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Rubrica : {Eventi in giro}

21 giugno 2018: Alla Galleria Civica di Dolny Kubin, la mostra dell’artista Marco Gerbi

Il giovedì 21 giugno 2018 di Foglia

Il 21 giugno viene inaugurata presso la Galleria Civica di Dolny Kubin (Oravska Galeria) la personale dell’artista fiorentino Marco Gerbi, residente in Slovacchia.

Le opere esposte rappresentano il mondo di internet, della pubblicità, fatto di cose effimere, slogan, finta perfezione, un mondo che cerca il consenso, i soldi o semplicemente i like sui social network. Il vuoto dell’uomo moderno è riempito da mode che passano velocemente, da merci il più delle volte superflue.

I frammenti di giornale che Gerbi stratifica nei quadri hanno legami con il suo Paese di origine, l’Italia, e si rifanno anche al Futurismo; proprio Depero, uno dei maggiori esponenti di questo movimento, diceva che l’arte del domani sarà pubblicitaria, e questa visione è stata profetica poiché tanti artisti hanno portato avanti questo discorso.

Gerbi si è inserito in questa visione che fonde in maniera colta arte e pubblicità, citando la Poesia visiva, la Pop art italiana, il Noveau realisme, e su tutti Mimmo Rotella, ma anche Luciano Ori e Franco Angeli.

Il vivere in Slovacchia da 18 anni ha portato Gerbi ad assimilare anche artisti di questa parte d’Europa, come Jiri Kolar o Karel Trinkewitz.

La mostra ha il titolo di "Tutto fuori" che come spiega l’artista, è uno slogan pubblicitario tirato fuori da una pagina di giornale ed inserito in un quadro. Nel caso della réclame è un forte invito ad approfittare di una svendita, ma il titolo ricorda anche le parole urlate della politica che promettono di cambiare tutto e ricominciare da zero.

Le opere di Gerbi sono state esposte, nel corso degli ultimi 15 anni, a Praga, Varsavia, Budapest, Cracovia, Stoccarda, Vienna, Bratislava, Turku, Bruxelles, Copenaghen, Sofia e sono entrate in importanti collezioni come la Fondazione Benetton di Treviso, la Carlo Palli Collection di Prato, la Fondazione Berardelli di Brescia, l’Archivio Cavellini di Brescia, il Museo della Carale di Ivrea, la Banca Monte dei Paschi di Bruxelles ed il Ministero della Cultura della Rep. Slovacca.

La mostra è curata da Milan Mazur e rimane aperta fino al 2 settembre 2018.

Mostra di arte: Marco Gerbi "Fuori tutto"

inaugurazione: 21 giugno 2018, ore 16:30

Dove: Galleria Civica (Oravska Galeria), Hviezdoslavovo námestie 11, Dolny Kubin, Slovacchia

Orario: martedì-domenica, dalle 10:00 alle 17:00

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Rubrica : {Immigrazioni}

Ada Colau: “Ad affondare dev’essere la paura, non le navi che arrivano cariche di esseri umani”

Il giovedì 21 giugno 2018 di Redazione

Trump e Salvini, Salvini e Trump. Questa settimana abbiamo sentito e visto cose che credevamo facessero ormai parte del passato, del passato più oscuro, qualcosa che in Europa mai avremmo immaginato potessimo rivedere.

Salvini, Ministro degli Interni italiano, dopo aver negato un porto sicuro a una nave con bambini, donne (di cui sette incinta) e uomini che hanno sofferto qualunque tipo di abuso e violenze, ha affermato che vuole fare un censimento dei Rom e che, “purtroppo” dovrà “tenersi” in Italia quelli che sono italiani. Quando queste parole terribili risuonavano ancora nelle nostre teste, abbiamo visto nelle televisioni, sulla stampa e in rete le lacrime di bambine e bambini separati a forza dai loro genitori nella frontiera degli Stati Uniti.

Facciamo uno sforzo per metterci al loro posto. Non è forse il peggior incubo nel quale ci potremmo trovare? Sì, lo è. E questo ci unisce come umanità. Secondo Trump, queste persone arrivano perché vogliono “distruggere la nostra forma di vita”, come se fossero agli ordini di qualche potere malvagio. Poi uno di loro salva un bimbo in Francia in un atto eroico e lo trattiamo come “la grande eccezione”, “l’eroe”, e lo convertiamo finanche in uno “di noi” perché, ovviamente, “noi siamo i buoni”.

Che cosa hanno in comune Trump e Salvini? Sono persone che usano il potere per creare insopportabili tensioni sociali e per estrarne un reddito politico. Sono persone che “disumanizzano l’altro”, “il diverso”, perché non vogliono che ci identifichiamo con il suo dolore. Perché vogliono che il suo dolore ci risulti estraneo. Ma da quando ci possono risultare estranee le lacrime di un bambino o di una bambina separati dai loro genitori? La loro paura, il loro dolore non sono “diversi” dalla nostra paura, dal nostro dolore.

Trump e Salvini sono gli esponenti di un discorso dell’odio che vuole penetrare nei cuori e nelle menti della società occidentale. Non possiamo permetterlo. Che cosa possiamo fare? Unirci. Non permettere in nessun modo che ciò avvenga. È arrivato il momento in cui tutti noi che ci rifiutiamo di “disumanizzare” gli altri mettamo da parte le nostre differenze e creiamo un grande fronte comune contro la barbarie rappresentata da Salvini e Trump, per quanto vogliano presentare questa barbarie come se venisse da fuori. Ma i barbari sono loro. I barbari sono qui, in mezzo a noi. E peggio ancora: governano e controllano enormi megafoni che permettono ai loro messaggi di arrivare ovunque.

Non lasciamoci intimidire da questa “paura” prefabbricata, faziosa, che inventerà qualunque menzogna. Non lasciamoci intimidire da politici che si vantano di “ripulire” le loro città: li abbiamo anche qui, molto vicini a noi. Non è “buonismo”: è realismo, è umanità. E non ci sono opzioni riguardo, per esempio, a “salvare o non salvare le persone dell’Aquarius”. L’unica opzione è farlo meglio o peggio. Però non possiamo permettere che non si faccia, perché equivarrebbe a permettere che l’Europa si suicidi, rinunciando ai suoi principi.

L’unica opzione che ci rimane e lo dico con il cuore in mano e cosciente che non sarà facile, è quella di smontare una ad una tutte le paure che si sono create. Conviviamo da molti anni con persone che vengono da altri paesi. NON sono ladri, stupratori o terroristi, come alcuni vorrebbero farci credere. Sono le persone che assistono i nostri genitori quando sono anziani. Sono le persone che cercano di sopravvivere come possono, facendo lavori che molti, qui, non vogliono più fare. Sono figlie e figli, madri e padri, sorelle e fratelli, nonne e nonni. Come te e come me. Uniamoci e smontiamo questa paura. Ciò che deve affondare dev’essere questa paura. Non le navi che arrivano cariche di esseri umani.


Fonte: il testo è stato pubblicato dal circuito Pressenza.


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Rubrica : {Flash}

La notizia che non trovi: archiviata l’indagine sulle navi delle Ong Proactiva e Sea Watch

Il giovedì 21 giugno 2018 di Redazione

Il 19 giugno, simbolicamente alla vigilia della Giornata del rifugiato, il giudice per le indagini preliminari di Palermo ha accolto le conclusioni della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano e ha archiviato l’indagine sulle organizzazioni non governative Proactiva e Sea Watch.

Nel provvedimento di archiviazione si escludono legami tra le due organizzazioni e i trafficanti di esseri umani della Libia. Di conseguenza, contrariamente a quanto sostenuto dal cosiddetto “teorema Zuccaro” (dal cognome del procuratore di Catania), le due Ong non hanno commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

A fronte dell’enorme riscontro mediatico che ebbe, nel 2017, l’attività giudiziaria del procuratore Zuccaro, la notizia dell’archiviazione dell’indagine ha ottenuto ben poco spazio sugli organi d’informazione.

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Rubrica : {Immigrazioni}

Strappati ai loro genitori

Il mercoledì 20 giugno 2018 di Redazione

C’è un pianto che nessuno di noi potrà fermare. Ci sono voci che chiedono di riabbracciare "mamma" e "papà", ma resteranno inascoltate. Sono le voci e le lacrime di centinaia di bambini rimasti soli a causa di politiche crudeli e inumane.

Sono i bambini che cercavano con i loro genitori di superare la frontiera tra Messico e Stati Uniti fuggendo da persecuzioni e terribili violenze. E che il governo degli Stati Uniti, in nome della "tolleranza zero", sta torturando imponendo loro una separazione atroce e violenta.

Il governo americano sta separando le famiglie, i figli – anche piccoli – dai propri genitori che stanno cercando e sperando in una nuova vita negli Stati Uniti. I bambini vengono portati via, separati dai loro genitori al confine e abbandonati in rifugi governativi, spesso a centinaia di miglia di lontananza dalla loro famiglia, anche quando è stato possibile dimostrare, attraverso documenti, il diretto legame di parentela. Queste famiglie devono restare unite nella richiesta di asilo negli Stati Uniti.

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Messico

Queste persone, invece di essere in grado di richiedere asilo in dignità e in sicurezza, vengono trattate in maniera crudele. I bambini vengono portati via, separati dai loro genitori al confine e abbandonati in rifugi governativi, spesso a centinaia di miglia di lontananza dalla loro famiglia, anche quando è stato possibile dimostrare, attraverso documenti, il diretto legame di parentela.

Le tristi immagini di bambini crudelmente separati dai genitori a seguito della politica di “tolleranza zero” adottata dal procuratore generale Jeff Sessions lascerà una macchia indelebile sulla reputazione degli Usa.

Lo staff di Amnesty International ha recentemente condotto una missione di ricerca lungo il confine sud americano, e preliminarmente concluso che dal 2017 il Dipartimento della sicurezza interna (DHS) sta separando in maniera forzata e crescente i bambini dai loro genitori o tutori quando queste famiglie richiedono l’asilo.

La separazione di famiglie che cercano asilo è una chiara e grave violazione dei diritti umani, che rende vittime sia i genitori sia i bambini, e rappresenta inoltre una violazione degli obblighi degli Stati Uniti secondo il diritto d’asilo.

FIRMA L’APPELLO

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Rubrica : {ParoleRubate}

La ragazza di Maria

Il mercoledì 20 giugno 2018 di Sergej

Il ritratto dell’unica donna che partecipò all’impresa dei Mille: l’immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella, in un romanzo sulla libertà di pensiero.

Unica donna a partecipare all’impresa dei Mille, protagonista del Risorgimento, per vent’anni moglie di Francesco Crispi, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dai libri e dalla memoria. Maria Attanasio ne ha seguito le tracce, scavato tra cronache e documenti, si è appassionata alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero che è quasi una storia al femminile del Risorgimento.


Il romanzo storico di Maria Attanasio, edito da Sellerio, è tra i libri politici più importanti usciti quest’anno in Italia, tra i libri di letteratura più importanti del decennio. Invitiamo i nostri lettori ad acquistarlo e leggerlo. Abbiamo usato non a caso tre termini pesanti: “romanzo storico”, “libro politico”, “libro letterario” e “letteratura”. Qui diamo un semplice invito di lettura; più avanti ci sarà spazio per critici e analisti di italianista più avveduti per analisi più vaste di tipo saggistico su questo libro. Come ogni grande libro, è possibile leggerlo “a cipolla”, individuando di volta in volta nuovi aspetti e problematiche.

Sostrato politico. E’ il sangue del libro. Attualità (l’oggi), ciò che siamo storicamente (le diverse ere geologiche che abbiamo attraversato negli ultimi 60 anni e che ci hanno formato) giocano nel gioco degli specchi multipli con “la” storia altra e tutta ottocentesca del periodo che trapassa dal 1850 fino ad arrivare ai prodromi del nostro Novecento. Perché qui si parla di ruolo delle donne e femminismo, di Sinistra e rivolta, lotta per i diritti e contro le oppressioni, la povertà, la violenza di ricchi e possidenti, la giustizia e l’uso che le classi al potere ne fanno contro poveri e sulbarterni (in questi ascrivendo donne e “inferiori”). Il libro di Maria Attanasio è un libro altamente politico, rivendica l’etica della Sinistra compresa nel suo aspetto più umano e tenero: Rosalie vs il contraddittorio, furbastro, visionario, pasticcione Fransuà (Francesco Crispi). Il sangue è ciò che scorre dentro: ed è la verità, questa pulsione carsica che sbotta inaspettata attraverso le ribellioni periodiche che abbiamo conosciuto e che vengono sistematicamente represse.

Sostrato letterario. La finzione, ma anche l’uso consapevole del genere - il romanzo storico. E soprattutto la pelle che è volto e identità: la scrittura. Quella di Maria Attanasio anche qui, come nei romanzi e nelle opere precedenti è una grande qualità di scrittura. Lo stile (ironicamente, dacché in un momento comunque altro siamo e la nostra lingua parlata è altra) ottocentesco che qui fa scaturire asserzioni e pensieri, personaggi e paesaggi. Attanasio è una grande scrittrice anche perché ha saputo nelle sue varie opere, ogni volta, ricreare uno stile che dialogava con il “tempo” linguistico in cui ha ambientato le sue diverse opere. Non si tratta solo di mimesi linguistica.

Un romanzo pieno di riferimenti non solo a fatti (grandi e piccoli) storici, ma anche pieno di riferimenti letterari [1]. Questo non è un semplice pamphlet che rivendica la presenza dell’unica donna nella spedizione dei Mille e la storia della presenza femminile in quel contesto. Anche se solo fosse stato così dovremmo dire grazie a Maria Attanasio per aver tirato fuori dall’oblio della nostra interessata smemoratezza storica una figura come quella di Rosalie. Ma qui siamo in un testo che è “in più”: letteratura appunto, e letteratura di quella che raramente se ne fa in Italia. Una letteratura di tradizione, “siciliana”: perché scrittura che si arrovella attorno al problema del potere e della giustizia - cosa che lo storico Giuseppe Giarrizzo rivendicava come propria di questa nostra scrittura.

Una questione umana. “Restate umani” qualcuno invocava. La finzione narrativa, la letteratura, il mestiere di chi scrive - riesce a fare qualcosa di buono solo quando riesce a trasmettere l’umanità delle storie. La complessità tutta umana, per cui non esiste un bianco e un nero, né esiste il solo uniforme grigio. E’ quello che cercava di indicarci Sciascia. Umanità con tutte le complessità psicologiche che ognuno di noi si porta dentro (Pirandello), con tutta la complessità che il giornaliero scontro con la realtà ci fa diventare (Brancati), con gli abbagli e il gioco di specchi del nostro essere-nel-mondo (Enzo Consolo), le abitudini e le assenze (Sebastiano Addamo)...

Quello di Maria Attanasio è un libro che giunge come una boccata d’aria in questi tempi che stiamo vivendo, di regressione e smemorazione storica. Il revisionismo di matrice borbonica, tra i tanti revisionismi regressivi: qualcosa che mai avremmo pensato potesse tornare a esistere, ma che è riemerso assieme a tutti gli spettri e le larve del mondo reazionario del passato. Maria Attanasio ri-racconta la storia, e i nuovi elementi che porta servono ad arricchire quella storia - non a renderla più misera. A fornirci di nuovi occhi, non a renderci più ciechi.

«Qui le persone sono così felici / che nemmeno amano / sono realizzate non hanno bisogno / l’uno dell’altro nemmeno di dio / la mattina si siedono davanti alle loro case inondate di luce / e fino a sera aspettano la morte» (Agota Kristof)

Errori tipografici:

p. 121 tropo -> troppo

p. 234 Crispì -> Crispi


Sinossi

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Copertina del romanzo di Maria Attanasio, "La ragazza di Marsiglia"

Chi sfogliasse L’album dei Mille, galleria fotografica degli eroi dell’impresa garibaldina, al n. 338 troverebbe la foto di Rosalia Montmasson, l’unica donna che s’imbarcò alla volta della Sicilia. Chi era quest’oscurata protagonista del Risorgimento? Una ragazza che incontra e si innamora di un giovane rivoluzionario pieno di sé, e per amore lo segue in tutte le avventure fino a quando lui l’abbandona? Oppure un’intransigente repubblicana che si lega a un patriota, che alla fine ne tradisce gli ideali?

Per vent’anni Rosalia Montmasson fu moglie di Francesco Crispi, che seguì in tutti gli esili, condividendone azione e utopia, senza paura e senza riserve, facendosi cospiratrice e patriota al servizio della causa mazziniana. Si erano incontrati a Marsiglia: lui esule in fuga dalla Sicilia borbonica, lei lavandaia stiratrice che si era lasciata alle spalle l’asfittico paesino d’origine dell’Alta Savoia. Diventata mazziniana anche lei, entrò a poco a poco nella vita di riunioni e di azioni clandestine di lui, perfino le più rischiose e forse terroristiche, giungendo ad assumere un proprio ruolo, stimato anche da Mazzini.

Poi l’impresa garibaldina, l’Unità, e la svolta monarchica di Crispi. Le divergenze e i contrasti tra Francesco e Rosalia si accentuarono, ormai la ragazza di Marsiglia è solo un impiccio sentimentale e politico per lui, che nel 1878 – divenuto potente ministro – riuscì con cavilli formali e l’avallo di una compiacente magistratura a farsi annullare il matrimonio. Da quel momento, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dalla vita di Crispi, dai libri, e dalla memoria collettiva, una totale rimozione dalla storia risorgimentale che si è protratta fino a oggi; a lei Maria Attanasio, in questo avvincente romanzo storico, restituisce voce e identità, recuperando anche una sommersa e avventurosa coralità di oscuri eroi.

Con un ritmo narrativo di inchiesta letteraria su una vicenda nascosta del Risorgimento, la scrittrice ne ha cercato le tracce, ripercorrendo i luoghi, scavando tra cronache e documenti, appassionandosi alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero, che è quasi una storia al femminile sul processo unitario italiano: il ritratto in grande di una donna in grande, dipinta quale immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella.


Un brano del romanzo

Restò a guardare svagatamente l’animazione di signore e serve, che chiuse in scialli o in informi mantelle, si accalcavano attorno alle bancarelle. Il passo sfrontato e il ciuffo di capelli ricci- che, per civetteria o distrazione, usciva prepotente da sotto un cappellino a cuffietta di una giovane donna – attrassero la sua attenzione. Come rispondendo a un muto richiamo la donna si voltò verso di lui, sostenendo a lungo, e senza imbarazzo, il suo sguardo, e sorridendogli ammiccante infine. Lei! L’aveva già incontrata, nell’ufficio passaporti di Marsiglia… Le era quasi caduto addosso, entrando; si era galantemente scusato, dicendole che quello scontro poteva diventare l’inizio di un incontro.

da: La ragazza di Marsiglia / di Maria Attanasio, Sellerio 2018.


Una recensione, di Martina Galuppo

Maria Attanasio in “La ragazza di Marsiglia”, recupera e rivaluta una figura storica ormai quasi del tutto dimenticata, quella di Rosalia Montmasson Crispi.

Siamo in pieno Risorgimento e la spedizione dei Mille è di là da venire quando il giovane Crispi incontra, per le strade di Marsiglia, un’affascinante fanciulla che lo attrae irrefrenabilmente. La ragazza è Rose Montmasson, nota come Rosalia, fuggita dalla Savoia e dal padre violento e approdata a Marsiglia, dove si mantiene grazie al lavoro di stiratrice. Di lì a poco tra i due inizierà una relazione passionale che alimenterà un altro fuoco che arde in entrambi, quello della rivoluzione. La coppia diventerà ben presto inseparabile a Londra, dove saranno intimi di Mazzini, a Parigi e a Malta, dove Rosalia, ormai moglie di Crispi, incontrerà altri esuli italiani e parteciperà alle riunioni incentrate sul comune obiettivo di costruire un’Italia unita.

Rosalia non è il tipo di donna che si adatta al ruolo di angelo del focolare, al contrario collabora mettendo in pericolo la sua stessa vita per consegnare messaggi, volantini e armi ai cospiratori, ed è una presenza così preziosa da ottenere da Giuseppe Garibaldi il permesso di partire, unica donna, con la spedizione dei Mille. Il ruolo che ricopre è principalmente quello di infermiera: a Calatafimi soccorrerà i rivoluzionari anche durante la battaglia, guadagnandosi il soprannome di “angelo di Calatafimi”. Il suo matrimonio con Crispi, però, non sarà sempre fervore rivoluzionario e passione, Rosalia sarà infatti costretta a subire le molte infedeltà del suo coniuge, i figli illegittimi e la relazione di lunga durata con Lina Barbagallo che spingerà Crispi, ormai uomo di governo, ad appigliarsi a ridicoli cavilli legali per invalidare l’unione con la sua prima moglie. Madame Crispi, da quel momento, vivrà una vita ritirata, dimenticata dall’Italia che lei stessa aveva contribuito a creare.

Nel corso del romanzo si rimane stupiti dalla tenacia della protagonista, poco incline a sottomettersi al volere altrui, men che meno a quello del marito, e si finisce per provare una forte indignazione per il trattamento riservatole in vita e l’oblio a cui è stata costretta nella morte.

Fonte: Parperback.it.

Altre recensioni trovate:

Chi è Rosalia Montmasson, ’La ragazza di Marsiglia’ del libro di Maria Attanasio / di Francesca Bonfanti, su: Libera Donna

Maria Attanasio e l’indissolubile rapporto tra la scrittura e l’appartenenza, di Omar Gelsomino, su Bianca magazine

Il 24 maggio 2018 è stato libro del giorno su Fahrenheit.

Una presentazione su Youtube.


L’autore

Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) collabora a riviste e giornali. Ha scritto poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Eros e mente, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, 2003) e saggi. Con Sellerio ha pubblicato Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Piccole cronache di un secolo (1997, con Domenico Amoroso), Di Concetta e le sue donne (1999) Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013) e La ragazza di Marsiglia (2018).

La sua scheda su Antenati.


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Rubrica : {Girodivite 2018}

n. 801 - "Lu latru, si nun è vistu, arrobba. Si è vistu, dici ca joca" (20 giugno 2018)

Il martedì 19 giugno 2018 di Redazione

Il numero 801 del numero settimanale di Girodivite del 20 giugno 2018: "Lu latru, si nun è vistu, arrobba. Si è vistu, dici ca joca" (Il ladro, se non è visto, ruba. Se è scoperto, dice che stava scherzando).

In questo numero:


** Ventimiglia, abusi sui migranti respinti illegalmente dalla Francia ** , di Redazione - 19 giugno 2018

Qualsiasi storia contiene sempre più di una verità. Nascondersi dietro un annuncio politico non fa scomparire il problema. (Un articolo tratto da Agire.it)

- > https://www.girodivite.it/Ventimiglia-abusi-sui-migranti.html


** Messina, l’Operazione antimafia Beta e la ferrea legge del cemento ** , di Antonio Mazzeo - 19 giugno 2018

Il più sicuro investimento con i maggiori riscontri economici rimane l’edilizia. In modo particolare, quando gli appalti sono garantiti dagli amici giusti.

- > https://www.girodivite.it/Messina-l-Operazione-antimafia.html


** Caffè freddo ** , di Piero Buscemi - 19 giugno 2018

Una bevanda estiva d’altri tempi. Ricordando Salvatore Quasimodo a cinquanta anni dalla sua morte.

- > https://www.girodivite.it/Caffe-freddo.html


** Slang USB: quello dei riders è lavoro subordinato ** , di Redazione Lavoro - 19 giugno 2018

Di Maio non si inginocchi alle multinazionali della distribuzione.

- > https://www.girodivite.it/Slang-USB-quello-dei-riders-e.html


** Soldi, soldi, soldi ** , di Franco Novembrini - 19 giugno 2018

Quando si tratta di corruzione o di "grattonite bubbonica", in Italia finisce spesso a tarallucci e vino. E quando si tratta di bere e mangiare, è necessario anche lo stornello dissacratorio.

- > https://www.girodivite.it/Soldi-soldi-soldi.html


** Il nostro diritto ** , di Redazione - 19 giugno 2018

(Mauro Biani cita don Lorenzo Milani)

- > https://www.girodivite.it/Il-nostro-diritto.html


** Catania: Festa della musica, 21 giugno 2018 ** , di Redazione - 19 giugno 2018

Giovedì 21 giugno, a partire dalle 10:30, esibizioni dal vivo sul palco del Teatro Machiavelli, nell’atrio di Palazzo Sangiuliano e in piazza Università

- > https://www.girodivite.it/Catania-Festa-della-musica-21.html


** Taobuk Festival 2018 - Incontro con Clara Sànchez - 18 giugno 2018 - Messina ** , di Redazione Zerobook - 15 giugno 2018

Lunedì 18 giugno ore 18 -Aula Magna del Rettorato, Messina

Incontro con Clara Sànchez

Un’anteprima a pochi giorni dall’inaugurazione del Taormina Book Festival vedrà protagonista la scrittrice spagnola Clara Sànchez, che lunedì 18 giugno alle ore 18 presso l’ Aula Magna del Rettorato dell’ Università di Messina, in dialogo con la giornalista Lucia Gaberscek, presenterà il suo nuovo libro L’amante silenzioso, edito da Garzanti.

Clara Sànchez è l’unica scrittrice ad aver vinto con i suoi (...)

- > https://www.girodivite.it/Taobuk-Festival-2018-Incontro-con.html


** Alessio Di Modica a Lentini - 19 Luglio: “ I cunti del mare. Storie di pescatori siciliani” - 24 Giugno: “Sole d’inverno. Storie di arance, donne e lotte” ** , di Giuseppe Castiglia - 14 giugno 2018

Due incontri con Alessio Di Modica, grande narratore siciliano che attraverso il "cunto" racconta le trasformazioni dei nostri territori, dell’impatto violento dell’industrializzazione sulla vita quotidiana, del ricatto del lavoro e della voglia di rivalsa della nostra terra. Un grande "cuntautore" capace di restituire pezzi di memoria alle comunità che incontra

- > https://www.girodivite.it/Alessio-Di-Modica-a-Lentini-19.html


** Scirocco Wine Fest, quattro giorni tra vino e culture mediterranee ** , di Redazione - 14 giugno 2018

Wine tasting, masterclass, degustazioni, ma anche incontri culturali e spettacoli. Sei i paesi del Mediterraneo che parteciperanno alla rassegna

- > https://www.girodivite.it/Scirocco-Wine-Fest-quattro-giorni.html


** Ma l’onda avanza, di generazione in generazione ** , di Victor Kusak
- 14 giugno 2018

Ci provammo la prima volta. Con i sacchi a pelo nelle università a scrivere sui muri: “L’immaginazione al potere”. Ci mandarono contro i nostri genitori e i carabinieri, e poi eravamo appena laureati. Tutto durò l’onda di un centimetro sulla spiaggia.

La seconda volta ci riprovammo, una nuova generazione. Cademmo nell’inganno di quelli che dicevamo che dovevamo essere puri e duri, che la p38 era la risposta al potere delle bombe e degli eccidi. Scendemmo per le strade e dalle camionette ci (...)

- > https://www.girodivite.it/Ma-l-onda-avanza-di-generazione-in.html


** Ustica: in programma dal 18 al 24 giugno la Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee ** , di Redazione - 14 giugno 2018

Giovedì 14 giugno, alle ore 10.30 nei locali della Soprintendenza del Mare a Palermo l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee Sebastiano Tusa e il direttore dell’Area marina protetta isola di Ustica Salvatore Livreri Console, presenteranno alla stampa e alle autorità civili e militari, il programma della 59ª Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee che si svolgerà a Ustica dal 18 al 24 (...)

- > https://www.girodivite.it/Ustica-in-programma-dal-18-al-24.html


** Roma, grandi opere per grandi speculazioni: lo stadio non c’è ma gli arresti sì ** , di Redazione - 14 giugno 2018

Lo stadio della Roma, il famigerato “mega impianto” di Tor di Valle, ancora non esiste ma già si contano 9 arresti. Un articolo di Marco Piccinelli.

- > https://www.girodivite.it/Roma-grandi-opere-per-grandi.html


** L’ipocrisia di Macron con l’Italia ** , di Redazione - 14 giugno 2018

Un articolo di Bernard Guetta, pubblicato su L’Internazionale del 13 giugno 2018, sulle dichiarazione di Macron in merito alla vicenda dell’Acquarius.

- > https://www.girodivite.it/L-ipocrisia-di-Macron-con-l-Italia.html


** L’esilio Sahrawi. Storie di incontri e accoglienze ** , di Redazione
- 14 giugno 2018

Presentazione del libro di V.Pezzino e S. Lagdaf "L’esilio Sahrawi" e mostra fotografica sul progetto di accoglienza "Mi casa es tu casa" di Acireale

- > https://www.girodivite.it/L-esilio-Sahrawi-Storie-di.html


** Solidarietà ad Antonio Mazzeo contro la militarizzazione del sapere ** , di Redazione - 14 giugno 2018

Appello dei Docenti contro la guerra per Antonio Mazzeo.

- > https://www.girodivite.it/Solidarieta-ad-Antonio-Mazzeo.html


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Rubrica : {Immigrazioni}

Ventimiglia, abusi sui migranti respinti illegalmente dalla Francia

Il martedì 19 giugno 2018 di Redazione

Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali verso l’Italia, da parte della polizia francese, una volta superata la frontiera di Ventimiglia. È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto “Se questa è Europa”, diffuso dalla ONG Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità.

Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: 1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

“Ho provato a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione – racconta T., 15 anni, fuggito dalla guerra in Darfur – Ci hanno dato un foglio (il cosiddetto refus d’entrèe ndr) e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla”. “Ho provato già dieci volte ad attraversare la frontiera – aggiunge E.,16 anni, originario dell’Eritrea – Una volta a piedi, da solo, ma mi sono perso. Le altre nove volte in treno. La polizia francese sale sul treno, ti afferra, ti fa scendere e ti rispedisce indietro”.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi, il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale. I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate.

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Rubrica : {Città invisibili}

Messina, l’Operazione antimafia Beta e la ferrea legge del cemento

Il martedì 19 giugno 2018 di Antonio Mazzeo

Nuove verbalizzazioni con nomi “pesanti” quelle rese ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina dal costruttore Biagio Grasso, neocollaboratore di giustizia e imputato chiave del procedimento Beta sugli affari economici e finanziari della “famiglia” Romeo-Santapaola. Gli inquirenti hanno depositato al processo apertosi lo scorso 7 giugno, la trascrizione dell’interrogatorio del 2 febbraio 2018, quando Biagio Grasso fu invitato a riferire quanto di lui a conoscenza su alcune operazioni immobiliari in corso a Messina, protagonisti alcuni noti operatori locali.

“Nulla so in ordine a recenti operazioni in città da parte degli imprenditori Vincenzo Vinciullo a Antonino Fiorino”, esordisce Grasso. “Posso soltanto dire che i lavori di movimento terra del complesso immobiliare della zona ex Macina saranno effettuati da Giuseppe Mancuso, Daniele Mancuso o aziende a loro collegate. Tutto il movimento terra riguardante i cantieri di Vinciullo viene effettuato da Daniele Mancuso. So che il Vinciullo ha un’operazione a Torrente Trapani. Io e Vincenzo Romeo gli abbiamo proposto di acquisire altra operazione riguardante la Residenza Immobiliare Srl di Torrente Trapani alto. La circostanza relativa alla realizzazione dei lavori di demolizione e ricostruzione nell’area ex Macina da parte di Daniele Mancuso mi è stata riferita dallo stesso, quando io e Romeo abbiamo proposto la cessione a Vinciullo di nostre operazioni immobiliari; lui infatti ci disse che il Vinciullo aveva già in corso di realizzazione molti altri progetti edilizi… Mancuso del resto faceva lavori anche per conto nostro su segnalazione di Vincenzo Romeo”.

Un vero e proprio signore dell’acciaio e del cemento, Vincenzo Vinciullo. Egli risulta amministratore unico, titolare e socio di numerose aziende di costruzioni e di import-export di prodotti siderurgici (Vinci Immobiliare; Rio Verde; Sole Mare; Residence Villa Dante; Marina di Vulcano; Edil Faro; Maré Costruzioni; Edileg; Dott. Enzo Vinciullo & C; Idea 2000; Immobiliare 4V srl; Archimede Residence). Le imprese di Vinciullo hanno realizzato di tutto e di più da una parte all’altra della città: villette a schiera in riva al mare in località Rodia; residence di lusso in località Margi, Torre Faro; i palazzoni “Manzoni” in pieno centro, “San Michele” sullo svincolo di Giostra e “Villa Nunzia” nel Viale Regina Margherita; il grande e brutto residence “Archimede” a due passi dall’ingresso autostradale di Boccetta; i complessi “I Gabbiani” sulla Panoramica e “Marè” a Santa Margherita, ecc.. L’ultimo “gioiello” è “La Nuova Macina”, proprio il complesso edilizio menzionato dal collaboratore Biagio Grasso: villette con giardino, locali commerciali e ampi parcheggi di fronte al Lago Grande di Ganzirri, nell’area che ha ospitato per decenni uno dei ritrovi più “cari” ai messinesi (ristobar, pizzeria, discoteca, ecc.). Una forza costruttrice inarrestabile quella di Vinciullo; solo una volta, nel 2012, gli fu soffiato in extremis l’affaire degli ex “Magazzini generali” nella centralissima via Vittorio Emanuele, zona porto, che l’Amministrazione Comunale intendeva cedergli nonostante fosse gravata dal pignoramento di alcuni creditori dell’ente locale.

Pur dichiarando di sconoscere la portata degli affari imprenditoriali di Vincenzo Vinciullo, il costruttore-collaboratore Biagio Grasso ha ammesso di averlo conosciuto personalmente. “Vorrei riferire di un episodio raccontatomi da Vincenzo Romeo che riguarda un omicidio commesso da Aldo Ercolano, cugino del Romeo, durante un pranzo al quale era presente anche l’imprenditore messinese Vincenzo Vinciullo e nel corso del quale si discusse di affari che riguardavano un’acciaieria di nome Megara che successivamente si è trasformata in altra denominazione sociale”, ha verbalizzato Grasso nell’interrogatorio condotto dai magistrati antimafia peloritani, il 10 gennaio 2018. “Il Romeo mi raccontò questo episodio per dirmi che il Vinciullo sapeva perfettamente lo spessore criminale della famiglia Romeo-Santapaola e che non avrebbe certamente rifiutato la proposta che noi volevamo fargli di acquisire alcune operazioni che eravamo intenzionati a cedere, tra cui quella relativa a Fondo Fucile, la cubatura di Torrente Trapani e Viale Italia. Infatti io ed il Romeo ci recammo presso l’abitazione-ufficio del Vinciullo sita nei pressi della Panoramica a Messina, unitamente a Gianni Doddis, quest’ultimo cognato di Daniele Mancuso e vicino al clan Romeo. Voglio precisare che il Doddis mi fece presente di essere capo elettore per la zona di Gravitelli di Emilia Barrile, Presidente del Consiglio comunale di Messina. Al Vinciullo abbiamo proposto di acquistare le operazioni sopra riferite ma lui si è riservato di valutare. Mi risulta che il Vinciullo sia anche agente generale per la zona di Messina di una acciaieria di Catania, credo si tratti di Acciaierie Siciliane, per il quale riceve una percentuale”.

Secondo il collaboratore, dunque, il gruppo criminale di riferimento, quello dei Romeo-Santapaola, avrebbe tentato di trasferire al Vinciullo una parte consistente dei propri investimenti immobiliari, in particolare quelli relativi agli alloggi di Fondo Fucile destinati all’Amministrazione comunale di Messina nell’ambito del progetto di risanamento dell’area e il trasferimento delle cubature di alcuni insediamenti abitativi dal Torrente Trapani, ad alto rischio idrogeologico, a un’ex area industriale della centrale via Salandra, progetto da cui si sperava di ottenere notevoli profitti finanziari.

L’intenzione di Biagio Grasso e Vincenzo Romeo di coinvolgere nei propri affari il potente signore dell’acciaio e del cemento era emersa nel corso di alcune intercettazioni ambientali del novembre 2014 (va comunque rilevato che Vinciullo non risulta tra gli indagati dell’Operazione Beta). Come riportano i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) di Messina nella loro informativa di reato del 7 settembre 2015 e da cui è scaturita l’operazione antimafia Beta, “nelle conversazioni intercettate tra gli indagati il 20 novembre, ulteriori ansie, venivano esternate dal Romeo per la mancata monetizzazione degli investimenti in corso, che determinava una concreta difficoltà a poter contribuire alle contingenti esigenze economiche della famiglia Ercolano colpita da cospicui sequestri patrimoniali”. Nella stessa giornata, infatti, alcuni esponenti del clan Ercolano-Santapaola erano stati arrestati nell’ambito dell’Operazione Caronte della DDA di Catania sull’infiltrazione criminale nel settore della navigazione marittima e delle cosiddette “autostrade del mare”. “Romeo e Grasso discutevano dell’eventualità di vendere a terzi le iniziative imprenditoriali in atto, tra le quali quella per la realizzazione di molti appartamenti a Messina, precisamente in località Fondo Fucile”, annota il ROS. Il costruttore di origini milazzesi, in particolare, era stato intercettato mentre chiedeva a Romeo se era riuscito “ad avere con Vinciullo l’appuntamento diretto di faccia con lui”. “Sì, io con lui l’appuntamento ce l’ho per dire ci sono pure i pro e i contro... perché lui quando vado io sanno io sono questo, hai capito? E già minchia dice come mai? Poi già domani esce un giornale, tanto, dice allora per dire è indagato…”, rispondeva Romeo. “Devi stare attento per questa cosa, perché appena domani vado, parliamoci chiaro, fanno quel ragionamento…. Certo, ammettiamo, domani lo chiamo, dice minchia vuoi vedere ah ... siccome lo sanno…”.

Il senso di quelle parole viene chiarito nel corso della conversazione del giorno successivo, quando Grasso e Romeo si soffermano ancora sul procedimento penale che aveva visto coinvolto il mafioso catanese Vincenzo Ercolano. “Romeo rappresentava a Grasso di non temere le conseguenze di un’eventuale carcerazione bensì il fatto di non essere nelle condizioni, in quel particolare momento storico, di garantire particolari ricchezze alla propria famiglia nel caso in cui ciò fosse avvenuto, a causa dello stallo del momento a tutti gli investimenti effettuati con il complice (ed in merito sottolineava di non aver fortunatamente investito denaro proveniente dalla cassa della famiglia mafiosa di Catania)”, riportano gli inquirenti. “Tu mi credi io questa mattina non sono andato a cercare a nessuno per non sbagliare niente, per evitare io non ci sono andato da Vinciullo”, riferiva Romeo. “Perché io da Vinciullo potevo andarci oggi ... in qualunque veste anche se c’ho il morto dentro ci rido ... se gli devo piangere gli piango .... però in base alle situazioni io sono arrivato in un momento per dire io... Biagio... non mi sta più bene ... non perché per dire tipo ho buttato la spugna…”.

“Romeo appariva estremamente spaventato dall’eventualità di un suo imminente arresto, che qualora si fosse verificato, gli avrebbe precluso la possibilità di sostenere la sua famiglia con le attività illecite gestite fino a quel momento”, spiega il ROS dei Carabinieri. “Ed anche la possibilità di interloquire con altri affermati imprenditori edili locali, che in altri momenti avrebbero potuto accondiscendere alle richieste del sodalizio operando in sua vece attraverso credenziali societarie pulite, erano in quel periodo di forte pressione investigativa in grosse difficoltà per dare ausilio senza correre il rischio di rimanere, a loro volta, coinvolti nelle maglie della rete giudiziaria”.

L’ipotesi del sodalizio criminale di proporre l’affare al costruttore Vinciullo veniva così rinviata a tempi migliori. “In proposito, il Romeo sottolineava di poter contare in qualsiasi momento della collaborazione di tale imprenditore ma di non volerne approfittare per evitare di creargli difficoltà nel caso in cui fosse stata eseguita una misura cautelare patrimoniale nei suoi confronti”, aggiunge il ROS. “E’ necessario a questo punto un breve approfondimento idoneo a comprendere che le indicazioni fornite dal rappresentate della diramazione messinese di Cosa Nostra catanese riguardo alla disponibilità dell’imprenditore Vinciullo, collimano con i datati esiti delle attività investigative realizzate in Sicilia da diverse articolazioni del ROS confluite nell’attività investigativa denominata Sfinge-Grande Oriente, inerenti alla ricostruzione delle dinamiche associative che avevano caratterizzato l’articolazione nissena di Cosa Nostra nel periodo successivo alla cattura del rappresentante provinciale Madonia Giuseppe, nonché i rapporti tra la predetta consorteria, il vertice del governo regionale di Cosa Nostra (rappresentato, dopo la cattura di Salvatore Riina e Leoluca Bagarella, da Bernardo Provenzano) e le analoghe strutture esistenti nelle altre province siciliane. Tale attività, che aveva investito le Procure Distrettuali Antimafia di Caltanissetta, Catania, Messina e Palermo si era avvalsa anche degli esiti del rapporto di natura confidenziale intercorso tra il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, già in servizio presso il ROS di Genova, e Luigi Ilardo, cugino di Giuseppe Madonia, a sua volta già condannato per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, con l’accusa di essere il rappresentante provinciale dell’articolazione nissena di Cosa Nostra, fino alla sua morte (avvenuta in data 10 maggio 1996)”.

Proprio nell’ambito del “rapporto confidenziale” intercorso tra l’ufficiale dell’Arma e il mafioso nisseno, quest’ultimo aveva esibito diverse missive utilizzate nel 1994 per comunicare direttamente con il superlatitante Bernardo Provenzano, “tra le quali alcune attinenti alla regolamentazione dei pagamenti delle estorsioni a Cosa Nostra da parte della ditta Acciaierie Megara di Catania; controversie che avevano coinvolto diverse persone quali Domenico Vaccaro, Francesco Tusa, Nicolò Greco, Leonardo Greco e Vincenzo Vinciullo, gestore di fatto dell’azienda - ed in relazione alle quali Ilardo aveva richiesto l’intervento di Provenzano”.

Nella lettera del luglio 1994, il boss di Corleone aveva risposto di essere “intervenuto personalmente per dirimere la controversia; che a tal fine ne aveva parlato con Francesco Tusa dal quale aveva appreso che il di lui suocero, Greco Leonardo, aveva definito personalmente la questione, discutendone dapprima con l’interessato, Vincenzo Vinciullo, gestore di fatto dell’azienda, e poi con la famiglia di Catania; di avere parlato inoltre, su richiesta del Tusa Francesco, con il fratello del di lui suocero, Greco Nicolò, il quale aveva raccolto le lamentele del Vinciullo. Questi aveva manifestato la sua disponibilità a liquidare le pendenze pregresse con una somma forfettaria ed a riprendere per il futuro i pagamenti, a condizione che gli fosse indicata una persona di riferimento a Catania”.

“Alla luce di quanto sopra – concludono i ROS di Messina nell’informativa Beta - pare estremamente interessante che il predetto, a distanza di più di vent’anni, venisse nuovamente preso in considerazione per risolvere alcune problematiche connesse alla gestione degli investimenti imprenditoriali riservati da un rappresentante della medesima organizzazione criminale che in accordo con Provenzano Bernardo aveva mediato a metà degli anni ’90 il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo estorsivo a Cosa Nostra”.

Prima di Biagio Grasso c’era già stato un altro importante costruttore peloritano a soffermarsi sulla figura del Vinciullo, Antonino Giuliano, anch’egli “collaboratore” di giustizia dopo l’arresto per le contestate contiguità con Michelangelo Alfano, l’imprenditore originario di Bagheria, vicino a Leonardo Greco, per decenni rappresentante di Cosa nostra a Messina. Il 23 marzo 2006, deponendo a un processo in corso a Catania, Antonino Giuliano ammise di conoscere “molto bene” il Vinciullo. “Veniva in ufficio da me, eravamo assieme sempre, alla villa a Rometta più avanti di quella di Michelangelo Alfano”, esordì il costruttore. “Vinciullo aveva rapporti con Alfano per lavori e si mettevano d’accordo come era la prassi là a Messina. Non si bisticciavano, però alla fine la parola era sempre quella di Alfano. Non è che Vinciullo può fare 30 appartamenti e si può guadagnare, i soldi sempre di Alfano uscivano. Vinciullo, insomma, costruiva con i soldi di Alfano (…) Vinciullo conosceva il costruttore Giostra perché facevano lavori. A Messina tutte le grosse imprese sono questi qua, Vinciullo, Giostra, Pergolizzi, i lavori cioè se li dividevano loro. Perciò io che lavoravo in subappalto, per forza li devo conoscere. Anche perché ci sono le carte di Vinciullo, di cose che mi dava, i preventivi, e anche lui voleva fare una società con me e alla fine il mio avvocato mi disse non la fare, perché questo appena ti capita nelle mani, che tu sei più piccolo di lui, scompari…”.

Nel corso della deposizione, Giuliano si soffermò pure sui presunti “rapporti” di Vinciullo con alcuni funzionari del Comune di Messina. “Vinciullo non aveva problemi con la pubblica amministrazione perché pagava, perché dovevamo fare un lavoro assieme, a me non mi approvavano il progetto, lui dice All’urbanistica, a tutti i posti ci penso io, dice, tu non devi fare niente. Telefono io qua, non ti preoccupare. E telefonò una volta all’ufficio da me al Comune al dirigente e gli disse non ci sono problemi”. Non ci sarebbero stati problemi, sempre secondo Giuliano, anche sul fronte giudiziario. “Vinciullo mi diceva che aveva buoni rapporti con i magistrati. Tutte le cose che aveva, tutte le cause penali, le cose che faceva, gliele risolvevano…”.

Va comunque precisato che dagli atti del procedimento Beta finora disponibili non si ha notizia di indagini avviate nei confronti di Vincenzo Vinciullo a seguito delle dichiarazioni del collaboratore Biagio Grasso. Inoltre, per Vinciullo non è stato celebrato alcun processo in conseguenza delle confidenze fatte da Luigi llardo al colonnello Riccio o delle dichiarazioni rese agli inquirenti dal costruttore Antonino Giuliano.

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Rubrica : {Curiosità}

Caffè freddo

Il martedì 19 giugno 2018 di Piero Buscemi

Era come un rito di iniziazione, che si rinnovava tutte le estati. Si arrivava la mattina presto, quando ancora anche le onde del mare dormivano. Il traghetto notturno ci riconsegnava all’isola, dopo undici mesi di Brianza, in una nebbia nostalgica, che non era come decenni prima, così ci raccontavano i vicini di casa con i capelli bianchi, ma che ci faceva smarrire tra le strade statali sconosciute e la paura di finire nei fossi.

Non bastavano quei venti minuti di traversata per riportarci alle origini. Occorreva qualcosa di più familiare. Più vicino alle nostalgie bisognose di salmastro da inalare a pieni polmoni, sopra il ponte del traghetto, aspettando le luci della madonnina e quelle reminiscenze scolastiche, troppo lontane nel tempo e nel ricordo per riuscire a tradurre anche la scritta in latino di quel saluto classico peloritano.

Occorreva un richiamo gustativo, di quelli che nei mesi lombardi ci facevano sempre dire "questi hanno i soldi, ma certi sapori devono venirli a prendere a prestito da noi". Una consolazione che ci aiutava a superare un altro settembre del ritorno, con una pioggia di fine estate a chiazzarci il parabrezza, mentre pagavamo il pedaggio a Melegnano.

Il rito si completava giunti al porto di Messina, mentre il sole cominciava a spezzare la notte. Il primo bar di passaggio, aperto a un nuovo giorno, o forse mai chiuso. Caffè freddo? La domanda di rito. Il barista seguiva l’istinto di mosse ripetute a memoria milioni di volte. Bottiglione di vetro, apertura del tappo ermetico, bicchiere di circostanza. Poi uno sguardo verso di noi e la fatidica domanda: uno o mezzo?

Uno era la risposta più consueta. Una speranza per smaltire il sonno arretrato di dodici ore di viaggio. Ce ne vorrebbe un bagghiolu. Già un secchio bello colmo da sorseggiare durante gli ultimi chilometri fino alla fine del viaggio. Rimaneva soltanto una provocazione. Si rimontava in auto con il retrogusto dolceamaro del caffè freddo.

Negli anni il rito è rimasto, quasi come una scaramanzia alla quale credere per prudenza. Le domande dei baristi sono cambiate e, come capita in questi casi, tutto ciò che cambia, in culo al passato e a quelle illusorie tradizioni, lo fa sempre in peggio. Shakerato? Con panna? Con la granita? Domande che lasciano uno strano silenzio negli occhi di chi le ascolta. E’ inutile cercare di trasmettere a quell’assonnato barista che stiamo parlando di caffè freddo. Nient’altro. Semplice caffè, fatto alla mattina con la macchina dell’espresso. Una parte utilizzata per fare la granita, l’altra per riempire il bottiglione di vetro.

E pensare che si rideva, molte volte veramente per non piangere, quando nei bar della Brianza ingenuamente ordinavamo il "nostro" caffè freddo, come un pensiero nostalgico al quale aggrapparsi con l’arrivo della prima afa cittadina. Si rideva davanti alla sguardo inebetito del ragazzo dietro il banco, sospeso tra l’aver capito male la richiesta e l’esigenza di accontentare i clienti. Bizzarri, ma clienti. Guardavamo il barista armarsi di volontà e confezionare un caffè caldo. Porgerlo con gesti accademici, quasi da applausi e poi crollare da un piedistallo di successo, nel momento stesso che con la pinzetta d’ordinanza aggiungeva il cubetto di ghiaccio che avrebbe dovuto rendere "freddo" il caffè.

Abbiamo imparato a peggiorare questo smarrimento. Siamo bravi noi siciliani a raccogliere in giro la globalizzazione delle mode più strane. Importate dai turisti che ci vengono a visitare, o dai viaggi occasionali che noi stessi compiamo fuori stagione. Come se tutto quanto sia stato prodotto al di là dello Stretto, debba in ogni caso essere migliore. E’ la nostra natura di clienti da prostituzione etnica, ereditata dal nostro passato di terra da conquistare.

Difficile scardinare certe cattive abitudini che le guide turistiche spacciano per accoglienza. La memoria corta, pandemia diffusa in tutto il territorio nazionale, così radicata negli italiani da giustificare quell’unità rivendicata periodicamente, completa la nostra contraddizione. E’ così che dimentichiamo le parole di chi ha riversato a un’epica colata lavica la soluzione di tutti i problemi italiani. Dimentichiamo quella bocca impastata da un caffè eccessivamente allungato, che ci ha tacciato di servilismo parassita. A quella bocca abbiamo riconosciuto il diritto di parlare, prima ancora di chiederci un consenso elettorale.

Non facciamo più caso a quei vassoi di destino shakerato, montato con panna vegetale, serviti ai tavoli per i turisti che hanno cambiato le nostre tradizioni, oltre al nostro modo di pensare. Sarà per questo che accettiamo gli slogan che sono diventati i nostri, senza neanche lo sforzo di comprenderli.

Pensando a tutto questo, durante l’ultima traversata sullo Stretto, ho saltato le tentazioni dei bar incrociati sulla strada. Diretto a casa. Nel tentativo di ritrovare me stesso, più che delle tradizioni affogate dall’ipocrisia, ho cercato la penombra di un mattino che avrei riaddormentato in un leggero fruscio di oleandro. Ho aperto il frigo dove sapevo di trovare il contatto con la mia terra. Il bottiglione dominava la scena. Un rumore secco a stappare la via di un aroma inebriante. Mezzu cafè friddu, una risposta a una domanda allo specchio di voglia di serenità.

Non sufficiente, neanche questa volta, il carico emozionale di un momento. Un tocco di poesia pretendeva un ruolo da protagonista, durante quell’albeggiare procrastinato. Ho aperto un libro a caso, appoggiato in mezzo ad altri sul tavolo.

T’ho visto: eri tu,
 con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
 senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
 come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
 gli animali che ti videro per la prima volta.

I primi versi, letti a caso, il primo sorso di quel nettare raffreddato...

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Rubrica : {Lavoro}

Slang USB: quello dei riders è lavoro subordinato

Il martedì 19 giugno 2018 di Redazione Lavoro

Non c’è molto da girarci intorno, quello dei fattorini di Foodora, come di Deliveroo, di Glovo e di JustEat è lavoro subordinato così come definito dall’art.2094 del Codice Civile che recita: “chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”.

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Fattorini

Le considerazioni della dirigenza di Foodora riguardo all’uso dei contratti co.co.co. è in realtà una esplicita ammissione di colpa poiché il lavoro dei fattorini non presenta alcun elemento di autonomia, che è caratteristica essenziale per derogare al carattere subordinato della loro condizione (a meno di non voler considerare la scelta di un percorso stradale invece di un altro fattore che attesti l’autonomia del lavoratore!).

Tutelare i fattorini, ministro Di Maio, significa oggi innanzitutto riconoscere la loro qualità di lavoratori dipendenti, peraltro costretti ad operare in una condizione ad alto rischio per la propria salute. Perché il lavoro dei fattorini è molto rischioso, visto l’altissimo numero di incidenti mortali che ogni anno insanguinano le nostre strade.

Come si possa conciliare la gig economy con la tutela di questi lavoratori è un problema che si può risolvere intaccando i profitti di queste aziende. In caso contrario, c’è il forte rischio che questi lavori diventino l’ennesimo grimaldello per smantellare i diritti del lavoro nel nostro paese.

Slang USB
 Sindacato lavoratori nuova generazione

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Rubrica : {Attualità e società}

Soldi, soldi, soldi

Il martedì 19 giugno 2018 di Franco Novembrini

Dice un proverbio, citiamo a memoria, ’’Se non riesci a sconfiggere il nemico, alleati con lui’’. Il nemico per noi italiani, ovviamente, è la corruzione endemica che colpisce in modo particolarmente aggressivo dirigenti di partiti politici, ministri ed assessori vari e chiunque sia chiamato a ricoprire una carica che porti anche un briciolo di potere specialmente nel ramo pubblico.

La malattia, perché di questo si tratta, può colpire improvvisamente anche persone che fino ad allora non avevano dato segni di "grattonite bubbonica’’ incontrollabile, fino alla nomina di una qualche importanza si scatenano e anche se esistono leggi che dovrebbero, se non guarirli dalla malattia, almeno attenuarne i sintomi.

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In altri stati, di cui spesso si tessono le lodi anche se non completamente giustificate, hanno adottato dei sistemi che consistono nel far soggiornare per esempio chi ha frodato lo Stato in appositi locali denominati ’’celle’’, che si ispirano evidentemente agli omonimi locali in cui operano le infaticabili api. In Italia tale soluzione trova difficile applicazione in quanto i pochi affetti da ’’grattonite’’, presi con le mani nel miele, adottano scusanti che in cella ci stanno male, che sentono la mancanza degli amici-complici e molti sostengono di preferire le lussuose ville di loro proprietà dove i derubati, ridotti sul lastrico, non possono avvicinarsi perché a difenderne la privacy ci sono i poliziotti che, evidentemente, sono rivolti dalla parte sbagliata.

La domanda, che molti si stanno facendo, è se questa malattia sia solo italiana e se si possa fermare. Le risposte, non univoche, dicono che la ’’grattonite’’ è sempre esistita e che sia una delle più antiche del mondo, ma quello che ci differenzia da molti altri Stati è la forma particolarmente aggressiva, facilitata dalla permissività e dalla lentezza delle cure che spesso (quasi sempre) arrivano a tempi scaduti o prescritti.

Nel titolo dell’articolo abbiamo fatto riferimento ad una canzone cantata dall’indimenticabile Betty Curtis, cantante romana degli anni ’50-’60, che potrebbe essere adottata come inno da un eventuale partito che fosse affetto dalla malattia sopra descritta. Questo renderebbe giustizia e chiarezza a queste vittime di un egualitarismo legalitario che, per loro, è come una camicia di forza. Siccome presumiamo che molti non ne conoscano le parole, ne allego il testo per i più giovani:

La, la, la, la, la / La, la, la, la, la, / La, la la, la, la / Soldi, soldi, soldi / Beati siano i soldi / I beneamati soldi perché Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’ / Soldi, soldi, soldi, ovvero Barba Braschi / Ti danno donne, whisky / Salute e figli maschi perché / Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’ / Prendi, spandi e spendi / Non domandare da dove provengono / Dindi, tanti dindi / Che nelle tasche fanno din, din, din / Soldi, soldi, soldi, toccasana / Di questa quotidiana / Battaglia della grana perché / Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’. (Ripetere da La, la la,)

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Rubrica : {Città invisibili}

Il nostro diritto

Il martedì 19 giugno 2018 di Redazione

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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NOTE :

[1] La presenza di Giovannino, il personaggio non sviluppato da Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo; fino a Carlo Dossi l’autore delle Note azzurre. Ma si pensi al recupero della figura dello scultore Salvatore Grita; o del sacerdote Luigi Marchetti. Insomma: leggetevelo stò libro!


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