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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 33. Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Franco Novembrini

Il mortifero 69° Festival di Sanremo ha lasciato diverse scie di polemiche velenose. Fossero solo quelle dei ’’trombati’’ dalle varie giurie di qualità, di quantità, di popolarità, potremmo anche starci, ma quest’anno, si è voluto strafare tirando in ballo un immaginifico Signor Satana. Non è la prima volta che il bigottume nostrano evoca i diavoli nella musica. Nei secoli la Chiesa cattolica ha sempre riservato alla musica, ai balli, ed ai cantanti le colpe della diffusione di ogni perversione supportata dal Maligno, ma pensavamo che la cosa stesse scemando, visto anche i problemi che il Vaticano sta avendo in altri campi dei comportamenti di alcuni suoi dirigenti anche ai massimi livelli, diciamo così, disdicevoli.

Alcuni esorcisti, pochi anni fa, sostenevano che le musiche dei cantanti rock, leggendo alla rovescia i testi, si potevano interpretare le loro canzoni come un vero battage pubblicitario a favore del Principe delle Tenebre. Fra i maggiori indiziati i Beatles, Queen, Morrison, Iron Maiden ecc. Confesso, però, di non aver mai pensato che qualcuno avrebbe potuto trovare in uno sketch canoro dell’ottima Virginia Raffaele una invocazione a Satana. Il senso del ridicolo poteva agire da freno alle lingue di alcuni preti e politici, che evidentemente agiscono in modo autonomo dal cervello e magari astenersi dal commentare, o ancor peggio, cercare di spiegare l’evento. Ma si sa le telecamere delle varie tv hanno effetti devastanti su certi personaggi e i microfoni posti davanti alla loro bocca possono avere gli stessi effetti micidiali della cocaina.

Essendo un vecchio e felice ateo, dunque non particolarmente ferrato su possessioni mistiche o diaboliche, vorrei che chi ne parla, esiste addirittura una Associazione Internazionale degli Esorcisti, mi spiegasse se qualcuno di loro può dimostrare di aver parlato o intrattenuto rapporti o corrispondenza, meglio se posta certificata, con il Signore delle Tenebre. Ovviamente accetterei dimostrazioni anche dalla parte avversa, cioè posseduti dal benigno, con prove certe, esclusi sms e wattshapp che possono essere facilmente falsificati. Perché è buona norma sapere con chi si discute e non risolvere la questione come nei tempi andati con un bel falò.

Nella pletora degli accusatori della Raffaele, spiccano i nomi di noti politici del centrodestra guidati dal loro mentore senatore Gasparri, che poi farebbe parte della stessa compagnia di giro che per anni si è schierata in difesa delle verità rivelate del metodo del dottore in veterinaria Di Bella, ricordate quando Gasparri & C. fecero fermare l’Italia con marce e manifestazioni, sulla pelle di malati di tumore e fecero produrre quantità industriali di inutile somatostatina. Come non ricordate? E’ stata la stessa compagnia che diffuse per anni il verbo dell’Unto dal Signore e che credette, senza se e senza ma, alla ’’nipote di Mubarak’’, tanto da votare una mozione in Parlamento. Credo che non si possa scrivere o ragionare con voi, se poi vi dimenticate tutto. Come ha detto e ripetuto fino alla noia in televisione il noto Mister B.: ’’La colpa è degli italiani che non hanno capito niente!’’.


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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 14. Satira e religioni, rapporti difficili. Il dio Ganesh. Le mucche sacre. I Pastafariani invece...

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Franco Novembrini

Riprendo in questa rubrica l’argomento che sembra interessare tutta l’Italia festivaliera e politica, che poi sono per molti versi la stessa cosa. Le religioni, purtroppo, in molti paesi sono ancora intolleranti alla satira e puniscono anche con la morte vignette o battute e in altri, fra i quali l’Italia, residui di bigottismo, sono sempre pronti a suggerire, non potendo più imporlo, cosa si può dire e cosa no. Ovviamente la politica ne approfitta e in coincidenza con trasmissioni tv di un certo successo, interviene con alcuni censori a difendere i valori delle famiglie. Alcuni di loro ne hanno più di una, di famiglie intendo.

Passiamo agli dei:

IL DIO GANESH - Questo popolare e colorato dio induista dalle sembianze molto formose ma dalla testa di elefante, con relativa proboscide, molto amato dai suoi seguaci per la possibilità di appianare le difficoltà ed aiutare nelle imprese commerciali, qualche anno fa divenne celebre anche in Italia per una caratteristica: i credenti in India, mettevano fuori dalle porte di casa dei recipienti pieni di latte che il dio, di notte, provvedeva a svuotare. La notizia fu accolta con scetticismo e battute circa la veridicità dagli appartenenti ad altre credenze. Io mi domando, invece, come sarebbe stata sanzionata la giusta lotta dei pastori sardi che giornalmente hanno sversato per strada migliaia di litri di buon latte di pecora perché la grande industria casearia non lo remunera in maniera decente. Come minimo li avrebbero trattati da apostati.

LE MUCCHE SACRE - Una cosa invece ci unisce alla religione indiana, sono le mucche sacre, che che possono pascolare per le città dell’India, senza che nessuno possa arrecare loro disturbo, in quanto sacre. Non chiedetemi il perché, non saprei rispondere. Mentre per le vacche, altrettanto sacre, che pascolano nei campi della Calabria, si dice che siano proprietà e sotto la protezione di una dea potente e vendicativa di nome ’Nrangheta. Come vedete anche noi abbiamo le nostre credenze da rispettare.

I PASTAFARIANI INVECE... - Rimango ostinatamente ateo, però un dubbio mi è venuto leggendo il libro dei pastafariani intitolato Il sacro libro del prodigioso Spaghetto volante. Devo confessare che leggerlo è come ascoltare l’Inno alla gioia di Friedrich Schiller, musicato da Ludwig Van Beethoven. Non ci sono punizioni, mancano le maledizioni e le accuse di apostasia se cambi opinione, tutto è bene e domina la libera scelta. Diciamo, se proprio vogliamo fare un paragone, una specie di Eden ma con la possibilità di mangiare mele a volontà. Certo bisogna fare un po’ di abitudine, anche se non è un precetto, a quelli di stretta osservanza, che si mettono uno scolapasta come cappello, ma se paragonati a certi personaggi, politici e religiosi, cosa si sono messi in testa, credo sia un problema secondario.


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Rubrica : {Girodivite 2019}

n. 828 - "Tra pigghia e dammi, s’acquista n’amicu" (20 febbraio 2019)

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Redazione

Il numero 828 di Girodivite del 20 febbraio 2019: "Tra pigghia e dammi, s’acquista n’amicu" (Tra prendere e dare, si acquista un amico).

In questo numero:


** San Ferdinando, USB: no alla strumentalizzazione salviniana dei morti nella baraccopoli ** , di Redazione Lavoro - 20 febbraio 2019

Nella piana di Gioia Tauro si continua a morire bruciati, nell’indifferenza generale. È della notte del 15 febbraio la terza vittima dell’inferno di plastica e lamiera della baraccopoli di San Ferdinando. Moussa Ba,...

- > https://www.girodivite.it/San-Ferdinando-USB-no-alla.html


** Omaggio a Gbagbo, eroe dell’Africa moderna – Corte Penale Internazionale, un’Istituzione razzista? ** , di tonyhakmel - 20 febbraio 2019

Ci è voluta la tenacia di questi piccoli gruppi di ivoriani e africani spinti dalla stessa volontà, uniti nella stessa lotta, camminando per le strade delle città europee e facendo seguaci negli Stati Uniti e in Canada, per far sì che il soggiorno di Laurent Gbagbo all’Aia non si svolgesse nel silenzio e nell’indifferenza delle nazioni di tutto il mondo.

- > https://www.girodivite.it/Omaggio-a-Gbagbo-eroe-dell-Africa.html


** Omissioni e Menzogne di Stato sui Global Hawk USA di Sigonella ** , di Antonio Mazzeo - 20 febbraio 2019

Il 10 dicembre 2008 tornavamo a scrivere sulle menzogne di Stato sui Global Hawk di Sigonella rivelando il testo di un attestato di gratitudine inviato il 2 giugno 2008 dal Comandante supremo delle forze armate degli Stati Uniti in Europa (USEUCOM), generale Bants J. Craddock al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini

- > https://www.girodivite.it/Omissioni-e-Menzogne-di-Stato-sui.html


** Una giornata storica ** , di Redazione - 20 febbraio 2019

Il 12 febbraio è stata una giornata storica: dopo 20 anni di impunità, la multinazionale del petrolio Shell è stata chiamata a rispondere davanti a un tribunale delle accuse di complicità nelle terribili violazioni dei diritti umani

- > https://www.girodivite.it/Una-giornata-storica.html


** Che tipo di “macchina” è l’umanità? ** , di Sergej - 20 febbraio 2019

Della ghigliottina considerata una macchina celibe / Alberto Boatto. - Milano : Libri Scheiwiller, 2008. - 76 p., [IV], br. : 6 ill. ; 20 cm. - (L’arte e le arti / collana diretta da Vincenzo Trione). - ISBN 978-88-7644-596-5.

- > https://www.girodivite.it/Che-tipo-di-macchina-e-l-umanita.html


** "Fronte del porto", uno spettacolo di Alessandro Gassmann ** , di Redazione - 20 febbraio 2019

Protagonista Daniele Russo, alla sala Verga di Catania dal 19 febbraio al 3 marzo

- > https://www.girodivite.it/Fronte-del-porto-uno-spettacolo-di.html


** Damiano Palano "Il Segreto del Potere" (Rubbettino) ** , di Emanuele G. - 18 febbraio 2019

Il realismo politico ha sempre coltivato l’ambizione di penetrare il segreto più oscuro del potere

- > https://www.girodivite.it/Damiano-Palano-Il-Segreto-del.html


** INPS al collasso: esplode la rabbia nella sede di Roma Monteverde ** , di Redazione Lavoro - 18 febbraio 2019

LETTERA APERTA AI CITTADINI UTENTI INPS DI ROMA MONTEVERDE

Cari cittadini,

siamo qui a spiegarvi la protesta che ci porta a chiudere oggi l’attività di sportello alle ore 12. Ci scusiamo per il disagio che potremo arrecare, ma la situazione è davvero intollerabile. Siamo rimasti ormai in 48 impiegati amministrativi a gestire 310.410 cittadini e spesso abbiamo problemi con il sistema informatico, ormai gestito quasi totalmente da società esterne all’INPS attraverso un sistema di appalti e (...)

- > https://www.girodivite.it/INPS-al-collasso-esplode-la-rabbia.html


** Addio alla voce del "supertelegattone" ** , di Redazione - 17 febbraio 2019

E’ morto nella giornata nazionale dedicata ai gatti la voce del "supertelegattone" che ancora molti ricordano.

- > https://www.girodivite.it/Addio-alla-voce-del.html


** Università digitale? ** , di Alberto Giovanni Biuso - 17 febbraio 2019

Una lettera del CUdA-Unict sui gravi disservizi prodotti dal nuovo software didattico-gestionale

- > https://www.girodivite.it/Unict-didattica-e-informatica.html


** La mafia nel siracusano - primo semestre 2018 ** , di Redazione - 16 febbraio 2019

In rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, primo semestre 2018, relativo alla Provincia di Siracusa.

- > https://www.girodivite.it/La-mafia-nel-siracusano-primo.html


** Bruno Ganz RIP ** , di Redazione - 16 febbraio 2019

La sua presenza attoriale dava spessore e profondità ai film in cui appariva. Una voce indimenticabile. Elegante, timido, apparentemente rude ma di grande delicatezza. Questo noi possiamo ricordare di Bruno Ganz. Uno dei maggiori attori europei tra il Novecento e il primo ventennio del Duemila. Resterà, per la nostra generazione di spettatori, nel profondo di noi stessi.

L’attore svizzero Bruno Ganz è morto a Zurigo a 77 anni. Lo scrive la Dpa citando il suo management. Ganz, nato il 22 (...)

- > https://www.girodivite.it/Bruno-Ganz-RIP.html


** Fare domande e meravigliarsi di tutto ** , di Vanessa Viscogliosi - 16 febbraio 2019

Ve li ricordate i girotondi? Nel 2002 ero a Roma, in Piazza San Giovanni. Sergio Failla di Girodivite mi chiese un pezzo: vai e raccogli gli umori, mi disse...

- > https://www.girodivite.it/Fare-domande-e-meravigliarsi-di.html


** Lo streaming VIDEO - M5S Lentini e Carlentini - Tavolo tecnico Agricoltura ** , di Giuseppe Castiglia - 15 febbraio 2019

Il Movimento 5 Stelle di Lentini e Carlentini giovedì 14 febbraio alle ore 19.00 in via Raffaello 35 - Carlentini, ha organizzato un tavolo tecnico tra l’Onorevole Maria Marzana (membro della Commissione Nazionale dell’agricoltura), i produttori (lentinesi, carlentinesi e francofontesi), che hanno portato le loro problematiche e i commercianti.

- > https://www.girodivite.it/M5S-Lentini-e-Carlentini-Tavolo.html


** Girodivite è uno spazio di libertà ** , di Emanuele G. - 15 febbraio 2019

"Qui a Giro di Vite si possono affrontare argomenti che altrove non troverebbero neppure una benché minima attenzione. Ciò denota la cifra del nostro giornale..."

- > https://www.girodivite.it/Girodivite-e-uno-spazio-di-liberta.html


** Una sentenza “allineata”, contro la democrazia sindacale ** , di Redazione Lavoro - 15 febbraio 2019

L’assunto che guida tutta la sentenza è sostanzialmente questo: il contratto integrativo non può derogare o rimettere in discussione l’assetto complessivo fissato dal CCNL

- > https://www.girodivite.it/Una-sentenza-allineata-contro-la.html


** Dai Liberi Consorzi alle Città Metropolitane ** , di Redazione - 15 febbraio 2019

Epilogo di un dramma non ancora concluso. (Comunicato stampa a cura di Giuseppe Previti)

- > https://www.girodivite.it/Dai-Liberi-Consorzi-alle-Citta.html


** Una palestra di giornalismo ** , di Cesare Piccitto , di Luca Salici
- 14 febbraio 2019

Erano i primi anni duemila quando entrammo a far parte della redazione di Girodivite. Il primo giornale sul web con cui collaboravamo...

- > https://www.girodivite.it/Una-palestra-di-giornalismo.html


** Dal "Grande Fratello" alla "Fattoria degli Animali"...il passo è breve ** , di Giacomo Mangiaracina - 14 febbraio 2019

Oggi ricorre il 70° anniversario della pubblicazione del libro "visionario" all’ epoca in cui vide la luce di “Eric Arthur Blair” che assemblò il suo nome unendo “St George” e il fiume “Orwell” diventato così, noto al pubblico, come George Orwell. Lo scrittore de: "il Grande Fratello", per intenderci. Orwell descrive un mondo distopico governato da superpotenze che continuano a farsi "guerra" per mantenere il controllo sulla società che viene amministrata e governata da un unico partito con a capo il (...)

- > https://www.girodivite.it/Dal-Grande-Fratello-alla-Fattoria.html


** Lentini - Progetto di promozione e diffusione del dialetto presso le giovani generazioni CUNTI TRA CUNTI ** , di Giuseppe Castiglia - 14 febbraio 2019

Progetto di promozione e diffusione del dialetto presso le giovani generazioni CUNTI TRA CUNTI racconti dalla raccolta di Giuseppe Pitrè a cura di Nino Romeo interprete Graziana Maniscalco

- > https://www.girodivite.it/Lentini-Progetto-di-promozione-e.html


** Teatro Massimo Bellini di Catania, concerto sinfonico, venerdì 15 (ore 20.30) e sabato 16 febbraio (ore 17.30) 2019 ** , di Redazione - 14 febbraio 2019

Direttore il celebre maestro Günter Neuhold, solista il giovane e pluripremiato pianista catanese Antonio Ferro

- > https://www.girodivite.it/Teatro-Massimo-Bellini-di-Catania.html


** S’inaugura al Sangiorgi il cartellone "Un palcoscenico per la città ", organizzato dal Teatro Massimo Bellini ** , di Piero Buscemi - 14 febbraio 2019

Stasera al Sangiorgi debutta il cartellone "Un palcoscenico per la città", con lo spettacolo "Comparatico" di Luigi Capuana, per la regia di Ezio Donato. Protagonista Pippo Pattavina, con l’attrice Egle Doria e la cantante Giusy Schilirò. Musiche di Matteo Musumeci, eseguite dal vivo da Gianni Amore (fisarmonica) e Giovanni Raddino (pianoforte).

- > https://www.girodivite.it/S-inaugura-al-Sangiorgi-il.html


** La relazione sull’analisi costi-benefici alla Commissione Trasporti della Camera ** , di Redazione - 14 febbraio 2019

Audizione del professor Marco Guido Ponti, sull’analisi costi-benefici per la realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione, il 13 febbraio 2019.

- > https://www.girodivite.it/La-relazione-sull-analisi-costi.html


** Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 33. Pape Satàn, pape Satàn aleppe! ** , di Franco Novembrini - 20 febbraio 2019

Essendo un vecchio e felice ateo, dunque non particolarmente ferrato su possessioni mistiche o diaboliche, vorrei che chi ne parla mi spiegasse...

- > https://www.girodivite.it/Quisquilie-Pinzellacchere-Nr-33.html


** Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 14. Satira e religioni, rapporti difficili. Il dio Ganesh. Le mucche sacre. I Pastafariani invece... ** , di Franco Novembrini - 20 febbraio 2019

Riprendo in questa rubrica l’argomento che sembra interessare tutta l’Italia festivaliera e politica, che poi sono per molti versi la stessa cosa. Le religioni, purtroppo, in molti paesi sono ancora intolleranti alla satira e puniscono anche con la morte vignette o battute e in altri, fra i quali l’Italia, residui di bigottismo, sono sempre pronti a suggerire, non potendo più imporlo, cosa si può dire e cosa no. Ovviamente la politica ne approfitta e in coincidenza con trasmissioni tv di un (...)

- > https://www.girodivite.it/Schizzi-Ghiribizzi-Nr-14-Satira-e.html


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Rubrica : {Lavoro}

San Ferdinando, USB: no alla strumentalizzazione salviniana dei morti nella baraccopoli

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Redazione Lavoro

Nella piana di Gioia Tauro si continua a morire bruciati, nell’indifferenza generale. È della scorsa notte la terza vittima dell’inferno di plastica e lamiera della baraccopoli di San Ferdinando. Moussa Ba, senegalese, 28 anni, è morto tra le fiamme come prima di lui Becky Moses e Jaiteh Suruwa.Ma alla lista bisogna aggiungere Soumaila Sacko, il delegato dell’Unione Sindacale di Base fucilato nello scorso giugno da Antonio Pontoriero, e Sekinè Traorè, ammazzato da un carabiniere tre anni fa.

Il prefetto di Reggio Calabria annuncia ora la decisione di sgomberare rapidamente la baraccopoli per trasferire i braccianti che lo vorranno negli Sprar e nei Cas della provincia. Non prima di aver richiamato la nuova linea dura salviniana: “previe le necessarie verifiche di legge”. Traduzione: chi è in regola sarà rinchiuso in un altro recinto, meno precario, ma chi non lo è, subirà la vendetta salviniana, fatta di infernali gironi poliziesco-giudiziari.

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baraccopoli

L’Unione Sindacale di Base da anni è impegnata in un duro lavoro di organizzazione e salvaguardia dei diritti e della dignità dei braccianti di San Ferdinando e negli ultimi mesi ha registrato con soddisfazione l’accoglimento - proprio ai tavoli organizzati dal prefetto di Reggio Calabria - delle sue proposte cardine, basate su accoglienza diffusa e integrazione dei lavoratori. Appena il 1° febbraio scorso denunciavamo per l’ennesima volta le condizioni sociali e sanitarie subumane della baraccopoli di San Ferdinando e di altri ghetti quali la Ciambra di Gioia Tauro.

Denunciavamo soprattutto l’indifferenza con la quale si dà per acquisito che chi alimenta l’intera filiera agro-alimentare sia obbligato a sopravvivere in condizioni miserabili. L’Unione Sindacale di Base pretende ora l’immediata attuazione degli accordi raggiunti ai tavoli prefettizi, dice no a qualsiasi tentativo di prendere a pretesto la morte di Moussa Ba per usare il pugno di ferro contro i braccianti, e soprattutto dice no alle strumentalizzazioni del ministro Salvini che, eletto proprio in Calabria, della situazione calabrese si è sempre disinteressato. Salvo scaricare, come vergognosamente fatto questa mattina, la responsabilità dei morti sugli stessi braccianti.

L’Unione Sindacale di Base conferma la riunione del Coordinamento dei lavoratori agricoli già indetta per lunedì 18, alla vigilia della ripresa del processo per l’assassinio di Soumaila Sacko, e presidia con i propri delegati e attivisti San Ferdinando per evitare qualsiasi colpo di mano autoritario.

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Rubrica : {Guerre Globali}

Omaggio a Gbagbo, eroe dell’Africa moderna – Corte Penale Internazionale, un’Istituzione razzista?

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di tonyhakmel

Tra il suo arresto avvenuto l’11 aprile 2011 sotto le bombe francesi e il suo trasferimento alla Corte penale internazionale dell’Aia, durante i suoi otto mesi di detenzione a Korhogo (nel nord della Costa d’Avorio), non c’erano solamente Ivoriani a difenderlo senza sosta, ma anche Camerunensi e altri Africani. Dal 16 aprile 2011 manifestavano a Parigi,in Place de la Bastille, per gridare la loro solidarietà nei suoi confronti Al contrario i rari esponenti politici che lo avevano difeso prima della sua caduta, si erano in seguito messi a tacere per non dispiacere alla Francia, nazione che celebrava in pompa magna l’arrivo del suo prefetto “negro” (Alassane Ouattara), che avrebbe reinserito la Costa d’Avorio nell’ovile della “françafrique”, da cui Laurent Gbagbo aveva faticosamente cercato di uscire. La Costa d’Avorio così, era tornata al punto di partenza.

I volti della resistenza all’ingiustizia: Ci è voluta la tenacia di questi piccoli gruppi di ivoriani e africani spinti dalla stessa volontà, uniti nella stessa lotta, camminando per le strade delle città europee e facendo seguaci negli Stati Uniti e in Canada, per far sì che il soggiorno di Laurent Gbagbo all’Aia non si svolgesse nel silenzio e nell’indifferenza delle nazioni di tutto il mondo. Ci sono voluti anche il talento e l’abilità di giornalisti investigativi, come Théophile Kouamouo, Charles Onana, Gregory Protche e Thierry Avi (autore in Italia, con lo pseudonimo Tony Akmel del libro “La Francia in Costa d’Avorio: guerra e neocolonialismo dal 19 settembre 2002”) per dipingere la profonda ingiustizia subita dal prigioniero della CPI. Ci sono voluti il talento e l’abilità di un piccolo ma ardente esercito di bloggers affinché i crimini passati e presenti del nuovo potere ivoriano potessero venire alla luce in tutto il mondo e diventare persino elementi di riferimento per la difesa dell’illustre prigioniero. Nella loro dura e lunga battaglia, questi difensori di Laurent Gbagbo e per il rispetto della costituzione ivoriana furono confortati da due eccellenti film-documentari. Il primo, “Laurent Gbagbo nel turbine del Golfo di Guinea”, trasmesso nel marzo 2011, un mese prima della sua caduta, che ha brillantemente dimostrato l’avidità della Francia per le immense ricchezze tuttora non sfruttate del Paese e la sua volontà di contrastare il piano di indipendenza economica sostenuto dall’allora presidente ivoriano. Il secondo (La Francia in nero, di Silvestro Montanaro) è venuto dall’Italia, ed è stato un’inchiesta con lo scopo di fare luce su quello che era successo nell’ovest della Costa d’Avorio. Attraverso testimonianze rilasciate sul posto, questo film ci permette di scoprire come si è manifestata la complicità della Francia nei massacri di Duékoué e dintorni; quindi si capisce perché i giornalisti francesi si rifiutino di accettare la verità su questo episodio del dopo-voto. Va precisato che nel settembre 2012, all’indomani della proiezione del documentario su Raitre, il programma “C’era una volta” di Montanaro fu sospeso e l’autore fu cacciato dalla rete televisiva nazionale. Galvanizzati da un’ingiustizia flagrante, convinti della necessità di difendere la verità affinché la luce la renda visibile a tutti, gli ivoriani, i panafricanisti e i loro pochi amici europei non si sono arresi e non hanno smesso di moltiplicare le manifestazioni in Francia, in Italia e davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Si può dire che mai prima d’ora nella storia, un leader nero ha ricevuto così tanto sostegno dalla diaspora africana e tanta simpatia dal popolo dell’Africa nera. Patrice Lumumba, Kwamé Nkrumah, Sékou Touré, sono morti nel silenzio, anche se molti africani li hanno portati nel cuore. Durante i suoi 27 anni di prigione, Nelson Mandela non ha mai goduto di una simile simpatia popolare. Va detto che i tempi sono cambiati: grazie a Internet, le informazioni circolano più velocemente, le menzogne sono segnalate e dimostrate più rapidamente. Ciò che si cerca di nascondere viene comunque in breve tempo portato sulla scena pubblica perché tutti i cittadini, ovunque nel mondo, sono diventati informatori. Ormai nessuno ha il monopolio dell’informazione. Ecco perché il brutale colpo di Stato contro Laurent Gbagbo, presentato dalla Francia e dall’ONU come impresa pubblica per la salvezza della democrazia, lo ha reso, in meno di due anni, l’eroe africano della resistenza all’imperialismo Francese.

L’accelerazione della denuncia dell’ingiustizia fatta a Laurent Gbagbo: Si può dire anche che la forte offensiva di resistenza al nuovo potere in Costa d’Avorio (governo “piazzato” da Nicolas Sarkozy negli stessi giorni in cui bombardava la Libia) e al muro di menzogne che nascondeva la verità sulla tragedia ivoriana ha sorpreso i comandatari e i governi europei durante il colpo di stato dell’11 aprile 2011. La popolarità di Laurent Gbagbo, fortemente radicata nel panorama politico di questo inizio del XXI secolo, ha costretto molte personalità politiche a guardare più da vicino il modo col quale gli fu strappato il potere e le conseguenze di questo crimine. Nell’introduzione al libro di Charles Onana (“Costa d’Avorio, il colpo di Stato”), pubblicato nel novembre 2011, Thabo Mbeki, ex compagno di lotta di Nelson Mandela ed ex presidente sudafricano - uno dei primi mediatori tra le due parti del conflitto ivoriano - ha chiaramente dimostrato la ferma intenzione della Francia di liberarsi di Laurent Gbagbo e il prezioso sostegno che la patria della “grandeur” ha ricevuto dalle Nazioni Unite. Nel settembre 2012, al Congresso dell’Internazionale Socialista, in Sudafrica, il ghanese Kofi Awoonor aveva a sua volta castigato la passività dei socialisti francesi davanti al trattamento che Laurent Gbagbo aveva subito. Nel dicembre 2012, infine, un socialista - François Loncle - ha rivelato l’attivismo corruttore della signora Alassane Ouattara presso i politici francesi; nello stesso periodo, Georges Peillon, ex portavoce della forza Licorne (l’esercito francese coinvolto nel conflitto ivoriano) riconosceva la parzialità del governo francese e dei media, a discapito di Laurent Gbagbo, nella vita politica della Costa d’Avorio dal 2002. Se le confessioni e le critiche sono diventate sempre più numerose e hanno indebolito l’attuale potere ivoriano, minando il sostegno che ha sempre ricevuto dalla Francia, questo stesso potere appariva solido agli occhi dell’Europa grazie al silenzio dei media e del governo socialista (guidato da François Hollande), che aveva vestito i panni imperialisti lasciati da Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy. Dal febbraio 2013 il processo che ha lo scopo di confermare o ribaltare le accuse del procuratore della CPI contro Laurent Gbagbo darà finalmente un nuovo impulso alla Resistenza ivoriana e africana e inizierà a scuotere l’attuale potere ivoriano e le “certezze” dei comandatari francesi e dell’ONU. Questo processo si è rivelato una buona occasione per dimostrare che gli accusatori di Laurent Gbagbo non avevano argomenti per condannarlo. Quando una ribellione viene condotta per dieci anni contro un potere legittimo, uccidendo donne e bambini e quando, con l’aiuto di forze straniere, viene eseguito un sanguinoso atto finale per impadronirsi del potere, risulta ignobile accusare ,chi ha subito la disfatta di aver resistito. Va detto che Laurent Gbagbo fu eletto nell’ottobre 2000 in seguito a una consultazione regolare aperta a tutti, e il 19 settembre 2002, mentre era in visita ufficiale in Italia, uno sparuto gruppo di ribelli, con un armamento e un equipaggiamento sofisticati, tentarono di prendere il potere, causando più di tremila vittime tra morti e sparizioni. Il Paese rimase diviso in due (il nord controllato dai ribelli e il sud amministrato da Laurent Gbagbo) fino alle elezioni dell’ottobre 2010. Sì, è stato ignobile, da parte delle forze straniere, accusare lo sconfitto di averle costrette, attraverso la sua resistenza, ad uccidere donne e bambini nella conquista del potere. Poiché tutte le immagini dell’attacco di Abidjan hanno rivelato solo crimini commessi dagli aggressori e dai loro sostenitori francesi, il procuratore ha dovuto ricorrere a documenti stranieri per illustrare la sua argomentazione, indebolendola allo stesso tempo. Come si può, in queste condizioni, condannare un uomo o addirittura tenerlo in prigione? Di conseguenza, prima ancora che i giudici della Corte penale internazionale dichiarassero insufficienti le prove presentate dal pubblico ministero per chiedere la condanna di Laurent Gbagbo, risultava difficile per gli organizzatori della propaganda straniera nascondere la verità. Le ONG si sono quindi unite alla difesa di Gbagbo, all’inizio di aprile 2013, ed hanno denunciato "la giustizia dei vincitori", mettendo in evidenza i crimini etnici, le esecuzioni sommarie, le cacce all’uomo e le detenzioni arbitrarie dei sostenitori di Laurent Gbagbo, operate dall’attuale governo, dal suo esercito e dalle sue milizie. Senza dubbio, l’impunità degli uomini del nuovo regime ferisce la coscienza umana! Condannare Laurent Gbagbo per aver resistito all’attacco del nemico e vedere i veri carnefici del popolo ivoriano pavoneggiarsi sfacciatamente, mentre i media e i bloggers africani mostrano quotidianamente immagini dei loro crimini, è un’ingiustizia che offende mortalmente! Dopo le ONG saranno i politici africani, finora silenziosi, a farsi sentire. Al summit dell’Unione africana di fine maggio 2013, il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn, presidente dell’organizzazione, ha descritto la CPI come uno strumento razzista al servizio degli occidentali: "Quando la CPI è stata creata, l’obiettivo era quello di evitare ogni tipo di impunità; ma ora il processo è degenerato in una sorta di caccia razziale"; Infatti, i circa trenta politici africani perseguiti da questa istituzione hanno confermato questa teoria. La posizione dei politici africani sulla Corte penale internazionale è quindi più che chiara: non è imparziale; non è credibile; è razzista. E, dal 3 giugno 2013, dopo la sospensione per aggiornamento del processo e il rinvio del pubblico ministero alla ricerca di prove più convincenti, anche gli europei cominciano a dubitare dell’imparzialità di questa istituzione. I giornali francesi che, fino ad allora, non hanno prestato attenzione alle numerose marce a sostegno di Laurent Gbagbo a Parigi o all’Aia, né alle piogge di critiche rispetto all’ingiustizia dell’attuale governo ivoriano in merito all’analisi dei crimini commessi prima e dopo le elezioni, hanno improvvisamente iniziato a fare il “processo” alla CPI.

La prova che il vento ha cambiato verso e rivela gradualmente la verità è che in Francia addirittura i muti cominciano a parlare! Chi aveva mai sentito Koffi Yamgnane (franco-togolese, ex sottosegretario all’Integrazione sotto Mitterand) reagire alle ingiunzioni sprezzanti e ingiuste rivolte a Laurent Gbagbo prima e dopo le ultime elezioni presidenziali in Costa d’Avorio? Chi l’aveva sentito parlare di Laurent Gbagbo o mostrare simpatia da quando è stato arrestato nel palazzo presidenziale dall’esercito francese e dai ribelli di Alassane Ouattara? Incapace di parlare da solo, approfitta dell’indignazione di Bernard Houdin (consigliere di Laurent Gbagbo) per dire semplicemente anche lui, ciò che pensava, ossia, "basta", in quanto l’ingiustizia contro Laurent Gbagbo non poteva più continuare. Ma aspettiamo di vedere se andrà oltre la semplice indignazione condivisa. Da parte sua, il presidente del Movimento degli Africani-Francesi, che si è sempre opposto alle marce a sostegno di Laurent Gbagbo e non vi ha mai partecipato, sta finalmente intraprendendo azioni specifiche per combattere l’imparzialità della CPI: sta lanciando una petizione per il ritiro delle nazioni africane da questa istituzione. L’intenzione è buona, ma detta istituzione ignora il fatto che la lotta politica viene combattuta con perseveranza e non saltuariamente. In ogni caso, Laurent Gbagbo non lascia più nessuno indifferente, poiché quello che doveva essere il suo processo si è trasformato in un processo nei confronti dell’istituzione incaricata di giudicarlo. Che svolta! Non è già la vittoria della verità sulle bugie? In altre parole, la CPI si screditerebbe completamente agli occhi del mondo, mantenendo la sua volontà di giudicare Laurent Gbagbo. E’ obbligata a liberarlo e prendere tempo per rivedere il suo funzionamento in relazione all’analisi dei crimini e presunti criminali che deve giudicare. Le nuove prove del pubblico ministero contro Laurent Gbagbo sono ritenute inammissibili dall’opinione pubblica internazionale e un eventuale processo sarebbe considerato un’ingiustizia. Arrestare i sostenitori di Alassane Ouattara attuale Presidente della Costa d’Avorio e portarli dinanzi alla CPI per giustificare la continuazione del processo è ormai impossibile. Questa mossa sarebbe percepita da tutti come un’ammissione dell’ingiustizia di cui Laurent Gbagbo è vittima da tre anni, o addirittura da quasi dieci anni (fu arrestato l’11 aprile 2011). Che lotta lunga! Ma che lotta meravigliosa ed emozionante quando, come per miracolo, tutti la trovano giusta! Dopo Nelson Mandela, tutte le nazioni riconoscerebbero l’ingiustizia fatta a Laurent Gbagbo? Che bella vittoria in vista! I suoi sostenitori, panafricanisti, giornalisti attivisti in cerca di verità, bloggers instancabili, amici francesi - in particolare Guy Labertit, Michel Galy, Bernard Houdin e Albert Bourgi - e i suoi anonimi ammiratori che hanno vissuto nella paura, sono ora orgogliosi della loro lotta e felici di vedere qua e là delle richieste per la sua liberazione. Gbagbo che, solo per amore della verità, ha giurato di andare fino in fondo e riesce con la sua tenacia nel rovesciare l’opinione pubblica e il sistema giudiziario internazionale che era determinato a metterlo nei guai, merita solo ammirazione e lode. L’ex primo ministro del Togo (1991-1994), Joseph Kokou Koffigoh, e l’artista beninese Yokula (reggaeman) l’hanno capito bene. Non sono rimasti insensibili a questo amore per la verità legato al cuore del prigioniero dell’Aia. Uno gli ha appena dedicato una bellissima poesia per chiedere la sua liberazione "dalle mani dell’infamia" e l’altro una canzone che rivendica il suo amore per la legalità costituzionale. Laurent Gbagbo è passato alla storia perché ha dato la vita per la verità e per il rispetto della costituzione del suo Paese; è passato alla storia perché l’Africa ha riconosciuto nella sua lotta la propria. Aggrappandosi alla verità e alla legge, Laurent Gbagbo accettò di subire l’infamia di essere imprigionato nei gulag delle potenze occidentali. Come per tutti coloro che hanno dedicato la loro vita ai grandi ideali umani, affinché i loro simili crescano in una nuova luce, verrà l’ora della sua redenzione. Quanto a te, caro lettore, oppure te sorella/fratello africano non dimenticare che un giorno dovrai rispondere a questa domanda: che cosa hai fatto per sostenere la lotta dell’uomo che oggi viene ammirato?

NB.Il 15 gennaio 2019, Laurent Gbagbo, insieme al suo ex ministro della gioventù e degli sport sono stati assolti dal Tribunale presieduto dal giudice italiano Cuno Tarfusser dai crimini a loro imputati. Per rendersi conto della popolarità di cui l’uomo gode basta vedere i video degli Ivoriani che festeggiavano nelle strade del loro Paese, oppure degli Africani e Francesi che ballavano sotto la torre Eiffel; purtroppo gli è stato negato il rientro in patria. Oggi è in Belgio, libero sotto condizioni, una delle quali è quella di non lasciare la nazione europea che lo ospita, perché la CPI desidera che sia sempre reperibile. In ogni caso, se fosse convocato in Costa d’Avorio, Gbagbo si presenterebbe perché non è un codardo. In effetti, vita natural durante, Gbagbo non si è mai tirato indietro quando si è trattato di fare valere la legge. Se il multipartitismo (disposizione prevista dalla costituzione che non veniva attuata) è stato applicato in Costa d’Avorio nel 1990, dopo trent’anni d’indipendenza dal primo presidente (il “dittatore illuminato” Felix Houphouet Boigny) è merito di Laurent Gbagbo, che non ha voluto scendere a compromessi, in altre parole, non ha voluto farsi “comprare” e non ha avuto paura di finire due volte in prigione (da studente universitario e da insegnante) su ordine di Boigny ed una terza volta nel 1992 su ordine di Alassane Ouattara (all’epoca Primo Ministro di Boigny). La lotta di Gbagbo non servì solamente al suo Paese, perché in quello stesso anno, molte nazioni africane ratificarono l’attuazione del pluralismo politico.

Thierry Avi, cittadino italo-ivoriano.

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Rubrica : {Guerre Globali}

Omissioni e Menzogne di Stato sui Global Hawk USA di Sigonella

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Antonio Mazzeo

L’immancabile sortita quotidiana sino ai confini occidentali della Russia, sorvolando provocatoriamente Ucraina, Donbass, Mar Nero e Crimea; un blitz di tanto in tanto pure in Siria per monitorare le attività delle unità navali e dei velivoli russi; le periodiche operazioni d’intelligence a supporto dei reparti USA schierati in nord Africa. Sono queste le principali missioni di guerra dei droni Global Hawk dell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America che operano da più di dieci anni dalla grande stazione aeronavale di Sigonella, senza alcun controllo da parte delle autorità italiane e sempre più spesso in contrasto con gli interessi politici ed economici nazionali dichiarati e/o perseguiti. Velivoli senza pilota in grado di volare ininterrottamente per decine di ore, a grandi altezze e in ogni condizione climatica, utilizzati per spiare e mappare ogni centimetro quadrato del continente africano, del Medio oriente e dell’Europa orientale, individuando obiettivi da colpire e, se necessario, guidando i bombardieri e i droni killer nei loro strike di morte.

L’ospitalità dei Global Hawk in Sicilia, è uno dei capitoli meno noti delle relazioni politico-militari tra Italia e Stati Uniti d’America e non c’è stato governo (di centrosinistra, centrodestra o sovranista) che non abbia fatto di tutto e di più per occultare al Parlamento e all’opinione pubblica i termini e le modalità con cui è stato autorizzato il loro dispiegamento. Presidenti del consiglio e ministri sono giunti perfino a mentire spudoratamente sugli accordi sottoscritti, omettendo ogni riferimento alle loro missioni che pure violano palesemente i principi costituzionali e comportano gravi conseguenze per la stessa sicurezza del paese.

Quella dell’installazione dei Global Hawk a Sigonella è pure una vicenda emblematica della pratica politica di tutti gli esecutivi succedutisi dal dopoguerra ad oggi. Agli italiani non far sapere cosa accade nelle basi militari in uso esclusivo delle forze armate straniere, specie se ciò potrebbe turbare l’esito elettorale, il diktat rispettato come fosse l’articolo uno della Costituzione della Repubblica italiana. E’ accaduto con gli accordi NATO di settant’anni fa, con la cessione di ampie aree di territorio alle forze armate USA (in Veneto, Friuli, Campania e Sicilia), con il dislocamento dei missili e delle testate nucleari, più recentemente con il megacomplesso Dal Molin di Vicenza, l’hub NATO di Napoli Lago Di Patria e il MUOS di Niscemi.

Più che opportuno tornare oggi a raccontare le menzogne e le omissioni di Stato sui droni-spia di Sigonella. A partire di un cable che sarebbe dovuto restare segreto ma che l’ong WikiLeaks è riuscito a recuperare negli archivi del Dipartimento della Difesa e i cui contenuti provano le manovre illegittime e depistanti dei vertici delle forze armate italiane e statunitensi. Il telegramma reca la data dell’1 aprile 2008, è classificato come 08ROME398_a confidential ed è stato inviato dall’ambasciatore USA in Italia Ronald Spogli al Comando delle forze statunitensi in Europa di Ramstein (Germania), ai consolati di Milano, Firenze e Napoli, al Comando dello Staff NATO, al National Security Council, ai Comandanti del 31° stormo cacciabombardieri dell’US Air Force di Aviano e NAS Sigonella, al Segretario di Stato e della Difesa USA, al Comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America e a quello della Sesta Flotta di stanza a Napoli. “Global Hawk: l’Italia approva l’installazione a Sigonella. Si raccomanda di ringraziare l’Italia al Summit NATO di Bucarest”, la sintesi (imprecisa) del testo in oggetto. “Lo staff generale della Difesa italiana (IDGS) ha reso noto per iscritto a questa ambasciata che in data 1 aprile l’Italia ha approvato l’installazione dei velivoli senza pilota UAV Global Hawk presso la Naval Air Station di Sigonella”, riporta il testo del cable. “L’IDGS ci ha richiesto di non dare pubblicamente l’annuncio dell’approvazione fino a quando non si svolgano le elezioni politiche nazionali il prossimo 13-14 aprile. Azione richiesta: Raccomandiamo che la Delegazione USA al Summit NATO al più alto livello possibile ringrazi in privato il Governo italiano a Bucarest per questa decisione. I Global Hawk sostituiranno gli U-2 nel 2010 quale nostro principale sistema di riconoscimento nel Mediterraneo, in Medio oriente e nord Africa. Quella di assicurare l’installazione dei Global Hawk a Sigonella è stata una priorità per l’Ambasciata di Roma nell’ultimo anno e mezzo, compreso il coinvolgimento personale dell’Ambasciatore con il Primo ministro, il ministro degli Esteri, il ministro della Difesa, il Capo della Difesa e il Consigliere per la sicurezza nazionale. L’approvazione attesta il continuo rafforzamento delle relazioni nel settore della sicurezza tra Stati Uniti e Italia….”. Per dovere di cronaca e memoria, Presidente del Consiglio era al tempo Romano Prodi; ministro degli Esteri: Massimo D’Alema; ministro della Difesa: Artuto Parisi; Capo di Stato Maggiore della Difesa: l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (uscente), il generale Vincenzo Camporini (subentrante).

Allegato al cable dell’Ambasciata c’è il testo tradotto in inglese della nota ricevuta dallo Staff Generale Divisione III del Ministero della difesa italiano (ufficio per le relazioni internazionali) nella stessa data dell’1 aprile 2008. “NATO Restricted – Installazione di un’unità Global Hawk nella base di Sigonella, provincia di Catania, Sicilia”, l’oggetto. “Risposta alla lettera dell’Ufficio per la cooperazione alla difesa dell’Ambasciata USA di Roma inviata il 10 gennaio 2007. In riferimento alla richiesta fatta nella lettera sopracitata, si comunica che il Ministro della Difesa ha espresso la sua opinione favorevole a riguardo dell’installazione permanente di un’Unità UAV RQ-4 Global Hawk USA a Sigonella. L’installazione avverrà secondo le modalità e il cronogramma disposto dallo Staff generale dell’Aeronautica militare italiana, nell’ambito delle attività tecniche in atto e in cooperazione con l’Ufficio della Cooperazione alla Difesa. Firmato, generale Pasquale Preziosa, Capo della III Divisione. - Nota: L’IDGS ha classificato questa lettera come NATO Restricted, pertanto essa dovrebbe essere trattata dal Dipartimento di Stato come SBU (Sensitive but Unclassified). L’IDGS ha specificato che è stata utilizzata questa classificazione perché essi non vogliono che gli Stati Uniti rendano pubblica la cosa sino a quando non si svolgano le elezioni politiche del 13-14 aprile 2008; da allora in poi essa è unclassfied”. Il generale Pasquale Preziosa ricoprirà l’incarico di Capo del III Reparto dello Stato Maggiore Difesa sino al 4 ottobre 2009; poi, febbraio 2013, sarà nominato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, carica mantenuta sino al 29 marzo 2016; in seguito egli passerà alla direzione dell’Ufficio Generale Pianificazione, Programmazione e Bilancio dello Stato Maggiore Difesa. Oggi in pensione, il generale Preziosa aspira alla presidenza dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana controllata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR).

Ricapitolando, il secondo governo Prodi (o alcuni dei suoi membri) – già sfiduciato dal Parlamento - autorizza la trasformazione della base di Sigonella in avamposto dei velivoli senza pilota USA alla vigilia delle elezioni anticipate, chiedendo tuttavia a Washington di mantenere il silenzio sino al voto. Lo stesso governo Prodi aveva avuto l’ardire di smentire quanto (da noi) pubblicato quasi un anno prima sulla testata online Terrelibere.it proprio sulla scelta USA di utilizzare la stazione aeronavale siciliana per lo stazionamento dei Global Hawk. In particolare, il 26 maggio 2007 pubblicavamo l’articolo In Italia la base dei velivoli senza pilota delle forze armate Usa? ove si riportava che tra i principali progetti d’investimento di EUCOM (il Comando degli Stati Uniti in Europa) per il 2007, era stato inserito il Global Hawk Aircraft Maintenance & Operations Complex, cioè un centro operativo e di manutenzione dei nuovi velivoli senza pilota. “Per Washington il programma è così rilevante che ne viene mantenuto segreto il costo come segretissimo il paese europeo prescelto per l’installazione del complesso”, si scriveva in Terrelibere. “Il Global Hawk Aircraft Maintenance Complex compare nella lista dei progetti di edilizia militare consegnata alla Commissione difesa del Senato Usa dal Comandante supremo di Eucom, generale James L. Jones, il 7 marzo 2006. Per le caratteristiche e le funzioni del Global Hawk e per il fatto che proprio di recente questo velivolo teleguidato è stato scelto dalla Marina statunitense per integrare i sistemi di sorveglianza marittima è possibile supporre che potrebbe essere proprio una delle basi USA presenti sul territorio italiano ad ospitare il supersegreto centro operativo UAV”. Nella testata online si spiegava come mai era desumibile che fosse proprio la stazione aeronavale di Sigonella a dover ospitare i droni. “Circa 40 velivoli UAV saranno dislocati in cinque siti: Kaneohe, Hawaii; Jacksonville, Florida; Sigonella, Italia; Diego Garcia, Oceano Indiano, e Kadena, Okinawa per assicurare la sorveglianza marittima in qualsiasi parte del mondo, è quanto dichiarato nell’ottobre 2005 da Dyke Weatherington (sottosegretario alla difesa con delega all’acquisizione di nuove tecnologie ed alla logistica) al National Defense Magazine, tra le più accreditate riviste militari USA”, si aggiungeva. “Supersofisticati e costosissimi, i Global Hawk sono uno strumento cardine per dare concretezza alla Joint Vision 2010 del Pentagono. È grazie ad essi che le forze aeree potranno ottenere la superiorità nell’acquisizione delle informazioni nei teatri di combattimento, ovvero la capacità di raccogliere, processare e diffondere un flusso ininterrotto di informazioni e nello stesso tempo sfruttare o danneggiare l’abilità dell’avversario nello stesso campo”.

Dopo le rivelazioni di Terrelibere, il 6 giugno 2007 l’on. Elettra Deiana (Prc) presentava un’interpellanza al Ministro della Difesa in cui si chiedeva conferma di quanto riportato nell’articolo e “sulle eventuali ragioni che avrebbero convinto il Governo ad operare tale concessione logistica agli USA”; infine l’on. Deiana chiedeva come mai “il Parlamento non sia stato informato di accordi così rilevanti sul piano geo-strategico internazionale”.

Nell’(inutile) attesa di una risposta da parte del “governo amico”, Terrelibere entrava in possesso di due documenti ufficiali di provenienza statunitense che confermavano la scelta di Sigonella quale base dei Global Hawk. Il loro contenuto veniva pubblicato in un reportage del 5 settembre 2017. “Stilato nel febbraio 2006, il primo documento è a firma di US Air Force ed è composto da schede analitiche sulle infrastrutture militari strategiche da realizzare con il bilancio 2007”, esordiva Terrelibere. “Tra esse c’è il cosiddetto Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, codice USAFE073006. La richiesta di spesa per il centro operativo classificato è di 26 milioni di dollari, 2/3 dei quali necessari per il complesso vero e proprio, il resto per approntare le facilities di supporto. Il piano insediativo per i Global Hawk prevede la costruzione di un nuovo hangar su una superficie di 5,700 metri quadrati di terreno. L’US Air Force fissa un cronogramma per l’esecuzione del progetto: entro il gennaio 2007 la stipula dei contratti con le imprese; l’avvio dei lavori a marzo dello stesso anno; il loro completamento entro il marzo 2009…” Dopo aver descritto le finalità operative dell’infrastruttura, US Air Force svelava l’identità della base militare destinata ad ospitare il complesso dei droni: “L’area di stazionamento per il nuovo hangar è necessaria per supportare concretamente la nuova missione quando essa potrà essere integrata nell’esistente area di parcheggio di NAS Sigonella. Questo nuovo hangar assicurerà il supporto ad un totale di 4 velivoli Global Hawk (…) Una struttura esistente per le operazioni di lavaggio dei velivoli ha già sede a NAS Sigonella per supportare la nuova missione. Nel caso in cui non venisse realizzato il nuovo hangar, il velivolo non sarà in grado di realizzare le proprie essenziali missioni di riconoscimento nel teatro europeo”.

Il secondo documento pubblicato da Terrelibere era un rapporto a firma del capitano Paul Bosco, vicecomandante NAVFAC (Naval Facilities Engineering Command), dal titolo “Navy Programs in Europe – A virtual tour of NAVFAC Europe” (I programma navali in Europa – Un tour virtuale di NAVFAC Europa). “Datato 15 marzo 2006, descrive i più importanti programmi di costruzione e potenziamento delle infrastrutture della Marina USA nell’area geografica che si estende dalle Azzorre sino a Bahrain e Djbouti, passando per Portogallo, Spagna, Italia, Grecia ed Egitto”, riportava la testata. “Un paragrafo è riservato alla stazione aeronavale di Sigonella: la base rappresenta il secondo maggiore sforzo finanziario della US Navy (un programma di 535 milioni di dollari di cui è stato già completato l’85%), mentre si prevede per l’anno fiscale 2007 una spesa comprensiva tra i 20 e i 30 milioni di dollari per realizzare la facility per i Global Hawk della Us Air Force. Il capitano Paul Bosco aggiunge che sempre nel 2007 tra i 10 e i 15 milioni di dollari saranno destinati per implementare a Sigonella lo SPAWAR Mobile User Objective System - MUOS (un pericolosissimo sistema per le comunicazioni satellitari di ultima generazione), mentre altri 20-30 milioni di dollari saranno inseriti nel budget 2008 per altre infrastrutture militari presso lo scalo siciliano”.

Il reportage di Terrelibere veniva rilanciato da importanti media nazionali creando forte imbarazzo al governo di centrosinistra; tre giorni dopo, l’8 settembre 2007, nel corso dell’incontro promosso a Marghera da Sbilanciamoci per analizzare le proposte di movimenti e associazioni contro la guerra e per l’economia solidale, il ministro alla Pubblica istruzione e l’università, Fabio Mussi (Sinistra democratica), esprimeva la propria intenzione di “ridiscutere la questione Dal Molin di Vicenza e opporsi alla concessione di Sigonella agli aerei Global Hawk”. In verità né la ridiscussione sul Dal Molin, né il No ai Global Hawk o al MUOS sarebbero entrati nell’agenda politica del secondo governo Prodi, esecutivo poi sfiduciato al Senato della Repubblica il 24 gennaio 2008.

Il 10 dicembre 2008 tornavamo a scrivere sulle menzogne di Stato sui Global Hawk di Sigonella rivelando il testo di un attestato di gratitudine inviato il 2 giugno 2008 dal Comandante supremo delle forze armate degli Stati Uniti in Europa (USEUCOM), generale Bants J. Craddock al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. “Il massimo rappresentante militare statunitense nel vecchio continente coglieva l’occasione della festa della Repubblica per ringraziare i colleghi italiani”, si legge nell’articolo pubblicato in Stampalibera. “La leadership dell’Italia all’interno della NATO e il deciso sostegno alle operazioni in Afghanistan e nei Balcani sono prova del vostro impegno per la pace e la stabilità nel mondo, scriveva il generale Craddock. Io vi sono particolarmente grato per l’amicizia con cui operiamo congiuntamente ed in particolare vi voglio ringraziare per avere approvato la nostra richiesta per i velivoli Global Hawk a Sigonella. Il testo rivelatore tanto imbarazzava lo Stato Maggiore che del messaggio non si faceva nota in nessuno dei comunicati emessi a margine della parata di guerra ai Fori Imperiali (…) Accanto alle colpevoli omissioni di ben due governi antagonisti, vanno pure segnalate le gravissime bugie della casta militare del nostro paese. Il 31 marzo 2008, due mesi prima cioè del ringraziamento del generale Bants J. Craddock, a Sigonella si era recato per un’ispezione Salvatore Cannavò, parlamentare di Sinistra Critica-Prc. Ad accoglierlo il comandante della base, colonnello Antonio Di Fiore, contestualmente comandante del 41° Stormo dell’Aeronautica militare italiana, la stessa forza armata da cui proviene il generale Camporini. Interrogato sulla veridicità del piano d’insediamento dei Global Hawk a Sigonella, il colonnello Di Fiore negava fermamente la questione. La gestione di quel tipo di aerei senza pilota non è compatibile col traffico civile del vicino aeroporto civile di Catania-Fontanarossa, spiegava il militare. Smentisco inoltre che nella base possa essere installato il nuovo sistema satellitare MUOS. Le antenne del radar MUOS non sono pensabili qui, disse Di Fiore, omettendo che era già stato deciso il trasferimento dell’impianto dalle pericolosissime onde elettromagnetiche nella vicina stazione di telecomunicazione USA di Niscemi (Caltanissetta), proprio nel bel mezzo di una riserva naturale regionale…”.

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Rubrica : {Comunicazione}

Una giornata storica

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Redazione

Il 12 febbraio è stata una giornata storica: dopo 20 anni di impunità, la multinazionale del petrolio Shell è stata chiamata a rispondere davanti a un tribunale delle accuse di complicità nelle terribili violazioni dei diritti umani commesse dal governo nigeriano contro la popolazione degli ogoni.

Il coraggio e la determinazione di Esther Kiobel, Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula sono stati fondamentali per arrivare al processo: i loro mariti sono stati impiccati per non aver taciuto sui gravi effetti dell’inquinamento prodotto in Nigeria dalla Shell. Loro non si sono fatte spaventare da minacce e intimidazioni e hanno denunciato il gigante del petrolio.

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Sono oltre 20 anni che Esther Kiobel si batte coraggiosamente contro la Shell, il gigante del petrolio, per ottenere giustizia per l’uccisione del marito, Barinem Kiobel, impiccato nel 1995 insieme a Ken Saro Wiwa e altri sette leader ogoni.

Barinem ha speso la vita per difendere i diritti della propria terra, l’Ogoniland, in Nigeria, devastata dalle perforazione petrolifere e saccheggiata delle sue risorse. Devastazione in cui la Shell ha più volte mostrato di essere complice.

La morte dell’uomo – avvenuta per opera della giunta militare nigeriana – ha rappresentato il culmine di una brutale campagna per ridurre al silenzio le proteste del Movimento (Mosop) per la sopravvivenza del popolo ogoni.

Barinem Kiobel è morto il 10 novembre 1995 insieme ad altri otto uomini in quello che è passato alla storia come il caso dei “nove Ogoni”. Le esecuzioni provocarono uno sconcerto mondiale. “Provo ancora paura nel mio cuore per la morte di mio marito, ma ho bisogno di giustizia, per lui, e per la mia gente”, racconta la moglie in una toccante intervista video.

Il 12 febbraio Esther, insieme a Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula hanno portato in giudizio Shell di fronte al tribunale olandese per il ruolo svolto nell’arresto illegale, nell’imprigionamento e nell’impiccagione dei loro rispettivi mariti, al termine della brutale repressione nei confronti delle proteste degli ogoni contro il devastante inquinamento causato da Shell nella loro regione.

Stiamo sostenendo le ricorrenti e il loro team di avvocati e abbiamo documentato in modo indipendente il ruolo di Shell nelle uccisioni, negli stupri e nelle torture di cui si rese responsabile il governo nigeriano durante la repressione delle proteste.

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Rubrica : {Arte}

Che tipo di “macchina” è l’umanità?

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Sergej

Ti raccomando, amico Callimaco, non dare in sposa tua figlia a un costruttore di macchine” (Platone)


Una delle invenzioni concettualmente più interessanti è stata quella di Duchamp riguardo le “macchine celibi”. Tutto parte da un’opera che lui intitolò o indicò come Il grande vetro (Grand Verre).

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Grand verre, di Duchamp

Scrive Sophie Marie Piccoli [1]:

Dal 1915 al 1923 [...] l’artista francese elaborò l’opera "La sposa messa a nudo dai suoi scapoli" (La mariée mise à nu par ses celibataires), anche denominata come "Il Grande Vetro", oggi esposta a Philadelphia. Si tratta, in generale, di due enormi lastre in vetro che racchiudono tra di esse lamine di metallo dipinto, polvere e fili di piombo. Il Vetro, materiale scelto per la sua rigidità la quale avrebbe influito sulla resa prospettica, contiene e sviluppa tutta l’attività passata e futura di Duchamp in quanto mostra, con i più eterogenei materiali, scene del tutto particolari e apparentemente poco connesse tra loro. Prospettive, danze meccaniche, volumi,marchingegni fossilizzati entro la trasparenza del vetro. Ma l’opera, in quanto geniale, può essere letta a più livelli: "La mariée mise à nu par ses célibataires" si può leggere come "La Marie est mise à nue per ses céli-batteurs" cioè "Maria è messa nella nuvola dei propri trebbiatori". Maria messa nella nuvola potrebbe essere interpretata come la Vergine, il che potrebbe farci presupporre che le due metà del Grande Vetro siano collegate alla tradizione dell’iconografia delle pale cristiane dunque nella metà superiore una nuvola composta da tre quadrati sta per accogliere la Madonna. Fondamentale è infatti l’aspetto geometrico (rette, ellissi, parallelepipedi, etc...) e in particolare il concetto di “Quarta Dimensione”,dice Duchamp nelle righe descrittive contenute nella Scatola Verde, elemento necessario alla comprensione dell’opera che consta di una scatola con le note dell’artista, disponibili al pubblico. L’ erotismo, l’ energia quadrimensionale per eccellenza, è uno dei grandi ingranaggi della macchina e genera desiderio. La sposa è ridotta a un organo, la figura, viene appiattita, privata di fisionomia al fine di confondere e creare ambiguità. Nella sua descrizione, Duchamp non denomina l’opera come quadro, bensì come "macchina agricola", "mondo in giallo" o anche "ritardo in vetro". Questi appellativi, sempre ermetici e complessi hanno fatto sì che sbocciassero le più disparate interpretazioni da parte della critica, sempre sconvolta dalle opere di Duchamp.

È bene sapere che l’opera presenta il vetro inferiore rotto: durante il trasporto verso la sua prima esposizione nel 1927 si crepò. L’artista però decise di non sostituirlo, ironicamente affermando che accrescesse la potenza dell’opera.

Da quest’iconica esperienza si definisce macchina celibe un marchingegno che consuma più energia di quanta ne produca, complicata e quasi delirante nella sua composizione. La nascita dell’opera quindi conia il neologismo di macchina celibe, un macchinario inutile che richiede un esagerato consumo di energie e che nella sua esistenza non produce più di quanto consumi, bensì il contrario. Forse non è altro che uno sperpero di genius scientifico, ma resta pur sempre un interessante aspetto della società, tanto che Deleuze e Guattari le abbiano analizzate nella loro opera "L’Anti-Edipo". In esso, i due studiosi, sostengono che questi marchingegni producano delle "quantità intensive" di energia, createsi dall’opposizione delle forze di repulsione e attrazione. Carrouges ha esteso infine la definizione di Duchamp a svariate macchine che si ricordano nella Storia: la macchina della Colonia Penale di Kafka, le macchine di Roussel, o ancora quelle descritte da Poe nei suoi celebri racconti”.

E Marco Belpoliti [2]:

Il termine “macchine celibi” è stato inventato da Marcel Duchamp, che ha denominato in questo modo la parte inferiore del suo Grand Verre: La mariée mise à nu par ses célibataires, même opere realizzata tra il 1915 e il 1923, oggi esposta al museo di Filadelfia. In seguito Michel Carrouges ha esteso il termine a tutta una serie di macchine fantastiche che si trovano principalmente nella letteratura: la macchina della Colonia penale di Kafka, le macchine fantasiose di Raymond Roussel, quelle che compaiono in Supermâle di Jarry e nei racconti di Edgar Allan Poe o nell’Eva futura di Villiers. Sono macchine inutili, incomprensibili, impossibili, e persino deliranti. Deleuze e Guattari nell’Anti-Edipo (1972) sostengono che le macchine celibi producono delle “quantità intensive”, che si creano attraverso due forze opposte: repulsione e attrazione. Meglio: dall’opposizione di queste due forze tra loro. Nel 1975 Harald Szeemann, mitico curatore svizzero, organizzò una mostra dedicata proprio alle “Macchine celibi”, prima a Zurigo e poi alla Biennale di Venezia. Gli oggetti artistici presentati da Szeemann evidenziavano l’aspetto di “apparati” che riguardano il corpo e le sue varie attività.

Noi siamo incappati - o meglio ci siamo ri/cordati (ricordati nuovamente) della faccenda e abbiamo acquistato il libro che all’epoca ci aveva incuriosito ma che non avevamo potuto acquistare, ma su cui avevamo comunque letto attraverso segnalazioni e recensioni varie - grazie al libro di Alberto Boatto “Della ghigliottina considerata una macchina celibe” (Libri Scheiwiller, 2008). Boatto è un importante critico d’arte, esperto in Duchamp e non solo; ha una scrittura densa e piena di idee e di intuizioni. L’assunto del libro è sbagliato. Non basta infatti dichiarare che sono “celibi” tutte le macchine, compresa la ghigliottina perché: “Diverse nell’apparenza e nondimeno tutte apparentate segretamente dalla sorprendente funzione che compiono: quella di tenere assieme gli estremi dell’erotismo e della morte” (p.10). La ghigliottina non è una “macchina celibe”, assolve a una funzione - su cui si può essere d’accordo o meno. Sul resto delle considerazioni riguardo la ghigliottina, da parte di Boatto siamo in gran parte d’accordo - per cui invitiamo a leggere il libro di Boatto, pur con la considerazione fondamentale che abbiamo fatto. Essay sulla ghigliottina, con considerazioni persuasive riguardo alla ghigliottina in sé; essay sulle macchine celibi, con considerazioni persuasive sul tema. Penso ad es_ quando scrive: “L’ostentata non funzionalità di ogni macchina celibe presenta un valore polemico, corrosivo nei confronti del presuntuoso eccesso di funzionalità che contrassegna l’odierna meccanizzazione globale” (p. 39). Quando prova a unire le due cose, il discorso non funziona più - tentativo di mischiare l’acqua con l’olio che non persuade.

Macchina celibe dunque rimane una macchina di cui non si riesce a comprendere la funzione. Il senso. Un apparato interrogativo.

Non un gioco, perché “persino” il gioco un senso ce l’ha - la manipolazione dell’oggetto, la funzione distrattiva ecc_. All’interno della società utilitaristica siamo abituati a chiederci, di ogni cosa, “a che serve?”; se una cosa non serve, esce dall’orizzonte di tale società. All’interno della società consumistica su ogni cosa proviamo a dare un prezzo di vendita e una possibilità di vendita: se un oggetto è vendibile, ha raggiunto il suo scopo e il suo senso. Internet prima era guardato con scetticismo: era una “macchina celibe” e lo è stata finché non si è cominciato a trovarne una utilità e un uso.

Possono essere nuove costruzioni, ma anche antiche costruzioni su cui si possono fare solo congetture - ma su cui non siamo esattamente certi dello scopo, dell’uso, del “senso”. Stonehenge, per alcuni interpreti anche la Piramide di Cheope (di cui dubitano la funzione tombale), o il “meccanismo di Antikythera” [3] ecc_.

(Implicitamente: a “che serve” l’arte? L’arte stessa è una “macchina celibe”?).

Ed è forse una macchina celibe l’intero universo, con questa proliferante e caotica umanità al suo interno il cui scopo ci è ignoto, e tuttavia perseveriamo a esistere nonostante non riusciamo a soddisfare la domanda principale, sussistiamo su noi stessi con tutte “le cose” che ci capitano, che ci facciamo gli uni con gli altri, e che si ritorcono su noi stessi: una umanità alla Buster Keaton e insieme alla Charlot - e proprio per questo queste due icone continuano a rimanere nell’immaginario e a “essere divertenti” riconoscendoci in loro: finché anch’esse perderanno di senso, e diverranno anch’esse macchine celibi?


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Rubrica : {Teatro}

"Fronte del porto", uno spettacolo di Alessandro Gassmann

Il mercoledì 20 febbraio 2019 di Redazione

«Credo che in questo momento, in questo Paese, non ci sia storia più urgente da raccontare di Fronte del porto. Una comunità di onesti lavoratori, sottopagati e vessati dalla malavita organizzata, trova attraverso il coraggio di un uomo la forza di rialzare la testa e fare un passo verso la legalità, la giustizia, la libertà». Così Alessandro Gassmann sottolinea la forte motivazione che lo ha spinto a mettere in scene lo spettacolo coprodotto dallo Stabile di Catania e dal Bellini di Napoli. L’allestimento approda al Teatro Verga dal 19 febbraio al 3 marzo, reduce dall’applaudita tournée nazionale affrontata sull’onda del felice debutto prima allo Storchi di Modena e poi nel teatro partenopeo.

Dopo lo straordinario successo di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Gassmann dirige di nuovo Daniele Russo nella riscrittura di un’altra celeberrima storia “cinematografica”, questa volta affidata all’adattamento teatrale firmato da Enrico Ianniello. Attore, scrittore, traduttore e regista, non nuovo a esperienze di trasposizione scenica (ricordiamo i suoi i fortunatissimi adattamenti di Chiòve e I Giocatori del catalano Pau Mirò), Ianniello ha immaginato la storia a partire dall’omonima opera dell’americano Budd Schulberg, a sua volta ispirato da un’inchiesta giornalistica dell’epoca, diventata la base della sceneggiatura del film di Elia Kazan, che vinse otto Premi Oscar nel 1954, protagonista Marlon Brando. Ianniello si è basato al contempo sull’adattamento teatrale realizzato, in seguito, dall’inglese Steven Berkoff.

Alessandro Gassmann, con la sua cifra inconfondibile, costruisce uno spettacolo che ci trascina nella Napoli di quasi 40 anni fa: i colori della moda sono sgargianti, la sonorità è quella dei film dell’epoca e un cast di 12 attori straordinari porta in scena una storia corale dalla forte carica emotiva e sociale, fatta di relazioni intense e rabbiose e di atmosfere cariche di suspense.

Sottolinea il regista: «Come già avvenuto per Qualcuno volò sul nido del cuculo, la scelta è caduta su un testo e una tematica che mi coinvolgono profondamente e portano verso una ricerca di libertà faticosa. Ho chiesto perciò ad Enrico Ianniello di spostare l’azione, originariamente ambientata negli Stati Uniti degli anni 50, in una Napoli degli anni 80, dove la camorra era organizzata e presente tra gli operai del porto industriale. Abbiamo ricostruito la vita del porto, le vite degli operai, i loro aguzzini, attaccandoci ai suoni, ai rumori, ai profumi ed alla lingua di questa città. Cerco sempre di ricostruire mondi credibili nei miei spettacoli, pensando ad ogni tipo di pubblico, nella convinzione che ora come non mai il teatro debba essere arte popolare, di difficile esecuzione ma di semplice fruizione. Continua la mia collaborazione con il Teatro Bellini, struttura teatrale giovane e coraggiosa, la più vivace realtà teatrale di Napoli in questo momento, e mi piace continuare il mio lavoro di regista con Daniele Russo, nel quale ho trovato un interprete ideale e credibile per raccontare i limiti ed i difetti umani di protagonisti imperfetti, ma proprio per questo emozionanti. E dopo La pazza della porta accanto prosegue il mio sodalizio con un teatro di grande tradizione come lo Stabile di Catania».

Insieme a Daniele Russo agiscono in scena Antimo Casertano, Orlando Cinque, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Edoardo Sorgente, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice. Il risultato è un grande spettacolo, «spero anche visivamente coinvolgente – continua Gassmann – e sono felice di continuare la mia collaborazione con Pivio ed Aldo de Scalzi, che hanno curato le musiche, e Mariano Tufano e Marco Palmieri che hanno disegnato rispettivamente i costumi e le luci. Come per La pazza della porta accanto, mia regia di due anni fa su Alda Merini, firmo anche le scene, che in Fronte del porto descrivono più di venti luoghi e che immagino, con i loro movimenti, parte integrante della narrazione drammaturgica».

Il porto di Napoli come il porto di New York? Come sostenere questa analogia teatralmente, si è chiesto Enrico Ianniello? «Riflettendo su questa domanda – spiega – mi sono imbattuto in un film del 1979, La camorra sfida, la città risponde. Le ambientazioni sono quelle proprie dei porti, il ritmo sostenuto, la musica molto presente, i colori vivaci. Tutto assai distante dal film di Kazan. Eppure nel primo adattamento di Berkoff, così come nei poliziotteschi napoletani di quegli anni, la presenza della musica è preponderante, gli stacchi tra le scene sono sempre sottolineati da un brano che porta avanti l’azione rompendo l’unità di tempo e di luogo, le dinamiche interpersonali sono riportate a un livello quasi bidimensionale, da tableaux-vivant. Ecco allora l’idea che mi ha mosso in questo nuovo adattamento: fondere queste esperienze e trasferire Fronte del porto nella Napoli dei primi anni 80».

Una scelta che si è rivelata drammaturgicamente efficace. «La trasposizione – prosegue Ianniello – ha permesso di giocare, dal punto di vista formale, con le musiche di quei film, con i colori sgargianti della moda casual di quegli anni, con i riferimenti culturali di quell’epoca (giusto per citarne uno: l’oro alle Olimpiadi di Mosca di Patrizio Oliva, sicuramente un modello per il nostro protagonista), e con una lingua napoletana che in quei film si va italianizzando per darsi una veste di dignitosa comprensibilità nazionale senza perdere il proprio carattere e il proprio bagaglio espressivo. Era quella, inoltre, un’epoca in cui la città stava cambiando pelle nella sua organizzazione criminale; gli anni del terremoto, gli anni di Cutolo. Anni in cui il porto era sempre di più al centro di interessi diversi, legali e illegali. E, purtroppo, non è stato necessario inventarsi nulla per restituire credibilmente le storie di caporalato, soprusi e gestione violenta del mercato del lavoro in quello specchio della città che è il nostro Fronte del porto».Info: teatrostabilecatania.it

Fronte del porto - Ph Mario Spada

Fronte del porto

di Budd Schulberg con Stan Silverman
 traduzione e adattamento Enrico Ianniello

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

con Daniele Russo

e Antimo Casertano, Orlando Cinque, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais,

Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Edoardo Sorgente, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice

scene Alessandro Gassmann
 costumi Mariano Tufano
 luci Marco Palmieri
 videografie Marco Schiavoni
 musiche Pivio e Aldo De Scalzi
 sound designer Alessio Foglia

coproduzione Teatro Stabile di Catania - Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Teatro Verga, dal 19 febbraio al 3 marzo 2019

Calendario rappresentazioni

Martedì 19 febbraio ore 20.45 T. Prime

Mercoledì 20 febbraio ore 17.15 T. AZ/Pom.2

Giovedì 21 febbraio ore 17.15 Teatro per tutti

Venerdì 22 febbraio ore 18.00 T. AZ/Ven. Fam.

Sabato 23 febbraio ore 20.45 T. AZ/Sab.Ser.

Domenica 24 febbraio ore 17.30 T. D/1

Lunedì 25 febbraio ore 10:00 Scuole

Martedì 26 febbraio ore 17.15 T. AZ/Pom.1

Mercoledì 27 febbraio ore 10.00 Scuole

Giovedì 28 febbraio riposo

Venerdì 1 marzo ore 20.45 T. AZ/A

Sabato 2 marzo ore 17.15 T. AZ/Diurna

Domenica 3 marzo ore 17.30 T. D/2

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Rubrica : {L’Uomo Malpensante}

Damiano Palano "Il Segreto del Potere" (Rubbettino)

Il lunedì 18 febbraio 2019 di Emanuele G.

E’ un saggio di non facile lettura. Anzi necessita il possesso di una vasta conoscenza delle scienze politiche e sociali degli ultimi due secoli nonché una capacità di sintesi non comune in riferimento alla tematica oggetto del pregevole saggio.

"Il Segreto del Potere" è un lucido quanto spietato viaggio all’interno del potere. Un viaggio per nulla "romantico", ma realista fino alle estreme conseguenze. Una rappresentazione del potere e del realismo particolarmente cruda. Anche perché potere significa conflitto, dicotomia violenta. Tutto nasce dall’osservazione che il potere si nutre di implacabili "regolarità" ossia di norme costanti nel tempo e non modificabili in quanto per certi versi si rifà ai caratteri immutabili della "natura umana". Su questo dualismo si basa la sintesi più vera del "segreto del potere".

Tuttavia, abbiamo un paradosso che l’autore definisce "strutturale". Su due lati. Da un lato, il realismo del potere intende far discendere il proprio processo cognitivo delle "regolarità" della politica da una conoscenza cruda e realistica della "natura umana". "Natura umana" intesa come paradigma non variabile della storia del genere umano. Dall’altro , il livello cosidetto "politico" è molto pervasivo poiché si basa su una concezione polemica delle sue dinamiche. Il che comporta che tale "vis polemica" influenzi anche il modo con cui si concepisce la "natura umana".

In sintesi il rapporto polemico e conflittuale - vedasi tensione - fra natura e cultura pone in essere un rischio molto grave. Ossia di nascondere, celare la vera natura del "politico". Bisogna avere consapevolezza di tale paradosso che tiene "prigioniero" il realismo al fine di tornare a disquisire in maniera faconda ed utile sull’ontologia del "politico" e sugli artifizi più reconditi afferenti ai "segreti del potere".

Un saggio davvero intrigante che ci permette di entrare dentro ai segreti del potere, uno dei topic più affascinanti e luciferi dell’esperienza umana.

- Qualche parola sull’autore:

Damiano Palano è Professore ordinario di Filosofia politica. Insegna presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal novembre 2017 è Direttore del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Fa parte del comitato direttivo della «Rivista di Politica» e di "Filosofia politica", del comitato di consulenza di «Notizie di Politeia. Rivista di etica e scelte pubbliche», del comitato scientifico della rivista «Governare la paura. Journal of Interdisciplinary Studies» (ISSN 1974-4935), del comitato di redazione di «Vita e Pensiero», del comitato direttivo del Centro di Ricerca "Arti e mestieri" dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Fa parte del Collegio dei docenti della Scuola di dottorato in “Istituzioni e Politiche” della Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Fa parte del collegio scientifico del Master in "Economia e Politiche Internazionali" (MEPIN) di Aseri (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali - Università Cattolica del Sacro Cuore) e Università della Svizzera Italiana. Fa parte del Comitato di gestione dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri) - Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Collabora alle pagine culturali del quotidiano «Avvenire». Tra i suoi lavori: Il potere della moltitudine. L’invenzione dell’inconscio collettivo nella teoria politica e nelle scienze sociali italiane fra Otto e Novecento (Vita e Pensiero, Milano 2002); Geometrie del potere. Materiali per la storia della scienza politica in Italia (Vita e Pensiero, Milano 2005); Volti della paura. Figure del disordine all’alba dell’era biopolitica (Mimesis, Milano 2010); Fino alla fine del mondo. Saggi sul ‘politico’ nella rivoluzione spaziale contemporanea (Liguori, Napoli 2010); La democrazia e il nemico. Saggi per una teoria realistica (Mimesis, Milano 2012); Partito (Il Mulino, Bologna, 2013); La democrazia senza partiti (Vita e Pensiero, Milano 2015); La democrazia senza qualità. Le «promesse non mantenute» della teoria democratica (Mimesis, Milano, 2015); Populismo (Editrice Bibliografica, Milano 2017). (fonte: sito Università Cattolica)

- Che cos’è l’ontologia:

ontologia Termine filosofico usato per la prima volta al principio del 17° sec. da J. Lorhard (1606) e R. Goclenio (1613) e divulgato soprattutto da C. Wolff (1730) per designare la scienza dei caratteri universali dell’ente; è corrispondente quindi a quella ‘prima filosofia’ del più maturo Aristotele, chiamata poi metafisica, che si proponeva lo studio dell’ente in quanto ente. Il termine o. restò in tal modo consacrato alla parte suprema di ogni dottrina oggettivistica del reale, ed ebbe grande importanza nei sistemi (come quelli, per es., di A. Rosmini e di V. Gioberti) che consideravano la conoscenza del puro ‘essere’ o ‘ente’ come primo e necessario fondamento di ogni altro sapere. Fu ripreso da E. Husserl per indicare la scienza che studia le strutture essenziali proprie delle varie scienze, e da M. Heidegger per designare la scienza del fondamento dell’essere.

Una posizione autonoma occupa l’o. di N. Hartmann. Influenzato dalla fenomenologia di Husserl, Hartmann privilegia tuttavia in modo specifico il problema dell’essere, intendendo l’essere come qualcosa d’originario, antecedente a tutte le distinzioni e opposizioni filosofiche (come, per es., quelle tra soggetto e oggetto, tra realismo e idealismo). Nell’essere va rilevata poi una fondamentale divisione, quella tra essere reale, che passa all’esistenza, ed essere ideale, dotato invece di una sua propria aprioristica validità (l’essere dei valori, cioè, e dei principi logici).

Possono rientrare sotto l’etichetta di o., sia pure in un senso molto particolare, le ricerche svolte in campo di filosofia della logica soprattutto da W.V.O. Quine, sul problema della natura delle entità di cui si parla in una teoria. Quine ritiene che ‘essere’ vada interpretato come essere valore d’una variabile; che cioè, in altri termini, siamo tenuti ad ammettere l’esistenza di tutte quelle entità i cui nomi possono figurare come valori delle variabili impiegate in una data teoria.

In teologia, la prova ontologica (o argomento o.) è il più celebre degli argomenti per dimostrare ‘a priori’ l’esistenza di Dio. La sua prima formulazione si trova in s. Anselmo d’Aosta: anche chi nega l’esistenza di Dio, ammette che Dio sia l’ente del quale non sia dato pensare ente maggiore; ma di conseguenza si deve ammettere anche la sua esistenza, perché altrimenti si potrebbe pensare un ente che, oltre agli attributi riconosciuti propri di Dio, possedesse anche quello dell’esistenza; e allora esso sarebbe maggiore di lui. All’obiezione del monaco benedettino Gaunilone, secondo cui, in base a tale argomento, posto il concetto di un’isola di cui non si fosse potuta pensare una più perfetta, si sarebbe potuto e dovuto inferire la sua esistenza in mezzo al mare, Anselmo replicò che non si trattava di un essere contingente come quello dell’isola, ma dell’essere necessario di Dio. In questa forma l’argomento ontologico passò in Cartesio, in B. Spinoza e in G.W. Leibniz. I. Kant lo combatté riprendendo in sostanza il motivo di Gaunilone. Neppure gli scolastici moderni lo accolgono, giudicando, con s. Tommaso, che l’argomento non abbia valore probativo, perché si fonda su un illegittimo passaggio dall’ordine ideale all’ordine reale. (fonte: Enciclopedia Treccani)

- Sito della casa editrice:

Rubbettino

- Photo credits:

La foto di copertina è fornita dalla casa editrice

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Rubrica : {Flash}

INPS al collasso: esplode la rabbia nella sede di Roma Monteverde

Il lunedì 18 febbraio 2019 di Redazione Lavoro

LETTERA APERTA AI CITTADINI UTENTI INPS DI ROMA MONTEVERDE

Cari cittadini,

siamo qui a spiegarvi la protesta che ci porta a chiudere oggi l’attività di sportello alle ore 12. Ci scusiamo per il disagio che potremo arrecare, ma la situazione è davvero intollerabile. Siamo rimasti ormai in 48 impiegati amministrativi a gestire 310.410 cittadini e spesso abbiamo problemi con il sistema informatico, ormai gestito quasi totalmente da società esterne all’INPS attraverso un sistema di appalti e subappalti che ha reso ingovernabile l’attività.

Negli anni all’INPS sono stati affidati sempre maggiori compiti, come i recenti provvedimenti riguardanti le pensioni con quota 100 e il reddito di cittadinanza, così come sono aumentati i carichi di lavoro legati alla crescente crisi economica, come gli strumenti di sostegno al reddito quali la Naspi, il bonus bebè ecc., mentre è costantemente diminuito il numero dei lavoratori della sede, a seguito dei pensionamenti e del parallelo blocco delle assunzioni.

Da alcuni anni la sede non ha più un dirigente ma è stata trasformata in Agenzia, con a capo un funzionario e, insieme ad Ostia, fa riferimento alla Filiale di coordinamento di Roma Eur, l’unica sede delle tre dove c’è un dirigente, mentre la maggior parte dei dirigenti dell’area romana se ne stanno rintanati nella Direzione di coordinamento metropolitano in Viale Regina Margherita. Come si fa ad avere un solo dirigente in un territorio così vasto?

Ci chiedono obiettivi di produttività esagerati e se non li raggiungiamo ci tagliano una parte dello stipendio, come accaduto nel 2018. Ci addebitano responsabilità di molto superiori a quelle che dovremmo avere e se capita che qualcuno di noi commette qualche errore amministrativo può essere addirittura licenziato, come accaduto di recente ad un nostro collega, mentre a chi era chiamato a controllare il suo lavoro non hanno torto nemmeno un capello.

Siamo esasperati e chiediamo il vostro sostegno e la vostra comprensione per ottenere migliori condizioni di lavoro e potervi offrire un servizio degno della funzione che l’INPS dovrebbe avere nel Paese.

Roma, 13 febbraio 2019
 USB Pubblico Impiego INPS

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Rubrica : {Flash}

Addio alla voce del "supertelegattone"

Il domenica 17 febbraio 2019 di Redazione

È morto all’ospedale di Magenta (Mi) nella mattina del 17 febbraio 2019 Franco Rosi, 75 anni, attore e soprattutto grande imitatore, allievo di Alighiero Noschese. Lo dice all’Ansa la figlia Selina. E’ stato tra l’altro la voce del gatto più famoso della tv italiana, Oscar il "supertelegattone", e della palla psichedelica nel popolare programma degli anni ’80 e ’90 "Superclassifica Show". Celebri le sue imitazioni di Luciano Salce, Enrico Montesano, Corrado, Mike Buongiorno, Franco Franchi, Gianni Morandi e tantissimi altri. Aveva cominciato la sua carriera con Cino Tortorella (Mago Zurlì) che scelse per lui il nome d’arte di Franco Rosi (si chiamava Emilio Eros De Rosa ed era nato a Roma il 28 gennaio 1944). Attore, cantante, eclettico trasformista lascia i figli Selina, Ambra, Aton e Jil e la moglie Carmen.

Fonte: RaiNews.


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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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NOTE :

[1] Cfr.: http://university.it/marcel-duchamp-e-la-macchina-celibe

[2] Cfr.: https://www.repubblica.it/rubriche/minima/2017/06/12/news/il_giocattolo_inutile_come_una_macchina_celibe-167597302/

[3] Cfr.: https://it.wikipedia.org/wiki/Macchina_di_Anticitera


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