Tsunami. Se tornasse Leopardi...


E’ stato un muro d’acqua, causato dal terremoto di nono grado della scala Ritcher, a provocare la morte in tutto il sud- est asiatico.


di Laura Giannini pubblicato il 29 dicembre 2004

I telegiornali... finestre sul mondo, un continuo susseguirsi di notizie. Quando non trattano di guerre, della violenza che impera, della politica interna, i titoli vertono su catastrofi naturali: terremoti, inondazioni di fiumi, alluvioni, uragani e perché no?, anche maremoti.

Ultimo di questa lunga serie è lo Tsunami ("onda del porto") del 26 dicembre, quell’onda gigantesca che ha travolto tutto. E’ stato un muro d’acqua, causato dal terremoto di nono grado della scala Ritcher con epicentro a largo dell’isola di Sumatra, a provocare la morte in tutto il sud- est asiatico, uccidendo oltre 65.000 persone per danni superiori ai 10 miliardi di euro. Le onde, generate dal sisma, possono percorrere anche migliaia di chilometri alla velocità di 800 Km/h lungo l’oceano, per poi abbattersi sulle coste sotto forma di enormi muri d’acqua. L’energia, generata dai movimenti tettonici sul fondo marino, acquista sempre più forza a causa della profondità del mare e della vastità dell’oceano, che provocano, a loro volta, il moltiplicarsi dell’energia durante il percorso dell’onda. Quando essa si trova in prossimità della costa, incontra i fondali più bassi e l’energia, che fino ad allora è stata verticale, si sviluppa in orizzontale, abbattendosi come forza devastatrice.

Questo maremoto sarebbe stato provocato da un rallentamento della velocità della rotazione terrestre. Si è verificato alle 7.59 di domenica mattina al largo dell’isola di Simeulue, a ovest di Sumatra, in Indonesia, e ha innescato la serie di inondazioni. Sono stati colpiti lo Sry Lanka, l’Indonesia, l’India, la Thailiandia, la Malesia, le Maldive, le isole di Andamen e Nicobar. L’intensità delle onde ha toccato perfino l’Africa, provocando circa 100 dispersi in Somalia e decine di feriti in Kenya. Sumatra, l’isola- teatro dell’epicentro, è stata spostata di circa 30 metri verso sud- ovest per effetto del sisma. E’ stato il terremoto peggiore degli ultimi quarant’anni e il quinto più forte dal 1900, così violento da modificare in modo evidente l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre.

Nello Sry Lanka, il numero delle vittime ha toccato 18.706; i superstiti si sono rifugiati nelle scuole e nei templi. Nell’India meridionale, dove i morti accertati sono circa 11.400, ci sono anche 200 pellegrini indù che stavano facendo un bagno rituale in mare. In centinaia si sono raccolti a pregare per il ritorno dei propri cari, gettando petali e sacrificando polli. In Indonesia si parla di circa 27.174 vittime. A Banda Aceh, capitale della provincia indonesiana di Aceh, i volontari dispongono i cadaveri lungo file ordinate. "C’è un odore terribile, i cadaveri sono assieme alle carogne di cani, gatti, pesci, capre"- ha detto Buyung Lelana, Colonnello dei Marine, a capo di una squadra d’evacuazione. In Thailandia, dove i morti accertati sono finora 2000, alcuni ospedali dell’isola di Phunket hanno iniziato a diffondere elenchi scritti a mano di morti e di feriti.

Per alcuni la definizione è "nazionalità sconosciuta", mentre in tutta la regione i parenti delle vittime cercano tra i mucchi di corpi accatastati. Colpite anche le isole di Andamen e Nicobar, dove i morti sarebbero circa 3000. Il bilancio sarebbe più basso per quanto riguarda la Malesia, 65 vittime, e per le Maldive 52. E’ destinato a crescere anche il bilancio delle vittime italiane: 17 finora, anche se Berlusconi e Fini esprimono il loro timore sulla reale situazione della catastrofe per i nostri connazionali.

In ogni città, sono stati allestiti soccorsi militari e volontari e le agenzie internazionali hanno inviato rapidamente personale, attrezzature e denaro nelle regioni colpite. La Croce Rossa sta cercando di stanziare 7.5 milioni di franchi svizzeri, pari a 6.5 milioni di dollari, per finanziare aiuti d’emergenza. L’enorme numero di vittime provocato dal maremoto che ha messo in ginocchio tutto il Sud est asiatico avrebbe forse potuto essere evitato con una migliore organizzazione, perché - "Con calcoli ben precisi è possibile sapere dove e quando si scaglierà l’onda anomala provocata da un sisma, se si hanno i dovuti parametri del terremoto" - ha detto Luigi Cavalieri, ricercatore dell’Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Venezia.

Penso che a questo punto sia inutile recriminare, suggerire cosa si sarebbe potuto fare in un passato non troppo lontano. Bisogna, invece, fare qualcosa di concreto per un immediato presente, affinché tutti i paesi che sono stati colpiti possano riprendersi prima possibile. E’ vergognoso l’atteggiamento di alcuni turisti, che, intervistati all’aeroporto, non erano disperati per tutta quanta la vicenda, quanto, invece, per la vacanza che si è "andata a fare benedire": quando si dice… la sfortuna! Per questo motivo, avevano già pronta l’opzione.

Certo che di posti alternativi ce ne sono pochi: infatti, dei paesi in Medio-Oriente manco a parlarne, visti gli ultimi attentati. Avevano optato proprio per questi paesi, isole felici al di fuori del terrorismo internazionale, che, invece, sono stati colpiti dal terrorismo naturale. E allora? Be’, non rimane che l’Europa o l’America… Vacanze troppo scontate, però: solite strade, soliti negozi, solite luci, solito annoiante consumismo, solito benessere diffuso su cui è inutile parlare, solita felicità- che- tocca- un- po’- per- uno, per cui, in questo "mare magnum" di contentezze, meglio guardare il mondo dal video ulti- modello-cristalli- liquidi, meno rischioso e più comodo!

La domanda che sorge spontanea è : "ma in che mondo viviamo?". Forse una risposta altrettanto spontanea sarebbe: in quel mondo che ci siamo voluti, che abbiamo manipolato e torturato fino a farlo ribellare. Da lui si pretende sempre di più, ma quando dà cenni di insofferenza facciamo "orecchi da mercante": continua la iper- attività di grandissime industrie, continua il commercio delle petroliere e il ritmo frenetico delle automobili che ammorba l’aria. Si continua a investire capitale in bombe atomiche piuttosto che in ricerche per lo studio delle malattie, dei sismi e di tutto ciò che renderebbe la vita più facile e prevedibile; in armi piuttosto che in apparecchiature per il monitoraggio del suolo, dei fondali, dell’universo.

E lo Tsunami? E’ un segno che la natura non ha più freni: un atteggiamento che le ha insegnato l’uomo, il vero "terribile" fenomeno, la vera onda che travolge tutto quello che incontra, nella quale la razionalità cede il passo alla legge del profitto che, come "deus ex machina", domina la vita degli esseri umani, animali e vegetali.

Vorrei chiudere questa riflessione facendo riferimento a un’opera letteraria, purtroppo letta pochissimo e male. Faccio riferimento al "Dialogo della natura e dell’islandese" di Giacomo Leopardi. In essa, che appartiene al periodo del "pessimismo cosmico", quando la Natura viene vista come "Madre Matrigna", un esploratore islandese cerca per tutto il mondo un luogo ideale nel quale poter vivere con relativa tranquillità. E cercando cercando, arriva all’Equatore, dove trova questa donna col volto a mezzo "tra il bello e il terribile", che gli spiega di essere assolutamente indifferente a tutto ciò di cui l’uomo è vittima, perché interessata soltanto al perpetuarsi meccanicistico della vita sulla terra.

Leopardi, già nel lontano 1820, aveva compreso che l’unico modo per ovviare allo strapotere della natura è quello di chinare il capo come la Ginestra sul Vesuvio e accettare la condizione di tutti i limiti e le potenzialità umane nell’ottica della fratellanza universale. E’ quello che manca al mondo di oggi.

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