Acqua bene comune dei cittadini catanesi


Un forum pubblico, promosso da Mediterracqua, CGIL e Federconsumatori, ha evidenziato i gravi problemi idrici catanesi circa l’abbassamento delle falde acquifere e le perdite dispersive nelle reti etnee.


di Luca Salici pubblicato il 7 luglio 2004

Catania - Il 5 Luglio si è tenuto, presso il chiostro della CGIL, un forum sull’emergenza idrica nella provincia catanese. Promotori dell’incontro il movimento Mediterracqua, la CGIL e la Federconsumatori. Durante il forum pubblico è stato affrontato il tema acqua in rapporto alla situazione catanese; due i punti su cui si è riflettuto maggiormente:
- L’ abbassamento delle falde acquifere
- La dispersione nella distribuzione dell’acqua

Non siamo di fronte ad un problema nuovo, bensì all’ultimo stadio di una situazione critica che si perpetua da ormai una quindicina di anni. Ma mai come adesso è importante sensibilizzare la comunità sugli enormi rischi che questa situazione può produrre, in primis la negazione di uno dei beni universali che spettano all’uomo di diritto, l’acqua.

Circa l’abbassamento delle falde, la provincia catanese è fornita maggiormente dalla falda sud-orientale dell’Etna (collocata tra l’acese e il puntese). Quest’ultima nel periodo tra il 1970 ed il 2004 si è abbassata di circa 70 metri. La riflessione è d’obbligo se si pensa che ben 18 metri di abbassamento sono da imputare al periodo 2002-2003. Inoltre nel periodo 2001-2003 ben 17 impianti di sollevamento delle risorse idriche hanno perso contatto con la falda, diventando quindi inutilizzabili.

Dall’altro lato i problemi di dispersione non fanno altro che amplificare i già accertati abbassamenti delle falde. Dando uno sguardo al documento pubblico redatto dai promotori dell’incontro, le cifre sembrano parlare da sole: nella provincia catanese la dispersione idrica è del 53%. Ciò vuol dire che con l’acqua persa si potrebbe fornire una provincia della stessa dimensione di quella catanese. Nell’affare acqua i soggetti che si occupano delle forniture idriche sono ben quarantuno, venticinque enti locali, cinque aziende e consorzi pubblici e undici aziende private. I due soggetti maggiori di irradiamento idrico sono la SIDRA (89.000 utenze, area urbana catanese) e ACOSET (85.000 utenze, distribuite in una ventina di aree urbane etnee). Sulla base della differenza tra acqua immessa e acqua fatturata sono proprio questi due soggetti ad avere maggiore responsabilità circa la dispersione idrica nella provincia. Secondo i dati degli altri soggetti che gestiscono l’acqua nella provincia, sembra comune la cifra molto bassa del 5% di dispersione; quindi i maggiori indiziati della dispersione sembrano proprio essere i due soggetti sopraelencati. In particolare la Sidra è responsabile nel suo territorio di riferimento, del 53 % di dispersione, mentre l’Acoset nella propria area di fornitura idrica raggiunge punte del 70 %. A cosa è dovuta questa enorme dispersione?

Principalmente alla obsolescenza delle reti idriche catanesi; spesso invece di sostituire tubature deteriorate si provvede alla più economica "fascetta", una sorta di cerotto per i tubi. Un secondo e ben più inquietante interrogativo sembra essere l’abusivismo; non è detto che tutta quest’acqua vada perduta nel suolo a causa di tubi malconci; è piuttosto sviluppato nella provincia catanese il sistema di accaparrarsi, presso pozzi privati e/o abusivi, grandi quantità di acqua, bene di tutta la collettività. Su questo fenomeno si era cominciato a fare uno studio e dei sopralluoghi lungo tutta l’isola mossi da Bianco (in qualità di ministro dell’interno); sembra che lo studio capillare svolto dall’ex sindaco di Catania sia stato accantonato, e ne sia iniziato uno nuovo da parte del presidente della regione Cuffaro. Al di là delle fazioni politiche, è importante svolgere un progetto che permetta di individuare e sanzionare le appropriazioni indebite di risorse idriche.

Durante l’incontro ha l’opportunità di prendere la parola il presidente della SIDRA spa, Carmelo Manzo. Il suo intervento sembra essere nella forma abbastanza positivo. Illustra le soluzioni che la Sidra si è prefissata per i problemi posti durante il forum: innanzitutto sembra che, quattro anni addietro, l’azienda abbia proposto un progetto di ristrutturazione delle reti di distribuzione catanese, e che tale progetto, presentato come emergenza, sia passato all’ATO (ambito territoriale ottimale). La Sidra dopo quattro anni aspetta che il progetto, ormai diventato di progettualità futura, sia approvato dall’ATO, che però fino ad adesso non ha tenuto in considerazione. Quindi la Sidra è in balia delle decisioni di un organo superiore, e secondo Manzo, aspettare è l’unica soluzione. Con estremo orgoglio, il rappresentante dell’azienda idrica catanese, enuncia i grandi passi avanti avvenuti dopo il suo insediamento (1999): sono state eliminate le turnazioni in tutto il territorio catanese; sono stati risparmiati 10 milioni di metri/cubi di acqua emunta; è in cantiere un progetto sul riutilizzo delle acque reflue da destinarsi all’agricoltura; sono stati ingaggiati pozzi privati e pozzi di altre provincie per sopperire alle mancanze dei pozzi catanesi; è stata promossa una sensibilizzazione sul consumo dell’acqua. Oltre al resto, afferma che l’abbassamento è anche da imputare all’uso domestico spropositato; water non intelligenti e vasche ad idromassaggio, sono tra i principali colpevoli dell’abbassamento delle risorse. Inoltre Manzo dichiara fermamente che la cifra del 53 % di dispersione idrica è nella media nazionale italiana. Poi come un buon politico che si rispetti, dopo aver concluso il proprio intervento, lascia il microfono e sgattaiola via per non assistere alle repliche dei partecipanti al forum.

Peccato non sia rimasto; subito dopo il suo allontanamento sono molte le correzioni che sono state sollevate al suo intervento. Innanzitutto, come attestato da un lavoratore delle acque Carcaci e da un rappresentate del WWF, la media nazionale di dispersione è di circa il 20%; mentre, a proposito della battuta di Manzo sulle vasche a idromassaggio, il 70 % delle acque emunte nella provincia di Catania sono destinate al solo consumo agricolo-industriale. Ciò non toglie che esista il bisogno di una sensibilizzazione per un razionale uso domestico dell’acqua, ma questo non deve essere l’indiziato principale dei fenomeni di abbassamento delle falde. È piuttosto doveroso concentrarsi sull’abusivismo, sulla ristrutturazione della rete, sulla sinergia di intenti tra i soggetti pubblici e privati che gestiscono l’acqua nella provincia, sul riutilizzo delle acque reflue, sullo sviluppo del sistema fognario a cui solo il 30 % delle abitazioni catanesi è allacciato.

C. Luca Salici

Su Girodivite troverete prossimamente un Dossier sulla situazione idrica in Sicilia. State connessi.

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