Mostra su Esther Mahlangu a Sant’Alessio Siculo


Dal 16 luglio al 6 Settembre presso la Villa Genovese.


di Piero Buscemi pubblicato il 7 luglio 2010

Un evento di grande spessore culturale, sarà quello che vedrà protagonista l’arte della "Regina d’Africa", in esposizione a Sant’Alessio Siculo, un paesino turistico della provincia ionica del messinese, dal 16 luglio al 6 settembre. La location della mostra sarà la Villa Genovese, sito spesso utilizzato dall’amministrazione per ospitare eventi culturali.

Nata nel 1935, Esther Mahlangu è un’artista del Sud Africa. Vive in un villaggio della Provincia del Mpumalanga, è conosciuta per la sua tenacia e le sue battaglie contro tutte le ingiustizie. Ha viaggiato ed ha esposto le sue opere all’estero, famosa la sua mostra "Les magiciens de la terre" tenutasi in Francia nel 1989, nel periodo in cui nel suo paese i tumulti politici e le sanzioni rendevano la partecipazione fuori confine, solo un sogno per molti degli artisti sudafricani.

Esther Mahlangu imparò l’antica tradizione di dipingere i muri di casa dalla madre, quando aveva solo 10 anni. Lo stile artistico della Mahlangu emerse quando, in pubertà, seguendo i dettami dell’usanza Ndebele, fu alienata dalla società per diversi mesi ed imparare l’arte degli addobbi con le perline. Queste premature lezioni creeranno le basi della sua futura carriera artistica.

La tecnica tradizionale Ndebele di dipingere i muri consisteva all’inizio nel decorare le case costruite con sterco di mucca, per ultimarle con argilla colorata. Diventata adulta, nel 1940, l’uso dei colori moderni e delle forme geometriche definirono l’usanza Ndebele, evolvendola a forma d’arte.

Da giovanissima Mahlangu divenne un’esperta della tradizione e dei murales, che tradizionalmente erano eseguiti dalle donna in occasioni particolari. Grazie alla sua arte divenne famosa e le furono commissionati diversi lavori da più parti del Sud Africa.

Nonostante la sua crescita artistica nel rispetto della tradizione, Mahlangu cominciò ad evolvere, elaborare ed innovare la tecnica, personalizzandola. L’evoluzione si manifestò con la sperimentazione e l’utilizzo di materiali che allargassero i suoi confini creativi, invadendo il campo di altre influenze artistiche.

Nel corso della sua carriera, l’arte di Mahlangu ha subito molte transizioni, sperimentando anche l’utilizzo di colori fluorescenti. Ma come osservò il critico d’arte Amelia Pleasant, durante la prima esposizione di Mahlangu in Sud Africa nel 2003, "è tornata ai colori naturali che hanno contraddistinto la sua arte, frutto di reminiscenze della sua prima infanzia".

Nelle sue opere, Mahlangu raffigura il quotidiano con i suoi oggetti, riconducendoli nell’astratto, disegnando a mano libera senza precedenti misurazioni o schizzi, e usando piume e mazzetti di ramoscelli a fungere da pennelli come nell’antichità.

Oggi l’arte di Mahlangu è esposta nelle gallerie pubbliche e private in tutto il mondo. Il suo villaggio e la sua casa in Mpumalanga è visitato da turisti di tutto il mondo, incuriositi ed entusiasti dalle decorazioni dei muri.

Diventata famosa, dopo aver esposto nei più famosi musei d’arte, quali il "New Identities Exhibition" a Bocum Museum in Germania, il Virgin Atlantic’s music store a Times Square, il National Museum of Women in the Arts a Washington DC e il Civic Theatre a Johannesburg, ha adattato la sua arte alla modernità, dipingendo auto e aeroplani. Nel 1991 ha ricevuto l’invito a dipingere il prototipo della nuova BMW 525, che le ha consentito di essere inserita tra i più grandi artisti internazionali, quali Frank Stella, Roy Lichtenstein e Andy Warhol.

Esther Mahlangu ha dedicato la sua vita all’arte. Ha promosso nel mondo la cultura della sua gente con sensibilità e rispetto delle tradizioni.

All’età di 75, Mahlangu ha confessato di provare ancora una gioia indescrivibile quando dipinge. Continua ad esporre le sue opere, insieme ad altri artisti o da sola, in tutto il mondo. Si sta impegnando per trasmettere alle nuove generazioni le tradizioni di questa arte comunicativa, che non dimentichiamolo, ha costituito la prima traccia storica del passaggio dell’uomo su questa terra.

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