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Rubrica : {Eventi in giro}

Il Mare color del Vino, aperitivo eno-letterario a Nizza di Sicilia (Me) il 16 luglio 2020

Il domenica 12 luglio 2020 di Redazione

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Il Mare color del Vino

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Rubrica : {Politiche }

Autostrade, basta chiacchiere: nazionalizzazione

Il sabato 11 luglio 2020 di Redazione Lavoro

Stiamo assistendo ad un indecente balletto intorno alla gestione del nuovo ponte di Genova che Autostrade vorrebbe mantenere per sé, come da contratto, senza mostrare alcun cenno di vergogna o pentimento per le enormi responsabilità della società nel crollo del Ponte Morandi. Fortunatamente la Consulta ha dato un contributo importante per indirizzare la conclusione della vicenda, ma il Governo nonostante tutto non sembra intenzionato a cogliere il parere della Corte per togliere, finalmente, ad Autostrade la gestione del ponte. Stanno trattando sulle bare dei 43 morti del ponte Morandi, morti a causa della assoluta assenza di controlli, verifiche e manutenzioni da parte della società concessionaria che negli stessi anni in cui evitava ogni intervento di messa in sicurezza elargiva dividendi stratosferici ai suoi azionisti e foraggiava attraverso donazioni cospicue partiti di governo e opposizione.

USB ha indicato subito quale doveva essere la soluzione riguardo alla vicenda genovese: la nazionalizzazione della gestione delle infrastrutture strategiche, come quella della rete stradale e autostradale, eliminando la pratica delle concessioni a società private. Insieme ad altre forze abbiamo costruito una grande mobilitazione nazionale indicando puntualmente quali dovevano essere i fatti concreti da mettere in opera nel caso del Ponte Morandi come anche nei riguardi delle altre aziende strategiche per il Paese, indicando in particolare la necessità di intervenire attraverso la nazionalizzazione tout court in ArcelorMittal, ex Ilva, e in Alitalia. Allo stesso modo indicammo nella creazione di un ente pubblico, una nuova IRI, lo strumento attraverso cui lo Stato si poteva riappropriare del governo dell’economia e dell’intervento di politica industriale necessario ad impedire che grazie a delocalizzazioni e cessioni a multinazionali l’apparato industriale del Paese continuasse il suo declino.

A distanza di due anni da quella importante mobilitazione i nodi sono tutti irrisolti, la mano pubblica rischia di entrare nella gestione delle aziende strategiche senza averne la piena proprietà, accontentandosi di andare a fare da spalla con le tasche piene a imprenditori, cordate, multinazionali che nella loro vita hanno dimostrato di essere totalmente dediti alla pratica del prendi i soldi e scappa e di non offrire alcuna garanzia.

USB rilancia con forza, oggi più che mai, la necessità di smetterla con gli indecorosi balletti in atto, mascherati da trattative sempre più inconcludenti, e di procedere immediatamente ad una totale inversione di tendenza attraverso la piena e immediata nazionalizzazione di tutti gli asset strategici italiani.

In presenza della crisi pandemica, il Governo riapre la prospettiva delle grandi opere, della cementificazione, dell’aggressione al territorio e all’ambiente, degli appalti senza controlli, insomma ha nei fatti deciso di riaprire il gran balletto della piena deregolamentazione che è stata alla base di disastri come quello di Genova e non solo, dimostrando di non aver affatto compreso la grande lezione che ci è arrivata dal Covid-19, cioè che questo sistema economico e sociale, messo in piedi sulla spinta degli interessi del capitale, è dannoso e pericoloso per l’umanità.

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Austostade Liguria

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Rubrica : {Scuola & Università}

Il "buco nero" della scuola italiana

Il sabato 11 luglio 2020 di Lucio Garofalo

Parto da una sorta di provocazione: il bullismo emotivo e psicologico attuato dagli insegnanti è un fenomeno assai diffuso, quanto lo è il bullismo tra gli adolescenti. Tale premessa mi serve a chiarire quale sia il livello di degrado morale in cui si è oramai ridotta la scuola italiana. Mi vorrei soffermare su alcuni aspetti in base ai quali ho preso atto che il segmento più buio, cinico e detestabile dal punto di vista umano, è la scuola secondaria di 1° grado.

Si tratta di una valutazione soggettiva, relativa a vicende che non posso riferire, per non scatenare reazioni di sdegno ed irritazione in chi ha la coda di paglia chilometrica. Una collega di scuola secondaria mi ha confidato una serie di elementi preziosi e rivelatori, poiché hanno rafforzato i miei convincimenti maturati nel corso della mia carriera professionale. Una buona percentuale degli insegnanti di questo ordine di scolarità (non so dire se in buona o in mala fede) tende ad ottenere risultati esattamente antitetici a quelli attesi o desiderati dalla loro funzione: il rigetto verso la scuola e lo studio, l’avversione per i libri e la cultura.

Fatta eccezione per quei rarissimi e virtuosi esempi di colleghi provvisti di qualità empatiche. L’empatia è quella dote preziosa, direi indispensabile per chi si accinga ad intraprendere la difficile professione dell’insegnamento. Questa riflessione non è inficiata da umori negativi, né da fattori emotivi, come si potrebbe insinuare piuttosto facilmente e molto malignamente. Io sono convinto che il segmento della scuola secondaria di primo grado sia una sorta di "buco nero" nella scuola del nostro Paese. Ricordo che, in un recente passato, sono assorti alla ribalta della cronaca episodi più o meno gravi e frequenti, di vero e proprio bullismo, se non di teppismo scolastico. Ricordo notizie di docenti aggrediti persino dagli studenti, o dai loro genitori. E vari episodi di bullismo tra gli adolescenti.

Tuttavia, non si parla mai dei casi in cui il bullismo, di tipo psicologico, è esercitato dagli insegnanti. Piaccia o meno ai colleghi ed alle colleghe, è un dato di realtà. Ognuno di noi ha avuto un passato, forse turbolento ed irrequieto, relativo all’adolescenza, ha vissuto le crisi ed i turbamenti di tale stagione della vita. L’adolescenza è la fase esistenziale più difficile e più delicata, poiché è attraversata da inquietudini, ansie, sofferenze e disagi interiori, che sono amplificati da una consapevolezza non ancora matura. È un’età segnata da ribellioni e da gesti di disobbedienza, in cui si tende a contestare in modo istintivo, assoluto ed irrazionale, direi fisiologicamente, l’autorità incarnata dagli adulti, genitori e docenti. Lungi da me l’intenzione di giustificare in alcun modo quei ragazzi che aggrediscono i loro docenti.

Simili gesti sono solo da deprecare in modo netto e perentorio. Ma, nel contempo, sono da biasimare anche i docenti che si rendono artefici e colpevoli di atti di violenza psichica sistematica, azioni vili ed ingiustificate, nei confronti dei loro studenti. Mi riferisco ai soggetti più timidi, verso cui è facile "sfogare" le proprie frustrazioni. Sono docenti con inclinazioni perfide e sadiche, proclivi ad infierire con un duro accanimento verso gli alunni più fragili e vulnerabili. Io stesso ho avuto la sventura di imbattermi in simili esemplari, specie nella secondaria di primo grado. Che piaccia o meno ai colleghi ed alle colleghe, è una realtà innegabile, che ho riscontrato personalmente.

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Rubrica : {Zeronews}

Tutto quel che serve per un cacciatore di vampiri

Il sabato 11 luglio 2020 di Redazione

La Casa d’aste Hansons Auctioneers ha annunciato la prossima vendita dello scrigno di un ’cacciatore di vampiri’ che risale presumibilmente alla seconda metà dell’Ottocento. Appartiene a un venditore anonimo che risiede nelle West Midlands, in Inghilterra. La provenienza e l’origine dello scrigno sono sconosciuti e l’attuale proprietario avrebbe acquistato lo scrigno 3 anni fa alla fiera delle antichità a Newark.

Il prezzo di partenza è di 2-3 mila sterline. Lo scrigno si chiude a chiave.

All’interno è rivestito di seta scarlatta, e contiene una piccola pistola, un disegno smaltato della resurrezione di Cristo, un bassorilievo in avorio che raffigura un lupo, una boccetta blu con un liquido sconosciuto, tre fiale di vetro, un rosario, 3 crocifissi, un coltellino con la lama d’argento, una bottiglietta con denti di squalo e una copia del Nuovo Testamento stampata nel 1842.

Fonte: RaiNews


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Rubrica : {Flash}

Sostegno al Mezzogiorno, Scerra: "Nel "decreto Rilancio" diversi provvedimenti anche per la provincia di Siracusa"

Il venerdì 10 luglio 2020 di Giuseppe Castiglia

E ancora: all’ampliamento della misura “Resto al Sud”, al supporto all’emendamento "Stato Raffinazione " presentato dall’onorevole Prestigiacomo e approvato in commissione Bilancio anche con i voti del M5S prima della "bocciatura" tecnica da parte della Ragioneria dello Stato e infine al sostegno dell’ordine del giorno presentato da Paolo Ficara per lo sviluppo dell’area portuale di Augusta".

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Filippo Scerra M5S

Filippo Scerra, deputato nazionale del Movimento 5 Stelle fa il punto della situazione dopo gli ultimi incessanti lavori tra aula e commissioni per l’approvazione del "Decreto Rilancio". Una serie di emendamenti e ordini del giorno che guardano molto alla provincia di Siracusa e alle necessità che nutre il territorio per poter ripartire con maggiore slancio dopo la crisi causata dal Covid-19.

"Il lavoro del Governo non ha mai subito pause - afferma il deputato - e noi portavoce del Movimento abbiamo fatto in modo che in un provvedimento così esteso e complesso, le istanze dei territori venissero comunque prese in grande considerazione nelle nuove misure messe in campo per rilanciare l’economia del Paese".

Entrando nello specifico proprio ieri Scerra ha incassato il "sì" al suo ordine del giorno sull’abolizione dello Split Payment.

"Una richiesta - ricorda il vice presidente del gruppo parlamentare alla Camera - che ci era stata avanzata anche da Confindustria Siracusa in quel report consegnato alla deputazione. Con il "sì" al mio ordine del giorno, il Governo ha preso l’impegno concreto per abolire questo strumento, consentendo quindi alle imprese di avere maggiore liquidità in un momento così delicato. Un segno concreto di attenzione a tutte le aziende della Provincia e non solo, che trovano e troveranno sempre nel Governo un interlocutore pronto ad ascoltarne le necessità".

Di rilevante importanza anche l’approvazione dell’emendamento a prima firma di Scerra sulla ripartizione dei Fondi di Sviluppo e Coesione: "abbiamo evitato un possibile scippo al Meridione" dice il deputato. Il testo prevede che la riprogrammazione dei fondi, dovuta all’emergenza Covid-19 e alle misure definite dalla Commissione europea, debba essere predisposta mantenendo il vincolo di destinazione territoriale che prevede l’80 percento delle risorse per le regioni del Sud: "maggiore liquidità, maggiori possibilità di investimenti per il Mezzogiorno e la certezza che il Sud non è più, come in passato, soltanto un bacino elettorale come inteso dalla vecchia politica, ma il centro nevralgico dello sviluppo del Paese".

"Un risultato considerevole anche per il Comune di Pachino - evidenzia Scerra -, che per risanare il proprio bilancio potrà usufruire di un fondo ad hoc creato per i comuni in dissesto e commissariati per mafia che ho fortemente voluto per venire incontro anche ai dipendenti dell’ente che da tempo lamentano ritardi nel percepire gli emolumenti".

Inoltre presentato dal collega Paolo Ficara insieme con Scerra, un ordine del giorno che mira a potenziare come hub l’area portuale di Augusta. "Un’infrastruttura strategica - dice il deputato a 5 Stelle - e che può diventare il vero punto nevralgico degli scambi commerciali nel Mediterraneo e non solo attraverso investimenti tecnologici. Tutti questi atti, unitamente all’istituzione delle Zes, il nuovo incentivo di "Resto al Sud" (che prevede un aumento del contributo a fondo perduto sull’importo del finanziamento erogato dal 35% al 50% e un aumento da 50 a 60 mila euro sull’importo massimo che può essere richiesto da ogni singolo beneficiario), a cui si aggiunge lo sblocco di alcune importati opere infrastrutturali, sono il segno tangibile dell’impegno messo in campo fin dal primo giorno di insediamento al governo per il rilancio del Mezzogiorno, della provincia di Siracusa e della sua area industriale. E per farlo abbiamo messo in campo una "rete" di provvedimenti diretti, cui si aggiungono tutti gli altri provvedimenti più generali (Cassa integrazione, contributi a fondo perduto, stop ai pagamenti dell’Irap, reddito d’emergenza, bonus baby sitter, sostegno aiuti per il comparto turistico, ecobonus al 110% anche per le seconde case etc...), discostandoci da quelle azioni a pioggia che in passato a nulla hanno portato".

Siracusa, 10 luglio 2020

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Rubrica : {Tutti i nostri libri}

Enne vita di un uomo ai tempi di covid-19

Il venerdì 10 luglio 2020 di Redazione Zerobook

“Questa quarantena ha scosso le coscienze, risvegliando l’antico dilemma del giusto e dello sbagliato che c’è in ognuno di noi sin dalla nascita”. Il diario della quarantena, scritto da Piero Buscemi, tra eventi minimi e accadimenti quotidiani, la morte del padre, la normalità – qualsiasi cosa essa sia – mentre il tempo scandisce con matematica precisione (Enne più uno, enne più due...) lo scorrere dei giorni.


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La copertina di Enne, di Piero Buscemi

In tutti gli ebook store italiani.


Dalla Prefazione dell’Autore

Il 2020, ed auguriamoci rimanga l’unico, sarà l’anno che passerà alla Storia per la quarantena coatta alla quale un mondo intero è stato costretto. Il motivo un virus misterioso, il Covid-19 che, alla data in cui sto scrivendo, non completamente conosciuto né accantonato definitivamente con tutti i dubbi annessi di una ricomparsa nelle nostre vite anche nei mesi e, forse, negli anni a seguire. Da redattore della testata giornalistica Girodivite, dopo la celebrazione del venticinquesimo anniversario dalla fondazione, festeggiata a novembre del 2019, non poteva accadere cosa più imprevedibile di quella di ritrovarsi a svolgere il lavoro di testimone di avvenimenti del nostro tempo, attraverso le pagine digitali di un giornale, chiuso in casa a raccattare storie da rendere giornalisticamente pubblicabili e appetibili al lettore.

Adattatosi alle disposizioni impartite dal governo, l’indole della scrittura ha finito per essere la giusta compagna di interminabili giorni di un periodo di segregazione domestica che, una data impressa sul Dpcm emanato dal Parlamento, ha stabilito l’inizio, ma che durante la stesura di questo libro non era possibile stabilirne una fine. Non è stato facile come non lo è stato per nessuno. Ritagliarsi spazi di tempo che, all’improvviso, sono diventati vitali e necessari. Momenti di riflessione e di introspezione intimi, obbligati a scavare nel proprio presente, rimpiangendo momenti del nostro recente passato e, inevitabilmente, protratti verso un futuro incerto che, da fonti informative contrastanti e confuse che sono pervenute, hanno lasciato un sentimento di incertezza – tale da azzardare un pensiero pessimista su una condizione di vita consolidata in uno status di continua precarietà dal quale diventerà sempre più difficile uscirne.

Questa sorta di diario intimo, che è stato lo spunto di questo libro, si è sviluppato dopo qualche settimana dall’avvio della quarantena che, originariamente era stato quantificato in quindici giorni. Il proseguimento di questa nuova condizione ha suscitato la voglia di documentare le sensazioni personali, condivise a distanza con il resto della redazione, con gli amici di sempre e tanti ritrovati dopo anni di silenzi distratti. Ho sentito necessario il bisogno di dedicare il tempo disponibile alla scrittura, impiegandola a riepilogare le sensazioni e gli stati d’animo, variabili e imprevedibili, che ogni giorno mi ha offerto. Mi sono ritrovato così a far fronte a un dovere da cronista, in cerca delle notizie più consone ad essere trattate sulle pagine di Girodivite, e la libertà di scrivere di me stesso e degli eventi che, nonostante il Covid-19, era scontato che si verificassero.

Il titolo del libro è legato alla lettera N che sta ad indicare un numero imprecisato di giorni già trascorsi dal momento che ho scelto di iniziare a scriverlo. Ogni capitolo è numerato riprendendo il titolo con l’aggiunta di un numero progressivo aggiunto con il segno “+”.


L’autore

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : "Passato, presente e futuro" (1998), "Ossidiana" (2001, 2013), "Apologia di pensiero" (2001), "Querelle" (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), "Cucunci" (2011), “Le ombre del mare” (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie Accanto ad un bicchiere di vino (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017), Celluloide (2017). Per il volume di poesie Iridea di Alice Morino (ZeroBook, 2019) ha contribuito con una scelta di suggestioni fotografiche. Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo "Querelle" è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’Associazione culturale "Aromi Letterari" di Messina. Sostenitore Emergency, collabora con l’Avis ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.


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Rubrica : {ParoleRubate}

La Sicilia di De Roberto: lettere "amare" da Catania

Il venerdì 10 luglio 2020 di Silvestro Livolsi

In un interessante libro, pubblicato dall’editore Pungitopo, a cura di Dario Barbera, dal titolo La Sicilia di De Roberto. Lettere inedite a Corrado Ricci, emerge la travagliata e al contempo interessata collaborazione dello scrittore catanese all’impresa culturale ed editoriale de l’Italia Artistica, della quale fu promotore e direttore lo studioso dell’arte e scrittore Corrado Ricci, e che consisteva nella pubblicazione di una nutrita serie di monografie sulle più belle città d’arte italiane.

In un giorno d’inverno del 1903, con una lettera da Milano, Ricci, propone a De Roberto di scrivere la monografia su Catania, ricevendo da lui, piuttosto che una pronta e positiva adesione all’invito rivoltogli (“ti dirò se si può farne una”), la confessione, datata 6 febbraio 1903, del suo male di vivere a Catania: “non ti lagnare del freddo fisico di Milano: qui siamo a diecimila gradi sotto lo zero intellettuale e morale”.

Poi, il 9 febbraio dello stesso anno, De Roberto dichiara e motiva le sue perplessità sulla realizzazione di una monografia interamente dedicata a Catania, ricordando a Ricci: “tu sei stato qui, devi quindi sapere quanto sono scarsi i monumenti o i semplici documenti artistici”. Qualche giorno dopo, il 15 febbraio, inveendo ancora contro la “miseria catanese” e la sua “indigenza artistica” e pur comunicando a Ricci che inizierà il lavoro su Catania (pensando di far emergere aspetti artistici e monumentali del tutto sconosciuti ai più, come i marmi del museo Biscari, gli interni del monastero dei Benedettini, il tesoro di Sant’Agata, le monete catanesi in possesso del barone di Floristella), constata polemicamente che Catania “è un paese selvaggio, gli abitanti del quale sono destituiti di qualunque senso estetico”, e dove, peraltro, “capitano troppo pochi stranieri perché vi si possa attecchire il commercio delle fotografie”: fotografie che tanto gli servono per illustrare il suo testo sulla storia della città e dei suoi monumenti; e che con difficoltà continua a cercare, anche quando, nel 1906, sta per ultimare la stesura del testo sul capoluogo etneo, tanto che il 13 aprile scrive a Ricci “non ti dico quel che mi costano di tempo, di passi, di noie inflitte e patite, in questo paese dove non solo il genere è introvabile, ma non si capisce neppure che qualcuno voglia procurarselo da sé”. Solo il 18 aprile del 1906, De Roberto, dopo avere mandato a Ricci la copia finale del suo scritto su Catania, può chiedergli con sollievo e con più entusiasmo: “Ora, poiché sei rimasto contento di me, vogliamo vedere se è possibile che io ti faccia qualche altra cosa che mi diverta tanto quanto mi ha infastidito questa Catania?”

Ne seguirà una affermativa risposta che darà come frutto l’altro testo derobertiano della collana L’Italia Artistica, quello dedicato a Randazzo e la Valle dell’Alcantara. Delle vicissitudini di questi due lavori, le lettere di De Roberto, ora non più inedite, danno conto: del metodo e dei piani di lavoro seguiti nella compilazione delle due guide artistico-culturali ma anche delle eleganti richieste, dell’autore dei Vicerè, di aumento del compenso pattuito per ogni monografia, di rimborsi per le spese sostenute nel comprare foto e pagare alloggi per i suoi sopralluoghi nei paesi della valle dell’Etna e di preferenza rispetto ad altri potenziali autori nel trattare di altri luoghi della Sicilia (avrebbe voluto fare lui il volume sulle isole Eolie). Scritte quasi tutte da un’amara e plumbea Catania, queste preziose missive (che coprono un arco di tempo che va dal 1903 al 1912) informano pure sugli eventi personali e sui mutevoli stati d’animo dello scrittore: per esempio, sui suoi necessari ma piacevoli soggiorni a Zafferana Etnea (paese di montagna che gli risulta adatto ad alleviare, nella sua calma serenità, le affezioni gastriche di natura psicosomatica che lo costringono a forzati riposi fisici e mentali) e sul suo viaggio in Svizzera del 1905, su consiglio dell’amico scrittore Arrigo Boito, per un consulto sulla sua condizione di ‘malato di nervi’ presso il neuropatologo Paul Charles Dubois, il medico di Marcel Proust.

Editore Pungitopo
 Collana Memoria e interpretazione
 Formato Brossura
 Pubblicato 02/10/2018
 Pagine 128
 Lingua Italiano Isbn o codice id 9788899852498

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Rubrica : {Movimento}

Salviamo il Parco Naturale in Abruzzo

Il giovedì 9 luglio 2020 di Redazione

Si parla di territori con importante biodiversità, dove vivono animali come il Lupo, l’Orso marsicano, il Cervo, il Camoscio d’Abruzzo, l’Aquila reale, l’Avvoltoio grifone e tanti altri. Il WWF chiede alla Giunta di ripensarci.

La Giunta della Regione Abruzzo ha approvato una proposta di legge per la riduzione del Parco Regionale Sirente Velino di circa 8000 ettari soprattutto nella Valle Subequana ma anche sull’Altopiano delle Rocche. Una riperimetrazione contraria a ogni logica, non solo tecnico-scientifica di continuità e tutela ambientale, ma anche amministrativa e di buon senso, tanto più dopo che la Regione ha commissariato e lasciato il parco privo di organi di gestione dal 2015. Di fatto, territori che oggi sono chiusi alla caccia perché compresi nel Parco, se la nuova perimetrazione venisse accettata, sarebbero aperti alle doppiette … un peggioramento sostanziale nella gestione del territorio e della fauna!

È assurdo il modo in cui la Regione Abruzzo tratta il suo unico Parco regionale, un territorio di grande valenza naturalistica e di fondamentale importanza per la biodiversità italiana dove vivono animali come il Lupo, l’Orso marsicano, il Cervo, il Camoscio d’Abruzzo, l’Aquila reale, l’Avvoltoio grifone, la Coturnice e tanti altri. Chiediamo alla Regione Abruzzo, di ritirare questa scellerata proposta e di rilanciare il Parco investendo energie e risorse su proposte concrete anche di sviluppo economico che siano in grado di coniugare le reali esigenze del territorio e la salvaguardia ambientale.

FIRMA LA PETIZIONE

Le Associazioni:
 WWF Abruzzo
 Italia nostra – Consiglio delle Sezioni d’Abruzzo
 CAI Abruzzo
 LIPU
 Salviamo l’Orso
 Ambiente e/è Vita
 Mountain wilderness
 ENPA
 Altura
 Fare Verde Onlus
 Federtrek
 Federazione Nazionale Pro Natura
 Cooperativa Ecotour
 Orso and Friends
 GUFI, Gruppo Italiano per le Foreste Italiane
 Dalla Parte dell’Orso
 Appennino Ecosistema

Parco Regionale Sirente Velino

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Rubrica : {Comunicazione}

DL Sicurezza, EMERGENCY: “Revisione deve partire dai diritti”

Il giovedì 9 luglio 2020 di Redazione

“Da oltre un anno e mezzo tocchiamo con mano ogni giorno sul territorio italiano le conseguenze del Dl Sicurezza sulla vita di migliaia di persone: l’improvvisa estromissione da percorsi formativi e di integrazione degli esclusi dall’accoglienza nei Siproimi, l’abolizione del permesso umanitario, la perdita di tutele e di diritti che hanno inciso profondamente sulla salute psico-fisica di chi aveva già avviato un percorso d’inserimento nel nostro Paese, le multe e le restrizioni per le navi di soccorso per i migranti in mare, ancora in balia di decisioni e di tempi imprevedibili. Per questo chiediamo una revisione completa della legislazione italiana in tema di migrazioni.”

Così EMERGENCY dichiara in vista di una discussione interna ai partiti della maggioranza sui contenuti del DL sicurezza, in programma oggi e annunciata dalla ministra Lamorgese. Sulla base della propria esperienza di lavoro quotidiano sul fronte migrazione in Italia, EMERGENCY propone 5 punti da risolvere al tavolo di confronto sulla revisione dei decreti sicurezza:

1. Ripristinare la protezione umanitaria, una forma di tutela introdotta nell’ordinamento italiano nel 1998 e riconosciuta per ragioni diverse, che potevano includere problemi di salute o condizioni di grave povertà nel Paese (o regione) d’origine di un richiedente asilo. Nonostante il primo Decreto sicurezza abbia sostituito questa protezione con la previsione di “casi speciali”, i nuovi permessi non coprono tutte le casistiche precedenti e lasciano spazio a distorsioni, che rendono ancora più lenta e complessa la macchina amministrativo-burocratica del nostro Paese. A causa dell’abolizione della protezione umanitaria, il numero degli irregolari è aumentato di quasi 60 mila persone nel 2019 ed entro due anni raggiungerà i 753 mila (dati: istituto Openpolis).

2. Ridefinire il sistema di accoglienza di chi arriva nel nostro Paese, abbandonando la logica dei grandi centri (CAS) e privilegiando l’accoglienza integrata e diffusa nei centri SPRAR (Sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati). I CAS rappresentano un modello di accoglienza superato, basato su grandi strutture gestite in maniera emergenziale, con conseguenze di sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie precarie, e inattività dei richiedenti asilo, lasciati senza prospettive concrete di formazione o integrazione. Il Decreto sicurezza e il successivo capitolato di gara di appalto per la gestione dei centri di accoglienza hanno di fatto favorito questo secondo modello. A Milano, ad esempio, oggi il 64 per cento dei posti disponibili nell’accoglienza è nei grandi centri con più di cinquanta posti, a Roma addirittura l’83,5 per cento (dati: istituto Openpolis).

3. Dare accesso al sistema SPRAR anche alle categorie oggi escluse: richiedenti asilo, titolari di protezione umanitaria, casi speciali. La rete del sistema SPRAR, gestita da enti locali, caratterizzata da piccoli numeri e da un’accoglienza diffusa, puntava sui percorsi di inclusione all’interno della comunità e permetteva l’inserimento delle persone accolte all’interno della comunità. Prima dell’entrata in vigore del Decreto sicurezza, alla rete SPRAR avevano accesso i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale (status di rifugiato o protezione sussidiaria) e i titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari. L’entrata in vigore del decreto Salvini ha trasformato lo SPRAR in SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri), restringendo l’accesso solo a chi ha già ottenuto la protezione internazionale o il permesso di soggiorno “speciale”, oltre che ai minori stranieri non accompagnati. Al 31 luglio 2019, le persone entrate nel circuito di accoglienza erano 105.142, di cui 110 negli hotspot, 78.865 nei CAS e solo 26.167 nel SIPROIMI (fonte: Dossier Viminale 2019); questo sbilanciamento non è solo una conseguenza del decreto Salvini, ma il persistere di un sistema di accesso che esclude intere categorie non può che inasprire la situazione. Chiediamo che l’accesso venga esteso alle persone oggi escluse per garantire loro la possibilità di un percorso di inclusione più efficace di quello che potrebbero avere in un grande centro affollato e spersonalizzante.

4. Prevedere l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Il Decreto sicurezza, non riconoscendo la validità di questo tipo di permesso ai fini dell’iscrizione anagrafica, ha nei fatti introdotto il divieto di iscrizione per i cittadini stranieri richiedenti asilo. La formulazione ambigua della norma ha tuttavia condotto molti giuristi a ritenere ancora in vigore tale diritto e questa interpretazione è stata confermata da quasi tutti i tribunali che si sono pronunciati sul tema. Nonostante tali pronunce, la maggior parte dei Comuni continua a precludere l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo.

Inoltre, nonostante lo stesso decreto riconosca l’accesso ai richiedenti asilo ai servizi “comunque erogati sul territorio” sulla base del domicilio, sono sorte molte difficoltà nell’esercizio di determinati diritti. Un esempio: l’illegittimo rifiuto all’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale di un richiedente asilo, paziente del nostro ambulatorio di Ponticelli. È dovuto intervenire il Tribunale di Napoli a chiarire il diritto dell’interessato e a riconoscere la natura discriminatoria di tale rifiuto.

5. Abolire le misure restrittive contro le organizzazioni che, impegnate nella ricerca e soccorso in mare, garantiscono approdo in un porto sicuro a chi fugge dalla Libia: il salvataggio in mare dovrebbe essere competenza europea e il lavoro delle ong rimane indispensabile finché non verrà istituito un servizio di salvataggio da parte dei singoli governi e dell’Europa stessa. La collaborazione con la Guardia Costiera libica per il rimpatrio delle imbarcazioni dei migranti è inaccettabile dato che esistono ormai innumerevoli testimonianze e inchieste giornalistiche sui maltrattamenti e sugli abusi compiuti da quest’ultima. È altrettanto inaccettabile che i migranti vengano riportati nei centri di detenzioni libici, in un Paese in guerra, dove vengono violati tutti i basilari diritti umani.Sono 110 i milioni che il 3 luglio la Commissione UE ha deciso di stanziare a supporto delle autorità in Libia per far fronte all’emergenza COVID-19. Milioni che si aggiungono ai 455 già destinati al partner libico tramite programmi finanziati dal Fondo Fiduciario di Emergenza per l’Africa, conoscendo perfettamente l’inaffidabilità degli interlocutori libici.

“Già prima dell’approvazione dei Decreti sicurezza, era estremamente difficile l’ingresso regolare nel nostro Paese senza ricorrere alla richiesta di protezione internazionale, ma oggi la domanda di asilo è l’unica alternativa che le nostre politiche hanno lasciato ai migranti cosiddetti “economici” per intraprendere un percorso di immigrazione, svuotando la misura del suo significato e impedendo di fatto l’accesso in Italia a chi sta scappando dal suo Paese o semplicemente cerca di costruire migliori condizioni di vita per sé e per la sua famiglia. Da anni è ormai chiaro che le migrazioni sono un fenomeno strutturale e non possono essere gestite come se fossero un’emergenza o un problema di ordine pubblico.”

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Rubrica : {Qualche parola / di Luigi Boggio}

La generazione delle magliette a strisce

Il giovedì 9 luglio 2020 di Luigi Boggio

Luglio 1960. Appartengo alla generazione delle magliette a strisce. Le magliette dai tanti colori del boom economico, del paese che cambiava nelle famiglie e nel vivere.

Si viveva gioiosi e liberi non lontani però dalle storie collettive di un paese che voleva andare oltre alle convinzione del tempo, chiuse e conformiste. Lo richiedeva la società che cambiava, i lavoratori nei posti di lavoro, l’affacciarsi di nuove tendenze culturali nel campo dell’arte e in particolare della musica, negli stili di vita.

La risposta a questi fermenti non poteva essere il governo Tambroni, appoggiato dal Msi di Michelini, ma l’apertura di una nuova stagione politica. Spazzato via il governo Tambroni dall’indignazione popolare, la Democrazia Cristiana avendo compreso la lezione avvia un nuovo corso che si concluderà con la nascita, dopo i governi Fanfani e Leone con l’astensione dei socialisti, del primo governo di centrosinistra. Un passaggio non indolore ma ricco per il livello della discussione nei partiti, nelle forze sociali e nella stessa Chiesa, non solo per la novità dell’incontro tra le forze democratiche cattoliche e i socialisti, ma in modo specifico per la natura e i contenuti delle riforme necessarie ai lavoratori e all’intero paese.

Con il luglio del 1960 viene fuori ed emerge un’altra Italia più moderna e laica, meno vecchia e chiusa. Anche se il prezzo pagato è stato alto in vite umane, feriti ed arresti. Un prezzo pagato alla democrazia nell’alveo dei valori della Resistenza.

In dieci giorni, dieci morti, dal 30 giugno al 9 luglio, per la dura repressione messa in atto dal governo Tambroni contro i lavoratori e gli antifascisti militanti. Manifestazioni che sono state animate dalla presenza massiccia di giovani lavoratori e studenti e caratterizzate dai colori delle loro magliette a strisce. Una partecipazione che stupì anche il sindacato. Una gioventù gioiosa, con ideali e non ideologica.

La scintilla dei dieci giorni che hanno scosso il paese parte da Genova, la mattina del 30 giugno, per l’annuncio del congresso del Msi che si doveva tenere nei primi di luglio. Le cronache parlano di una città paralizzata per giorni e di scontri con la polizia a piazza De Ferrari. Un clima che con il passare dei giorni si faceva sempre più infuocato e che si estendeva dal Nord al Sud dello stivale.

La prima delle vittime, giorno 5 luglio, è a Licata, provincia di Agrigento, nel corso di una manifestazione popolare per la centrale elettrica. Alla notizia che non si sarebbe più realizzata l’intera cittadina scende in piazza con in testa il sindaco democristiano. La polizia prima contiene e poi spara uccidendo Vincenzo Napoli di 23 anni. Il 7 luglio seguono i cinque morti di Reggio Emilia. Sono tutti operai, tre giovani e due padri di famiglia di 40 anni. Sono morti nella loro città, Medaglia d’oro alla Resistenza, in una serata calda di luglio. Alla notizia, la sera stessa, la segreteria nazionale della Cgil proclama lo sciopero generale per l’indomani 8 luglio dalle ore 14 alle 20. Uno sciopero riuscito con l’ombra della defezione della Cisl e della Uil, ma non dai loro iscritti e dai quadri locali. Una defezione inspiegabile che ha pesato non poco nei rapporti unitari, ripresi con fatica dalle realtà lavorative e dal territorio.

Quando la giornata dello sciopero generale stava per concludersi, senza incidenti, giungeva la notizia che a Palermo una donna affacciata alla finestra e due operai edili, Andrea Gangitano e Francesco Vella, venivano uccisi per gli spari della polizia. Non era passata più di un’ora dai morti di Palermo che a Catania il giovane edile, Salvatore Novembre di 20 anni di Agira, veniva lasciato a terra con tre colpi di pistola calibro 9, mentre cercava di proteggersi dietro una porta.

Salvatore Novembre non solo apparteneva alla mia stessa generazione ma era anche della stessa mia provincia. Una provincia di emigrati e di pendolari chi per lavoro e chi per studio. Se fosse rimasto in vita di sicuro ci saremmo incontrati in qualche cantiere edile, vicino al suo comune, nel periodo della costruzione dell’autostrada A 19 CT-PA . Una morte assurda insieme alle altre nei dieci giorni che scossero il paese per spazzare via la nube dell’avventura reazionaria e aprire una nuova pagina nella storia di questa nostra Italia.


Questo articolo è stato fatto circolare per la prima volta il 16 marzo 2011, all’interno del social network FaceBook. Girodivite abbraccia tutti i ragazzi e le ragazze delle magliette a strisce che in tutto il mondo lottano per la libertà.


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Rubrica : {Lavoro}

Per rilanciare la PA non basta lo smart working

Il giovedì 9 luglio 2020 di Redazione Lavoro

Una PA vecchia e smagrita dai tagli agli organici realizzati in questi ultimi dieci anni. Così viene rappresentata la Pubblica Amministrazione dal Sole24Ore e da altri organi di informazione. Negli articoli si percepisce anche un certo risentimento per i dipendenti pubblici che corrono troppo velocemente verso la pensione approfittando dell’opportunità rappresentata da Quota100.

Beh, cari signori, tutto questo, ma proprio tutto è il frutto di anni di violentissimi attacchi al settore pubblico, fatti di campagne denigratorie, tagli ai bilanci, riduzioni di organico, precarizzazione di massa, riduzione dei diritti, aumento dei carichi di lavoro, esternalizzazione di servizi.

Se è senza dubbio osceno oggi sentire il grido di allarme provenire dagli stessi ambiti che questa situazione l’hanno costruita con sapienza, sia dal punto di vista comunicativo che da quello economico e normativo, è allo stesso tempo inquietante che la soluzione di tutto sia individuata nello smart working per questa o quella percentuale di lavoratori.

Le politiche neoliberiste che hanno individuato nel settore pubblico l’ostacolo al nuovo modello sociale realizzato per garantire sempre maggior profitto ai padroni, hanno letteralmente massacrato la PA e i dipendenti pubblici. Infrastrutture fatiscenti, organici pesantemente ridimensionati, strumentazione di lavoro antiquata, organizzazione del lavoro disfunzionale, mansionismo e precariato, questi sono i frutti. Senza questi interventi e i relativi investimenti, lo smart working rischia di essere un bel fiocco rosso su un ammasso di macerie.

Sappiamo bene che lavorare sulle questioni reali poco si presterebbe a campagne mediatiche, ma sarebbe quello che serve alla PA per una PA che serva al Paese. E allora sì che lo smart working, se adeguatamente regolamentato, assumerebbe un senso e potrebbe rappresentare un’opportunità.

Pur riconoscendo al ministro Dadone una reale discontinuità con il pensiero brunettiano, nella nostra modalità di un confronto molto franco e a volte spigoloso, ma sempre mirato al miglioramento del settore pubblico, non possiamo non evidenziare come l’accelerazione sullo smart working, in assenza di interventi sugli altri fronti che abbiamo sopra elencato, non sia il provvedimento che serve a lavoratori pubblici e cittadini.

Insomma, anche a fronte di un dibattito pubblico polarizzato su smart working e fannullonismo, c’è il rischio ancora una volta che non si parta dai dati reali e non si vada quindi ad intervenire laddove servirebbe per consentire ai lavoratori pubblici di fornire ai cittadini servizi migliori.

E allora una domanda ci sorge spontanea: e se fosse altro lo scopo dell’introduzione dello smart working nel Pubblico Impiego?

USB Pubblico Impiego

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Smart working

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Rubrica : {Lavoro}

I fascisti di Casapound listano a lutto le sedi INPS

Il giovedì 9 luglio 2020 di Redazione Lavoro

I fascisti di Casapound hanno rivendicato l’azione di questa notte che ha visto gli ingressi delle sedi dell’INPS listati a lutto da manifesti funebri contro l’operato dell’Istituto di previdenza.

La USB denuncia il clima di odio sociale nei confronti dell’INPS alimentato dalle forze politiche della destra reazionaria e rilanciato dalla stampa iperliberista, che nasconde come la maggior parte dei ritardi relativi all’erogazione delle prestazioni Covid, come ad esempio quelli sulla cassa integrazione, sia dovuto alla complessità degli strumenti adottati, che necessitano di molteplici passaggi ed autorizzazioni, compresa la tempestiva richiesta da parte delle imprese che invece in molti casi hanno tardato ad inoltrare le istanze.

La USB condanna l’atto intimidatorio nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dell’INPS che in questi giorni hanno ripreso l’attività di sportello “in presenza” nelle sedi subendo in alcuni casi, come accaduto a Jesi e Pistoia, aggressioni verbali e fisiche da utenti inferociti, vittime a loro volta della mancanza di una corretta informazione.

Nei giorni scorsi la USB ha chiesto la rimozione del direttore centrale organizzazione e comunicazione dell’INPS, in quanto in questi mesi di emergenza sanitaria l’Istituto di previdenza non ha adeguatamente rappresentato ai cittadini la possibilità di accesso alle informazioni e alla consulenza con strumenti alternativi allo sportello in presenza e non ha organizzato e investito proficuamente su tali strumenti.

Le lavoratrici e i lavoratori dell’INPS hanno saputo fronteggiare con grande sacrificio una situazione eccezionale come quella di ritrovarsi a lavorare da remoto, lontano dagli uffici, con un carico di lavoro straordinario dovuto alle misure decise dal Governo, checché ne possa pensare il prof. Ichino, uno dei responsabili in questi decenni dei continui attacchi ai lavoratori pubblici.

La USB annuncia che se l’incontro con l’amministrazione centrale previsto per domani non darà risposte positive alle richieste del sindacato di base dell’INPS, chiamerà i lavoratori dell’Istituto allo sciopero.

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Croci sull\’Inps

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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