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Rubrica : {Eventi in giro}

63° Taormina Filmfest (6 - 9 luglio 2017)

Il lunedì 26 giugno 2017 di Redazione

Taormina FilmFest spegne 63 candeline con una veste rinnovata, una maratona di cinema nazionale ed internazionale che punterà alla qualità e all’impegno sociale e culturale, con quattro importanti Master Class, sei film in anteprima nazionale, proiezioni di documentari patrimonio della cultura siciliana e presenze di grande spessore artistico. Tre le locations principali, Palazzo dei Congressi, Cinema Olimpia e Villa Comunale che diverranno ben dieci per la Notte del Cinema. Leitmotiv del festival 2017 contaminazioni tra le arti: cinema, musica, teatro, opera lirica, letteratura si incontrano, si intrecciano. Alla conferenza stampa sono presenti Anthony Barbagallo, Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, Eligio Giardina, Sindaco di Taormina, Renato Accorinti, Sindaco di Messina e della Città Metropolitana di Messina, Pietro Di Miceli Commissario della Fondazione Taormina Arte Sicilia, Alessandro Rais direttore dell’Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo della Regione Siciliana / Sicilia Film Commission, insieme al gruppo di lavoro composto da Ninni Panzera (coordinatore), Sino Caracappa e Paolo Signorelli, questi ultimi in rappresentanza dell’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici).

Le Masterclass, fiore all’occhiello del festival, si svolgeranno al Palazzo dei Congressi (Sala A), precedute dalla proiezione di un film e dove protagonisti assoluti saranno i giovani. S’inaugura la sezione il 7 luglio Master Class dedicata a Fabio Grassadonia e Antonio Piazza registi di Sicilian Ghost Story, che ha inaugurato con grande successo la Semaine de la Critique del Festival di Cannes. La Master Class sarà preceduta dalla proiezione del film La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter, 1955) diretto da Charles Laughton, un film drammatico, un "classico" che ha per sempre cambiato il volto della settima arte e che ha ispirato e influenzato i due grandi registi siciliani. Il 9 luglio è la volta di Isabella Ragonese, vincitrice del Globo d’Oro come migliore attrice protagonista del film "Il padre d’Italia". La Masterclass sarà preceduta dalla proiezione di Il primo incarico di Giorgia Cecere, film intenso che racconta la storia di una maestra al suo primo incarico, Nena, che deve lasciare famiglia e fidanzato e trasferirsi in un paesino della Puglia. L’omaggio a Isabella Ragonese continuerà per tutte le giornate del festival alle ore 16.00, con altre quattro proiezioni di film indicati direttamente dall’attrice: Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Sole cuore amore di Daniele Vicari e Dieci inverni di Valerio Mieli e Il padre d’Italia di Fabio Mollo.

Sette i film stranieri in anteprima nazionale tutti provenienti da Cannes. Rodin di Jacque Doillon, Hikari (Radiance) di Naomi Kawase, Becoming Gary Grant di Mark Kidel, Oh Lucy di Atsuko Hirayanagi, Patti Cakes di Jeremy Jasper, La Cordillera di Santiago Mitre e Le Phantomes d’Ismael di Arnaud Desplechin.

La cinematografia italiana sarà protagonista al Palazzo dei Congressi con alcune prime assolute: Totò e Vicè di Umberto De Paola e Marco Battaglia, un affettuoso omaggio a Franco Scaldati, Mario Soffia sulla cenere di Alberto Castiglione.

Completeranno il palinsesto Handy di Vincenzo Cosentino Alamar di Pedro Gonzales Rubio e Sette giorni di Rolando Colla.

Un nutrito gruppo di documentari La luce di Pino Pinelli di Mimmo Calopresti e Macbeth di Daniele Campea in prima nazionale, nonché Prova contraria di Chiara Agnello, Saro di Enrico Artale, Mexico un cinema alla riscossa di Michele Rho, La prova di Ninni Bruschetta, La mia Battaglia di Franco Maresco e Nessuno ci può giudicare di Steve Della Casa,

Il Taormina FilmFest 2017 organizzerà sabato 8 luglio insieme al Comune di Taormina La Notte del Cinema con proiezioni di film, documentari, concerti e presentazioni di libri in angoli suggestivi di Taormina e con due film Arancia meccanica di Stanley Kubrick e Lezione 21 di Alessandro Baricco che indagheranno a fondo la IX Sinfonia di Beethoven, eseguita nella stessa sera al Teatro Antico dall’Orchestra e Coro del Massimo di Palermo, diretta da uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, Zubin Mehta, Ed ancora due spettacoli dal vivo che incontreranno certamente il consenso del pubblico e dei tanti turisti presenti con note musiche da film nel cuore di Taormina. Alla fisarmonica a Piazza IX Aprile, Pietro Adragna che esegue musiche di Luis Bacalov tratte da Il Postino e al pianoforte a Casa Cuseni, Giovanni Renzo accompagna le immagini de Il Gabinetto del dottor Caligari. Una Notte all’insegna del cinema d’autore che spazierà dal genere horror, al sentimentale, dai corti ai documentari in un susseguirsi di eventi sino a tarda notte.

Sono inoltre previste presentazioni di libri a tema cinematografico Il set delle meraviglie.di Luciano Mirone, Marco Tullio Giordana di Marco Oliveri e Anna Paparcone, Da Cassino a Hollywood. di Ugo Di Tullio e Faccio cose, vedo gente di Giovanni Bogani. L’iniziativa è coordinata da Milena Romeo.

Come ormai tradizione la preapertura della manifestazione si svolgerà il 5 luglio a Messina al Monte di Pietà in collaborazione con la Città Metropolitana di Messina

L’edizione numero sessantatré del festival di Taormina è organizzata direttamente da Taormina Arte e gode del cofinanziamento della Regione Siciliana, Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, attraverso l’Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo / Sicilia Film Commission, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale Cinema e del supporto dell’Anec, del Comitato di Coordinamento dei Festival Siciliani, delle Università di Messina e Catania, del Cral della Città Metropolitana di Messina della Fondazione Albatros e dell’IISS Salvatore Pugliatti di Taormina.

Partner privati del festival sono: Jaguar, Coca Cola e Sibeg e Gerardo Sacco e la Fondazione Albatros, IISS Salvatore Pugliatti di Taormina. Partener tecnici sono: Exposistem, Mollura arredamento Partner del settore Food: NonsoloCibus, Pasticceria Lillo Freni, Cannata la Boutique del pane, Caffè El Negrito, Vaja Beer and Food, Steccogelato, Siculo Divino.


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Rubrica : {Lavoro}

I documenti segreti svelati da Greenpeace sugli accordi tra Giappone e Europa

Il lunedì 26 giugno 2017 di Redazione

Greenpeace Olanda ha pubblicato nelle ultime ore circa 200 pagine delle negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come JEFTA. Secondo l’associazione, i documenti – disponibili su trade-leaks.org – evidenziano il fallimento della Commissione europea e dei governi nazionali sul rispetto degli impegni presi per una maggiore trasparenza in trattative come questa. Greenpeace rileva anche un approccio debole in relazione alla tutela ambientale, nonostante nel recente passato l’Unione europea abbia fatto rassicurazioni sul rispetto dei più alti standard ambientali nell’ambito degli accordi commerciali.

«I documenti pubblicati mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia. «La politica commerciale europea deve invece diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso. Questi accordi sono un disastro e nessuno di essi sarà accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. Per questo chiediamo al governo italiano di non ratificare il CETA, accordo commerciale con il Canada attualmente in discussione in Commissione Affari Esteri del Senato, dove a Greenpeace non è stata nemmeno concessa la possibilità di essere audita».

I documenti sul JEFTA resi noti da Greenpeace Olanda sono in prevalenza datati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, appena precedenti al diciottesimo round di negoziati. I negoziatori sperano di concludere il nuovo accordo nelle prossime settimane. Qualora venisse siglato, l’accordo commerciale con il Giappone potrebbe essere il più grande mai sottoscritto dall’Ue e coprire un volume commerciale pari a circa il doppio del CETA.

Le disposizioni al momento presenti nell’accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia CETA che JEFTA mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro.

Secondo Greenpeace, per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo l’organizzazione ambientalista ha definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario.

Per ribadire il forte no al CETA, in occasione del voto in Commissione Affari esteri del Senato, martedì 27 giugno Greenpeace scenderà in piazza a Roma insieme ad altre associazioni ambientaliste, agricole e sindacali, a partire dalle 10 al Pantheon.


Leggi i JEFTA leak su trade-leaks.org

Leggi i 10 principi sugli accordi per gli accordi sul commercio


Girodivite pubblica questo articolo in collaborazione con Pressenza


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Rubrica : {Città invisibili}

Il gay Pride di Catania 2017

Il domenica 25 giugno 2017 di Sergej

Esistono le identità variabili, le comunità a geometria variabile, la pluralità dei generi e delle idee. Per chi ama le differenze e non ritiene che esista un unico genere, un’unica etnia, un’unico modo "giusto" di stare al mondo, benvenuti al Gay Pride di Catania. Qui esplode la bellezza (le bellezze) della diversità (delle diversità), dei modi di essere e dei modi di pensare.

Al Gay Pride si viene per vedere e farsi vedere. E’ qui che la città invisibile si ritrova, e ha la fierezza di sentirsi comunità. Vengono le nonne e i bambini, vengono i militanti dei gruppi che vogliono riaffermare l’orgoglio di essere "dalla parte giusta", vengono i curiosi, viene chi vuole attraccare e chi vuole essere attraccato, vengono le coppie e si ritrovano gli amici che non si riesce a vedere nel corso dell’anno - perché poi ognuno ha tempi e vive in posti diversi e si sa che non è sempre facile avere un momento per sé. Ecco, semplicemente, il Gay Pride è mille cose diverse, ognuno gli dà il significato che preferisce.

Qui è l’orgoglio libertario e liberatorio delle persone che colorano la città di mille colori.


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Il Gay Pride quest’anno si è svolto a Catania il 24 giugno 2017. Dopo il corteo, comizio e assemblamento colorato a piazza Teatro Massimo Bellini (come ormai da tradizione).


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Rubrica : {Flash}

Stefano Rodotà RIP

Il sabato 24 giugno 2017 di Sergej

Stefano Rodotà, morto il 23 giugno 2017, era un calabrese limpido e con la schiena dritta. Si è occupato di diritto, di questioni fondamentali come i diritti collettivi e degli individui. Uno che volava alto. Tanto alto che la politica italiana non l’ha voluto, e tra un presidente qualsiasi e lui ha preferito rieleggere Giorgio Napolitano: era il 2013, e il Movimento 5 Stelle puntò sul suo nome, aggregando la sinistra (allora sotto la sigla di SEL) e il partito centrista (PD). Le cose andarono diversamente.

Noi abbiamo seguito Rodotà in tutte le sue battaglie civili. Rodotà aveva il dono della parola limpida e chiara. Lo abbiamo seguito, e siamo stati dalla sua parte, anche nella sua attenzione - lui che proveniva da un’altra Era - per il mondo digitale, la "rivoluzione informatica" su cui lui poneva la necessità di una Carta di principi, democratica e sovranazionale - contro il pericolo di imbarbarimento, le appropriazioni delle multinazionali, e le repressioni di Governi e fascismi di vario colore.

Quando muore uno "famoso", proliferano i necrologi e i coccodrilli. La gente legge incuriosita i coccodrilli che rivelano particolari magari piccanti della vita del divo di turno, poi tutto è dimenticato, è il "consumo dei morti" con cui la nostra società votata all’eterno presente cancella dal proprio orizzonte la morte. Ci sono poi figure veramente importanti come quella di Berlinguer, Ingrao, Rodotà che non possono essere esaurite nella facilità del dimenticatoio ma che esigono non solo rispetto, ma soprattutto che la loro esemplarità - di persone prima che di intellettuali e di politici - possa continuare ad "agire" in tutti noi, nella nostra azione quotidiana e nei nostri studi. Rodotà è stata una di queste figure, lunari e aliene rispetto al secolo che subiamo, ma importanti, essenziali per tutti noi.


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Rubrica : {Movimento}

Appello per una manifestazione a Niscemi, sabato 1° luglio

Il venerdì 23 giugno 2017 di Redazione

Con le forzature legali e la forte repressione, si sta cercando di normalizzare l’anomalia siciliana, cioè provare a porre nel nulla una lunga e profonda mobilitazione, ricca d’iniziative, esperienze ed azioni contro l’istallazione e l’entrata in funzione del MUOS, per lo smantellamento dello stesso e delle 46 antenne della base NRTF.

La nostra è stata ed è una battaglia contro la militarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo, contro gli effetti collaterali della presenza a Niscemi di una delle quattro stazioni di terra del sistema di comunicazione militare USA, inquinamento e impatto elettromagnetico sugli abitanti e sull’ambiente. Resistenza popolare che qualcuno vorrebbe cancellare e criminalizzare ma, che, invece, è ancora aperta e deve perseguire fino in fondo i suoi obiettivi.

Prendiamo atto che anche la Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito si è arruolata "pregiudizialmente" per il MUOS, rifiutando l’argomentata documentazione giuridica e scientifica dei nostri legali e consulenti e le misurazioni fatte dagli stessi militari statunitensi e, gentilmente, fornite all’ARPAS (sostanzialmente il controllato che fornisce i dati al controllore). Con l’attivazione del MUOS la potenza dell’apparato di comunicazioni statunitensi è arrivata alla sua massima efficacia. Tramite questo apparato le forze militari USA gestiscono ogni azione, ogni attacco, ogni guerra, compreso l’uso dei droni a scopi militari nelle missioni di guerra.

L’attacco missilistico alla Siria ci mostra come i venti di guerra spirino sempre più forti, sia in Medioriente sia in Nordafrica, e come l’Italia, e la Sicilia in primo luogo, siano pedine essenziali in questo gioco pericoloso che rischia di infiammare l’intero pianeta. Ed anche il rafforzamento militare della frontiera orientale dell’Europa o l’accanimento contro i migranti, con Frontex a difesa della "fortezza Europa" sono elementi di una escalation che ci sta facendo sprofondare verso la barbarie, mette le politiche militari in primo piano e sottrai sempre più risorse ai cittadini, ai lavoratori, alla società per mantenere apparati costosi, utili solo a garantire all’imperialismo il perpetuarsi di equilibri di terrore e morte.

Mentre l’apparato repressivo e la stampa nazionale, a comando di una politica subalterna e corrotta, tentano di imbavagliare il Movimento No MUOS, un importante riconoscimento ci viene dall’estero dove ci è stato assegnato il premio Aachen per la pace. Uno dei più importanti ed ambiti premi internazionali, assegnato annualmente nella città tedesca di Aquisgrana, a chi si è distinto per particolari meriti nella ricerca e nella costruzione della pace.

Questo premio valorizza i nostri obiettivi, riconoscendo in motivazione che l’assegnazione è stata determinata dalla serietà del nostro impegno per la pace, contro la militarizzazione del territorio, contro l’utilizzo della Sicilia come frontiera fortificata anche nei confronti dei migranti, per la tutela della salute e dell’ambiente. Proprio partendo da questo importante riconocimento vogliamo rilanciare la mobilitazione contro il MUOS e contro la guerra, a partire da una grande manifestazione da svolgere a Niscemi, sabato 1° luglio, inizio di un’estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta, per ridare voce a chi rifiuta ogni conflitto armato tra gli stati, a chi si oppone alla prepotenza delle armi, a chi aspira alla liberazione delle proprie terre e del mondo intero dalla follia militarista, a chi vuole contrapporre un’economia della pace a quella fondata sul commercio delle armi e sulla distruzione, a chi continua a battersi per un mondo senza guerre e razzismo.

SABATO 1° LUGLIO

- alle ore 16,30 Largo Marinnuzza partenza corteo (interverranno gruppo artistici)

- alle 20,00 Concerto ed interventi in Piazza Vittorio Emanuele

Movimento No MUOS
- www.nomuos.info

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Rubrica : {Comunicazione}

16° Incontro Nazionale di Emergency

Il venerdì 23 giugno 2017 di Piero Buscemi

Molte volte vorresti che queste occasioni fossero i resoconti positivi di un cambiamento di tendenza verso il modo, quasi rassegnato, di vedere il mondo e le sue tragedie. Tragedie che non sono frutto di un passivo pessimismo davanti alle forze della Natura ed alle sue manifestazioni di potenza e devastazione. Ed anche in questo caso, rimarrebbe sempre qualche dubbio sulla reale crudeltà della Natura stessa, decantata dai poeti.

Rimangono, invece, momenti di grande comunità d’intenti, dai quali provare ancora una volta a far ripartire una speranza. E’ la banalità la traccia indelebile che macchia questi appuntamenti annuali con Emergency per le città d’Italia. Una banalità che va a braccetto con la semplicità d’analisi di quello che ci sta accadendo intorno, che accade nonostante ci sforziamo di girarci dall’altra parte, che accade con crudeltà inaudita e sotto i soliti vessilli che impunemente impastano le bocche dei potenti con parole quali pace, democrazia, solidarietà. Che accade come se una volontà generale, anzi globalizzata, abbia deciso di percorrere la strada senza ritorno, frase fatta che sta rubando ogni giorno lo spazio evasivo di un verso di una canzone, della quale non ricordiamo neanche più il titolo.

Siamo davanti ad un mondo che, con accelerazione incalcolabile, schizza verso una tecnologia che va di pari passo a quelle evoluzioni che ci hanno rinchiuso dentro uno schermo di pc a sentenziare un mondo che non ci obbliga ad esporci oltre il dovuto di una citazione famosa, con la quale identificarsi in un contraddittorio anonimato sociale. Un’evoluzione della specie che non ha saputo pronunciare la parola "fine" alla guerra, mentre continua a coniare nuovi attributi da abbinare a delle assurde giustificazioni a tutto questo.

Gino Strada, davanti ad un pubblico numerosissimo all’interno del cortile del Palazzo della Cultura ieri sera a Catania, si è voluto soffermare su queste argomentazioni, trattate migliaia di volte in altre occasioni, ma con il bisogno sempre costante di essere ribadite e supportate da una ferma convinzione di essere dalla parte giusta del mondo. La parte che ci identifica ancora oggi, utopisti, come se esserlo voglia dire in ogni caso essere affetti da una strana patologia inguaribile.

Vogliamo rimanere malati cronici di questo sogno, non siamo certo noi ad aver bisogno di cure psicologiche. Ben altri "cretini", come diplomaticamente li ha definiti lo stesso Strada, avrebbero bisogno di rivedere le proprie vite e le proprie scelte, spesso in maniera devastante, discutibili e che, purtroppo, ricadono su tutta la società mondiale.

Ci si ritrova, invece, a confrontarci con poco meno di una decina di potenti della terra che continuano ad allestire vetrine mediatiche dalle quali annunciare nuovi interventi armati e nuovi nemici da combattere. Mentre il Mediterraneo è sempre più il cimitero di questi tempi "evoluti" e il 35% delle vittime di guerra continuano ad essere bambini, o cuccioli, come più poeticamente li ha definiti Gino Strada. Cuccioli che stiamo assassinando ogni giorno, senza un vero perché, sottovalutando che distruggere il proprio futuro che essi rappresentano, vuol dire anche avviarsi verso un’inevitabile estinzione della razza umana.

Ieri sera è stata anche l’occasione per ascoltare la preziosa testimonianza del Prefetto di Ragusa, Maria Carmela Librizzi, impegnata da gennaio 2016, ogni giorno a far fronte alle emergenze che gli sbarchi a Pozzallo comportano da oltre venti anni. Una donna che ha saputo andare oltre i propri dogmatici doveri istituzionali, affidando la propria umanità e sensibilità alle migliaia di persone che, a lei, hanno affidato la loro vita, forse senza saperlo.

Preziosa, anche, la testimonianza di Jo Jo, un attivista Emergency che opera ad Augusta. Un eritreo che ci ha parlato con la fermezza che può vantare solo chi opera in prima linea, davanti a queste che, sono e rimangono, le vere tragedie dei nostri tempi. Con un italiano forbito e semplicità, ci ha raccontato la sua storia di fuggitivo dalla guerra del suo paese, che qualcun altro gli ha imposto, e del suo arrivo in Italia otto anni fa. Tra paure, violenze, morti, ha saputo trovare un vero motivo di vita, per mettersi a disposizione degli altri. Perché, come lui stesso ha voluto sottolineare, conoscere la storia di un altro essere umano, vuol dire farne parte e capire. Capire ciò che, forse, non si ha voglia neanche più di ascoltare.

E’ quanto ha sottolineato anche Flavio Insinna, l’ultimo ospite intervenuto. Protagonista in prima persona di un’inchiesta documentaristica girata a Polistena, in Calabria, ha evidenziato la condizione di schiavitù che molti lavoratori stranieri devono subire, ricattatati da un lavoro massacrante e sottopagato a garanzia di quel foglio di carta che garantisca la loro permanenza legale nel nostro territorio.

Un particolare ci ha colpito più degli altri, durante il dibattito. Quello che ha messo in luce le reazioni di molti italiani di fronte al fenomeno immigratorio, ossia la paura di una rivalità in campo lavorativo e di diritti sociali riconosciuti dal nostro governo che vedono nel nuovo ospite una sorta di concorrenza, senza alcuna forma di privilegio nei confronti del cittadino italiano.

Una considerazione spesso affrettata e priva di fondamento, a nostro giudizio. Quello che non si considera, forse anche per colpa di una forma mal nascosta di razzismo, è il fatto che la paventata ipotesi che potrebbe vedere il popolo italiano coinvolto in una nuova immigrazione di massa oltre confine, a causa di una situazione sociale di invivibilità nel nostro paese dovuta ad un’incertezza lavorativa ed l’assenza di diritti essenziali, quali la sanità o lo studio, è già una realtà. Nelle nostre città del sud, ma indagini statistiche sulla questione parlano anche di un fenomeno in sviluppo anche al nord, le nuove generazioni stanno ripercorrendo i passi dei nonni, emigranti per il nord Europa in cerca di un diritto alla vita. Lo stesso rivendicato dall’attivista eritreo, scappato da una dittatura imposta dai potenti del mondo, e non più garantito dai nostri governanti che ci stanno trascinando, ogni giorno di più, in un’unitile guerra tra poveri. Sottovalutare questo diritto e non capire, o non voler capire, che debba essere sancito in qualsiasi angolo del mondo, non è soltanto ipocrisia. E’, soprattutto, egoismo.

Il programma dell’evento proseguirà stasera presso il Teatro Massimo Bellini di Catania con la Conferenza multimediale, dal titolo "La valigia: un viaggio verso l’abolizione della guerra", condotta da Cecilia Strada, presidente di Emergency. Saranno ospiti Gino Strada, Renato Accorinti, Sindaco di Messina, Bader Belrhazi, mediatore culturale del Programma Italia di Emergency, Luca Corso, coordinatore medico del Programma Italia di Emergency, Vito Alfieri Fontana, ingegnere ed ex proprietario della Tecnovar e Giovanna Schittino, psicoterapeuta e psicologa. Inizio ore 21,00.

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L’apparizione in video dello storico e filologo grecista Luciano Canfora

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Rubrica : {L’ombra d’Argo, di Alberto G. Biuso}

Ultima Sicilia

Il giovedì 22 giugno 2017 di Alberto Giovanni Biuso

Ultima Sicilia. Fotografie di Giovanni Chiaramonte

Catania – Castello Ursino

Sino al 23 luglio 2017

Il cuore immobile e pulsante della Sicilia. Sempre uguale e sempre cangiante. Assolato e solitario. Fuorilegge e implacabile. Orgoglioso e morente. La vita. La vita che scorre sempre, che mai si ferma. La vita mirabile e orrenda degli umani. La vita dei bambini. Una calda geometria emerge da questi luoghi: Gela, Licata, Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Dirillo, Butera, Modica, Ponte Olivo, Manfria.

Ultima Sicilia perché posta al limitare di una ‘modernità’ che ha tentato di omologarla all’Impero, riuscendoci in alcune esteriori manifestazioni ma fallendo nella sua sostanza, la quale non ammette metamorfosi che non sgorghino dalla propria ironia. La Sicilia è ancora fuori dalla storia, per fortuna. L’Isola è ancora dentro la propria mortale grazia. Le immagini di Giovanni Chiaramonte colgono questo καιρός. Per ciò sono così desolate, per questo sono così belle.

www.biuso.eu

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Rubrica : {ParoleRubate}

Incontro con Ferdinando Leonzio

Il mercoledì 21 giugno 2017 di Sergej

In occasione dell’uscita del suo libro autobiografico, „Cento gocce di vita“, incontriamo Ferdinando Leonzio. L’autore, nato a Lentini il 2 gennaio 1939 è stato insegnante, politico a Lentini nelle file del PSI, ma soprattutto storico e scrittore. Le sue opere sono in via di ri-pubblicazione presso l’editore ZeroBook.

Sia nel tuo libro d’esordio (Una storia socialista) che soprattutto in questo ultimo (Cento gocce di vita), c’è una forte componente autobiografica. Cosa ti ha spinto a scriverli?

Coltivavo da tempo, specialmente dopo lo scioglimento del PSI (1994), l’idea di mettere per iscritto la storia della sezione del PSI di Lentini, in cui avevo militato dal 1957, ma l’idea mi spaventava: dove cercare i documenti necessari? Quante persone avrei dovuto disturbare? Come impostare gli indispensabili collegamenti con le vicende provinciali e con quelle nazionali?

L’impegno sarebbe stato notevole, ed io ero ancora in servizio... Ma anche quando andai in pensione non riuscivo a sbloccarmi, finché una mattina, ancora in dormiveglia, mi venne l’illuminazione. “Ma perché io devo scrivere di cose che non so? Partirò, invece, dalla mia vicenda personale, che conosco benissimo“. Tanto più che, quasi per un istinto storico primordiale, avevo conservato molti documenti. Lo stesso giorno cominciai a scrivere. Quando avevo un qualche vuoto di memoria, andavo a cercare la persona che di quel particolare o di quell’episodio ne sapeva più di me. Li conoscevo tutti i socialisti di Lentini, centinaia di persone; e mentre scrivevo, li vedevo sfilare davanti a me come in un sogno: Carlo Cicero, Gaetano Zarbano, Nino Giudice, Turi Sorbello, Delfo Pupillo, Mario Ferrauto, Sebastiano Centamore, Saro Ferrauto, Pippo Centamore, Santo Ragazzi, Delfo D’Anna, Alfio Mangiameli, Filippo Motta... Rivivevo i momenti belli e quelli brutti, le vittorie e le sconfitte. Mi resi subito conto che le mie vicende personali erano strettamente intrecciate con quelle collettive. E dunque mi documentai sulle vicende pubbliche locali e anche sui grandi fatti provinciali e nazionali. La documentazione era tuttavia prevalentemente basata sulle interviste.

Fu allora che imparai due cose: la prima era che, quando mi accingevo a intervistare qualcuno, dovevo prepararmi bene sull’argomento, in modo che da poter correggere involontari errori od omissioni degli intervistati; l’altra che, prima di riportare nel libro le informazioni acquisite con le interviste, erano indispensabili „controlli incrociati“, per evitare possibili grossolani strafalcioni. Mi aiutarono in molti, e fu un’esperienza esaltante. Ne venne fuori un libro, acerbo nella forma, vista la mia inesperienza di storico esordiente, ma denso di contenuti.La mia esperienza personale era ben inserita in quella collettiva della sezione e nel più ampio quadro provinciale e nazionale. Scelsi un titolo volutamente equivoco: Una storia socialista, una storia, cioè, che era quella mia personale, ma anche quella di un partito protagonista della storia cittadina, con puntate anche sugli altri partiti. Prefazione del poeta lentinese Pippo Cardello.

L’altro libro, Cento gocce di vita, il mio ultimo, lo scrissi soprattutto per fare un bilancio della mia vita, della mia esperienza, per trasmettere a chi verrà dopo di me i valori in cui ho creduto, nella speranza che i lettori potessero riconoscersi nella vicenda di un uomo comune. Lo impostai su due presupposti: raccontare le cose con verità, nella consapevolezza che la realtà, se la si sa leggere, può essere assai più affascinante della fantasia; scrivere non una cronologia di vicende personali, che sarebbe risultata dispersiva e probabilmente noiosa, ma per „gocce“, cioè per momenti o pensieri che potessero avere un valore universale. La copertina, realizzata appositamente dall’artista Carlo Maglitto, lentinese emigrato in Liguria, coglie in pieno questa scelta: le gocce raffigurate nel disegno assomigliano a gocce di acqua piovana, ma hanno la forma di omini, perché in realtà sono appunto... „gocce di vita“.

La tua produzione come storico può essere divisa secondo due filoni principali. La storia (politica) della tua città, Lentini, e la storia del socialismo. Entrambi questi filoni nascono dalla tua biografia, ma direi che seguono due metodiche storiografiche differenti, se non altro per la diversa tipologia di fonti con cui hai avuto a che fare. Per la storia di Lentini ti sei molto servito delle fonti orali, ad esempio. Come fa uno storico a "fare storia" contemporanea, che difficoltà specifiche si incontrano?

In realtà lo storico non dovrebbe spingersi a scrivere di fatti risalenti a meno di cinquant’anni prima dell’epoca in cui opera. Quando si azzarda ad avventurarsi in un territorio ancora conteso tra Storia e Cronaca, allora corre molti „pericoli“, come è capitato a me coi miei primi scritti, che spesso parlavano di persone viventi, nel cui animo non erano ancore spente le fiamme delle passioni che li avevano avviluppati un tempo. Queste persone, anche fra loro avversarie o addirittura nemiche, sono unite da una convinzione, salda ed indiscutibile: di aver cioè avuto sempre e comunque ragione, mentre i loro rivali erano stati sempre nel torto marcio. Ma se lo storico vuol scrivere un libro di storia, un minimo di obiettività lo deve mantenere. Altra cosa sarebbe stata se avessi voluto scrivere un pamphlet, genere letterario rispettabile ed anche divertente, ma diverso dalla storia. Ma agli „interessati“ queste „sottigliezze“ non interessano. Essi, appena hanno il libro in mano, corrono alla fatidica pagina in cui si parla della loro vicenda e, se non vi trovano peste e corna del loro antagonista, se la prendono con... l’autore. A me è capitato più volte. Vediamo, ad esempio, il caso di Alchimie. È questo un libretto che scrissi basandomi su appunti che avevo preso così, senza uno scopo preciso, e sulle raccolte di giornali locali che ancora conservo. Vi avevo inserito i consiglieri comunali eletti all’inizio di una legislatura, elencandoli in un apposito specchietto in base al partito di appartenenza. Alla fine del libretto, che corrispondeva alla fine della legislatura, avevo ripetuto lo specchietto con tutti i consiglieri nella loro nuova collocazione politica. Nel mezzo tutti i loro „passaggi“ e anche le contorsioni di partiti e movimenti (alchimie, appunto): uno spettacolo! Mi divertivo allora a fare questi esercizi: di un politico arrivai a contare ben 17 „passaggi“. Il libretto, venduto ad un prezzo bassissimo, non ebbe fortuna (ma nella Biblioteca Comunale c’è, come tutti gli altri miei libri). Il perché me lo disse „latino-latino“ uno dell’ambiente: „Nessun politico ha interesse a far circolare un libro, che potrebbe farlo accusare di incoerenza, considerando tutte le sue... evoluzioni che ci sono elencate.

Il mio primo libro partiva, più o meno, dal 1955, anno della mia adesione ideale al socialismo. Dopo averlo dato alle stampe, una vocina dall’interno mi disse: „Ma prima del 1955 com’era il socialismo di questa città? Come ebbe origine? Chi erano i suoi uomini?“. Mi rimisi al „lavoro“. Questa volta le interviste non potevano esserci per l’impossibilità oggettiva di rispondere dei protagonisti, tutti compattamente deceduti. Imparai allora a cercare i libri giusti al posto giusto e a fare le ricerche d’archivio, naturalmente (ma non solo) all’Archivio Storico Comunale, dove ebbi la fortuna di incappare in un’équipe eccezionale, capitanata dall’ottimo archivista Stefano Bombaci. Giorni passati fra polverosi registri scritti a mano, letture faticose con la lente d’ingrandimento, ma tante soddisfazioni ed anche tanti spunti per i miei futuri articoli di carattere storico. Ed anche qualche colpo di fortuna fuori dell’Archivio, come l’accesso ai documenti di Delfo Nigro, segretario del PCI clandestino di Lentini o le memorie del noto antifascista Natale Vella (documenti depositati in copia all’Istituto Gramsci di Palermo). Ne venne fuori anche qualche curiosità: come quella, ad esempio, che Mussolini era cittadino onorario di Lentini. La brillante prefazione di Vicende politiche- Lentini 1892-1956 porta la firma del mio fraterno amico e compagno di partito avvocato Pippo Centamore.

All’interno della tua produzione un posto importante è dato da Il culto e la memoria. Cosa ti ha spinto a scriverlo e quali sono le caratteristiche più importanti di quest’opera?

Piuttosto di „che cosa“ mi abbia spinto a scriverlo, è giusto dire „chi“. Perché ha un nome e un cognome: Saro Mangiameli, lentinese professore di Storia Contemporanea all’Università di Catania, che fu anche l’autore della dotta prefazione. Mangiameli aveva letto il libro Vicende politiche e si era soffermato sulle due pagine che parlavano dei protestanti di Lentini durante il fascismo, e delle vessazioni che il regime aveva inflitto alla loro chiesa. Dunque mi telefonò una sera, mi fece – bontà sua – i complimenti per il libro che aveva appena letto e mi propose di fare uno studio più completo e approfondito sulle chiese protestanti della nostra Città. Fui riluttante, anche se lusingato, ad accettare, perché sapevo molto poco di quelle realtà e intuivo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso. Non mi sbagliavo. La prima botta l’ebbi quando appresi che le chiese in questione non erano le quattro-cinque che credevo, ma ben diciassette. Le frequentai tutte, per mesi. Imparai la loro storia e il loro culto, conobbi decine di persone che mi aiutarono con libri e con una montagna di giornali e di opuscoli, ormai rari.Credo sia la mia opera meglio riuscita, certo la più apprezzata. Ne ho tratto un enorme arricchimento umano e culturale, che mi servì anche per aiutare dei laureandi con tesi sull’argomento e per un’intervista su RAI 2. L’insegnamento principale che ne ho tratto è la consapevolezza del grande apporto culturale dei protestanti in una città come Lentini, in passato con altissime percentuali di analfabeti. Infatti il loro principio dell’interpretazione diretta della Bibbia, senza cioè l’intermediazione dei sacerdoti, comportava per gli aderenti, la capacità di leggere, per cui i pastori si prodigavano nell’insegnamento ai loro fedeli. I quali, una volta acquisita tale capacità liberatoria, non si limitavano a leggere i libri di chiesa, ma qualunque cosa, diventando così essi stessi veicolo di cultura nella Città.

Parlami delle altre tue opere.

Una delle più riuscite è Intervista a Enzo Nicotra, nata d’intesa con l’ex deputato nel corso di un incontro occasionale. Mentre realizzavo la lunghissima intervista, durata diversi giorni, mi resi conto che il comune lettore non avrebbe potuto afferrare l’intimo significato di certi riferimenti, senza conoscere la situazione del partito in cui aveva operato Nicotra, la DC. Decisi dunque di arricchire il libro con una storia della DC lentinese, dagli inizi, appena dopo la Liberazione, all’ultimo rappresentante ufficiale di quel partito a Lentini, prima dello scioglimento, Salvatore Martines. Al momento essa è l’unica ricostruzione storica esistente sull’argomento. Anche qui fonti scritte ed orali in abbondanza. Anche stavolta nell’ambiente della parte della DC ostile a Nicotra ci fu qualche mugugno, ma la presentazione del libro, organizzata dal Lions Club di Lentini ed alla quale intervenne mezza DC siciliana, a partire dall’ex presidente della Regione Santi Nicita, fu un vero trionfo. Voglio qui ribadire una cosa che allora apprezzai molto: l’onorevole Nicotra non solo non si sottrasse a nessuna delle mie domande, ma mi mise a totale disposizione il suo fornitissimo archivio, ricco di documenti e di fotografie. Io stesso gli consigliai di farne dono all’Istituto Luigi Sturzo.

Un altro lavoro mi è rimasto impresso. Proprio mentre stavo scrivendo la biografia di Filadelfo Castro, sindaco di Lentini prima del fascismo e dopo la fine della guerra, mi giunse una telefonata del noto storico ed archeologo lentinese Franco Valenti. Egli mi chiese, nella sua qualità di presidente pro-tempore del Kiwanis Club di Lentini di tenere una conferenza proprio su Castro. Accettai ben volentieri e il club fece stampare in libretto il mio saggio, per poi distribuirlo gratuitamente al pubblico della conferenza e ai soci. Credo che la conferenza, la mia prima, abbia avuto successo, tanto che poi fui chiamato da vari enti ed associazioni a tenerne altre su altri temi storici.

Lentini vota può considerarsi un manuale in cui sono elencati tutti i risultati elettorali di Lentini, dal 1946 fino all’uscita del libro (giugno 2006) e tutti gli assessori e i collegamenti storici fra una votazione e l’altra. Qui si presentò una difficoltà imprevista. Nel momento in cui l’Ufficio Elettorale del Comune si era trasferito, credo negli anni ’80, dalla vecchia sede di Piazza Duomo ai nuovi uffici di Palazzo Scammacca, il suo archivio, contenente i risultati elettorali precedenti, era stato portato, credo per ragioni di spazio, in un deposito comunale. Interessai più di un assessore alla cultura, ma i documenti rimasero lí, sepolti sotto una montagna di carte. Dovetti dunque spostare la ricerca verso i periodici dell’epoca e verso altre pubbliche istituzioni.

Il libro 13 storie leontine lo considero un errore mio. Nel senso che esso contiene „storie“ assai diverse una dall’altra, che avrebbero potuto dar luogo a 3-4 diversi libri. Comunque esso contiene contributi storici importanti, quali la storia completa della Destra a Lentini, nonché quella del PCI, le biografie di uomini politici come Nello Arena e Otello Marilli, nonché quella del filantropo ingegnere Manzitto, la storia dell’Unione Sportiva Leontina, durata ben cinquant’anni e quella del Liceo Classico. Sono perciò contento di aver consegnato alla Storia personaggi e vicende, che altrimenti sarebbero stati rapidamente e ingiustamente cancellati dalla memoria collettiva.

I libri successivi segnarono il mio passaggio dalla microstoria lentinese alla macrostoria. Socialismo – l’orgia delle scissioni, fu più che altro un esercizio di erudizione; Segretari e leader del socialismo italiano è una ricerca condotta nella sterminata bibliografia sulla storia del socialismo italiano, che contiene informazioni non dico inedite, ma certamente rare; Donne del socialismo rappresenta un doveroso omaggio al contributo che le donne hanno dato non solo all’emancipazione, non ancora ultimata, del loro genere, ma anche al riscatto dell’intera umanità. La ricerca partí dalle due che erano più note agli anziani di Lentini (i giovani ne sanno poco o niente): Maria Giudice e Bianca Bianchi, poi seguirono tante altre, italiane e non, ma tutte eroine dell’emancipazione dell’umanità.

La diaspora del socialismo italiano racconta la vicenda dei socialisti italiani successiva allo scioglimento del PSI, che ha avuto un’ottima accoglienza, forse perché vi è trattato per la prima volta tale argomento. Di questi libri sul socialismo mi preme sottolineare una cosa. È risaputo che sulla storia del socialismo italiano c’è una letteratura vastissima, per cui volersi cimentare in un’opera ripetitiva o addirittura plagiante sarebbe stato impresa non solo stupida, ma anche inutile: scendere sul terreno di storici del calibro di Corrado Barbagallo, Gaetano Arfé, Giuseppe Micciché, Giuseppe Tamburrano, Franco Catalano, Giorgio Galli, Antonio Landolfi, ecc. ecc. mi avrebbe reso semplicemente ridicolo. Io, come sempre del resto, ho preferito percorrere strade inesplorate, cioè argomenti mai trattati da altri. Che si tratti di buoni o cattivi libri non spetta a me dirlo, ma ai lettori (se ce ne sono); ma io mi sento di rivendicare un merito: delle cose di cui ho scritto io non si era mai occupato nessuno.

Per concludere dirò una parola su altri due miei lavori. Il primo è Breve storia della socialdemocrazia slovacca. È il primo, e credo finora unico, libro scritto da un non slovacco sull’argomento: una vicenda poco nota, ma meritevole di essere conosciuta, se si pensa che, nella precedente legislatura, quello slovacco era l’unico governo monocolore socialdemocratico in Europa. Questo lavoro è stato pubblicato anche a puntate sul giornale slovacco in lingua italiana Buongiorno Slovacchia e sulla rivista specializzata Slavia (2/2014). Per le edizioni ZeroBook è stato poi da me aggiornato fino al 2016.

Infine l’ultimo lavoro, figlio degenere di uno storico annoiato: La scommessa, una raccolta di novelle che io stesso ho definito eroticomiche. Mi trovavo in Slovacchia ed attraversavo un momento di stasi, non avendo a disposizione fonti scritte italiane, cui poter accedere per le mie ricerche; non potevo perciò soddisfare la mia voglia di scrivere, divenuta oramai il mio principale modo di comunicare. Bisognava quindi trovare qualcosa da scrivere senza bisogno di fonti che non fossero dentro me stesso. E vennero fuori sette novelle, una dopo l’altra, senza sforzo, lontane dal mio solito impegno culturale, tutte giocate sull’equivoco, sul doppio senso, in cui, come scrissi nell’introduzione, „quel poco di erotismo che c’è, è stemperato da un fresco venticello d’ironia“, con l’intento di strappare al lettore una risata o almeno un sorriso. Dapprima alcune novelle furono pubblicate da giornali locali e poi tutte e sette inserite in una raccolta, che era appunto una scommessa con me stesso, che con esse, mi ero cimentato in un insolito terreno. La migliore, a detta di molti, è quella intitolata Accadde all’ospedale.

Cento gocce di vita non è solo un libro biografico, ma un libro filosofico in un certo senso, un libro quasi ultimativo in cui affronti alcuni temi molto forti, come la morte, la vecchiaia, la sofferenza...

Sì, ma ci sono anche argomenti più leggeri come Sexisocialismo o La saggezza nel vespasiano. Non è una biografia vera e propria, il racconto di una vita. Direi piuttosto che è il tentativo di comunicare agli altri, attraverso la forma autobiografica, il succo della mia esistenza e anche quello di suscitare confronti, riflessioni… in fondo è un guardarmi allo specchio, un offrirmi agli altri, nella speranza che ci trovino qualcosa di utile su cui riflettere, che si possano avvalere, in qualche modo, della mia esperienza per evitare i miei errori: è un’offerta di esperienza, ecco. Ma mio nonno diceva: „L’esperienza si fa quando non serve più...“.

Tu hai vissuto tanti anni sia a Lentini, in Sicilia, che a Bratislava, in Slovacchia. Che differenze culturali ti sei trovato a vivere?

Soprattutto linguistiche. Non parlare la lingua del posto è un ostacolo difficile da superare: qualunque cosa vuoi fare, hai sempre bisogno dell’interprete. In un certo senso dunque non sei libero di fare quello che vuoi: non puoi andare al cinema, né a teatro, né leggere i giornali, ma solo visitare le mostre d’arte o culinarie o etnologiche e ascoltare i concerti. Il nemico da vincere è la noia. Le cose che mi piacciono di più in Slovacchia? Il perfetto funzionamento delle Poste e l’ottimo e puntuale servizio di trasporti. Chi vuole saperne di più legga la „goccia“ Bratislava. Per il resto tutto il mondo è paese.


Trovate qui i libri di Ferdinando Leonzio pubblicati da ZeroBook.


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Rubrica : {Movimento}

Dall’Umanesimo alla Francia Ribelle

Il mercoledì 21 giugno 2017 di Redazione

Vi proponiamo questa intervista di una collega della redazione parigina a Sabine Rubin, prima deputata umanista eletta all’Assemblée Nationale francese. Candidata per la coalizione di sinistra France Insoumise (“Francia Ribelle”) nel 9° collegio della Seine-Saint-Denis (nord-est di Parigi), ha battuto al secondo turno la candidata del movimento La République en Marche del presidente Macron in lizza per lo stesso seggio (NdT).


Sabine Rubin è una donna fedele ai suoi ideali.

Il suo impegno di lunga data è animato da valori di uguaglianza, giustizia sociale, democrazia reale, pace, solidarietà e nonviolenza.

Le sue convinzioni sono un omaggio all’essere umano, a ciò che è veramente e a ciò che merita, a ciò a cui aspira e all’espressione delle sue migliori intenzioni.


Pressenza : Sei candidata alle elezioni legislative per la Francia Ribelle nel 9° collegio della Seine-Saint-Denis. Qual è il tuo percorso e quali sono le ragioni del tuo impegno?

Sabine Rubin : Mi sento insoumise da oltre 40 anni. Da quando vedo l’economia primeggiare sull’essere umano, trasformando quest’ultimo in un mero consumatore. Ormai “il grande mostro della finanza” avanza in maniera progressiva ma ineluttabile, riducendo l’essere umano a una doppia miseria, sia materiale che etica, che si esprime attraverso un individualismo crescente. Fedele alle stesse aspirazioni di quando avevo 18 anni, posso dire anche di essere una “idealista”, che aspira a qualcosa di più e di meglio per l’essere umano.

Due anni dopo l’elezione di François Mitterrand, mi sono rapidamente sentita tradita, le sue promesse non sono state mantenute. Quindi ho fatto il giro di diversi partiti politici, ma non sono mai riuscita a riconoscermi nelle loro posizioni, più dottrinarie che sentite, anche se difendevano un ideale di giustizia sociale.

Mi sono sempre interrogata anche sul tema della democrazia come possibilità di far sentire la voce di quelli a cui non viene mai data la parola. Da tempo, la rappresentanza mi sembra essere un surrogato della democrazia, soprattutto perché quelli che dovrebbero rappresentarci ci tradiscono. D’altronde, come vengono rappresentate le minoranze?

E poi, mi sono sempre posta questo interrogativo: Cosa bisogna cambiare in questo mondo? Il sistema o l’uomo? Ho militato con gli umanisti, molto impegnati in questa riflessione. Eravamo molto presenti nei quartieri, in particolare con dei giornali che permettevano agli abitanti di far sentire la loro voce. La tematica della violenza e della nonviolenza era al centro dei dibattiti e delle azioni.

Ritornando a quello che prima ho chiamato “il grande mostro della finanza”, voglio ricordare che la sua caratteristica è di distribuire agli azionisti i guadagni che un’impresa produce – grazie ai lavoratori salariati – piuttosto che reinvestirli per la collettività. I politici sono sotto scacco dei suddetti azionisti, perché questi ultimi finanziano tutto. L’economia viene di conseguenza rovinata, sclerotizzata, e tutto ciò blocca il discorso politico.

Il problema è che le generazioni che sono nate in questo mondo fatto così sono prive di spirito critico e pensano sia naturale che l’economia funzioni in questo modo. È il solo modello che hanno, e così l’anormale diventa normale.

Ovviamente questo è falso, e c’è un fossato tra questo mondo governato da leggi economiche arbitrarie e le necessità e le aspirazioni dell’essere umano.

Per la prima volta dai miei 18 anni, il mio spirito di rivolta ha trovato nella Francia Ribelle l’opportunità di dire tutto questo a voce alta e ad un gran numero di persone. E mi riconosco nel cambiamento di direzione che il programma propone.

P : Fai una campagna sul campo lì dove vivi[1], con un radicamento locale di lunga data. A cosa aspira la gente?

SR : Si tratta di una domanda difficile: “Colui che ha fame o sete, sogna la sazietà”. Ma se non ha più fame, né sete, cosa sognerà? Quando ci viene fatta questa domanda, che ha molto senso, siamo portati a non restare in superficie: bisogna approfondire.

C’è bisogno di distinguere tra i desideri, le necessità e le aspirazioni più profonde. I desideri hanno spesso a che vedere con il sistema dei valori in voga. E quello ampiamente diffuso, tra gli altri dai media, e che è entrato nella testa delle persone, dice loro che la felicità sta nel diventare una star della TV o di possedere l’ultimo smartphone.

Ma oggi, nei quartieri popolari, la gente – pur essendo piena di questo tipo di desideri – è sempre di più in uno stato di reale necessità, ha delle necessità di base per la sopravvivenza.

Del resto, non appena si ha l’occasione di parlare, queste stesse persone si riconnettono al loro buon senso e ai loro sogni e ambizioni primarie. Non aspirano più a lavorare 50 ore a settimana per poter consumare (neanche l’ultimo smartphone), come dettano invece le leggi – quelle stesse leggi che riducono sempre più all’osso lo Statuto dei Lavoratori –. Non aspirano più a respirare dell’aria inquinata, né a mangiare dei prodotti senza sapore e strapieni di pesticidi. Non aspirano neanche più ad aver paura di fronte ad un futuro incerto.

Aspirano ad un mondo solidale. Tra l’altro, chi può difendere la non-solidarietà da un punto di vista umano?

Trovo interessante che Jean-Luc Mélenchon abbia incluso nei suoi interventi alcuni elementi di questa aspirazione più profonda. A mio avviso, sono questi temi e i valori umani che li sottendono ad aver colpito le persone e ad aver prodotto questo slancio, in particolare quello dei giovani under 25 che si sono spesi al massimo nella sua campagna elettorale. Questi ultimi aspirano ad una grande libertà e hanno guardato a questo programma con un entusiasmo non “politico”. Io sono un po’ come questi giovani: è per questo che mi sono dedicata in maniera molto intensa a questa campagna.

P : La società civile è sempre più impegnata: come osservi questo fenomeno sul campo?

SR : Nel nostro collegio ci sono sempre state tante iniziative della cittadinanza, di contestazione come di costruzione.

Chi lavora in ambito associativo si dichiara spesso “apolitico” o non crede più nella politica, o meglio, per dirla più correttamente, nei politici. Di conseguenza sono rimasti scettici anche nei confronti di France Insoumise, il cui leader è un politico.

La France Insoumise ha rappresentato quindi una possibilità di impegno politico prevalentemente per chi era al di fuori di questi ambiti associativi. Persone che hanno sempre sentito che la politica le riguardasse, ma che non si riconoscevano, o non si riconoscevano più, nei partiti tradizionali e nelle loro beghe. Persone che hanno visto in questo ampio movimento civico la possibilità di fare politica nel senso primo e più nobile del termine: occuparsi insieme della vita della polis.

P : Cosa motiva i militanti della Francia Ribelle? Forse la riappropriazione dei processi decisionali che ci sfuggono di mano sempre di più a vantaggio di una governance economica?

SR : Effettivamente alcuni hanno voglia di riappropriarsi della cosa politica e del diritto di decidere.

Si tratta del desiderio di non esser più relegato al ruolo di votante. Ma è anche un’adesione al programma.

Nel nostro gruppo a Les Lilas, ci sono tante motivazioni quante sono le persone, e questa diversità è positiva. Ciò che tiene insieme queste diversità è il programma “Il futuro in comune”, come dice bene Jean-Luc Mélenchon.

Rispetto alle motivazioni personali della mia candidatura, sono prevalentemente due:

Incitare le persone, dalla tribuna che offre il fatto di essere un rappresentante nelle istituzioni, ad auto-organizzarsi esse stesse per risolvere delle questioni che le riguardano, e che potrò sostenere. Difendere un programma attraverso leggi che permettano di fermare la deriva liberista e di cambiare la direzione degli avvenimenti, davanti alle urgenze che l’umanità si trova ad affrontare.

P : Come si può capire la proposta di una Sesta Repubblica?

SR : La Sesta Repubblica è innanzitutto una proposta attraverso la quale far rivivere la democrazia: Charlotte Girard, che ha co-costruito il programma e ha lavorato più nello specifico su questo punto, parla di “un ambiente che permetta alle persone di diventare dei veri e propri cittadini”. Inoltre, si tratta di un’occasione per moralizzare la politica con nuovi strumenti, come ad esempio la possibilità di revocare il mandato di chi è eletto.

Per me, è urgente ritornare ad impegnarsi in quanto cittadini, anche se non si tratta di un compito facile, ridotti come siamo da tanto tempo ad essere dei semplici elettori. Riflettere insieme a cosa è buono per tutti è una sfida che ci permetterebbe, tra l’altro, di trascendere gli interessi individuali, che spesso sono a breve termine.

Con questa Sesta Repubblica, la Francia Ribelle offre una cornice che riorienta la possibilità di riappropriarsi della democrazia. La politica di gestione dell’acqua, la politica dell’energia, la politica dei trasporti, della sanità, l’ecologia… Dobbiamo occuparci di tutto, tutto ci deve riguardare!

La cittadinanza non è qualcosa di astratto: significa sentirsi partecipi di una collettività. Ma al giorno d’oggi questo sentimento è un processo da costruire.

Tutto ciò passa dalla ricomposizione del tessuto sociale; si tratta di imparare a conoscere il proprio vicino, ad agire con lui. A livello del quartiere, della città, si tratta poi di organizzarsi e di decidere insieme.

P : Qual è la posizione della Francia Ribelle sulla pace e la nonviolenza?

SR : Uscire dalla NATO è già una prima nostra posizione chiara in politica estera.

Il messaggio per la pace si approfondisce sempre di più come posizionamento ideologico.

Per quanto riguarda il nostro posizionamento nonviolento, allo stato attuale è difficile elaborare un discorso sulla nonviolenza in un mondo così brutale, poiché questi argomenti in questo momento sono difficili da ascoltare.

Quel che è certo è che la parola “violenza” viene utilizzata sempre di più per denunciare il sistema economico, e non più solamente le guerre.

Ma la risposta nonviolenta non c’è ancora. C’è chi vuole una “comunicazione interpersonale nonviolenta”, ma la lotta politica resta “feroce”. È un peccato, poiché la nonviolenza è una metodologia d’azione sociale molto potente, fondata su un’ideologia e una filosofia di vita di grande saggezza. Tuttavia, malgrado il simbolo di France Insoumise (la lettera greca φ, “phi”, che rimanda a FI, le iniziali del movimento, NdT) rappresenti proprio la saggezza e l’armonia, queste ultime non sono ancora presenti nella sfera politica. Attraverso la mia candidatura, forse riuscirò a far conoscere e riconoscere questa grande aspirazione che è la nonviolenza. In effetti, è proprio questo il senso profondo del mio impegno politico.

[1] Les Lilas, un comune del dipartimento della Seine-Saint-Denis, in Francia


Traduzione dal francese di Domenico Musella


Articolo pubblicato in collaborazione con Pressenza.


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Rubrica : {Eventi in giro}

Consiglio Comunale - martedì 27 giugno 2017, alle ore 19.30, nei locali della sala consiliare di Via Galliano, Lentini SR

Il mercoledì 21 giugno 2017 di Giuseppe Castiglia

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Consiglio Comunale Lentini Sr

ORDINE DEL GIORNO

1. COMUNICAZIONI ART.69 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL C.C.

2. LETTURA E APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.

3. RATIFICA DELLE DELIBERE DI G.M. NN. 26,27 E 28 DEL 15102/2017, ADOTTATE Al SENSI DEL COMMA 2, ART.250 DEL D.LGS 26712000, AVENTI AD OGGETTO L’ACCERTAMENTO IN ENTRATA E L’ASSEGNAZIONE Al COORDINATORE DEL 20 SETTORE DI RISORSE ECONOMICHE DA UTILIZZARSI PER LA REALIZZAZIONE DI INTERVENTI NEL TERRITORIO DEL DISTRETTO SOCIO-SANITARIO 49 (LENTINI, CARLENTINI E FRANCO FO NTE).

4. RATIFICA DELLA DELIBERA G.M. N, 47 DEL 1410312017, ADOTTATA Al SENSI DEL COMMA 2, ART.250 DEL D.LGS 267/2000, AVENTE AD OGGETTO L’ASSEGNAZIONE AL COORDINATORE DEL 20 SETTORE DEL CONTRIBUTO ASSEGNATO DALL’INPS A QUESTO COMUNE CAPOFILA PER IL DIFFERIMENTO DEL TERMINE Dl CONCLUSIONE DEL PROGRAMMA DISTRETTUALE HOME CARE PREMIUM 2014 AL 3010612017.

5. MODIFICA DEGLI ARTT. 35 E 40 DEL REGOLAMENTO GENERALE PER LA DISCIPLINA DELLE ENTRATE COMUNALI APPROVATO CON DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N.25 DEL 24.05.2006.

6. MODIFICHE AL REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELL’OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO PER SPAZI ALL’APERTO ANNESSI Al LOCALI DI PUBBLICO ESERCIZIO Dl SOMMINISTRAZIONE (DEHORS).

7. APPROVAZIONE CONVENZIONE GESTIONE STADIO COMUNALE "A. NOBILE" CON LA S.S.D. SICULA LEONZIO A.R.L..

8. MOZIONE PROT. N.6274 DEL 23/0312017 PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA CUNSOLO MARIA AL FINE DELL’OTTEMPERANZA DEGLI ADEMPIMENTI PREVISTI ALL’ART.40 "PUBBLICAZIONE E ACCESSO ALLE INFORMAZIONI AMBIENTALI" DEL D.LGS. N,33/2013 COME MODIFICATO DAL D.LGS. N.97/2016.

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Rubrica : {Linking}

Il caso del sindacalista licenziato dal Sindacato

Il mercoledì 21 giugno 2017 di Sergej

Qui si invita a leggere l’articolo di Pier Luigi Tolardo su ZeusNews, in cui si parla di Fausto Scandola, espulso dalla Cisl per aver criticato gli altissimi stipendi dei dirigenti. Il caso Scandola esplose nel 2015: "tutto iniziò quando Fausto Scandola, sindacalista dei pensionati Cisl di Verona, iscritto da 47 anni, elettricista in pensione, scrisse un’email fortemente critica al segretario generale Mirella Furlan...".

Il libro è acquistabile come ebook sul sito dell’editore Bonomo.


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Rubrica : {Girodivite 2017}

n. 756 - "Cuannu u frummentu si curca, u patruni si susi" (21 giugno 2017)

Il mercoledì 21 giugno 2017 di Redazione

Il numero 756 di Girodivite del 21 giugno 2017: "Cuannu u frummentu si curca, u patruni si susi" (Quando la spiga si piega per il peso del grano, il padrone si alza per mietere).

In questo numero:


** Sullo ius soli tutti parlano, ma pochi conoscono ** , di Redazione - 21 giugno 2017

Sullo ius soli tutti parlano, ma pochi conoscono. È uno di quegli argomenti apparentemente semplici, su cui ognuno si sente autorizzato a rigurgitare un giudizio sommario senza aver mai letto nulla. Un articolo di Antonio Rei.

 > http://www.girodivite.it/Sullo-ius-soli-tutti-parlano-ma.html


** Nessuno tocchi il diritto di sciopero ** , di Redazione Lavoro - 21 giugno 2017

E’ rimasto uno dei pochi diritti di espressione della classe lavorativa italiana. Nonostante gli attacchi ed i tentativi di annullarlo.

 > http://www.girodivite.it/Nessuno-tocchi-il-diritto-di.html


** Incontro con Ferdinando Leonzio ** , di Sergej - 21 giugno 2017

L’autore di "Cento gocce di vita", Ferdinando Leonzio ci parla delle sue opere e della sua attività di storico.

 > http://www.girodivite.it/Incontro-con-Ferdinando-Leonzio.html


** Dall’Umanesimo alla Francia Ribelle ** , di Redazione - 21 giugno 2017

Intervista a Sabine Rubin, prima deputata umanista eletta all’Assemblée Nationale francese.

 > http://www.girodivite.it/Dall-Umanesimo-alla-Francia.html


** Consiglio Comunale - martedì 27 giugno 2017, alle ore 19.30, nei locali della sala consiliare di Via Galliano, Lentini SR ** , di Giuseppe Castiglia - 21 giugno 2017

Riunione del Consiglio Comunale che avrà luogo martedì 27 giugno 2017, alle ore 1911 nei locali della sala consiliare di Via Galliano, per la trattazione del seguente:

 > http://www.girodivite.it/Consiglio-Comunale-martedi-27.html


** Il caso del sindacalista licenziato dal Sindacato ** , di Sergej - 21 giugno 2017

Qui si invita a leggere l’articolo di Pier Luigi Tolardo su ZeusNews, in cui si parla di Fausto Scandola, espulso dalla Cisl per aver criticato gli altissimi stipendi dei dirigenti. Il caso Scandola esplose nel 2015: "tutto iniziò quando Fausto Scandola, sindacalista dei pensionati Cisl di Verona, iscritto da 47 anni, elettricista in pensione, scrisse un’email fortemente critica al segretario generale Mirella Furlan...".

Il libro è acquistabile come ebook sul sito dell’editore (...)

 > http://www.girodivite.it/Il-caso-del-sindacalista.html


** Un’esperienza enorme ** , di Redazione - 21 giugno 2017

Vivere accanto ogni giorno alle popolazioni coinvolte nei conflitti, ti permette di osservare il mondo da una prospettiva più umana. Il resto sono solo discorsi da salotti, di chi pretende di detenere una verità assoluta.

 > http://www.girodivite.it/Un-esperienza-enorme.html


** Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e Siccità ** , di Redazione - 21 giugno 2017

Desertificazione e siccità sono le nuove catastrofi naturali “a bassa intensità” e di lunga durata che stanno stravolgendo gli assetti sociali e economici di intere regioni del mondo, causando gravissime perdite in vite umane.

Insicurezza alimentare, mancanza di acqua, degrado e impoverimento del suolo, perdita di biodiversità, povertà estrema, emigrazione e conflitti dovuti al controllo delle risorse disponibili, fame: sono questi i fattori che insieme danno vita a vere e proprie emergenze (...)

 > http://www.girodivite.it/Giornata-Mondiale-per-la-Lotta.html


** (a) tutto...barocco! ** , di Piero Buscemi - 21 giugno 2017

A Tutto Volume è la manifestazione che la città di Ragusa dedica ai libri. Girodivite ha seguito l’evento: i risultati sono stati imprevedibili.

 > http://www.girodivite.it/a-tutto-barocco.html


** La strada suona la Festa della Musica ** , di Stefania Chirico - 21 giugno 2017

Il 21 giugno 2017 in tutta Italia, in 545 città si svolgerà la Festa Europea della Musica.

Nel primo giorno d’estate, anche a Catania si terrà la Festa della Musica. Organizzata dall’Associazione Darshan, in collaborazione con le associazioni Areasud e centro Zo, con il patrocinio di MIBACT, SIAE, Associazione Italiana per la promozione della Festa della Musica e Comune di Catania.

La festa si rivolge a dilettanti e professionisti, tutti coloro che vogliono mettere a disposizione la loro arte, (...)

 > http://www.girodivite.it/La-strada-suona-la-Festa-della.html


** London: lectures held during the month of July by Dr. Amit Goswami ** , di Emanuele G. - 17 giugno 2017

Quantum Science, Love, Death, Live and Enlightenment

 > http://www.girodivite.it/London-lectures-held-during-the.html


** Catania 17 giugno 2017: I cunti del mare, storie di pescatori siciliani, con Alessio Di Modica ** , di Redazione - 16 giugno 2017

I cunti del mare, storie di pescatori siciliani, con Alessio Di Modica

sabato 17 giugno 0re 20:00

presso il giardino della Biblioteca Navarria Crifò (via Naumachia 18, Catania)

Questa è la storia di una comunità di pescatori , una Macondo del mare che cresce e diventa una cittadina industriale per essere poi ingoiata e distrutta dal progresso lasciando soltanto brandelli di memoria ferita. Uomini di un altra epoca vivevano un rapporto simbiotico con il mare, con i suoi colori, con il (...)

 > http://www.girodivite.it/Catania-17-giugno-2017-I-cunti-del.html


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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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