Enzo Del Re, uno che lavorava con lentezza


Due righe, così per dire, sull’autore della canzone che dà il titolo al recente successo di Guido Chiesa


di Francesco Chiantese pubblicato il 3 novembre 2004

Tra le molte parole sentite e lette sul film "Lavorare con lentezza" di Chiesa poche se ne sono spese per ricordare chi fosse (e chi è a dire il vero) Enzo Del Re.

Conosciuto anche come il Cantastorie di Mola (Mola di Bari) è possibile ancora incontrarlo e sentirlo cantare durante il mercato del pesce nel suo paese.

Si dice che non se la passi bene, (almeno fino ad ora) e che "al paese" sia considerato poco più che uno sbandato... eppure Enzo Del Re è stato una delle figure più radicali dell’alternativa politico-musicale degli anni Settanta.

Solitamente utilizzava come strumento una sedia e chiedeva come cachet il minimo sindacale della paga di una giornata di lavoro di un metalmeccanico.

Del Re si esibiva in performance imprevedibili e provocatorie, vere maratone con cui intendeva rappresentare e denunciare l’infinita ripetitività del lavoro in fabbrica. In un’epoca in cui il rifiuto del lavoro aveva un valore morale e ideale, Del Re ha rappresentato l’utopia più estrema della ribellione e della denuncia.

Eppure il Cantastorie di Mola era diplomato presso il Conservatorio di Bari, ma aveva rifiutato gli strumenti classici per adottare materiali poveri e di recupero (cartoni, oggetti casuali) con cui trasformava le canzoni in recitativi monodici con un accompagnamento ritmico molto sostenuto.

La sua non era stata semplicemente una scelta dettata dal minimalismo musicale, ma il suono, diventava per lui, un simbolo per accompagnare e servire meglio il contenuto dei suoi pezzi.

Memorabile, dicono, quando per parlare di emigrazione se ne andava in giro cantando e battendo i suoi ritmi su di una bella valiga di cartone rosso.

Certo, oggi farebbe un pò sorridere; o forse striderebbe ancora, in contrasto con le melodie piatte di molti autori italiani che, a sentirle, non sai mai se parlino d’amore o di morte.

Quando la propria storia personale, le parole e la musica potevano permettersi di andare d’accordo.

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