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Rubrica : {Girodivite 2020}

n. 894 - "Cu n’ascuta, non regna" (30 settembre 2020)

Il martedì 29 settembre 2020 di Redazione

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Rubrica : {Eventi in giro}

Addio a John D. Barrow

Il lunedì 28 settembre 2020 di Redazione

L’astrofisico, cosmologo e matematico britannico John David Barrow, originale e influente studioso del concetto di infinito, della Teoria del tutto, del destino dell’Universo e della sua origine e dei particolari rapporti numerici che stanno alla base del cosmo e della vita umana, è morto la sera del 26 settembre 2020 nella sua casa di Cambridge all’età di 67 anni per un tumore. L’annuncio della scomparsa via Twitter è stato dato il 27 settembre 2020 dal professore Martin Rees, professore emerito di astronomia dell’Università di Cambridge e Astronomo Reale.

Nato a Londra il 29 novembre 1952, Barrow si è laureato in Matematica presso la Durham University nel 1974 e ha conseguito il dottorato in Astrofisica alla Oxford University nel 1977. Ha insegnato alla Oxford University e alla California University di Berkeley prima di ottenere nel 1981 un posto all’Astronomy Centre dell’Università del Sussex, dove, fino al 1999, è stato professore di astronomia e direttore del Centro di Astronomia. E’ poi diventato professore di Scienze matematiche nel Dipartimento di matematica applicata e fisica teoretica dell’Università di Cambridge.

La sua ricerca riguarda la forma e i livelli d’irregolarità e topologia dell’universo, la fisica delle particelle e la cosmologia, le origini degli elementi leggeri, la possibile origine e fine dell’Universo, le soluzioni generali delle equazioni di Einstein e le teorie gravitazionali di ordine elevato, la natura delle costanti fondamentali della fisica e l’introduzione di nuovi modi di utilizzare l’astronomia per investigare la loro invarianza nel tempo.

Con il suo fondamentale lavoro "Il principio antropico", Barrow sostiene che tutto ruota intorno a un nucleo ineludibile: se non si presentassero straordinarie coincidenze nella forma delle leggi fisiche e nei valori delle costanti di natura, la biochimica, la vita e la vita intelligente non sarebbero possibili. Non solo un universo generico preso a caso non consentirebbe la vita, ma non vi sarebbero possibili neppure gli oggetti astronomici comuni e la materia ordinaria, in particolare il nucleo del carbonio. Muovendo da una simile constatazione è facile giungere alla conclusione che vi sia una necessità, e il principio antropico debole, che si arresta al riconoscimento dei fatti, evolve in quello forte: poiché il mondo è così, allora deve essere fatto così.

Autore di 300 pubblicazioni in materia di cosmologia e astrofisica, Barrow ha ottenuto riconoscimenti come il Locker Prize for Astronomy, la Kelvin Medal of the Royal Glasgow Philosophical Society e diverse lauree honoris causa. Conferenziere di fama internazionale, ha partecipato, non solo nel Regno Unito, a importanti convegni scientifici come le Gifford Lectures, la George Darwin Lecture of the Royal Astronomical Society, l’Amnesty International Lecture on Science a Oxford, The Flamsteed Lecture, The Tyndall Lecture, The Rsa Christmas Lecture for Children e la Spinoza Lecture presso l’Università di Amsterdam. John Barrow ha anche il singolare merito di aver tenuto incontri sul tema della cosmologia al Festival del Cinema di Venezia, presso la residenza del primo ministro inglese in Downing Street, al Castello di Windsor e in Vaticano.

Nello scorso febbraio 2020 Barrow era stato nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. Professore di Scienze matematiche nel Dipartimento di matematica applicata e fisica teoretica dell’Università di Cambridge, Barrow è famoso a livello internazionale per il libro scritto con Frank J. Tipler "Il principio antropico" (Adelphi, 2002; edizione originale del 1986). Qui illustra una delle ipotesi più audaci - tanto da provocare un altissimo numero di dispute nonché di sorprendenti adesioni - sul problema della posizione dell’uomo nell’Universo. Barrow era anche direttore del Millennium Mathematics Project, un programma per migliorare l’apprezzamento delle scienze matematiche e delle loro applicazioni. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Templeton Prize nel 2006, il Faraday Prize della Royal Society nel 2008.

E’ autore di una ventina di libri, tradotti in 29 lingue, in cui esplora molti aspetti delle principali implicazioni storiche, filosofiche e culturali dell’astronomia, della fisica e della matematica: tra di essi spiccano "La mano sinistra della creazione" (con Joseph Silk, Mondadori, 1985); "Il mondo dentro il mondo" (Adelphi, 1991); "Teorie del tutto" (Adelphi, 1992); "La luna nel pozzo cosmico" (Adelphi, 1994); "Perché il mondo è matematico?" (Laterza 1992); "Le origini dell’Universo" (Rizzoli, 2001); "L’universo come opera d’arte" (Rizzoli, 1997); "Impossibilità. limiti della scienza e la scienza dei limiti" (Rizzoli, 1998); "Dall’io al cosmo. Scienza, arte, filosofia" (Raffaello Cortina, 2000); "Da zero a infinito, la grande storia del nulla" (Mondadori, 2002); "I numeri dell’universo" (Mondadori, 2003); "L’infinito" (Mondadori, 2005); "Le immagini della scienza. Cinquemila anni di scoperte: una storia visiva" (Mondadori, 2009); "100 cose essenziali che non sapevate di non sapere" (Mondadori, 2011); "Il libro degli universi" (Mondadori, 2012); "100 cose che non sapevi di non sapere sulla matematica e le arti" (Mondadori, 2016).

Fonte: RaiNews


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Rubrica : {Sportivamente}

Benvenuti nel mondo del calcio

Il sabato 26 settembre 2020 di Alice Molino

Emozioni, a porte chiuse, oggi allo Stadio Valerio Bacigalupo per il Taormina che ha nettamente travolto la Valdinisi con ben 6 gol.

Sono bastati solo trenta minuti al Taormina per affermarsi con decisione in campo creando fantastiche occasioni e mettendo a segno 3 gol grazie a Castorina (1) e Famà (2). Un Taormina presente, forte ed amalgamato che metteva a punto le indicazioni del mister Lu Vitu che ha accompagnato la squadra dall’inizio alla fine con passione e fermezza.

Una Valdinisi spenta e confusa, anche oggi, alla seconda partita di campionato. Ruoli inesistenti o poco definiti sia in campo che fuori dal campo. Entusiamo, determinazione, carisma elementi che anche oggi non sono trapelati.

Ciò ha permesso al Taormina di affermarsi anche nel secondo tempo segnando altri 3 gol grazie ad Aleo, Caltabiano e Sottile che sorprende il portiere Triolo con un fantastico tiro in diagonale. Risultato finale Taormina-Valdinisisi 6-0, non è proprio il caso di affermare che sia stato un punteggio troppo pesante per quello che si è visto in campo. Squadra da rivedere sicuramente non sarà un compito semplice per il l’allenatore Giacomo Parisi.

Città di Taormina: Sanneh, Caltabiano, Pantano (36’ st Brunetto), Mannino, Patanè (17’ st Tola), Parisi (40’ st Amante), Castorina (30’ st Bonasera), Quintoni, Famà (10’ st Arigò), Sottile, Aleo. A disposizione: Micali, Lo Re, Napoli, Fugazzotto. -Allenatore: Eugenio Lu Vito.

Valdinisi: Triolo, Briguglio (7’ st Fleri), Sterrantino (12’ st A. Arena), Munafò, Riposo, Gaeta, Marziale (19’ st Konatè), G. Arena, Principato, Cintorrino (12’ st Ciatto), Caminiti (14’ st Fiumara).
 A disposizione: Rasconà, A.R. Fiumara, Spadaro, Logiudice. —Allenatore: Giacomo Parisi

Arbitro: Paolo Lo Surdo di Messina
 Assistenti: Orazio Fazio di Acireale e Fabio Amata di Barcellona Pozzo di Gotto

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Rubrica : {Scuola & Università}

La storia cambi passo. Proposta di un manifesto per l’innovazione di una scienza

Il venerdì 25 settembre 2020 di Carlo Ruta

Contemporaneità e storia

Di recente si sono avute numerose prese di posizione a sostegno della storia come imprescindibile materia di studio e apprendimento, in risposta ad ambienti che ritengono si tratti una conoscenza non necessaria. Ma in questa fase, molto difficile, è opportuno che si provi ad andare oltre, ponendo al centro della discussione i caratteri, i modi d’essere e le pluralità della disciplina, i suoi metodi e i suoi fondamenti scientifici, perciò anche i suoi confini, perché meglio essa possa essere identificata e raccordata con i bisogni delle società civili. Il problema non è irrilevante, perché la percezione e la rappresentazione delle cose, del presente e del passato, sempre più oggi si presentano problematiche.

La storia, come disciplina che annota e spiega i fatti umani, elaborandone i nessi e le complessità causali, lungo il Novecento ha registrato avanzamenti significativi, in contesti anche tempestosi. Mentre l’Europa viveva nella prima metà del secolo le sue vicissitudini più tragiche, in alcuni ambienti si lavorava con slancio per ridefinire gli orizzonti disciplinari, per affinare i metodi d’indagine e per allargare i campi di studio, attraverso prestiti e scambi fecondi con altri saperi specialistici: in particolare con scienze sociali come l’antropologia, la sociologia, l’etnologia, la psicologia, la geografia e l’economia. Il caso più paradigmatico è di certo quello delle Annales, che dal 1929, sotto la direzione di Marc Bloch e Lucien Febvre, hanno impresso, dalla Francia, una trasformazione profonda alla ricerca, da cui hanno tratto motivi, con esiti spesso brillanti, diverse generazioni di studiosi. Il mondo è entrato poi in quella che Norberto Bobbio ha definito l’età dei diritti, travagliata tuttavia dal confronto geopolitico tra liberaldemocrazie e il mondo socialista, da polarizzazioni ideologiche e rinnovate tensioni sociali, percorsa infine da fenomenologie non meno condizionanti: dai soprassalti globali del neoliberismo agli exploit della telematica. Ne è derivato allora, ed è storia degli ultimi decenni, un quadro complessivo ondivago, di luci e ombre, che hanno avuto e continuano ad avere riflessi sostanziali, diretti e indiretti, sul mondo degli studi.

Nel tracciato delle esperienze del secondo Novecento, entro cui si collocano ricerche di spessore paradigmatico come quelle di Fernand Braudel e Philippe Ariès, si sono intensificati gli scambi interdisciplinari, per quanto forti siano rimasti i richiami dello specialismo più formale e caparbio. Il dibattito, resosi maggiormente fluido, ha prodotto una storia arricchita, per metodologie e contenuti, che è riuscita a investigare con cura speciale il terreno delle culture, e delle mentalità in particolare. Lo scandaglio delle epoche umane non è immune tuttavia, per la posizione che occupa, da influenze in grado di pregiudicarne anche i risultati, l’autonomia e il rigore metodologico. E tanto più i rischi sono manifesti in questi tempi, a causa di un clima che, per l’aumento delle disuguaglianze, la precarietà degli equilibri internazionali e la crescita del fenomeno immigratorio dalle aree disagiate a quelle più ricche, a livello globale va deteriorandosi, sui piani anche delle risorse civili, dei diritti e, per forza di cose, delle condotte razionali.

Mentre si aggiornano in maniera più o meno dichiarata i punti di vista eurocentrici e le sicumere universaliste di un «primo mondo» che non smette di riconoscere se stesso come il presidio per antonomasia dei «valori ultimi», si alimentano infatti, in numerose parti del Globo, le chiusure iper-identitarie, il rifiuto quindi delle multiculturalità e il pregiudizio etnico. Si tratta, a ben vedere, di fenomeni implosivi e dissociativi, che si generano nel vivo delle società e delle culture in maniera quasi inerziale, anche in paesi che lungo il Novecento hanno elaborato in maniera matura e relativamente aperta il «trauma» della decolonizzazione. Con l’ausilio di ideologie su misura, avanzano in definitiva logiche di risentimento e paura, che portano ancora a concepire il portatore di differenze come antagonista e, si potrebbe dire, come «ladro di risorse». Nell’ordine reale delle cose, sembrano finire fuori campo allora le prefigurazioni più feconde del secondo Novecento, come i paradigmi della coesione internazionale pensati da Hans Kelsen, i tracciati della «società aperta» di Karl Popper e, più ancora forse, i moniti egualitari delle antropologie più brillanti, come quella del Claude Lévi-Strauss di Razze e storia.

Situazioni di crisi si manifestano, contestualmente, nel sistema delle rappresentanze e in altri gangli delle democrazie liberali, da cui tendono ad emergere nuove ibridazioni, difficili da interpretare. Il mondo della comunicazione, sempre più condizionato dal digitale e dai social, produce inoltre fenomenologie di vario segno, con effetti ancora contraddittori, di orizzontalità attive da un lato, che nei primi anni di questo secolo hanno fatto immaginare una crescita delle buone pratiche di democrazia, e di condotte manipolatorie dall’altro, che rischiano di disorientare le opinioni pubbliche, ostacolandone il travaglio critico, con l’esito anche di rendere più difficili i percorsi conoscitivi, attraverso la fabbricazione del falso. In questo orizzonte problematico, che si alimenta di radicalismi di ogni livello, la ricerca storica è investita allora da responsabilità importanti, con ricadute possibili anche di ordine civile.

Scenari che mutano

Chi opera oggi nel campo delle scienze sociali, da qualsiasi prospettiva, storica, sociologica, antropologica e così via, ha davanti a sé strade diverse. Può arroccarsi nello specialismo isolazionistico o aprirsi utilmente alle sollecitazioni, può alzare la guardia o rilanciare, autolimitarsi o progredire, oscurare un paesaggio umano o illuminarlo. Può indugiare in definitiva sulla difensiva o porsi all’altezza delle difficoltà che travagliano i paesi, operando, se lo si vuole, in maniera emblematica. Può essere ancora istruttivo, al riguardo, il dato del primo Novecento, quando la Nouvelle histoire si ritrovò a coesistere con le implosioni nichilistiche e belliciste del tempo, bilanciandole in qualche misura, oggettivamente, come un utile anticorpo. Ciò non avveniva attraverso una dialettica frontale, più o meno accentuata in senso ideologico, ma, soprattutto, per mezzo di una erogazione in profondità, sfaccettata e innovatrice, in grado, già con il solo esserci, di puntellare in quell’Europa crepuscolare il senso delle cose e di porre la conoscenza storica come presidio della razionalità. Si trattava in fondo di una ricerca schiva, che in quei frangenti maturava con discrezione in alcuni circoli universitari della Francia, ma vigorosamente attiva e feconda.

Lo studioso di questo tempo è importante che faccia i conti con quelle esperienze conoscitive e quel contatto con le cose ma deve confrontarsi con un presente che propone scenari e prospettive di ricerca differenti. Tra le scienze sociali, la storia è forse quella che oggi più viene sottoposta a critiche demolitrici, non soltanto dalla prospettiva dell’utilità didattica. Secondo i nuovi detrattori della disciplina, le vicende umane sono troppo eterogenee, vaghe e divergenti per essere trattate e spiegate con metodi di ricerca credibili. Ed è ben chiaro che in questo modo, agli sforzi di studio sostenuti nell’ultimo secolo, e ai traguardi raggiunti, si finisce per opporre, oltre che le cortine dello scientismo, il nichilismo, il vuoto unidimensionale, ideologico, che tende di fatto a delegittimare saperi stratificati e a sollecitare, dal versante degli studi, le implosioni del presente. Riaffiora, in sostanza, con nuove modalità, il timore della storia, proprio quando questa disciplina per una serie di circostanze, esterne e interne, appare nelle condizioni di accelerare il passo e produrre nuove rotture paradigmatiche. Oggi essa può disporre infatti di risorse inedite, offerte anche dai progressi impetuosi di alcuni campi tecnologici e delle scienze naturali, che stanno rivoluzionando, tra l’altro, discipline contigue come quelle archeologiche.

Nel panorama delle scienze, l’archeologia si colloca in una sorta di frontiera, che per tanti aspetti ha forgiato i suoi modi operativi e il suo carattere, anch’esso pluralistico. In alcuni contesti, come quello della New archeology, nota altrimenti come archeologia processuale, la disciplina è riconosciuta come contigua alle scienze naturali. La relazione si fa oggettiva del resto e diventa organica con l’archeometria, concentrata soprattutto sull’analisi di laboratorio, chimica, fisica e biologica dei reperti e degli ambienti naturali di provenienza. Il quadro si presenta però più ampio e sfaccettato. La ricerca archeologica, anche dalla prospettiva paletnologica, che indaga le età preistoriche, ha registrato dal secondo dopoguerra significativi momenti di crescita, derivanti appunto dall’innovazione tecnologica. I più recenti dispositivi della subacquea, le telecamere lidar, i sonar, i magnetometri e i radar per il telerilevamento, le foto satellitari, le tecniche 3D, le tomografie computerizzate e i nuovi ritrovati per la datazione dei reperti stanno mutando infatti radicalmente l’orizzonte degli studi. Se utilizzati con criterio e organicità, questi progressi possono incidere allora in maniera significativa sull’indagine pluridirezionale delle epoche umane. In sostanza, più utilmente che in passato, l’archeologia è in grado di occupare una posizione mediana, sul piano operazionale almeno, tra la disciplina storica e le scienze naturali. Essa rimane tuttavia una scienza sociale, e su questo terreno si trova ad articolare i suoi contatti più impegnativi con la storia, mentre quest’ultima è nelle condizioni e ha l’opportunità, appunto, di rimescolare le carte e di riconsiderare, tra l’altro, il problema delle fonti, che solo in parte nell’età delle semiotiche possono risolversi nei tragitti della scrittura, dai primi pittogrammi all’alfabeto.

Superando il confine

Come scienza sociale, la storia non ha il compito di giudicare, assolvere o condannare. Essa ha l’onere di restituire senso ai fatti umani, illuminandoli, incalzandoli, esplicitandoli, attraverso il documento e il manufatto, l’oggettività naturale e le immaterialità resistenti, le culture e il loro correlarsi dialettico. Storici di grande acutezza, come Karl Lamprecht e Henri Pirenne, molto stimati dagli annalisti, soprattutto di prima generazione, adoperavano un concetto «compromettente» per definire un loro approccio alla ricerca. Essi parlavano di una storia totale, per rimarcare i modi d’essere di un’attività scientifica indiscreta, attiva su vasti orizzonti e aperta ad ogni contaminazione utile. Tutto questo, mentre evoca una stagione di scommesse, riesce a fornire allora spunti produttivi al presente. Per ridare senso alle cose e aiutare così le società a rendersi conto e a riorientarsi è necessario, evidentemente, liberare il campo da scorie, chiusure, polarizzazioni vacue e schemi ideologici in grado di deprimere l’esercizio della ricerca. Ed è quel che le storiografie più avvertite, da varie posizioni, si propongono di fare da decenni, in sintonia con gli ambiti più maturi di altre scienze sociali. Il Novecento, in questo senso, ha costituito una grande fucina, ha forgiato strumenti e incubato risorse conoscitive. Ma le fratture di questa tarda modernità sollecitano ad accelerare e cambiare passo. Ciò potrebbe essere allora la scommessa di oggi.

La ricerca del secolo scorso, impugnando il «primato» della storia politico-militare e, per dirla con gli annalisti, della narrazione événementielle, concentrata di massima su attori di rango, eventi memorabili e rigide scansioni cronologiche, ha scoperto la pluralità dei campi, inoltrandosi con impeto in territori prima trascurati, dall’economico al sacrale, dalla vita quotidiana alle mentalità, dalle tecniche al lavoro, dai sentimenti alle differenze di genere. L’ultimo Novecento ha espresso poi altri modelli, come quello di una storia globale che, solo in minima parte sul tracciato braudeliano della longue durée, si è snodata dagli anni settanta con esiti anche fecondi, che hanno portato, tra l’altro, ad una ridiscussione ad ampio raggio dei modelli eurocentrici ed occidentalisti. Con uno sguardo orientato alle fenomenologie economico-finanziarie del mondo contemporaneo, sono stati riconsiderati infatti i rapporti tra il globale e il territoriale, il Nord e il Sud, il Ponente e il Levante, che nelle opere di Immanuel Wallerstein, ad esempio, vengono ricomposti nel paradigma unificante del sistema-mondo. Ma la storia può aspirare a portarsi lungo regioni, fisiche e immateriali, più impervie e sfumate, dove diventa inevitabile il confronto con tutto ciò che, dotato di un flusso, di un moto intrinseco, sfugge a rappresentazioni univoche e cristallizzate. Può essere conferito allora altro peso a elementi di «disturbo» come il trasversale, l’ambiguo, il tortuoso, l’instabile, l’imprevedibile, il contraddittorio, l’indeterminato e l’inopportuno, che pure hanno esercitato influenze decisive sulla formazione delle epoche, sui processi di civilizzazione e perfino sulle articolazioni della razionalità umana.

In un orizzonte epocale come quello odierno, che rivendica in maniera compulsiva il massimo di agiatezza e di comfort, e che mostra tuttavia segni di affaticamento, la storia può aiutare a restituire delle logiche e un senso a quel che viene percepito come estraneo e fuori campo. Può aiutare inoltre a frequentare in maniera empatica le complessità delle cose e a orizzontarsi meglio lungo le tre prospettive che reggono, avvolgendola, l’esperienza umana: il contatto con la natura, il confronto con il mondo sociale e il rapporto con la storia, che, come dimensione del passato, in ogni persona è costume, memoria, lingua, background culturale, senso e misura del tempo, in definitiva, percezione orientata del sé. Se la mission più conseguente e alta della ricerca storica è allora quella di contribuire ai processi di autoanalisi delle società, attraverso prese d’atto, scoperte e atti di coscienza, si può immaginare un ripensamento emblematico e consapevole, un «patto» tra la ricerca storica e le società umane in cui siano soddisfatte determinate condizioni.

Non sempre, a ben vedere, la storia si ritrova al servizio del vincitore, come vuole un motto corrente. Essa può sostenere un ceto resistente, come si avverte, ad esempio, nella narrazione moralistica di Publio Cornelio Tacito. A volte si trova a sostenere le ragioni di un mutamento possibile, di un progresso o di un regresso, retto da attori più o meno presenti o mimetici. È naturale allora che lo studioso, in possesso di fonti, debba impiegare una discreta parte del tempo disponibile a correggere, porre in discussione, confutare tradizioni e narrazioni che grondano inevitabilmente di falsi, inverosimiglianze, artifici narrativi, interpolazioni e fraintendimenti. Ma la ricerca ha l’onere di confrontarsi con un orizzonte più ampio di sostanze resistenti: strati e sostrati fisici, accumuli dell’immaginario, strutture linguistiche, tradizioni sacrali, percorsi tecnologici, costumi, manualità e altro ancora. È opportuno allora che attraverso questo contatto polimorfo con le cose si manifestino nuovi propositi.

Potrebbe risultare fecondo intanto un confronto progressivo con le fenomenologie del pregiudizio che, declinato variamente, in senso etnico, culturale, religioso, politico, di genere, di ceto, di specie e altro ancora, attraversa le società umane. Riprendendo, in qualche misura, il filo intuitivo di autori come Walter Lippmann e, soprattutto, di Hannah Arendt che si concentrò sul totalitarismo e l’antisemitismo, la ricerca storica potrebbe assumersi il compito, fino ad oggi largamente eluso dalle scienze sociali, di spiegare il quando, il come e il perché il sospetto verso il differente, il distante e l’«alterità» possa tradursi in un pericoloso bisogno comune, conclamato e stratificato. Di concerto con l’antropologia, la psicologia, la sociologia e l’economia, essa potrebbe indagarne inoltre le condizioni per possibili movimenti inversi: dall’impulso a chiudersi all’esigenza di aprirsi. Si tratta di uno spunto evidentemente, lungo linee di raccordo, appunto, tra le ragioni scientifico-disciplinari, che potrebbero uscirne arricchite, e i bisogni di crescita civile. Operazioni del genere sono possibili tuttavia a determinate condizioni.

Una storia che sia a misura dei tempi è importante che si «sporchi le mani», che impari, dagli archeologi ad esempio, l’attitudine a cavare terra dal suolo, con pazienza, alla ricerca di strati più profondi di quel che già si conosce e alla scoperta di quel che non si conosce ancora e che è tuttavia ipotizzabile, immaginabile o «deducibile» attraverso lo studio di termini noti. Occorre una storia prudente ma audace, che si confronti senza remore con l’incerto, che dia quindi consistenza e conferisca un ruolo strategico al dubbio, allo stesso modo in cui l’epistemologia, con Karl Popper, ha conferito uno status scientifico al falsificabile. Nell’età in cui le scienze naturali, passate attraverso esperienze come quelle di Planck, Bohr e Heisenberg, potenziano il paradigma probabilistico, appare curiosa una ricerca storica che indugi troppo su schemi inarticolati, tassonomie perfette e linee ortogonali tracciate a tavolino. Occorre rendere disponibili e utilizzare, di preferenza, altri strumenti, a misura dei problemi. E l’oggetto storico, sfuggente già di suo, suggerisce, tanto più quando si è davanti a fenomenologie di forte indeterminazione, modelli decisamente duttili, che meglio possano aiutare a registrarne l’onda, il respiro epocale e le mobilità.

Negli attuali orizzonti, la storia ha bisogno in realtà di smarrirsi per ritrovarsi, di frequentare, a ritroso, strade impervie che diano però l’opportunità di riflettere con carichi di consapevolezze più spendibili e condivisibili, anche in termini di socialità attiva: tanto più quando è la stessa vicenda umana, con le sue problematicità, a richiedere una maggiore erogazione. La mobilità sfuggente dell’oggetto storico evoca poi una ulteriore mobilità, quella del punto di vista, che costituisce una buona risorsa per far progredire la conoscenza e arginare il pregiudizio. La mobilità dello sguardo, che fornisce all’osservatore una visione differenziata dell’oggetto, può aiutare lo storico a riconoscere meglio i territori non fisici, a proiettarsi nei contesti di mentalità lontane e a interagire perciò con razionalità differenti, che l’Occidente, ad esempio, stenta ancora oggi a riconoscere, se non sommariamente.

Saperi e incontri

La storia non ha bisogno di teorie che spieghino la vicenda umana nella sua totalità e come totalità, facendone il «regno dei fini». Visioni del genere restano supponenti oltre che, come rilevava Popper, ascientifiche. In realtà, se vuole mantenere una funzione ed esercitare un’influenza utile, la storia non può distaccarsi dai suoi compiti di disciplina delle complessità e delle cause. E nel Novecento, dalle prime stagioni delle Annales, questo impegno è stato esercitato appunto con slanci pionieristici. Essa ha imparato a muoversi infatti fuori dai propri confini, dove si è incrociata tra l’altro con l’antropologia, che, per quanto non priva di remore ideologiche e di aree di subalternità, sin dalla seconda metà del XIX secolo ha conferito spessore globale agli studi su alcuni campi, come quelli delle culture e dell’organizzazione sociale. Ma è importante che oggi si proceda oltre e si cerchi di ridurre lo iato che, malgrado le mediazioni già esistenti, di cui si diceva prima, persiste negli ambiti scientifici. Si potrebbe cominciare a ripensare, in particolare, le relazioni possibili e preferibili tra la razionalità dei saperi storici, in senso lato, e quella delle scienze naturali.

Se, come si è detto, i tempi attuali suggeriscono un patto plausibile tra società e storia, si potrebbe concepire, ancora utilmente, un nuovo «contratto», tra le scienze della natura e quelle sociali. Le differenze rimangono significative, poiché le prime non hanno per oggetto l’uomo storico in continua modificazione, che è invece oggetto delle scienze sociali, mentre in queste ultime non esiste tra l’osservatore e l’oggetto osservato quel distacco che, in via generale, è consueto nelle scienze naturali. Nel mondo attuale, dove gli interessi dei sistemi rischiano di sopraffare istanze e bisogni umani essenziali, un dialogo serrato e crescente tra le scienze potrebbe risultare tuttavia emblematico. Ma se la storia, come altre discipline affini, ha buone ragioni per continuare a portarsi «fuori le mura», dall’altro versante la situazione sembra più problematica. Perché le scienze naturali, concentrate sulle loro osservazioni, i lori principî e il rigore delle loro dimostrazioni, dovrebbero «scendere a patti» con le scienze sociali, e nello specifico con la disciplina storica? È un po’ il quesito di fondo, la cui risposta, nei termini di un apologo, potrebbe essere riposta, in qualche modo, nel Diogene della tradizione antica, con la sua lanterna accesa, che usava, a suo dire, per cercare l’uomo.

I saperi storici possono aiutare in realtà le scienze naturali a non perdere di vista l’uomo, appunto, ossia la dimensione del sociale, della sostenibilità, del tempo civile, che costituiscono la condizione di base per qualsiasi progetto, anche scientifico. Per gli studiosi della natura e delle discipline logico-matematiche la storia può costituire allora una utile sponda orientativa, di tipo anche morale. Si dirà che già la poesia, la prosa letteraria, la musica, il cinema, il teatro e tutte le altre arti assolvono un tale compito, ma, diversamente da tali espressioni della creatività umana, la storia condivide con le altre discipline sociali e con le scienze naturali la ricerca delle cause, un accostamento alle cose e, ancora, delle logiche di fondo che possono convergere su un coeso orizzonte di scambi e interazioni, senza pregiudizio per le diversità e l’autonomia dei saperi.

In definitiva, possono crearsi i presupposti per nuove sintonie, mentre la storia, che da un clima più aperto trarrebbe di certo dei benefici, ha buone ragioni per progredire verso nuove esperienze paradigmatiche: dubitante ma audace, dotata di un timbro proprio ma eccedente, duttile ma resistente, istruttiva e, davanti ai fattori di crisi che colpiscono questa contemporaneità, capace di sostenere da posizioni di prima fila i processi di riequilibrio culturale.


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Carlo Ruta

Si può partecipare alla discussione indirizzando a: istitutosapere@gmail.com - tel. 347 4862409.


Interventi e letture online:

La storia in «tempi bui». Da Hannah Arendt a Carlo Ruta / di Pino Blasone (su Girodivite)


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Rubrica : {Qualche parola / di Luigi Boggio}

Pensieri veloci 4

Il venerdì 25 settembre 2020 di Luigi Boggio

ZAIA ha stravinto non facendo dormire Salvini ultra impacciato e confuso nelle apparizioni televisive. Zaia appartiene alla tradizione veneta della democrazia cristiana con un pizzico di leghismo di facciata e di buon governo. Non solo riesce a governare ma tiene uniti i suoi con il metodo Cencelli: tu ottieni in rapporto al peso elettorale che esprimi nel tuo territorio. Il risultato della lista Zaia presidente che supera per tre volte la Lega è emblematico.

DE LUCA con il suo lanciafiamme ha fatto terra bruciata degli avversari e continuerà nell’arte del governo " oltre la destra e la sinistra" e lavora per prendersi Napoli alle prossime amministrative. Nel frattempo canta Caravan petrol -"come sò bello a cavallo a stu camello cù ’o binocolo a tracollo cù o turbante e ’o narghilè-".

La CECCARDI non ha fatto in tempo d’uscire lo spumante dal frigo che la notizia della sconfitta si era già diffusa in ogni angola della città. Essendo una donna di spirito non ha fatto che sparire, ma prima era passata da piazza della Signoria per andare ad ammirare il David di Michelangelo.

EMILIANO dopo un pomeriggio tribolo per le oscillazioni dei sondaggi si è rasserenato verso sera alla notizia della vittoria certa. Un bel risultato e tanta buona sorte anche per la povertà degli avversari che sono andati per suonarglieli e sono stati suonati. Il demo populista come alcuni l’hanno definito è un gran signore per le parole espresse. Ha ringraziato e non si è sottratto di ringraziare anche Calenda e Renzi con un caloroso arrivederci. Un saluto dalle terre di Puglia anche per Di Battista che era rientrato dall’estero per fare dei comizi a sostegno della candidata Laricchia che non è andata oltre il 10%. Il buon Dibba però ha dovuto riconoscere la caduta delle Stelle ovunque iniziando a fare volare gli stracci. Di Scalfarotto si sono perse le tracce ma non la poltrona da sottosegretario.

Al REFERENDUM il SI ha vinto senza sottovalutare il risultato del NO. Un risultato che dovrebbe spingere i protagonisti del comitato a lavorare per portare avanti le loro proposte con continuità senza svegliarsi alla fine delle decisioni parlamentari.

Il GOVERNO CONTE andrà avanti sempre che lavori sulle urgenze del Paese che sono tante in particolare la scuola e il lavoro. Mentre Zingaretti è uscito bene e che i giornaloni dai volti tristi si diano una spiegazione dei loro articoli non sempre attenti e scarsamente informati. In Italia non c’è soltanto la questione della qualità della rappresentanza ma anche quella della libertà dell’informazione.


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Rubrica : {ParoleRubate}

La storia in «tempi bui». Da Hannah Arendt a Carlo Ruta

Il venerdì 25 settembre 2020 di Redazione

Prima ancora che «proposta di un manifesto», la manifestazione di un’esigenza e di un intento innovativi. Espressione, peraltro, di qualche motivata inquietudine, suggerita dai tempi che tutti noi attraversiamo probabilmente non senza ricorrenti perplessità o giustificabili apprensioni. Nell’uso corrente contemporaneo, il verbo «manifestare» è venuto ad assumere il significato di rendere pubblica un’opinione, un’idea, ma pure un sentimento. Di solito, si manifesta a favore di o contro qualcosa o qualcuno. Tuttavia si può anche farlo, lasciando a noi un margine di scelta nell’individuare quel qualcosa o qualcuno, se a favore o piuttosto contro, oppure in una posizione di riflessiva e propedeutica messa in discussione.

Tale è l’impressione che chi qui scrive ha ricavato dalla lettura dello scritto «La storia cambi passo. Proposta di un manifesto per l’innovazione di una scienza» di Carlo Ruta, anche grazie a una ormai assidua consuetudine, e a volte proficua collaborazione, con lo storico in questione. La sua opera pregressa si articola in un quadro interdisciplinare, che spazia dalle scienze sociali all’archeologia, nonché alla filosofia. Essendo quest’ultima il mio campo formativo, possibilmente accompagnato con la critica culturale applicata e la storia comparata delle civiltà, comincio qui volentieri a commentare col citare una menzione che non ritengo accidentale di Hannah Arendt, pensatrice a me cara per più di un aspetto.

Afferma Ruta, infatti, in un capitoletto non a caso intitolato «Superando il confine»: «Riprendendo, in qualche misura, il filo intuitivo di autori come Walter Lippmann e, soprattutto, di Hannah Arendt che si concentrò sul totalitarismo e l’antisemitismo, la ricerca storica potrebbe assumersi il compito, fino ad oggi largamente eluso dalle scienze sociali, di spiegare il quando, il come e il perché il sospetto verso il differente, il distante e l’“alterità” possa tradursi in un pericoloso bisogno comune, conclamato e stratificato.» In effetti la Arendt, pensatrice tedesca di estrazione ebraica, specialmente in «L’umanità in tempi bui», libro storico-biografico del 1968, estendeva il suo discorso ben al di là dell’argomento antisemitismo.

Una difficoltà o incapacità di superare i confini mentali, una volta che il processo globalizzante abbia reso relativamente più facile il superamento di quelli fisici, nell’ambito sia commerciale sia della comunicazione o della migrazione. Questo è il problema attuale, che impedisce all’evoluzione tecnologica di convertirsi in progresso civile effettivo, che può prospettare la falsa soluzione di un ripiegamento su se stessi, anziché l’impegnativa elaborazione di un’apertura culturale adeguata. Un problema, che non può non investire la critica storica, orientandola verso nuovi orizzonti, in quanto basamento di quella ineludibile soggettività la quale presiede alla pur indispensabile ricerca e cernita documentaria. Un doveroso “cambio di passo” nel metodo di indagine, contro ogni pretesa, unilaterale e pietrificata oggettività.

Altrove, nel breve capitolo «Contemporaneità e storia», Ruta stigmatizza una tendenza degenerativa, nel già preconizzato – a suo tempo, dal sociologo canadese Marshall McLuhan – ‘villaggio globale’: «Il mondo della comunicazione, sempre più condizionato dal digitale e dai social, produce inoltre fenomenologie di vario segno, con effetti ancora contraddittori, di orizzontalità attive da un lato, che nei primi anni di questo secolo hanno fatto immaginare una crescita delle buone pratiche di democrazia, e di condotte manipolatorie dall’altro, che rischiano di disorientare le opinioni pubbliche, ostacolandone il travaglio critico, con l’esito anche di rendere più difficili i percorsi conoscitivi, attraverso la fabbricazione del falso».

Tali pratiche manipolatorie, tese all’occultamento della verità ovvero alla «fabbricazione del falso», sono ciò contro cui uno storico aggiornato e accorto dovrebbe mettere in guardia. Operazione non sempre facile, dal momento che quelle condotte mirano a compiacere diffuse pulsioni regressive, o ad approfittare di paure sovente irrazionali. In questi casi, la lezione memoriale storica viene spesso alterata, o semplicemente rimossa e negata. Non di rado quel camuffamento, che è invalso l’uso approssimativo di chiamare «negazionismo», viene spacciato a sua volta per storicismo tutt’al più ipercritico. Lo storico critico si trova, pertanto, a doversi misurare con chi pretende di usare le sue stesse armi, in maniera tendenziosa e simulata. Nel migliore dei casi, lo scopo perseguito è un omologante nichilismo.

Le insidie dell’informazione sono comunque un terreno su cui lo storico dovrebbe aver imparato a destreggiarsi da tempo, ivi inclusi il giornalismo televisivo o la stampa periodica a carattere sensazionalista. La conclamata bidirezionalità del messaggio tramite Internet non fa grande eccezione, poiché anche la disinformazione intenzionale ha appreso tecniche calibrate in base alla mutata realtà. Quindi, lo storico dovrebbe essere fornito di pari o maggiore scaltrezza, beninteso «astuzia della ragione» di hegeliana memoria. E di un minimo di immaginazione, che differenzi la storia dalle altre scienze, per le quali in linea di massima l’oggettività può fare a meno della componente umana inevitabilmente, talora imprevedibilmente soggettiva.

Ecco, dunque, perché Carlo Ruta così conclude, non senza qualche azzardo funzionale a suscitare un dibattito: «la storia può costituire allora una utile sponda orientativa, di tipo anche morale. Si dirà che già la poesia, la prosa letteraria, la musica, il cinema, il teatro e tutte le altre arti assolvono un tale compito, ma, diversamente da tali espressioni della creatività umana, la storia condivide con le altre discipline sociali e con le scienze naturali la ricerca delle cause, un accostamento alle cose e, ancora, delle logiche di fondo che possono convergere su un coeso orizzonte di scambi e interazioni, senza pregiudizio per le diversità e l’autonomia dei saperi».

In altri termini, già nel 1966 in «Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane», il filosofo francese Michel Foucault rilevava come difficilmente la storia, convenzionalmente intesa come prevalente narrazione «événementielle», possa prescindere dal contesto della storia della cultura in cui essa si è sviluppata e con cui ha interagito. Dialetticamente, le strutture materiali possono sì determinare quelle ideali in seno a una società, ma è pur vero che in genere queste ultime «sovrastrutture» esercitano un effetto retroattivo sulle prime, tornando a condizionarle e modificarle. Nessun vecchio idealismo in senso hegeliano, insomma, ma nemmeno materialismo meccanicistico o, in particolare al giorno d’oggi, economicistico.

Pino Blasone


Leggi il Manifesto di Carlo Ruta.


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Rubrica : {Eventi in giro}

Lentini Sr - Consiglio Comunale, mercoledì 30 settembre 2020

Il venerdì 25 settembre 2020 di Giuseppe Castiglia

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Consiglio Comunale Lentini SR 30 09 2020

ORDINE DEL GIORNO

1. COMUNICAZIONI ART.69 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL C.C.

2. LETTURA E APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.

3. APPROVAZIONE REGOLAMENTO REGISTRO DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTI SANITARI (TESTAMENTO BIOLOGICO).

4. RATIFICA DELLA DELIBERA G.M.N.137 DEL 05/09/2019 ADOTTATA Al SENSI DEL COMMA 2, ART.250 DEL D.LGS.267/00.

5, RATIFICA DELIBERA DI GIUNTA N.194 DEL 05/12/2019 ADOTTATA Al SENSI DEL COMMA 2, ART.250 DEL D.LGS.267/00.

6. APPROVAZIONE DELLE TARIFFE DELLA TASSA SUI RIFIUTI PER L’ANNO 2020 - CONFERMA DEL PIANO ECONOMICO FINANZIARIO E DEL PIANO TARIFFARIO 2019 APPROVATI CON DELIBERA DEL C.C. N.3 DEL 29.03.2019

7. REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELL’IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA I.M.U.

8. APPROVAZIONE ALIQUOTE IMU (IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA) —ANNO 2020.

9. INTERROGAZIONE PROT.N.13890 DEL 28/07/2020 PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA M5S CUNSOLO MARIA SU "INVASO BIVIERE Dl LENTINI - PROGETTO, FRUIZIONE E FOTOVOLTAICO".

10. INTERROGAZIONE PROT.N.17299 DEL 22/09/2020 PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA M5S CUNSOLO MARIA IN MERITO ALLE CONCESSIONI DI IMMOBILI COMUNALI DI CUI ALLE DELIBERAZIONI Dl G.M. N,59 E N.87/2020 - RIFERIMENTO ART.15 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL C.C.

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Rubrica : {Immigrazioni}

EMERGENCY su Patto Migrazioni e Asilo UE

Il venerdì 25 settembre 2020 di Redazione

“Il Patto su migrazione e asilo annunciato ha deluso le aspettative di chi sperava in un drastico cambio di orientamento della Commissione Europea: i diritti delle persone migranti sono l’ultima delle preoccupazioni di questo documento che svilisce ulteriormente i valori fondanti dell’Unione Europea e le norme internazionali dell’asilo”.

È questo il commento di EMERGENCY al tanto atteso Patto su migrazione e asilo della Commissione Europea, presentato dalla presidente Ursula von der Leyen a Bruxelles.

“Se vogliamo usare la parola solidarietà, questo patto la esprime forse verso i Paesi mediterranei per alleviare la pressione degli arrivi – soprattutto sull’opinione pubblica – certo non verso i migranti – prosegue EMERGENCY - .Il tanto atteso superamento degli accordi di Dublino si traduce in un’altra ingiustizia: se è vero che i migranti verranno ridistribuiti in tutti i Paesi europei e non saranno obbligati a rimanere in quello in cui sono approdati, questi Paesi rimarranno i responsabili del primo screening, rischiando di trasformarsi in un limbo indecente di attesa. Non c’è nessuna presa di distanza dagli accordi con la Libia, le cui violazioni dei diritti umani sono evidentemente considerate accettabili in cambio di una funzione di filtro alla fortezza europea”.

“La possibilità riconosciuta ai Paesi più ostili di scegliere fra la partecipazione al meccanismo dei ricollocamenti e quella di pagare per il rimpatrio dei migranti è la conferma di un’Europa che ha perso il senso del valore della vita umana e baratta i diritti di persone disperate con la copertura economica dei costi delle operazioni di rimpatrio – conclude EMERGENCY -. Come già in passato, i percorsi individuali non sono più considerati determinanti per l’accesso all’asilo, privilegiando la provenienza geografica e perpetuando la distinzione – artificiosa e sicuramente ingiusta – tra disperati per la povertà e disperati per la guerra. Ancora una volta, nessuna traccia di un vero piano strutturale per gestire l’immigrazione legale, né un programma di ricerca e soccorso in mare, probabilmente nell’illusione di poter gestire il fenomeno migratorio come un’emergenza definita e non come un fenomeno naturale e impossibile da fermare” .

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Rubrica : {Eventi in giro}

Megara Iblea, 27 settembre 2020: la musica della Grecia antica

Il venerdì 25 settembre 2020 di Redazione

Attenzione, causa prevista pioggia l’evento è stato rinviato!


Nell’ambito delle iniziative europee sul patrimonio europeo, il 26-27 settembre 2020, presso il sito archeologico di Megara Iblea l’iniziativa: La musica della Grecia antica.

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Giornate europee del patrimonio

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Rubrica : {Eventi in giro}

Carlentini: 26 settembre 2020, presentazione libro di Carlo Ruta

Il venerdì 25 settembre 2020 di Redazione

Al Parco archeologico di Leontinoi (Carlentini), il 26 settembre 2020 presentazione del nuovo libro di Carlo Ruta "La lunga età del legno".

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La lunga età del legno - presentazione del volume di Carlo Ruta

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Rubrica : {Lavoro}

Sciopero Scuola, adesione superiore alle previsioni

Il giovedì 24 settembre 2020 di Redazione Lavoro

Un affollato presidio in piazza Monte Citorio, limitato a 150 lavoratrici e lavoratori dalle autorizzazioni della Questura, ha dato inizio al primo dei due giorni di sciopero della Scuola e dei Servizi educativi e scolastici proclamati dall’Unione Sindacale di Base con Unicobas, Cobas Sardegna, Cub e gli studenti di Osa.

Gli interventi susseguitisi davanti alla Camera dei Deputati hanno ricordato al Ministero dell’Istruzione, al Governo e al Parlamento tutto le reali necessità della Scuola, che non possono ridursi a mera propaganda delle misure assolutamente insufficienti adottate dall’esecutivo per il ritorno in sicurezza. Assunzioni, stabilizzazioni e investimenti in edilizia, sfruttando le risorse del Recovery Fund, sono misure necessarie ed impellenti. In contemporanea, manifestazioni molto partecipate si sono svolte ad Asti, Genova e Pisa. Diversi gli istituti rimasti chiusi in tutto il territorio nazionale.

Domani, venerdì 25 settembre, i lavoratori, docenti e ATA, e gli studenti, manifesteranno a Roma davanti al MIUR, e nelle maggiori città italiane. Insieme al personale della scuola, in molte città italiane scioperano anche i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale, che a Roma saranno presenti a viale Trastevere, per evidenziare le inefficaci misure previste contro il contagio sui mezzi pubblici, in condizioni di continuo sovraffollamento e privi di controlli soprattutto negli orari di ingresso/uscita delle scuole.

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Usb Scuola

Gli appuntamenti di venerdì 25 settembre:

ROMA – MIUR (viale Trastevere), ore 9

MILANO – largo Cairoli, ore 9,30

TORINO – corso Vittorio Emanuele, ore 9

GENOVA – piazza Fanti d’Italia, ore 9,30

BOLOGNA - piazza Roosevelt, ore 9,30

FIRENZE – piazza Santissima Annunziata, ore 9,30

LIVORNO – piazza Cavour, ore 8,30

CATANIA – piazza Università, ore 10,30

#curalascuola

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Rubrica : {Scuola & Università}

SCUOLA. SCIOPERO 25 SETTEMBRE...la scuola che non vorremmo

Il giovedì 24 settembre 2020 di Redazione

25 SETTEMBRE SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA.

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Sciopero Scuola 25 settembre 2020

- Mancano le aule che garantiscano a tutti il necessario distanziamento, nonostante i tanti immobili pubblici vuoti e inutilizzati. Mancano docenti, insegnanti di sostegno, collaboratori scolastici assistenti amministrativi, stessi problemi ogni anno! Cosa aspettano il governo e le forze politiche a varare un grande e serio piano di assunzioni e stabilizzazioni ?

- Mancano soluzioni adeguate ad affrontare la questione dei lavoratori e degli studenti “fragili, mancano presidi medici interni agli istituti che potrebbero assicurare una prima valutazione di soggetti con sintomatologie. La didattica a distanza (DAD), preclusa a tanti studenti in questi mesi, rappresenta ancora un problema irrisolto nell’ipotesi malaugurata di ripresa della pandemia.

Al di là delle fantasiose rappresentazioni del Ministro Azzolina, durante questi mesi la scuola è andata avanti soltanto grazie all’impegno e alla dedizione degli insegnanti, degli alunni e dei genitori che li hanno affiancati. E’ andata avanti grazie agli assistenti e ai collaboratori scolastici che hanno garantito servizi ai docenti e alle famiglie, pulizie e sanificazioni, messa in sicurezza delle aule e, in alcuni casi, addirittura opere di manutenzione ordinaria degli immobili!

- Dobbiamo tutti pretendere che la scuola abbia il ruolo che le spetta: IL PRINCIPALE E MIGLIORE INVESTIMENTO PER IL FUTURO DELLA SOCIETÀ.

- Si affrontino e si risolvano una volta per tutte le vere cause delle emergenze, ormai strutturali, che affliggono il sistema scolastico! L’attuale crisi sanitaria ha messo ancora più a nudo le diseguaglianze, l’enorme differenza tra chi è ricco e chi appartiene alla fasce più deboli della società, tra chi ha accesso a tutti i beni e a tutti i servizi e chi non ha neanche il diritto al lavoro, alla casa, alla salute! Ha messo davanti agli occhi di tutti la necessità e l’urgenza di cambiare questo modello di sviluppo della società.

Scuole sicure per il personale e per gli studenti, rinnovo dei contratti scaduti da anni, garanzia di salari di livello europeo, didattica aperta e rispettosa dei diritti, fondi e sostegno alla scuola pubblica, stabilizzazione dei precari.

🔴Lo sciopero del 25 settembre e le mobilitazioni organizzate vogliono unire le rivendicazioni del personale, degli alunni e delle famiglie. NOI NON DIMENTICHIAMO! Circa 4000 lavoratrici e lavoratori sono rimasti esclusi nella prima fase della internalizzazione dei servizi di pulizia (1 marzo 2020): LA SECONDA GRADUATORIA, ANNUNCIATA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DEVE GARANTIRE IL POSTO DI LAVORO A TUTTI!

24 settembre presidio a Montecitorio e al MIUR 25 settembre sciopero e manifestazioni unitarie in tutte le città

Elenco delle piazze e degli appuntamenti

- Roma giovedì 24 h. 9 montecitorio - Venerdì 25 h. 9,00 miur
- Milano Venerdi 25 - h. 9.30 - Largo Cairoli
- Genova Venerdi 25 - h. 9:30 - Stazione di Genova Piazza Principe,
- Torino Venerdi 25 - h. 9:00 - MIUR (Corso Vittorio Emanuele II 70),
- Napoli Venerdi 25 – h. 9:00 - ufficio scolastico regionale (Via Ponte della Maddalena),
- Asti Giovedi 24 – h. 9:00 – Piazza Alfieri
- Padova Venerdi 25 - h. 11.00 - Palazzo Moroni
- Vicenza Venerdi 25 - h. 11.00 - Palazzo Trizzino
- Bologna Venerdi 25 – h. 9:30 Piazza Roosevelt (Concentramento studentesco ore 9:00 davanti Sala Borsa in Piazza del Nettuno per raggiungere P.Roosevelt),
- Pisa Giovedi 24 - h. 10:00 - Piazza Vittorio Emanuele,
- Firenze Venerdi 25 – h. 9:30 – Piazza Santissima Annunziata,
- Siena Giovedi 24 - h. 14:30 - Piazza del mercato,
- Livorno Venerdi 25 – h. 8:30 – Piazza Cavour
- Catania Venerdi 25 - h. 10,00 Assemblea in Via Etnea (Prefettura,Palazzo del Governo e sede dell’Ars), h. 11,00 Piazza dell’Università

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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