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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

UKRAINE: Ukraine election: Comedian Zelensky ’wins presidency by landslide’

Il domenica 21 aprile 2019 di Emanuele G.

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Volodymyr Zelensky starred in a satirical drama in which his character accidentally becomes president - GETTY IMAGES

Ukrainian comedian Volodymyr Zelensky has won a run-off election to become the country’s next president by a landslide, exit polls suggest.

The polls give him more than 70% support. He dominated the first round of voting three weeks ago when 39 candidates were on the ticket.

Mr Zelensky challenged incumbent president Petro Poroshenko.

Mr Poroshenko has admitted defeat but told supporters gathered in Kiev that he will not leave politics.

Ukraine’s president holds significant powers over the security, defence and foreign policy of the country.

"I will never let you down," Mr Zelensky told his supporters on Sunday.

He added: "While I am not formally president yet, as a citizen of Ukraine I can tell all post-Soviet countries: ’Look at us! Everything is possible!’"

If polls are correct, he will be elected for a five-year term.

* What would a comic president mean?

* Presidential rivals trade barbs in stadium debate

* The TV box set that may predict the future

Polls gave Mr Poroshenko, who has been in power since 2014, 25% of the vote.

The billionaire was elected after an uprising overthrew the country’s previous, pro-Russian government.

Mr Zelensky, 41, is best known for starring in a political satirical drama in which his character accidentally becomes Ukrainian president.

With no previous political experience, his campaign focused on his difference to other candidates rather than on any concrete policy ideas.


Humiliation for Poroshenko

Analysis by Jonah Fisher, BBC News, Kiev

Ukraine’s choice was between an experienced politician with five years as president on his CV and a comedian wielding little more than a blank sheet of paper. That so many people have opted for Volodomyr Zelensky is a humiliation for Petro Poroshenko.

Thirty-seven candidates were removed from the ballot paper from the first round and yet the president only picked up about 9% more votes this time. Mr Zelensky gained almost 45 percent.

This feels like a massive protest vote and for now Mr Zelensky and his campaign team are celebrating.

It’s hard to see the feeling lasting long. The hard work will come when they have to start fleshing out what are at the moment vague policies.

It’s one thing to have bold ideas but quite another to implement them.


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Ukraine election: Comedian Zelensky ’wins presidency by landslide’

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Rubrica : {Punto G - Quando la satira si fa rete}

Buona Pasqua a tutti da Girodivite.it

Il sabato 20 aprile 2019 di Redazione







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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

ROMANIA: La Chiesa Ortodossa Romena in Italia

Il venerdì 19 aprile 2019 di Emanuele G.

Prima di pubblicare il documento che la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia mi ha inviato, vorrei ringraziare Padre Gavril Popa per il prezioso aiuto fornito.

Diocesi Ortodossa Romena d’Italia - Storico, composizione, attività pastorali, culturali e sociali-filantropiche

* Genesi

Parlando dei romeni che sono emigrati dal paese d’origine per vivere all’estero, possiamo dire che questi mantengono un vivo legame con la nazione proprio attraverso la presenza in chiesa e, a volte, tramite la scoperta o la riscoperta della Chiesa esistente nei paesi dove hanno scelto di vivere. La maggioranza di essi è venuta in Italia per cercare una vita migliore e, constatando che questa non basta per essere pienamente felici, è ritornata verso Dio, come unica e vera fonte di felicità. Cosicché, molti hanno conosciuto la Chiesa essendo all’estero e si sono integrati nelle comunità esistenti. Altri romeni hanno riscoperto la Chiesa che conoscevano poco in Romania, e altri hanno continuato essere presenti in seno alla Chiesa, così com’erano in Romania, oppure addirittura più presenti e coscienti del tesoro ritrovato.

In Italia, la migrazione romena appare dopo la creazione/formazione degli Stati moderni, la Romania dopo l’Unione dei Principati Danubiani del 1859 e l’Italia al 1861. Grazie alle strette relazioni fra i due paesi, la nazione romena fu rappresentata qui da personalità notorie come il poeta diplomatico Vasile Alecsandri, l’archeologo Vasile Parvan, lo storico Nicolae Iorga, lo storico delle religioni MirceaEliade, lo scrittore Gala Galaction, l’archeologo DinuAdamesteanu, la cantante Virginia Zeani e molti altri intellettuali che, dopo la seconda guerra mondiale, sono rimasti come portavoce della cultura romena in Italia.

Non possiamo non ricordare il fatto che nel periodo interbellico, quando la situazione della Romania dal punto di vista economico, era più prospera rispetto all’Italia, molti italiani sono emigrati in Romania nella speranza di trovare lavoro per una vita migliore. È stato allora che, per la prima volta nella storia moderna della Romania, un grande afflusso di Italiani ha dato vita a matrimoni misti, così molti Italiani abbracciarono naturalmente l’Ortodossia. Una parte dei figli di questi italiani migranti in Romania sono ritornati in Italia e sono diventati i primi ortodossi romeni dopo la seconda guerra mondiale sul territorio italiano.

La prima parrocchia ortodossa romena in Italia nacque a Roma nell’autunno dell’anno 1940, con il padre GheorgheTilea, però purtroppo ha funzionato solo fino agli inizi del 1941, quando, per causa della guerra, la situazione in Italia cambiò radicalmente. Sono poi dovuti passare 34 anni prima che nel 9 febbraio 1975, a Milano, nascesse la Parrocchia Ortodossa Romena “La Discesa dello Spirito Santo”, che fa capo ancora oggi a padre TraianValdman.

All’inizio furono poche le comunità ortodosse romene in Italia. Erano situate soprattutto nelle grandi città - Milano (1975), Torino (1979), Firenze (1984), e Bari (1983). Dopo la rivoluzione del 1989, il numero dei romeni che sono emigrati verso l’Italia è cresciuto, cosicché si sono formate nuove parrocchie in altre località. Le parrocchie dell’Italia appartenevano all’Arcidiocesi divenuta nel 2001 Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale, avendo come arcivescovi IPS VisarionPuiu (dal 1945 al 1964, che fondò anche la Diocesi Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale divenuta Arcidiocesi nel 1974 (1)) , IPS TeofilIonescu (dal 1964 fino al 1975), PS LucianFăgărășeanul (dal 1975 fino al 1980), IPS Adrian Hrițcu (dal 1980 fino al 1982 come sostituto e poi dal 1982 fino al 1992 come titolare), IPS Serafim (Joantă) della Germania, Europa Centrale e del Nord (dal 1992 fino al 1998) e IPS Iosif (Pop), dal 1998 e fino l’anno 2008. Nel giugno 2004, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Siluan (ai tempi vescovo vicario della metropolia citata, con il titolo di Marsilianiul) fu nominato vescovo vicario per Italia, dove allora esistevano 34 parrocchie.

* La Nascita della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

Il 21 giugno del 2007, come conseguenza della proposta del consiglio generale del Vicariato d’Italia riunito al 8 maggio a Gavedo, il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena approvò la costituzione della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, incaricando Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo e metropolita Iosif con l’organizzazione e la preparazione per l’elezione dei candidati per lo scanno vescovile. Nel 19 febbraio del 2008 si tenne a Parigi il consiglio eparchiale della nuova diocesi d’Italia, che nominò Monsignor Siluan (Șpan) come unico candidato per l’incarico di vescovo. Il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena, nella sessione di lavoro del 5 marzo 2008, elesse come primo vescovo della Diocesi Romena d’Italia Sua Eccellenza Reverendissima PS Siluan, con giurisdizione canonica su tutti fedeli ortodossi romeni e moldavi di lingua romena su tutto il territorio italiano.

Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Siluan, Vescovo titolare della Diocesi fu insediato dal Sua Eminenza Arcivescovo e Metropolita Iosif (Pop) della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale, circondato da un sinodo di vescovi arrivati dalla Romania, America e Francia, nell’occasione della festa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista e San Arsenio il Grande, l’eremita, giovedì 8 maggio 2008, nella chiesa di Sant’Anastasio della Parrocchia Ortodossa Romena Sant’Antonio il Grande della città di Lucca (Toscana). Fu un gran giorno di festa per tutti i fedeli che hanno partecipato numerosi da tutta Italia per rallegrarsi e ringraziare il Signore per questa benedizione. All’evento hanno assistito anche molte personalità dalla Romania e dall’Italia.

Poco tempo dopo, al 18 giugno 2008, si tenne a Gavedo (dove si trovava la sede della Diocesi in quell’anno) il primo Consiglio Diocesano della nuova Diocesi Ortodossa Romena d’Italia. In questa data fu presentata e approvata la struttura amministrativa e si sono creati otto decanati (oltre i due già esistenti), di cui sei con carattere missionario (attualmente nella Diocesi ci sono 20 decanati). Fu approvata la struttura della permanenza diocesana e furono eletti i membri del Consiglio diocesano (3 sacerdoti e 6 civili), anche 30 membri (10 clerici e 20 civili), i delegati del Consiglio Metropolitano della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale di Parigi. Furono nominati anche i consiglieri permanenti per i 7 settori d’attività (attualmente ci sono 8 settori e 2 uffici - giuridico e tecnico).

Con l’aiuto del Signore e con la benedizione della Sua Santità il Patriarca Daniel, la diocesi degli ortodossi romeni in Italia ha acquisito nel corso dello stesso anno una sede propria a Roma, in via Ardeatina 1741, che rappresenta il frutto di una collaborazione tra il Patriarcato Romeno e il Governo della Romania; alle richieste della nuova Diocesi fate in nome di più di un milione di fedeli, le due istituzioni hanno approvato e finanziato quasi integralmente l’acquisto della sede. A questo ovviamente si aggiunge il sacrificio dei fedeli romeni che vivono in Italia. Situato su una collina di Roma, in un silenzio che ricorda l’atmosfera dei monasteri della Romania, dentro un bellissimo parco di 2,7 ettari, la sede della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia ha le porte aperte per tutti i cristiani ortodossi e per tutti coloro che desiderano conoscere la Chiesa Ortodossa.

La prima Santa Messa nella nuova sede si celebrò il 7 settembre 2008 e ha avuto come ospite Sua Eminenza l’Arcivescovo Iosif della Metropolia dell’Europa Occidentale e Meridionale, Sua Eccellenza il Vescovo Timotei della Spagna, il presidente della Romania il sig. TraianBasescu e hanno partecipato in grande numero fedeli romeni di Roma e altri parti d’Italia.

La benedizione e l’inaugurazione della nuova sede fu il 9 ottobre del 2008, un evento al quale parteciparono: Sua Eminenza Monsignor Nifon Arcivescovo della Metropolia di Targoviste, tre delegati del Governo romeno e più di 50 sacerdoti e diaconi, così come numerosi fedeli della Diocesi d’Italia.

Attualmente la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia è composta da 20 decanati, che contano un numero totale di 260 parrocchie, 4 monasteri, 2 eremi, 5 cappelle diocesane e 2 centri pastorali missionari (Termoli e Bari). La Diocesi è presente anche nella Repubblica di Malta e nella Repubblica di San Marino. A oggi i clerici diocesani sono 275, di cui 260 sacerdoti e 15 diaconi. Dal 1° maggio del 2018, la Diocesi ha un secondo vescovo nella persona di Sua Eccellenza Mons. Atanasio di Bogdania, Vescovo vicario della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.

Per facilitare e intensificare l’attività della Diocesi Ortodossa d’Italia si sono stabiliti alcuni settori di riferimento, subordinando ad ognuno più dipartimenti. I settori di riferimento sono i seguenti: Amministrativo, Pastorale Liturgico, Missione di Catechesi, Culturale e dei Giovanni, Economico e di distribuzione del materiale ecclesiastico, Sociale filantropico, Mass-media Comunicazione Dialogo e Pubbliche Relazioni, Patrimonio e immobiliare della chiesa.

Il 7 ottobre 2009 l’ufficio giuridico della nostra Diocesi ha depositato alla Prefettura di Roma la documentazione necessaria per iniziare il procedimento di riconoscimento giuridico della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia. Un traguardo importante fu il riconoscimento ottenuto nel 2011 da parte del presidente del Parlamento Italiano. Attualmente sono in corso i procedimenti giuridici d’Intesa con lo Stato Italiano.

* Centro di Pellegrinaggi „Santi Pietro e Paolo Apostoli”

Il numero dei pellegrini ortodossi continua a crescere ogni anno (circa 2000 all’anno), diretti prevalentemente ai luoghi santi in Israele, ai monasteri con le spoglie dei santi in Grecia, e anche a Bari, Torino, Milano, Amalfi, Salerno, Venezia, Padova, Firenze, Loreto, Bovingi e al Santo Monte Athos. Di conseguenza, è nato il Centro per Pellegrinaggi intitolato ai "Santi Pietro e Paolo Apostoli" che organizza annualmente i pellegrinaggi sul territorio italiano e all’estero.

* Missione San Nicola Gerarca

La Missione di San Nicola Gerarca fu creata per i fedeli ortodossi di lingua romena della Bessarabia e la Bucovina del Nord che vivono in Italia. La Missione è composta dalle parrocchie delle comunità esistenti, sotto giurisdizione canonica della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia. Negli ultimi anni, i fedeli di lingua romena provenienti delle regioni storiche della Bessarabia e Bucovina del Nord che lavorano in Italia hanno cercato compassione e guarigione spirituale, trovandole in seno alla chiesa. Nelle località dove mancano parrocchie, la Missione di San Nicola sta cercando soluzioni per aiutare i fratelli, con la possibilità di offrire un luogo di preghiera e un sacerdote. Attualmente, 26 è il numero di parrocchie implicate e dedicate alla pastorale dei Bessarabi e Bucovini.

* Monasteri ortodossi romeni in Italia

In Italia il monachesimo dei primi secoli cristiani fu fiorente, più che altro nella zona meridionale della penisola, dove esistettero molti monasteri bizantini, con monaci di origine greca. A questi si aggiunsero i monasteri della zona di Roma, dove, oltre ai monaci italiani, vivevano tanti greci che hanno fondato monasteri ortodossi che sono sopravvissuti fino al XI secolo, persino il XII. Dopo lo scisma del 1054, cessò la vita dei monasteri ortodossi a Roma, la tradizione bizantina perdurò nel sud Italia dove vivevano molti cristiani ortodossi di origine greca mantenendo il rito bizantino, ma passato sotto il Papato.

Nell’attuale contesto della presenza dei romeni ortodossi sul territorio italiano è rinato il desiderio di fondare monasteri ortodossi, considerando l’amore dei fedeli per questi santi luoghi che possono testimoniare la fede ortodossa in terre straniere. Nello stesso tempo, si desidera mantenere la lunga tradizione monastica romena che è molto simile alla tradizione monastica italiana dei primi secoli, se si pensa a San Benedetto di Norcia, Santa Melania Romana, San Paolin di Nola, San Nilo il Giovane di Rossano, fondatore del monastero di Grottaferrata oppure San Giovanni Theristis fondatore del monastero Bivongi.

Il primo monastero ortodosso romeno fu fondato nel 2007 a Mirabella Eclano (provincia di Avellino, a 80 km di Napoli) si tratta del Monastero del’ Annunciazione che aprì le sue porte il 25 marzo, proprio nella festa dell’Annunciazione. Questo monastero nacque dall’iniziativa della parrocchia ortodossa romena Santa Trinità di Bari, guidata da padre MihaiDriga e dell’abate archimandrita NicodimDimulescu, del monastero Crasna (Romania, provincia Prahova). L’edificio è composto da una casa e dal terreno circondante, che fu donato da Don Carlo Cicala, un sacerdote napoletano, un grande intenditore della tradizione monastica romena. Suo desiderio fu che sulla proprietà si costruisse un monastero di tradizione ortodossa – che fosse punto di riferimento per i cristiani ortodossi in Italia, e anche ponte d’incontro fra Oriente e Occidente.

Dopo la nascita della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, nel 2008 apparvero altri due monasteri. Il primo è il monastero San Giovanni Theristis che si trova in Calabria, sul territorio del comune di Bivongi, nella selvaggia Vallata dello Stilaro, luogo conosciuto per la sua impervietà, dove tutto parla del monachesimo bizantino della fine del primo millennio cristiano. Il Monastero San Giovanni Therestis è dichiarato Monumento Nazionale ed è composto da una basilica del X secolo e alcune celle. Il monumento è situato nella parte dichiarata "zona sacra" del patrimonio bizantino della Valle dello Stilaro, ed è il primo degli edifici restaurati tra oltre 40 che esistevano all’inizio del secondo millennio in questa parte d’Italia Meridionale. Questa "perla" della Calabria funziona come comunità monastica, continuando la tradizione rappresentata fino a 300 anni fa.

Il secondo fondato nel 2008 è il Monastero delle suore Dormizione della Madre di Dio di Roma. Il monastero di Roma nacque nel giorno della festa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, il 28 settembre 2008 ed è consacrata alla Madonna. Dalla pietà celeste, è il primo monastero ortodosso di Roma dopo la separazione del XI secolo e speriamo che la Nostra Signora Madre di Dio sia la protettrice delle suore che vivono qui, aiutandole a costruire il monastero sia di dentro, attraverso la vita spirituale, ma anche dal esterno, con l’edificazione di una chiesa.

A questi due monasteri si sono aggiunti poi il Monastero di monaci dei Santi Cosma e Damiano di Montecorvino Rovella (Salerno) e tre eremi: Sant’Elia il Tesbita di Rignano Flaminio, Sant’Atanasio il Grande (di suore) di Trieste e l’eremo La Protezione della Tutta Santa Signora Nostra Madre di Dio di Caltanissetta.

* Attività pastorale-missionaria e catechesi

L’educazione dei bambini e dei giovani nella tradizione ortodossa, così come il catechismo per gli adulti, sono attività seguite con impegno permanente dai sacerdoti romeni in Italia. Laddove esiste la possibilità a livello parrocchiale, si sono costituite le Scuole Domenicali per bambini e giovani, organizzate in gruppi omogenei d’età, dove si insegnano conoscenze di fede ortodossa e corsi di lingua romena, storia, geografia e cultura. Abbiamo notato che ogni anno il numero di partecipanti alle Scuole Domenicali parrocchiali è aumentato, oggi possiamo contare su circa 226 scuole con circa 1500 prescolari, 2700 scolari e 1300 adolescenti. Per gli adulti si organizzano ore di studio della Sacra Bibbia e Catechismo, contando su circa 2900 iscritti che approfondiscono i misteri della fede ortodossa.

In tutte le parrocchie esistono attività educative come: l’insegnamento della lingua e storia della Romania, visione di film storici, recupero e produzione di costumi popolari e oggetti tradizionali. Un esempio vivo sono le parrocchie di Torino 2 e Ladispoli che hanno iniziato a preparare gruppi di ballerini per i balli popolari romeni. A questi si aggiungono numerosi concerti, esposizioni e iniziative culturali organizzate dalle parrocchie con le autorità.

Il catechismo è stato esteso anche con l’appoggio diretto del Vescovo Siluan che durante le quaresime si reca di persona nelle varie parrocchie per parlare di catechismo. Ogni anno si organizzano circa 10 incontri di catechesi giovanile in cui si discutono temi importante per i giovani, il digiuno, ma anche conferenze tematiche.

* Iniziative sociali di carità - Attività del settore Sociale Filantropico

Il Settore Sociale-Filantropico della Diocesi è composto di 5 dipartimenti nei quali sono nati 3 diaconati: per i malati "San Pantaleone, martire taumaturgo", per i poveri e migranti "San Gregorio Magno di Roma" e per i penitenziari e carcerati "Ss Prassede e Petronella martiri".

Per essere più presenti nella società si è creata l’associazione Onlus San Lorenzo dei Romeni, sotto il patrocinio della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, con incarico di sviluppare progetti a livello locale e nazionale (oppure internazionale con la Romania), collaborando con le varie istituzioni e associazioni con attività sociale.

l’Associazione San Lorenzo dei Romeni è un’associazione di carità che si propone di aiutare le persone bisognose povere, però anche l’educazione dei bambini nella fede ortodossa.

Ogni anno si svolge il progetto Braccia di genitori, attraverso il quale si adottano a distanza bambini con possibilità materiali ridotte dalla Romania e la Repubblica Moldova (585 nell’anno 2017-2018). Ognuno di loro è aiutato con una borsa mensile di 30 euro, tutti soldi offerti dai fedeli delle parrocchie romene in Italia.

Una filiale dell’associazione, San Lorenzo dei romeni a Torino, distribuisce ogni giorno sulle strade della città pacchetti con alimenti e cibo caldo alle persone che vivono per strada. Ugualmente, ogni domenica nelle stazioni Termini, Anagnina e Tiburtina di Roma, a rotazione, le parrocchie della zona Lazio fanno le stesse attività di carità.

Periodicamente si spediscono trasporti di vestiti e alimenti alle varie parrocchie e monasteri, alle case di riposo per gli anziani, orfanotrofi e associazioni di carità della Romania e Moldavia. Nel 2017 si sono spediti oltre 24 tonnellate di vestiti e 28 tonnellate di cibo.

Nella sede della Diocesi si appoggiano materialmente persone povere, malate, senza casa oppure quanti vogliono ritornare in patria, a loro viene pagato il trasporto, oppure si fanno ottenere i documenti di viaggio.

Dal febbraio 2016 ha iniziato l’attività a Torre Spaccata (Roma) il Centro Sociale "Sant’Alessio, uomo di Dio e San Lorenzo" dove ogni giorno si dà aiuto spirituale e materiale per le persone bisognose di Roma e dintorni. Negli ospedali italiani sono ricoverati molti cittadini di origine romena e tanti altri lavorano nel settore sanitario. Per essere vicini alle sofferenze di queste persone è stato creato il Diaconato romano per i malati San Pantaleone, martire taumaturgo.

Sempre per rafforzare l’assistenza medica, la Diocesi svolge due programmi in collaborazione con l’ospedale Gemelli di Roma: Ragazzi in gamba che accorda protesi gratuite per i bambini poveri malati e Il Buon Samaritano che offre assistenza medica gratuita (con la presenza di medici nelle parrocchie) alle persone inferme e povere. Attraverso questo programma ogni anno sono portate per interventi chirurgici dalla Romania decine di persone, aiutate direttamente dalle persone di buona volontà che vivono in Italia.

A Torino è stata inaugurata nel 2014 la Casa di San Nettario, che è un appartamento messo a disposizione temporaneamente alle donne in stato avanzato di malattia che non hanno nessun sostegno. Sempre a Torino funziona anche l’associazione di tipo Pro Vita chiamata Centro di aiuto per la vita Santa Filoteia (CAV). Questa è un’associazione di volontariato che si rivolge alle donne con una gravidanza difficile oppure imprevista che esitano di partorire, offrendo loro un aiuto concreto e un’alternativa all’interruzione della gravidanza. Nel 2015 è stata inaugurata la Casa Santa Melania Romana nella Parrocchia di Cuneo che offre assistenza sociale ai bisognosi nella zona circostante.

In tutta Italia circa 179 sacerdoti visitano e ricercano settimanalmente gli ospedali offrendo assistenza religiosa ai malati romeni ricoverati.

Abbiamo iniziato il progetto "Sono stato in carcere e siete venuti a visitarmi" che, a partire dalla regione Lazio, ogni sacerdote che ha nelle vicinanze un carcere deve visitare e aiutare i detenuti romeni.

A Roma si è ottenuto il permesso di accesso dei sacerdoti romeni nelle carceri Scala Coeli, il penitenziario di Rebibbia e dei minorenni Casal del Marmo. Su tutto il territorio canonico di riferimento circa 94 sacerdoti studiano attentamente le carceri. Riguardo ai minorenni romeni detenuti in Italia, si è contattato il Ministero di Giustizia con la proposta di collaborazione per la loro assistenza spirituale.

Nel 2017 abbiamo svolto il progetto "Le carrozzine della Speranza" - la Diocesi appoggia le persone con disabilità motorie gravi acquistando una carrozzina performante. La prima azione fu il 14 dicembre 2017 a Iasi (Romania), quando 13 beneficiari hanno ricevuto ufficialmente i documenti di donazione delle carrozzine.

Nel Dipartimento per poveri e migranti nel 2017 abbiamo implementato il progetto "La borsa della misericordia", in tutta la diocesi, attraverso il quale i fedeli delle parrocchie sono incoraggiati a distribuire cibo a lunga scadenza ai poveri per le strade, alle famiglie con molti bambini e situazione precaria.

Conoscendo la situazione di alcune famiglie clericali e civili, che non hanno incassi sufficienti, la Diocesi ha organizzato collette e ha accordato aiuti sociali per alloggio e mantenimento. Si offrono anche borse per i bambini orfani dei sacerdoti defunti.

La diocesi incoraggia l’educazione negli ambienti difficili, perciò abbiamo appoggiato la scolarizzazione e il progresso di circa 30 bambini rom nelle parrocchie di Catania e Napoli.

* Costruzione di chiese

Una volta fondata la Diocesi si è lavorato molto alla riparazione oppure la costruzione di spazi per servire in Chiesa. Dopo lo spostamento della sede vescovile a Roma, abbiamo realizzato molti lavori di decorazione: del Parco e della strada di accesso; messa in opera della chiesa del monastero Dormizione della Madre di Dio, del parco vescovile San Giovanni Evangelista, degli spazi per uffici amministrativi e decorazione degli interni.

Negli ultimi 7 anni si sono iniziate e finalizzate le costruzioni di alcune chiese parrocchiali. Nel 2014 sono state inaugurate le chiese di Chivasso e Moncalieri, seguite dalla benedizione dopo la sistemazione degli interni. Nel 2015 abbiamo acquistato due chiese nelle parrocchie di Cremona e Ferrara, poi altre tre per Montecatini Terme, Roma 4 e Padova 2. Nel 2016 abbiamo inaugurato la cripta della chiesa di Verona 1, e a ottobre abbiamo sacralizzato l’altare. In tutto questo tempo sono stati benedetti decine di iconostasi e altari. Si è finalizzata la pittura di tre parrocchie: Luca, Marcelina e Verona 1. A ottobre abbiamo benedetto l’altare della parrocchia di Camposampiero e a settembre la chiesa di Cremona.

Attualmente sono in corso d’opera le chiese delle parrocchie di Venezia 1, Verona 1, Brescia 1, Guidonia e Padova Sud (Abano Terme).

Nell’autunno del 2016 abbiamo ottenuto i documenti per la costruzione di una cappella del primo cimitero ortodosso in Italia a Torino. Nel 2017 si sono eseguiti lavori di ristrutturazione per 28 parrocchie.

Considerando il numero crescente di parrocchie abbiamo continuato la collaborazione con i vescovati cattolici e i Municipi per ottenere luoghi di culto oppure spazi adibiti alle messe. I nostri sforzi hanno visto molte risposte positive. Ugualmente per l’acquisto di terreni per la costruzione di chiese romene. Attualmente alcune parrocchie stano preparando la terra per il cantiere di costruzione: Perscara e Orbassano. I fedeli romeni in Italia dimostrano molta buona volontà per costruire chiese romene all’estero, per le loro famiglie, però pensando nello stesso tempo alle future generazioni e alla missione che hanno.

* Comunicazione in seno alla Chiesa

Un ruolo essenziale nella comunicazione interna tra sacerdoti lo hanno le conferenze mensili o bimensili che si svolgono in tutti 20 decanati, come anche i consigli a livello locale tra sacerdoti della stessa regione con l’occasione delle visite pastorali.

Per migliorare ulteriormente la comunicazione e il dibattito su temi importanti, ogni anno si svolge il raduno eparchiale della Diocesi d’Italia in sessione ordinaria a Roma nel mese di febbraio, poi, ulteriormente anche in Consiglio Eparchiale alcune volte all’anno. Settimanalmente ci sono sedute di Permanenza attraverso una piattaforma online a cui partecipano sacerdoti consiglieri e responsabili dei dipartimenti della Diocesi.

Osservando la dinamicità dell’attività pastorale e missionaria delle parrocchie abbiamo preso varie direzioni come: iniziare un progetto di raccomandazioni pastorali liturgiche sistematiche, nelle feste e le Domeniche, così come alle messe specifiche dei periodi liturgici del Triodo e Pentecoste; il programma di appoggio pastorale sistematico dei sacerdoti (più che altro i principianti), mandando suggerimenti per le omelie dalle scritture dei Santi Padri della Nostra Chiesa. I nostri responsabili dei dipartimenti mandano sistematicamente varie raccomandazioni, suggerimenti e organizzano incontri di formazione dei sacerdoti. Dal 2016, oltre alle sessioni di formazione dei sacerdoti nuovi (che ha luogo a Roma), si organizzano incontri online che superano i limiti di distanza e raggruppano sacerdoti che si trovano a centinaia di km di distanza.

Dal 2009 nella Domenica dell’Ortodossia si fa la Processione con le Sante Icone della Diocesi, con la partecipazione delle parrocchie di Roma. La tradizione si è allargata dal 2015 a tutte le altre parrocchie sul territorio italiano, ove possibile sulle strade delle località o attorno alla chiesa stessa.

Dal 2016 abbiamo iniziato la tradizione del Battesimo delle Acque (6 gennaio) al mare, nelle parrocchie vicine al lido marino.

Nella Domenica di San Tommaso Apostolo (la prima domenica dopo la Pasqua) si celebra una messa sinodale - con la partecipazione di tutte le parrocchie di Roma e dintorni. Questa festa annuale vede la presenza di 42 parrocchie che festeggiano insieme a 4000 fedeli all’aperto, iniziando con la Messa e continuando con momenti di svago nel parco della Diocesi.

Con l’occasione della festa dell’Ascensione del Signore i due decanati del Triveneto organizzano la Messa per gli Eroi della Patria caduti nella prima guerra mondiale e che sono presenti nei cimiteri del Nord Est Italia.

Invece a ferragosto, con l’occasione della festa della Dormizione della Madre di Dio, la maggioranza delle parrocchie della regione Lazio si incontrano per servire alla Messa di Santa Patrona del monastero di suore.

* Attività editoriale

Uno dei progetti editoriali importanti per la diocesi è la stampa annuale del Calendario di Tutti i Santi, con i luoghi italiani dove si possono visitare le Loro spoglie. È un progetto complesso a cui si lavora ogni anno, portando sempre dei miglioramenti e completandolo con informazioni nuove sui Santi. Con la benedizione di Sua Eccellenza Monsignor Siluan si editano anche i calendari vescovili in lingua romena e italiana in vari formati (agende, da ufficio, spirale ecc).

La brochure Nutrimento per l’anima è un progetto annuale che tratta più temi, il più delle volte cerca di divulgare informazioni teologiche tematiche (la confessione, la comunione, missione pastorale, preghiera, giovani ecc.). La brochure si può leggere anche in versione online ogni settimana.

La rivista Apostolia, pubblicazione della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale, si distribuisce nella diocesi e, dal 2014, appare anche l’edizione italiana. Annualmente dieci numeri della rivista Apostolia - edizione Italiana vengono stampati e contengono informazioni sulle nostre parrocchie, temi di attualità teologiche, una pagina per bambini e altre di attualità.

Altri materiali stampati sono: Preghiere per i malati, Parole utili per tempi difficili, Salmi e libretti di preghiere. In seguito si sono stampate delle brochure come: La Santa Messa (in italiano), Mistero del Santo Battesimo (romeno e italiano), La Messa del Mistero del Matrimonio (romeno e italiano). Abbiamo editato per i sacerdoti, la seconda edizione del Vamadecum pastorale missionario. Abbiamo editato il volantino di pubblicità per la Fratellanza dei Giovani Ortodossi Romeni della nostra Diocesi: Nepsis - Italia. Ancora in fase di lavoro abbiamo La guida Ortodossa di Roma che potrà essere d’aiuto per tutti pellegrini che si recano in preghiera sulle orme dei santi e il Libro di Preghiere (anche in edizione bilingue).

Nel 2017 abbiamo realizzato una novità per la nostra attività editoriale della Diocesi, è rappresentata da un’Agenda/Diario per i giovani (in formato bilingue romeno-italiano), che possa accompagnare il giovane per tutto l’anno scolastico e nelle vacanze mettendo a disposizione le parole delle Sacre Scritture, insegnamenti interessanti sui santi oppure sulle cose meravigliose della vita umana e la natura che lo circonda.

Sempre nel 2017 abbiamo pubblicato la prima edizione dell’Agenda del cristiano, un lavoro esclusivamente in romeno, con testi ripresi dai Santi Padri oppure contemporanei, con la pericope del Vangelo nelle file delle Domeniche e delle Feste, oppure con il Tropar del Santo.

Tutti questi progetti editoriali necessitano di molta dedizione e tanto coinvolgimento da parte di quelli che partecipano alla redazione, però la distribuzione di tutto ciò porta gioia a chi riceve e legge.

* La preoccupazione per le giovani leve della Diocesi

L’attività del Dipartimento per i Giovani della Diocesi si concretizza nell’organizzazione di eventi per la Fraternità Nepsis, campi e pellegrinaggi, prevalentemente a Roma.

Per essere più vicini ai giovani e coinvolgerli nella vita della Chiesa, il 6 dicembre 2008 nacque la Fraternità dei Giovani della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, Nepsis-Italia, che ha come patrono San Voivoda Neago e Basarab.

Nepsis riunisce i giovani ortodossi romeni residenti sul territorio italiano che desiderano comunicare e collaborare in uno spazio organizzato appositamente, nel quale tutti hanno la possibilità di dedicarsi in base alle capacità. Nepsis Italia forma, con le fraternità omologhe dell’Arcivescovato dell’Europa Occidentale e della Diocesi della Spagna e Portogallo, la Fraternità dei Giovani Ortodossi della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale. In più, per parlare ai giovani della Chiesa in un linguaggio più vicino a loro, si è iniziato il progetto "Cristo raccontato ai bambini" e si è continuato il catechismo domenicale in tutte le parrocchie che hanno gli spazi afferenti. Abbiamo iniziato il progetto "Giovani per i giovani" con il quale ogni giovane che frequenta una parrocchia è incoraggiato di presentare la Fraternità Nepsis ad altri giovani e amici che non frequentano la chiesa. Dal 2015, invece, attraverso il progetto "Giovani sulle orme dei Santi" le parrocchie organizzano pellegrinaggi con i giovani ai luoghi importanti di preghiera in Italia e non solo.

In questo modo, molte parrocchie hanno organizzato pellegrinaggi per i giovani ai luoghi santi: catacombe, le spoglie di santi in città come Roma, Milano, Venezia, Ravenna, Amalfi, Salerno e Bari, però anche ai monasteri della Diocesi, più che altro Bivongi. Nelle vacanze estive, molti bambini delle scuole parrocchiali d’Italia hanno partecipato al Campo di tradizione e spiritualità ortodossa Neamt e Tismana, organizzata da MOREOM, per dare la possibilità ai bambini romeni che vivono all’estero di conoscere l’identità culturale, linguistica e religiosa del nostro popolo. Negli ultimi anni abbiamo organizzato vari campi estivi e invernali per bambini e giovani nelle parrocchie a livello della diocesi. Siccome il numero dei partecipanti è cresciuto ogni anno, si organizzano campi a livello di decanato, ma anche al livello delle singole parrocchie. Nel 2015 in Italia si sono organizzati 12 campi estivi e 3 invernali con partecipazione di oltre 1300 bambini. Durante la permanenza nei campi ci sono ore di catechismo, programmi di preghiera al mattino e alla sera, partecipazione alla Santa Messa, escursioni e laboratori tematici di lingua romena, pittura, giochi e competizioni sportive. Alcuni di questi campi hanno visto anche la partecipazione del Monsignor Siluan, almeno per un giorno arrivato a ispirare e incoraggiare i presenti. Ogni campo si è finalizzato con la concessione di diplomi di partecipazione e con la promessa di ritornare un altro anno. Alcuni bambini hanno riscoperto lì la profondità della fede e hanno capito che ci sono altri giovani come loro, questo fatto essendo d’incoraggiamento per assumersi con più serietà la vita ortodossa.

Il 6 dicembre 2009, a Roma, si tenne l’incontro dei giovani Nepsis Italia, per festeggiare un anno dalla fondazione. Da allora si festeggia annualmente l’anniversario della Fraternità Nepsis con la partecipazione dei giovani alla Santa Messa insieme al S.E. Rev Monsignor Siluan e con vari laboratori tematici durante la giornata di festa. Il 6 dicembre 2015 abbiamo già festeggiato 7 anni dalla fondazione, evento ampio con la partecipazione di 1200 giovani, con tombola per bambini, gara di torte, concerto di canti natalizi dei bambini e giovani e cori di sacerdoti.

La Vigilia di Natale si organizzano programmi letterari, di poesia oppure canti Natalizi, con i giovani e i bambini nelle parrocchie. Nel 2013 c’è stata la prima edizione del Festival del Canto Santo e Buono al quale hanno partecipato cori di bambini e giovani di alcune parrocchie d’Italia.

Una particolarità della nostra Diocesi è l’organizzazione annuale, a partire dal 2009, del Festival della Gioia indirizzato a tutti bambini e giovani della diocesi. Tra il 30-31 maggio del 2009, alla sede della Diocesi a Roma, fu organizzato il primo Festival della Gioia, al quale furono presenti oltre 400 bambini e giovani arrivati da tutta Italia. Furono due giorni di vera gioia per i presenti, dal più piccolo al più grande, tutti hanno recitato poesie, hanno parlato fra di loro e si sono conosciuti romeni di varie regioni dell’Italia. Siccome negli anni il Festival è cresciuto sempre, oggi organizziamo varie tappe, a livello parrocchiale, decanale e l’ultima tappa si tiene nella domenica dei Tutti Santi, alla sede della Diocesi a Roma. Durante il festival, che dura due giorni, ci sono attività sportive (calcio, tennis, basket, tennis da tavolo) e artistiche (pittura, incisioni, disegno, canto, danza, teatro e poesia), finalizzate con la festività di premiazione in cui si offrono diplomi e coppe.

Nelle parrocchie si organizzano periodicamente attività per la Giornata del Bambino (il 1° giugno), San Nicola, all’inizio delle vacanze scolastiche, catechismo, musica e poesia religiosa a cura dei genitori e altri membri delle parrocchie.

* Attività culturale

Nell’anno 2009 è iniziato il progetto "Le giornate del abito popolare romeno"- manifestazione organizzata ogni anno a Roma, e anche in altre parti d’Italia, con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le parrocchie. Le giornate dell’abito popolare romeno si festeggiano nella domenica dei Santi Romeni. In questa occasione i fedeli vengono in chiesa vestiti con gli abiti popolari romeni, continuando la tradizione autentica e la testimonianza della bellezza e la delicatezza del popolo romeno.

Dal 2013 si organizza ogni anno il Festival del Canto Natalizio e delle Tradizioni Cristiane invernali (a livello parrocchiale e del decanato) - Canto Natalizio Santo e Buono. Dal 2015 abbiamo lanciato dei nuovi eventi culturali a livello diocesano: Le Giornate della Lingua Romena, con l’organizzazione del primo concorso di creazione letteraria - Lettera Romena; e il Festival "Nostalgia di Eminescu".

Dal 2014 è diventato tradizione, che nella domenica di San Tommaso Apostolo, quando tutte le parrocchie di Lazio e dintorni si incontrano alla sede vescovile, si organizzi il Festival Gioia della Resurrezione, occasione con cui i bambini recitano poesie e cantano la festa della Pasqua di Nostro Signore.

Tra altre attività che ricordiamo ci sono anche i corsi di musica psaltica per gli interessati, sostenuti dalle parrocchie 2 e 3 di Roma. In molte parrocchie esistono veri cori per adulti e bambini, alcuni hanno anche inciso dei CD, vale la pena di ricordare Torino 2, Venezia 1 e Piacenza.

Nella Diocesi esistono due cori di sacerdoti, uno polifonico "Il Coro di San Romano il Melode" guidato dal Maestro Pr Gavril Popa (Ardea) e l’altro psaltico, "Il coro San Dionigi il Piccolo" guidato dal Maestro Pr. Marian Jjianu (Anzio). I due cori partecipano agli eventi importanti della vita della Diocesi, offrono la bellezza dei canti durante le messe, oppure rappresentano la Diocesi agli eventi culturali a cui è invitata.

Nel mese di maggio 2016, a Roma si organizzò il Congresso della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale con oltre 600 partecipanti membri, sacerdoti e civili, rappresentanti delle parrocchie e dei monasteri delle tre Eparchie della Metropolia. Sempre a maggio c’è stato il Congresso della Fraternità Nepsis MOREOM, con alcune centinaia di giovani dai vari paesi europei della Metropolia, sono stati tre giorni pieni di attività, conferenze spirituali, atelier tematici, inclusa la visita di Roma.

*

Oggi, dopo dieci anni dalla fondazione della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, ringraziamo il Signore per tutti i doni offerti alla nostra Diocesi e per tutto quello che abbiamo realizzato, e tutti desideriamo continuare il lavoro di prestazione del servizio al Signore nella Sua Chiesa.

Note:

(1) Il 2 dicembre 1945, arrivato dal Tirolo austriaco, il metropolita Visarion Puiu si stabilisce nel monastero Maguzzano, vicino Verona, che apparteneva alla congregazione „Poveri servitori della Divina Providenza “. La permanenza del metropolita in cerca di un rifugio che lo proteggesse dalle persecuzioni del regime comunista di Bucarest, era approvata proprio dal Papa Pio XII. Gli eventi politici che succedevano nel paese hanno convinto padre Visarion che il regime comunista sarebbe diventato duraturo, cosicché, nel giugno 1947, il metropolita fu obbligato a rifugiarsi nella neutrale Svizzera.

- Sito della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia:

Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

- Sito della Metropoli Ortodossa Romena per l’Europa Occidentale e Meridionale:

Metropoli Ortodossa Romena per l’Europa Occidentale e Meridionale

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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

BALKANS: Raffaella Coletti, a cura di "La Questione Orientale, I Balcani tra integrazione e sicurezza" (Donzelli Editore)

Il venerdì 19 aprile 2019 di Emanuele G.

A che punto siamo con i Balcani? La domanda è lecita in quanto si tratta di una vasta area europea che ha rivestito un’importanza fondamentale nella storia europea, ma che tuttavia sembra vissuta dall’Europa occidentale come una periferia indefinita ed indefinibile.

A colmare questa lacuna ci pensa un agile saggio scritto a più mani e coordinato da Raffaella Coletti. Il titolo è dei più adeguati: "La Questione Orientale"...ma anche il sotto-titolo: "Integrazione e sicurezza". "Integrazione" e "sicurezza" sono due termini che individuano alla perfezione la storia dei Balcani nell’ultimo ventennio. L’integrazione verso l’Unione Europea e la sicurezza perché i Balcani hanno avuto proprio negli anni novanta una storia tragica le cui ferite, purtroppo, tardano a sanarsi.

La storia dell’adestione all’Unione Europea degli stati afferenti a quell’area geopolitica non è facile. Per diversi motivi. Prima di tutto in quanto c’è un’oggettiva difficoltà da parte di Bruxelles di gestire un’Europa così allargata. Inoltre, gli stati appaiono non proprio pronti a soddisfare i dettagliati programmi di adesione anche perché spesso oggetto di autentiche crisi istituzionali.

Tutto questo ha prodotto un’involuzione democratica con la diffusione di tendenze nazionaliste ed autoritarie. Con il risultato di aver risvegliato dei fantasmi del passato. Di un passato recente e/o lontano che tante tragedie ha prodotto in quell’area.

Da qui la necessità di rafforzare la simbiosi fra i Balcani e l’Unione Europea. Unica soluzione per democratizzare l’area e stabilizzarla. Tutto ruta attorno al c.d. "processo di Berlino" dove si sviluppò una politica avente come scopo di integrare sempre di più i Balcani occidentali all’Unione Europea.

Il volume raccoglie il contributo di vari studiosi che passano in rassegna gli innumerevoli punti all’ordine del giorno nei Balcani più una coinvolgente introduzione a firma di Piero Fassino. Ovverossia la cooperazione regionale, le politiche finanzierie dell’Unione Europea per quell’area, la radicalizzazione islamica di alcuni stati, la questione giovanile, le tematiche afferenti alla libertà di stampa ed, infine, la rivalità di altre potenze nell’area.

Insomma, nei Balcani c’è molto da fare perché è lì che si misurerà il successo del sogno europeo di integrare come presupposto ad un’efgfettiva demcocrazia.

"La Questione Orientale" è un saggio che consiglio vivamente per avere una panoramica davvero ben approfondita e puntuale della situazione dei Balcani.

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Donzelli Editore

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La foto di copertina è fornita dalla casa editrice

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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

BOSNIA AND HERZEGOVINA: Attorney General’s Office for Daughter

Il venerdì 19 aprile 2019 di Emanuele G.

By The Center for Investigative Reporting

Last year, a young lawyer Jasmina Šehić was appointed attorney general in Jablanica Municipality in a hiring procedure that the local court and the office of ombudsmen established was botched.

In making the selection, there was no criteria for rating candidates, so the commission set up to make the hire did not explain how it ranked them. The commission gave points for the level of education and professional experience as well as the candidates’ answers about personal details, as well as their knowledge of judiciary. Šehić aced nearly all the questions.

“I and some other candidates got Bs for (answers to) questions such as first and last name, date of birth and marital status,” said Sean Buturović, a lawyer and attorney from Konjic, in an interview with reporters from the Center for Investigative Reporting in Sarajevo (CIN).

The commission did not keep minutes, so the candidates’ answers were not recorded. And the commission was composed of municipality’s staffers, including Jasmina’s mother Šemsa Šehić.

After the hiring procedure was closed, four candidates appealed to the Institution of Human Rights Ombudsman of Bosnia and Herzegovina (BiH) which recommended the procedure be voided. The Municipal Court in Konjic ruled along the same lines, but the case is on appeal before the Cantonal Court in Mostar.

The Šehićs, mother and daughter, did not want to speak about the matter. Šemsa Šehić curtly said that she did not influence her daughter’s selection, while Jasmina said that everything was in accordance with legal procedures.

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Jasmina Šehić was selected from among seven candidates for Jablanica Municipality’s attorney general by a hiring commission that included her mother’s work colleagues. (Print Screen: Jablanica Municipality’s official page).

Subjective Rating

Šehić got an M.A. from the Law School of Sarajevo University in 2016. Having completed her studies, she worked at the National Theater in Sarajevo; the Association of Victims and Witnesses of Genocide; a private construction firm; the Municipal Court in Konjic, and a law firm in Sarajevo. She applied for the attorney general job in Jablanica with a one-year traineeship and two and a half years on-the-job experience.

Salem Dedić, the head of the municipality put together the commission to select the attorney general. Its president was Amela Muratović, and members were Amra Nuhić, Belma Ćemić, Dženan Mulahasanović and Šerif Buturović. They are all the municipality staffers and colleagues of Jasmina’s mother Šemsa, who is the secretary of the Municipal Council.

Applicants must meet general criteria such as: be a Bosnian citizens of legal age; have no record of convictions; have no war crimes records; and no record of being sacked from civil service. They also have to meet specific criteria: that they have a B.A. in law and have passed the bar exam; have two years of work experience; not belong to a political party and have no private interests that could collide with the position of attorney general.

Seven candidates applied and they all met the formal requirements of the job ad. After the interview, the commission rated Šehić the highest. However, it is not clear on what criteria the professional and personal questions were rated.

“Look, if I did not apply to a job ad in Jablanica I would not even know that I don’t know what my name was,” Buturović told CIN.

He worked for eight years at Konjic Municipality’s Department of Legal and Property Affairs. He has worked on many eminent domain cases but when tested on these questions, the commission gave him a C.

“Only later, when I asked to see the minutes with the ranking of the best candidates did I see what they wrote there …that I did not know the answers to questions in the field in which I worked for eight years. I think that’s rich, it speaks for itself,” said Buturović.

Candidate Sanela Hadžić-Ćosić told CIN that she worked in an attorney general’s office at the beginning of her career. The commission gave her two out of five points for personal presentation.

How candidates answered during the interviews was not recorded.

Nejra Bašić was ranked second and she says that she was harmed because the commission’s president Muratović attempted to convince her that she did not answer one question correctly. However, neither hers nor the other candidates’ answers could be checked.

“I think that the minutes were irregularly kept, and that they contain some incorrect and terse information,” said Bašić.

Nevertheless, Muratović told CIN that there were no issues with the hiring procedure and everything was done in line with the law. “The commission did its job in the best way it could,” she said.

The commission’s decision that Šehić was the best candidate was approved by the Municipal Council. The municipal head Dedić signed off on the Council’s decision and wanted to speak no more about it. Sean Buturovic Admira Lipovac Sanela Cosic Hadzic Nejra Basic

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Sean Buturović, Admira Lipovac, Nejra Bašić, and Sanela Ćosić-Hadžić, losing candidates for a job as Jablanica Municipality’s attorney general, filed an appeal with the Institution of Ombudsmen in BiH to protest the appointment of Jasmina Šehić. (Foto: CIN)

The Court Case

After the hire was completed, four dissatisfied candidates Sean Buturović, Sanela Ćosić-Hadžić, Admira Lipovac and Nejra Bašić, sent a complaint to the Ombudsmen for Human Rights in BiH. Ombudsmen issued a recommendation to void the hiring procedure because there was no rating criteria and candidates were asked confusing questions. It also stated that other candidates were in an inferior position to Šehić, because her mother works for the municipality.

“The work of the relevant commission was clearly not correct, transparent and public. The irregularities in terms of how the minutes on the commission’s work were kept and its content speak for itself,” said the Ombudsmen advisor Amra Kazić.

However, the municipality did not follow the Ombudsmen recommendations.

“We have followed the hiring procedure and conducted everything in accordance with the law on government appointments,” says Muratović. “I’m fully behind everything that was within our competences.”

After the municipality paid no heed to the recommendations, Buturović filed a court case before the Municipal Court in Konjic. He claimed that the hiring procedure was violated and that Šehić did not have adequate work experience.

The Konjic court ruled that the job ad should be voided and the hire redone. The ruling states that the commission did not established clear criteria for rating the candidates and this violated the FBiH rules on ministerial, governmental and other appointments. The municipality appealed and the case is currently before the Cantonal Court in Mostar.

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Attorney General’s Office for Daughter

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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

CENTRAL ASIA: Perspectives on Russia’s Policy towards Central Asia

Il venerdì 19 aprile 2019 di Emanuele G.

In response to failures in the implementation of Eurasian integration, Russia is intensifying bilateral relations with countries in Central Asia. Russian Foreign Minister Sergey Lavrov visited Kyrgyzstan, Tajikistan, and Turkmenistan on 4–6 February. On 28 March Russian President Vladimir Putin visited Kyrgyzstan, for the first time since President Sooronbay Jeenbekov took office in 2017, and last year, on 18–19 October, visited Uzbekistan for the first time since President Shavkat Mirziyoyev took office in 2016. The visit in Uzbekistan was combined with an informal summit of the presidents of Russia, Kazakhstan, and Uzbekistan in Kazakhstan. Cooperation on regional security was a common element of all the talks.

Importance of Central Asia for Russia. Russia perceives the region as a potential source of destabilisation through terrorism, organized crime, or ethnic conflict. The significance of the region for Russia’s security is reflected in its 2015 National Security Strategy and 2016 Foreign Policy Concept. Russia has military infrastructure in the region, including bases in Kyrgyzstan and Tajikistan (its largest abroad) and the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan.

For Russia, having a presence in Central Asia also has ideological meaning. Russia perceives this region as part of the Russian world (Russkiy Mir) and the participation of the states in this region in Eurasian integration is a prerequisite of Russia’s goal of full reintegration of the post-Soviet area.

From Russia’s perspective, the stabilisation of Afghanistan is crucial to security in the region; therefore, Russia has strengthened its contacts with the Taliban (on 5–6 February, a conference of the Afghan opposition with the participation of the Taliban took place in Moscow). The diplomatic aim is to increase the Taliban’s room for manoeuvre in relations with the U.S. and to strengthen their position inside Afghanistan. In the context of the reduction of the U.S. military presence in Afghanistan, Russia wants to increase its influence in this country and use that in relations with other countries in the region.

Instruments of Russia’s Policy. The security problems, though, are a pretext for Russia to put pressure on the Central Asian countries. Its instruments of influence include multilateral cooperation formats: Eurasian Economic Union (EEU), Collective Security Treaty Organisation (CSTO), Commonwealth of Independent States (CIS), Shanghai Cooperation Organisation (SCO).

However, the countries in the region are reluctant to deepen transnational integration under the EEU (its members) or accession (Tajikistan), which limits the effectiveness of this policy instrument. The EEA also is not conducive to improving the economic situation in the region. Kazakhstan and Kyrgyzstan’s membership in the EEU generates negative economic consequences for them. Harmonisation of customs policy and raising external tariffs limits the benefits in turnover with partners outside the organisation, raises the cost of re-exports of goods and hinders cross-border trade. The slow introduction of the common energy market (to be in place from 2025) enables Russia to sign trade agreements with each member state on preferential terms (especially with regard to energy sources and electricity imported from Russia). Due to political dependence on Russia, Kazakhstan and Kyrgyzstan cannot withdraw from the EEU and remain susceptible to Russian influence, especially during periods of crisis or political succession, such as the transfer of power by Nursultan Nazarbayev in Kazakhstan.Economic influence in Central Asia, although weakened due to the problems with the Russian economy since 2014 and the growing role of China, remain an important political instrument for Russia. It is one of the most important partners in the region (accounting for about 30% of trade exchange) and the largest labour market for citizens of these countries. After China, it is the second-largest source of foreign direct investment. Regional economies remain susceptible to fluctuations in the Russian economic situation and the value of the rouble.

Russia uses cultural ties, historical heritage, and Russian-language media as political instruments. Connections among the political elite, both the older generation originating from the Soviet nomenklatura and younger ones connected by business relations with Russia, are also significant. Russia’s interests are also served by a number of state institutions, such as the Russkiy Mir Foundation and Federal Agency for the CIS (Rossotrudnichestvo), as well as Russian minority associations and Slavic universities. Another instrument of influence in the region is Russian minorities, mainly in Kazakhstan, where Russians make up about 23% of the population.

The Limits on Russia’s Activities. Factors that restrict Russia’s ambitions include the independent foreign policy attempts of countries in the region, such as Uzbekistan’s multi-vector policy and Turkmenistan’s neutrality. Neither country is a member of the EEU or CSTO. The growing attractiveness of China’s Belt and Road Initiative (BRI) challenges economic integration within the EEU. Russia is trying to minimise China’s growing economic advantage by coordinating its concept of Eurasian integration with the Chinese initiative. In 2015, President Vladimir Putin and Chinese leader Xi Jinping signed a declaration that their countries seek common interests in EEU and Chinese projects, but this did not entail real ventures.

China is also increasing its involvement in regional security, previously dominated by Russia. In February, information appeared about the establishment of a Chinese military base in Tajikistan, a CSTO member. The beginning of a permanent Chinese military presence in Central Asia may be a challenge for Russia, especially if China strives to further develop its military infrastructure in the region. So far, though, China has not declared its intention to create a competing security system, rather its stated goal is to stabilise its borders (a military presence in the Wakhan Corridor in Afghanistan also serves this purpose), which is in line with Russia’s interests.

Another challenge for Russia is preserving the role of the Russian language as a tool of influence in Central Asia. For Russia, it is thus disadvantageous when countries in the region stop using Cyrillic (after Kazakhstan converted to the Latin alphabet, only Kyrgyzstan and Tajikistan still use Cyrillic).

Conclusions. Security will remain a priority for Russia in its Central Asia policy. It prefers bilateral relations with countries in the region, intensifying military contacts, and increasing its military presence in the region (Increasing Russia’s military presence in Kyrgyzstan was one of the topics Putin`s visit to Kyrgyzstan this year). Forms of multilateral cooperation, such as CSTO (enabling the use of rapid-reaction forces), will be increasingly used to legitimise its military activities.

Russia seeks to strengthen its position in Afghanistan through its relations with the Taliban, which may take over power in the country, as well as its traditional allies—Afghan Uzbeks and Tajiks. Influence on the stability of Afghanistan and its borders will be used in relations with its neighbours—Turkmenistan, Uzbekistan, and Tajikistan.

Greater cooperation between Russia and China is possible because stabilisation of the region is in both their interests. It is possible that this will lead to strengthening the role of SCO. However, China’s violation of Russia’s monopoly on security issues in the region, combined with economic domination, will have a negative impact on the latter. Russia may be forced to engage more resources when formulating political counter-competition to China. This probably will not reduce Russian involvement in other regions, such as Eastern Europe.

Russia’s Central Asia policy will consolidate local regimes and reduce their potential for democratisation, which will weaken the EU’s ability to cooperate with them. In areas important for the stabilisation of the region, such as border control, migration processes, or combating terrorism, the EU remains an attractive partner. Strengthening existing and well-functioning forms of cooperation, such as the EU Border Management Programme in Central Asia (BOMCA), is in line with the Union’s strategic security interests.

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Rubrica : {Mafie}

Quando i Santapaola misero gli occhi sul calcestruzzo per il Ponte sullo Stretto

Il giovedì 18 aprile 2019 di Antonio Mazzeo

Alle forniture di calcestruzzo per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina ci avrebbero dovuto pensare i fratelli Pietro “Piero” e Vincenzo “Enzo” Santapaola, stretti congiunti e presunti rappresentanti della famiglia mafiosa del boss catanese Benedetto “Nitto” Santapaola per la provincia di Messina. A riferirlo è stato il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, già a capo del potente clan di Mazzarrà Sant’Andrea, nel corso della sua deposizione come teste al processo Beta sulle trame affaristiche e immobiliari del gruppo Romeo-Santapaola e di alcuni professionisti e imprenditori messinesi “contigui” all’organizzazione criminale. “Piero o Enzo Santapaola, ma direttamente Piero, sono stati i garanti per ciò che concerneva il montaggio da parte della Calcestruzzi S.p.A. di Bergamo, all’epoca retta per la Sicilia da Franco Librizzi, di un impianto di calcestruzzo che facemmo montare sulla Panoramica in una cava che all’epoca o tutt’oggi, ancora non so, era di proprietà o è di proprietà di un certo Puglisi che era socio con la buonanima di Rotella Michele”, ha dichiarato Bisognano. “Essi furono i garanti affinché questo impianto fosse montato e desse la tangente direttamente a Piero. Però non lo so se avvenne, poi io fui arrestato. E questo impianto fu montato dalla Calcestruzzi S.p.A.; nel contempo c’era stato il progetto preliminare per la costruzione del Ponte affinché la Calcestruzzi subentrasse di nuovo su Messina per le forniture di calcestruzzo. Difatti mi ricordo che all’epoca fece un contratto di circa centomila metri cubi di materiale con questa cava dove aveva montato l’impianto”.

Quegli scivoloni della Calcestruzzi S.p.A. in Sicilia

Utile rispolverare alcune delle vicende giudiziarie che hanno interessato certe attività della società leader in Italia nella produzione di cemento e calcestruzzo. Fondata alla fine degli anni cinquanta dalla famiglia Ferruzzi di Ravenna, nel 1997 la Calcestruzzi S.p.A. fu acquistata dall’allora Gruppo Italcementi in mano alla famiglia lombarda dei Pesenti, per essere definitivamente trasferita tre anni fa al colosso tedesco HeidelbergCement che vanta un fatturato annuo di 17,3 miliardi di euro e poco meno di 70.000 dipendenti sparsi in tutto il mondo. Nel novembre 2005, nell’ambito del procedimento Odessa relativo alla riorganizzazione della famiglia di Riesi, la Procura della Repubblica di Caltanissetta ordinava l’arresto di una quarantina di persone, tra i quali Giuseppe Giovanni Laurino, al tempo capo zona per la Sicilia orientale della Calcestruzzi S.p.A di Bergamo, ritenuto dagli inquirenti uomo d’onore affiliato alla cosca locale, per conto della quale avrebbe operato nell’impianto di calcestruzzo gestito a Riesi. Nel luglio 2006 l’operazione antimafia Doppio Colpo fornì ulteriori elementi sul sistema di penetrazione economica delle cosche nissene nella gestione degli appalti e della fornitura di materiali ai cantieri edili. Sotto inchiesta insieme a Laurino ed alcuni boss locali finirono altri due dipendenti della Calcestruzzi, Fausto Volante (allora direttore regionale per la Sicilia) e l’autotrasportatore Salvatore Paterna. Alla sede centrale della società controllata da Italcementi venne notificata un’informazione di garanzia: secondo la Procura la Calcestruzzi aveva “svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra”. Contestualmente la Procura emise un decreto di sequestro preventivo degli impianti posseduti nella provincia di Caltanissetta.

A fine gennaio 2008 la Calcestruzzi S.p.A. rimase coinvolta in una nuova inchiesta della Procura nissena che ordinò il sequestro preventivo della società e l’arresto dell’allora amministratore delegato Mario Colombini per “truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato l’attività della mafia”. Assieme a Colombini finirono in manette anche l’ex direttore generale per la Sicilia e la Campania Fausto Volante e due suoi ex predecessori alla guida della Calcestruzzi, Francesco Librizzi e Giuseppe Giovanni Laurino. Stando agli inquirenti, la gestione del comparto produttivo di Calcestruzzi, “carente di adeguate direttive e di dovuti controlli, sarebbe stata affidata a figure aziendali di dubbia lealtà ed alcune addirittura organiche a Cosa Nostra che avrebbero consentito di curare gli interessi della consorteria criminale e, contestualmente, avrebbero garantito adeguati introiti alla holding”. Qualche mese dopo l’intero capitale sociale dell’azienda bergamasca fu però dissequestrato e decadde l’accusa di favoreggiamento della mafia ed intestazione fittizia di beni. In un nuovo filone d’indagine del 2010 denominata Doppio Colpo 2, i Carabinieri e la Guardia di Finanza di Caltanissetta arrestarono 14 persone per associazione a delinquere e frode in pubbliche forniture. Secondo l’accusa, la Calcestruzzi S.p.A., al tempo sotto amministrazione giudiziaria, aveva assunto un ruolo da “monopolista” nella fornitura di calcestruzzo in Sicilia grazie a presunti accordi stipulati con alcune consorterie criminali. Anche stavolta però buona parte delle accuse vennero smontate dalla difesa in sede processuale: in particolare fu rilevato dalla società come dei circa 250 impianti di produzione di calcestruzzo esistenti in Sicilia solamente sette erano sotto il suo controllo e pertanto non era possibile “insinuare alcuna posizione di monopolio”. Nel dicembre 2013 il Tribunale di Caltanissetta, su richiesta del Pm titolare delle indagini, prosciolse gli indagati coinvolti nell’operazione. Al processo di primo grado sulle presunte forniture di calcestruzzo depotenziato per la costruzione di importanti opere pubbliche in Sicilia, tra cui pure lo svincolo autostradale di Castelbuono sulla Messina-Palermo (secondo l’accusa grazie ad una peggiore qualità dei materiali, l’azienda avrebbe ottenuto i fondi per pagare il pizzo a Cosa Nostra), l’ex amministratore Mario Colombini fu invece condannato a 4 anni di carcere e seimila euro di multa per frode in pubbliche forniture. Sei anni e 10 mesi furono inflitti invece all’ex direttore Fausto Volante e 3 anni e sei mesi all’altro capo area della Calcestruzzi S.p.A., Giuseppe Giovanni Laurino, divenuto intanto collaboratore di giustizia (Laurino era stato già condannato a 10 anni per associazione mafiosa al processo scaturito dall’operazione Odessa). Al processo d’appello (sentenza del 30 settembre 2014), i giudici della Corte di Caltanissetta hanno ridotto la condanna per Mario Colombini a 2 anni e 6 mesi, mentre hanno assolto Volante e Laurino. Nell’aprile 2017 l’ex dirigente della Calcestruzzi Fausto Volante è stato assolto ancora una volta a Caltanissetta al processo che lo vedeva imputato di concorso esterno in associazione mafiosa (il Pm aveva chiesto la condanna a 9 anni ritenendolo “vicino” alla famiglia di Riesi).

Una cava sulla Panoramica per i grandi affari del Ponte

Se alla fine la società bergamasca e quasi tutti i suoi responsabili locali uscirono indenni dalle pesanti inchieste che li aveva visti coinvolti in Sicilia, le attività d’indagine e le intercettazioni ambientali hanno provato come uno degli interessi strategici delle alleanze realizzate nell’Isola dalla Calcestruzzi S.p.A. erano finalizzate proprio alla compartecipazione ai lavori di realizzazione del Ponte di Messina. “La Calcestruzzi aprì un impianto a Messina in previsione della costruzione del Ponte sullo Stretto; del resto Impregilo, ex Girola, ha sempre lavorato con la Calcestruzzi”, ha riferito ai giudici di Caltanissetta Salvatore Paterna, già dipendente della società al tempo in cui era in mano al gruppo Pesenti. A seguire l’evoluzione dell’impianto peloritano c’era allora Francesco Librizzi, l’ex capo zona menzionato dal collaboratore Carmelo Bisognano all’ultima udienza del processo Beta (anche Librizzi è stato assolto a Caltanissetta). In quegli anni il capo zona di Calcestruzzi era in contatto con il capo della famiglia mafiosa di Caltagirone, Francesco “Ciccio” La Rocca, storico alleato dei Santapaola e delle cosche dei Nebrodi (clan Rampulla). Secondo quanto appurato dagli inquirenti, il 29 novembre 2002 a San Michele di Ganzaria si tenne un incontro a cui parteciparono Francesco La Rocca e Francesco Librizzi insieme a Giovanni Giuseppe Laurino, Alfio Mirabile e altri esponenti di spicco delle mafia catanese e nissena per discutere sulle forniture di calcestruzzo in Sicilia. All’ordine del giorno del meeting pure la produzione di un nuovo impianto Calcestruzzi nella città dello Stretto e la realizzazione di un piano di urbanizzazione nel quartiere di Santa Lucia a Contesse. “Dal tenore dei dialoghi – riportano gli inquirenti – appare chiaro il riferimento alla pianificazione di alcuni lavori ed alla relativa fornitura di conglomerato cementizio che sarà a cura di un impianto della Calcestruzzi. Gli elementi, naturalmente, convergono ad individuare l’impianto di Messina che sono dei locali di Messina, ci dicono come soprannome l’arancino”. Successivamente i magistrati sono stati in grado di accertare che dietro lo pseudonimo di arancino utilizzato nei colloqui tra gli indagati si celavano i fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, “persone che senza essere inserite nella struttura organizzativa di un sodalizio e costituire un autonomo gruppo criminale, hanno operato nell’ambito della loro attività imprenditoriale d’intesa con esponenti mafiosi” (i due boss messinesi Luigi Sparacio, poi collaboratore di giustizia, Giacomo Spartà, ecc.). Ai fratelli Pellegrino, originari del villaggio della zona sud di Santa Margherita, attivi nel settore della movimentazione terra, dell’edilizia e della produzione di calcestruzzo, sei mesi fa sono stati confiscati in via definitiva i beni patrimoniali per un valore di 50 milioni di euro. Il ruolo di dominus assunto dalle aziende in mano ai fratelli Pellegrino nelle opere pubbliche della città di Messina è confermato dalla rilevanza dei lavori ottenuti in appalto: la demolizione di alcune palazzine del complesso “Casa Nostra” di Tremonti; lo smantellamento dei padiglioni all’interno di alcune caserme militari; le operazioni di sbaraccamento di Fondo De Pasquale, nel quartiere di Giostra; la costruzione dell’approdo di Tremestieri utilizzato per il traghettamento dei Tir nello Stretto e un grande centro commerciale nel villaggio di Contesse. C’è stato un altro ex funzionario della Calcestruzzi S.p.A., tale Francesco Staiti, a fornire ai magistrati nisseni ulteriori elementi sull’interesse suscitato dallo stabilimento creato a Messina in vista dei lavori del Ponte. Nel corso di un’udienza del processo Odessa contro le cosche di Riesi, Francesco Staiti ha dichiarato di essere stato raggiunto nella città dello Stretto da Francesco Librizzi e Giovanni Giuseppe Laurino che gli proposero di curare la realizzazione di un impianto di calcestruzzi. “La costruzione dello stabilimento di Messina iniziò nell’agosto 2002 e già due mesi dopo, ad ottobre, esso era operativo”, ha spiegato l’ex dirigente. Francesco Staiti fu nominato responsabile dell’impianto, ma il suo rapporto fiduciario con Laurino e Librizzi si incrinò dopo gli arresti ordinati a fine 2005. L’agosto successivo Staiti fu sospeso dall’azienda su pressione dei due, subendo pure danneggiamenti e minacce telefoniche da parte di misteriosi terzi. Francesco Staiti ha rivelato agli inquirenti di avere avuto dei conflitti con Laurino perché quest’ultimo non condivideva il modo con il quale egli seguiva le regole di gestione, curava la riscossione dei crediti aziendali e controllava la qualità degli inerti forniti. A far precipitare le cose, l’intenzione del responsabile di mettere seriamente in discussione “per la sua scarsa qualità”, la fornitura alla Calcestruzzi del materiale da cava da parte dell’A.G.P. S.r.l. di Messina, “società che vedeva titolari gli autotrasportatori Michele Rotella e Giacomo Lucia”. Il primo era noto negli ambienti criminali barcellonesi con il soprannome u baruni. Arrestato nell’ambito dell’inchiesta Vivaio sulle infiltrazioni mafiose nella gestione delle discariche di rifiuti di Mazzarrà Sant’Andrea e Tripi e nei lavori di raddoppio della linea ferroviaria Messina-Palermo, a seguito di un malore Michele Rotella è deceduto nel febbraio 2016 nel carcere di Catanzaro dove stava scontando la condanna definitiva a 8 anni di reclusione per quel procedimento.

Ma anche Salvatore Paterna ha fatto ai giudici i nomi dei piccoli imprenditori-auto trasportatori del messinese. “Michele Rotella e Giacomo Lucia, in compagnia di Francesco Librizzi, si presentarono un giorno dal direttore Volante per discutere di questioni commerciali e ad un certo momento Rotella gli consegnò dodicimila euro avvolti in carta di giornale”, ha riferito l’ex dipendente Calcestruzzi. “Si trattava della sovrafatturazione destinata alle famiglie di Cosa Nostra locali. Il Volante ritenne quel gesto un modo per incastrarlo magari al fine di essere scavalcato in carriera da Librizzi; quindi, preoccupato di ciò, denunciò il tutto… Fu Laurino a riferirmi i particolari e a dirmi che Librizzi per tali ragioni venne licenziato”. A seguito dell’inchiesta su mafia e cemento, Fausto Volante fu sospeso dalla Calcestruzzi. Prima di lasciare l’incarico, Volante concesse senza esserne previamente autorizzato un fido di 258 mila euro ed una comoda dilazione di pagamento ad una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Giostra”, operante a Messina. L’operazione fu duramente commentata nel corso di una conversazione telefonica tra l’allora amministratore delegato Mario Colombini e Ioannis Karidis, la persona chiamata a sostituire Volante in Calcestruzzi. “Ma chi sono i partecipanti alla SCARL?”, chiede Colombini. “Boh!”, risponde Karidis con un’ironica risata. “Ecco, cerchi di appurare chi sono questi, perché sa, queste SCARL sono una consuetudine abbastanza diffusa sul mercato e l’importante è vedere chi c’è dietro... Magari sono azionisti che conosciamo, affidabili, perché mi meraviglia che abbiamo dato 250 mila euro se dietro non ci sono aziende solvibili...”. “È una società consortile tra Demoter e AIA S.p.A.”, precisò alla fine il funzionario siciliano. I lavori oggetto di discussione erano quelli rilevati dalla Demoter del potente costruttore Carlo Borrella (tra gli imputati chiave del processo Beta) per il completamento degli svincoli autostradali di Giostra e Annunziata, progettati la notte dei tempi proprio in vista della connessione dell’A-20 Messina-Palermo con Capo Peloro e il Ponte.

Il 19 settembre 2006, il nuovo responsabile Calcestruzzi Ioannis Karidis veniva intercettato mentre analizzava con un ingegnere le strategie aziendali tra la società madre Italcementi e la controllata Calcestruzzi nei mesi in cui si faceva sempre più probabile l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto. Argomento centrale l’apertura di nuovi impianti a Catania (Piano Tavola e Primo Sole) e nella provincia di Messina. In quest’ultima, Calcestruzzi sarebbe stata orientata ad abbandonare il presidio presso la cava di Messina gestita dall’A.G.P. S.r.l., alla luce dei problemi amministrativi riscontrati e delle pretese incalzanti della locatrice, per rilanciare il vecchio opificio in disuso a Villafranca Tirrena, sotto sequestro per violazioni di carattere ambientale. “Ci sono grossi problemi di bonifica, proprio un casino – affermava uno degli interlocutori – ma così abbiamo modo di occupare tutto il mercato dal capoluogo sino a Milazzo”.

Soffermandosi sull’impianto di Messina, i due dirigenti rilevavano come la sua gestione registrasse perdite finanziarie stimate nell’ordine di 120 mila euro l’anno. Ciò, però, non sembrava preoccuparli, anche perché la cessione del cemento tra Italcementi e Calcestruzzi rendeva assai remunerativo lo stabilimento. Scrivono in merito gli inquirenti nisseni: “I calcoli effettuati evidenziano che l’impianto di Messina attesterà nel 2006 una produzione di calcestruzzo pari a 16.000 metri cubi. Data la percentuale di stima di utilizzo delle polveri di cemento di circa il 30% per ogni metro cubo di calcestruzzo prodotto, gli interlocutori concordano su un quantitativo di cemento impiegato nella produzione pari a 4.800 tonnellate. La vendita di tale legante al prezzo di 80 euro la tonnellata permetterà di incamerare alla Italcementi una somma complessiva di 384.000 euro. Applicando la percentuale di margine operativo lordo determinata dalla citata società nel 30%, gli interlocutori ottengono un ricavo stimato a circa 115.000 euro”. La perdita derivante dalla cessione di calcestruzzo veniva pertanto compensata con i relativi ricavi ottenuti con la cessione delle polveri di cemento. Considerato poi che per i lavori del Ponte era stata prevista la fornitura di oltre un milione e centomila tonnellate di cemento e 860 mila metri cubi di calcestruzzo, si può comprendere come mai l’impianto di Messina dovesse essere comunque mantenuto in vita.

La presenza di Michele Rotella e Giacomo Lucia all’interno dell’A.G.P. Aziende Generali Puglisi S.r.l., la società con oggetto la produzione, lavorazione e vendita di inerti e manufatti in cemento che secondo Carmelo Bisognano sarebbe stata attenzionata dai fratelli Santapaola per i lavori del Ponte, è stata accertata dagli inquirenti della Direzione Investigativa Antimafia nel corso dell’inchiesta Vivaio e riportata dal Gip del Tribunale nella relativa ordinanza di custodia cautelare dell’8 aprile 2008. Anche il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria a pag. 830 dell’ordinanza di applicazione di misure cautelari della cosiddetta operazione Gioco d’azzardo (6 maggio 2005) si sofferma sulla stessa società. “Sempre riconducibile al Puglisi Antonino Giovanni è poi l’A.G.P. - Aziende Generali Puglisi S.r.l., ditta che gestisce in questa contrada Fosse Minaia una cava di sabbia con capitale ripartito fra Bonanzinga Elisabetta, Lucia Giacomo, Rotella Angelo, Puglisi Adele figlia di Antonino Giovanni, Di Pietro Maria, Scalisi Vincenzo”, annota il Gip di Reggio. “A partire dal 10 febbraio 2003, rappresentante legale della società è Madaudo Dino, marito della Bonanzinga Elisabetta, esponente di rilievo del P.S.D.I., deputato nazionale, già Sottosegretario alle Finanze e alla Difesa”. Il Rotella Angelo non è altro invece che il figlio di Michele Rotella ‘u baruni. Ancora una prova documentale dunque della veridicità delle dichiarazioni rese dal collaboratore Bisognano al processo Beta.

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Rubrica : {Flash}

Massimo Bordin RIP

Il mercoledì 17 aprile 2019 di Redazione

Massimo Bordin era anche un nostro compagno. Tale lo sentivamo tutte le volte sentivamo la sua inconfondibile voce su Radio Radicale. Un compagno troskista e radicale, sempre curioso e attentissimo, intelligente, umanissimo. Diverso anche dalle sbandate egocentriche di Marco Pannella. Attraverso la voce di Massimo Bordin abbiamo seguito le vicende quotidiane di questa nostra Repubblica, le battaglie civili in cui ci siamo riconosciuti come Girodivite - e le cose che ci dividevano comunque dai compagni radicali divenuti negli ultimi anni sempre più collaterali al potere dominante "liberista".

Salutiamo con tristezza Massimo Bordin, e quella "cosa" che avrebbe potuto essere il radicalismo e che nei fatti - impersonato da altre figure che non erano quella di Massimo Bordin - è stato altro. Con Bordin il radicalismo continuava a essere quello che dovrebbe: intelligenza che guarda gli altri uomini e le altre donne, ponendosi allo stesso livello degli ultimi della Terra.


Massimo Bordin (Wikipedia)

Massimo Bordin (Roma, 18 agosto 1951 – Roma, 17 aprile 2019) è stato un giornalista italiano.

Da giovane ha aderito alla IV Internazionale ed è stato per anni un convinto trotskista.

Direttore di Radio Radicale dal 1991 al 31 luglio 2010, curava dal lunedì al venerdì Stampa e Regime, la rassegna stampa dedicata ai temi politici della giornata. Il programma è stato trasmesso per qualche tempo anche in video da RED TV.

Il 9 luglio 2010 annuncia le sue dimissioni dalla direzione di Radio Radicale, per insanabili divergenze con il suo editore di riferimento, Marco Pannella. Continuerà comunque a lavorare per la testata per la quale, per anni, è stato interlocutore di Marco Pannella nella conversazione domenicale con il leader radicale.

Ha presentato la rubrica settimanale Mediorientale con la ex deputata del Popolo della Libertà Fiamma Nirenstein e curato lo Speciale Giustizia e la rubrica dall’America a cura di Giovanna Pajetta.

Il 17 aprile 2019 Radio Radicale dà l’annuncio della sua morte. Era affetto da un male inguaribile ai polmoni.


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Rubrica : {Flash}

Domenico Bello RIP

Il mercoledì 17 aprile 2019 di Redazione

Stamattina ho saputo della scomparsa di Domenico Bello, purtroppo non in tempo per un ultimo saluto. Domenico era un uomo particolare, sensibile, colto, generoso. Grandissimo lavoratore, l’ultima volta mi ha lasciato la casa dipinta di azzurro e di viola. Mi ha lasciato le parole che ci scambiavamo mentre pitturava, parole che portavano il segno di una religiosità profonda, di una coscienza sociale sempre viva, del suo amore senza riserve per l’altro. Voglio ricordarlo con una delle sue poesie, perché era artista e poeta finissimo. Ciao, dolce amico

Nuccia Tronco🌹


1
Vuoto
il vaso
si riempì di idee
nell’incerta immagine
riflessa allo specchio d’acqua

2
ed il sole chiamò le ore del giorno
al seno della terra
e gli alberi suonano
al passare del vento
di parabole sparse

3
la pioggia appanna i vetri della vita
d’opaca solitudine
ad un verso andato
a parole non dette
al ventre che travaglia
nel tenersi tutto dentro

4
Ti ho atteso questa sera
ma invano
l’amore non sboccia
vive i suoi momenti
di incertezze
ti donai una rosa, non so che fine abbia fatto
la vita bisogna sapersela giocare.

db


La morte di Domenico Bello, Mimmo. Un caro ragazzo, un poeta timido. Lo incontravo spesso, camminando lungo via Garibaldi e probabilmente era anche quello il motivo che mi spingeva a prendere via Garibaldi (negli ultimi anni molto degradata), per poter incontrare il mio amico. Per l’amicizia vera basta anche solo un saluto, un cenno anche da lontano. Calvo, piccolino, carnagione chiara e viso da marinaio. Amava la natura: lo pigliavo in giro dicendogli di stare attento ad andare in montagna, che le aquile potevano colpirlo facendogli la cacchetta sulla testa. Mimmo aveva una vita dura, faceva il pittore di pareti e si offriva - mi diede timidamente il suo biglietto qualche anno fa. Sapevo che poetava, ci eravamo conosciuti in occasione di un reading poetico qualcosa come trent’anni fa. Anche questo ci univa, il reciproco rispetto. Aveva scelto una posizione appartata della vita, aveva una visione amara delle cose umane e della politica, ma sorrideva - timido, innocente. Gli volevo bene. In questo paese, Lentini, in cui stiamo tutti morendo, mi manca.

sergej


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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 40. Il ’’nostro’’ 25 Aprile e il loro.

Il mercoledì 17 aprile 2019 di Franco Novembrini

Sabato 13 aprile, nel mio comune, Villasanta (MB), è stata allestita dell’ANPI una mostra su quella che è passata alla storia come la strage di Marzabotto, ma che interessò comuni e paesi a ridosso della tristemente famosa linea Gotica. Dall’agosto 1944 ai primi di ottobre dello stesso anno i nazisti, aiutati dai fascisti repubblichini, spesso vestiti con divise SS, fecero delle stragi che partirono dal Tirreno all’Adriatico e che non furono solo quelle di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto, ma fu una pulizia etnica per tenere libere le vie di rifornimento e di ritirata della truppe naziste.

Le operazioni, comandate dal tristemente famoso Kesserling, il quale si servi di ’’esperti’’ come il maggiore Reder che aveva dato dimostrazione di efficienza nelle stragi in Ucraina. Uno degli obiettivi delle stragi era anche, uccidendo donne, vecchi e bambini, quella di disarticolare le brigate partigiane, composte per buona parte da giovani dei luoghi delle stragi e la diffusione delle notizie delle stesse portava quegli uomini a lasciare i reparti e andare ad informarsi sulle sorti delle proprie famiglie. La cosa risulta chiara dagli elenchi delle vittime di tali stragi in cui si può notare la bassa percentuale di uomini in età di combattere, evidentemente partigiani o renitenti alla leva e l’alta percentuale di vecchi donne e bambini.

LA MOSTRA - La mostra, i filmati e il libro che li accompagna sono di rara bellezza ed efficacia e, come giustamente faceva notare l’oratore, notevoli sono la colonna sonora per le musiche e per i silenzi meditativi che la intervallano. Ho apprezzato il lavoro dell’autore, Aniceto Antilopi e notevole anche il volantino che lo accompagna, in cui si intravvede sotto la prima pagina, un inizio della bandiera italiana, senza il marchio di casa Savoia e prodromica della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Credo fermamente nella lotta partigiana e ritengo che l’Italia fosse stata liberata dagli alleati, come è stato fatto per buona parte del sud il referendum costituzionale avrebbe dato la possibilità alla casa Savoia di poter regnare ancora. I dati elettorali del referendum lo dimostrano chiaramente. Ringrazio i compagni dell’ANPI della Brianza che hanno accompagnato Aniceto e ci hanno permesso di vedere questa mostra che, secondo me, merita una doppia visita, in quanto nella prima si possono vedere le belle foto che la accompagnano e nella seconda ’’ascoltare’’le stesse che ci raccontano quello che custodiscono.

Sono sentimentalmente legato ai luoghi delle foto perché fino all’età di 4 anni ero a pochi chilometri di distanza, sulla strada Porrettana e i miei familiari hanno conosciuto alcuni partigiani. Io li ricordo solo attraverso i loro racconti. Ma certamente ricordo il 26 luglio del 1943 perché, intorno al palazzo comunale di Montecreto, la strada era tappezzata di luccicanti ’’cimici’’ (distintivi) fasciste caduti improvvisamente dalle giacche e dalle camicie nere sulle quali facevano bella mostra fino al giorno prima. Ne raccolsi parecchi di cui poi ho perso poi ogni traccia.

NOTE DOLENTI - A chiusura del pomeriggio, come è uso, hanno parlato il presidente dell’ANPI locale e il sindaco in scadenza, a maggio si vota, il presidente, secondo me, visto il periodo elettorale poteva essere più cauto sia nel criticare le destre assenti, di cui non sente nessun bisogno in certi momenti, se non per le parole di circostanza, spesso futili o false. Piuttosto doveva notare le assenze di gran parte del direttivo della associazione da lui presieduta e di parte degli assessori e consiglieri comunali. Ripeto sotto elezioni, visto che l’ANPI è veramente una associazione che ha superato gli steccati della politica e dei partiti, poteva astenersi dal ricordare che alcuni ministri o premier potrebbero, cosa accaduta di frequente in questi ultimi anni , non partecipare alla Festa del 25 aprile.

Bisognerebbe, allora, ricordarsi che questo sindaco, in occasione del referendum del 2016, malgrado fosse stato eletto da una lista e non da un partito, fece sapere dalla stampa e dalle tv locali che lui avrebbe votato SI. Intendo dire che lui poteva votare per chi gli è più congeniale, ma un no comment sarebbe stato meno divisivo per chi lo ha eletto. L’ANPI fu per il NO e per questo i ’’gigliati’’, che della Costituzione volevano farne scempio, ci definirono accozzaglia. Ricordo anche che i renziani, di cui il nostro sindaco si fece paladino appoggiando il candidato con apposito comitato, un 25 Aprile non parteciparono, per la prima volta, a Milano vestendosi di blu come novelli Avatar, con la scusante che alcuni giovani, contestavano, scioccamente, l’eroica Brigata Ebraica che aveva combattuto con i partigiani di Arrigo Boldrini (Bulow), scambiandola per una emanazione del governo israeliano guidato da Nethaniau.

Ovviamente non poteva mancare una critica ai ’’grillini’’ vero nemico buono per tutte le occasioni su cosa dovevano fare e cosa votare. Il consiglio migliore sembra sempre quello montanelliano di turarsi il naso. Ma basterà? Comunque anche questo 25 Aprile dovremo celebrarlo, nel mio paese, davanti ad un monumento che fra i caduti per la Patria annovera due repubblichini.


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Rubrica : {Girodivite 2019}

n. 836 - "Aprili n’havi trenta, ma si n’avissi trentunu, nun facissi mali a nessunu" (17 aprile 2019)

Il mercoledì 17 aprile 2019 di Redazione

Il numero 836 di Girodivite del 17 aprile 2019: "Aprili n’havi trenta, ma si n’avissi trentunu, nun facissi mali a nessunu" (Aprile ha trenta giorni, ma se ne avesse trentuno non dispiacerebbe a nessuno).

In questo numero:


** Chi era Stefano D’Arrigo? ** , di Piero Buscemi - 17 aprile 2019

L’Officina dell’Orca. Tre giorni per vivere i luoghi dell’Horcynus Orca dello scrittore Stefano D’Arrigo, originario di Alì Terme (Me)

- > https://www.girodivite.it/Chi-era-Stefano-D-Arrigo.html


** Riparte la campagna “Il loro futuro nelle tue mani” ** , di ActionAid - 17 aprile 2019

Gruppo FS e Chico Mendes Altromercato si uniscono a noi contro la povertà educativa

- > https://www.girodivite.it/Riparte-la-campagna-Il-loro-futuro.html


** Il nuovo “modello Milano” ** , di Redazione Lavoro - 17 aprile 2019

Dopo gli scioperi vietate anche le assemblee sindacali

- > https://www.girodivite.it/Il-nuovo-modello-Milano.html


** La normalità dei cretinetti ** , di Adriano Todaro - 17 aprile 2019

Ma i nostri politici sono normali? Siete proprio sicuri?

- > https://www.girodivite.it/La-normalita-dei-cretinetti.html


** Caso Assange: un miagolio ci salverà ** , di Redazione PuntoG - 17 aprile 2019

Le testate e i giornalisti italiani sollevati. Il "caso" Assange ha avuto un risvolto positivo

- > https://www.girodivite.it/Caso-Assange-un-miagolio-ci.html


** L’Ottocento, il secolo difficile di Palermo ** , di Emanuele G. - 15 aprile 2019

Nostra intervista al Professore Pasquale Hamel su un periodo certamente non facile per il nostro capoluogo

- > https://www.girodivite.it/L-Ottocento-il-secolo-difficile-di.html


** Viviana Cacciola premiata al Premio Asimov 2019 ** , di Piero Buscemi
- 13 aprile 2019

La giovanissima collaboratrice di Girodivite ha conseguito un meritato riconoscimento a Catania

- > https://www.girodivite.it/Viviana-Cacciola-premiata-al.html


** Palermo 17 aprile 2019: Paroledicarta, Biblioteca sociale A. Agostino e I. Castelluccio ** , di Redazione - 12 aprile 2019

Il 17 aprile alle ore 18:00 sarà “Squadra Mobile Palermo, l’avamposto degli uomini perduti” edito da Navarra Editore, a dare il via al secondo ciclo di #paroledicarta, la rassegna d’incontri con gli autori organizzata dalla “Biblioteca Sociale Antonino Agostino e Ida Castelluccio”.

Alla presenza dell’autore si ripercorreranno gli anni tra il 1981 e il 1986, quel teatro che ospitò la “seconda guerra di mafia”, il regolamento di conti tra i mafiosi “di città” e i “viddani”, i “corleonesi”. Dalla morte (...)

- > https://www.girodivite.it/Palermo-17-aprile-2019.html


** Nuove narrazioni per la cooperazione ** , di ActionAid - 12 aprile 2019

Come raccontare positivamente le sfide globali? Un progetto per provarci

- > https://www.girodivite.it/Nuove-narrazioni-per-la.html


** Impressionisti a Catania ** , par Alberto Giovanni Biuso - 11 avril 2019

Sulla mostra in corso a Palazzo Platamone

- > https://www.girodivite.it/Impressionisti-a-Catania.html


** Il catalogo dei libri e delle idee ZeroBook marzo 2019 ** , di Redazione Zerobook - 11 aprile 2019

Tutte le novità delle pubblicazioni ZeroBook aggiornate al mese di marzo 2019

- > https://www.girodivite.it/Il-catalogo-dei-libri-e-delle-idee,28236.html


** Lentini - Conferenza e Dibattito: Il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Lentini ** , di Giuseppe Castiglia - 11 aprile 2019

Mercoledì 24 Aprile 2019 alle ore 18:00 - Circolo Alaimo, Piazza Duomo n.16 - Lentini (SR)

- > https://www.girodivite.it/Lentini-Conferenza-e-Dibattito-Il.html


** Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 40. Il ’’nostro’’ 25 Aprile e il loro. ** , di Franco Novembrini - 17 aprile 2019

Sabato 13 aprile, nel mio comune, Villasanta (MB), è stata allestita dell’ANPI una mostra su quella che è passata alla storia come la strage di Marzabotto, ma che interessò comuni e paesi a ridosso della tristemente famosa linea Gotica. Dall’agosto 1944 ai primi di ottobre dello stesso anno i nazisti, aiutati dai fascisti repubblichini, spesso vestiti con divise SS, fecero delle stragi che partirono dal Tirreno all’Adriatico e che non furono solo quelle di Sant’Anna di Stazzema e di (...)

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Rubrica : {Città invisibili}

Chi era Stefano D’Arrigo?

Il mercoledì 17 aprile 2019 di Piero Buscemi

Certe attenzioni si danno per scontate, come se fossero le logiche conseguenze di un senso di appartenenza che ci lega al territorio dove siamo nati e vissuti. I luoghi, i momenti e i personaggi che hanno calpestato e respirato le atmosfere, le strade, le spiagge, il mare. Tutti uniti sotto lo stesso tetto storico, tra passato e presente, provando a trovare quel punto di incontro che ci salderà per sempre al territorio. O che ci dovrebbe legare.

La realtà, come abbiamo avuto modo di riscontrare in altre occasioni, corrisponde del tutto all’ideale che ognuno si fa del proprio rapporto con la terra alla quale si crede di appartenere, già solo per una coincidenza anagrafica. Non sempre tutti gli elementi collimano in un unico sguardo del mondo che ci circonda che, sarà obbligatoriamente, anche il punto di partenza per il nostro futuro.

Considerazioni che ci siamo ritrovati a discutere durante la tre giorni dedicata allo scrittore Stefano D’Arrigo, nella sua cittadina di nascita, Alì Terme, nella provincia jonica di Messina. L’evento, voluto ed organizzato da Fulvia Toscano, direttrice artistica della rassegna letteraria Naxoslegge, che si tiene ogni anno a Giardini Naxos e che nel mese di settembre, inaugurerà la nona edizione, ha coinvolto, nelle giornate dal 12 al 14 aprile, Marinella Fiume, Clelia Lombardo, Milena Romeo, Alberto Samonà, Massimo Barilla e Vincenzo Tripodo, provenienti da diverse realtà artistiche e con il compito di realizzare una testimonianza scritta, dopo tre giorni di contatto diretto con i luoghi, le parole e gli aneddoti del più enigmatico scrittore siciliano, quale è stato Stefano D’Arrigo. Le riflessioni che questi intellettuali metteranno su carta, saranno raccolte in un libro.

Ma chi era Stefano D’Arrigo? Una domanda che ha riscontrato poche risposte certe. Abbiamo avuto modo di constatare, con qualche breve intervista rivolta agli abitanti lungo gran parte della riviera jonica, come solo la familiarità del cognome a questi territori ha forzato l’immaginazione degli intervistati per provare a collegarlo col proprio quotidiano. Qualcuno ha pure ipotizzato che parlassimo di Angelo D’Arrigo, il deltaplanista catanese, scomparso tragicamente nel 2006.

Certo D’Arrigo, lo scrittore intendiamo, ci ha messo del suo per essere dimenticato anche nelle sue terre d’origine. Scrivere un libro di 1257 pagine, usare un linguaggio innovativo, ricco di neologismi estrosi e raffinati, dedicarci quasi un ventennio della propria vita fino alla stesura finale del 1975 e, come se non bastasse, intitolare il libro Horcynus Orca, non ha agevolato i posteri. Preferiamo utilizzare l’ironia per giustificare questa latitanza culturale diffusa.

A poche settimane dalla celebrazione dei 27 anni dalla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1992, mentre la società italiana ha da tempo abbandonato la passione per la lettura di libri, con picchi disarmanti che in Sicilia raggiungono livelli dei quali non andare fieri, pensare di coinvolgere le nuove generazioni in un’impresa così impegnativa, quale appunto la lettura del libro fiume di D’Arrigo, è pretenzioso se non, addirittura, folle. Ammettiamo pure che, neanche tra i lettori contemporanei allo scrittore, si possono registrare numeri significativi tra coloro che siano riusciti a giungere alla fine della storia.

Negli anni, molti artisti ed associazioni culturali hanno estrapolato degli spezzoni da Horcynus Orca per intavolare dibattiti o ricavarne spunti per rappresentazioni teatrali o reading in ambienti scolastici. Un tentativo coraggioso per solleticare la curiosità di coloro che non hanno neanche mai sfiorato il fenomeno letterario darrighiano. L’iniziativa che ci ha visto coinvolti in questa tre giorni dedicata allo scrittore, rientra proprio nel desiderio dei suoi organizzatori di ricordare un’opera che, in ogni caso, ha rappresentato un caso letterario. Basterebbe pensare al periodo storico-politico della sua prima edizione e, sicuramente, all’intraprendenza di una casa editrice, quale la Mondadori, di puntare su un’opera biblica che, neanche in quegli anni, dava alcuna garanzia di riscontro del pubblico più predisposto alla lettura.

La tre giorni, inoltre, ci ha consentito di esplorare quegli ambienti di ispirazione della narrazione di D’Arrigo e della sua epica opera letteraria. Il paragone immaginario tra la natura selvaggia e incontaminata descritta nel suo libro, da confrontare a quello che sarà un vero saccheggio edilizio dello Stretto di Messina e dei paesi che vi si affacciano, sia in Sicilia che in Calabria. Rimarrà indimenticabile l’uscita in barca dell’ultimo giorno, in visita ai faraglioni e agli anfratti a ridosso del Capo Alì che, come abbiamo in diverse occasioni testimoniato, è spesso protagonista di crolli ed interruzioni della viabilità della statale 114 che collega i paesi della riviera jonica al capoluogo peloritano.

Non accenneremo nessun altro elemento riguardante la biografia dello scrittore, né della sua attività di critico d’arte, lasciando ai lettori lo stimolo, almeno speriamo, di approfondire queste notizie. Vogliamo piuttosto chiudere, prendendo a prestito la provocazione che ha caratterizzato l’intervento del regista messinese, Vincenzo Tripodo, durante la prima giornata di dibattito presso il Circolo di Cultura di Ali Terme. Se, a cento anni dalla nascita dello scrittore, che si celebrerà il prossimo 15 ottobre, abbiamo potuto verificare l’oblio nazionale nel quale è stata racchiusa la sua opera, quale rapporto c’è oggi, tra gli abitanti del suo paese natio e questo artista che è riuscito, con una dedizione maniacale durata quasi un ventennio, a consegnarci una storia epica che fu accostata all’Odissea di Omero o all’Ulisse di James Joyce?

In attesa di un’accettabile e plausibile risposta, offriamo ai lettori una carrellata di immagini dei luoghi visitati, grazie alla gita in barca offerta dall’organizzazione.

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Il Castelllo di Fiumedinisi visto dalla spiaggia di Alì Terme
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L’antico stabilimento delle Terme Granata Cassibile
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Località balneare detta I Bagni
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Galleria ferroviara con Torre Saracena
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Tipico faraglione a ridosso del Capo Alì
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Il regista Vincenzo Tripodo

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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