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Rubrica : {Eventi in giro}

Lentini - Consiglio Comunale in adunanza aperta sulla discarica Armicci

Il martedì 23 luglio 2019 di Giuseppe Castiglia

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Armicci discarica

Una battaglia contro la costruzione della discarica che dura oramai da parecchi anni e che il 3 agosto alle 18,00 nell’aula di via Galliano, si ripresenta in Consiglio Comunale.

Saranno presenti tutte le forze politiche, i comitati, i movimenti, i service e tutti i cittadini che hanno a cuore il futuro della città.

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Rubrica : {Linking}

Ma a ki minkia servi stò Sud?

Il martedì 23 luglio 2019 di Sergej

Torna nel Sud il potere delle aggregazioni feudali attorno alle famiglie. È un processo in atto negli ultimi trent’anni. La sconfitta della borghesia soprattutto in Calabria e Sicilia è evidente. L’ultimo tentativo della modernizzazione borghese era stato lo Stato industriale, che ha lasciato i cadaveri dei petrolchimici come prova della battaglia persa. Il M5S si pone nella faglia di frattura costituito dall’intercapedine sociale della non-classe borghese: i ragazzi e le ragazze formati dalle scuole per fornire manodopera qualificata per lo Stato industriale, ma che non trovano lo sbocco occupazionale per cui sono stati creati, per cui rimangono nel limbo: sono i precari generazionali. La scuola continua infatti ad operare come opificio, fabbrica di una cultura borghese che però non ha più sbocchi sociali. I precari non possono diventare borghesi, non possono entrare nel mondo del lavoro (che li muterebbe e maturerebbe definitivamente, facendoli prendere coscienza - il precariato rimane una non-classe priva di coscienza sociale) o al massimo possono avere esperienza solo del non-lavoro precario, cioè di una stortura del lavoro. Il crimine perpetuato su questa generazione da parte delle classi al potere è gravissimo, e ha effetti generazionali su tutta la struttura sociale, sulla tenuta della struttura nel medio e lungo tempo. La struttura sociale prevalente: feudale, sottoproletariato, precari. Con il sottoproletariato che funge da massa di voto, pagata dai padroni di turno (Berlusconi, Lega ecc_), di qui il flussi elettorali che nel Sud sono particolari. Con i precari che finora non hanno votato, e che hanno votato per la prima volta M5S in cui si sono identificati, e che costituiscono nel Sud lo “zoccolo duro”. Se a prossime elezioni non voteranno M5S perché delusi, non voteranno proprio. Nessun altro partito è in grado di recuperarli, né alcun altro partito è interessato a recuperarli dato che comunque non votando non sono oggetto di contesa.

Lo Stato unitario italiano ha registrato alcuni successi e alcune sconfitte, nel processo di modernizzazione e di fuoriuscita dal sottosviluppo delle diverse aree del Paese. Fermo restando che si è trattato di una cosa dinamica, storica, con alti e bassi ovunque. Possiamo registrare com’era la situazione nel 1871 e com’è la situazione oggi.

Premesso che il livello generale, civile e di sviluppo oggi è incommensurabilmente maggiore che all’epoca.

Ci sono regioni che sono rimaste indietro: Sicilia, Calabria, Sardegna. Basilicata, Puglia, Abruzzo: insomma, tutto il Sud. Ma alcune regioni che erano depresse all’epoca ora sono sviluppate (provvisoriamente): parte del Piemonte (Cuneo) e della Lombardia (Bergamo), e tutto il Nord-Est. Il Lazio è problematico, ma sicuramente a un livello inimmaginabile nel 1871. Grossi progressi cono nella ridistribuzione in Toscana e Emilia Romagna, nelle Marche ecc_.

Il Nord-Est si è sviluppato connettendo quella zona con le regioni limitrofe (Germania, Slovacchia e Croazia). Ciò ha indebolito il legame di quella zona con il potere centrale di Roma a cui pure deve lo sviluppo; ci si sente attratti verso quelli che sono i nostri interessi, così il Nord Est pensa di essere attratto dal mondo tedesco.

Il Sud non ha trovato nei paesi dell’Africa, e nei Paesi del Vicino Oriente, e Turchia, quegli sbocchi che avrebbero potuto dare un equivalente di sviluppo. Tra Italia e questi Paesi si è instaurato un Muro altrettanto escludente di quello che è esistito con la “cortina” e verso i Paesi dell’Est Europa. Non a caso l’unica cosa che si è riusciti a sviluppare sono state alcune raffinerie, quando l’ENI nella sua fase iniziale (Mattei) aveva investito su questa possibilità di sviluppo. Uccido Mattei, tutta questa politica fu tagliata e con essa la possibilità stesso di uno sviluppo del Sud Italia. C’è stato un preciso volere al riguardo. La classe politica italiana, “scottata” dal caso Mattei ha preferito chiudere gli occhi su tutta la faccenda. Decapitato chi si occupava della cosa, non è stato trovato alcun sostituto e il progetto è stato semplicemente abbandonato.

Nel Sud si è sviluppata una classe feudale intermedia: intermediatrice tra la massa della popolazione e lo Stato. Questo notabilato ha approfittato dei flussi finanziari provenienti dallo Stato, dipendendo in gran parte da questi. Quando lo Stato ha rallentato o bloccato i flussi, è intervenuta la crisi finanziaria per questi ceti intermedi.

Si è proceduto a una riconversione agricola e zootecnica. Abbandonate definitivamente le cooperative e la mezzadria, si è cercato di eliminare progressivamente il sostrato di piccola proprietà contadina (coltivatori diretti) creati dal bisogno di consenso della DC fino alla metà degli anni Settanta; a favore di una media e vasta proprietà. L’intervento dello Stato è stato evidente nelle Cantine vitivinicole, che hanno fatto rinascere questo settore che era stato sdradicato dal 1880.

Il deficit dello sviluppo si è registrato nel campo della della redistribuzione del reddito e delle opere pubbliche strutturali.

L’evasione fiscale è stata utilizzata al posto della svalutazione competitiva, nella competizione internazionale tra Stati (che utilizzavano altri strumenti, quali i “paradisi fiscali” svizzeri, olandesi ecc_). La corruzione come mezzo di dominio da parte dei ceti intermedi, nel do ut des del sistema politico e amministrativo locale. Nel lungo periodo, accanto al fenomeno generale dopo il 1989 che ha visto l’attacco alla classe media borghese, questo ha accelerato il processo di pauperizzazione delle classi minoritarie e dominate, la restrizione del numero degli appartenenti ai ceti ricchi; la risposta difensiva di entrambe le due compagini, con il potenziamento della famiglia quale sistema di rifugio. Di qui i processi di feudalizzazione: con le famiglie dominanti sempre più potenti, e le famiglie dominate alla ricerca di forme di protezione e alleanza con le famiglie più potenti. Riappare il fenomeno dell’alleanza tra famiglie tramite il sistema dei matrimoni. I due livelli si mantengono separati: si sposano appartenenti delle famiglie dominanti con appartenenti a famiglie dominanti; e appartenenti a famiglie minoritarie con appartenenti a famiglia minoritarie. Sempre meno avvengono gli interscambi, l’ascensore sociale tramite matrimonio è sempre più bloccato.

I ceti borghesi interessati dai fenomeni di nuclearizzazione delle famiglie, hanno reagito cercando di mettere in salvo i propri figli, mandandoli a lavorare (lavori qualificati, dopo l’investimento universitario che ha significato un notevole esborso da parte della nucleo-famiglia; ma anche lavori non qualificati purché “fuori” “all’estero” “in salvo”) all’estero e svuotando ulteriormente in questo modo le città meridionali. Il “tradimento” della borghesia si inquadra nella sconfitta di questo ceto all’indomani del 1975. La borghesia scadente sostituisce sempre di più la borghesia di qualità nelle città, appunto in seguito a questo fenomeno (c’è a livello locale sempre bisogno di medici e avvocati, ma mentre la crema va all’estero, nelle città rimangono gli elementi più scadenti e meno capaci - a parte le dovute eccezioni). È un mutamento sociologico epocale, paragonabile a quanto avvenuto nell’Ottocento con il salasso di popolazione povera avvenuta con l’emigrazione, e poi con il ritorno dei pochi arricchiti con il fenomeno del “ritorno degli emigrati” e delle rimesse degli emigrati che furono egualmente importanti per lo sviluppo dell’Italia - forse anche più dello sviluppo “industriale” giolittiano, dato che sotto il Regno d’Italia non si aveva nozione alcuna di pianificazione economica e investimento nei territori svantaggiati (tranne eccezioni).

Noi sappiamo che non si ha sviluppo “una volta per tutte” come non si ha sottosviluppo “una volta per tutte”. Le cose, nel corso della storia, cambiano. Territori malati possono guarire. E i criteri stessi di “sviluppo” cambiano nel tempo. Un tempo si credeva che sviluppo fossero le industrie inquinanti, in nome di questo tipo di sviluppo si sono accettate le morti a Taranto, a Mestre, a Priolo, a Milazzo, a Gela e ovunque è stato impiantato un “polo” industriale. Le classi politiche che hanno avuto in testa quel tipo di “sviluppo” oggi verrebbero definite criminali. C’era una minoranza anche allora che paventava quanto sarebbe successo, ma è stata messa a tacere (gli “ambientalisti”). Questo anche per ricordare come in un dato periodo la struttura sociale e ideologica non è mai compatta né “unitaria”. Chi ha commesso crimini lo ha fatto sapendo benissimo di farlo, ma ne ha accettato le conseguenze: si riteneva che per costruire un’autostrada fossero accettabili i morti sul lavoro, e la cementificazione, bitumizzazione e l’inquinamento che tutto questo portava. “Qualche migliaio di morti per potermi sedere al Tavolo della Pace” (Mussolini, quando attaccò la Francia).

Chi ha scommesso sullo sviluppo del Nord, sapendo di dividere in due l’Italia - culturalmente, socialmente e politicamente - lo ha fatto scientemente. Per ignoranza: perché non sapeva cosa farne del Sud. È stato il problema delle classi politiche dominanti degli ultimi quarant’anni.


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Rubrica : {Lettere in Giro: discutiamo di...}

La sinistra rinnegata

Il martedì 23 luglio 2019 di Lucio Garofalo

Da decenni, ormai, la sedicente "sinistra", non professando più un’ideologia che si richiami, neppure vagamente, agli ideali del comunismo, e non seguendo più una linea anticapitalista, né ancor meno una piattaforma politica classista (non oserei definirla "operaista": sarebbe eccessivo), che si riveli almeno coerente e credibile agli occhi dei ceti popolari subalterni (il proletariato e il lumpenproletariat, cioè il sottoproletariato), con un programma in grado di vincere e convincere, alternativo in modo radicale rispetto all’egemonia di segno neoliberista, ha smarrito qualsiasi bussola e naviga disorientata. Anzi, ha finito per abbracciare l’ideologia degli ex "nemici di classe". Per cui essa si limita a denigrare i propri "avversari elettorali" (o presunti tali: ieri Berlusconi, oggi Salvini), apostrofandoli come "fascisti", "razzisti", "populisti", "sovranisti" e via discorrendo. Non a caso, in Italia, la "sinistra" è, già da diverso tempo, diventata il più fedele e devoto alleato del capitalismo finanziario monopolista e globalista. Invito chiunque a smentirmi. È inevitabile, pertanto, che nell’enorme voragine politica formatasi a "sinistra", si inseriscano altre forze e altri soggetti politici, di matrice ed ispirazione "populista" (adopero questo termine solo per comodità ed efficacia comunicativa), pronti ad ergersi al rango di "paladini" dei diritti e degli interessi socio-economici di quelle masse popolari e lavoratrici che, un tempo, costituivano il blocco sociale di riferimento proprio della ex "sinistra".

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Rubrica : {Attualità e società}

In memoria di Carlo Giuliani e degli avvenimenti del G8

Il martedì 23 luglio 2019 di Lucio Garofalo

Diciotto anni fa, il 20 luglio del 2001, Carlo Giuliani era un ragazzo di 23 anni. Era nato nel 1978, un anno di notevoli e straordinari mutamenti della società italiana anzitutto sul terreno dei diritti e delle conquiste civili. Basti pensare a due leggi fondamentali promulgate in quell’anno: la legge 180 del 13 maggio 1978 (esattamente 4 giorni dopo gli omicidi di Peppino Impastato e Aldo Moro), meglio nota come Legge Basaglia, che prese il nome da Franco Basaglia, fondatore ed esponente di primo piano del movimento della "Psichiatria Democratica" in Italia ed uno dei principali promotori della riforma psichiatrica, che intervenne a legiferare su una disciplina assai delicata e controversa: "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori" (in pratica, abolì l’abominio incivile e disumano dei manicomi); e la legge 194 del 22 maggio 1978, che regolamenta la interruzione volontaria di gravidanza.

In altri termini, si tratta di due tra le più significative e preziose conquiste di civiltà giuridica e progresso della società italiana, su cui non sarebbe scorretto avviare una seria ed onesta disamina per vagliare e verificare i limiti e le criticità sociali prodotte da un’applicazione distorta dei succitati provvedimenti legislativi. In ogni caso, il 1978 fu un anno eccezionale ed unico per svariate e molteplici ragioni storiche, politiche, culturali, per le profonde innovazioni dei costumi e delle consuetudini di vita in Italia e nel mondo, dopo un lungo, vivace ed intenso decennio (iniziato nel 1968) contrassegnato da mobilitazioni e contestazioni di massa, da lotte e rivendicazioni politiche e sociali radicali, che furono espresse da un imponente movimento generazionale che mai si era visto di tale entità e portata, di rivolte studentesche ed operaie (in Francia, in Germania e in Italia, più che altrove).

Ebbene, dopo i sommovimenti giovanili insorti nel 1968 e nel 1977, l’apice e, nel contempo, le origini del declino e del riflusso storico-politico e culturale della società italiana, coincisero e si intersecarono (temo) proprio nel 1978. Da quel momento "debuttarono" gli anni del distacco e del disimpegno civile, gli anni del ripiegamento individuale nella sfera esistenziale del privato, gli anni del cosiddetto "edonismo reaganiano": gli anni Ottanta. Sorvolo sul periodo, che in un certo senso ha assistito ad una successione di mode e di fenomeni socio-culturali all’insegna del conformismo e del consumismo di massa. Credo che bisognerà attendere proprio la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000 (direi fino al luglio del 2001), per poter vivere una nuova ondata di lotte, di proteste e di proposte messe in campo da un movimento sociale e politico di massa: il "popolo di Seattle", meglio noto come "movimento no-global", altrimenti denominato come "movimento dei movimenti".

All’indomani dei drammatici e luttuosi avvenimenti del luglio 2001, durante il G8 a Genova, con l’assassinio del giovane Carlo Giuliani (il 20 luglio), le botte ed i massacri compiuti nella Scuola Diaz, dove la notte del 21 luglio fecero irruzione i Reparti mobili della Polizia di Stato, con il supporto operativo di alcuni battaglioni dei Carabinieri, e gli atti di tortura subiti dai manifestanti presso la caserma di Bolzaneto, temo che quella vasta ed enorme passione civile e politica si spense assieme alla vita di Carlo ed alle speranze dei numerosi attivisti, militanti e simpatizzanti che provenivano da diverse nazioni per dare vita a quel grandioso movimento di massa. L’ultimo al quale anch’io mi convinsi ad aderire, senza esitazioni, con immediata e piena fiducia, con risolutezza e con sincero entusiasmo interiori.

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Rubrica : {Movimento}

Una piazza per Camilleri

Il martedì 23 luglio 2019 di Redazione

Qualche giorno fa, il 17 luglio, è morto il grande scrittore Andrea Camilleri, un’enorme perdita per il nostro Paese. Scrittore, regista, drammaturgo e sceneggiatore, che ha contribuito a diffondere la cultura italiana e siciliana nel mondo. Alcuni giovani ragazzi chiedono che ogni comune in Sicilia intitoli a Camilleri una via o una strada o una piazza.

“Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano”, così amava pensare al suo futuro di scrittore in pensione, Andrea Camilleri

andrea camilleri ansa 2-2-2

I Siciliani giovani siamo. Ed una proposta facile facile abbiamo: che Andrea Camilleri, grande scrittore siciliano morto il 17 luglio 2019, abbia la sua piazza in cui poter raccontare storie. Vorremmo insomma che ogni comune in Sicilia intitolasse a Camilleri una via, una strada, una piazza in quanto ambasciatore della cultura siciliana nel mondo.

Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo è stato nominato nel 2003 Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. Ha contributo in maniera originale e determinante a diffondere la cultura siciliana in Italia e nel mondo: attraverso le sue opere narrative, la sua attivita di regia, le sue collaborazioni con radio e teatro, la trasposizione televisiva del Commissario Montalbano, la sua invenzione di un nuovo linguaggio che mescola italiano e dialetto siciliano.

La sua opera lo pone al livello dei grandi autori che hanno proiettato la cultura siciliana fuori dal loro tempo per farla diventare immortale.

Intanto a Vigata una piazza per Camilleri ci sarà sempre.

FIRMA LA PETIZIONE

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Rubrica : {Eventi in giro}

X Giornata del Rispetto

Il lunedì 22 luglio 2019 di Redazione

Martedì 23 luglio 2019

Ore 18.00 - Via S. Ranieri Ricrio.AMMARE

ABUSO D’INNOCENTI

L’influenza dei fenomeni sociali sui figli

Intervengono

- Avvocato Ester Isaja - Presidente Unione Italiana Forense Messina
- Dottoressa Anna Maccari - Psicologa Associazione Harahel
- Dottoressa Teresa Starapoli - Cedav Messina

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Rubrica : {Guerre Globali}

Tempo di pace

Il lunedì 22 luglio 2019 di Redazione

Lo Yemen è in guerra da 4 anni nell’indifferenza generale: manca cibo, le cure mediche sono inesistenti, c’è insicurezza, paura. Negli ultimi mesi (precedenti a giugno 2019, ndr) Emergency ha iniziato a lavorare per aprire in Yemen un Centro di chirurgia di guerra. E’ un percorso difficile, e più lungo del previsto: abbiamo fatto la prima missione di fattibilità in Yemen lo scorso inverno, abbiamo individuato un edificio, abbiamo presentato i progetti per la ristrutturazione, ma stiamo ancora aspettando di essere registrati come Ong.

Ci avevano avvisato: è dal 2015 che non vengono registrate organizzazioni internazionali nel Paese. In mezzo a mille difficoltà - il nord dello Yemen è una delle zone più inaccessibili del mondo - abbiamo comunque deciso di insistere perché sappiamo che c’è bisogno di aiuto: sono oltre 65 mila le vittime della guerra, 24 milioni di persone hanno bisogno di assistenza e protezione umanitaria, 2 milioni di bambini sono gravemente malnutriti.

La guerra in Yemen, però, non è solo un problema "loro". Da anni ormai partono dalla Sardegna navi cariche di armi verso l’Arabia Saudita che utilizza nel conflitto yemenita, in aperta violazione della legge 185 del 1990 che dice che le esportazioni di armamenti "devono essere regolamentate secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversi internazionali".

Anche il Parlamento europeo a ottobre ha esortato tutti gli stati membri ad "astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto", con la risoluzione 2018/2583. Germania, Danimarca, Finlandia Paesi Bassi hanno aderito. L’Italia non ha preso nessun provvedimento. Non possiamo accettare che il nostro Paese sia coinvolto in un’altra guerra: per questo chiediamo al Governo italiano di fermare l’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita.

"Che tu possa vivere tempi interessanti!". Sembra che sia un anatema cinese, dove interessanti in realtà sta per "difficili". Sì, viviamo tempi difficili in un Paese e in un continente sempre più chiusi, dove stiamo perdendo il senso del vivere insieme, ognuno confinato nella sua solitudine. Che si parli di guerra o immigrazione, uguaglianza, solidarietà, diritti che sembrano ormai parole cancellate dal vocabolario. I valori e i principi che abbiamo sempre ritenuto alla base di una società giusta sembrano dissolti di fronte alla crisi economica, alla mancanza di prospettive, alla paura del futuro...

Ma proprio perché sono tempi difficili, possono essere tempi interessanti. Possono essere il tempo dello scatto e della scelta, il tempo di prendere una posizione e di fare, di costruire, in parole semplici: il tempo di resistere. Oggi non possiamo più restare indifferenti. Non possiamo più permetterci né di tacere né di girarci dall’altra parte. Possiamo, dobbiamo far sentire la nostra voce. Possiamo - dobbiamo - costruire un’alternativa alla guerra e alla sua logica. Ora più che mai, è necessario praticare diritti perché la pratica dei diritti è pratica di pace.

25° emergency

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Rubrica : {MoVimento 5 Stelle Lentini}

Lo Streaming Video - LENTINI - INCONTRO TECNICO/INFORMATIVO BREAST UNIT

Il lunedì 22 luglio 2019 di Giuseppe Castiglia

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LENTINI - INCONTRO TECNICOINFORMATIVO BREAST UNIT (3)

Si è fatto il punto della situazione e Giorgio Pasqua rispondendo alle tante domande dagli intervenuti ha chiarito molti dubbi.

La situazione sembra essere complicata ma non irrisolvibile e sembrerebbe essere più un problema di ordine politico che tecnico .

Da parte di Giorgio Pasqua è partita la proposta/impegno di calendarizzare una seduta di commissione alla presenza dell’assessore regionale, dove verrà ascoltato e convocato oltre al Prof. Trombatore una rappresentanza delle associazioni che si stanno mobilitando anche con una raccolta firme.

Inoltre durante l’incontro il Movimento 5 Stelle Lentini e Carlentini hanno dato la loro adesione ufficiale partecipando attivamente alla raccolta firme .

L’incontro si è chiuso con l’impegno da parte di tutti di seguire l’evoluzione della situazione ipotizzando altre attività, anche eclatanti in merito.

Naturalmente l’appello che lanciamo è quella di firmare in massa la petizione , la nostra voce deve essere forte e chiara "se abbiamo la sventura di ammalarci dobbiamo avere il diritto di curarci, a casa nostra"

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LENTINI - INCONTRO TECNICOINFORMATIVO BREAST UNIT (2)

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Rubrica : {Politiche }

Sono malata, voglio curarmi

Il sabato 20 luglio 2019 di Piero Buscemi

Quello che segue è l’appello che un ragazza di 18 ha lanciato per rivendicare il suo diritto alla salute e che i nostri lettori avranno modo di poter condividere. Una delle tante storie nell’ombra della nostra politica italiana, caratterizzata da tante belle parole e da proposte di riforme atte a trasformare il nostro Paese in un emulo di civiltà, che rimane soltanto la solita dichiarazione politica da mostrare attraverso uno schermo televisivo o da qualche pagina di giornale.

Diritto alla salute

Una storia che assomiglia a tante altre e che spesso mette in risalto le contraddizioni del nostro sistema sanitario che negli anni si è indirizzato verso un trasformazione in un diritto elitario che troppi cittadini non possono permettersi. Riportiamo di seguito l’appello di Chiara:

Ciao a tutti, mi chiamo Chiara e soffro dalla nascita di una malattia rara, genetica e degenerativa: l’esostosi multipla, un nome molto strano per dire che nel mio corpo crescono più masse cartilaginee del normale. Ciò ha causato numerosi interventi chirurgici per ristabilire le mie funzioni articolari o più semplicemente per liberare i nervi che erano impigliati in queste masse di cartilagine. Naturalmente la mia patologia incide fortemente sulla mia vita quotidiana, in quanto mi rende molto spesso dipendente dagli altri anche per le azioni più comuni, come allacciarsi le scarpe o lavarsi i capelli. Purtroppo nella mia regione, la Puglia, non ci sono centri specializzati nella cura delle esostosi, motivo per cui sono COSTRETTA a viaggiare frequentemente per curarmi e, quando sto attraversando una situazione critica, mi capita spesso di acquistare i biglietti dell’aereo/treno all’ultimo minuto. Naturalmente tutto ciò, incluse le spese di soggiorno, comporta un onere non indifferente per la mia famiglia.

La mia regione, tramite l’articolo 13, stabilisce che “il riconoscimento dei rimborsi previsti dall’articolo 1, commi 1 e 2, della legge regionale 21 novembre 1966, n.25 (Rimborso delle spese sostenute per interventi di trapianto), e successive modificazioni è esteso ai cittadini fino al diciottesimo anno di età, i quali, per esigenze cliniche documentate, devono recarsi presso centri interregionali per il trattamento di malattie rare non assicurabile in Puglia.”

Ora, premesso che ho 18 anni e sono ancora malata (del resto la cosa non mi stupisce, perché lo sarò per il resto della mia vita) chiedo alla Regione Puglia di fare in modo che il diritto alla salute dei malati rari NON ABBIA una SCADENZA, in quanto noi guerrieri abbiamo bisogno di istituzioni che lottino al nostro fianco, o per lo meno, che garantiscano SEMPRE il diritto a potersi curare. FIRMA LA PETIZIONE

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Rubrica : {Flash}

Francesco Saverio Borrelli

Il sabato 20 luglio 2019 di Piero Buscemi

Francesco Saverio Borrelli, giudice napoletano, nato il 12 aprile 1930, è morto oggi, 20 luglio, a seguito di un lungo periodo di malattia. Inevitabile accostare il suo nome a quel periodo storico-politico del nostro Paese che diede la svolta del passaggio di consegne tra un cinquantennio di monopolio nelle mani della DC e quello che sarebbe stato definito "il nuovo che avanza" e che consegnò agli italiani un ventennio di Forza Italia, Berlusconi e tutte le vicende di dominio pubblico.

Erano gli anni delle inchieste sulla corruzione politica, sulle tangenti e sullo smantellamento di un potere politico occulto i cui retroscena non sono ancora del tutto stati svelati. Chi non ricorda Antonio Di Pietro, il magistrato che interpretò il paladino della giustizia sotto la direzione proprio di Borelli, a capo di quel pool che ci illuse di poter ripulire le stanze del potere dalle vecchie abitudini dello scambio di favori, di mazzette ad oliare pratiche di appalti e tutto quanto fa girare in Italia quel denaro che ha nutrito e nutre l’ambizione degli italiani da sempre.

Ex presidente della Corte d’Appello di Milano, si laureò a Firenze in giurisprudenza con una tesi intitolata Sentimento e sentenza. Entrò in magistratura nel luglio del 1955 come pubblico ministero. Nel dicembre del 1983 divenne Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano, e tenne tale incarico fino al maggio del 1988, data in cui divenne capo dello stesso ufficio. Dal marzo 1999 alla pensione nell’aprile 2002 è stato procuratore generale della Corte d’appello milanese.

Nel febbraio 1992 iniziò proprio l’era di tangentopoli, con l’invio dell’avviso di garanzia a Mario Chiesa che scoperchiò i segreti del Pio Albergo Trivulzio. Un periodo che fece conoscere ai cittadini italiani i nomi più illustri delle inchieste giudiziarie che furono condotte dai vari Colombo, Bocassini, Davigo. Nominato nel 1999 Procuratore Generare presso la Corte d’Appello di Milano, carica che lascerà nel 2002, si schierò apertamente contro il governo Berlusconi che, dai processi di Mani Pulite, raccolse lo scettro del potere per proporre delle riforme drastiche sulla gestione della giustizia italiana.

Dopo l’ennesimo scandalo sul calcio scommesse, scoppiato nel 2006 e che ci fece vincere i Mondiali di calcio come era accaduto anche quando scoppiò quello del 1982, fu incaricato dalla FGCI in veste di capo dell’ufficio indagini. Dopo aver lasciato anche questo incarico nel 2007, tornò ad occuparsi della sua grande passione, la musica, diventando Presidente del Conservatorio di Milano, onorando il suo diploma in pianoforte conseguito nel 1952 presso il Conservatorio di Firenze.

Francesco Saverio Borrelli ci lascia all’età di 89 anni, il 20 luglio 2019.

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Rubrica : {Flash}

Ágnes Heller RIP

Il sabato 20 luglio 2019 di Sergej

Ágnes Heller (Budapest, 12 maggio 1929 – Balatonalmádi, 19 luglio 2019) è stata una filosofa ungherese.

Nata a Budapest nel 1929, è stata il massimo esponente della «Scuola di Budapest», corrente filosofica del marxismo facente parte del cosiddetto "dissenso dei paesi dell’est europeo", (da non confondere con il dissenso di figure quali Aleksandr Solženicyn) prima del crollo definitivo dei regimi dell’est europeo. Nota in occidente come la teorica dei "bisogni radicali" (intesi come il vero terreno di scontro tra soggettività e potere) e della rivoluzione della vita quotidiana, il suo pensiero è stato molto discusso soprattutto in occidente negli anni ’70 e ’80 e in Italia in particolare con riferimento ai movimenti degli anni ’70.

La Heller e gli altri esponenti della "Scuola di Budapest" fanno risalire l’origine della loro impostazione teorica e pratica a "Storia e coscienza di classe" (1923) di György Lukács, critica del sapere feticistico fondato sull’idolatria dei "fatti" e dei "dati", ma anche a un’altra produzione filosofica, sempre degli stessi anni, di Karl Korsch, "Marxismo e filosofia": in questi testi si ritrova quella continuità del pensiero da Hegel a Marx che nei marxisti cosiddetti "scientifici" o ortodossi risulta rimossa. Le tematiche privilegiate della ricerca della Heller sono sempre state l’etica, la sessualità, la famiglia nel quadro di un progetto rivoluzionario anticapitalista che muove dalla volontà di superare i rapporti di subordinazione e di dominio.

Fonte: Wikipedia.


Abbiamo voluto riportare l’inizio della "voce" dedicata a Ágnes Heller (a proposito: si pronuncia àgh-nes e non àgnes) presa dalla fonte più facile oggi a disposizione per qualsiasi lettore, ovvero Wikipedia online. C’è sempre qualcosa che le voci enciclopediche, necessitate all’obiettività e alla sintesi, non riescono a dire. I più probabilmente non hanno mai letto nulla di Ágnes Heller, non sapevano neppure chi fosse. Paradossalmente, uno dei "benefici" della morte nella società contemporanea di personaggi illustri è quello di farli conoscere a una vasta massa che così all’improvviso "scopre" di sapere tutto di questo VIP defunto - salvo poi passare al VIP successivo dato che le notizie scorrono in fretta e i morti seppelliscono i morti.

Il primo libro che lessi di Ágnes Heller fu "Teoria della storia" (1982) edito da Editori Riuniti per la cura di Vittoria Franco. Regalo di un compagno del PCI a me che non ero del PCI. Non a caso ho voluto sottolineare data e casa editrice di questo libro nell’edizione italiana immediata che ne fu fatta. Vi era allora, all’interno del PCI, un’attenzione e un interesse molto alti verso di lei - e in genere per tutto quello che germinale, che di nuovo, spuntava all’interno dei Paesi dell’Est. La speranza che si potesse superare l’impasse politico che aveva mummificato l’esperienza del socialismo e del comunismo in Europa. Il PCI, il meno monolitico dei partiti comunisti esistenti - ma non per questo esente da ottusità politica - aveva questa capacità: di voler confrontarsi, di voler andare avanti. Mentre nei Paesi dell’Est Ágnes Heller viene progressivamente ridotta al silenzio e ostracizzata, in Italia grazie a Editori Riuniti viene letta e influisce, anche se in settori intellettuali non centrali ancora della ricerca filosofica. Sembrava allora che Heller fosse ancora troppo dentro l’orizzonte di György Lukács, intellettuale di cui si apprezzavano i timidi elementi potenzialmente dissidenti - ma che rimaneva nell’ambito dell’ortodossia. Ágnes Heller ha avuto la capacità, negli anni successivi - ma ormai in Italia non esisteva più una organizzazione intellettuale come il PCI capace di dare struttura alla ricerca filosofica e intellettuale -, di superare rapidamente non solo Lukács ma anche il marxismo: e proprio "Teoria della storia" può considerarsi come il primo passo in questa direzione. Il suo ultimo libro da me letto è stato "Breve storia della mia filosofia", edito dalla Castelvecchi nel 2016 per la traduzione di Costanza Astore. Libro che è tante cose. Non è solo un riepilogo, una "memoria" divulgativa, un voler fare "il punto" su chi si è stati e chi si è ecc_. Un libro molto bello, che molti dovrebbero leggere - sì, anche al posto delle tante "filosofe" che l’industria culturale fabbrica e che smercia per il target mirato delle consumatrici.

Ágnes Heller proveniva da una famiglia colta e borghese (suo padre era un musicista), che ebbe guai con il regime di Horthy. La sua famiglia fu destinata ai campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau con l’invasione nazista: solo lei e sua madre si salvarono. Tornata in Ungheria dopo essere stata estromessa dal regime socialista, fu estromessa dall’Università sotto Viktor Orbán al potere dal 2010, con la falsa accusa di malversazioni (per delle traduzioni critiche di Socrate e Platone). È morta facendo il bagno nel lago Balaton: gli amici l’hanno attesa a lungo sulla riva, ma non è più tornata [1].


Biografia (da Wikipedia)

Sopravvissuta all’Olocausto, Agnes Heller ha 18 anni quando nel 1947 assiste alle lezioni dell’ormai sessantenne G. Lukács, filosofo oltre che dirigente del partito comunista ungherese sin dai tempi di Lenin nel 1918. Sempre all’università di Budapest la Heller in seguito diverrà assistente e collaboratrice di Lukács. Nel 1956 quelli che una volta erano gli allievi diventano la "corrente", un gruppo compatto di sostenitori del "vero" marxismo contro ogni falsificazione e aberrazione. Nel 1959 viene espulsa dall’università e poi anche dal partito per aver sostenuto «le idee false e revisioniste» del giovane Lukács e costretta ad insegnare in una scuola media mentre i suoi scritti vengono sottoposti al veto di pubblicazione.

Nel 1963 entra come ricercatrice nell’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze e sempre nello stesso anno a seguito di un suo viaggio in Italia ha origine "L’uomo del rinascimento". Spiega la Heller: "Mi ha sempre colpito l’enfasi di Engels sul Cristianesimo e il rinascimento come le più grandi rivoluzioni dell’umanità [...] Le tre città-stato: Gerusalemme, Atene e Firenze simboleggiano per me le fonti della nostra cultura e al tempo stesso l’unione di creatività e ricettività." Questo in Italia "...fu il mio primo viaggio in occidente [...] nelle vie, nelle chiese, nelle case, nei palazzi di Firenze ho incontrato un sogno, o meglio, ho incontrato il mio sogno di un mondo adeguato all’uomo. Una volta che i confini dell’occidente si erano di nuovo richiusi per me, volevo semplicemente tornare in questo mondo, anche se solo con la fantasia, col pensiero. Se volete fu un libro d’amore: una dichiarazione d’amore per l’Italia." (Il testo è tratto da "Morale e rivoluzione", 1979)

Nel 1968 protesta contro l’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Viene licenziata dall’Accademia nel 1973 con l’accusa di aver negato la realtà socialista del suo paese e di altri paesi usciti dalla rivoluzione d’Ottobre nell’esercitare il suo lavoro di "cultore di scienze sociali". Non condivide le svolte reazionarie di tanti paesi dell’Est e nel 1977 decide infine di lasciare l’Ungheria insieme al marito, il filosofo Ferenc Fehér e gli amici Gyorgy e Maria Marcus, anch’essi noti esponenti della "scuola di Budapest" e con il timore di non poter più rientrare in Ungheria emigra in Australia. A Melbourne insegnerà sociologia presso La Trobe University.

Ritornata in Ungheria, ha insegnato anche alla New School for Social Research di New York, rimanendo ancorata alle sue teorizzazioni dei bisogni radicali, pur non professandosi più marxista.


Altre info: Gariwo.net.


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Rubrica : {Eventi in giro}

44° Festival Internazionale Notomusica

Il venerdì 19 luglio 2019 di Redazione

Appuntamento martedì 23 luglio 2019, ore 21.15, Cortile del Collegio dei Gesuiti

Stefano Bollani inaugura la 44a edizione di Notomusica, unica data in Sicilia

E dal Quirinale arriva per il festival la Medaglia del Presidente della Repubblica

44° Festival Internazionale Notomusica

23 luglio - 20 agosto 2019

Comunicato stampa

Appuntamento martedì 23 luglio 2019, ore 21.15, Cortile del Collegio dei Gesuiti

Stefano Bollani inaugura la 44a edizione di Notomusica, unica data in Sicilia

E dal Quirinale arriva per il festival la Medaglia del Presidente della Repubblica

NOTO – A sottolineare il rilievo del Festival internazionale Notomusica è arrivato nei giorni scorsi dal Quirinale il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica. L’attesa inaugurazione di Notomusica, il prossimo 23 luglio, con Stefano Bollani in esclusiva per la Sicilia, è stata così preceduta dal prestigioso premio di rappresentanza, che viene assegnato discrezionalmente dalla prima carica dello Stato ad eventi e manifestazioni di particolare spicco e valore. «Siamo davvero onorati - sottolinea il Consiglio Direttivo- e ringraziamo il Capo dello Stato Sergio Mattarella per l’importante riconoscimento, che ci sprona ad un impegno sempre maggiore per valorizzare la cultura musicale a Noto e nel territorio, con un programmazione dalla cifra cosmopolita e di livello autenticamente internazionale».

Parte davvero sotto i migliori auspici la 44a edizione del festival internazionale fondato da Corrado Galzio, che si snoderà fino al 20 agosto un cartellone “all stars” di dieci concerti, tutti programmati alle ore 21.15 nel Cortile del Collegio dei Gesuiti, nel centro storico netino, autentico trionfo di quel barocco monumentale che consacra il Val di Noto nel World Heritage List dell’Unesco.

Al concerto di Bollani che si esibirà in coppia con Hamilton De Holanda, seguiranno a ritmo serrato gli appuntamenti con altri virtuosi di prima grandezza, anch’essi in esclusiva quest’estate in Sicilia a Notomusica, come il duo formato dal violinista UtoUghi e il pianista Francesco Nicolosi; Richard Galliano e Massimo Mercelli insieme al quintetto dei Solisti Aquilani; il pianista Danilo Rea, Enrico Rava in sestetto per il tour del suo ottantesimo compleanno; Omar Sosa con Ylian Cañizares e Gustavo Ovalles. E ancora il pianista Giuseppe Andaloro e formazioni rinomate come l’Orchestra del Teatro Massimo Bellini, il Quintetto Goffriller e la Hjo Orchestra di Benvenuto Ramaci con la guest star Rosalba Bentivoglio. Insomma un’autentica parata di stelle per un cartellone che da quasi mezzo secolo anima a Noto le serate estive del “giardino di pietra” creato dai prospetti monumentali. Grazie ad una programma che alterna classica e jazz, suggestioni etniche e popolari, Notomusica si segnala infatti come una delle maggiori e più longeve rassegne del panorama non solo nazionale.

Come abbiamo anticipato, si parte con uno straordinario fuori abbonamento. Il pianoforte di Stefano Bollani si unisce al mandolino di Hamilton De Holanda: ed è subito magia. I due grandi artisti, che collaborano da oltre dieci anni, girano il mondo per offrire al pubblico lo straordinario connubio fra pianoforte e bandolim, sempre all’insegna dell’improvvisazione, che rimane la cifra stilistica comune. Insieme volano tra le note e inventano ogni volta un differente percorso, a turno interpretando il ruolo di guida. Più semplicemente spesso la guida non c’è: è la musica a prendere per mano Bollani e De Holanda e a portarli dove ha voglia di andare.

Il talento di Bollani, esploratore per antonomasia di orizzonti musicali solo apparentemente lontani, unito alla bravura di Hamilton de Holanda, profondo conoscitore della tradizione del samba, del choro e delle tradizioni musicali popolari del suo Paese - creano un’energia unica che si sprigiona ogni sera sul palco, capace di mostrare il grande amore che entrambi nutrono per la musica brasiliana. Questa magnifica combinazione di due grandi attori della scena musicale internazionale non è solo visibile sui palcoscenici più prestigiosi, ma si concretizza anche nell’incisione insieme di importanti progetti: l’ultimo in ordine temporale è la partecipazione di Hamilton de Holanda nell’album di Stefano Bollani, Que Bom che ha voluto riunire nel progetto importantissimi artisti della scena musicale brasiliana.

Per i successivi nove concerti sono previste diverse formule di abbonamento (a tutti i concerti oppure alla sezione classica o jazz). Il Festival, promosso e sostenuto da Mibac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Assessorato Regionale al Turismo e Comune di Noto, è organizzato e prodotto dall’Associazione Concerti Città di Noto, fondata da Corrado Galzio nel 1975. Info: Associazione Concerti Città di Noto - Palazzo Nicolaci, via Cavour n.53 - tel/fax +39 0931 838581, associazioneconcerti@tin.it

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

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CG

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NOTE :

[1] Cfr: https://www.lastampa.it/cultura/2019/07/19/news/e-morta-a-90-anni-agnes-heller-la-filosofa-nemica-dei-totalitarismi-1.37138061


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