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Rubrica : {Flash}

Emanuele Severino RIP

Il martedì 21 gennaio 2020 di Redazione

I problemi, le sofferenze, le contraddizioni non si risolvono: ci si può portare al di sopra di essi. Il fatto patologico consiste nel restare bloccati all’interno di un conflitto e nel non affidarsi al “nuovo” che il divenire del mondo porta sempre con sé e che quindi non deve essere intenzionalmente perseguito all’interno della volontà di controllare l’accadere delle cose. Il “nuovo” inviato all’uomo dal “destino impenetrabile”, non corrisponde alle attese. Perché il “nuovo” compia la sua funzione liberatoria, l’individuo non deve fare proprio nulla, come suggerisce il taoismo e, nella mistica europea, Eckhart. «Bisogna essere psichicamente in grado di lasciar accadere» le cose, senza voler imporre al loro accadimento la nostra volontà e le nostre costruzioni concettuali. La critica di ogni valore epistemico della psicologia, in questo modo, è perentoria.

- Emanuele Severino su Jung, La filosofia contemporanea


"I nostri morti ci aspettano. Ora sono degli Dèi. Per ora stanno fermi nella luce, come le stelle fisse del cielo. Poi, quando la vicenda terrena dell’uomo sarà giunta al proprio compimento, sarà necessario che ognuno faccia esperienza di tutte le esperienze altrui e che in ognuno appaia la Gioia infinita che ognuno è nel profondo. Essa oltrepassa ogni dolore sperimentato dall’uomo. Siamo destinati a una Gioia infinitamente più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono."


Una tesi del buon costume religioso-politico (del religiosamente-politicamente corretto) è dire che noi combattiamo l’errore e non l’errante. Ma è chiaro che la buona salute dell’errante alimenta l’errore.

- Severino - Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente


Tra tutti gli studenti scelse me. Ho sempre pensato che lo abbia fatto proprio per curiosità. Si avvicinò e si sedette sulla canna della mia bicicletta. Partimmo. Anche oggi che ne parlo sento il profumo dei suoi capelli, ricordo il mio viso accanto al suo capo. Siamo stati insieme per più di 60 anni.

Le capita di cercarla nei libri che ha letto e nei vestiti che ha indossato?

Sempre. Riapro i libri che ha annotato. Cerco i suoi segni. Riprendo spesso la sua copia de “Alla Ricerca del tempo perduto” di Proust.

La aiuta?

Mi aiuta a ritrovare Esterina che per me si è sacrificata totalmente. Era lei che batteva i miei scritti, i miei articoli.

- Emanuele Severino sulla moglie, intervista a Panorama. Dell’amore eterno.


"Il pensiero occidentale pensa sì, consapevolmente, l’ente come essere, ma insieme come diveniente (pensa cioè che esca dal nulla e ritorni nel nulla). Ad esso sfugge invece che ciò equivale a pensare l’ente come nulla; e questo è il nichilismo più proprio, la follia che si annida nell’inconscio della filosofia, della scienza e della tecnica".


“La scienza riesce a dominare ‘realmente’ il divenire, al di fuori del sortilegio in cui l’immutabile dissolve il divenire. Questo dominio effettivo è reso possibile dal carattere sperimentale della scienza. Qui il valore della previsione non è determinato dal senso immutabile della totalità, con la quale l’epistéme anticipa tutto ciò che può sopraggiungere: è l’esperienza a decidere in ultima istanza il valore di ogni previsione, e l’esperienza non consente che la previsione acquisti un valore definitivo e incontrovertibile”.

- Severino, Legge e Caso.


La morte è l’assentarsi dell’eterno.

- Severino, La legna e la cenere.


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Rubrica : {Eventi in giro}

Per non dimenticare...

Il martedì 21 gennaio 2020 di Redazione

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Per non dimenticare...

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Rubrica : {Teatro}

Io e Pirandello

Il domenica 19 gennaio 2020 di Piero Buscemi

Luigi Pirandello è stato il teatro. Quello che ha raffigurato l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, dalle debolezze alle arroganze, dalle ipocrisie alle verità. Il drammaturgo agrigentino lo ha fatto attingendo, durante tutta la sua vita artistica, ai luoghi e agli abitanti della sua terra, trasferendoli su fogli di carta per farli diventare personaggi delle sue storie.

Sebastiano Lo Monaco, l’attore ciurdiano, come l’espressione dialettale pretende dai nativi di Floridia, la piccola località nell’entroterra siracusano, ha costruito gran parte della sua carriera sui testi dello scrittore agrigentino. Questa sua devozione verso l’opera letteraria, ma soprattutto teatrale, di Pirandello non è soltanto la sua personale valigia dell’artista, è anche un omaggio dovuto ad una delle menti più sopraffine della creatività siciliana, conosciuta in tutto il mondo.

Lo Monaco lo sottolinea, sin dalle prime parole che pronuncia all’inizio del suo lungo monologo. Il titolo va oltre a quel significato intrinseco che sembra suggerire al pubblico le tematiche che si appresterà ad ascoltare. C’è quell’intimità, in nessun attimo nascosta durante le quasi due ore di recitazione, tra questo rapporto interpretativo dell’attore e la parola scritta, presa a prestito dallo scrittore per restituirle un’impronta personale ed unica.

Lo ribadisce più volte, Lo Monaco. Lo rafforza quando, rivolgendosi al pubblico, sottolinea come qualsiasi opera scritta scivoli dalle mani dell’autore alla mente dell’attore, proprio nel momento in cui viene posta la parola "fine" alla fine del testo. Lo stesso testo potrà essere letto da milioni di lettori, in seguito, ma chi mette il sigillo come un’impronta digitale, riconoscibile in mezzo a tante altre, è l’attore di teatro che marchia a fuoco quelle parole, rendendole immortali. E con il suo personalissimo stile. Unico, inimitabile, forse irripetibile.

Questa sua precisazione ci ha fatto venire in mente una battuta pronunciata dal compianto Massimo Troisi, quando interpretando il postino nell’omonimo film, si rivolge a Neruda (Philippe Noiret, nel film) e dice: "La poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve". E’ spontaneo questo accostamento con il comico napoletano, perché caratteristica indubbia dell’attore siracusano è un’innata comicità, soffocata con difficoltà da una grande capacità di interpretare ruoli drammatici. Un destino bizzarro da condividere da grandi attori del passato. Una sorta di sindrome da Pierrot, che rende grande un attore.

Il monologo di Lo Monaco diventa un atto di riconoscenza rivolto al maestro agrigentino. L’attore ripercorre la sua vita, aprendosi al pubblico presente in sala. Coinvolgendolo, a tratti recitando e assecondando la voglia di manifestare la propria presenza da parte degli astanti. Lo Monaco si spoglia della maschera di artista di successo e regala al pubblico la sua più credibile essenza umana. Utilizza l’ironia, le espressioni arcaiche siciliane, ereditate dalla famiglia di origine e si delizia a sedersi quasi in mezzo al pubblico che utilizza, a volte come un confessore, a volte come complice della sua irresistibile voglia di comunicazione.

Un amarcord felliniano, che parte dall’infanzia trascorsa a Floridia e giunge all’Accademia di arte drammatica, al cospetto e al giudizio di un altro grande agrigentino, Andrea Camilleri. Si resterebbe lì, davanti a questo artista, che spazia da un cenno a Edipo Re, ad un altro frammento di Agamennone, per giungere i più alti livelli emozionali quando, appoggiando delicatamente una toga nera sulla spalla, umilmente, quasi a chiedere scusa, interpreta il giudice Borsellino, intento a ricordare l’omicidio efferato dell’amico Giovanni Falcone, barbaramente ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992.

Un messaggio di attaccamento alla propria terra, a quest’isola dalle stravaganti contraddizioni, che ha dato i natali ad uno dei più grandi scrittori del panorama letterario mondiale, autore di una produzione teatrale che il tempo ha innalzato a testimonianza storica di un’attualità sconvolgente. Un omaggio, lo ribadiamo, da parte di Lo Monaco che ha suscitato alla fine del monologo, un desiderio nel pubblico di poter urlare "Noi e Pirandello".

Lo spettacolo di Sebastiano Lo Monaco fa parte del cartellone 2019-2020 proposto dal Teatro Val d’Agrò di Santa Teresa di Riva (Me), gestito dall’Associazione Culturale Sikilia - Teatro Musica Danza, nata il 23 ottobre 1997, la cui ideatrice e portavoce Cettina Sciacca si impegna da anni per sostenere la finalità principale dell’associazione, ossia quella di tramandare, conservare e divulgare le autentiche tradizioni popolari siciliane.

Per ulteriori informazioni: Associazione Culturale Sikilia

Le foto a corredo dell’articolo sono di esclusiva proprietà di Piero Buscemi e di Girodivite. Ogni utilizzo, anche parziale, non autorizzato è regolato dalle vigenti leggi sul copyright.

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Sipario chiuso
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Sipario aperto
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Cettina Sciacca
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Sebastiano Lo Monaco
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Inizio spettacolo
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Un momento del monologo
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Edipo Re
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Enrico IV
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Interpretazione di Paolo Borsellino
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Sebastiano Lo Monaco e Cettina Sciacca

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Rubrica : {Flash}

Processo No Tav, presidio davanti al Tribunale il 3 febbraio

Il sabato 18 gennaio 2020 di Redazione

Il 3 febbraio è stata convocata l’udienza per il nuovo appello del processo No Tav, dopo l’annullamento della sentenza d’appello per diversi imputati e l’annullamento di taluni reati per altri nonché la richiesta di provvedere a determinare a ribasso la pena per ancora altri imputati.

Saranno ancora 33 attivisti No Tav chiamati quel giorno. I cinque della zona archeologica che erano stati processati in separata sede, non sono stati unificati nel nuovo appello, anche se pure per loro era stato annullata la sentenza d’appello. In precedenza era stato bocciato il concorso morale.

Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione possiamo leggere che i manifestanti erano mossi da un comportamento delle forze dell’ordine non consono, non rispettoso delle regole di comportamento.

Inoltre per un discreto numero d’imputati è stata richiesta una nuova determinazione della pena, ovviamente a ribasso. In alcuni casi perché è stato annullato un reato in quanto non sussiste, nello specifico dovrebbe essere il reato di danneggiamento.

Alcuni aspetti vanno oltre la sentenza per un processo specifico, seppure il primo e forse il più importante per il progetto di criminalizzazione del Movimento sviluppato dal tribunale torinese. Quello che ha bocciato la Cassazione va oltre il processo specifico che stava trattando.

A) Il concorso morale non è stato utilizzato solo nel processo, ma in molti altri casi. Con decine di imputati coinvolti e diversi già condannati proprio in virtù del concorso e solo su questa base. Il caso più eclatante è quello di un’attivista a nome Nicoletta, anch’essa condannata per concorso morale. La bocciatura della Cassazione nel processo del 27 giugno e 3 luglio 2011 deve essere gridata a viva voce e con forza dal Movimento.

B) I manifestanti hanno reagito ad un comportamento spropositato delle forze dell’ordine. Anche questo, ossia il comportamento spropositato e non consono delle forze dell’ordine è quanto avviene in tutte le manifestazioni del Movimento No Tav. Va gridato che lo ha riconosciuto la Cassazione, in un processo non secondario, che ha interessato due giornate fondamentali per l’occupazione militare della Valle e l’apertura del cantiere sotto controllo militare.

C) Nuova determinazione della pena è il riconoscimento che il Tribunale di Torino ha verso il Movimento No Tav un atteggiamento persecutorio, spropositato e vessatorio Diventa molto importante che il Movimento utilizzi questa occasione che viene concessa dalla sentenza della Cassazione e del nuovo appello che si aprirà il 3 febbraio.

Molte delle critiche che il Movimento muove contro il comportamento del Tribunale torinese nei confronti del Movimento possono oggi essere supportate dalla sentenza e dalle sue motivazioni della Cassazione. Non gettiamo all’ortica questa occasione che ci viene concessa.

Movimento No Tav

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Rubrica : {Flash}

Fabrizio Maria Carminati è il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo Bellini di Catania

Il sabato 18 gennaio 2020 di Redazione

CATANIA - Fabrizio Maria Carminati è il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo Bellini di Catania. Un nome prestigioso, un direttore d’orchestra e operatore musicale di fama internazionale, già direttore artistico della Fondazione Arena di Verona e altri importanti teatri, la cui scelta si iscrive nel progetto di rilancio dell’istituzione lirica etnea. Il provvedimento di nomina è stato adottato dal commissario straordinario Daniela Lo Cascio su proposta del sovrintendente Giovanni Cultrera. Un plauso per la scelta viene dal presidente della Regione Nello Musumeci, dall’assessore regionale al turismo sport e spettacol Manlio Messina e dal sindaco Salvo Pogliese, presidente del Teatro Bellini. Al contempo un sentito, unanime ringraziamento va al predecessore Francesco Nicolosi, pianista catanese di chiara fama, per la competenza e il lavoro svolto nel corso del suo mandato.

Fabrizio Maria Carminati, nato a Bergamo, classe 1958, vanta una lunga e luminosa carriera ed è stato più volte ospite del Teatro Bellini di Catania, dove è stato applaudito in particolare sul podio delle produzioni belliniane. Diplomatosi in pianoforte sotto la guida di Carlo Pestalozza, ha proseguito gli studi di composizione a Milano con Vittorio Fellegara. Successivamente consegue il diploma di direzione d’orchestra a pieni voti. Entra giovanissimo al Teatro Regio di Torino dove esordisce come direttore d’orchestra con La Bohème e collabora con la Fondazione dirigendo 11 titoli d’opera e svariati concerti sinfonici. Ricopre il ruolo di Responsabile d’area Artistica (Orchestra e Coro), assistente alla direzione artistica e al Sovrintendente. Dal 2001 al 2006 viene nominato per indicazione ministeriale membro del C.d.A. della Fondazione Torinese. Dal 2000 al 2004 è stato Direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo. Dal 2004 al 2006 ricopre il ruolo di Direttore artistico della Fondazione Arena di Verona. Dopo il successo conseguito all’Opera de Marseille con Andrea Chénier e Cavalleria e Pagliacci, nel 2008 è stato nominato primo direttore ospite fino al 2015. In questo ruolo è stato impegnato nella direzione di sei concerti sinfonici per stagione che comprendono programmi dal barocco al 900. Di particolare interesse il progetto monografico dedicato ad Ottorino Respighi per il quale sono state eseguite con grande successo le partiture di Pini di Roma, Fontane di Roma, Uccelli, Trittico Botticelliano, Antiche arie e danze.

Regolarmente invitato a dirigere dalle maggiori istituzioni teatrali nazionali ed internazionali, oltre a vantare una brillanre carriera sinfonica, Fabrizio Maria Carminati ha all’attivo 52 diversi titoli d’opera che lo vedono acclamato interprete di vasto repertorio: dal belcanto italiano, in qualità di esperto interprete di Donizetti (ma anche Paisiello, Rossini, Bellini, Verdi, Puccini), al Novecento italiano e tedesco (Leoncavallo, Giordano, Cilea, Menotti, Humperdinck). Oltre al Bellini di Catania, i teatri italiani che lo hanno avuto ripetutamente ospite sono: Opera di Roma (Madama Butterfly, Tosca), La Fenice di Venezia (recital con Alfredo Kraus, Maria Stuarda, L’elisir d’amore, L’amico Fritz), Maggio Musicale Fiorentino (Il campanello, Carmen, il barbiere di Siviglia, Lucia di Lammermoor, La Traviata), Carlo Felice di Genova (La Traviata), Regio di Torino (L’elisir d’amore, La Bohème, Il campanello, Gianni Schicchi, Lucia di Lammermoor, Don Pasquale, Nabucco, Simon Boccanegra, I Capuleti e i Montecchi, Zaza, Le convenienze ed inconvenienze teatrali, La Traviata), Massimo di Palermo (La Bohème, il lago dei cigni, Giselle, Carmina Burana, Romeo e Giulietta, Maria

Stuarda), Verdi di Trieste (Madama Butterfly, Maria Stuarda, Francesca da Rimini, L’amico Fritz, Norma, Sonnambula), Regio di Parma (I Capuleti e i Montecchi, Anna Bolena), Filarmonico di Verona (Don Pasquale, I Capuleti e i Montecchi, Lucia di Lammermoor, Rigoletto), Festival Puccini a Torre del Lago (Tosca, Madama Butterfly, La Traviata), Teatro Lirico di Cagliari (L’amico Fritz, L’elisir d’amore, Carmina Burana).

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Rubrica : {Antenati: letture}

La lettera di Lumumba alla moglie

Il venerdì 17 gennaio 2020 di Redazione Antenati

Mia cara compagna, ti scrivo queste righe senza sapere se e quando ti arriveranno e se sarò ancora in vita quando le leggerai.

Durante tutta la lotta per l’indipendenza del mio paese, non ho mai dubitato un solo istante del trionfo finale della causa sacra alla quale i miei compagni ed io abbiamo dedicato la vita. Ma quel che volevamo per il nostro paese, il suo diritto a una vita onorevole, a una dignità senza macchia, a un’indipendenza senza restrizioni, il colonialismo belga e i suoi alleati occidentali – che hanno trovato sostegni diretti e indiretti, deliberati e non, fra certi alti funzionari delle Nazioni Unite, quest’organismo nel quale avevamo riposto tutta la nostra fiducia quando abbiamo fatto appello al suo aiuto – non lo hanno mai voluto. Hanno corrotto dei nostri compatrioti, hanno contribuito a deformare la verità e a macchiare la nostra indipendenza... Morto, vivo, libero o in prigione per ordine dei colonialisti, non è la mia persona che conta. E’ il Congo, il nostro povero popolo... Ma la mia fede resterà incrollabile. So e sento in fondo a me stesso che presto o tardi il mio popolo si solleverà come un sol uomo per dire no al capitalismo degradante e vergognoso e per riprendere la sua dignità sotto un sole puro...

Ai miei figli, che lascio e forse non rivedrò più, voglio che si dica che il futuro del Congo è bello e che aspetta da loro, come da ogni congolese, che completino il compito sacro della ricostruzione della nostra indipendenza e della nostra sovranità, poiché senza dignità non c’è libertà, senza giustizia non c’è dignità e senza indipendenza non ci sono uomini liberi. Né le brutalità, né le sevizie né le torture mi hanno mai spinto a domandare la grazia, perché preferisco morire a testa alta, con la mia fede incrollabile e la fiducia profonda nel destino del mio paese, piuttosto che vivere nella sottomissione e nel disprezzo dei sacri principi. La storia si pronuncerà un giorno, ma non sarà la storia che si insegnerà a Bruxelles, a Washington, a Parigi o alle Nazioni Unite, ma quella che si insegnerà nei paesi liberati dal colonialismo e dai suoi fantocci. L’Africa scriverà la sua storia, una storia di gloria e di dignità a nord e a sud del Sahara. Non piangermi, compagna mia. Io so che il mio paese, che tanto soffre, saprà difendere la sua indipendenza e la sua libertà.

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Rubrica : {Movimento}

L’Italia richiami l’ambasciatore dall’Egitto

Il giovedì 16 gennaio 2020 di Redazione

Mentre l’Egitto ha dichiarato che darà vita ad un nuovo pool investigativo per indagare sul caso, la società civile continua a chiedere con forza che si faccia piena luce su questo assassinio.

L’8 aprile2016 quando ormai appariva chiarissimo che dal governo egiziano avremmo avuto solo bugie, fango e sanguinari depistaggi ma nessuna collaborazione nelle indagini sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni il governo ha deciso di richiamare il nostro ambasciatore per dare un segnale forte della volontà del nostro Paese di ottenere verità e giustizia.

Tuttavia il 14 agosto 2017 l’allora premier Gentiloni, seppure in assenza di qualsiasi reale collaborazione egiziana, decise di reinviare l’ambasciatore al Cairo: "una figura autorevole che avrà come mandato prioritario la ricerca di verità e giustizia" per Giulio Regeni, dissero alla famiglia e al Paese.

A quasi 2 anni dal suo ritorno, nessun passo avanti è stato fatto; tanti, invece, gli accordi economici e commerciali (anche aventi ad oggetto armi e sistemi software che consentono di spiare a distanza dati e informazioni personali) tra il nostro Paese e l’Egitto.

Gli unici "brandelli di verità" li abbiamo grazie all’incessante lavoro del legale della famiglia, della procura e degli investigatori di Roma,e degli eroici consulenti della famiglia al Cairo, che hanno pagato il loro impegno con arresti e intimidazioni.

Sappiamo, per voce dell’avvocato Ballerini, che l’ultima rogatoria non ha avuto risposta, e che i contatti tra le procure sono fermi da novembre del 2018. La missione dell’ambasciatore è di fatto fallita. Ci uniamo alla richiesta della famiglia Regeni e dell’avvocato Ballerini: "L’talia richiami l’ambasciatore. Si dichiari l’Egitto paese non sicuro, non lasciateci soli a cercare la verità". Ne va della dignità del nostro Paese.

ENGLISH VERSION

On April 8, 2016, when it became clear that we would have had only lies, mud and bloody misleadings from the Egyptian government, but no collaboration in the investigation into the kidnapping, torture and killing of Giulio Regeni, the government decided to retire our ambassador to give a strong signal of our country’s desire to obtain truth and justice. However, on 14 August 2017, the Prime Minister Gentiloni, although the absence of any real Egyptian collaboration, decided to send back the ambassador to Cairo. "An authoritative figure whose priority mandate will be the search for truth and justice" for Giulio Regeni, they told to the family and the country.

Almost two years after his return, no progress has been made; many, however, the economic and commercial agreements (also concerning weapons and software systems that allow remote spying of personal data and information) between our country and Egypt. We had "shreds of truth" only thank to the incessant work of the family lawyer, the prosecutor’s office and the Rome investigators, and of the heroic family consultants in Cairo, who paid their commitment with arrests and intimidations.

We know, by lawyer Ballerini, that the last rogatory letter has not been answered, and that contacts between the prosecutors have been stopped since November 2018. The ambassador’s mission has effectively failed. We join the request of Regeni family and the lawyer Ballerini: "Italy has to the recall the ambassador. Let Egypt be declared unsafe, do not leave us alone to seek the truth". The dignity of our country is at stake.

في 8 أبريل 2016، عندما أصبح من الواضح أننا لم نكن لنحصل سوى على الأكاذيب والتضليل الدموي القذر من قبل الحكومة المصرية، وليس ذلك فحسب ولكن انعدام للتعاون في التحقيق في اختطاف وتعذيب وقتل جوليو ريجيني، قررت الحكومة الإيطالية سحب السفير لإعطاء إشارة قوية في رغبة بلدنا في الحصول على الحقيقة والعدالة. ومع ذلك، في 14 أغسطس 2017، قرر رئيس الوزراء جنتيلوني ، رغم عدم وجود أي تعاون مصري حقيقي ، إعادة السفير إلى القاهرة قائلين أنه "شخصية موثوقة تتمثل مهمتها ذات الأولوية في البحث عن الحقيقة والعدالة" بخصوص جوليو ريجيني، هكذا أخبروا العائلة والبلد.

بعد مرور عامين تقريبًا على عودة السفير، لم يتحقق أي تقدم، وعلى الرغم من ذلك، فإن العديد من الاتفاقيات الاقتصادية والتجارية (تتعلق أيضًا بأنظمة الأسلحة والبرمجيات التي تسمح بالتجسس عن بُعد للبيانات والمعلومات الشخصية) قد تم إبرامها بين بلدنا ومصر. لدينا فقط “قصاصات من الحقيقة"، ولا فضل فيها سوى للعمل الدؤوب لمحامية العائلة ومكتب المدعي العام الإيطالي ومحققي روما ومستشاري العائلة الأبطال في القاهرة، الذين دفعوا ثمن التزامهم بالاعتقالات والتخويف. نحن نعلم، من قبل المحامية باليريني ، أن الرسالة القضائية الأخيرة لم يتم الرد عليها ، وأن الاتصالات بين المدعين العموم قد توقفت منذ نوفمبر 2018. لقد فشلت مهمة السفير بشكل ذريع.

ننضم إلى طلب عائلة ريجيني والمحامية باليريني:"على إيطاليا أن تستدعي السفير. فليتم الإعلان أن مصر بلد غير آمن، لا تتركونا وحدنا في البحث عن الحقيقة". كرامة بلدنا على المحك.

Firma la petizione

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Giulio Regeni

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Rubrica : {Virus , aggiornamenti e patch sulla sicurezza}

Aggiornate Windows 10, la patch per CryptoAPI è disponibile

Il giovedì 16 gennaio 2020 di Giuseppe Castiglia

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Aggiornamenti Sicurezza Gennaio 2020

Un malintenzionato potrebbe inserire un malware mettendo a rischio le vostre informazioni come: dati sensibili, documenti, password, dati sui metodi di pagamento e molto altro. Il malware inserito farebbe apparire al software di sicurezza di Windows 10 come legittimo un certificato. Vi consigliamo di aggiornare immediatamente con le patch che Microsoft ha già rilasciato.

Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

Upgrade Elecronic Service

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Rubrica : {Flash}

Padova: Lo sgombero dell’ex Macello sede della CLAC

Il mercoledì 15 gennaio 2020 di Redazione

Dalle prime ore del mattino di mercoledi 15 gennaio è in corso lo sgombero della CLAC Comunita’ per le Libere Attivita’ Culturali zona ex-macello di via Cornaro a Padova dove trovano sede una decina di associazioni. Lo sgombero è eseguito dalla Polizia locale, dalla Polizia di Stato e dai carabinieri su ordinanza del sindaco datata 10 gennaio 2020, secondo la stampa locale “per ragioni di incolumità pubblica”.

In particolare i locali sgomberati sono quelli della Cucina Brigante. Le sue attività ruotano attorno alla sensibilizzazione sul cibo, a livello di produzione e consumo, e le dinamiche di produzione dello stesso, mosse da un sentimento ecologico, volto cioè alla cura dell’ambiente circostante, nel senso più ampio possibile. Tale sensibilizzazione viene portata avanti tramite il recupero, la redistribuzione e la trasformazione di frutta e verdura scartata al MAAP (mercato agroalimentare di Padova). Le redistribuzioni sono itineranti e provano a toccare luoghi molto diversi della città di Padova, cercando di proporre una riflessione critica sul consumo, frutta e verdura sono messe a disposizione di chiunque, sempre e solo a offerta libera.

fonte: Radio Onda d’urto.


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Rubrica : {Flash}

Messina, le mani dei clan sui fondi europei

Il mercoledì 15 gennaio 2020 di Redazione

Per anni, l’Unione europea ha pagato ai boss siciliani milioni di euro di contributi per lo sviluppo dell’agricoltura su terreni fantasma. E’ una truffa colossale quella scoperta dal Gico della Guardia di finanza e dal Ros dei Carabinieri nell’ambito di un’indagine della direzione distrettuale antimafia di Messina coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia. Sono 94 le misure cautelari scattate all’alba, 151 le aziende sequestrate: fra i 48 finiti in carcere, lo stato maggiore di due storiche cosche della mafia di Tortorici, il cuore del Parco dei Nebrodi, i “Bontempo Scavo” e i “Batanesi”; fra i 46 ai domiciliari, ci sono anche un insospettabile notaio di Canicattì (Agrigento), Antonino Pecoraro, 73 anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e una decina di dipendenti dei Centri di assistenza agricola: uno è il sindaco di Tortorici, Emanuele Galati Sardo, 39 anni, pure lui chiamato in causa per concorso esterno.

Erano i complici a mettere a posto ogni pratica che arrivava all’Unione europea. Gli accertamenti del comando provinciale della Finanza di Messina hanno scoperto che le aziende legate ai padrini richiedevano i contributi Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura) dichiarando di avere in affitto particelle di terreni di cui in realtà non disponevano: è bastato scorrere la lista per trovare terreni che appartengono alla Regione, al Demanio, ai Comuni, uno è addirittura all’interno dell’aeroporto palermitano di Boccadifalco, altri sono sparsi per l’Italia. Una truffa clamorosa, sarebbe bastata una semplice verifica per bloccarla, e invece nessuno ha controllato, anzi chi doveva controllare era complice.

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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 78. Tre donne e 700 euro. Libia, ce lo chiede l’Europa. Ce lo chiedono gli speculatori internazionali.

Il mercoledì 15 gennaio 2020 di Franco Novembrini

Questa settimana vorrei scrivere di due vicende con protagoniste tre donne italiane che si sono rese protagoniste di due fatti scomparsi dalle cronache e sostituite dai chiacchiericci per il Festival di Sanremo o riabilitazioni di vecchi politici ’’esuli’’ in terra d’Africa.

NICOLETTA DOSIO - La professoressa Dosio, 73enne attivista dei NO-TAV, è stata condannata ad un anno e mezzo di carcere perché alcuni anni fa durante un blocco stradale invitava gli automobilisti a non pagare il balzello autostradale. Prima dell’esecuzione dell’arresto gli era stato proposto di chiedere pene alternative, cioè quelle finte pene che hanno permesso a molti politici che non sono riusciti a raggiungere l’agognata prescrizione, definita anche IV grado di giudizio, permette a molti di loro di dichiararsi assolti. La nostra grande Nicoletta ha rifiutato di essere emendata con una pena che, per lei, sarebbe stata una ammissione di colpa e si è coerentemente rifiutata di chiedere alcun tipo di grazia che senz’altro gli sarebbe stata concessa ha chiesto invece una specie di amnistia per tutti i condannati per gli stessi fatti. La pena di un anno e mezzo di carcere le è stata irrogata per aver causato un danno alla società autostradale di 700 Euro. Non so quanto la nostra amica prenda di pensione. Ma tenete in mente la cifra.

CINZIA FALCONE - Il Prefetto di Cosenza Cinzia Falcone, scusate se non scrivo Sua Eccellenza come vorrebbe il prefetto di Napoli, ma non ce la faccio. E’ finita ai domiciliari dopo una operazione di polizia che l’aveva intercettata perché aveva richiesto una ’’mazzetta’’ ad una imprenditrice del luogo, insomma una Mario Chiesa dei nostri giorni. Questa vicenda spero non cada nel dimenticatoio o in prescrizione perché va fatta piena luce e, se le cose si sono svolte nel modo descritto dalla Polizia, sono di una gravità inaudita. Sono gravi per diversi motivi: il primo è quello che una donna prefetto è divenuta quest’anno, meritoriamente, ministro dell’Interno e questo fatto le pesi enormemente. Il secondo è quello che se andate a controllare lo stipendio di un prefetto, in rete troverete che quello base annuo è di 99 mila euro più qualche spicciolo, tenete conto poi dei vari benefit che l’importante carica porta con se, auto con autista ecc. Dimenticavo secondo la Polizia la ’’mazzetta’’ era di 700 Euro, la stessa cifra che ha portato in galera la professoressa Dosio.

CINZIA FALCONE - La signora Cinzia Falcone, forse anche per il prestigioso cognome che porta, è stata l’imprenditrice che ha denunciato e fatto scoprire i magheggi della prefetto. Credetemi non deve essere stato facile per lei, a cui va tutta la mia stima, anche perché molti gli avranno senz’altro consigliato di lasciar perdere vista la pochezza della richiesta. Grazie signora Cinzia.

CE LO CHIEDE L’EUROPA - Per l’affare libico si dice che l’Europa vorrebbe un maggiore intervento italiano, specialmente militare. Quando poi si va leggere la lista dei richiedenti troviamo solo 2 paesi europei e due extra. Ora la UE è composta di 28 paesi ma Macron e Merkel si arrogano il diritto di dire cosa dobbiamo fare e che molto probabilmente faremo. C’è una frase da un film di Gigi Proietti che si attaglia alla situazione, questa: ’’Aho, vai avanti tu che a me me viene da ride!’’.

CE LO CHIEDONO I FONDI - Siccome si parla di revocare ai Benetton la gestione di Autostrade, alcuni fondi speculativi si sono mossi a difesa dei Benetton. Sono certo che lo fanno per difendere la libertà di impresa, minacciata da uno governo comunista che vuole che finisca il Bengodi di cui hanno usufruito questi fondi e la famiglia di Benetton. Honi soit qui mal y pense.


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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 48. Problemi dai quartieri villasantesi. Chi deve controllare il CEM? Per ridere...

Il mercoledì 15 gennaio 2020 di Franco Novembrini

Passate le feste si può tornare a fare un po’ di conti sulla vivibilità nei quartieri di Villasanta. La cronaca sarà quasi completamente dedicata al quartiere di San Fiorano ma anche del centro e poi parlando di un quartiere periferico si può arguire che le stesse problematiche, ed anche peggiori, si verifichino anche in altri quartieri.

MURO DI GOMME - Il muro di gomme insiste e persiste nella parte sud del comune di Villasanta, con i suoi maleodoranti pneumatici e i rumori diurni e notturni provocati dalla ditta che li commercia. Certo chi entra in paese da quella via si trova in mezzo a dei fatiscenti cartelli con immondizia ed erbacce che gli fanno da base. I grandi cartelloni devono essere stati ideati da un umorista perché parlano di ’’Ecocity’’, e dall’altra parte della strada un malcelato e poco invitante muro di copertoni.

PISTA CICLABILE - Duecento metri avanti in via Petrarca, come annunciato dal periodico comunale Open, sono iniziati i lavori del marciapiede ciclopedonale, largo 2 metri e mezzo, ma da circa un mese i lavori sono stati sospesi causa feste e fino ad oggi non ancora ripresi. Chissà sono feste lunghe, aspettando magari il Capodanno cinese. Sono rimasti i cartelli che, indicando la zona cantiere, intralciano un po’ la circolazione, insieme ad una lunga fila auto che parcheggiano dove possono.

CHI DEVE CONTROLLARE IL CEM? - Causa anticiclone da un mese circa non piove e le polveri sottili e l’inquinamento la fanno da padroni in Val Padana. Ovviamente Villasanta è coinvolta ma c’è un fatto che aggrava la situazione in periferia: durante la spazzatura delle strade, quando non piove, a differenza di quanto succede nelle zone centrali, la spazzatrice spesso non bagna la strada e le polveri si alzano e permangono nell’aria. La cosa si può notare quando il mezzo lo si vede avvolto da una polvere che non credo sia salutare. C’è qualcuno preposto al controllo o va bene così?

PER RIDERE... - Vorrei che un cittadino di Villasanta transitando per un comune vicino si trovasse a osservare dopo essere passato per una strada con un cartello che annuncia una zona ZTL inesistente, vedesse pencolare dei limitatori di altezza camion ammalorati, aggettivo di moda, e successivamente due passaggi pedonali con due sole strisce visibilissime e le altre no cosa penserebbe. Attenzione sto parlando dell’impressione che stiamo dando a chi transita per San Fiorano, chi passa non è tenuto a sapere come e perché ci siano certe, come dire, anomalie e perché non vi si ponga rimedio. Ammenochè nessuno le abbia viste.

(continua)


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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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