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Rubrica : {Sportivamente}

Maradona

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Piero Buscemi

Massimo Troisi, grande amico di Maradona, nel suo Scusate il ritardo del 1982, dialogando con Lello Arena alla domanda "meglio un giorno da leone o 100 da pecora?" risponde "meglio 50 da orsacchiotto". Un’ironia sulla vita e sui luoghi comuni che dovrebbero indicarci le scelte da seguire dalle quali, forse, poterne godere i frutti nell’età della ragione. Diego Armando Maradona è una fase della vita che non ha mai raggiunto, nonostante avesse compiuto 60 anni il 30 ottobre scorso.

Non avrà sicuramente vissuto da orsacchiotto e senza dubbio non era nato per vivere da pecora. Leone lo è stato specialmente nella caratteristica che identifica il re della foresta. La fierezza e talvolta anche la presunzione di guardare al mondo come se tutto gli fosse dovuto. Peculiarità sulle quali potremmo discutere se le rivolgiamo all’animale con la criniera, maggiori certezze le abbiamo con l’uomo Maradona.

Così lontano dall’idea di un’esistenza votata alla normalità, quella sorta di tranquillità anche agonistica che è stata il marchio di fabbrica di altri assi del calcio, più del passato che del presente. Come se fosse stato possibile, ha scelto di andarsene anche lo stesso giorno di Fidel Castro, il suo emulo rivoluzionario morto quattro anni fa, proprio il 25 novembre.

Sportivamente parlando ha inciso le pagine della storia del calcio con gli eccessi della violenza dei suoi avversari nel tentativo di fermare l’eleganza dei suoi passi felpati, aiutato da un’altezza non paragonabile a quella dei fuoriclasse dei tempi moderni, ma che nei decenni ha sempre rappresentato l’estrosità la velocità l’imprevedibilità difficilmente riscontrabile in atleti più possenti.

Maradona però ha saputo scrivere due pagine parallele, che spesso si sono incrociate fino a confondersi. Serpentine imprevedibili sul filo sottilissimo di un equilibrio che sfociava in una danza davanti alla quale fermarsi ad ammirare. Il rovescio della medaglia è stato tutto il resto. E’ stato la Napoli che ha saputo e ha voluto chiudere gli occhi, ammaliata dai suoi giochi di prestigio, per dimenticare in novanta minuti quella storia che raccontava la speculazione camorristica di quella ricostruzione dal sisma del 1980 che, altra curiosa coincidenza, è stato ricordato qualche giorno fa e che è stato scritto sui libri con il nome Irpinia, ma che la città partenopea con tutte le sue contraddizioni ha vissuto in prima persona.

Maradona ha acceso la fantasia e il sogno infantile di milioni di ragazzini, non solo napoletani. Il legittimo desiderio di scrollarsi di dosso la povertà delle strade impolverate per calcare i palchi della notorietà come gesto di riscatto sociale. Un simbolo del sud che umilia il nord ricco ed operoso con le partite vinte quasi da solo contro le blasonate Juventus, Milan, Inter.

Successo da raggiungere ad ogni costo. Manipolando l’innocenza di un bambino che sognava di giocare ai Mondiali e di vincerli addirittura. Il sogno che diventa realtà, è proprio il caso di dirlo. La mente e l’onestà intellettuale ci riporta anche ad immagini che non avremmo mai voluto vedere. Sfarzosi festini e sputi in faccia a quella povertà che ha acceso gli stimoli del riscatto. Maradona è stato anche un emulo negativo perché il passaggio dall’umiltà delle case sgretolate di periferia argentina, o quelle sgarrupate dei vicoli ha un costo. Quello di macchiarsi di protagonismo senza il minimo scrupolo di influenzare nel peggiore dei modi generazioni di giovani a fantasticare un futuro migliore.

Questo scugnizzo che rimpiangeremo per sempre, nonostante tutto, era il re del mondo se questo mondo lo prendeva tra i piedi, facendolo scivolare sul ginocchio o volteggiare sulla testa. La morte, poi, come ebbe a dire un altro indimenticabile "napoletano" quale fu Totò, livella anche i giudizi e le remore. Due vite parallele come abbiamo visto, apparentemente. Vissute intensamente, forse troppo, ma che hanno toccato quella di miliardi di persone, illuse per un attimo che un calcio ad un pallone possa rendere diversa la vita. Per novanta minuti, migliore.

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Rubrica : {Girodivite 2020}

n. 902 - "A jatta cadi sempri chi pedi n’terra" (25 novembre 2020)

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Redazione

Il numero 902 di Girodivite del 25 novembre 2020: "A jatta cadi sempri chi pedi n’terra" (Il gatto/la gatta cade sempre con le zampe a terra).

In questo numero:


** Concorso fotografico "Un luogo per ZeroBook" 2020: I FINALISTI! ** , di Redazione Zerobook - 25 novembre 2020

Stilata la lista dei 5 finalisti dell’edizione 2020

- > https://www.girodivite.it/Concorso-fotografico-Un-luogo-per,30637.html


** 25 novembre 2020 ** , di Redazione Lavoro - 25 novembre 2020

Uno sciopero che parla alla piazza delle donne mettendo al centro il diritto alla salute, all’istruzione e alla mobilità

- > https://www.girodivite.it/25-novembre-2020.html


** "Sono stata rapita quando avevo 14 anni.." ** , di ActionAid - 25 novembre 2020

“Sì, è successo a me. Mi chiamo Ama e sono stata rapita quando avevo 14 anni”. Con queste parole inizia il toccante racconto di Ama, una ragazza di 15 anni che vive in una regione nel nord del Ghana.

- > https://www.girodivite.it/Sono-stata-rapita-quando-avevo-14.html


** COVID-19 | EMERGENCY: riprende il servizio MILANO AIUTA riconosciuto dall’AMBROGINO 2020 ** , di Redazione - 25 novembre 2020

I volontari di EMERGENCY e quelli delle Brigate Volontarie per l’emergenza stanno dando in questo modo un aiuto ai soggetti più a rischio in caso di contagio da Coronavirus e ai quali è stato raccomandato di rimanere a casa.

- > https://www.girodivite.it/COVID-19-EMERGENCY-riprende-il.html


** ll Movimento delle Agende Rosse di Torino: ieri e oggi ** , di francoplat - 25 novembre 2020

Una chiacchierata con Carmen Duca, coordinatrice della sezione ‘Paolo Borsellino’ di Torino del Movimento delle Agende Rosse.

- > https://www.girodivite.it/ll-Movimento-delle-Agende-Rosse-di.html


** A 40 anni dal sisma del 1980 ** , di Lucio Garofalo - 25 novembre 2020

A 40 anni dal sisma del 1980 un tentativo di analisi storica

- > https://www.girodivite.it/A-40-anni-dal-sisma-del-1980.html


** Vivere la vita in sicurezza al tempo di Covid-19? ** , di Massimo Stefano Russo - 25 novembre 2020

La consapevolezza della vita, dell’essere in vita è l’essenza che ci distingue dagli altri esseri viventi, ma non è questo che ci rende superiori agli animali.

- > https://www.girodivite.it/Vivere-la-vita-in-sicurezza-al.html


** En France, le gouvernement a décidé de sacrifier la culture ** , par Emanuele G. - 25 novembre 2020

Partout, dans le Monde, on reconnaît la France pour sa culture, son histoire. Pourtant, face au virus, le gouvernement a décidé de mettre à l’arrêt des milliers d’acteurs, musiciens, techniciens et tout le monde du spectacle et de la nuit.

- > https://www.girodivite.it/En-France-le-gouvernement-a-decide.html


** Quisquilie&Pinzellacchere n. 122 - Gli antenati di Donald Trump (II parte) ** , di Franco Novembrini - 25 novembre 2020

Con la seconda parte degli "antenati’’ di Donald Trump concludo questo piccolo excursus sulle figure dei presidenti che specialmente dopo il collasso dell’URSS si sono trovati a comandare e voler americanizzare il mondo intero. Quasi tutti hanno provocato non pochi disastri che hanno portato gli USA ad essere la nazione più odiata del pianeta. Ai presidenti citati non ho messo il partito a cui appartengono, cosa che in Italia invece conta moltissimo, per politici, giornalisti e inviati (...)

- > https://www.girodivite.it/Quisquilie-Pinzellacchere-n-122.html


** Schizzi&Ghiribizzi n. 92 - Cronache da VLS1929 ** , di Franco Novembrini - 25 novembre 2020

L’altra settimana ci siamo lasciati con una notizia in itinere che poi si è sviluppata in maniera curiosa. Dopo che un giornale della provincia di Monza ha dato notizia della scoperta e sequestro di una piattaforma abusiva di rifiuti pericolosi, un altro settimanale locale giovedì 19 novembre, edizione di Monza, sparava un titolo ad effetto: "Rottamopoli’’. Lo stesso settimanale nella edizione del sabato, quella che riguarda la cronaca locale di VLS1929 (codice fiscale immaginario del mio (...)

- > https://www.girodivite.it/Schizzi-Ghiribizzi-n-92-Cronache.html


** A Belfast Boy, di Michael Phillips ** , di Maurizio Piccirillo - 25 novembre 2020

Titolo: A Belfast Boy

Autore: Michael Phillips

Genere: Romanzo autobiografico a sfondo storico/politico

Casa Editrice: Homeless Book

Traduzione: Silvia Agogeri

Pagine: 248

Prezzo: 15,00 €

Codice ISBN: 978-88-327-61-177

- > https://www.girodivite.it/A-Belfast-Boy-di-Michael-Phillips.html


** Giuseppi in pronto soccorso a Silvio ** , di Deborah A. Simoncini - 25 novembre 2020

Le rivoluzioni hanno sempre irradiato un alone magico, anche se è sempre meglio essere invitati a un pranzo di gala che a una rivoluzione.

- > https://www.girodivite.it/Giuseppi-in-pronto-soccorso-a.html


** Satana, trash-dance e gravitoni ** , di Gigi Monello - 25 novembre 2020

Che hanno in comune Angela e Padre Livio?

- > https://www.girodivite.it/Satana-trash-dance-e-gravitoni.html


** Lentini SR - Consiglio Comunale martedì 1 dicembre 2020 ** , di Giuseppe Castiglia - 24 novembre 2020

Consiglio Comunale martedì 1 dicembre 2020, alle ore 19,30, nei locali della sala consiliare di Via Galliano. II Consiglio comunale è convocato in presenza, in seduta chiusa al pubblico e in diretta streaming, la riunione si svolgerà nel rispetto delle normative vigenti relativamente alle misure di distanziamento e sicurezza legate all’emergenza Covid 19.

- > https://www.girodivite.it/Lentini-SR-Consiglio-Comunale,30655.html


** I comunisti, dai comunardi ai comunitari. Fino ai comodini ** , di Sergej - 24 novembre 2020

Comunisti, comunardi, comunitari e… comodini. Appunti per un saggio riguardante il comunitarismo (o come lo si voglia chiamare)

- > https://www.girodivite.it/I-comunisti-dai-comunardi-ai.html


** Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: 25 novembre 2020 - Lella Palladino in streaming ** , di Redazione
- 24 novembre 2020

Lella Palladino, sociologa femminista che ha fatto della battaglia contro la violenza sulle donne il fulcro della sua vita, ripercorre, in questo libro, le storie di molte delle donne con cui è entrata in contatto negli anni di lavoro nei centri antiviolenza, mostrando le diverse forme della violenza maschile, ma anche i modi per combatterla. Donne che, grazie al potere della relazione con altre donne, all’accoglienza dei centri antiviolenza, sono riuscite a rielaborare la violenza subita (...)

- > https://www.girodivite.it/Giornata-internazionale-per-l.html


** La nuova Etiopia? ** , di Emanuele G. - 23 novembre 2020

Quando le belle speranze muoiono all’alba...

- > https://www.girodivite.it/La-nuova-Etiopia.html


** Pensieri veloci 6 ** , di Luigi Boggio - 22 novembre 2020

Scusate il ritardo non sapevo che c’era anche la giornata mondiale della televisione...

- > https://www.girodivite.it/Pensieri-veloci-6.html


** Afghanistan, pioggia di razzi colpisce Kabul, esplosioni anche vicino al nostro ospedale ** , di Redazione - 21 novembre 2020

Questa mattina, la capitale afgana Kabul è stata colpita da un durissimo attacco, con circa 23 missili lanciati contro il suo nucleo urbano.

- > https://www.girodivite.it/Afghanistan-pioggia-di-razzi.html


** Suoni mediati e suoni naturali a confronto ** , di Silvia Zambrini - 21 novembre 2020

L’insegnamento musicale a distanza in tempo di Covid-19. Interviste a Francesco Forges Davanzati, Luigi Magistrelli, Antonio Zambrini, Francesco Biraghi.

- > https://www.girodivite.it/Suoni-mediati-e-suoni-naturali-a.html


** Addio ad Alfredo Pigna ** , di Redazione - 19 novembre 2020

Fonte: https://www.ilmattino.it

Alfredo Pigna è morto: il gionalista sportivo, originario di Napoli, aveva 94 anni. Aveva condotto la Domenica Sportiva e aveva seguito le imprese della Valanga Azzurra e dell’epopea di Alberto Tomba.

Pigna, preparato in ogni disciplina che ha coperto, elegante nei modi e nel vestire, ha seguito per oltre venti anni Olimpiadi, campionati del mondo, Giri d’Italia, ma è innegabile che la sua carriera professionale sia legata alla Domenica Sportiva e alla (...)

- > https://www.girodivite.it/Addio-ad-Alfredo-Pigna.html


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Rubrica : {Cose persone eventi}

Concorso fotografico "Un luogo per ZeroBook" 2020: I FINALISTI!

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Redazione Zerobook

Concorso Fotografico ZeroBook 2020

La giuria del concorso, con l’ausilio e la supervisione del presidente onorario Armando Rotoletti, ha stilato la lista dei 5 nominativi finalisti del contest Un luogo per Zerobook. Il risultato finale con la classifica definitiva sarà comunicato durante la Cerimonia di Premiazione la cui data non siamo ancora in grado di comunicare.

La situazione sanitaria che stiamo vivendo non ci consente di poter programmare la formula della cerimonia che, unica certezza che abbiamo, non potrà essere celebrata di presenza. Auspichiamo di poterla organizzare tramite un collegamento internet a distanza e sarà nostra cura comunicare il link per consentire a chi vorrà partecipare di collegarsi.

La votazione è stata molto elaborata e quest’anno anche più articolata, sia per la qualità delle foto pervenute, sia per le difficoltà logistiche che il distanziamento ci ha riservato. Vogliamo ringraziare per i preziosi consigli e il giudizio tecnico che il nostro presidente onorario, il fotografo Armando Rotoletti, ci ha gentilmente fornito. Un altro ringraziamento particolare lo rivolgiamo a Roberta Giuffrida, vincitrice dell’edizione 2019, che abbiamo cooptato in giuria.

Di seguito i 5 nomi in ordine alfabetico:

COGNIGNI Lorenzo (Civitanova Marche)

CONDELLO Alessandra - Collettivo Afedia (Avezzano)

MORETTI Pierluigi (Roma)

OLDONI Giuseppe (Treviglio)

VERNIER Francesca (Trieste)

IL BANDO

ZEROBOOK GIRODIVITE – ass. OPENHOUSE BANDISCE IL CONCORSO FOTOGRAFICO

“UN LUOGO PER ZEROBOOK” 2020

Il concorso è aperto a tutti i fotoamatori residenti in Italia

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REGOLAMENTO

1. Si partecipa con un massimo di 3 fotografie digitali, a colori e/o in bianco e nero, con il lato lungo minimo 1920 pixel , 300 dpi in formato tiff e una copia in formato jpg 75 dpi

2. Le foto devono essere inoltrate via email a: concorso@girodivite.it;

3. I nomi dei file devono essere così composti: Nome Cognome – Titolo.tif e Titolo.jpg;

4. La email deve contenere in allegato la lettera di manleva interamente compilata e firmata

TEMA DEL PREMIO

Le foto devono riprodurre luoghi riscoperti, sia di natura culturale, quali siti archeologici, che di natura prettamente architettonica, come ruderi di antiche case rurali, antichi opifici ecc. Quindi luoghi di interesse abbandonati all’incuria e all’oblio, che meriterebbero di essere rivalutati e posti all’attenzione del pubblico. Lo scopo del premio è quello di raccogliere immagini di questi luoghi dimenticati e di segnalarli alle amministrazioni locali, invitandole al loro recupero.

PREMI

1° Classificato: Pubblicazione libro fotografico, in formato cartaceo, a cura della casa editrice ZeroBook, con regolare contratto di edizione e numero di ISBN, promozione e diffusione;

2° Classificato: Pubblicazione libro fotografico, in formato ebook, a cura della casa editrice ZeroBook, con regolare contratto di edizione, promozione e diffusione;

3° Classificato: un Libro fotografico, pubblicato dalla casa editrice ZeroBook, selezionato tra le pubblicazioni del catalogo della casa editrice.

SVOLGIMENTO DEL PREMIO

La Giuria selezionerà 5 finalisti, che saranno avvertiti via email. La classifica finale sarà decretata durante la Cerimonia di Premiazione.

IL PRESIDENTE ONORARIO

Armando Rotoletti (Messina, 1958) ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westimnster), a Londra. A Milano, negli anni Ottanta si è dedicato al fotogiornalismo e, tra il 1985 e il 1995, è stato protagonista di numerose mostre personali e collettive. I suoi reportage sono stati pubblicati da molte riviste, tra cui i settimanali «Sette» e «Io donna» del «Corriere della Sera», «Vanity Fair», «The Sunday Times». Da una decina d’anni si dedica, inoltre, a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale – come Casa della Carità. I volti le storie (2005), dedicato alla fondazione di don Colmegna, o Barbieri di Sicilia (2007), un viaggio tra le ultime botteghe di barbiere sull’isola – e a paesaggi e volti dei distretti agroalimentari (Langhe, Food Valley): Gente di Barbaresco (2013), è il primo risultato di questo impegno. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Valelapena (2013), Scicli città felice (2014), Vino e gente dell’Etna (2015), Noto. Le pietre i volti (2015), Sicilia in piazza (2017), Selinunte (2019, di Enrico Caruso e Clemente Marconi), Morte in Sicilia (2020)

QUALSIASI VARIAZIONE DEL PROGRAMMA SARA’ COMUNICATA DALLA REDAZIONE

La pagina del bando del Premio


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Rubrica : {Lavoro}

25 novembre 2020

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Redazione Lavoro

Il Covid-19 ha mostrato al mondo la centralità del lavoro di cura e gli effetti devastanti dello smantellamento dello Stato sociale. Luoghi di lavoro diventati progressivamente luoghi di contagio e senza diritti: la produzione non essenziale non si è mai fermata e dopo l’estate del “liberi tutti” il virus ha continuato la sua corsa, nelle case, nelle strade, tra le corsie di un ospedale, tra le pareti di una scuola, in un mezzo pubblico costretti a prendere per andare a scuola o a lavorare.

Un sistema che sancisce la gerarchia dei rischi e dei bisogni, disposto persino a sacrificare sull’altare del profitto migliaia di lavoratrici e lavoratori, si è manifestato in tutta la sua violenza. Sanità, istruzione, mobilità: snodi nevralgici della società, riequilibritori delle diseguaglianze sociali su cui come un macigno si sono abbattute le politiche di risparmio, la corsa alla privatizzazione e la retorica del lavoratore missionario sacrificabile.

Non solo, la quarantena ha amplificato la scena della riproduzione sociale e rappresentato plasticamente i luoghi dove si concentra la femminilizzazione del lavoro: sono in maggioranza le donne a essere impiegate nei servizi essenziali che hanno garantito e garantiscono la tenuta collettiva ai tempi della pandemia, quei lavori che non possono essere svolti da remoto e non si sono mai fermati, obbligando lavoratrici e madri ad acrobazie tra lavoro e famiglia, tra salario e salute, tra ritmi di “produzione” insostenibili e carichi emotivi pesanti.

Da un lato, il sistema familistico ha storicamente scaricato sulle donne l’assistenza e la cura degli anziani e dei bambini, aumentando ancora di più il peso del lavoro domestico, dall’altro, ci sono molte donne che occupano la prima linea in questa emergenza lavorando in condizioni pericolose per la loro salute, con turni sfiancanti, rinuncia alla propria vita privata, assunzione collettiva del rischio sanitario.

In diffusi settori della scuola, della sanità, delle pulizie negli ospedali e nelle RSA, inoltre, si staglia come un macigno il ricatto della precarietà che non accenna a scomparire neanche quando la realtà ti sbatte in faccia il suo frutto avvelenato e i bandi in sanità vanno deserti.

USB non assisterà inerte: il 25 novembre sarà sciopero per sanità pubblica e assunzioni stabili, istruzione e mobilità in sicurezza.

Non solo. Il 25 novembre è una data simbolo che in questi anni è uscita da una ritualità scontata e ha ripreso linfa vitale grazie alle lotte femministe: nella giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere Non Una di Meno sarà ancora in piazza con la sua voce potente a ricordare che sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell’emergenza sanitaria in corso.

Il virus non può fermare le lotte: il 25 novembre sarà una grande giornata di mobilitazione intersezionale, sarà un atto di accusa alla sanità del profitto e al controsenso della didattica a distanza, il ribaltamento della retorica dei lavoratori, ieri eroi e oggi agnelli sacrificali. Un grido contro un modello capitalista predatorio sempre più aggressivo nel tentativo didifendere se stesso dalle inevitabili e non più rinviabili richieste di giustizia sociale, redistribuzione delle ricchezze e denuncia delle diseguaglianze di genere.

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25 novembre 2020

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Rubrica : {ActionAid}

"Sono stata rapita quando avevo 14 anni.."

Il mercoledì 25 novembre 2020 di ActionAid

Ama è stata rapita da due uomini in motocicletta, una sera mentre stava tornando da scuola. Arrivata al villaggio dei rapitori, alcuni bambini iniziarono a gridare: “Hafali, Hafali”, vuol dire “nuova moglie”. A soli 14 anni, Ama è stata rapita per essere data in moglie a uomini più grandi. La sua è stata fortunatamente una storia a lieto fine, grazie all’intervento del padre di Ama e di operatori di ActionAid. Ma non per tutte è così. Ogni anno 15 milioni di bambine sono costrette a matrimoni e gravidanze precoci.

La violenza sulle donne ha forme diverse: dalla violenza domestica tra le mura di casa, a tradizioni culturali ancora socialmente accettate. ActionAid da oltre 30 anni si batte in Italia e in tutto il mondo per contrastare gli stereotipi di genere nella società e promuovere il diritto a una vita senza soprusi.

Lo facciamo nei paesi in Africa, Asia e America Latina e in Italia, dove, ad esempio, all’interno del progetto europeo CHAIN, lavoriamo con le comunità per rafforzare la prevenzione, la protezione e il sostegno alle ragazze e alle donne che hanno rischiato o rischiano di subire matrimoni precoci e forzati e mutilazioni genitali femminili.

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non lasciamole sole. Nei prossimi giorni, con diverse iniziative, daremo voce alle donne e alle bambine in Italia e nel mondo che subiscono discriminazioni, violenze fisiche e psicologiche e che stiamo sostenendo con i nostri progetti.

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Rubrica : {Movimento}

COVID-19 | EMERGENCY: riprende il servizio MILANO AIUTA riconosciuto dall’AMBROGINO 2020

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Redazione

Per fronteggiare la seconda ondata dell’emergenza Covid, EMERGENCY ha ripreso la propria collaborazione con il Comune di Milano per Milano Aiuta, il servizio per la consegna di beni di prima necessità alle persone anziane, immunodepresse e in stato di isolamento domiciliare, al fine di limitare al minimo gli spostamenti delle persone più fragili.

Il servizio – che riceverà un attestato nell’ambito dei premi Ambrogino d’oro 2020 – durante la prima fase della pandemia ha consegnato – solo con EMERGENCY – 100.000 mascherine agli abitanti delle case popolari, 60 tonnellate di cibo e beni di prima necessità a 3.000 nuclei familiari, con una media di 100 consegne al giorno e un totale di 400 volontari coinvolti.

Dall’inizio del mese di novembre, EMERGENCY, con i volontari delle Brigate Volontarie per l’emergenza, risponde alle richieste di consegna di beni alimentari, farmaci o altri beni di prima necessità per gli Over 65, le persone in quarantena o per le persone fragili a rischio movimento, che non riescono ad accedere ad altri servizi di consegna. Contemporaneamente è ripresa la consegna di altre 200.000 mascherine nelle case popolari, che terminerà nei prossimi giorni.

I volontari di EMERGENCY e quelli delle Brigate Volontarie per l’emergenza stanno dando in questo modo un aiuto ai soggetti più a rischio in caso di contagio da Coronavirus e ai quali è stato raccomandato di rimanere a casa.

Chiamando lo 020202 dal lunedì al sabato in orario 8-20, si può fare richiesta di spesa e farmaci a domicilio, di assistenza domiciliare, di accompagnamento e trasporto per visite e commissioni urgenti.

I volontari si muovono in coppia e hanno un badge identificativo di riconoscimento. Tutti hanno ricevuto una specifica formazione per minimizzare il rischio di contagio per loro e per le persone assistite. I volontari non svolgeranno però servizi sanitari di alcun tipo.

Per informazioni è possibile consultare il sito del Comune di Milano nella pagina dedicata Milano Aiuta https://www.comune.milano.it/web/milanoaiuta

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Rubrica : {Mafie}

ll Movimento delle Agende Rosse di Torino: ieri e oggi

Il mercoledì 25 novembre 2020 di francoplat

Carmen, presentati.
 Mi chiamo Carmen Duca, sono nata a Torino da genitori emigrati dalla Puglia alla fine degli anni Sessanta. Papà era falegname, mamma una sartina. Una vita di sacrifici, di amore, non solo verso la famiglia ma anche verso i più importanti valori che dovrebbero caratterizzare un individuo. Valori che mi hanno trasmesso. Ho una famiglia che adoro, tre figli, e lavoro nel settore informatico presso un’azienda che si occupa di business information. Dal 2009 faccio parte del Movimento delle Agende Rosse – sezione torinese – di cui sono anche coordinatrice.

Potresti dirci in poche parole cosa sono le Agende Rosse?
 Il Movimento Agende Rosse è formato da cittadini che operano affinché sia fatta piena luce sulla strage di Via D’Amelio a Palermo del 19 luglio 1992 nella quale furono uccisi il Magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. Il Movimento nasce su impulso di Salvatore Borsellino il quale il 15 luglio 2007 scrive la lettera intitolata “19 luglio 1992: una strage di Stato” nella quale afferma che la ragione principale della morte del fratello Paolo è da ricercarsi nell’accordo di non belligeranza stabilito tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra in seguito ad una trattativa fondata sul tritolo delle stragi in Sicilia del 1992 ed in continente del 1993. Salvatore Borsellino chiede di avere delle risposte sulle omissioni delle più elementari misure di sicurezza in via D’Amelio il giorno della strage e di sforzare la memoria ad alcuni rappresentanti delle istituzioni che incontrarono Paolo Borsellino nelle sue ultime settimane di vita e che pertanto conoscono elementi fondamentali per ricostruire lo scenario in cui maturò l’accelerazione della fase esecutiva dell’eccidio.

Quale aspetto del Movimento delle Agende rosse ti ha convinta a entrare al suo interno?
 Per me è stato un coinvolgimento naturale. Non voglio dire che sia nata prima io come attivista e poi il Movimento, ma quando nel gennaio 2009 raggiunsi piazza Farnese ed incontrai Salvatore Borsellino per sostenere Luigi De Magistris (allora magistrato, a cui avevano avocato le inchieste quando le sue indagini si erano spinte “oltre” ed avevano toccato i file della politica) il Movimento non era ancora nato. Fu proprio in quella piazza che Salvatore parlò di trattativa, di agenda rossa e della sua sparizione e invitò i cittadini ad andare a Palermo il 19 luglio dello stesso anno per impedire ai politici di solcare via D’Amelio per depositare le loro “corone di Stato” per quella che fu una Strage di Stato.

Com’è cambiato il tuo modo di guardare alla realtà italiana (politica, sociale, culturale ecc.) da quando sei entrata nelle Agende Rosse?
 Eh…quanto tempo abbiamo? Per essere breve potrei semplificare dicendo che non tutto ciò che leggiamo o che ci fanno intendere corrisponde al vero. Che occorre sempre porsi delle domande per legare nomi, cognomi, fini e soprattutto secondi fini. Si impara che ci sono nomi ricorrenti che nascondono segreti indicibili e che hanno segnato profondamente il percorso politico e culturale della nostra Nazione. Le Agende Rosse ti insegnano a porti domande, ad approfondire e a scoprire. Purtroppo spesso ci si scontra con una realtà dei fatti che ci sconvolge, ma è un esercizio che va fatto se si vuole percorrere la strada della Verità.

Carmen, da quando il Movimento delle Agende Rosse è nato, nel 2007, cosa è cambiato nel suo modo di portare avanti l’impegno civile di Salvatore Borsellino?
 Il Movimento, nato sulle basi delle richieste di Verità e Giustizia per le stragi del ’92-’93, è cresciuto su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo un gran numero di attivisti. Alcuni sono più attivi sul fronte dei processi, altri seguono le vicende delle vittime di mafia legate al periodo stragista e comunque alle commistioni tra mafia e apparati deviati dello Stato, altri ancora portano avanti progetti nelle scuole di ogni ordine e grado per diffondere la cultura delle legalità.

Qual è stato, a tuo parere, il successo maggiore del Movimento?
 Indubbiamente il coraggio di un fratello, Salvatore Borsellino, accusato di essere un pazzo visionario, che con le sue denunce ed il coinvolgimento della società civile in questo percorso intrapreso con le Agende Rosse, è riuscito a far accendere i riflettori sulle vicende di cui sopra. E l’accensione dei riflettori non è solamente un’espressione metaforica, ma fa riferimento al percorso giudiziario che si è aperto nel 2012 e si è concluso nella primavera del 2018 con la condanna in primo grado non solo di mafiosi come Bagarella, ma anche di uomini del Ros – Mori e De Donno – e politici – Marcello Dell’Utri.

E quale, invece, il maggior fallimento?
 Un qualcosa che è “Movimento” credo possa subire alcune trasformazioni fisiologiche, non vedo alcun fallimento al momento. Nel corso degli anni si è avuto qualche tentativo di sposare le nostre battaglie per mero fine elettorale da parte di alcuni, ma grazie al nostro essere fermamente liberi e scevri da ogni logica politica, ogni tentativo è stato ben presto isolato e sopito.

Perché, a tuo parere, il fronte dell’associazionismo, che ci si aspetterebbe compatto nella lotta comune al fenomeno mafioso, è così diviso?
 E’ una domanda che mi sono posta più volte anche io, perché ci si aspetterebbe l’aggregazione di tutte le forze “buone” del Paese per combattere questo cancro insidioso che è la mafia. Mi sto convincendo, con il passare del tempo, che questo potrebbe accadere in un mondo ideale, non nel nostro. I motivi li ignoro, posso fare solo delle supposizioni. Potrebbe essere per puro personalismo, oppure perché l’associazione si è nel frattempo fatta istituzione e non gode più di quella libertà che dovrebbe caratterizzare una associazione antimafia. Diversamente non me lo spiego, è logicamente inconcepibile.

Il Movimento è Salvatore Borsellino oppure, secondo te, il suo fondatore è riuscito a creare un gruppo di sostenitori di quel messaggio civile capaci di muoversi autonomamente, di emanciparsi dal suo carisma?
 Al momento sono convinta sia Salvatore Borsellino, un domani potrebbe cambiare pelle, potrebbe rientrare nella naturale evoluzione delle cose, ma, ripeto, ad oggi nonostante ci si muova in autonomia, mi sento di dire che il movimento è Salvatore.

Quali sono le attività che la sezione torinese porta avanti? Qual è il contributo del vostro gruppo alla battaglia che da anni porta avanti Salvatore Borsellino?
 Il nostro gruppo è nato in concomitanza con il movimento, con una spontaneità ed un affiatamento che lo hanno aiutato a lottare, crescere e lavorare con passione ed entusiasmo. Oltre alle battaglie portate avanti per sostenere i magistrati che a Palermo seguivano il processo Trattativa con convegni, sit-in e manifestazioni, abbiamo intrapreso anche un percorso nelle scuole di ogni ordine e grado. Si tratta di un progetto calibrato in base all’età degli studenti, volto a far conoscere dinamiche legate al malaffare, nomi e cognomi di vittime di mafia e le loro storie, finendo poi con l’affrontare il tema del bullismo. Ogni nostro percorso si conclude con un incontro finale che prevede l’incontro di Salvatore Borsellino con gli studenti, oppure di un familiare di vittima di mafia. Da qualche anno abbiamo iniziato una collaborazione con il liceo Cottini di Torino che, dopo averci aperto le porte (cosa non scontata), si è offerto di essere il nostro Presidio in città. Presso il Liceo abbiamo organizzato convegni, mostre e stiamo allestendo una biblioteca “a tema” per consentire ai ragazzi di leggere e documentarsi. Al momento abbiamo in sospeso un corso di formazione con i docenti che riprenderà quando l’emergenza Covid sarà conclusa.

Avete mai l’impressione di combattere contro i mulini a vento?
 Sì, spesso, ma continuiamo imperterriti.

Qual è la risposta della società civile alle vostre battaglie? Sentite la vicinanza dei cittadini oppure percepite questi ultimi come distanti, disaffezionati al tema a voi caro?
 Credo che riguardo questo tema occorre fare dei distinguo. Ci sono cittadini a cui il tema “mafie” interessa da sempre, a prescindere dal momento storico o dalle notizie che ci forniscono i media, e che ci seguono costantemente. Altri invece sono spinti da ciò che si legge sui giornali o da eventuali notizie di cronaca che gravitano attorno a questo tema e che si avvicinano alle nostre battaglie a seconda del periodo. Dal 2009 al 2015 credo si sia registrato il più alto numero di adesioni e di partecipazione ai nostri convegni e alle nostre iniziative ed è stato un bene perché c’era davvero la necessità di far conoscere ciò che accadeva a Palermo e credo che in questo Salvatore Borsellino ed il Movimento sia riuscito nel suo intento. Ora abbiamo altri temi da far conoscere, temi sconosciuti ma che potrebbero scoperchiare un vaso al cui interno si nascondono trame ed intrighi che partono da una piccola cittadina della Sicilia e che coinvolgono l’Italia intera. Ma non voglio spoilerare.

In Italia esiste una specie di culto dell’eroe, coltiviamo eroi che lasciamo poi soli nella lotta contro la violenza mafiosa (Falcone, Borsellino, ma anche Dalla Chiesa, per fare degli esempi). Dal tuo osservatorio, si intravede qualche speranza circa la nascita di un movimento, per così dire, di popolo? Una reazione ampia e allargata contro gli abusi e il dominio delle organizzazioni mafiose colluse con alcuni apparati dello Stato?
 Avevo questa speranza qualche anno fa, purtroppo ho capito che non solo sia improbabile, ma temo, al momento, impossibile. Continuerò a coltivare questo sogno, nella speranza che un domani, i giovani di oggi possano da adulti essere migliori di noi e cambiare il corso delle cose.

Se un giorno, nuove evidenze giudiziarie e una rilettura storica complessiva di questo periodo ipotizzassero che la trattativa Stato-mafia non sia stata la questione centrale alla base dei drammi italiani di questi decenni, riterresti fallimentare il tuo attivismo civico?
 Non vorrei peccare di presunzione ma dubito questo accada. Nel malaugurato caso questo succedesse, penso che ogni cosa fatta con il cuore, sia un qualcosa di profondamente giusto, mai un fallimento.

Grazie, Carmen.

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Rubrica : {Città invisibili}

A 40 anni dal sisma del 1980

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Lucio Garofalo

Il 23 novembre di quest’anno ricorre il quarantennale di un terremoto devastante, che nel 1980 sconvolse una vasta area del Sud Italia con un’intensità superiore al 10° grado della scala Mercalli, ovvero una magnitudo pari a 6,9 della scala Richter. Fu una scossa tellurica lunghissima, che durò 90 secondi circa e fece tremare l’arco appenninico meridionale, radendo al suolo interi paesi in Irpinia e in Basilicata, le cui popolazioni furono decimate.

Il ricordo di quella esperienza suscita ancora oggi, in coloro che l’hanno vissuta sulla propria pelle, un coacervo di emozioni intense, angosciose, di inquietudine e sgomento, un profondo senso di dolore e di rabbia, che turbano ancora gli animi degli abitanti irpini e lucani. Si trattò del più catastrofico cataclisma che ha sconquassato il Sud Italia nella sua storia più recente, ossia dal secondo dopoguerra ad oggi, un immane disastro provocato dalla furia naturale ed aggravato da fattori di origine antropico-culturale (1).

Nei giorni successivi al sisma, vari analisti politici si azzardarono a muovere (non a torto) pesanti accuse di responsabilità politica e morale agli esponenti istituzionali, polemizzando sui ritardi, sulle lentezze e sulle carenze accusate durante le operazioni allestite in soccorso delle popolazioni colpite dal sisma: accuse che invocavano un’ipotesi agghiacciante di “strage di Stato” (2). La furia tellurica si abbatté in modo spaventoso sulle comunità irpine e lucane, ma in seguito la voracità degli “avvoltoi”, posti al vertice delle istituzioni locali, completò l’opera di saccheggio e devastazione del sisma. Tuttavia, fu proprio in seguito al terremoto del 1980 che venne istituita, in Italia, la Protezione Civile (3), una struttura operativa che costituisce un motivo di vanto per il nostro Paese per quanto concerne il livello di efficienza e tempestività negli interventi di soccorso in caso di “calamità naturali”, ma resta ancora arretrato, invece, sul fronte della prevenzione dei rischi sismici.

Qualche ricordo personale

Il 23 novembre 1980, ricordo che era una domenica insolita, caratterizzata da una giornata climaticamente calda, quasi primaverile, non certo autunnale. Quella sera, alle ore 19:35, io mi trovavo nel bar centrale del corso di Lioni, uno dei centri più disastrati dal sisma, e stavo seguendo in TV il secondo tempo di un incontro della serie A di calcio (4), quando si verificò una catastrofe inimmaginabile, impressa in modo indelebile nella memoria e nell’immaginario collettivo delle popolazioni locali e dell’intera nazione.

Prima di quella data infausta, Lioni, il mio “borgo natio”, era un paese vivo e dinamico, con una spiccata vocazione allo sviluppo commerciale ed artigianale. Lioni vantava già numerosi esercizi commerciali, diversi bar e locali pubblici, un pastificio, due tipografie e altre piccole aziende artigianali e industriali, addirittura due sale cinematografiche e quattro (se non erro) discoteche, o sale da ballo, vari istituti scolastici, due emittenti radiofoniche private, Radio Popolare Lioni (5) e Radio Giovane Lioni, e via discorrendo.

Oggi prevale una tendenza abbastanza diffusa a rimpiangere e ad idealizzare il tempo antecedente a quel maledetto 23 novembre 1980. Fu un giorno orribile che, per una sorta di meccanismo di rimozione inconscia, si tende a derubricare dal calendario e dalla nostra mente, per non soffrire. Poi, ogni anno ricorre puntualmente il 23 novembre e noi non possiamo non ricordare.

In merito ai “ricordi personali” rimando opportunamente alla lettura delle “note integrative” contenute nell’ultimo paragrafo del presente articolo.

Una “data-spartiacque”

Per le popolazioni che conobbero la furibonda violenza tellurica di quel sisma (non senza la correità politica ascrivibile ad azioni umane rovinose) il 23 novembre è una data che innesca una sequenza di ricordi strazianti, di risvolti emotivi che hanno scombussolato gli animi e le esistenze personali degli abitanti. All’evento sismico seguì una lunga fase di emergenza e ricostruzione urbanistica, contraddistinta da decisioni politiche fin troppo controverse e discutibili, assunte dai gruppi politici dirigenti dell’epoca, nazionali e locali.

Per tanti miei conterranei il 23 novembre 1980 ha costituito un avvenimento traumatico, all’origine di lutti dolorosi, è una “data-spartiacque” che non figura solo sul calendario, ma nelle coscienze. La definizione simbolica ed evocativa di “data-spartiacque” suggerisce l’idea che da quel giorno le nostre esistenze sono state sconvolte bruscamente, con inaudita violenza, sia dal punto di vista fisico-materiale ed emotivo, sia sotto il profilo relazionale, nella misura in cui è regredito il livello di civiltà e di umanità dei rapporti interpersonali. Tale regressione si è disvelata in una misura inversamente proporzionale alla diffusione di forme di benessere fittizio, ossia prettamente economico-consumistico. Il sisma ha stroncato centinaia di vite, ha stravolto interi territori e comunità umane, lacerando le coscienze interiori e la sfera degli affetti più intimi di ciascuno. I rapidi e caotici mutamenti avvenuti negli anni seguenti hanno causato un progressivo imbarbarimento antropologico, che si è insinuato nei gesti, nei corpi e negli atteggiamenti più comuni ed elementari delle persone, alterando le relazioni sociali e frustrando ogni istanza di giustizia sociale ed ogni aspirazione di rinascita collettiva (6).

Il graduale ritorno ad una condizione di “normalità” ha comportato un lento percorso storico, dispiegatosi negli anni ’80 e ’90, fino ad arrivare ai primi anni del 2000, durante i quali le famiglie irpine hanno cresciuto i propri figli nei gelidi container prefabbricati, le cui pareti erano rivestite in amianto.

La ricostruzione, la Legge 219 e l’industrializzazione delle aree interne

La conclusione della lunga fase dell’emergenza post-sismica, il sospirato completamento dell’opera della ricostruzione degli agglomerati urbanistici, lo smantellamento tardivo e faticoso delle aree prefabbricate, sono stati alcuni interventi che si sono conclusi solo in tempi relativamente recenti (7).

Gli interventi della ricostruzione urbanistica, oltre che stentati, lenti e carenti, non sono stati indirizzati da una pianificazione politica lungimirante e razionale, finalizzata al recupero ed al consolidamento del tessuto civile di una convivenza democratica all’interno delle comunità locali, favorendo ed espandendo gli spazi di aggregazione e di partecipazione politica e sociale, che rendono vivibili le relazioni interpersonali e rendono vivi gli agglomerati abitativi, che altrimenti si riducono in uno stato di “residenze-dormitorio”.

Nella lunga ed animata fase dell’emergenza, le autorità politiche locali hanno attinto ampiamente agli ingenti fondi assegnati dal governo per la ricostruzione delle zone terremotate, “ampliate” per una sorta di “alchimia” politica anche ad aree geografiche non gravemente disastrate, al solo fine di privilegiare interessi economici di “clan”. La Legge n. 219 del 14 maggio 1981 prevedeva un massiccio stanziamento di sessantamila miliardi (!) delle vecchie lire per finanziare, tra l’altro, un piano di industrializzazione delle aree interne. Si attuò la dislocazione di macchinari ed impianti industriali, spesso obsoleti dal punto di vista tecnologico, che provenivano dalle aziende del Nord Italia, trasportati nella realtà di territori assai impervi e tortuosi, in cui non esisteva ancora una rete moderna di trasporti e di comunicazioni (8).

Fu varato un piano di (sotto)sviluppo che ha svelato nel tempo la sua natura deleteria ed alienante, i cui effetti sinistri hanno arrecato guasti all’ambiente e all’economia locali. Per inciso, serve ricordare che il contesto in cui fu attuato è quello delle aree interne di montagna, che in quegli anni erano assai difficili da accedere e praticare, specie per impianti industriali di pianura. Occorre menzionare l’edificazione di alcune aziende già decotte in partenza, “cattedrali nel deserto” come, ad esempio, l’ESI SUD, la IATO (9) ed altri noti insediamenti (im)produttivi, in gran parte falliti, i cui dirigenti, perlopiù del Nord Italia, hanno installato i loro stabilimenti nelle aree terremotate solo per intascare i finanziamenti previsti dalla Legge n. 219.

Il progetto di sviluppo avviato nel dopo-terremoto era destinato a fallire sin dall’inizio, gestito attraverso logiche prevalentemente clientelari, volte a privilegiare l’insediamento di imprese estranee alle realtà locali, che non avevano il minimo interesse a valorizzare le risorse, le potenzialità e le caratteristiche dei territori, né a rispondere alle esigenze del mercato locale, o a promuovere le produzioni agricole ed artigianali autoctone, bensì solo a sfruttare la manodopera a basso costo, insinuando un circolo vizioso e perverso di sottosviluppo, di cui stiamo pagando tuttora le conseguenze (10).

Le potenzialità locali

Occorre ricordare che le risorse vitali dei nostri territori sono da secoli nei comparti dell’agricoltura e dell’artigianato. Si pensi solo all’altopiano del Formicoso, autentico “granaio” dell’Irpinia, dove qualcuno, all’apice delle istituzioni, decise di allestirvi una mega-discarica (11). Lascio a voi immaginare con quali esiti. Si pensi ai rinomati prodotti agroalimentari locali, come il vino Aglianico di Taurasi o la castagna di Montella, solo per citare quelli a “denominazione d’origine controllata”. Si tratta di enormi potenzialità, redditizie anche a livello occupazionale, che consistono nelle bellezze intrinseche in uno straordinario ambiente storico-naturalistico e nelle possibilità di un turismo ecologico, eno-gastronomico (12), culturale, archeologico, mai valorizzate in una misura adeguata dalle istituzioni locali.

Negli anni ‘80, l’Irpinia era la provincia che “vantava” il primato nazionale (!) degli invalidi civili e dei pensionati, un triste ed osceno primato, se si considera che in larga parte si trattava di falsi invalidi (13), di giovani con meno di 30 anni, in grado di guidare automobili, correre e praticare sport, scavalcare i soggetti sani nelle graduatorie delle assunzioni, di assicurarsi i migliori posti di lavoro, di fare carriera grazie alle raccomandazioni, ai favori elargiti dai “ras” politici locali, faccendieri ed intermediari del potente “signorotto” che regna da decenni nel feudo di Nusco e dei Comuni limitrofi.

Nelle zone terremotate dell’Irpinia l’Inps ha costituito il principale erogatore di reddito per migliaia di famiglie. Ciò era possibile solo grazie a manovre clientelari ed all’appoggio di figure importanti della società, a cominciare dai medici e dai servizi sanitari in buona parte compiacenti, se non complici.

Il sistema di potere demitiano

Gli enormi sprechi di denaro pubblico, impiegato per alimentare un vasto e capillare sistema assistenzialistico e clientelare, sono anche all’origine dell’attuale crisi sanitaria irpina e campana e di altre gravi emergenze locali.

La rete clientelistica ed assistenzialistica in Irpinia si delineava come un apparato scientificamente organizzato, volto a garantire con efficacia la perpetuazione di un assetto di potere politico-affaristico simile ad una “piovra”, che con i suoi tentacoli si è impadronita della “cosa pubblica”, occupando i posti rilevanti della macchina statale, scongiurando qualsiasi rischio di instabilità politica e di mutamento radicale della società irpina (14).

L’apparato protezionistico e assistenzialistico era quasi onnipresente, nella misura in cui seguiva, “accudiva” e condizionava la vita delle persone dalla culla al loculo, a patto di concedere in cambio i propri voti in ogni circostanza in cui era richiesto. Molti sindaci e amministratori locali sono ancora designati perlopiù con la “benedizione dell’Uomo del monte”, che fa e disfa le cose a proprio piacimento, vale a dire costruendo o affossando entità e maggioranze amministrative, ed indicando persino i nomi dei candidati all’opposizione (15).

Nel quadro di un simile apparato di potere si risolvono e dissolvono gli attriti locali tra chi detiene le redini dell’amministrazione e chi (sulla carta) esercita l’opposizione, tra sistema ed anti-sistema, precludendo ogni possibilità reale di ricambio ed ogni ipotesi di mutamento della politica locale, soggetta ai capricci e ai ricatti di San Ciriaco, la testa pensante e pelata della “piovra”.

In Irpinia, la “piovra” (intesa come una metafora di un potere tentacolare, che avvinghia le persone) ha sempre gestito ed elargito posti di lavoro, appalti, subappalti, rendite, prebende, forniture sanitarie, in tutta la provincia, creando un vasto sistema di natura clientelare e parassitaria, composto da decine di migliaia di addetti del pubblico impiego, del ceto medio, nonché di liberi professionisti, che hanno concesso i loro voti per anni ai notabili, ai referenti e ai “dinosauri” della Democrazia Cristiana e poi ai suoi eredi, sparsi sia a destra che a manca. Si spiega in tal guisa come tale struttura sia riuscita a preservarsi, resistendo agli scossoni politici e giudiziari degli anni Novanta, scampando agli scandali e alle inchieste dell’Irpiniagate (16) e persino alla bufera giudiziaria di “Mani Pulite” agli inizi degli anni ‘90.

Nel frattempo si è assistito ad un processo di “mutazione antropologica” della società irpina (17), in ritardo rispetto al contesto nazionale, ma che ha ricevuto un’improvvisa accelerazione storica proprio dopo il sisma del 1980.

La “mutazione antropologica” e lo “spaesamento” dei piccoli paesi

In seguito all’avvento della cosiddetta “globalizzazione economica”, la società irpina ha conosciuto una rapida, improvvisa, quanto convulsa spinta di accelerazione storica, non corrispondente ad un effettivo progresso civile.

Nei paesini del comprensorio altirpino (la maggior parte di questi centri conta meno di quattromila abitanti, perlopiù anziani) convivono piaghe antiche e nuove problematiche: la disoccupazione e la precarietà economica; le forme di dipendenza (alcool e sostanze stupefacenti, ma non solo) che attanagliano le giovani generazioni, “effetti collaterali” di una modernità fallace e distorta, prettamente consumistica; lo spopolamento crescente dei piccoli borghi (18) e la nuova emigrazione di masse non più composte da contadini analfabeti, bensì da giovani istruiti con elevati livelli di scolarizzazione (19).

Anche in Irpinia l’effetto più doloroso scaturito dal fallimento di un’idea di sviluppo alienante, calato dall’alto in modo verticistico negli anni della ricostruzione, si è tradotto anche in una drammatica crisi dei rapporti umani, in un imbarbarimento che ha svilito le relazioni sociali, improntate sempre più all’insegna di uno schema esistenziale feticistico, quello della merce e del profitto, trasmesso alle giovani generazioni come unico scopo della vita.

È un modello di “sviluppo” che ha creato nuove forme di sperequazione, ha avvelenato le interazioni umane, aggravando le disuguaglianze già esistenti e generando nuove ingiustizie e contraddizioni sul versante materiale e socio-culturale. Si sono così determinate nuove sacche di emarginazione e di miseria, esasperando uno stato di precarietà e di sfruttamento già esistente in contesti socio-culturali assai omologanti ed alienanti per svariate ragioni.

Rispetto a tali fenomeni sociali le “devianze giovanili”, i suicidi e le nuove dipendenze, sono i sintomi più inquietanti di un diffuso malessere esistenziale che assale le generazioni più giovani e i soggetti più vulnerabili anche nei piccoli borghi di montagna, che un tempo erano reputati, in base ad una visione idilliaca e idealizzata, “oasi felici”. Da anni l’Irpinia e la Lucania si contendono il macabro e triste primato dei suicidi (20) nel Sud Italia.

Il potere dei “Gattopardi” locali

Negli ultimi 40 anni di storia si è perpetuato in Irpinia, in modo cinico ed arrogante, un potere paternalistico e clientelistico, che ricatta i soggetti sociali più deboli, riducendo le libertà dei singoli individui ed influenzando gli orientamenti politici delle persone, costrette in uno stato di sudditanza ed esautorate di ogni diritto di cittadinanza, al fine di conservare gli ingenti serbatoi di voti che alimentano il potere politico dei notabili locali. I rapporti e gli equilibri di potere locali si preservano in modo spavaldo e spregiudicato.

Per tali ed altre ragioni servirebbe un impegno politico nuovo, incisivo e corale, in grado di concepire e propugnare una trasformazione radicale di una realtà che è statica da decenni, co-agendo con tutti i soggetti interessati ad un reale mutamento, non di mera facciata, bensì di sostanza. Le popolazioni locali versano in condizioni di ricattabilità e soggezione verso una “casta digerente” (adopero una locuzione sarcastica) ormai vetusta ed autoreferenziale: un assetto di potere che si è incancrenito e sclerotizzato da troppi anni. È un potere che applica metodi di gestione anacronistici, sempre meno efficaci, alla stregua del classico “Gattopardo”, cosciente che tutto debba mutare, affinché nulla cambi e tutto resti intatto come prima.

Il mio apporto di idee è solo un tentativo di interpretazione storica e politica di uno stato di cose presente nella mia realtà, per provare, se possibile, a modificarla. L’attesa di riscatto sociale delle popolazioni colpite dal sisma e dagli scempi che, nella fase storica post-sismica, sono stati consumati in modo disinvolto e spudorato, reclama a gran voce un rinnovamento reale e positivo, ben sapendo che non conviene mai ridurre temi complessi in schemi oltremodo semplicistici, poiché ciò diventa controproducente e fuorviante.

La realtà non è mai semplice come appare, ma è contraddittoria e mutevole, e la sua conoscenza esige un valido metodo critico-investigativo in grado di cogliere tale complessità. All’uopo occorre avvalersi di diversi strumenti di indagine, inclusa la riflessione filosofica che, tuttavia, non è mai autosufficiente ed esaustiva, ma esige l’apporto di altre discipline di studio e conoscenza. Inoltre, presuppone l’intervento della Politica, concepita e vissuta con la P maiuscola, in termini di partecipazione diretta e di coinvolgimento democratico delle comunità locali, in un’ottica orizzontale ed estesa. Un protagonismo di massa che non si è mai dispiegato nella realtà, tranne brevi, episodiche parentesi nell’immediata emergenza post-sismica.

Note integrative e altri ricordi personali

Ho ritenuto giusto inserire alcune note integrative al termine della mia riflessione sul quarantennale del terremoto del 1980, per completare il più possibile la narrazione storica, renderla più onesta ed equilibrata rispetto alle vicende di cui ho raccontato quasi esclusivamente le “ombre”, per cui conviene evidenziare anche le “luci”. Il mio interesse primario, in questo tentativo di ricostruzione, è stato di riassumere gli aspetti più alienanti e regressivi emersi nell’esperienza post-sismica a partire dal 1980 fino ad oggi.

Innanzitutto, è doveroso ricordare ed elogiare l’impegno spontaneo e disinteressato di chi stava al di là delle barricate e combatteva con la visione di un avvenire più fulgido per la gente irpina. Occorre commemorare i momenti esaltanti sotto il profilo della solidarietà, manifestata dagli “angeli del terremoto” (21), migliaia di soccorritori e volontari giunti da ogni angolo della penisola, che stimolarono l’impegno e la mobilitazione delle popolazioni locali, spinte da una speranza e un’attesa di cambiamento. È da ricordare l’attivismo volontario di centinaia, se non migliaia soggettività, sinceramente disinteressate, animate dal desiderio di riscattare la nostra terra martoriata e vilipesa dalle scelte scellerate delle classi dirigenti. Non si potrà mai dimenticare le testimonianze di amicizia e fraternità, gli attestati di generosità forniti dai volontari, che dimostrarono un’umanità enorme ed offrirono un impegno che rese davvero protagonisti i numerosi giovani provenienti da ogni zona d’Italia e d’Europa, portando soccorso materiale, assistenza e conforto morale alle popolazioni terremotate, per scavare sotto le macerie e salvare i sopravvissuti, per contribuire alle necessità della fase più immediata e dolorosa dell’emergenza post-sismica.

Ricordo la stagione storica in cui si costituirono i “Comitati popolari”, sorti per gestire e controllare in modo democratico le assegnazioni dei prefabbricati. Tali Comitati furono coinvolti anche in altri passaggi politici.

Mi sembra doveroso aprire una breve parentesi per ricordare l’esperienza storica di R.P.L. (acronimo di Radio Popolare Lioni), un’emittente radiofonica del mio paese ed uno strumento prezioso di controinformazione proletaria: Radio Popolare Lioni era attiva sin dagli anni antecedenti al sisma del 1980.

Rammento le discussioni collettive, i momenti di impegno e di partecipazione vissuti grazie alle iniziative intraprese dal “Coordinamento giovani Lioni”, che contribuì alla maturazione personale, civile ed intellettuale di diversi giovani della mia generazione. Durante tali esperienze ebbi occasione di mettere a frutto la mia passione, sia per la militanza che per la scrittura: in quel periodo ho pubblicato i miei primi articoli su testate giornalistiche autoprodotte da gruppi di giovani che posero in essere un bisogno esistenziale di protagonismo e di antagonismo, di autonomia politica, sociale e culturale rispetto alle istituzioni ed alle autorità nelle quali faticavamo a riconoscerci.

Ricordo le iniziative di critica e di controcultura a cui diede vita il “C.R.A.C.”, acronimo di Centro Ricreativo di Aggregazione Culturale, che in un certo senso chiuse la fase positiva di maturazione, emancipazione e protagonismo attivo nel corso della prima metà degli anni ’80. Anni che segnarono l’avvio dell’opera di ricostruzione. La ripresa di un impegno politico corale si registrò soltanto verso la fine degli anni ‘90 e gli inizi del 2000, grazie all’avvento del “movimento no-global” (22), che riuscì a coinvolgere, mobilitare ed entusiasmare le generazioni dei giovani, e anche dei meno giovani, in Irpinia.

A questo punto, mi preme chiosare ricordando che in alcuni cortei ed alcune manifestazioni che si tennero nella prima metà degli anni ‘80, a cui presero parte numerosi attivisti irpini, uno degli slogan più urlati ed eloquenti era: “Ai morti dell’Irpinia non basta il lutto: pagherete caro, pagherete tutto!”.

Le vicende storiche successive hanno dimostrato che a “pagare”, purtroppo, sono sempre gli stessi, vale dire i miserabili, i dannati e i reietti della società.

Collegamenti ipertestuali (1) http://www.meteoweb.eu/2020/11/terremoto-23-novembre-1980-40-anni-dopo/1508303/ (2) https://altritaliani.net/article-il-giorno-assassino-il-terremoto/ (3) https://www.linkiesta.it/2016/11/il-padre-della-protezione-civile-ci-vollero-i-fischi-a-pertini-per-far/ (4) https://www.attualita.it/notizie/atletica/racconti-di-sport/23-novembre-1980-il-terremoto-dellirpinia-47963/ (5) https://www.facebook.com/radiopopolarelioni/ (6) https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=8308 (7) https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/editoriali/2020/11/15/i-40-anni-dal-terremoto-in-irpinia-una-ricostruzione-infinita_342d2cd5-784a-4539-a090-5870a88b91aa.html (8) https://www.ildubbio.news/2020/11/20/toni-ricciardi-terremoto-dellirpinia/ (9) https://www.repubblica.it/speciale/irpinia/avellino.html (10) http://www.lavocedellevoci.it/2020/11/21/40-anni-dal-sisma-in-irpinia-il-romanzo-dellisochimica/ (11) http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3527 (12) http://www.irpiniapost.it/lirpinia-e-il-turismo-enogastronomico-la-proposta-dei-ristoratori-di-mesali/ (13) https://www.ottopagine.it/av/cronaca/85627/ciechi-e-paralitici-guidano-e-fanno-la-spesa-ecco-il-video.shtml (14) https://www.orticalab.it/L-Irpinia-era-una-terra-sana-uno (15) https://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o6749:f1 (16) http://www.archivio900.it/it/libri/lib.aspx?id=1055 (17) http://www.reti-invisibili.net/pasolini/articles/art_4771.html (18) http://www.reti-invisibili.net/pasolini/articles/art_4771.html (19) http://giornalelirpinia.it/index.php/politica/lanalisi/11120-crisi-economica-nuova-emigrazione-e-vecchio-fatalismo (20) http://www.irpiniapost.it/suicidi-in-irpinia-il-fenomeno-e-di-nuovo-drammatico/ (21) http://www.sisma80.it/#: :text=Centinaia%2C%20migliaia%20di%20giovani%20accorsero,dell’unit%C3%A0%20d’Italia. (22) https://www.ottopagine.it/av/attualita/224234/g8-19-anni-dopo-don-vitaliano-faccio-ancora-il-no-global.shtml

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Rubrica : {Attualità e società}

Vivere la vita in sicurezza al tempo di Covid-19?

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Massimo Stefano Russo

La consapevolezza della vita, dell’essere in vita è l’essenza che ci distingue dagli altri esseri viventi, ma non è questo che ci rende superiori agli animali. Da esseri umani siamo gli unici tra i viventi a piangere i nostri morti, seppellirli e ricordarli, anche se il nascere e il morire non sono più esclusivamente eventi naturali. Nel voler dimenticare la nostra condizione di essere mortali l’imperativo di vivere bene e poter aspirare a realizzare una vita felice oggi più di ieri lo si consegna alla sicurezza sanitaria. Se la vita, in quanto bene primario, va difesa e tutelata in assoluto in questa ottica a occuparsi sempre più del “corporale”, in relazione alla popolazione e alla sua salute, è sempre più il potere politico, coadiuvato dal sapere degli esperti chiamati a raccolta.

Di fronte all’essere umano che da tempo saccheggia la terra in modo selvaggio, a presentare il conto è la natura che si difende e reagisce con tutta la sua forza. L’inquinamento è diventato un problema molto serio e non è un caso se alcuni virus diventano aggressivi e trovano un terreno fertile per diffondersi.

I virus non sono nemici nuovi, nel loro essere invisibili e insidiosi, dobbiamo rimparare a convivere con essi e accettare di sacrificare molte delle nostre libertà. Si può dire oggi che il virus abbia una carica bassa, circoli debolmente e si sia adattato a noi? Può il distanziamento fisico nei rapporti umani diventare la norma e non l’eccezione? Di fronte a una vera e propria svolta antropologica quale comunità umana può fondarsi sulle nuove misure di distanziamento fisico tra i corpi che, nell’essere fatti di carne fanno di tutto per sfuggire alla sorveglianza digitale?

Una società senza contatti è impossibile, a partire dal lavoro la cui dimensione sociale necessita di un luogo per esprimersi. E sopratutto qual è oggi la funzione del governo? Di fronte a tutto ciò l’esecutivo è chiamato a governare politicamente e la funzione del governo, non può essere ridotta a gestire l’emergenza con atti amministrativi formulati dal potere esecutivo. Il rischio nel lungo periodo è di un indebolimento progressivo della democrazia rappresentativa, con il Parlamento sempre più ridotto a ratificare decisioni prese altrove.

Se la sicurezza - che viene prima di ogni cosa - diventa la tecnica del governo, saranno le ragioni di sicurezza a richiamare il dovere di imporre la sospensione delle libertà, dei diritti e di tutte le garanzie frutto delle leggi e dei dettati costituzionali? E’ l’insicurezza a generare la necessità di quelle misure di sicurezza, ritenute eccezionali in quanto giustificate dall’emergenza.

Nel momento in cui l’emergenza si manifesta non si tratta solo di garantire l’ordine, ma, nel capire il disordine che deriva dalle emergenze, bisogna ritrovarsi pronti e capaci quanto più possibile di prevenirle e soprattutto di intervenire e saperle gestire. Le alluvioni, gli attentati terroristici, le epidemie, i terremoti sono tutti fenomeni eccezionali ed emergenze. Ma nel voler riportare la situazione in una condizione di normalità in breve tempo, è possibile che l’emergenza stessa sia utilizzata anche per modificare forme di interazioni e di normalità consolidate nel tempo? Si dichiara che l’obiettivo terapeutico va raggiunto monitorando e indirizzando la curva di morbilità e mortalità, ma il modello economico liberista è un perfetto riferimento da seguire per governare le emergenze?

Sono i bollettini quotidiani e i mass media ad allertare la popolazione, con le misure eccezionali che in quanto tali comprovano il perdurare di una situazione di emergenza. Si può costruire il proprio consenso politico sul tema pandemico e sull’esistenza di un pericolo mortale e di fronte a situazioni drammatiche soprattutto chi e come decide?

Di fronte alle crisi e alle emergenze si tende a giustificare il proprio ruolo e il proprio operato, appellandosi all’azione razionale e all’agire ineluttabile, richiamando l’oggettività della ragione scientifica al di sopra delle parti. (Da quando “l’emergenza sanitaria” ha iniziato a sovrastare “l’emergenza migranti” Salvini ha incominciato a perdere consensi). Nella pandemia l’incubo è la tirannia postmoderna che, con tutta la sua pervasività tecnologica nell’intervenire sui corpi e la vita degli individui, richiama la salute della popolazione. Le scelte emergenziali del governo, se prolungate nel tempo, rischiano di diventare fortemente lesive delle libertà degli individui e non si può approfittare dello stato emergenziale per una legittimazione politica. Se il virus per essere sotto controllo richiede norme e procedure da stato emergenziale cosa potrà accadere se si dovrà prolungare l’emergenza?

Il caos, il disordine, l’emergenza si possono gestire e governare solo per decreto? Chi vince con il virus e chi ne esce sconfitto? Siamo proprio sicuri che a essere sconfitti dal virus siano in primo luogo, sul versante politico, i sovranisti, cioè quanti si considerano appartenenti a una comunità, una nazione, uno Stato, a differenza di quanti si ritengono senza distinzioni di sorta cittadini del mondo? Come considerare che ogni Stato, assente in Europa una strategia comune, ha affrontato per conto proprio le misure di contrasto?

Il contagio globale lo si è affrontato localmente, senza saper tenere conto che l’interdipendenza reticolare globale, nel crearsi dell’emergenza sanitaria che ricade poi gravissima sul piano sociale ed economico. Basta ciò per considerare il virus l’effetto della globalizzazione? La globalizzazione ha generato non pochi problemi e nell’incapacità di risolverli li scarica sul locale e c’è tutta una fragilità che va messa in relazione con l’economia neoliberale e i suoi valori di mercato. Oggi gli Stati investiti dall’emergenza epidemiologica hanno reagito in modo diverso l’uno dall’altro e ogni Paese, rinchiuso nei propri confini, ha adottato proprie soluzioni. Le Regioni, in un momento di grande difficoltà, affermano di trovarsi da sole nell’affrontare una situazione inedita. Nell’emergenza gli strumenti della globalizzazione sono inutili?

Nel passato, con pandemie anche di proporzioni maggiori rispetto all’attuale, il rischio era localizzato e non globale. Quando si dichiara lo stato di emergenza si riconosce l’esistenza reale di un pericolo attuale e presente, non proiettato in un probabile futuro immaginario. Quale interesse avrebbe un governo a prolungare uno stato di emergenza, in assenza di uno stato di emergenza? L’emergenza permanente potrebbe servire solo alla politica virale, di bassa lega di chi vuol far valere indiscriminatamente una logica sicuritaria, incapace di esprimere una valida strategia di governo.

L’incubo di Foucault era quello di dover vivere in uno stato di emergenza permanente, ma senza un’emergenza reale. Poiché la politica non decide la fine del virus, si può trasformare lo Stato di diritto esclusivamente in uno Stato terapeutico dove le decisioni vengono prese dai medici? Si può salvare la vita, ma rinunciare a viverla, per la paura di perderla, in quanto potenzialmente potremmo essere tutti contagiati? L’uso della mascherina, diventata un simbolo di riconoscimento per evitare lo spargimento del virus, è stato alla fine interiorizzato, ma basta l’isolamento fiduciario, domiciliare, per evitare in seguito il ricorso al ricovero in ospedale?

Non dobbiamo dimenticare che è il rifiuto, con i propri comportamenti, dell’isolamento individuale che costringe a decretare l’obbligo all’isolamento, per evitare gli assembramenti dove la malattia del singolo diventa un pericolo collettivo di malattia per tutti gli altri. Se paventare il rischio che si possa alzare pericolosamente l’asticella del controllo sociale, porta a sostenere che si alimenta la paura del virus, per ottenere consenso sociale, oggi onestamente chi può dire che in Italia ci sia una emergenza democratica? In realtà il rischio drammatico è di una emergenza sanitaria ed economica e in questo contesto non ha senso trasformare ricercatori e scienziati in opinionisti in contrapposizione tra di loro.

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Rubrica : {Girodivite international}

En France, le gouvernement a décidé de sacrifier la culture

Il mercredi 25 novembre 2020 di Emanuele G.

Brevissima nota in italiano : L’autore tratteggia con rara sintesi e senso di analisi la situazione francese a seguito dell’espandersi dell’epidemia di Covid-19. Egli pone l’accento sul fatto che in Francia, come in Italia, si è deciso di sacrificare la cultura. Un quadro oggettivo della Francia di oggi ben riuscito e costruito.

Bref retour chronologique, avant tout. Cela fera bientôt un an que ce virus est entré dans notre vie. Pour ma part, les premiers échos venant de Chine me parviennent à la fin du mois de décembre 2019, quand ils atteignent la centaine de malades. Une brève dans un journal. Personne ne s’inquiète. Le premier malade est repéré à Wuhan le 17 novembre, mais l’OMS ne sera informée de la gravité de la situation, qu’un mois et demi plus tard, le 31 décembre. Elle mettra encore neuf jours pour lancer une alerte internationale. Le 9 janvier 2020. C’est ce jour-là, qu’un premier décès est officialisé en Chine. Il faudra encore attendre le 23 janvier pour apprendre que la maladie est transmissible par l’homme. Le 11 février, l’OMS nomme officiellement la maladie : "maladie à coronavirus 2019 (Covid-19)". Un mois plus tard, le 11 mars, on ne parlera plus de petit virus, mais de pandémie !

En France, rétrospectivement, on pense avoir détecté un premier malade le 16 novembre 2019, soit, à un jour près, au même moment qu’en Chine. Le président français Emmanuel Macron, aurait été averti par l’ambassadeur de France à Pékin, de l’émergence de l’épidémie en Chine, dès le 15 décembre. Pourtant, aucune réaction, ni précaution n’est prise, ici, à cette date. Les semaines passent, jusqu’à mi-janvier où la ministre de la Santé Agnès Buzyn, déclare que le risque d’introduction en France est faible, mais toutefois, non exclu. Et que notre système de santé est bien préparé. Il s’avérera très vite que c’est totalement faux. Mauvaise gestion des masques, pénurie de gel hydroalcoolique et de tests, lits d’hôpitaux manquants, personnel insuffisant, etc. Elle sera remplacée un mois plus tard par Olivier Véran, qui s’enfonce dans des déclarations rassurantes, mais infondées. Alors que les premières mesures de confinements sont annoncées en Italie, le 21 février, cinq jours plus tard, le match de football entre l’Olympique Lyonnais et la Juventus de Turin est maintenu, avec l’accueil de 3 000 supporters turinois à Lyon.

Arrêtons nous-là, dans cette brève rétrospective et concentrons nous sur le milieu de la culture et des véritables ravages qu’elle va subir, à partir de ce jour fatidique du 29 février 2020, qui va signer petit à petit, son arrêt de mort. Ce jour-là, le stade 2 est déclenché, lors d’un Conseil des ministres exceptionnel. Les manifestations de plus de 5 000 personnes en milieu fermé, sont interdites au niveau national, jusqu’au 31 mai.

La spirale se met en place. Les Zénith et autres grosses salles de spectacles reportent quelques concerts. De mon côté, je travaille avec certaines de ces salles et je me vois annuler quelques campagnes de promotion pour des artistes français, comme Maître Gims, Patrick Bruel, Muriel Robin, Dadju, Jean-Louis Aubert, M... Début mars, la salle communique, et les producteurs sont plutôt confiants. Les dates prévues entre mars et mai, sont reportées en juin ou en octobre, pour ceux qui ont des plannings chargés. Ceci ne concernant que les grosses jauges, donc peu d’artistes. Mais le 9 mars, alors que l’Italie étend son confinement à tout le pays, le couperet tombe en France, avec l’interdiction des rassemblements à plus de 1 000 personnes. Pour beaucoup de salles, c’est la fermeture obligatoire, tout simplement, avec tout le casse-tête des reports, qui deviendront pour certains, des annulations pures et simples, au fil du temps. Les annonces des producteurs s’enchaînent et le moral commence à baisser, comme notre charge de travail. Jusqu’au 12 mars où tout s’arrête avec l’interdiction réajustée à 100 personnes maximum.

Le 14 mars, tous les lieux publics doivent fermer, mais on laisse les gens aller voter, le 15 mars, pour le 1er tour des élections municipales. Incompréhension générale.

Le lendemain, la France est confinée pour deux semaines, qui se prolongeront finalement jusqu’au 10 mai. Rideau.

Les premiers jours sont difficiles. Je tourne en rond, je passe mon temps sur les réseaux sociaux et les sites web, à la recherche d’informations. Tout est noir. Un scénario catastrophe. Habituellement, je passe mes matinées à parcourir la région, à l’air libre. Affichage des concerts et festivals ou autres distributions de programmes. L’après-midi, je m’occupe de la promo et recherche de concerts pour les groupes de notre association "Le comptoir musical". Cette année, on a décidé de la jouer rock avec Cigàny Möhawk et Factory Girls, fraîchement arrivés dans l’équipe. Et entre tout ça, j’écris quelques chroniques pour le magazine musical bimestriel, Francofans, ou des nouvelles, parfois éditées.

L’affichage, plus question, bien entendu. Le booking ? Ce serait indécent d’aller démarcher les programmateurs, quand ceux-ci sont en train de s’arracher les cheveux entre les annulations et les reports à mettre en place.

Malgré les désistements (encarts pubs annulés, sorties d’albums reportées, agenda perturbé...), Benjamin, mon rédacteur en chef et toute l’équipe de Francofans, parviennent à maintenir la sortie de ce n°82. Il en sera de même pour les suivants. Mais à quel prix ? J’arrive encore à trouver l’inspiration pour écrire mes chroniques de disques ou de livres autour de la musique, mais pour ce qui est des nouvelles, rien. Je n’ai aucun jus. Ca ne sort pas. Un jour, je lis que l’écrivain David Foenkinos, non plus, n’arrive plus à écrire. Ca devrait me rassurer. Finalement, c’est le contraire.

Arrivé fin avril, début mai, on reprend tous un peu espoir. Le cauchemar se termine. On s’appelle souvent entre collègues intermittents du spectacle. On se motive, on se rassure. Certains sont plus touchés que d’autres. Moralement et financièrement.

Puis arrive le 11 mai, on est enfin libres ! Mais pas tout à fait. Les festivals en plein air annoncent leur annulation, jour après jour. Ca tombe comme un château de cartes. Hellfest, Les Francofolies, Les Vieilles Charrues, Les Escales... Nada. Sans compter les milliers de petits festivals, partout en France. Nouvelle restriction jusqu’au 31 août. Tous les rassemblements sont interdits. Nouveau coup de massue. On comprend très vite que la rentrée risque également d’être compromise.

Entre temps, bonne nouvelle, le statut d’intermittent est prolongé jusqu’au 31 août 2021. Cela permet aux musiciens, techniciens et autres personnels du spectacle, de profiter d’indemnités journalières, les jours où ils ne travaillent pas. Cela permet de patienter, le temps que la crise perdure. Mais il ne faudra pas que ça s’éternise, sinon, beaucoup de personnes resteront sur le carreau.

Depuis le début de la crise, on entend très peu le ministre de la Culture, Franck Riester. Quand il parle, c’est pour ne rien dire. Aucune perspective. Des discours inutiles qui ne font qu’amplifier l’angoisse de chacun, sur l’avenir. La colère monte. Le 6 juillet, il est remplacé par Roselyne Bachelot. On l’a connue ministre de l’Écologie, de la Santé, de la Jeunesse et des Sports, la voici maintenant à la Culture. Autant dire qu’on n’en attend rien de plus que son prédécesseur. Malheureusement, ça se vérifiera au fil des semaines.

Durant l’été, nous reprenons la route de l’affichage pour une semaine. Deux campagnes pour un magazine et de l’art contemporain, en Bretagne. C’est très peu, mais ça permet de nous redonner un peu d’espoir pour la rentrée. Pourtant, dès septembre, ça se dégrade. Les reports de tournées deviennent des annulations, pures et simples. Octobre, c’est la reprise. Enfin ! La salle de musiques actuelles de Saint-Nazaire, Le Vip, rouvre ses portes et programme quelques concerts avec toutefois les distanciations obligatoires, ce qui réduit énormément la jauge de spectateurs et donc la difficulté d’arriver à un équilibre financier. Sans parler des contraintes. Mais tout le monde revit. L’affichage reprend à un petit rythme de croisière, mais on y croit.

L’espoir sera de courte durée. Le 30 octobre, le pays est confiné de nouveau. Les bars et restaurants fermés jusqu’à nouvel ordre, dont beaucoup d’entre eux organisaient des concerts et faisaient donc vivre un grand nombre d’acteurs du milieu culturel. Le gouvernement décide la fermeture de tous les commerces non-essentiels !?! Que veut dire non-essentiels ? On ferme aussi les librairies et les cinémas, qui peinaient déjà à retrouver leur public. Veut-on la mort de la culture ? Pour certains, c’est déjà trop tard.

Encore une fois, on laisse les supermarchés ouverts et les métros bondés, mais on ferme les petites structures, qui font des efforts considérables pour éviter la propagation du virus. Comment ne pas y voir un choix politique ?

Les dommages collatéraux seront énormes. La culture en France, rapporte sept fois plus que l’industrie automobile, autant que l’industrie agroalimentaire, soit 58 milliards de valeurs ajoutées. Elle génère près de 700 000 emplois, fait vivre nombre de fournisseurs, mais aussi des commerces, hôtels, épiceries, restauration... Et tout le secteur du tourisme. Des faillites en très grand nombre sont prévisibles, des suicides également. Il ne faut pas le nier.

Elle permet aussi aux jeunes des quartiers ou d’ailleurs, de s’enrichir intellectuellement, mais on constate dès la rentrée, une baisse massive des inscriptions dans les associations culturelles et sportives. Que vont devenir ces jeunes, livrés à eux-mêmes ? Pour la plupart, sans surveillance, dans la rue, là où, de plus, les distanciations nécessaires sont les moins respectées. Et le manque à gagner pour ces associations, ne sera-t-il pas préjudiciable au moment d’engager de nouvelles dépenses pour les prochaines activités ? Les bénévoles qui les font vivre, n’auront-ils pas tout simplement baissé les bras ?

Début novembre, les artistes internationaux commencent à reporter les tournées en 2022, faisant abstraction de l’année 2021. Personne ne croit plus à une reprise de l’activité dans les prochains mois. Le printemps, refleurira-t-il ? J’en doute. L’été, sera-t-il chaud ou au chaud ? Dernier message d’Eric Boistard (directeur de la salle Stéréolux à Nantes) le 18/11/2020 : "Voilà, nous n’attendons pas la fin de la réflexion pour savoir si les messes seront autorisées. Depuis mars, nous sommes prévenus 24 h à l’avance de la conduite à tenir. Il n’est plus possible de continuer comme cela. Rendez-vous l’année prochaine. Bonnes fêtes de fin d’années déconfites."

Dans mon questionnement permanent du premier confinement, au printemps 2020, j’étais très pessimiste et je n’imaginais pas une réelle reprise avant l’automne 2021. On me prenait pour un fou. Il ne manquerait plus que, bientôt, on me prenne pour un optimiste...

Eddy Bonin - Saint-Nazaire (France) - 19/11/2020

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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie&Pinzellacchere n. 122 - Gli antenati di Donald Trump (II parte)

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Franco Novembrini

Con la seconda parte degli "antenati’’ di Donald Trump concludo questo piccolo excursus sulle figure dei presidenti che specialmente dopo il collasso dell’URSS si sono trovati a comandare e voler americanizzare il mondo intero. Quasi tutti hanno provocato non pochi disastri che hanno portato gli USA ad essere la nazione più odiata del pianeta. Ai presidenti citati non ho messo il partito a cui appartengono, cosa che in Italia invece conta moltissimo, per politici, giornalisti e inviati delle varie tv adusi a dividere i buoni e i cattivi a seconda della loro appartenenza partitica. Ho ritenuto la cosa superflua in quanto le popolazioni vittime dei bombardamenti americani con bombe intelligenti (!?!), o bruciate dal fosforo come a Fallujah, sia quelli contaminati dall’agente Orange e dall’uranio impoverito interessasse solo vivere e non le idee professate dai presidenti USA. Riprendiamo la black list dopo Gerald Ford.

JIMMY CARTER - Quello che molti italiani, sempre in ragione delle cronache che venivano dagli Stati Uniti, fu un presidente noto solo perché era un pacifico produttore di noccioline americane, fu quello che per contrastare l’invasione sovietica dell’Afghanistan mandò ’’consiglieri’’ ma soprattutto armi, fra le quali i micidiali missili portatili Stinger che poi saranno usati contro di loro, ai mujaheddin ed anche agli studenti delle scuole coraniche, i talebani. Fu in quella guerra che si formò l’embrione della jihad guidata da Osama Bin Laden. Carter fallì il blitz militare per liberare gli ostaggi americani a Teheran rinchiusi nella loro ambasciata.

GEORGE BUSH padre - Non ancora insediato ufficialmente dette l’ordine di invadere Panama con 24.000 soldati per abbattere il despota ’’Faccia da ananas’’, Manuel Noriega che non ubbidiva più a chi lo aveva voluto e armato, cioè gli States. Pochi mesi dopo il suo insediamento guidò la prima guerra del Golfo, sostenuto anche da quasi tutti i paesi dell’Occidente, fra i quali l’Italia. Ricordate il Tornado abbattuto con i piloti Bellini e Cocciolone e quest’ultimo piangente che chiedeva in tv di essere liberato perché in fondo stava solo bombardando Kuwait City per conto degli USA, che sarà mai. Grande sostenitore di Cocciolone fu il giornalista (!?!) Emilio Fede esempio di imparzialità e correttezza italica.

BILL CLINTON - Bill Clinton, da governatore dell’Arkansas, fu proiettato alla presidenza USA portandosi con sè una ingombrante moglie, Hillary, la quale poi riuscì a perdere le elezioni con uno sconosciuto Trump e ciò malgrado che per le sinistre prefiche italiane fosse già stata eletta a furor di giornali, giornaletti e giornaloni, più i corrispondenti RAI. Bill trovò il tempo per trasformare l’ufficio della sala ovale in una specie di garconniere dove si usavano fare dei servizietti particolari, che a dire il vero erano in uso anche nel suo ufficio di governatore dell’Arkansas. La stampa italiana si distinse nel non far sapere mai niente, anzi, nei notiziari alcune inviate a Washington nel solo nominare sia lui che Obama tendevano a trascinare le sillabe come prese da amorosi sensi. Il bravo Clinton ha invaso la Somalia, ricordate lo sbarco in favore di telecamere, poi le cose cambiarono anche per gli italiani che li aiutarono. Ordinò i bombardamenti contro i serbi in Bosnia. Nel 1998 come risposta agli attentati di Al Qaeda, fece bombardare l’Afghanistan e il Sudan, un anno dopo ancora bombardamenti nei Balcani che fecero cadere Milosevic ma non fecero finire i guai in quei paesi e ne crearono nella vicina Italia.

GEORGE BUSH figlio - Se George Bush fu un pessimo presidente il figlio fu anche peggio chi non ricorda la famosa frase "mission accomplished’’ (missione compiuta) che campeggiava sopra la testa di Bush mentre annunciava, sbagliando di grosso, che la guerra contro Saddam Hussein era vinta. Sotto la sua presidenza ci fu il vile attacco alle torri gemelle di New York ma la risposta furono le discutibili contro l’Afghanistan e contro l’Iraq che furono farcite di bugie e di indirizzi falsi la peggiore fu quella di Colin Powell che affermò che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa e quella contro i Talebani, nemici di Al Quaeda che furono accusati invece di esserne i protettori.

BARACK OBAMA - Barack Oobaamaa, mi pare ancora di risentire la voce flautata della inviata della RAI che ogni volta che nominava il primo presidente coloured degli USA, idolo della sinistra dalemiota, di VW (Veltroni Walter) e di tutta quella genìa che frequenta palazzi e terrazze della Roma che conta e che ne magnificava le gesta infarcendo le loro cronache di lodi degne di un Giulio Cesare vincitore delle Gallie. La verità è stata tutt’altra. Il presidente ha sì preso il Nobel per la pace ma è anche quello che ha tenuto in guerra gli Stati Uniti più di tutti gli altri presidenti. Tanto per ricordare fece tornare le truppe americane a Baghdad e Kabul, è intervenuto in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan, ha bombardato anche lo Yemen, la Somalia e il Pakistan. Come sarebbe contento Alfred Bernhard Nobel per l’uso di tanto esplosivo derivato dalla sua invenzione la dinamite.

Questa piccola rassegna non vuole essere un atto contro gli Stati Uniti vuole solo ricordare che quasi tutti i presidenti hanno usato la forza ed armi di sterminio come i numerosi dittatori di mezzo mondo e che le guerre da loro iniziate le stiamo pagando tuttora anche noi sotto varie forme che vanno dall’esodo dai loro paesi in mano a bande criminali dietro le quali si nascondono interessi di paesi europei che vanno dalle materie prime allo sfruttamento di risorse come l’acqua ed i territori. Bisogna anche tenere presente che gli americani hanno benedetto colpi di stato o tentativi stragisti di cui portiamo le ferite anche in Italia e con le loro crisi bancarie hanno distrutto e economie di mezzo mondo. In Sudamerica poi dopo i fatti dell’altro secolo hanno ripreso alla grande le intromissioni nelle politiche dei paesi che cercano soluzioni politiche alle crisi gravi del mondo globalizzato. Questi uomini e questi metodi sono i genitori putativi di Donald Trump che hanno fatto emergere che il razzismo, la povertà e le miserie morali non erano state vinte in America, venivano solo taciute. Certo fa una certa impressione come per una sorta di legge del contrappasso vedere davanti ai seggi elettorali americani dei civili armati con mitra e lanciarazzi. Sembra di essere in qualche paese sudamericano, come descritto in certi film hollywoodiani, per giunta armati in nome di un dio bianco e con gli occhi celesti, benché se fosse quello al quale alludono dovrebbe avere connotazioni un poco più mediorientali.

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Rubrica : {Schizzi & Ghiribizzi}

Schizzi&Ghiribizzi n. 92 - Cronache da VLS1929

Il mercoledì 25 novembre 2020 di Franco Novembrini

L’altra settimana ci siamo lasciati con una notizia in itinere che poi si è sviluppata in maniera curiosa. Dopo che un giornale della provincia di Monza ha dato notizia della scoperta e sequestro di una piattaforma abusiva di rifiuti pericolosi, un altro settimanale locale giovedì 19 novembre, edizione di Monza, sparava un titolo ad effetto: "Rottamopoli’’. Lo stesso settimanale nella edizione del sabato, quella che riguarda la cronaca locale di VLS1929 (codice fiscale immaginario del mio comune), i titoli erano ancora a caratteri cubitali ma, secondo me, più blandi e si parlava solo di mucchi di rifiuti e in modo generico di scarti elettronici.

Secondo i Carabinieri Forestali e la Polizia Provinciale che hanno effettuato il sequestro dell’area parlano di inerti, copertoni ed apparecchiature elettroniche, ed altri materiali che potrebbero essere anche contaminati se provenissero da cliniche ed ospedali e magari fra gli inerti si potrebbe trovare dell’amianto. Il sospetto mi viene dal fatto che se fossero materiali in regola avrebbero potuti essere smaltiti in una discarica sovracomunale distante meno di 500 metri. Il sindaco e la sua vice hanno fatto una deludente visita al sito rilasciando uno striminzito comunicato nel quale si parla di difficoltà a poter intervenire il terreno è una proprietà privata, ma io ricordo che anni fa nei pressi della località San Giorgio ci fu un fatto simile in quanto un privato cominciò ad ammassare rifiuti e scorie in un campo e che il Comune intervenne rapidamente e il campo fu ripulito.

Ma la domanda che ora si fanno i cittadini e raccolta velocemente dalle minoranze in Consiglio comunale è di come sia stato possibile che ciò sia successo e il perché degli omessi controlli. La discarica esiste da moltissimi anni ed ebbe anche una forte polemica con il Comune di Monza quando fu costruito l’istituto ’’Mapelli’’, scuola che ha anche un orto botanico per la sua sezione agraria. I proprietari della piattaforma vinsero la causa sostenendo che il sito era preesistente alla costruzione della scuola e che perciò non era loro responsabilità la fastidiosa vicinanza. Evidentemente allora i materiali raccolti erano solo ferrosi ed i permessi in regola, ma con gli anni molte cose sono cambiate e le discariche sono divenute luoghi ambiti dalla malavita. Per esempio è noto a tutti che la Lombardia è diventata una specie di "terra dei fuochi’’ e non passa giorno che non si scoprano depositi abusivi di materiali pericolosi e che spesso questi siti vadano a fuoco e venga così cancellata ogni traccia di ciò che contenevano. I cittadini si domandano come sia possibile che una piattaforma visibilissima per l’altezza dei materiali stoccati non sia stata oggetto di controlli da parte delle autorità comunali. Nessuna curiosità?

Quello che molti non ricordano è che in quella parte del quartiere di San Fiorano ci sono stati diversi episodi oscuri quali lo scandalo della adiacente Lombarda Petroli e appena un mese e mezzo fa un ottimo giornalista e scrittore, Marco (Markino) Fraceti, presentava nelle sale di Villa Camperio il suo libro "L’onda nera nel Lambro’’, che indagava sul misterioso e rilevante sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro, cioè migliaia di tonnellate, che giunsero fino alla foce del Po. Alla presentazione erano presenti alcuni amministratori comunali. Una parte di quei terreni furono oggetto di una abortita speculazione edilizia, approvata dalla giunta in carica all’epoca, gestita da una ditta, con precedenti non commendevoli, cla quale poi è fallita, lasciando dei cartelli semiabbattuti che parlano di una fantomatica Ecocity che tuttora sopravvivono circondati da mucchi di sterpaglie e di rifiuti e provocando un senso del ridicolo nel nome in contrasto al panorama. Insomma bastava leggere il libro di Fraceti che, fra l’altro, è direttore dell’Osservatorio Antimafie della provincia di Monza e Brianza per capire che esiste il pericolo che la cosa sia molto più grave e pericolosa di quanto appare. Io chiedo che il Sindaco si faccia parte diligente e faccia di tutto per far eseguire dei carotaggi profondi sul terreno sotto sequestro per sapere se è inquinato o no e contemporaneamente metta la zona sotto sorveglianza, magari con le telecamere ritrovate, al fine di evitare uno di quei roghi che spesso divampano in certi terreni se lasciati incustoditi. Ne va della nostra salute.

Non posso esimermi dal riferire molte voci raccolte fra gli abitanti nei pressi di piazza Europa. Sembra, ma la cosa se non vera, può essere smentita o puntualizzata dalla Giunta comunale e dal Sindaco il quale ha trattenuto per sé la delega all’Urbanistica. Pare che i lavori abbiano avuto diversi intoppi, oltre a quello dello sconosciuto tubo dell’acquedotto che attraversa la piazza, i quali richiedono continui adeguamenti e aggiustamenti al progetto approvato. Spero che tali adeguamenti e relativi adeguamenti non risultino un aggravamento dei conti previsti per la ricostruzione di questa piazza che assomiglia sempre di più all’Europa Unita, i cui pezzi non combaciano perfettamente ed i paesi componenti non brillano per unità di intenti.

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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