"Sono stato nero pure io" con Giobbe Covatta


Un documentario sull’Africa struggente e drammatico come solo un comico avrebbe saputo fare


di Ugo Giansiracusa pubblicato il 30 giugno 2004

È strano che siano i comici gli unici che riescano a raccontare la realtà e a comunicarla agli altri. L’esempio è questo splendido documentario di Covatta sull’Africa con la regia di Giulio Manfredonia e la collaborazione di Amref. Fra gag comiche e scenette improvvisate il comico napoletano racconta l’Africa come pochi sono riusciti a fare. Con il dolore e la partecipazione di chi la conosce, la ama, e lotta per regalare un futuro a milioni di persone che non lo hanno.

Si sa che i grandi comici hanno la capacità di fare anche pensare e anche piangere. Ma è comunque strano, per non dire incredibile che a loro bisogna rivolgersi per avere una certa dose di informazione su realtà che normalmente vengono dimenticate dall’informazione ufficiale. Le 200 persone più ricche del mondo guadagnano quanto 3 miliardi delle persone più povere del mondo. Questo è quello che racconta Covatta in questo suo documentario. Una parte di queste 3 miliardi di persone che non hanno potere, non hanno voce e da sempre sono ignorati e nascosti come panni sporchi quando arriva in casa un ospite.

Aids, fame, sete, povertà sono parole vuote nel linguaggio di ogni giorno che si trasformano in immagini spietate in questo bel documentario. Parole che si trasmormano in macigni che solpiscono i nostri occhi. Parole e immagini che anche vedendole e sentendole sono difficili da comprendere ed afferrare. Miliardi di persone vivono con un meno di un dollaro al giorno. Come si può comprendere una frase del genere?

Per tutto il documentario la cosa che più colpisce sono i volti sorridenti dei bambini. Nonostante tutto quella incredibile e inesauribile voglia e piacere di vivere.

Un documentario spietato, con la sua ironia, nel raccontare l’ipocrisia del paesi e delle genti ricche nei confronti di queste popolazioni, di queste persone rappresentato in una delle immagini del documentario da un colbacco di finta pelliccia arrivato in Africa fra gli aiuti umanitari. Un colbacco di pelliccia in Africa, questo è il nostro modo di metterci a posto la coscienza.

Un documentario che dovrebbe essere mostrato a tutti i ragazzi di scuola perchè insegna tante cose pur essendo divertente. Anzi, un documentario che tutti dovrebbero vedere e che se è stato mandato in onda solo alle 23.30 è solo perchè la televisione di stato ha rinunciato da tempo a informare e a istruire abbandonando la sua funzione di educatrice per la rincorsa spietata agli indici di ascolto.

Un grazie sincero a Covatta, al regista Giulio Manfredonia e all’Amref e la speranza che nonostante il silenzio che troppo spesso circonda gli atti di volonta e di generosità continuino in quello che fanno.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo