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ll mio lavoro regala l’infanzia

Il 14 febbraio la scuola scende in piazza per uno sciopero che coinvolgerà anche il personale ATA. Una toccante riflessione da parte di un’insegnante che vive la scuola da oltre venti anni.
di Giovanna D’Amico - mercoledì 5 febbraio 2020 - 1688 letture

Sono più di vent’anni, ormai, che sono una maestra; è una professione che non ho scelto subito, perché da giovani si è spesso confusi sulle proprie ambizioni, ma che pian piano si è fatta spazio nel mio cuore, prima che nella mente; è una professione che ho preso ad amare, senza che me ne accorgessi, ho amato ogni alunno, malgrado non volessi, non volevo caricare il cuore di amori che sapevo condizionati dal tempo, perché ho sempre temuto il Tempo, va avanti portandosi via pezzi di cuore ed io rimango bambina insieme ai miei bambini… e il Tempo soffia la sua forza sulle rughe del volto, sulla luce dello sguardo, sulle cicatrici. Ma il mio lavoro regala l’infanzia!

Non c’è al mondo altra gratifica che vorrei. Nessuna attestazione di merito, nessuna lode, nemmeno uno stipendio da favola... non che non li vorrei tutti, anzi! Ma, dicevo, nulla può rendermi più consapevole del mio ruolo in questo mondo, dello sguardo fiducioso e curioso dei miei alunni. Certo, negli anni, alcuni mi hanno emozionata di più, negli occhi dei bambini si può leggere l’immensità, dei sentimenti, dei loro caratteri e gusti, delle loro necessità… e in alcuni di loro la vita ha già lasciato i segni. E se guardi dentro questi piccoli occhi da adulto, non puoi non sentirtene partecipe.

La mia è una strana professione, necessaria, chiede tanto, dando fondo, a volte, alle ultime risorse emotive e materiali per affrontare un impegno che non si limita alle carte, ma mette in gioco le nostre individualità in contesti spesso impenetrabili; è una professione che, a fronte di tanto impegno, non rimanda il giusto rispetto, nessun “opinionista” per quanto accreditato si permette di dileggiare, con la stessa pervicacia, avvocati o medici o commercianti o, ancora, ministeriali vari, sulla base di facili pregiudizi e banali luoghi comuni; nessuno al mondo si permette di sindacare su conoscenze o metodologie o, ancor più, sulla deontologia di altre categorie di lavoratori come, invece, succede alla classe docente italiana. Forse per questo motivo abbiamo perso, su alcuni fronti, l’autostima, e abbiamo smesso di difendere la nostra dignità e i nostri diritti.

La Politica dovrebbe prendersi carico di noi attribuendoci il giusto peso, e perché ciò sia possibile penso si debba cominciare ad impegnarci tutti, sovvertendo le routines che ci vedono passivi e rassegnati. Dobbiamo pretendere che si lavori sulla mentalità, tutta italiana, di colpevolizzare e colpire categorie ritenute ininfluenti, come noi insegnanti. Sebbene, in tutti questi anni, dalla Prima a questa (terza o quarta?) Repubblica, abbiamo avuto una grandissima influenza; perché siamo tanti e votiamo; ci pagano una miseria e su quel poco paghiamo tante tasse; non ci mandano in pensione se non quando siamo già vecchi e non ci danno nemmeno il dovuto; perché in gran numero siamo donne e, nel tempo (poco, credetemi!) che ci rimane dal lavoro, produciamo altra economia per il Paese occupandoci di servizi che non garantisce il nostro Stato Sociale, creando, quindi le condizioni perché altri settori crescano. Siamo influenti e ne reclamiamo i risultati.

Penso si debba, tutti insieme, partecipare allo Sciopero del 14 febbraio 2020, al di là degli ordini di scuola, dei contratti, delle sigle sindacali o delle etichette politiche; una mobilitazione massiccia e compatta per mostrare dove vogliamo andare; una grandissima mobilitazione di libere menti!


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