Zaccheroni San


Il trionfo dell’uomo mite che non piaceva al premier.


di Orazio Leotta pubblicato il 1 febbraio 2011

Alberto Zaccheroni, allenatore di calcio, soprannominato Zac, nato il primo di Aprile come un suo illustre collega, l’Arrigo di Fusignano, ha recentemente portato al trionfo nella Coppa d’Asia la nazionale giapponese, che guida dal 30 Agosto del 2010.

Uomo mite, umile, oseremmo dire proletario, competente e rispettoso, inizia la sua carriera di tecnico allenando squadre emiliano-romagnole quali il Baracca Lugo, il Cesenatico, il San Lazzaro di Savena e il Riccione per poi approdare al Venezia, al Bologna e al Cosenza, dove riesce a salvare la squadra calabra nonostante i nove punti di penalizzazione.

L’esordio in Serie A lo fa allenando l’Udinese che con uno spregiudicato modulo tattico il 3-4-3, ritenuto folle ed eccessivo nel marasma degli italici moduli difensivisti, (ne avevano fatto le spese Orrico e Galeone) ottiene terzo posto e qualificazione Uefa nonché riconoscimenti quali “La Panchina d’Oro” nel 1997 e “Il Seminatore d’Oro” nel 1998. Il suo gioco spettacolare e vincente gli consente di approdare al Milan dove al primo tentativo vince il Campionato, stagione 1998-99, il Campionato del Centenario, dopo una grande rimonta sulla Lazio.

Ma il premier-patron, allora non c’erano chiare regole sul conflitto di interessi, ma se ne parlava tanto, non lo ebbe mai tra le sue grazie, ufficialmente perché non gradiva il suo modulo tattico ( ebbe a dire, Zaccheroni è come colui che avendo fra le mani della tela pregiata, la spreca non sapendola tessere..), che comunque era un modulo votato al bel gioco e allo spettacolo così come impone tutta la corazzata mediatica Fininvest/Mondadori/Milan/Publitalia/Medusa etc…, più probabilmente perché non sopportava di avere in casa un uomo con idee politiche di sinistra (in quel periodo ne faceva le spese anche l’argentino Coloccini, epurato causa capelli lunghi e tatuaggio del Che).

Il successivo campionato (terzo posto finale) è considerato un fallimento e solo la stima incondizionata e la fiducia dei suoi giocatori, veterani compresi, gli consentono di iniziare il torneo 2000/01 non completato, nonostante comunque il Milan viaggiasse nelle alte posizioni di classifica, causa il definitivo “niet” del Presidente. Poi allena con buoni risultati Lazio, Inter e Torino e solo nella sua esperienza sotto la Mole, ma nella sponda juventina, non ottiene risultati ragguardevoli, in una Juventus ancora alle prese con il post-retrocessione.

Ma il tempo è galantuomo recita un vecchio adagio e il Giappone gli offre la panchina della nazionale con l’obiettivo dichiarato di vincere la Coppa d’Asia. Egli accetta e dimostra di trovarsi subito a suo agio in mezzo a giocatori seri, lavoratori, modesti, umili, educati, rispettosi e che si muovono in treno o in metro. Vince tre amichevoli su quattro, battendo Guatemala, Paraguay, l’Argentina di Messi e pareggiando contro la Corea del Sud e si lancia nell’avventura di Coppa in Qatar dove in sequenza la sua nazionale, supera Arabia Saudita, i padroni di casa del Qatar, la Corea del Sud e in finale l’Australia con un gol di Tanadari Lee (messo in campo qualche minuto prima) nel secondo tempo supplementare. Un capolavoro tattico, ottenuto senza snaturare il suo credo calcistico, il 3-4-3, con cui è riuscito a rendere orgogliosa una nazione, ottenuto soprattutto battendo in finale la favoritissima Australia imbottita di giovani provenienti dalla Premier League. Zaccheroni San, il Sol Levante è tuo. Da “Girodivite” le nostre congratulazioni. E…alla prossima.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo