

Avanti, siam ribelli..

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