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Rubrica : {Girodivite 2017}

n. 774 - "Jetta l’amu, ppi pigghari li pisci" (13 dicembre 2017)

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione

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Rubrica : {ActionAid}

Identikit di una bracciante agricola

Il martedì 12 dicembre 2017 di ActionAid

Si tratta del cosiddetto bracciantato, termine che rimanda non solo a epoche storiche passate, ma anche alla piena attualità. Il 26 maggio 2016 il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali hanno sottoscritto il Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, da applicarsi nell’ambito di sette territori prioritari individuali dal Ministero dell’Interno.

Tre di questi (Bari, Foggia e Lecce) sono in Puglia. Qui le cronache giudiziarie, a partire dal 2011, hanno registrato condizioni di sfruttamento della manodopera bracciantile ben oltre le violazioni contrattuali, tanto da arrivare a riduzione in schiavitù. A questo si aggiunge poi la gravosa questione del lavoro "in nero": in base ai dati della Direzione regionale del lavoro, nel 2013 in Puglia risultavano in nero la metà dei lavoratori delle aziende sottoposte a ispezione, e il 54% dei casi di irregolarità si registrava nella provincia di Bari.

Nell’immaginario collettivo il bracciante è per antonomasia un cittadino non europeo, spesso africano, e le cronache molte volte rafforzano questa rappresentazione. Ma la realtà, pur comprendendo questa categoria, è certamente più variegata in Puglia, nel 2014, a essere regolarmente censiti erano 181.273 addetti stagionali, 78.016 uomini e 62.550 donne.

E’ evidente come in agricoltura ancora troppo sia il ricorso ai contratti di carattere giornaliero e stagionale, con conseguenze importanti sull’accesso a misure di welfare come il sussidio di disoccupazione agricola, malattia, infortunio, maternità - garantite ai lavoratori al di sopra della soglia minima di 51 giornate di lavoro annue registrate. Non sono infatti pochi i lavoratori che ne rimangono esclusi, con conseguenze economico-sociali rilevanti, soprattutto se a esserne coinvolte sono le lavoratrici.

E’ importante infatti riconoscere che la disuguaglianza di genere ha ricadute sul piano economico, sociale e famigliare dal momento che il lavoro domestico e di cura ancora troppo grava sulle spalle delle donne. Nell’ambito dei progetti che ActionAid promuove in Italia, siamo andati a indagare in condizioni di vita delle donne braccianti nei comuni di Bari, Adelfia, Noicattaro e Rutigliano, nel Sud-Est barese, per individuare i bisogni sociali e delineare azioni di intervento per migliorare le condizioni di vita delle lavoratrici.

Abbiamo passato le giornate insieme a loro per capire come vivano e quali siano le criticità da risolvere. Le abbiamo seguite nei campi e le abbiamo ascoltate raccontare la loro giornata tipo, perché il loro lavoro spesso ha delle conseguenze anche sulla normale gestione delle attività familiari. Anche le azioni più semplici possono essere problematiche: l’assillo della spesa, della pulizia della casa, della cura domestica e familiare è sempre presente, come il cruccio di non essere fisicamente in piena salute per potersi dedicare a tutto il resto come vorrebbero.

A soffrire maggiormente sono le cinquantenni, più provate nel fisico dalla durezza del lavoro e con patologie che attribuiscono al lavoro ma non denunciano come tali, nel timore di essere giudicate inadatte a svolgere l’attività. E’ proprio la prevenzione e la sicurezza sul lavoro a rappresentare un aspetto estremamente importante, tanto che anche tra le lavoratrici più giovani, con poco più di un decennio di lavoro alle spalle, si evidenziano almeno tre tipi ricorrenti di patologie:

- cardiovascolari (alle gambe, alle mani);
- muscolari (alle braccia, soprattutto nei periodi di pulizia dei grappoli, acinellatura;
- discopatie, le più temute, che portano all’interruzione dell’attività lavorativa.

Quando poi vi è la presenza dei figli il tutto è ancora più difficile. Infatti, essere mamma e contemporaneamente lavorare come bracciante è doppiamente faticoso, il bisogno più urgente riguarda la tutela dei figli più piccoli nelle primissime ore della giornata dato che l’apertura delle scuole dell’infanzia (intorno alle 7.30) è incompatibile con l’inizio della giornata lavorativa (alle 4.30) E’ in caso di malattia dei figli le madri non hanno alternativa se non perdere la giornata di lavoro, che non viene riconosciuta, con conseguenze sulle già scarse risorse alimentari.

Alla mancanza di servizi ci si deve arrangiare ed ecco che molto prima dell’alba, quando ovunque è ancora silenzio e buio, si vedono le donne portare i bambini dai parenti o aprire le porte di casa alle baby sitter. I servizi sociali di supporto al lavoro di cura, le opportunità di inserimento o ricollocamento lavorativo nei mesi invernali e la tutela della salute sono alcuni degli argomenti a risposta ancora aperta.

Nell’ambito del nostro intervento, lo scorso marzo è stato realizzando l’AgriLab, un laboratorio con quindici braccianti finalizzato all’analisi dei bisogni e all’individuazione di una risposta collettiva di welfare comunitario. E le prime buone notizie non hanno iniziato a tardare: il 18 luglio 2017 è stato firmato presso il comune di Adelfia (Ba) il Patto "La buona terra: legami di prossimità" che prevede la collaborazione tra l’amministrazione comunale, 15 donne braccianti del progetto Cambia Terra, ActionAid, Auser Rutigliano, la Cooperativa Sociale Occupazione e Solidarietà, il Presidio Libera Adelfia, la Parrocchia Immacolata, la Parrocchia San Nicola di Bari e l’Associazione Solidaria, in favore della creazione di sistemi di welfare locale in grado di contrastare lo sfruttamento delle donne braccianti.

Sono i primi ma importanti segnali di un cambiamento in atto, le tante realtà coinvolte testimoniano che il cambiamento è possibile solo agendo in sinergia per rafforzare la rete di protezione sociale tra donne e comunità circostante.

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Rubrica : {Immigrazioni}

L’Africa e la crisi degli sfollati

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione

Il continente africano ha il gravoso impegno di sostenere milioni di persone in movimento a causa di conflitti e fenomeni naturali estremi. Oggi la crisi degli sfollati interni in Africa sta peggiorando. Secondo l’International Displacement Monitoring Center, nei primi sei mesi di quest’anno in Africa si sono registrati circa 2,7 milioni di nuovi sfollati all’interno dei confini dei propri paesi. Ciò significa che 15.000 persone ogni giorno sono costrette ad abbandonare le proprie case e a trasferirsi altrove nel paese. Alla fine del 2016 erano 12,6 milioni i rifugiati interni in Africa.

Dietro i numeri ci sono ragazze, ragazzi, donne, uomini e bambini, che hanno perso casa, mezzi di sostentamento, comunità di riferimento, e affrontano anni di sconvolgimenti. A questi si aggiungono coloro che hanno varcato i confini degli stati, emigrando nei paesi limitrofi o attraversando il mare alla ricerca di una vita migliore in Europa.

Il recente vertice Europa-Africa, che si è tenuto ad Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio, ha cercato almeno formalmente di affrontare questo problema, ponendo al centro del discorso la relazione tra sviluppo economico dell’Africa e i flussi migratori.

l’Unione Africana (Ua) ha fatto appello direttamente ai leader europei perché investano sulla gioventù africana a vantaggio del futuro di entrambi i continenti e per fermare l’esodo dall’Africa all’Europa. Tra le conclusioni del vertice, spiccano la necessità di maggiori incentivi per il rafforzamento dell’imprenditorialità locale; più investimenti nell’educazione, la scienza, la tecnologia e lo sviluppo delle competenze; rafforzare pace, sicurezza e governance del continente anche attraverso il sostegno alle operazioni in corso per la lotta contro il terrorismo.

Soluzioni che aiuterebbero effettivamente a ridurre i flussi migratori oltre confine ma anche il numero degli sfollati interni. Sono in molti, però a dubitare che i pilastri su cui si basa la dichiarazione finale del quinto vertice Ue-Africa, possano restare buoni propositi tra politici e faticare a creare reali condizioni di cambiamento. Ci auguriamo che i governi coinvolti siano all’altezza degli obiettivi che si sono posti.

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Rubrica : {Lavoro}

Legge 104 la programmazione del dolore

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione Lavoro

Nel corso degli anni più e più volte siamo intervenuti, nostro malgrado, sulla legge 104/1992 a causa, spesso, delle cattive interpretazioni da parte dell’Amministrazione e dei direttori degli Uffici, vuoi in relazione alla frazionabilità dell’orario e al conteggio dei giorni di assenza dal servizio per il calcolo della produttività, vuoi per la verifica della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dei permessi, vuoi per la presunta necessità di programmazione settimanale degli stessi.

Su quest’ultimo punto continuano ad essere emanati da parte dei direttori di alcuni ispettorati, fogli di istruzione ove si impone ai dipendenti “beneficiari” (sic!) del diritto, la comunicazione preventiva dei permessi con “congruo anticipo”, specificato il “congruo” in tre o addirittura cinque giorni prima. Quando non arrivano disposizioni per scritto (i direttori più accorti se ne guardano bene!) queste sono suggerite a voce quali “indicazioni” da parte della dirigenza.

Purtroppo l’unica cosa ad essere stata programmata davvero, dalla riforma Brunetta in poi, è l’attacco senza quartiere ai diritti dei lavoratori pubblici incominciando proprio dai soggetti più deboli e bisognosi di specifiche tutele, ma – come abbiamo già in passato sottolineato – a volte chi dirige gli uffici territoriali, riesce ad andare oltre le stesse punitive e malefiche intenzioni di Renato Brunetta.

Ribadiamo che solo in alcuni casi i permessi possono essere programmati ma senza alcun obbligo da parte del dipendente, cioè quando essi attengono ad esami e visite preventivamente prenotati le cui date, comunque, possono essere soggette a spostamenti dell’ultimo momento sia da parte dell’interessato sia da parte del medico o della struttura sanitaria, su cui però nessuno ha il potere di sindacare.

I permessi ex legge 104/92, per loro stessa “natura” sono SEMPRE riconducibili a situazioni di urgenza ed il dolore non si programma, MAI. Ci si devono solo provare con il nuovo CCNL!

Permessi retribuiti ai sensi dell’art.33 della legge n.104/92

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Rubrica : {Attualità e società}

Antifascisti a Como

Il martedì 12 dicembre 2017 di Adriano Todaro

Appena si esce dalla stazione di Como, la prima cosa che si vede sono i furgoni della Guardia di Finanza e della polizia. Sono accolte così centinaia e centinaia di persone, quasi tutti avanti con gli anni che hanno preso il treno che da Milano porta a Como. A ogni fermata, salgono militanti con le bandiere d’appartenenza. Soprattutto, però, le bandiere in larga maggioranza sono quelle del Pd.

E’ stato il Pd, infatti, ad organizzare il presidio a Como per protestare contro l’irruzione, il 28 novembre scorso, di un gruppo di skinheads nella sede dell’associazione “Como senza frontiere” e il recente attacco nei confronti di Repubblica e l’Espresso. Organizzato dal Pd, hanno aderito i sindacati, l’Anpi, l’Arci, Mdp, Campo Progressista, Rifondazione comunista, Possibile, Sinistra Italiana, Partito socialista e altri raggruppamenti della sinistra. Non c’è il M5S. Un atto di miopia politica. Dalla stazione a dove è stato eretto il palco, nei giardini di via lungolago Mafalda di Savoia, vicino al Monumento ai Caduti, ci sono una decina di minuti a piedi. E il lungo serpentone di persone passa anche nei pressi del Palace Hotel dove sono riuniti i fascisti di Forza Nuova, superprotetto da uno schieramento di polizia.

Sì perché mentre una cinquantina di fascisti se la conta fra loro in un albergo del centro, gli antifascisti sono confinati in periferia, a ridosso dello stadio comunale, vicino al monumento ai caduti delle guerre. Locazione infelice perché nessun comasco si accorge della manifestazione. Sono migliaia i manifestanti, certo, ma la città non c’è, è indifferente, è tutta in centro a guardare negozi o ad acquistare panini, cappellini e guanti di lana dalle “casette” del mercatino natalizio allestito nella piazza principale. E infelice è anche l’orario: si comincia alle 11 e avrebbe dovuto durate sino alle 14. Invece, poco dopo mezzogiorno si chiude.

E’ il risultato delle pressioni che hanno fatto i commercianti preoccupati che una manifestazione in centro potesse limitare le loro vendite. Anche l’Amministrazione comunale si è dissociata dalla manifestazione: il sindaco Mario Landriscina (lista civica sostenuta da Lega Nord, Forza Italia e Fdi) annuncia il suo gran rifiuto. Con una breve nota stampa, il sindaco lariano prende decisamente le distanze da un’iniziativa che, bontà sua, ritiene "seppur lecita", e spiega che non scenderà in piazza insieme a cittadini e associazioni perché non ritiene necessario “partecipare con chi manifesta esteriormente la propria preoccupazione per quanto accaduto". Anche se condanna quanto avvenuto nella sede di “Como senza frontiere”. E’, insomma, la linea portata avanti in questi giorni dalla Lega e da altri esponenti della destra. Ridurre l’azione degli skinheads a una ragazzata.

E la vicesindaca si schiera con i commercianti: "Como domani vivrà una situazione drammatica”, aveva affermato la vicesindaca. “Quello che è successo a fine novembre è da condannare, ma la decisione di manifestare proprio durante le feste è poco rispettosa per la città". Per questo, aggiunge Locatelli, "potevano farlo prima o dopo il ponte".

Comunque, con buona pace della vicesindaca, la giornata di sabato 9 dicembre non è stata per nulla “drammatica”. E’ stata una bella mattinata, anche dal punto di vista meteorologico. Sul palco si sono avvicendati dieci giovani, dove in apertura è risuonata Bella Ciao – con la presidente nazionale Anpi Carla Nespolo. Al microfono, oltre alla responsabile di “Como senza frontiere”, si sono alternati associazioni e studenti nella lettura di brani di Piero Calamandrei e Primo Levi. Sotto il palco, tanti sindaci Pd con la fascia tricolore e numerosi esponenti politici. Ben cinque i ministri presenti, oltre a Matteo Renzi e a Susanna Camusso. Presente anche la presidente della Camera Laura Boldrini. Attorniati da fotografi e cameramen, hanno rilasciato dichiarazioni in parte consone con la finalità del presidio. Con qualche “sparata” propagandistica, come quella del ministro Maurizio Martina: “Siamo più di 10 mila!”. E così hanno titolato quasi tutti i giornali. In realtà, bastava salire sul monumento dei caduti per capire che i partecipanti erano meno della metà. Molto opportuna, invece, la scelta di non far parlare i politici. Hanno fatto passerella ma si sono risparmiati gli inevitabili fischi e contestazioni.

Quello che è avvenuto a Como nella scorsa settimana e a Roma, non sono semplici ragazzate. Sono i prodromi di qualcosa che potrebbe sfociare anche in situazioni più serie. E’ qualcosa che viene da lontano da quando si sono sdoganati i fascisti, da quando è normale vedere esponenti fascisti nei talk show, fin da quando Berlusconi dichiarò di votare, se avesse avuto la residenza a Roma, per Gianfranco Fini. Da quando si è cercato di trasformare il 25 Aprile come la giornata di riconciliazione nazionale e non una giornata di lotta, un monito per tutti coloro che vogliono riportare in auge non solo i gagliardetti ma le finalità antidemocratiche del fascismo.

Le leggi ci sono ma non sono applicate. A Forlì, pochi giorni fa, è stato ferito a bastonate il sindacalista Fiom Gianni Cotugno. E la polizia? La polizia è stata “equidistante”: una manganellata a uno e una all’altro. Sullo stesso piano i fascisti di Casa Pound e i sindacalisti. Per questo è inutile la cosiddetta “legge Fiano”. E’ solo paccottiglia, fumo, distrazione di massa. Applicare le leggi costituzionali deve essere compito delle forze dell’ordine e chi non fa questo, deve essere duramente perseguito. Ricordiamo sempre che anche nel 1921 si sono cominciati a bastonare i sindacalisti. Nel primo semestre nel 1921 saranno distrutti dai fascisti 17 tipografie e sedi di giornali, 59 Case del Popolo, 119 Camere del Lavoro, 107 Cooperative, 17 Leghe contadine, 8 Società di Mutuo Soccorso, 141 sezioni socialiste e comuniste, 100 Circoli culturali, 10 Biblioteche e teatri popolari, l’Università popolare, 28 sedi centrali del sindacato, 53 Circoli ricreativi operai.

Quando Mussolini fonda, in piazza San Sepolcro, a Milano, il 23 marzo 1919, i fasci di combattimento, sono presenti meno di 300 persone. Nelle elezioni del 15 maggio 1921, i fascisti portano in Parlamento solo 35 rappresentanti su un totale di 535 seggi. Eppure, poco dopo, Mussolini sarà il padrone dell’Italia.

Oggi la battaglia della destra è contro l’immigrazione. E in un momento di crisi economica, con tanti poveri, con tante famiglie sull’orlo della povertà è necessario creare un nemico. E’ il nemico è lì, a portata di mano. Sono gli immigrati. Le parole stanno a zero. Non si può essere equidistanti. Ad esserlo si sta, di fatto, con chi vuole abbattere la democrazia nel nostro Paese.

Comunque un bel presidio. Sigle politiche diverse, ma uniti su questo grande tema che è la democrazia. Peccato essere stati confinati in periferia. Forza Nuova, invece, stava in centro. La Lega aveva un banchetto vicino al Tribunale. Gli antifascisti, vicino allo stadio. I commercianti soddisfatti.

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Rubrica : {Curiosità}

Non solo libri

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione Zerobook

La biblioteca è il luogo dove si raccolgono milioni di vite e migliaia di anni: è lo spazio in cui, fra pochi o molti scaffali, l’umanità tenta di salvarsi e migliorare, di sognare e comprendere, di non smettere di avere visioni, come diceva Italo Calvino. La biblioteca è il luogo in cui i destini si moltiplicano e i bambini e adulti vivono più vite, un numero infinito di esistenze.

E’ per questo che abbiamo bisogno di biblioteche, per non temere la notte, per ingannare la morte, per essere cittadini e persone migliori. Per essere felici di quella felicità che non si compra e non costa, che è gratis per tutti. Queste parole di Antonella Cilento, scrittrice, testimonial del Bibliopride, la Giornata nazionale delle biblioteche che si è tenuta a Pistoia nel settembre scorso, riassumono il ruolo sociale e democratico di questi luoghi.

Che ruolo hanno nell’era di internet? "Le biblioteche sono anche luoghi di incontro reale tra le persone più diverse. E questo internet non potrà mai offrirlo". Lo sostiene con convinzione Frederick Wiseman, regista di "Ex Libris" film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia che, per tre ore e mezza, ci porta dentro alla New York Public Library, la più grande biblioteca americana pubblica. Che non è solo una raccolta di libri con una sala di lettura, spettacolare nel caso specifico, ma un vero e proprio polo culturale di integrazione, democrazia e cultura. "Un simbolo della democrazia americana, del diritto di tutti di accedere alla cultura. L’ingresso è libero, così ogni anno arrivano qui milioni di persone non solo per consultare libri e archivi, ma per frequentare i corsi gratuiti di lingue, informatica, storia, filosofia, teatro, cinema...".

In Italia? Ci sono più di 13mila biblioteche, di cui quasi seimila pubbliche (dati 2016 dell’Anagrafe dell’Istituto centrale per il Catalogo unico delle biblioteche italiane). Il nostro servizio bibliotecario pubblico si avvicina al modello della Grande Mela? Lo abbiamo chiesto a Rosa Maiello, presidente nazionale dell’Associazione italiana biblioteche (Aib) e direttore della Biblioteca dell’Università di Napoli "Parthenope": "La New York Public Library è quello che il servizio bibliotecario deve essere e cioè capace di promuovere l’apprendimento, lo sviluppo del piacere della lettura fin dalle prime fasce di età, ma anche l’information literacy, cioè corsi che insegnino l’uso delle tecnologie e come muoversi nel mare magnum dell’informazione. In Italia il servizio è molto eterogeneo e dipende molto dalle politiche dei singoli Comuni e dalle dotazioni finanziarie destinate".

Visto che l’amministrazione locale fa quello che vuole e non essendoci uno standard comune, nel nostro Paese troviamo biblioteche superattrezzate con sale dedicate ai più piccoli, corsi, postazione con wi-fi per navigare in internet, orari di apertura adeguati alle esigenze dei cittadini e altre, meno dotate di risorse, che restano aperte poche ore al giorno per mancanza di personale e che sono poco più di una sala di lettura. "Infatti - continua Maiello - manca una legge sulle biblioteche, una cornice normativa di riferimento in cui si stabiliscono standard minimi di servizio, la destinazione d’uso, le finalità. Giace in Parlamento una proposta di legge (Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, testo unificato C. 1504 e C. 2267) che ha avuto l’unanime parere favorevole della Commissione Cultura della Camera e poi è passata in Commissione bilancio, dove si è fermata. Abbiamo fatto appello come Aib, insieme ad altre associazioni, perché prosegua l’iter e non decada con la fine della legislatura. Nella proposta si declinano quelli che sono i servizi minimi che la biblioteca pubblica deve poter fornire, si prescrive l’obbligo delle amministrazioni locali di inserirle nei loro bilanci con un apposito capitolo di spesa. Mentre oggi nella pianificazione delle attività fondamentali di un ente locale inserire il servizio bibliotecario appartiene alle "varie ed eventuali". Il problema è che in questi anni ci sono stati tagli al personale delle biblioteche nell’ambito del più ampio ridimensionamento della pubblica amministrazione e questo è avvenuto soprattutto nei luoghi dove si ha meno sensibilità rispetto all’importanza del servizio e di quello che può consentire in termini di welfare. Visto che queste strutture non sono percepite come necessarie: appena sono necessari tagli alla spesa pubblica sono le vittime predestinate".

Perché usare le tasse per una biblioteca in questi tempi economicamente difficili quando i lettori possono avere quasi tutto da internet? Spiega Maiello: "Dipende da cosa cerco. Se voglio la descrizione sommaria di qualcosa posso trovarla su Wikipedia o nella Treccani, ma se cerco un libro o un articolo, la maggior parte delle volte queste cose sono "protette" nel cosidetto "deep web" e riuscire ad acquisirle significa disporre di una capacità di spesa notevole. C’è poi il discorso delle fake news, che ora è di grande attualità, mai i bibliotecari hanno sempre fatto questo lavoro di selezione qualitativa. Umberto Eco diceva ’una buona biblioteca è quella che ti consente di fare delle scoperte, cioè di trovare qualcosa che nemmeno sapevi esistesse e scopri essere fondamentale per la tua vita’. Questo può avvenire solo con una concezione della biblioteca dinamica, che dà possibilità di accedere a fonti che non sarebbero alla portata del singolo e di fare quelle scoperte di cui parla Eco". In biblioteca c’è il bibliotecario e l’aiuto per individuare le fonti affidabili.

(Articolo pubblicato su Soldi & Diritti, rubrica a cura di Altroconsumo, a firma di Adelia Piva, novembre 2017)

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Rubrica : {Cinema - Visioni}

Francesco Pasinetti, il fotografo del cinema

Il martedì 12 dicembre 2017 di Piero Buscemi

Francesco Pasinetti nacque nel 1911, un inizio dello scorso secolo che aveva visto gli albori della cinematografia, figlia dei primi esperimenti risalenti al 1885 ed attribuiti ai fratelli Lumière. In Italia, tre anni dopo la nascita di Pasinetti, il film Cabiria (1914) costituirà il primo capolavoro appartenente alla categoria dei film di narrazione.

Come non essere conquistati da questa diavoleria ad immagini per chi, come Pasinetti, coltivò in giovanissima età la passione per la fotografia. Roma gli ha dedicato uno spazio tutto suo, che si può ammirare in quattro sale allestite presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale. Una mostra ideata e curata da Carlo Montanaro, organizzata e promossa da Istituto Luce ‒ Cinecittà in collaborazione con il Csc ‒ Centro Sperimentale di Cinematografia.

L’ingresso è gratuito, ma vi garantiamo che saremmo stati disposti a pagare anche un biglietto d’ingresso per non perderci gli scatti in bianco e nero, ospitati dalle pareti espositive. La mostra, suddivisa per argomenti tematici, strettamente collegati tra loro e testimonianza dell’arte figurativa, legata ad una sapiente conoscenza dei chiaro/scuri che, da sempre, fanno della fotografia in bianco e nero, l’eccellenza dell’artista che si dedica a questa espressione dell’animo umano.

Possiamo ammirare la sala dedicata al "Cinema", quella a "Venezia", un’altra intitolata provocatoriamente "Non solo Venezia" ci concede di scavare nella creatività di Pasinetti, il nostro occhio magico del mondo che, solo apparentemente, è cambiato nel corso dei decenni. Un’ultima sala ospita le poche opere pittoriche, alle quali si dedicò Pasinetti e che, purtroppo, lui stesso in gran parte distrusse per riciclare le tele e destinarle alla fotografia.

Davanti ad una zoomata al Leone di Piazza San Marco a Venezia che, chiunque con una sufficiente conoscenza delle tecniche fotografiche, ha provato ad immaginarsi l’attrezzattura utilizzata per realizzare la foto. Le immagini in silhouette che il bianco e nero riesce a restituire alla fantasia dell’artista, i provini utilizzati già allora per i primordiali book fotografici delle future dive del cinema. E a proposito di quest’ultime, gli scatti ad una bellissima Alida Valli, ma così vera ed ammaliante, senza tralasciare un’altra protagonista del tempo, la Maria Denis dell’amore clandestino con Luchino Visconti. Si può assistere anche alla proiezione del suo unico lungometraggio, Il canale degli angeli (1934), prima sperimentazione del neorealismo che invaderà le sale cinematografiche di quel tempo, grazie ai registi quali De Sica, Rossellini e lo stesso Visconti.

Davanti a tutto questo, e a tanto altro che invitiamo i lettori di andare ad ammirare di persona, rimane un silenzio di rispetto. Una devozione verso l’arte dell’immagine, del momento che cattura lo sguardo ed il sentimento più profondo e nascosto dell’animo umano. Quell’emozione che penetra attraverso gli occhi per catturare anche quel sesto senso, la cui didascalia ognuno di noi può autonomamente scrivere.

Quando la poesia si fa immagine...

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Rubrica : {Neuroni in fuga / di Adriano Todaro}

Pedalini e Maglioncini

Il martedì 12 dicembre 2017 di Adriano Todaro

Vi sono giornate che fin dal primo mattino, quando ti svegli, hai conficcato in testa un pensiero, un dubbio, un interrogativo che non ti abbandona fin quando non lo risolvi. E così, in queste mattinate uggiose, grigie, umide e un po’ nebbiose che abbiamo noi su al Nord, mentre mi alzo, faccio colazione, mi lavo ecc., una domanda sovrasta tutte le altre: che fine hanno fatto Maurizio e Sergio? E’ un interrogativo da togliere il sonno ma per fortuna è mattina. S’insinua nel cervello un dubbio: staranno bene? E se sì, perché mai non danno notizie?

Poi apriamo un giornale e, finalmente, abbiamo notizie di loro. E come se, improvvisamente, il cielo si rischiarasse, come se la nebbietta umida si diradasse ed è allora che capiamo quanto siamo stati stronzi a preoccuparci di Maurizio e Sergio.

In provincia di Massa, sono stati indagati 37 carabinieri per presunti abusi ai danni di stranieri. La magistratura indaga per appurare la veridicità dell’accusa. Sarebbe tutto normale se non si mettesse in mezzo Maurizio Gasparri il quale, poiché non è riuscito ancora a sintonizzare il decoder, ha tempo libero per far vedere che esiste, che è vivo e lotta assieme a noi.

E così si agita, partecipa ai cortei pro carabinieri, produce quattro interrogazioni parlamentari. Con lui, stranamente (e questo è un altro mistero), a fargli da spalla non c’è quella mente fine di Carlo Giovanardi ma Lucio Barani, quello che ha sempre un garofano rosso all’occhiello e che ha fatto erigere, ad Aulla, una statua di Bottino Craxi.

Barani, dopo la fine ingloriosa del Psi, invece che partire per l’esilio anch’egli, ha pensato bene di servire l’Omino Repellente e ora sta nell’Ala Croccante di Denis. La cosa sembrava finita lì, ma il Procuratore di Massa, Aldo Giubilaro, non aveva fatto i conti con gli occhietti vispi e mobili di Maurizio che mentre ti guarda con un occhietto, l’altro spazia in giro. E così si è accorto, il Maurizio, che il magistrato va in tribunale con abbigliamento “poco consono”. Vedi mai, ci siamo domandati, che questo Giubilaro, va in ufficio senza giacca? In canottiera traforata? Con i calzoncini corti? No! E’ “poco consono, in particolar modo per l’assenza di calzini”.

Ora, questa passione della destra per i calzini è un po’ preoccupante. Che siano feticisti? Anche il giudice che condannò la Fininvest fu attaccato per aver indossato calzini azzurri. Io ne ho un paio giallo, cosa devo fare, suicidarmi? Di che colore devono essere i calzini? Neri? E la camicia, Maurizio, nera anch’essa? Non sempre si può avere tutto dalla vita e, bisogna dire, che con te, Maurizio, la vita è stata clemente tanto che sei diventato ministro delle Comunicazioni e una legge porta addirittura il tuo nome, anche se non hai capito una mazza e, soprattutto, non hai capito a cosa cazzo serve il decoder.

Quando s’inquisiva o si arrestava qualche esponente della destra, subito una frase era ripetuta in continuazione: “La giustizia deve fare il suo corso”. Bella definizione anche perché la giustizia dopo il corso, ha fatto il viale, il viadotto, il ponte sospeso. Sono le cosiddette Grandi Opere della Giustizia. Tutto ciò è vero ma… L’importante però che la Giustizia, prima di muoversi, metta i pedalini. Neri, mi raccomando!

Dovevo parlarvi anche di Sergio ma Maurizio mi ha rubato tutto lo spazio a disposizione. Comunque vi comunico la buona notizia: Sergio Maglioncino Marchionne è un po’ più ricco di ieri e meno di domani. La sua società gli ha dato azioni per 43 milioni di euro arrivando così a mezzo miliardo di euro e il suo Pil personale è decollato. Poi ha 256,4 milioni per la Fca, 133 milioni per la Cnh e 148 milioni per la Ferrari. Questa è la ricchezza azionaria. Poi c’è lo stipendiuccio che vale 150 mila euro al giorno. Se centrasse, però, gli obiettivi dei piani industriali (un po’ di licenziamenti qua e là, ad esempio), le sue azioni aumenterebbero.

Non è meraviglioso? Credo che con tutti questi soldi si potrà acquistare almeno tre maglioncini in un botto. E’ una bella spesa ma confidiamo che Maglioncino Marchionne ce la farà. In Italia, nel 2017 – solo nei primi sette mesi dell’anno – si sono avuti 591 morti sul lavoro, 29 in più rispetto al 2016. Ed è strano questo dato: diminuiscono i lavoratori e aumentano i morti sul lavoro. Mah! Comunque non angustiatevi. Al massimo a Maglioncino Marchionne gli potrà capitare di chiudersi un dito nel cassetto dove tiene i maglioncini.

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Rubrica : {Flash}

Everardo Della Noce RIP

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione

Il giornalista ferrarese Everardo Dalla Noce è morto oggi, aveva 89 anni.

L’annuncio è stato dato dal sito della SPAL, squadra di calcio di cui era molto tifoso e appassionato. Dalla Noce lavorò per oltre 30 anni in RAI, curando i collegamenti dalla Borsa di Milano per il Tg2 e lavorando a Tutto il calcio minuto per minuto.

Nato a Ferrara nel 1928, Dalla Noce aveva iniziato la sua carriera da giornalista come radiocronista sportivo. Tra il 1993 e il 1996 divenne molto conosciuto grazie alle sue partecipazioni a Quelli che… il calcio, trasmissione di intrattenimento della domenica pomeriggio dedicata al calcio e condotta da Fabio Fazio.


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Rubrica : {Flash}

Morto Charles Jenkins, disertore Usa ex prigioniero in Nordcorea

Il martedì 12 dicembre 2017 di Redazione

Jenkins ha raccontato la sua rocambolesca vita in un libro: "The Reluctant Communist". Nel 1965, a 24 anni, disertò e riparò in Corea del Nord. Lì fu preso sotto il controllo del regime, assieme ad altri tre disertori americani, che furono prevalentemente utilizzati come "cattivi" nei film di propaganda di Pyongyang. Tra questi John Dresnok, morto in Nordcorea lo scorso anno secondo i due figli che vivono ancora sotto il regime di Kim Jong Un. Anche Dresnok fu fatto sposare con una donna rapita: la pittrice romena Doina Bumbea attirata nel paese asiatico con l’inganno mentre viveva a Roma e morta 25 anni fa.

I quattro disertori condussero una difficile convivenza e furono sottoposti a un serrato indottrinamento da parte dei loro "controllori" alle teorie di Kim Il Sung. Queste sedute ideologiche erano spesso noiose e ripetitive in maniera ossessiva, talvolta delle vere e proprie torture psicologiche. Le condizioni di vita, tuttavia, erano migliori rispetto a quelle dei normali nordcoreani, con razioni di cibo più ricche.

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Rubrica : {ActionAid}

Dentro ActionAid (la registrazione del Quarto Incontro)

Il martedì 12 dicembre 2017 di Piero Buscemi

C’è un solo modo per verificare la veridicità di un progetto, o più semplicemente di uno slogan che possiamo assorbire da un’associazione umanitaria: quello di entrare in contatto diretto con le persone che stanno dietro un nome, un’idea, una voglia di cambiamento.

Noi di Girodivite ci trasciniamo, ormai da tempo, questa sindrome santommassiana e spesso, sciogliamo i nostri inviati per l’Italia permettendo loro di entrare in contatto con realtà e personaggi che un articolo o un comunicato stampa non consentono del tutto di appropriarsi di una verità, anche quando è scomoda.

Ad onor del vero, la nostra redazione da anni segue le iniziative ed i progetti portati avanti da ActionAid, riportando sulle nostre pagine gli articoli e le storie di cambiamento che questa organizzazione ci invia periodicamente. Da tempo eravamo attirati dalla curiosità di andare a constatare di persona come un’organizzazione umanitaria si muovesse nel territorio italiano, lontana dai luoghi di disperazione e guerra, monopolizzanti di una cruda realtà in ogni angolo del mondo.

E’ stato così che mercoledì 15 novembre, mi sono recato alla sede di Milano di ActionAid, in via Alserio 22. Senza preavviso, rispondendo ad un invito inviatomi per email qualche mese fa, mi sono presentato al primo piano dello stabile, che ospita gli uffici dell’organizzazione.

Il tutto, come ho accennato, era iniziato qualche mese fa. Da anni sono un sostenitore di ActionAid, tramite due adozioni a distanza. Antonio Liguori, uno dei responsabili dello staff milanese, aveva recapitato una sorta di questionario con lo scopo di sondare quante persone avessero il desiderio e la voglia di mettere in pratica le condivisioni dei progetti portati avanti dall’organizzazione, esponendosi in prima persona per indicare le strade ed i percorsi da seguire propedeutici ad una reale trasformazione di una mistica idea di mondo migliore in qualcosa di tangibile e reale, anche nel nostro piccolo quotidiano.

L’idea, accattivante e praticabile, era quella di avviare un corso di formazione gestito dalla sede di Milano ed in collegamento streaming con quanti avessero aderito all’iniziativa. Un appuntamento fisso settimanale, della durata di 5 incontri virtuali, all’interno dei quali, interagendo tramite una piattaforma video/audio, oltre ad apprendere più approfonditamente le attività, il sistema di comunicazione, i metodi di messa in pratica dei progetti, consentisse agli intervenuti, dalla propria realtà, piccola o grande che fosse, di suggerire nuove problematiche locali da sostenere nell’ottica di una loro soluzione.

Mi sono ritrovato così in contatto diretto con un gruppo di persone da un entusiasmo contagiante, disponibilissimi ad ascoltare qualsiasi proposta provenisse da altre realtà, spesso molto diverse dal quotidiano di ognuno di noi. Mercoledì, quindi si è dato vita al primo incontro, durante il quale, grazie anche al collegamento video con Anna di Milano e Valentina da Catania, due delle aderenti a questo progetto, si è potuto discutere delle attività condotte da parte di ActionAid nel mondo ed in Italia, ma soprattutto, si è discusso sulle tematiche che interessano direttamente tutti gli angoli più nascosti del nostro paese.

Un appuntamento che si rinnoverà ogni mercoledì, come abbiamo già puntualizzato, al quale ci auguriamo si possano aggiungere molte altre persone che vogliano dedicare il loro tempo e la loro disponibilità ad un progetto comune che, inevitabilmente, ci accomuna in un unico destino di appartenenza all’umanità che, con le sue contraddizioni, ci obbliga a pretendere un mondo migliore dove vivere. Una dichiarazione così apparentemente banale, ma essenza dei tempi nostri che viviamo, così importante e vitale, da essere ancora qui a parlarne.

Sarà cura di Girodivite, durante la durata del corso, diffondere la registrazione degli appuntamenti con ActionAid, tramite una pagina dedicata che, ci auguriamo, possa essere da sprono a chi, con un pizzico di rassegnazione, ha bisogno di un nuovo sogno per dare un senso alla propria vita. Noi ci siamo. Aspettiamo voi...

REGISTRAZIONE PRIMO INCONTRO

REGISTRAZIONE SECONDO INCONTRO

REGISTRAZIONE TERZO INCONTRO

REGISTRAZIONE QUARTO INCONTRO

Per chi volesse iscriversi, contattare Antonio Liguori:
 Antonio.Liguori@actionaid.org

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Rubrica : {Eventi in giro}

Messina - convegno sul tema della pianificazione urbanistica sostenibile, nel rispetto della sicurezza del territorio quale obiettivo primario e parallelo allo sviluppo

Il lunedì 11 dicembre 2017 di Redazione

Parteciperanno ai lavori:

- l’ing. Capo del Genio Civile di Messina, ing. Leonardo Santoro;
- il Presidente Regionale dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, dott. Giuseppe Collura;
- il Presidentedell’Istituto Nazionale Bioarchitettura, arch. Anna Carulli;
- il presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Messina, arch. Pino Falzea;
- il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Messina, ing. Santi Trovato;
- il Deputato presso la Camera dei Deputati, on. Francesco D’Uva, del M5S;
- i Deputati presso l’A.R.S.: on. Valentina Zafarana, capogruppo regionale del M5S, e on. Antonio De Luca

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Messina - Nuovo PRG a volumi zero

—  Associazione culturale "Energia Messinese 2.0" presso Spazio Libero: via C. Battisti 226/C is 96/C via degli Orti is 96/C energiamessinese2.0@gmail.com +39 327 3668342

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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