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Rubrica : {Città invisibili}

Genova per noi: Cronaca di un disastro annunciato

Il mercoledì 15 agosto 2018 di Redazione

Sono ancora morti e lacrime, rabbia e dolore, a segnare questa infausta estate. Intorno alle 12.00 [del 14 agosto 2018], sul cavalcavia sulla autostrada A-10, che collega Genova verso la Riviera di Ponente e la A-26, accade l’apocalisse: il collasso dei piloni, il crollo, tir e auto che si schiantano da 50 metri di altezza, fumo e macerie sul fiume e sulle abitazioni sottostanti. Ai piedi del ponte Morandi c’è tutta la fragilità del nostro Paese. Un Paese che sempre più spesso è costretto a contare i morti in quelli che ex post vengono definiti disastri evitabili, addirittura annunciati. Trentacinque le vittime accertate fino ad ora, ma si teme che il bilancio possa essere ancora più grave.

Ci sarà il tempo per le analisi approfondite, per la legittima battaglia politica. Per adesso crediamo sia doveroso stringerci attorno alle vittime, ai loro cari, ai feriti e a chiunque abbia perso qualcosa in questa catastrofe ancora dai contorni poco nitidi.

A caldo, appare inequivocabile che ci sia un problema di sicurezza nella rete di trasporto italiana, sia ferroviaria che stradale. Le stragi di Viareggio, Andria, Pioltello - per citare solo gli episodi più recenti – si sommano ai viadotti crollati su strade e autostrade. Quello genovese è il quarto in meno di due anni, dopo i crolli avvenuti il 28 ottobre 2016, lungo la statale 36 Milano-Lecco, ad Osimo il 9 marzo 2017 sulla A14, con due morti e due feriti, sulla tangenziale di Fossano – in provincia di Cuneo – il 18 aprile 2017.

Incuria, scarsa manutenzione, minimizzazione dei costi per la verifica costante delle opere; sono tutte concause dei macro-processi di privatizzazione e finanziarizzazione che hanno investito tutte le infrastrutture viabilistiche del Paese negli ultimi decenni. La A-10, come la maggior parte delle autostrade italiane, è in concessione al colosso multinazionale Atlantia (fino al 2007 Autostrade S.p.A), il cui maggiore azionista è la famiglia Benetton. Proprio il Ponte Morandia sarebbe stato lo snodo principale della Gronda di Genova, una grande opera relativa alla costruzione d’una nuova autostrada dal capoluogo ligure verso nord, finanziata nel 2017 dal governo Gentiloni per 4,5 miliardi di euro. Ma la tenuta del ponte da tempo suscitava perplessità tra gli addetti ai lavori e proprio in queste ore stanno balzando agli onori della cronaca alcune dichiarazioni fatte dall’ing. Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in C.A. e C.A.P. dell’Università di Genova. L’ingegnere, in una intervista rilasciata nel 2016 a Primo Canale, parlava di criticità strutturali relative a tre ponti costruiti in Italia da Riccardo Morandi negli anni Sessanta a Genova, Catanzaro e Agrigento. Diceva il professore in un’altra intervista, rilasciata al sito Ingegneri.info: «Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità»

Al di là di queste brevi note di carattere ingegneristico, registriamo che il dibattito pubblico in queste ore è frenetico, come sempre accade dopo episodi simili. Ma rischia di rimanere opinionismo d’accatto, o al peggio speculazione tout court, se non mette in evidenza le responsabilità sistemiche di una cultura economica e politica che continua a tenere la barra dritta verso il modello delle grandi opere, della devastazione ambientale e umana, della speculazione finanziaria sui territorio che è nemica della loro messa in sicurezza.

Per questa ragione vogliamo dare voce a quelle realtà che nei territori si battono da anni, per salvaguardare e proteggere l’ambiente e la vita delle persone.

Questo articolo è stato pubblicato su GlobalProject.


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Rubrica : {Lettere in Giro: discutiamo di...}

La visita di Salvini a Furci Siculo e a Messina

Il martedì 14 agosto 2018 di Redazione

Giornali e mass-media di regime insieme al codazzo dei soliti politicanti locali (pronti a saltare sul carro del vincitore) hanno diffuso con tanto clamore e soddisfazione la notizia della presenza di Salvini a Messina e in particolare a Furci alla vigilia di Ferragosto, ospite del sindaco Matteo Francilia che, “candidamente , da buon imprenditore della politica, investe adesso sulla Lega, come del resto afferma in una recente video intervista.

ACCOGLIENZA A CHI?

Se il politico che ci farà visita avesse brillato per doti morali, iniziative socialmente utili e avesse in mente progetti di civiltà per la Sicilia, il Meridione , l’Italia, e l’umanità in genere non avremmo niente da obiettare. Niente di tutto questo... Il sig. Salvini fa parte della Lega che, prima insulta i meridionali..vi ricordate “ Etna lavali col fuoco”, " scappano anche i cani quanto puzzano i napoletani", quest’ultimo verso il ministro dell’interno canta con un bicchier di vino in mano insieme ai suoi seguaci, e adesso cerca il consenso clientelare della gente del sud, tramite i sindaci galoppini e il loro codazzo e ovviamente tutti giurano e spergiurano che lavorano per il bene della collettività! Il Ministro della paura" alias Salvini, che ha costruito le sue fortune politiche sull’odio razziale, la demagogia piu’ reazionaria e fascista, che mette i poveri contro i più poveri per chi ha memoria..

Ribadiamo come soggetti firmatari il nostro sostegno alla lotta per l’apertura dei porti e l’accoglienza della nave Aquarius che ha soccorso 141 persone ed è tutt’ora in attesa di conoscere la destinazione dello sbarco, per difendere le ragioni dei trattati internazionali sul soccorso in mare e contro i respingimenti di stato, alla luce delle violazioni dei diritti umani denunciati dagli organismi internazionali che hanno raccolto dossier inequivocabili su quanto avviene in Libia contro gli uomini, le donne e i bambini. Ricordiamo anche l’ultimo disgustoso episodio della capotreno lombarda che intima in modo offensivo ai passeggeri Rom di scendere dal treno...ecco siamo arrivati all’apartheid contro le minoranze. Capotreno che Salvini elogia e vuole premiare per l’odioso gesto razzista!

CHE DISGUSTO ! CHE RABBIA ! CHE VERGOGNA AVERE COME MINISTRO DELLA REPUBBLICA UN SIMILE PERSONAGGIO!

Ma quale rispetto nei confronti di simili convinzioni criminali? Ma quale democrazia? Il razzismo, l’omofobia, il fascismo del "Ministro della Paura", che cita persino Mussolini, non sono opinioni ma convinzioni criminali e come tali non tollerabili. Come intollerabile è indossare una maglietta di CasaPound, organizzazione neofascista, oppure prendere posizione contro il reato di tortura, tutti messaggi che Salvini invia a settori della polizia, che così si sentono autorizzati e coperti a fare qualunque cosa. Pertanto l’accoglienza a un simile individuo è solo opportunismo nella migliore delle ipotesi, nella convinzione di poter beneficiare di qualche suo " favore".

E, nel caso specifico di Francilia, e’ sfrenato opportunismo. Un uomo di Chiesa, religioso, come si definisce il sindaco di Furci, non può dichiarare, come ha fatto in una video intervista, che la Lega sta affrontando seriamente il problema dell’immigrazione! In fin dei conti da" buon" democristiano il caro Francilia, vede nella Lega, partito di governo, uno strumento per far decollare le proprie ambizioni personali. Chissa’ alle prossime elezioni avremo il deputato leghista Matteo Francilia,neo coordinatore a Messina, accolto in pompa magna dai suoi supporters furcesi... sempre per il bene del paese, ovviamente!

Giacomo Di Leo, coordinatore provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori, Francesco Ucchino del movimento per la rinascita del PCI e l’unità dei comunisti. Antonio Currò segretario circolo cittadino del PRC " G. Impastato", Giovanni Interdonato, per il comitato no frane della riviera jonica messinese, Tania Poguish, presidente associazione Migralab " A. Sayad", Enzo Bertuccelli per la CUB (Confederazione unitaria di base)


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Rubrica : {Eventi in giro}

Messina: Animando, 22 agosto 2018

Il martedì 14 agosto 2018 di Redazione

Giornata contro i danni ambientali

"Animando", celebrazione anniversario 22 agosto 2007 / 22 agosto 2018.

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La locandina di Animando

Una iniziativa a cura di: Osservatorio giovani Lucia Natoli, Comune di Messina, CESV Centro servizi per il volontariato Messina, CEA Centro educazione ambientale Messina onlus.


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Rubrica : {Neuroni in fuga / di Adriano Todaro}

Un Paese senza futuro

Il martedì 14 agosto 2018 di Adriano Todaro

Prendere il sole in testa fa male. In questo periodo, poi, c’è un gran caldo come ci dicono, ossessivamente, le Tv unite. Di solito è così: in agosto fa caldo e a gennaio freddo. Eppure per i nostri teleschermi unificati che faccia caldo è notizia di apertura con tutto il corollario che ci propinano tutti gli anni: come difendersi, le categorie più colpite, cosa mangiare, cosa bere, il parere del solito esperto ecc. Naturalmente i più colpiti sono i pensionati che già sono colpiti nel portafoglio e ora dal caldo.

A Giulianova, in provincia di Teramo, invece, si dovrebbe stare bene. C’è il mare, una lunga ciclabile, la spiaggia pulita. Ma il solleone colpisce anche qui. In particolare colpisce qualche dipendente Asl. La conseguenza è che straparla, è fuori di cotenna, non connette, neuroni all’ammasso, insomma. Molte volte, però, non è solo il sole è anche l’utente che fa innervosire gli impiegati. Volete una prova? Un giorno un signore dal nome strano Ibrahima Diop, si presenta allo sportello Asl di Giulianova perché deve rinnovare il libretto sanitario. Intanto è senegalese e, naturalmente, è tutto nero. L’impatto con l’impiegato, che chiameremo a caso, Giovanni, è devastante. Giovanni alza la testa dalle scartoffie che diligentemente sta leggendo, e si vede un “negher” che gli sorride. Voi cosa avreste fatto?

Giovanni, molto democraticamente, gli fa una domanda e lo rinvia ad un altro ufficio. Che domanda gli fa? “Che vuoi. Vattene!”. Poi l’indicazione: “Qua non c’è il veterinario”. A me sembra si sia comportato in modo corretto Giovanni perché non è che tutti possono presentarsi agli sportelli Asl e perdere tempo e, come tutti i salviniani sanno, i “negher” non hanno un cazzo da fare. E poi, “la pacchia è finita”. Ibrahima Diop è in Italia da 18 anni, abita a Roseto degli Abruzzi, ha sposato una italiana e ha un figlio di 16 anni. Beh, Giovanni mica era tenuto a sapere tutte queste cose. E poi, diciamocelo francamente, questi negri, signora mia, puzzano. E se puzzano vadano dal veterinario.

Giovanni è probabilmente un buon padre di famiglia, timorato di Dio, grande lavoratore. Non sappiamo se abbia un figlio. In caso affermativo, cosa insegnerà al poverino? Quali valori gli trasmetterà? Dio, Patria, Famiglia ma quella giusta non quella dei culattoni. E i “negher”? Fòra di ball, fuori dalle palle.

Diop ha fatto addirittura una denuncia. Esagerato! È stato solo un piccolo episodio. E, naturalmente, il razzismo non c’entra per nulla.

Per fortuna, ci sono anche le buone notizie. Ho appreso l’elenco dei parlamentari che hanno usato l’Air Force di Renzi, un giocattolino che ci costa, quando vola, 25 mila euro l’ora. Ci sarebbe posto per 300 passeggeri ma i nostri eroi preferiscono stare larghi. E così l’ineffabile Alfano dalla Fronte Alta l’ha usato per una ventina di missioni. Una volta era l’unico passeggero, un’altra volta erano in sette e così via. Per pensare è necessario stare comodi e larghi, tanto pagano tutto quei coglioni di italiani. E l’ha preso anche Ivan Scalfarotto.

Ora, se uno Scalfarotto qualunque può permettersi di farsi pagare dagli italiani viaggi sull’Air Force perché mai Giovanni dovrebbe essere redarguito perché ha detto a un “negher” di andare dal veterinario? Anzi, io, a Giovanni, lo promuoverei in Parlamento. Tanto se ci sta Scalfarotto ci può stare benissimo anche Giovanni da Giulianova.

La domanda che dobbiamo porci, però, è la seguente: che futuro ha un Paese con Scalfarotto sull’Air Force e Giovanni allo sportello Asl?

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Rubrica : {Arte}

Segni Urbani edizione 2018 Convention Nazionale Biennale sulla Creatività Urbana

Il martedì 14 agosto 2018 di mcluc

Segni Urbani 2018 è la Convention Biennale Nazionale sulla Creatività Urbana che si tiene a Parma 8 e 9 Settembre presso il sottopasso ferroviario del Ponte Europa. La convention di quest’anno è la seconda edizione dopo quella realizzata nel 2015. E’ totalmente auto prodotta, senza sponsor economici, solo media partners e sponsor tecnici.

Raccoglie circa settanta artisti, provenienti da tutta Italia, impegnati nelle varie discipline della creatività urbana. Graffiti, Skateboard, Parkour, Hip Hop. La sezione principale che fa da forza motrice per tutte le altre, è quella dedicata ai graffiti. Sono circa cinquanta i writers uomini e donne ammessi a partecipare dalla direzione artistica di McLuc Culture, l’associazione Culturale e Promozione sociale che ha sede a Parma, ideatori e organizzatori della manifestazione.

L’evento si pregia del Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Patrocinio Comune di Parma, Assessorato alla Cultura, Assessorato alle Politiche giovanili. Il tema ispiratore di quest’anno è: The Journey. Il viaggio in senso ampio. Il viaggio fisico, il viaggio interiore. Ognuno di noi ha una propria idea del viaggio, viaggiamo tutti i giorni anche inconsapevolmente. Ogni artista lo vive secondo la propria sensibilità e punto di vista e soprattutto secondo la propria interpretazione tecnica e stilistica. Gli artisti che realizzeranno le opere e renderanno il sottopasso ferroviario, proseguimento del Ponte Europa, una galleria d’Arte aperta a tutti sono:

Aeko . Aizer . Arkham . Bacon . Bibbito . Boir . Carsa . Chill . Damu . Devil 69 . Dewid . Elbi . Encs .Fares . Frode . Gaab . Gianbattista Leoni . Gora . Hemo . Hot in Public . Il Prof . Izon . La Franz . Luogo Comune . Maks . Mdfs . Mister Dada . Nais . Nista . Noeyes . Octofly . Pepecoibermuda . Rameist . Rash . Redrum . Rek One . Rimone . Rune . Sabote . Saet . 73 . Senka . Skaione . Sir Skape . Slim . Sobre 508 . Soof . Spora . Takle . Ufo . Urban X . Zaks . Zove . Wiz . Wubik.

Provengono da Milano, Torino, Voghera, da Fasano, Bari, Treviso, Campobasso, dalla provincia di Modena, Reggio Emilia, Bergamo, Brescia, da Terracina provincia Latina, Trento, Arezzo, Cremona, Foggia. Una decina di artisti sono di Parma.

Sito ufficiale segniurbani.info

Programma: .8/9 Settembre jam di graffiti 50 artisti presso sottopasso ferroviario .8/9 Settembre game of skate, a premi presso sottopasso ferroviario .8/9 settembre parkour presso sottopasso ferroviario .8 settembre Cena buffet e concerto hip hop dalle h. 21.00 presso Hub Cafè in P.le Bertozzi, Parma facebook.com/events/190990968189580 Special Guest:

DANK DHAP HOTEL GHE’ MEL Dj Set by Dj OVER Cenzì e Cesaroots Socio & SDP Crew Dinamayt - Snake Shot - Zano - Mimik by Cypha Varano Enki Yoada 50 writers di Segni Urbani da tutta Italia Il Pubblico

facebook.com/events/321270418443148

Sponsor tecnici: Astrofat (MIlano) - Loop Colors (USA) - Hub Cafè (Parma) - R-Use Design (Milano) - Crossover (Parma) Media partners: Verdirap - Cemento Vivo - Itabeatboxers - Wallspot Italia - Free Wall

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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie & pinzellacchere: per liberare l’Italia dai lacci della burocrazia. Nr. 6

Il martedì 14 agosto 2018 di Franco Novembrini

Questa settimana la rubrica ’’Q&P’’ (Quisquilie & pinzellacchere) nr. 6 vorrei dedicarla ad un modo tutto italiano di osservare sentenze e condanne di tribunale che credo abbia pochi paragoni al mondo.

CONDANNA DI PRIMO GRADO- Se in Italia una persona viene condannata in primo o in secondo grado, specialmente se è un politico o persona importante che magari ha truffato migliaia di risparmiatori, viene considerato innocente fino a condanna definitiva (terzo grado) ed a volte, con qualche cavillo, anche quarto o quinto, che sfruttando i tempi della prescrizione spesso vanifica i processi fatti e i loro sostanziosi costi.

Non sarebbe opportuno che i condannati, da un giudice, se considerati colpevoli fossero considerati tali, cioè colpevoli, e andassero in galera il che costringerebbe i giudici a chiedere pene ragionevoli che potrebbero aumentare se il ’’condannato’’ vedesse confermata la pena nei gradi successivi. Come deve sentirsi un giudice dopo che si è fatta la convinzione della colpevolezza di un imputato e non vedere applicata la pena?

LE PENE DA SCONTARE- Una volta arrivati alla condanna definitiva si deve scontare la pena? Non sempre e non tutta, fatti salvi i soliti politici e i soliti potenti, comincia per quasi tutti i condannati una specie di toto pena in cui gli anni sono fatti di nove mesi più altri benefit che su una pena di 10 anni 5 o 6 sono più che sufficienti.

A volte si mettono in libertà persone che sono state condannato per furti che sono un tipo di reato altamente ripetitivo, infatti quando vengono ripresi dalla polizia hanno dei palmares da fare invidia e spesso violentatori e stupratori tornano a fare quello che la loro mente malata gli comanda.

Terroristi neri e rossi, stragisti (esempio della Uno bianca) con centinaia di morti sulla coscienza (sic!) e con decine di ergastoli per ciascuno tornano liberi dopo pochi anni e alcune volte irridono alle loro vittime e vengono ospitati nei giornali e trasmissioni tv e i parenti delle vittime sono impotenti testimoni di queste orrende sceneggiate e magari sono ancora in attesa di una qualsiasi forma di risarcimento per feriti o sopravvissuti ai loro delitti.

OFFESE AI GIUDICI- La moda di offendere i giudici che emettono sentenze non gradite, specialmente da parte della ’’casta’’ dei politici e dei potenti di turno, dovrebbe essere sanzionata, specialmente se fatta in un’aula di Tribunale, come offesa alla Corte che sta giudicando, è scritto nelle sentenze, ’’in nome del popolo italiano’’ e chi offende i giudici offende tutti i cittadini e le loro leggi.

A questo proposito una pletora di politici si è sentita in dovere di chiedere la condanna di parlamentari e giornalisti che hanno osato criticare alcune decisioni del Presidente della Repubblica scambiando critiche, magari dure, con un attentato alla libertà di parola del Presidente.

La stranezza del fatto è stata che le forze corse in soccorso del Quirinale erano le stesse che, da diverse sponde, avevano chiesto impeachment e dimissioni negli ultimi anni per le stesse ragioni accampate ora dagli avversari.


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Rubrica : {Lettere in Giro: discutiamo di...}

L’UNICEF deve salvare la sua reputazione

Il martedì 14 agosto 2018 di Franco Novembrini

L’UNICEF deve salvare la sua reputazione guadagnata sul campo con anni di iniziative umanitarie. Lo deve fare perché le accuse mosse ai fratelli Conticini da magistrati italiani risalgono ad anni fa. Ed è già grave che in questo lungo periodo non cui sia stata alcuna segnalazione degli ammanchi milionari segnalati che inducono a pensare due cose.

La prima che non ci siano controlli sui fondi raccolti e la seconda che ci sia una specie di connivenza con gli ’’stornatori’’, diciamo così, che avrebbero usato i soldi per fini personali usando l’UNICEF come se fosse una Banca Etruria qualsiasi.

E veniamo ai fruitori di tali fondi.

I Conticini (nomen omen) sono tre fratelli di cui uno ha sposato la sorella di Matteo Renzi, che all’epoca dei fatti era sindaco di Firenze ed era stato presidente della Provincia di Firenze negli anni precedenti e di cui la magistratura si era interessata per le spese ritenute eccessive. I Conticini, dicono sempre i giudici, in quegli anni hanno fatto operazioni edilizie in Italia ed anche in Portogallo fra l’altro non tutte andate a buon fine.

Voglio sperare che una organizzazione umanitaria che del prestigio e della trasparenza ha fatto la sua ragione di vita decida di voler chiarire la questione anche a prescindere dal risultato delle indagini e visto che una leggina varata pochi giorni prima delle elezioni dal governo Gentiloni, che è stato il successore di Renzi, si può procedere solo se la parte lesa si costituisce parte civile.


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Rubrica : {Immigrazioni}

Trenord, lettera aperta della madre di Raffaele Ariano al presidente della Repubblica

Il martedì 14 agosto 2018 di Redazione

Caro Presidente,

sono la madre di Raffaele Ariano, 32enne, assegnista di ricerca in una Facoltà di Filosofia. È un privato cittadino: non un politico, non un opinionista, non una figura pubblica. Come comune cittadino ha segnalato un’azione scorretta di un capotreno, un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Per farlo ha scritto con toni pacati e rispettosi un post sul suo profilo Facebook e una lettera a un giornale locale.

Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Ufficiale “Lega – Salvini Premier”, è comparso un post che indicava in Raffaele il responsabile del possibile licenziamento della capotreno (licenziamento mai auspicato da mio figlio e di cui non è comparsa mai menzione nei comunicati di Trenord), con tanto di fotografia, nome e cognome e un link diretto alla sua pagina Facebook con la seguente frase: “State con la capotreno o con il denunciatore, Raffaele Ariano?”.

A partire dal post di “Lega – Salvini Premier” è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia. Per pudore e rispetto mi astengo dal riportar queste frasi, ma come si può evincere dal materiale documentale consegnato alla polizia, vi sono stati scandagliati i più bui recessi della barbarie umana e civile: epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive.

Naturalmente Raffaele sta facendo tutti i passi legali per tutelarsi. Crediamo nelle istituzioni democratiche del nostro paese e siamo fiduciosi che la giustizia saprà proteggere tanto la nostra reputazione quanto la nostra incolumità fisica, per la quale abbiamo motivo di temere per la prima volta nella nostra vita. Del profilo penale di questa triste, dolorosa vicenda, si occuperà insomma la magistratura.

La gravità di quanto accaduto va, però, molto al di là della sua persona: l’aggressione e il linciaggio mediatico che si è riversato su mio figlio, per il sol fatto di aver chiesto pubblicamente il rispetto di principi e valori scritti nella nostra Costituzione, potrebbero colpire chiunque. Quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia. La responsabilità degli insulti e delle minacce da parte degli odiatori del web è certamente personale, ma i cinquantamila commenti sul profilo di un privato cittadino non vi sono arrivati spontaneamente, bensì – per quanto ci risulta – sollecitati e guidati direttamente dalla pagina Ufficiale “Lega – Salvini Premier”.

Allora mi chiedo: può essere tollerato che dalla pagina della forza politica il cui segretario è anche Ministro dell’Interno si fomenti intenzionalmente una tale campagna d’odio? È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al Ministro preposto all’ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini? In un Paese dove il Ministro dell’Interno avesse la possibilità di chiudere la bocca a chi osa dissentire su un qualsiasi tema di pubblico interesse, ci si sente più o meno sicuri?

Temo che accettare supinamente quanto è successo crei un precedente pericoloso, se non inaccettabile, per tutti. Altri, in futuro, potrebbero subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell’esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un’opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui.

Confidando nella Sua persona e nel ruolo che ricopre, affido a Lei questi inquietanti quesiti e Le chiedo, rispettosamente, come cittadina e come madre, di valutare un Suo intervento, secondo i Suoi poteri e prerogative costituzionali, a tutela dei nostri diritti di cittadini italiani, del nostro ordinamento e dei valori democratici su cui si fonda.


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Rubrica : {Flash}

L’Europa è responsabile dell’aumento delle vittime nel Mediterraneo centrale

Il lunedì 13 agosto 2018 di Redazione

Secondo Amnesty International l’improvviso aumento del numero delle persone affogate o riportate indietro in squallidi centri di detenzione in Libia è la diretta conseguenza delle politiche europee volte alla chiusura della rotta del Mediterraneo centrale.

Il briefing pubblicato oggi, “Fra il diavolo e il mare profondo. L’Europa abbandona rifugiati e migranti nel mar Mediterraneo centrale”, denuncia l’impatto devastante di queste politiche che hanno portato, solamente fra giugno e luglio 2018, ad almeno 721 morti in mare.

L’analisi dedica particolare attenzione alle nuove politiche italiane, che hanno tenuto persone alla deriva per giorni, ed esamina come i paesi dell’Unione Europea stiano mettendo in atto accordi per trattenere rifugiati e migranti in Libia, dove sono a rischio di tortura e violazioni.

“Nonostante una diminuzione nel numero delle persone che hanno cercato di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero delle morti in mare è salito. La responsabilità per la cifra in aumento cade tutta sui governi europei che si preoccupano più di tenere fuori le persone che di salvare vite”, ha dichiarato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazioni di Amnesty International.

“Le politiche europee hanno aiutato la Guardia costiera libica a intercettare persone in mare, abbassato la priorità delle operazioni di salvataggio e ostacolato il vitale lavoro di salvataggio svolto dalle Ong. Il recente aumento del numero dei morti non è solo una tragedia, è una vergogna”, ha aggiunto.

L’impennata nel numero degli affogati è stata accompagnata da un drammatico aumento del numero delle persone arbitrariamente trattenute in centri di detenzione sovraffollati in Libia. Il numero dei detenuti è più che raddoppiato negli ultimi mesi, passando dai 4.400 di marzo ai più di 10.000 – fra cui 2000 donne e bambini – della fine di luglio. Praticamente tutti sono finiti nei centri dopo essere stati intercettati in mare e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei.

“I governi europei colludono con le autorità libiche per fermare rifugiati e migranti in Libia, a dispetto delle orribili violazioni che questi affrontano nelle mani della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia. I progetti di estendere questa politica di esternalizzazione in altri paesi sono profondamente preoccupanti”.

In questo ultimo anno, i governi europei non sono riusciti a raggiungere un accordo per fare riforme fondamentali al sistema di Dublino, che avrebbero aiutato a evitare contenziosi sullo sbarco delle persone salvate in mare.

In risposta, l’Italia ha iniziato a chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse. Questa nuova politica è destinata alle barche delle Ong, alle imbarcazioni commerciali, e anche alle navi delle marine straniere.

Ingiustificati ritardi per lo sbarco hanno costretto persone con bisogno di assistenza urgente – fra cui feriti, donne incinte, sopravvissuti alla tortura, persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati – a rimanere in mare per molti giorni.

“In questo spietato rifiuto di concedere a rifugiati e migranti di sbarcare nei porti, l’Italia sta usando le vite umane come pedine di scambio. Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l’Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei”, ha detto de Bellis.

“E oltre a tutto questo, le autorità italiane e maltesi hanno calunniato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, hanno negato alle loro barche il permesso di sbarcare e le hanno anche sequestrate”.

“L’Italia e gli stati e le istituzioni europee devono agire urgentemente per rendere il salvataggio in mare una priorità e assicurare che le persone salvate siano rapidamente fatte sbarcare in paesi dove non saranno esposte a violazioni gravi e dove possano chiedere asilo”.

Il briefing descrive anche dei casi recenti in cui si sarebbero verificate violazioni del diritto internazionale. Fra questi, un episodio del 16-17 luglio, quando la Ong Proactiva ha trovato una donna ancora in vita e due corpi su un’imbarcazione che stava affondando dopo un intervento della Guardia costiera libica, e il respingimento verso la Libia di 101 persone da parte dell’imbarcazione commerciale italiana Asso Ventotto il 30 luglio.

“Questi gravi episodi devono essere prontamente ed adeguatamente investigati e mettono in luce le conseguenze delle politiche europee”.

“I governi europei devono uscire dal circolo vizioso della chiusura e dell’esternalizzazione che hanno creato, mentre dovrebbero investire in politiche che portino ordine nel sistema, offrendo a rifugiati e migranti la possibilità di percorsi sicuri per viaggiare in Europa”, ha concluso de Bellis.


Fonte: Amnesty International.


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Rubrica : {Città invisibili}

In giro da sole: Maria Mathus Tenorio e Pippa Bacca

Il lunedì 13 agosto 2018 di Redazione

La storia di Maria, una ragazza messicana che voleva fare il giro del mondo da sola ma è stata stuprata e uccisa in Costa Rica solo pochi giorni l’inizio della sua avventura, rimbalza in tutto il pianeta.

Maria Mathus Tenorio, che ha postato molte foto con lo zaino in spalla per esprimere la sua gioia, è morta il weekend della settimana scorsa sulla spiaggia di El Carmen, nella località di Santa Teresa del Cobano. I suoi assassini - due i sospetti fermati dalla polizia costaricana - l’hanno prima violentata,poi annegata in mare. Una ragazza britannica con cui aveva fatto amicizia è riuscita a sfuggire agli stupratori e ad allertare un vigilante. Ma sulla spiaggia era rimasto solo il cadavere della giovane Maria, ritrovato all’alba di domenica scorsa. "Viaggiare da sole non dovrebbe essere un pericolo", è statala reazione dei suoi amici sui social network. E la morte della ragazza ha suscitato un’immediata ondata di reazioni, fra cui quella del movimento femminista latinoamericano ’Ni una menos’(Non una di meno). E a una settimana dalla sua morte, amici,parenti e persone solidali hanno commemorato Maria sulla spiaggia di Cobalo.

Fonte: RaiNews.

La vicenda di Maria ci ricorda l’altra, tragica vicenda che non possiamo dimenticare. Quella di Pippa Bacca.

"Pippa Bacca è morta tragicamente durante la performance itinerante Spose in Viaggio, con cui si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo.

Il viaggio, la cui meta era Gerusalemme, era stato intrapreso insieme a un’altra artista, Silvia Moro, anch’essa in vestito da sposa ed era iniziato a Milano, l’8 marzo 2008 (Giornata internazionale della donna). Dopo aver attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia e Bulgaria, Pippa e la sua compagna arrivarono in Turchia il 20 marzo. Secondo il programma, le due avrebbero poi dovuto continuare attraverso Siria, Libano, Giordania, Cisgiordania e Israele, con arrivo a Gerusalemme per la metà di aprile.

Nel corso del viaggio, però, dopo essersi separata a Istanbul dalla compagna, con cui prevedeva di rincontrarsi dopo pochi giorni a Beirut, il 31 marzo 2008 Pippa Bacca fu violentata e uccisa a Gebze, da un uomo che le aveva dato un passaggio. La sua scomparsa era stata subito segnalata e le ricerche, immediatamente messe in atto, portarono alla scoperta del suo corpo l’11 aprile successivo. Il responsabile del suo assassinio, il trentottenne Murat Karatash, fu individuato per aver fatto uso del cellulare della vittima.

Pippa Bacca aveva al suo attivo diverse mostre personali e collettive.

L’assassinio di Pippa Bacca ha scosso l’opinione pubblica italiana, ma ancor di più quella turca. Numerosi quotidiani sono usciti con titoli anche in italiano: "Perdonaci Pippa", "Siamo molto addolorati". Lo stesso Erdogan, primo ministro turco, ha espresso la propria partecipazione, dicendosi "profondamente rattristato" per il delitto e affermando di "non poter trovare le parole adatte per descrivere questo brutale omicidio", a proposito del quale ha ribadito l’impegno della giustizia turca a punire il colpevole. In precedenza lo stesso presidente della Repubblica turca, Abdullah Gül e il ministro della cultura Ertugrul Gunay avevano fatto pervenire all’ambasciatore italiano ad Ankara e alla famiglia il proprio rincrescimento e cordoglio.

Da più parti il tragico avvenimento è stato messo in relazione con altri delitti e con tematiche interne della Turchia, riaprendo il dibattito sulla violenza contro le donne, sulle spietate tradizioni ancestrali e l’asserito "disinteresse della giustizia e della società". Uno dei principali quotidiani del paese ha addirittura proposto che un’artista turca riprenda — in abito bianco e pur consapevole dei pericoli — il viaggio interrotto di Pippa Bacca, trasformandolo in una "marcia della libertà" delle donne turche.

I funerali, celebrati il 19 aprile 2008 nella basilica di San Simpliciano, con la partecipazione di una grande folla (circa duemila persone), sono stati organizzati a spese del Comune di Milano [...]".

fonte: Wikipedia.


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Rubrica : {Guerre Globali}

La crisi turca (agosto 2018)

Il lunedì 13 agosto 2018 di Redazione

La crisi turca non è un fulmine a ciel sereno e benché sembri una crisi valutaria, in realtà è una crisi debitoria. La Turchia è una vittima predestinata del così detto quantitative easing, la manovra intrapresa a partire dal 2008 dalle principali banche centrali occidentali con l’obiettivo di rianimare il sistema economico, e soprattutto il sistema bancario, mandato in tilt da una gestione scriteriata sui due lati dell’Atlantico.

Difronte ad un’economia stagnante e a un sistema bancario al collasso, le banche centrali di Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna, Giappone, decisero di rivitalizzare la macchina inondandola di nuova moneta tramite l’acquisto sul mercato di titoli pubblici e privati. Complessivamente, dal 2008 al 2018, le 4 banche centrali hanno fatto un pieno di nuovi titoli per un valore di 11.000 miliardi di dollari. Il ragionamento era che la nuova iniezione di denaro avrebbe permesso alle banche ordinarie di concedere più prestiti alle imprese, stimolando, di conseguenza, investimenti, Pil e occupazione.

In realtà l’effetto sull’economia reale fu molto scarso e a beneficiare della manovra furono soprattutto gli operatori finanziari che utilizzarono l’enorme massa di denaro messa a disposizione dalle banche per operazioni speculative nei paesi emergenti. Il fatto è che il quantitative easing non rendeva più appetibili i titoli occidentali perché gli acquisti assicurati da parte delle banche centrali aveva tirato giù tutti i tassi di interesse, non solo quelli bancari e sui debiti sovrani, ma anche quelli sui titoli obbligazionari delle imprese private. Perciò gli speculatori guardarono al Sud del mondo affollato di governi, consumatori e imprese private che pur di ricevere prestiti erano disposti a pagare tassi interessi ben più alti di quelli in vigore nei paesi occidentali. Del resto lo strumento di guadagno non mancava. Si chiama carry trade e consiste nel chiedere alle banche occidentali denaro a basso costo per riprestarlo a soggetti del Sud del mondo a tassi più alti. Secondo le statistiche fornite dalla Banca per i pagamenti internazionali (BIS) l’ammontare di debito in valuta estera dell’ America latina è passato da 297 miliardi di dollari nel 2009 a 757 miliardi nel 2017. In Asia, invece, nello stesso periodo è passato da 253 a 637 miliardi di dollari.

Fin da subito il Fondo Monetario Internazionale lanciò un grido d’allarme, paventando una crisi prossima ventura non appena le banche centrali occidentali avessero abbandonato il quantitative easing. Quel giorno –recitava la profezia – i tassi di interesse in occidente sarebbero tornati a salire e gli operatori finanziari avrebbero abbandonato il Sud del mondo per tornare ad investire in casa propria. Che è esattamente quello che è successo in Turchia che dal 2010 al 2017 ha visto crescere il debito complessivo di 25 punti percentuale, passando dal 190 al 215% del Pil. La fine del quantitative easing ha ridotto l’afflusso di denaro proveniente dall’estero mettendo in difficoltà non solo il mondo dei debitori, principalmente famiglie e imprese private che difronte a una minor liquidità si sono trovate costrette a pagare tassi di interesse più elevati con forte rischio di fallimento, ma le banche stesse che non avendo più soldi per rifinanziare il debito dei clienti morosi si sono trovate costrette a classificare gli stessi fra i debiti inesigibili mettendo a rischio la propria solidità finanziaria e a catena la propria credibilità e quindi il proprio valore di mercato. Ed ecco la posizione critica di Unicredit che detiene il 40,9% della banca turca Yapi Kredi o della Banca spagnola BBVA che possiede il 50% di Garanti Bank. La prima ha subito una perdita di borsa del 4,7%, la seconda del 5,2%.

Alti tassi di interessi su un debito estero difficile da pagare, sommato a un deficit commerciale alimentato dal debito stesso, non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, perché a un ridotto afflusso di valuta estera si è associato la vendita di lire turche per perdita di fiducia nel sistema paese. Tant’è che la lira turca ha perso sul dollaro più del 40% dall’inizio dell’anno con uno scossone del 14% nella sola giornata di venerdì 10 agosto. Un terremoto a cui ha sicuramente contribuito il contenzioso relativo al pastore statunitense Andrew Brunson detenuto in Turchia da più di due anni.

In un tweet ,Trump ha dichiarato che le relazioni con la Turchia non sono buone oggi ed ha annunciato di avere autorizzato il raddoppio delle tariffe doganali su acciaio e alluminio, rispettivamente al 50 e al 20%. Per tutta risposta il Presidente turco Erdogan ha mandato a dire che “se loro hanno il loro dollaro, noi abbiamo il nostro Allah”. Ma prima di scomodare Dio, sarebbe meglio che risolvessimo i nostri problemi terreni con maggior buon senso, preveggenza e rispetto.


Questo articolo di Francesco Gesualdi è stato pubblicato dal circuito Pressenza.


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Rubrica : {L’Uomo Malpensante}

Ministro Di Maio mi permetta...

Il lunedì 13 agosto 2018 di Emanuele G.

Gentile Signor Ministro,

Mi permetta di esprimere brevemente la mia opinione sull’assunzione della Dottoressa Assia Montanino al Ministero.

Non si preoccupi. Lungi da me il desiderio di fare polemica. L’Italia non ha bisogno certo di polemiche, bensì di costruttori di concordia nazionale. Quando essa è presente - cioé la concordia nazionale - allora molte cose si possono fare in quanto c’è una precondizione che le permette. La concordia nazionale, appunto. Che è anche propensione naturale verso il bene comune.

Ritornando alla questione dell’assunzione, essa - va detto subito - rispetta l’articolo 6 del Decreto del Presidente della Repubblica numero 297 del 17 maggio del 2001 ovverossia la discrezionalità del Ministro a farsi collaborare da persone in cui ripone la massima fiducia. Non per nulla la base di tale tipo di assunzioni è il rapporto fiduciario fra l’Istituzione e la persona assunta.

C’è da dire, inoltre, a scanso di equivoci, che il "suo caso" non è l’unico. La cronaca spesso ci informa che la discrezionalità è molto usata non solo a livello centrale, ma anche a livello periferico.

Tuttavia, in questo particolare ambito è necessario un "cambiamento". Quel cambiamento che sembra essere il leit-motiv del vostro Governo. Questo perché, come ben saprà da Ministro al Lavoro, in Italia vi è una spaventosa disoccupazione. Soprattutto giovanile. Una disoccupazione che non ci possiamo più permettere perché priva il nostro paese di un apporto di freschezza intellettuale e professionale molto forte e necessaria.

E’ sulle tematiche riguardanti il lavoro e di dare a tutti uguali possibilità di trovare un lavoro dignitoso che si misurerà la concretezza del vostro progetto di cambiamento del paese. Pensi a come saranno rimasti "confusi" moltissimi giovani apprendendo tale notizia. Si saranno sentiti presi in giro e sempre più intenzionati a scappare all’estero dove le possibilità di accesso a un lavoro sono meno "discrezionali" e più dirette.

La discrezionalità - spero che convenga con me - è uno degli aspetti centrali del sistema della corruzione e del clientelismo poiché permette a chi sta al potere di fare il bello e il cattivo tempo senza curarsi delle conseguenze etiche e morali dell’atto discrezionale. Anzi, il sistema è così cinico che lo ha persino normato! Che dimostrazione di arroganza...

Orbene, spenda il suo mandato di Ministro al Lavoro per mettere ordine in questo ginepraio di norme che permettono le nomine discrezionali da parte di Istituzioni centrali e periferiche. Il punto centrale, veda, è di garantire a tutti medesime possibilità di accesso al lavoro senza che ci sia l’acre retrogusto di sapere dell’esistenza di persone che hanno trovato lavoro solo perché c’è un rapporto di conoscenza diretta fra chi assume e chi è assunto.

Faccia entrare, senza ulteriori ritardi, il vento del "cambiamento" in quelle lande ove vigono le regole ombrose della presupponenza del potere. Lei vedrà che la fiducia della gente nei confronti delle Istituzioni - ai minimi termini - ritornerà a fiorire agevolando un senso di autentica rinascita della nostra amata Italia.

Nella speranza di averla fatta riflettere su un aspetto decisivo le auguro un buon LAVORO per noi tutti. Senza distinzione alcuna.

Photo credits:

La foto di copertina è stata presa dal sito Vistanet

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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