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Rubrica : {Flash}

Pericolosi giochi di guerra NATO in mezza Europa

Il martedì 17 maggio 2022 di Antonio Mazzeo

Mentre il tragico conflitto in Ucraina – riesploso con l’aggressione di Mosca del 24 febbraio scorso- miete migliaia di vittime tra l’inerme popolazione civile e i militari russi e ucraini e Washington e Bruxelles alimentano le violenze inviando armi di distruzione per decine di miliardi di dollari, la NATO punta all’escalation promuovendo maxi-esercitazioni in tutta l’Europa centrale ed orientale.

Secondo il Comando Supremo dell’Alleanza alle due principali esercitazioni in corso, “Defender Europe” e “Swift Response” partecipano oltre 18.000 militari di venti paesi. “Attualmente esse si stanno svolgendo in Polonia e in altri otto paesi europei,ed includono anche lanci di paracadutisti ed assalti con elicotteri in Macedonia del Nord”, riporta la NATO. “In Estonia, 15.000 militari di 14 paesi sono coinvolti nell’esercitazione “Hedgehog”, una delle maggiori operazioni militari mai svolte nel paese dal 1991 e coinvolgono la nave da sbarco USA Kearsarge della classe Wasp. Inoltre, l’esercitazione “Iron Wolf” in Lituania vede schierati 3.000 militari dell’Alleanza e circa 1.000 veicoli da guerra, inclusi i carri armati tedeschi Leopard 2”.

Sempre secondo la NATO, in Germania è in corso “Wettiner Heide”, un’esercitazione della Forza di Pronto Intervento alleata con 7.500 militari. “Nel Mediterraneo, il gruppo navale guidato dalla portaerei (nucleare) USS Harry S. Truman sarà trasferito sotto il comando NATO per la seconda volta quest’anno durante le esercitazioni navali “Neptune series””, riporta la NATO. “Ciò rappresenta solo il secondo trasferimento alla NATO di un gruppo navale con una portaerei USA a partire dalla fine della Guerra Fredda. Il prossimo mese, “Ramstein Legacy” in Polonia e nei paesi del Baltico sarà la più grande esercitazione di difesa aerea missilistica integrata e coinvolgerà 23 paesi. “Baltops”, anch’essa a giugno, che si tiene annualmente da oltre 50 anni sarà un’attività addestrativa anfibia nella regione del Baltico”.

Il Comando della NATO riporta infine che in buona parte di queste esercitazioni sono coinvolti reparti militari di Finlandia e Svezia, i due paesi che stanno rinunciando alla loro storica neutralità per fare ingresso nell’Alleanza. “Attualmente, le forze armate di Stati Uniti d’America, Regno Unito, Estonia e Lettonia stanno partecipando a fianco di quelle finlandesi nell’esercitazione “Arrow 22”, e vedono presenti i tank britannici Challenger 2 ei veicoli blindati da combattimento USA Stryker”.

Nelle acque e nei cieli del sud Italia è intanto in atto “Mare Aperto 2022”, maxi-esercitazione promossa dalla Marina Militare italiana a cui partecipano oltre 4.000 militari di Italia e altri sei paesi NATO e una settantina tra navi, sommergibili, velivoli ed elicotteri. “Mare Aperto 2022” terminerà il prossimo 27 maggio.

Fonte: Antonio Mazzeo blog


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Rubrica : {Racconti}

Vanò

Il martedì 17 maggio 2022 di Evaristo Lodi

La notte incombe, ma nella penombra, in un angolo del muro, trovo una macchia appena cresciuta di muffa che odora di muschio stantio, mentre un ragno si muove sinuoso per raggiungere la sua preda. Nella mia mente si sta concretizzando un’idea raccapricciante: devo e voglio ricordare, per capire.

Il mio amico Vanò [1], che avevo conosciuto nella primavera del 1988, era morto per quella stupida, breve guerra, nel 1992. Quattro anni trascorsi assieme in allegria. Ho settantotto anni, sono vecchio, ma il suo ricordo mi fa scorrere un brivido gelido lungo la schiena. Sono passati ventuno anni dal giorno in cui ci eravamo incontrati per la prima volta ed ora il paesaggio che vedo in lontananza, l’altra riva del fiume, appartiene a un altro stato.

Che sete! Non sono più abituato ai lavori manuali. E pensare che una volta sarei riuscito a costruire questa dacia in pochi mesi mentre adesso sono solo all’inizio. Che fatica! Meglio se mi riposo un po’ e faccio un bel tuffo nel fiume. Questo posto è davvero molto bello.

Attraverso i piccoli campi coltivati che mi circondano e, in breve, arrivo sul greto del fiume, mi spoglio e mi tuffo nell’acqua fresca. Inizio a nuotare con calma e poi aumento il ritmo, senza rendermi conto che mi sto allontanando dalla riva. La corrente è calma e quando nuoto mi rilasso, perché la mente ritorna a quando ero un marinaio ed i miei muscoli guizzavano, felici della propria giovinezza. Dopo una pausa, mi accorgo che sulla riva opposta c’è una piccola dacia e fuori, nel cortile, un uomo grande e grosso mi osserva sornione, sotto un paio di baffoni, fumando una sigaretta, seduto all’ombra di un pioppo. Anch’io mi fermo ad osservarlo e lui mi fa un cenno di saluto, con la mano. Nuoto sempre più vigorosamente per raggiungere l’altra sponda fino a che l’omone si alza e mi viene incontro proprio mentre riesco a toccare la riva. Non faccio in tempo a riprendere fiato che, con il suo sorriso disarmante, mi spara una raffica di domande

- Mi chiamo Ivan e tu? Vivi da queste parti? Non ti ho mai visto. Sono in pensione e tu? Oggi fa davvero caldo. Un bel bicchiere di birra fresca o preferisci una coca cola? – e non trattiene una fragorosa risata.

- Mi chiamo Boris e … sì certo, un po’ di birra è quello che mi ci vuole. - riesco a dire, ansimando.

Ivan si dimostra un ospite davvero premuroso e mi mette subito a mio agio: il bicchiere di birra è accompagnato da un po’ di vobla [2] e dopo coglie per me, dagli alberi attorno alla dacia, alcune ciliege ed amarene. Si stava riposando all’ombra, mangiando e bevendo in solitudine e, vedendomi nuotare, si era ricordato di quando, giovane marinaio, avrebbe attraversato il fiume in poche bracciate.

- Non ci posso credere, anche tu sei stato un marinaio? - gli chiedo dopo la sua rivelazione.

- Certo, non si vede? - dice Ivan sorridendo - Caro Boris, insegnavo chimica all’Università di Kishinev [3], ma ora sono in pensione e appena posso vengo a godermi questa dacia, in riva al Dniestr [4], che mi sono costruito con le mie mani. -

- Io sono responsabile tecnico al comune di Kishinev, ma ho iniziato adesso a costruire la mia dacia e, se non trovo un amico che mi dà una mano, non so proprio come fare. -

- Non ti preoccupare, Boris, ci sono qua io e non ti abbandonerò mai! - la sua potente risata mi travolge completamente.

Entrammo in sintonia e diventammo amici in poco tempo: era alto venti centimetri più di me e, con l’età, la pancia aveva fatto capolino, ma si vedeva ancora che i suoi muscoli erano possenti. La simpatia reciproca si diffuse nell’aria come un aroma del passato. Era di origini georgiane, non aveva famiglia, sua moglie era morta giovane, senza dargli dei figli. Passarono le settimane, i mesi, le stagioni e la nostra amicizia si rafforzò sempre di più. Ci frequentammo anche a Chişinău, perché i mesi invernali li trascorreva, al caldo, nel suo appartamento in città. Trascorremmo le serate quasi sempre a casa sua, perché era un uomo discreto e non voleva disturbare la mia famiglia che, comunque, l’aveva accolto molto bene; per le ricorrenze e le festività però, accettava l’invito e si presentava da noi con piccoli omaggi per tutti. Mia moglie e tutta la famiglia, lo avevano accettato come un vecchio amico di famiglia, una persona che si faceva ben volere da tutti.

I miei antenati vennero a vivere in Moldavia nell’800. Mio padre Stepan mi salvò dal disastro della seconda guerra mondiale, ma non riuscì a salvare mia madre e mio fratello, Nicolai. Morirono in campo di concentramento così come tanti altri. Il cognome Marcov tradiva le mie origini bulgare. Ero nato a Barànovka, un piccolo paesino sperduto nel sud della Moldova, e la mia infanzia era trascorsa serena anche se turbata dalla guerra devastante che aveva duramente provato tutti. Mia moglie era di origini dell’estremo nord della Russia, ma aveva sempre visto di buon occhio gli uomini del sud, d’altronde ne aveva sposato uno. Il mio lavoro aveva condizionato la nostra vita, soprattutto all’inizio. Non rivelai mai a nessuno che ero un ufficiale del KGB, nemmeno a mia moglie. Con il tempo tutti si abituarono ad accettare la mia vita ed a cogliere i pochi momenti magici che ci riservava.

Appena potevo, scappavo a costruire la mia dacia e, quando Vanò era disponibile, non mi rifiutava mai un aiuto. Senza di lui non sarei mai riuscito a costruirla in così poco tempo: in agosto del 1991 l’esterno era terminato ed era stato predisposto il collegamento della luce elettrica. Per l’acqua ed il gas era questione di qualche mese e di qualche soldo, per oliare gli ingranaggi della burocrazia, ma non potevo immaginare che non sarei riuscito a completare l’opera, nemmeno in dieci anni.

Che caldo soffocante! Cosa stanno combinando a Mosca? Davvero sono confuso, non riesco a capire cosa passa per la testa dei governanti. Ormai la Moldavia si dichiarerà indipendente ed io devo decidere se andare a vivere in Russia o rimanere qua. Maledetto Gorbaciov e la sua Perestrojka! L’Unione Sovietica si sta disgregando e io sto qui a guardare, senza poter reagire. Ora la mia vita si sta trasformando. Non riesco a decidere se tornare o meno a vivere in Russia, perché nemmeno lì le cose sono chiare. Certo, se rimango a Kishinev devo cambiare mestiere a meno che ….. Devo farmi una bella nuotata e rinfrescarmi, fammi vedere se Vanò è in giardino e se lo posso andare a salutare e poi questa sera, lo devo invitare a festeggiare il mio anniversario”.

Mi affaccio alla finestra ed il mio amico è là, come al solito, all’ombra del suo pioppo, con la sua immancabile sigaretta. Lo saluto e mi tuffo in acqua per raggiungerlo. Il mio fisico risponde ancora molto bene alle sollecitazioni e, dopo un brivido fresco lungo la schiena, mi affretto ad arrivare sull’altra riva.

- Ciao Boris, sempre in forma eh? Beato te che sei giovane. -

- Scherza sempre Vanò, vedrai che fra qualche anno scherzerai di meno - dico con l’aria di chi non ha molta voglia di scherzare.

- Dai non fare così, entra in casa, ci beviamo qualcosa e vedrai che il buon umore torna, ci vuole solo un poco di allegria. -

Accetto l’invito e, dopo essermi asciugato al sole, entro in casa. Come al solito, lui è premuroso e lo invito a cena per festeggiare.

- Oggi è l’anniversario di quando mio fratello era imbarcato in un sommergibile nel Mar Baltico e riuscì a scampare alla morte. Dobbiamo berci un po’ di vodka e stare allegri, in compagnia. -

- Mi ricordo, mi ricordo e non potrei mai mancare, ma tu mi sembri pensieroso. È vero? Cosa ti disturba? -

- Non saprei, ma temo che possa succedere qualcosa e non so bene cosa fare, come reagire. -

- Sarà la bassa pressione. Vedrai che stasera, dopo un bel bicchiere di vodka, tutto ti sembrerà diverso, molto più chiaro e allegro. -

- Sì, pensa alla pressione tu! Non hai qualcosa da mettere sotto i denti e che ne dici se ci facciamo una bella birra fresca? -

- Oh finalmente rivedo il mio vecchio Boris, sempre pronto a mangiare e bere, ma attento che, se continui così, alla mia età, sarai una botte di lardo e non ce la farai più ad attraversare il Dniestr a nuoto. -

- Oggi non voglio pensare a cose tristi! Oggi voglio stare allegro, perché sono passate quasi trenta estati dal giorno in cui riuscirono a far risalire in superficie quella specie di scatola di sardine, nell’Oceano Atlantico. Se succedesse oggi sicuramente la Santa Russia non riuscirebbe a salvarci, perché ha troppi guai a cui pensare, non ti pare? -

- Eh già!... -

- Vanò, oggi ho comprato la televisione e daremo un’occhiata alle novità. Non come te che non vuoi le modernità nella tua tana sul fiume …-

- Ok ci sto, alle sette sarò da te! -

Ritorno al mio nido, nuotando con calma ed assaporando ogni istante di quella tiepida serenità. Come al solito, arriva puntuale e trascorriamo una serata calma, allegra anche se le notizie della televisione non sono proprio distensive. Mangiamo e beviamo alla salute dei nostri cari.

- Na zdorovie [5] a Tania, Katia, Oleg e a tutta la tua famiglia, caro Boris. -

La vodka ghiacciata ci scende in gola lieve ed aspra lasciandoci quel senso di pace di chi non ha mai abusato dell’alcol, ma beve per il puro piacere di farlo. Vanò fuma molto, una sigaretta dopo l’altra, assaporando, calmo, il gusto del tabacco sulla lingua, in gola e nelle narici. Le immagini della televisione si susseguono frenetiche, ma il volume è molto basso, per non guastare l’atmosfera pervasa dalla nostra profonda amicizia. I miei occhi guizzano, di tanto in tanto, sullo schermo, convinto che la mia attenzione alle vicende non possa essere notata dal mio amico. All’improvviso noto che anche lui ogni tanto lancia degli sguardi interessati. Sembriamo due nonni, seduti allo stesso tavolo, che non vogliono far vedere l’un l’altro l’interesse che provano per il gioco dei rispettivi nipotini.

- Na zdorovie ai marinai che sono imbarcati! - e il nostro braccio porta il bicchiere alla bocca e, con un gesto marziale, beviamo il contenuto tutto d’un fiato, poi vado al freezer e recupero l’ultima bottiglia che mi è rimasta. Verso nei bicchieri e Vanò prende un pezzo di formaggio di capra che mi hanno spedito i miei parenti di Barànovka e solleva il suo bicchiere in segno di brindisi

- Na zdorovie a te, amico mio, a tuo fratello e che la vita ti riservi ancora tanta felicità. -

La televisione trasmette le manifestazioni legate alla dichiarazione d’indipendenza della nuova Repubblica di Moldova. Dalla piazza Marii Adunari di Chişinău risuonano le urla scandite dai manifestanti: “Valige! Stazione! Russia!” per intimare ai russi di partire immediatamente. Si vedono sventolare le bandiere nazionali moldave. Non riesco a trattenere una lacrima di rabbia che mi scivola lungo la guancia.

- Non essere triste, Boris, tu sei ancora vivo e il ricordo di quei momenti non ti deve mettere tristezza. -

- Non sono triste per il ricordo, è questa indipendenza che mi mette tanti dubbi e sono preoccupato per il futuro! - gli dico, soppesando attentamente le parole.

- E di cosa ti vuoi preoccupare. Hai un buon lavoro, una famiglia meravigliosa … e nelle nostre case ci potremo rilassare, mangiare e bere proprio come stiamo facendo adesso! Na zdorovie a te , amico mio. -

Mi sorprendo a scuotere leggermente il capo e poi, quasi in un sussurro rivelo il mio segreto

- In realtà, non lavoro nell’ufficio tecnico di Chişinău…-

Poi una lunga pausa, la pausa più lunga della mia vita. Non oso guardare negli occhi il mio amico.

- Sto pensando di tornare in Russia, dalla famiglia di Tanya, ma sono molto confuso, non so cosa fare, cosa pensare, cosa è meglio per i miei figli. Non so se il mio il futuro sarà russo o moldavo. -

Alzo lo sguardo e vedo dipingersi sul volto di Vanò un sorriso dolce, paterno che sbuca gentile da quei baffoni, resi grigi dall’età.

- Visto che siamo in vena di confidenze, anch’io ho un segreto da rivelare: non ho mai insegnato chimica a Chişinău... -

I nostri sguardi s’incrociano, per un lungo momento, e sono sguardi molto differenti da quelli che avevano contraddistinto la nostra amicizia. Sguardi indagatori, profondi e con una capacità di comprensione priva di parole, che tocca l’anima.

- Boris, amico mio, devi andare a vivere in Russia e, appena puoi, vai in pensione. Ricordati che sei una brava persona e che non ti dimenticherò mai. Con te ho vissuto molti momenti belli della vita e chiunque ti conoscerà, ti apprezzerà per quello che sei: una gran bella e brava persona! Non ti preoccupare, Boris, io rimango qua e non ti abbandonerò mai! Sono troppo vecchio per trasferirmi ancora. Sulle rive di questo fiume vivo bene, ho tutto quello di cui ho bisogno. Quando mi verrai a trovare festeggeremo ancora, vedrai …-

Fu l’ultimo dialogo che ebbi con Vanò e la nostalgia, per la perdita di un uomo come lui, è struggente ancora oggi. Da tempo avevo chiesto il trasferimento in Russia. Ci salutammo con un semplice poka [6] e fu l’ultima volta che sentii la sua voce. Avevo ottenuto il trasferimento!

La mattina, con la testa indolenzita dalle bevute della sera precedente, salii in macchina e raggiunsi i miei familiari a Chişinău. Il giorno dopo, Tanya ed io partimmo per Vladimir, dove ero stato trasferito. Ero riuscito nel mio intento: continuare ad essere un ufficiale del KGB in Russia. Avevo molti dubbi e non sapevo ancora che sarei andato in pensione dopo tre anni. Ero preoccupato per i miei figli, ma ormai erano grandi. Katia ci seguì, ma Oleg non aveva voluto sentire ragioni: aveva un buon lavoro e aveva sposato una brava donna moldava che era incinta del secondo figlio. Si sarebbero costruiti una vita in Moldova, con la nostra benedizione.

Tornammo a Chişinău per festeggiare con la famiglia di Oleg l’arrivo del 1992 e il Natale. Seppi che Vanò aveva venduto il suo appartamento ed aveva deciso di vivere per sempre nella sua dacia sul Nistru. Pensai di andarlo a salutare, ma non non riuscii a trovare il tempo, circondato dai nipoti che non mi lasciavano respirare: quei piccoli discoli volevano giocare con i nonni dalla mattina, quando si svegliavano, fino alla sera, quando la mamma rimboccava loro le coperte. Vennero a salutarci gli amici ed i conoscenti, la casa era sempre piena. Ogni ora trascorsa fu un festeggiamento. Alla sera mi sentivo la testa pesante, ma felice. Ripartii da Chişinău senza rimpianti se non quello di non essere riuscito a incontrare Vanò.

Il mio lavoro procedette fra alti e bassi e i miei nipoti crescevano belli e sani. Non si capiva se Eltsin sarebbe riuscito a mettere ordine nelle faccende del Cremlino. Vladimir era una città tranquilla, immersa nella sua storia secolare, ricordo dei grandi trionfi della Russia, e mi cullava nella speranza di una rinascita dello splendore russo di un tempo, quello che aveva attirato i miei avi dalla Bulgaria. Ormai era evidente a tutti che la popolazione della Transnistria avrebbe rivendicato la sua indipendenza da Chişinău e la sua vana volontà di mantenere i rapporti con la Russia. Come se il crollo dell’Unione Sovietica facesse parte delle fantasie di alcuni poveri pazzi imperialisti europei.

Nel marzo del 1992 il presidente moldavo Mircea Snegur dichiarò lo stato d’emergenza e, pochi mesi dopo, scoppiarono i primi incidenti a Tighina [7].

Appena seppi con certezza che gli incidenti sarebbero scoppiati il 19 giugno mi precipitai a Chişinău per andare a salvare Vanò e portarlo via dal fiume conteso. Arrivai a Chişinău alle tre di notte del giorno dopo e cercai di dormire un po’ a casa di mio figlio. Decisi di partire ai primi chiarori dell’alba.

Troppo traffico! Troppo movimento! Le notizie che avevo avuto erano precise! Più mi avvicino a Tighina e più si vedono anche mezzi blindati! Chi darà il via? Chi sarà il primo a sparare? Voglio arrivare alla dacia di Vanò. La mia la vedrò dopo, se ci sarà la possibilità

Quando sono nei pressi del ponte per attraversare il fiume, mi accorgo che il mio programma sarà impossibile da realizzare.

Dannazione, i carri armati sono arrivati prima di me! Presto qui si scatenerà l’inferno. Basta, andrò a nuoto, come sempre!

Parcheggiata la macchina, come un fulmine, mi precipito in giardino e mi metto a correre mentre grido il nome del mio amico. Vedo che esce in cortile e che mi saluta con la mano alzata. In lontananza si sentono i rintocchi delle esplosioni, sommesse, che provengono dalla città. Grido di aspettarmi, che voglio portarlo via di lì. Mi tolgo i vestiti in modo frenetico, ma non faccio in tempo. Avverto dei colpi di mitra molto più vicini e quando mi sfilo la maglietta vedo Vanò inginocchiato, ancora con il braccio alzato nella mia direzione. Dopo un attimo interminabile, la sua sagoma viene scossa da altri proiettili che alzano sbuffi di sangue dal suo petto e dalla testa. Mi metto a gridare, ma ormai è troppo tardi. Vanò si accascia all’indietro e non si muove più. Vengo preso da una rabbia irrefrenabile e urlo, urlo e non voglio smettere nemmeno mentre mi tuffo e l’acqua mi avvolge nel suo fresco abbraccio. Nuoto e urlo contemporaneamente come se ordinassi al mio corpo di non smettere di funzionare. Lo sforzo delle due attività sarebbe troppo per chiunque ed allora mi metto a nuotare e piango e sento il tepore delle lacrime che svanisce appena escono dai miei occhi, trasportate dalla corrente. Raggiungo l’altra riva e mi metto a correre nella direzione del mio amico. Lo raggiungo e mi inginocchio al suo fianco. Piango per un tempo che mi sembra infinito, ma ormai non c’è più nulla da fare. Vanò è morto, ma sul suo volto è rimasto un sorriso, sotto i grigi baffoni.

Mi affaccio sul cortile della mia dacia, nei pressi di Bendery, a pochi metri dal grande Nistru, mentre il tramonto sta quasi svanendo ed una lacrima di tristezza mi riga le guance. Che stupida guerra e che destino beffardo avevano ucciso il mio amico. Era sparito nelle pieghe della storia di questo minuscolo paese d’Europa, spesso troppo dimenticato. Ormai l’altra riva era un altro stato. Ero sul lato giusto del fiume e, negli anni, lo avevo attraversato spesso per poter arrivare dove un tempo Vanò aveva costruito la sua dacia, dove lo avevo incontrato la prima volta e dove avevamo trascorso momenti felici. Non mi rimane altro che... sorridere.

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Rubrica : {Eventi in giro}

Appuntamento con Marco Cappato sabato 21 maggio alle ore 19 presso il Best Western Hotel Mediterraneo di Catania

Il martedì 17 maggio 2022 di Redazione

Al centro dell’incontro ci sarà il metodo della democrazia partecipativa. La bocciatura dei referendum su eutanasia e cannabis da parte della Corte Costituzionale non ferma la nostra convinzione che senza la partecipazione dei cittadini, non potranno arrivare le risposte ai grandi temi del nostro tempo. Dalla mobilitazione in corso dell’Associazione Luca Coscioni per ottenere dal Parlamento una buona legge sul fine vita, alle nuove sfide del movimento paneuropeo Eumans sull’ecologia e la pace sostenibile in Ucraina, la partecipazione dei cittadini è lo strumento per intervenire sui problemi che la politica tradizionale non risolve, in Italia come in Europa.

Appuntamento con Marco Cappato sabato 21 maggio alle ore 19 presso il Best Western Hotel Mediterraneo di Catania. L’incontro è gratuito ed aperto a tutti e tutte.

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Incontro con Marco Cappato

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Rubrica : {Linking}

Se l’inferno non è più una tentazione

Il martedì 17 maggio 2022 di Victor Kusak

L’adesione di Finlandia e Svezia alla NATO è una notizia tragica per la democrazia nel mondo. Da oggi non solo siamo più poveri, e soli, ma soprattutto entriamo in un mondo buio, in cui la possibilità di una terza via è preclusa. L’Occidente è isolato. Ed è ostaggio di una casta elitaria che avrà facile agio a dettare le sue leggi totalitarie nel recinto interno, senza che nessuno possa - da fuori - sapere quel che succede. La “bolla” che è stata creata, la cortina di ferro in cui hanno rinchiuso tutti i popoli occidentali - come in un grande lager. Non è più possibile la fuga, non è più possibile che (fuori) si sappia cosa sta accadendo dentro.

Finlandia e Svezia hanno rappresentato fino a ieri non solo una "terza via", su cui molto si è battuta la sinistra democratica nel secolo scorso. Era la possibilità che potesse esistere un "modello" esportabile di democrazie e di vita civile. Spazi di intelligenza e di libertà. Non a caso nascono in Scandinavia alcune "cose" importanti come Linux e Nokia. Non a caso al "modello" svedese viene messo la parola fine con le uccisioni di Olof Palme e le stragi neonaziste (toh, ecco che rispunta fuori questo bubbone sepolto all’indomani dalla guerra e che è stato volutamente tirato fuori di nuovo) [8].

La vicenda Assange è stata rivelatrice di come si sia costituito dentro l’Occidente un governo non eletto da nessuno, che ha preso il potere e comanda sui vecchi Stati nazionali. Comanda con la paura della guerra e del “demonio” costruito a tavolino. È un vento nero che soffia in tutti i Paesi della vecchia Europa e nel Nord America, destinato a bruciare cuori e polmoni delle persone. Non è un medioevo. È un inferno.

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Inferno - di Dante Alighieri - Canto 32 - Illustrazione di Gustave Doré

Incapaci di guidare la modernità, le élite occidentali preferiscono l’inferno piuttosto che cedere il loro potere. Era l’opzione che aveva la Gran Bretagna quando si accorse di non riuscire più a esistere come Impero dominatore del mondo: uscire con stile oppure rinchiudersi nel proprio dominio allungando i tempi della decadenza; gli analisti inglesi studiarono a lungo le vicende dell’Impero bizantino e la decadenza dell’Impero romano. Sembrava che avessero scelto di andarsene con stile, lasciano le chiavi nelle mani degli Stati Uniti. Ora che gli Stati Uniti sembrano aver terminato il loro percorso, sembra che analisti inglesi e analisti statunitensi abbiano optato per l’inferno.

Un giorno qualcuno dirà chi ha voluto tutto questo.


Questo scritto è dedicato alla memoria di Valerio Evangelisti. Valerio, almeno a te non è stato dato vivere nel nostro inferno.


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Rubrica : {Eventi in giro}

Lentini Sr - Venti di Primavera - Presentazione del libro: i Cannoli di Marites

Il martedì 17 maggio 2022 di Giuseppe Castiglia

Dialogherà con l’autrice Giusy Sciacca, scrittrice per scrittrice; e con la partecipazione straordinaria di Michele Conti.

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Lentini - Venti di primavera. I cannoli di Marites

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Rubrica : {Eventi in giro}

EMERGENCY al Salone del Libro con l’ultimo saggio di Gino Strada

Il martedì 17 maggio 2022 di Redazione Zerobook

Sarà presentato venerdì 20 maggio a Torino l’ultimo libro di Gino Strada dal titolo Una persona alla volta. La presentazione si terrà alle ore 19.30 presso la Sala Rossa del Salone internazionale del Libro di Torino, padiglione 1, con la responsabile della comunicazione di EMERGENCY Simonetta Gola, l’attore e regista teatrale Elio Germano e il conduttore televisivo e radiofonico Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Modererà l’incontro il direttore del quotidiano La Stampa Massimo Giannini.

Una persona alla volta è il racconto in prima persona di un impegno durato tutta la vita, il cui obiettivo non è mai risuonato così urgente e la cui voce non è mai mancata così tanto come in questi giorni in cui un nuovo conflitto porta la distruzione alle porte dell’Europa: “Dopo anni passati tra i conflitti mi sono scoperto saturo di atrocità, del rumore degli spari e delle bombe. E lì, in Afghanistan, dove avevo vissuto per tanti anni operando feriti, non ce l’ho fatta più a sopportare l’idea di una nuova guerra. Così alla vigilia di un’altra ondata di sofferenza e di morte ho detto il mio “no”: basta con la guerra, basta uccidere mutilare infliggere atroci sofferenze ad altri esseri umani,” scrive Strada.

Dall’infanzia nel quartiere operaio di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia, al lavoro a Kabul come chirurgo di guerra e alla visita a Hiroshima, il libro narra appassionatamente le radici delle idee che lo hanno ispirato giorno dopo giorno, convincendolo della radicale necessità di garantire a chiunque il diritto a una sanità di eccellenza. “Non un’autobiografia, un genere di cosa che proprio non mi piace, ma le cose più importanti che ho capito guardando il mondo dopo tutti questi anni in giro,” come scrive nella prefazione.

I ricordi di infanzia della famiglia antifascista si mischiano così al racconto della militanza nel Movimento studentesco e alla scoperta della chirurgia, perché la chirurgia gli assomiglia: davanti a un problema, bisogna salvare il salvabile. Una passione che porta Strada lontano, facendogli conoscere la guerra, il caos dell’umanità quando non ha più una meta. In Pakistan, in Etiopia, in Thailandia, in Afghanistan, in Perù, in Gibuti, in Somalia, in Bosnia, dedicando tutta la propria esperienza alla cura dei feriti.

E poi, nel 1994, la nascita di EMERGENCY, con il primo progetto in Ruanda durante il genocidio e l’arrivo in Afghanistan, dove ad Anabah, nella Valle del Panshir, viene realizzato un Centro chirurgico per vittime di guerra. Con la ferma convinzione che “la costruzione e la pratica dei diritti umani sono il migliore antidoto, la migliore prevenzione della guerra. Perché dove non ci sono diritti umani per tutti, quando si considerano milioni di esseri umani spendibili per mantenere ed espandere la ricchezza di pochi, c’è già di fatto una guerra in corso, una guerra di aggressione e di rapina, imposta, quando serve, anche con la violenza delle armi.”

E quindi il viaggio prosegue in Africa, dove EMERGENCY decide di costruire una rete di sanità di eccellenza aprendo a Khartoum, Sudan, il Centro “Salam” di cardiochirurgia. Perché “se la posta in gioco è la vita, allora deve esserci spazio per un’unica medicina, quella che permette davvero di dare concretezza a quel diritto. Non può esistere una medicina per cittadini di serie A e un’altra per cittadini di serie B, C, D, eccetera.” - riflette Strada.

E la denuncia di come, anche in Italia, la salute si stia progressivamente trasformando dà diritto a bene di mercato.

“Togliere risorse al pubblico per darle al privato somiglia più a un sabotaggio che a un incremento delle possibilità di cura per il cittadino, eppure il modello è stato esportato con successo in tutta Italia come una conquista di libertà. Che poi la libertà sia quasi sempre solo uno specchietto per le allodole non sembra interessare a nessuno.” aggiunge Strada amareggiato.

Tutte manifestazioni diverse dello stesso problema: “l’accettazione della disuguaglianza come regola del nostro tempo.” - come scrive Simonetta Gola, curatrice del libro, responsabile della comunicazione di EMERGENCY e moglie di Gino Strada, nella postfazione - “Dietro a ogni ragazzino ferito, dietro a un uomo che chiedeva aiuto, Gino riusciva sempre a intravedere una moltitudine. Vedeva quel ferito e allo stesso tempo la situazione di tanti come lui. Curava le vittime e intanto rivendicava diritti. Una persona alla volta.”

Questo libro racconta l’emozione e il dolore, la fatica e l’amore di una grande avventura di vita che ha portato Gino Strada a conoscere i conflitti dalla parte delle vittime. In ognuna di queste pagine risuona una domanda radicale e profondamente politica, che chiede l’abolizione della guerra e il diritto universale alla salute.

Gino Strada, Una persona alla volta, Feltrinelli, a cura di Simonetta Gola, 176 pagine, 16 euro.

I proventi del libro spettanti all’autore verranno devoluti a EMERGENCY.

Alla presentazione di “Una persona alla volta” si accederà secondo le modalità previste dal Salone internazionale del Libro.

L’ingresso al Salone internazionale del Libro di Torino avverrà nel rispetto dei protocolli sanitari vigenti. In base alle ultime disposizioni governative, all’ingresso della fiera non sarà richiesto il Green Pass. La mascherina FFP2 è obbligatoria nelle sale, mentre è fortemente consigliata all’interno della manifestazione.

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Rubrica : {Linking}

Ma la guerra è tutta un’altra musica

Il domenica 15 maggio 2022 di Sergej

La musica è un prodotto culturale e si diffonde per vie culturali. Ma come si impone l’innovazione musicale? Com’è che determinate "cose" musicali diventano all’improvviso patrimonio di una comunità più estesa?

Ho seguito con molto interesse, il 14 e 15 maggio 2022 una trasmissione radiofonica: su radio RaiTre le "Lezioni di musica" condotte da Giovanni Bietti e riguardante la musica del Quattrocento [9]. Bietti analizza il punto di passaggio tra la musica "medievale" del Trecento e quella che comincia ad essere "moderna" a partire dal Quattrocento. E sottolinea come alla base dei primi vistosi mutamenti all’interno della musica "europea" - cioè continentale e coinvolgente l’area sud-occidentale tra Catalogna, Francia e Italia -, vi sia proprio la guerra dei cent’anni e la presenza inglese nella Francia del nord. È dai musicisti inglesi - in particolare Bietti parla di John Dunstable [10] confrontato con il trecentesco Landini - che avviene la "rivoluzione". E davvero per certi versi, confrontando le due tipologie musicali è come sentire le canzoni della nostra memoria musicale spiccia prima e dopo i Beatles. Gli inglesi hanno cambiato la musica continentale europea nel Quattrocento così come i Beatles e i Rolling Stones hanno fatto nel Novecento.

Sulle innovazioni inglesi relativa all’intervallo di terza, o al falsobordone rimando all’ascolto del podcast di Bietti. Così come alla descrizione di alcune particolarità dell’anonima Missa Caput [11].

Che la guerra, e in particolare la cultura dei vincitori, abbia un decisa influenza sugli sviluppi e sul "successo" musicale, questa è una notazione non secondaria. Subito dopo la prima guerra mondiale in Europa la scoperta degli Stati Uniti ha fatto affluire lo swing e le prime contaminazioni jazzistiche. Dopo la seconda guerra mondiale siamo tutti infarciti di rock & roll e della koiné musicale anglofila. Ma si pensi a quando, a latere del lungo congresso di Vienna si decise un valore uniforme (più o meno) alla frequenza di risonanza del diapason. Determinando così da allora il nostro "orecchio musicale". Si disse, all’epoca, che fu lo zar Alessandro, amante delle fanfare e delle marce frizzanti dei soldati al suono della musica tarata a quella frequenza, a imporre dall’alto della vittoria russa sulle truppe napoleoniche il nuovo valore. Le classi dirigenti, sovrani in testa e per imitazione i loro cortigiani, amavano molto la musica e prima dell’arrivo dei nuovi facoltosi borghesi, furono loro i primi a riempire (e a creare) i teatri musicali europei.

Se la cultura dei vincitori incide sulle tecniche musicali, l’amore per la musica ha un senso interindividuale, collettivo. Qui non esistono più Stati. Nelle trincee della prima guerra mondiale si cantava - si narra della famosa tregua natalizia con l’incontro tra soldati delle diverse nazioni in guerra sul fronte francese; o il gradimento dei melomani austriaci una sera per una canzone di Angelo Formisano, secondo quanto raccontavano i reduci catanesi dal fronte austriaco -. Nella seconda guerra mondiale tutti conoscevano Lili Marleen e venivano avvolti dalla malinconia.

In musica coesistono permanenze e residui del passato, e punti di improvvisa accelerazione in avanti - Rabagliati e Nilla Pizzi... -. E naturalmente esistono le canzoni collettive in cui gruppi sociali si riconoscono, a partire dalla Marsigliese per arrivare a Bella Ciao. In età moderna sembrerebbe che la canzone politica sociale sia nata proprio con gli sconvolgimenti del 1789 (per non dimenticare il canto sardo più famoso, quello di rivolta antipadronale Barone sa tirannia), con una divisione tra musiche di regime e musiche rivoluzionarie. Esistono i tradizionali inni di partito o religiose o d’ordine professionale. Ed esistono sonorità musicali di cui si appropriano determinati ceti sociali, rivendicando in qualche modo la propria identità culturale di contro quella dominante, il grado di una insubordinazione permanente (che significato ha l’uso della canzone napoletana per i ceti medi non borghesi siciliani?)...

Nella guerra dei droni e degli attacchi informatici, gli "operatori" - come vengono chiamati questi nuovi soldati - mettono gli auricolari e ascoltano musica a tutto volume. Mentre sotto i loro occhi scorrono cifre e dati - e nel mondo reale la gente crepa -. Chissà che tipo di musica uscirà fuori da questa guerra in corso.

Termino questo articolo con la lista di una colonna sonora. Quella del film Good morning Vietnam (1987), protagonista Robin Williams:

Around the World in 80 Days Lawrence Welk
Baby Please Don’t Go Them
Ballad of a Thin Man The Grass Roots
Beach Blanket Bingo Frankie Avalon
California Sun The Rivieras
Cast Your Fate To The Wind Sounds Orchestral
Danger! Heartbreak Dead Ahead The Marvelettes
Don’t Worry Baby The Beach Boys
Dream On Little Dreamer Perry Como
Five O’Clock World The Vogues
Game of Love Wayne Fontana & The Mindbenders
There’ll Be a Hot Time in the Old Town Tonight Lawrence Welk & Myron Floren
I Get Around The Beach Boys
I Got You (I Feel Good) James Brown
I’ll Never Smile Again Lawrence Welk
In the Midnight Hour Wilson Pickett
It’s Alright Adam Faith
Kit Kat Polka Lawrence Welk & Myron Floren
Liar Liar The Castaways
Acapulco Herb Alpert & The Tijuana Brass
Lollipops and Roses Jack Jones
Nowhere to Run Martha Reeves and the Vandellas
Smoke Gets in Your Eyes Ray Conniff
Sugar and Spice The Searchers
The Warmth of the Sun The Beach Boys
What a Wonderful World Louis Armstrong
Yeh Yeh Georgie Fame & The Blue Flames
My Boyfriend’s Back The Angels
Puff, the Magic Dragon Peter, Paul and Mary
Rawhide Frankie Laine
You Keep Me Hangin’ On The Supremes
Like Tweet Joe Puma & Eddie Hall
Get a Job The Silhouettes

Buon ascolto per chi riesce a trovarla in Cd, in vinile o su qualche canale streaming. Io ho una edizione CD con custodia in scatola tonda di latta.

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Good Morning Vietnam locandina del film

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Rubrica : {Linking}

La musica al tempo dello sfaldamento dell’Europa

Il domenica 15 maggio 2022 di Sergej

Possiamo essere lieti che a vincere quest’anno l’Eurovision Song Contest [12] svoltosi a Torino dal 10 al 14 maggio 2022 sia stata l’Ucraina, con la canzone Stefania dei Kalush Orchestra. Quest’anno la Russia era stata squalificata, dopo l’aggressione fatta dall’esercito russo proprio nei confronti dell’Ucraina. Ragioni politiche si intrecciano a un’attività che ha più a che fare con l’intrattenimento e l’industria musicale che la politica; ma qui evidentemente l’intreccio è con la propaganda più che con la politica. Chi scrive appartiene a una generazione che ha ancora nel proprio cuore la partecipazione, a questo festival, di Gigliola Cinquetti nel 1964. Il nostro Paese dopo aver perso una guerra e aver affrontato la fase difficile della "ricostruzione", tornava nei circuiti internazionali con timidezza ma anche con la speranza di poter partecipare a un mondo collettivo, democratico, aperto, non più abbrutito dalle guerre.

C’è qualcosa che è andato storto.

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Eurovision song festival 2022

Vittoria di propaganda e di "opportunità" tutta interna allo schieramento di parte occidentale dell’Europa. Poco a che fare con i "valori" della musica. Che del resto, per un festival di questo tipo è sempre difficile accampare. Perché questi festival, come del resto quello di San Remo per l’Italia, sono fatti per un tipo di musica, un "prodotto" commerciale con caratteristiche ben determinate anche all’interno del genere "canzone". Per dirla in maniera facilona: un De André non è mai andato a San Remo e neppure al’’Eurovision. È una questione di mercato e di diverso target a cui ci si rivolge; per alcuni musicisti può essere anche una questione personale e politica, ma questo attiene alla sfera personale dei singoli e solo in determinati momenti le scelte personali hanno coinciso con movimenti sociali collettivi. Esiste comunque una selezione, culturale e politica che separa i diversi tipi di musica. Per San Remo e per l’Eurovision va bene un certo tipo di musica. E pop non significa popolare.

San Remo e Eurovision permettono ad alcune case discografiche di poter accedere a mercati nazionali o internazionali. Vendere dischi. Per loro è una questione commerciale. Così come è congegnato il "song festival", con la compartimentazione a Stati nazionali, finisce per entrarci anche il campanilismo dei vari Stati europei. Il rischio è sempre quello di selezionare un prodotto "regionale", valido per un mercato regionale seppur esteso al subcontinente europeo. Ogni cosa va secondo la sua destinazione. Un prodotto regionale, che ha un suo successo di vendite a livello regionale (seppure europeo) ha tutti i limiti e le caratteristiche di un prodotto regionale.

Fino all’altroieri la stampa italiana e l’opinione collettiva pubblica diffidava molto dell’Eurofestival. Anche perché a questo festival non siamo stati molto fortunati dopo il 1964. La nostra ambizione, anche in campo calcistico, era quella di giocare nei gironi internazionali. Fino all’altroieri che la nazionale italiana di calcio vincesse il Campionato europeo non fregava niente a nessuno - noi pensavamo solo ai "mondiali". Che l’anno scorso ci si sia gloriati sui giornali della gloriosa impresa degli europei di calcio è stato il sintomo che qualcosa è cambiato - a livello culturale e sociale. Quantomeno nella testa dei nostri quadri dirigenti.

Non solo l’Europa come unione mostra segni di difficoltà e non sappiamo se nel 2023 esisterà ancora. Ma anche l’orizzonte in cui si muovono i nostri Stati nazionali si è ristretto, fin quasi a diventare risibile.

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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

UKRAINE: Updates of 13/5/2022

Il venerdì 13 maggio 2022 di Emanuele G.

- CHARTER’97

Published various stories about war in Ukraine.

Please, read by clicking HERE them.

- COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS

Europe

European Natural Gas Prices Rise After Russia Imposes Sanctions

Europe’s benchmark gas price rose 18 percent (WSJ) yesterday after Russia announced sanctions on some European energy companies. The European Union is still negotiating (Politico) a ban on purchases of Russian oil that has stalled over Hungary’s objections.

Germany: The interior ministry identified 327 employees of federal and state security agencies as right-wing extremists (DPA) after a three-year review.

- IWPR

Ukraine’s Journalists Are Heroes

IWPR Director Anthony Borden reporting from Ukraine, with additional insights from our network of local reporters.

Friends and colleagues,

The primary task of journalism in Ukraine today could not be more important.

It is the media’s task, day after day, to report the human impact of the war. Film the damage, view the bodies, speak to the victims, tabulate the scale of the tragedy and reveal the reality of Russian behaviour: beatings and rape, theft and senseless murder.

So it is especially welcome for the Pulitzer Board to issue a special citation commending Ukrainian journalists “for their courage, endurance and commitment to truthful reporting”. As the board wrote, “Despite bombardment, abductions, occupation, and even deaths in their ranks, they have persisted in their effort to provide an accurate picture of a terrible reality, doing honour to Ukraine and to journalists around the world.”

"In a war based on lies, they remain the primary truth tellers."

Ukrainian journalists have led the way, whether working within the dynamic national or local media, reporting for mainstream and specialist international outlets - or simply explaining the story yet again to another international journalist and graciously sharing contacts and ideas. Their role is vital to documenting frontline battles, the humanitarian response, the politics of wartime not to mention elaborating the backstory to the conflict and combating disinformation.

In months reporting from across Ukraine, I myself have benefitted from the incredible insight and professional generosity of Andrii in Lviv, Alla in Kyiv, Maria in Kharkiv and Misha in Odesa, among others, and a fantastic collection of fixers and other support without which my own work would not have been possible. This fixing role is critical, and the foundation of so much of the news and information coming out of Ukraine.

The international community – and key Ukrainian partners – have made a vital contribution, providing funding, training equipment and other support.

IWPR is proud to have distributed flak jackets to Ukrainian journalists at the frontline. Our current work includes our Reckoning project that supports the investigative efforts of Ukrainian civil society and journalists into war crimes, while our Ukraine Voices initiative directly supports local reporters bringing their voices to an international audience.

But the real credit is to the Ukrainian media, especially the brave and talented Ukrainian reporters at the frontlines. In a war based on lies, they remain the primary truth tellers. Yours,

Anthony Borden

Executive Director

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Rubrica : {Eventi in giro}

Lentini "Venti di Primavera" CICLO VERGHIANO - proiezione del film STORIA DI UNA CAPINERA

Il venerdì 13 maggio 2022 di Giuseppe Castiglia

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Lentini - Storia di una Capinera, Ciclo Verghiano

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Rubrica : {Emendamenti - Mozioni - Interpellanze - Interrogazioni - Informative}

Il Comune di Lentini convoca un’assemblea pubblica il 20 maggio "Il nostro territorio è sotto attacco ambientale"

Il venerdì 13 maggio 2022 di Giuseppe Castiglia

"Non nascondiamo la nostra grandissima preoccupazione!

Il progetto, infatti, prevede la costruzione di una discarica di 2.752.538 m3 di ampiezza, con la possibilità di abbancare 900.000 t/annue per 4 anni .

Ma ciò che rende ancora più grave la situazione è la possibilità che tale quantitativo annuo possa essere “ritenuto soggetto a variazione in base all’emergenza a livello regionale”.

Ciò significa che, per motivi contingenti, potrà decidersi di aumentare la capacità annua di abbancamento di rifiuti.

Un enorme discarica che andrebbe, così, ad aggiungersi e a congiungersi con la mega discarica di Grotte San Giorgio.

Un affronto al nostro territorio che risulta incomprensibile e insostenibile ed al quale ci opporremo con tutte le Nostre forze.

Al fine di predisporre tutte quelle azioni che possano scongiurare l’ennesimo scempio ambientale, verrà convocata un’assemblea pubblica per giorno 20 Maggio, con modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni.

Chiediamo ai cittadini, alle associazioni, ai sindacati, alle forze politiche, ai comitati e a tutti coloro che che hanno a cuore il futuro del nostro territorio di partecipare."

- Il Sindaco Rosario Lo Faro

- Vicesindaca - Ass. Ambiente e Territorio Maria Cunsolo

#abbiamogiàdato

#nodiscariche

#ComunediLentini

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Comune di Lentini, no all\’ennesima discarica in contrada scalpello
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Lentini - Vista Satellitare zona nord - discariche

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Lentini, C.d Scalpello -Luogo scelto per l\’ennesima discarica di rifiuti nel territorio lentinese (1)
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Lentini, C.d Scalpello -Luogo scelto per l\’ennesima discarica di rifiuti nel territorio lentinese (2)
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Lentini, C.d Scalpello -Luogo scelto per l\’ennesima discarica di rifiuti nel territorio lentinese (16)
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Lentini, C.d Scalpello -Luogo scelto per l\’ennesima discarica di rifiuti nel territorio lentinese (17)

Dossier su Contrada Scalpello

L’espansione di San Giorgio verso contrada Scalpello Contrada Scalpello si trova proprio "dietro" le discariche di Grotta San Giorgio, in direzione di Lentini... https://www.girodivite.it/L-espansione-di-San-Giorgio-verso.html

Una visita guidata in contrada Scalpello (Lentini) - Sabato 5 settembre 2020 dalle ore 09:30 alle 12:30 - Contrada Scalpello (vecchia strada per Catania, primo incrocio a sinistra alla fine delle curve dello "scursuni") - Evento organizzato da Luigi Boggio.

Munnizza tour: contrada Scalpello - Visita guidata in contrada Scalpello, luogo di discarica prossima ventura.

Come ti anniento un territorio - L’espansione in contrada Scalpello (Lentini) della più grande discarica italiana (quella di Grotte San Giorgio) è l’annientamento di ogni vocazione agricola, paesaggistica, turistica di un ampio territorio, un tempo bellissimo.

Lo Streaming Video, Lentini SR - Incontro dibattito RIFIUTIAMOCI 2 - I Campi Leontini, da granaio a discarica dell’impero - I nostri luoghi da vocazione agricola e turistica a pattumiera. Ex Alba Sud, contrada Grotte San Giorgio, contr. Armicci, contr. Scalpello, contr. Bonvicino, contr… quale futuro? Il Movimento Cinque Stelle ha organizzato un’interessante e importante incontro pubblico a Lentini, presso l’Archivio Storico, molti gli intervenuti e molto interessanti gli interventi dei relatori e del pubblico.

OPERAZIONE MAZZETTA SICULA - Pochi mesi fà a poche centinaia di metri da Contrada Scalpello e precisamente presso la discarica Grotte San Giorgio / Bonvicino ...

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Rubrica : {Musica }

Pat Metheny all’Arcimboldi

Il venerdì 13 maggio 2022 di Piero Buscemi

Si è fatto desiderare per due anni dal pubblico milanese che, a dirla tutta, forse non sperava più di assistere a questo atteso concerto, previsto il 13 maggio del 2020 ma slittato ben due volte prima della sua messa in scena di ieri sera, 12 maggio, nel suggestivo palco del Teatro Arcimboldi di Milano.

L’atmosfera è di quelle che non possono deludere la lunga attesa. Serata calda, quasi al limite di un’estate già avanzata. Il teatro al completo e un pubblico in fibrillazione che non vede l’ora di immergersi nelle sonorità ammalianti profuse dalla sei corde che, in mano all’estrosità di Pat Metheny, riescono a trasformare in magia qualsiasi giro armonico l’artista avrà intenzione di regalare agli astanti durante le due ore e mezza di concerto.

Pat Metheny, puntuale all’orario stabilito dal programma, fa il suo ingresso sul palco, annunciato da una voce da dietro le quinte. Il look è quello proprio dell’artista del suo calibro. Pantaloni neri, così come la maglietta, i soliti capelli arruffati, adesso ancor di più dall’età. Sale sul palco da solo. Luce soffusa ed evidenziata sul chitarrista. Un lieve arpeggio, quasi ad accarezzare l’anima del pubblico presente, ci immerge nel suo personalissimo mondo di emozioni musicali dalle quali impossibile non farsi catturare.

Pat Metheny è uno di quei musicisti con una tale particolarità e stile da non poterlo confondere con nessun altro artista appartenente al suo genere musicale. Il programma prevede l’esecuzione dei brani della sua ultima fatica, quel suo Side-Eye NYC (V1.IV), pubblicato nel 2021 e che di fatto da il titolo al tour che prevede un centinaio di concerti in tutto il mondo.

Un tour che qui in Italia ha già toccato Ravenna, Foggia, Roma e Torino prima della serata milanese, per poi spostarsi nelle serate successive a Zurigo, Monaco, Berlino, Parigi, Varsavia, Londra, Madrid, tanto per citare qualche città europea. Valencia, il 22 giugno chiuderà le date europee del tour, salvo cambi di programma.

La serata è proseguita in crescendo e il supporto dei suoi due compagni di viaggio, Chris Fishman (pianoforte e tastiere) e Joe Dyson (batteria), ha più volte fatto chiudere gli occhi agli spettatori presenti, catturati mentalmente da sonorità di una tale intensità emozionale, a tratti passionale, che da oltre quaranta anni ha trascinato gli appassionati del genere, non lasciando indifferenti anche coloro apparentemente lontani dal suo virtuosismo esecutivo.

Un’attesa, quindi, durata due anni che saremmo disposti a ripetere come esperienza, sicuri di essere ripagati nell’immediato futuro da altre occasioni di fughe armoniche proposte da questo artista, dalle quali immaginare una suadente colonna sonora per la vita.

Le immagini seguenti sono di proprietà di Piero Buscemi e Girodivite e soggette alle norme sul diritto di autore.

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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NOTE :

[1] Diminutivo di Ivan, di origini caucasiche.

[2] Pesce in salamoia.

[3] Nome russo dell’attuale Chişinău, capitale moldava

[4] Nome russo dell’attuale fiume Nistru.

[5] Alla salute.

[6] Ciao.

[7] Nome russo dell’attuale Bendery.

[8] Il 22 luglio 2011 a Oslo e Utøya. Davvero questa strage non ha nulla a che fare con la strage del 2 maggio 2014 a Odessa?

[9] Link alla pagina del programma Lezioni di musica. Per quanto riguarda i podcast: la prima e la seconda parte.

[10] Rimando per facilità a Wikipedia.

[11] Su Wikipedia inglese.

[12] vedi: Wikipedia.


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