ll bimbominkia

Matteo a un giornalista, che continuava a chiedergli “chi fosse Matteo”, tirò forte le orecchie: “Poiché non sai chi sono, è molto difficile che possono saperlo gli altri!”.

di Deborah A. Simoncini - domenica 1 agosto 2021 - 1410 letture

Ci sono rimasto male Marione poteva chiamarmi, farmi una telefonata invece di dirmelo pubblicamente e farmi passare per bimbominkia … Per fortuna l’ha fatto Silvio che mi ha incornato!”.

Matteo a un giornalista, che continuava a chiedergli “chi fosse Matteo”, tirò forte le orecchie: “Poiché non sai chi sono, è molto difficile che possono saperlo gli altri!”. Nel suo curriculum si presentava come capo scout, arbitro di calcio, sindaco mancato e “docente a contatto” con la Stanford University, già autore e attore televisivo, seduto in advisory board e altre istituzioni internazionali. Sposato e padre di sette figli (dichiarati solo tre).

Saltò fuori che aveva un testicolo ritenuto, un’imperfezione che gli piaceva e di cui si vantava con gli intimi, perché gli dava molte soddisfazioni. Per fortuna Marione, uomo di furbizia contadina, comprese bene la situazione e seppe intervenire, in veste di conciliatore, a temperare il gravissimo stato di tensione creato da Matteo. Sapeva che da perdente e provinciale era ostinato e voleva essere sempre partecipe, per lui ogni occasione era buona per dichiarare misure liberticide, repressive, straordinarie contro gli oppositori. Era ostile ad accettare la normalizzazione. Ma Marione teneva saldamente in pugno gli eredi putativi e li neutralizzava facendoli giocare gli uni contro gli altri. Sapeva che se lo stato di tensione si fosse protratto ancora, poteva minare la solidità del governo ed eroderne la coscienza unitaria.

bimbiminkia ovunque

Matteo era troppo attaccato al potere e intimamente convinto che nessuno dei suoi seguaci potesse sostituirlo, aveva una tendenza innata al sospetto, alla disistima, al disprezzo per gli uomini a lui più vicini ed esercitava un controllo occhiuto sulla loro attività pubblica e sulla loro vita privata. Aveva il desiderio impareggiabile di eccellere, la rabbia competitiva innata e una passione ineguagliabile. Sin dall’inizio della carriera gli osservatori attenti erano rimasti impressionati dalla sua maestria.

Mariano, dal canto suo, si definì il migliore dei politici “di quarta classe” e aumentava di giorno in giorno a livello internazionale il suo già considerevole prestigio. Vedevano in lui un vassallo del nuovo mondo, i cui modi apparivano addirittura principeschi. Anche nel più breve degli incontri molto educato. Sapeva bene di avere fascino e lo usava in maniera naturale, anche quando la dava a bere, trattenendosi, se gli faceva comodo. Era facile apprezzarlo. Le persone sembravano fare a gara per piacergli. Qualunque uomo potente e ricco voleva essere suo amico.

Aveva un talento cristallino e una volontà d’acciaio e un’ulteriore qualità che faceva la differenza: superava sempre i suoi limiti. Un grande giocatore individuale capace di alzare il livello complessivo della squadra. Matteo fece valere il proprio interesse personale e contribuì in qualche modo a creare il processo che avrebbe un giorno portato al rientro di Giuseppi. Marione ascoltò attentamente e rispose. “Apprezzo molto che ormai sia tutto finito. Non ho mai avuto alcun dovere verso i magistrati: non dipendo da loro e non devo riferire loro nulla.” Cercavano di spiegare la sua ascesa ai massimi livelli citando solo il suo talento. La sua popolarità cresceva a discapito di Matteo: indossava tutto quello che sua moglie sceglieva per lui nei grandi magazzini e in un primo momento non nascose la sua diffidenza per l’iniziativa.

Quando i tamburi rullarono due volte più forte Matteo si lanciò in una orazione solenne, un vera e propria concione patriottica. “Gli stranieri che affluiscono in numeri tanto elevati sollevano enormi e controverse questioni: culturali, sociali, morali, geopolitiche, giuridiche e finanziarie”. La partita si presentò come un confronto-scontro tra due scuole. Da un lato allegria e fantasia, dall’altro l’atletismo spinto. Silvio sceso in campo ai tempi supplementari gridò al rigore, ma ottenne solo un calcio di punizione a due e sprecò un gol quasi fatto: con il portiere ormai fuori gioco, la palla finì sul palo e andò fuori. Se ne uscì malconcio a bordo campo. A denti stretti sibilò: “Mi lagnerò tacendo, della mia sorte amara. Come me la passo a donne adesso? Una notte una mezzabotta qua e un’altra là, ma nessuna che possa definirsi mia. Per segretaria, per mia fortuna, mi sono fatto, una sventola dalla pelle ambrata e con uno splendido sorriso. Le chiedo sempre di portare una camicetta scollata. Adesso che ci penso voglio farle un regalo!” Si fermò davanti a un negozio di confezioni illuminato al neon che esponeva uno scialbo campionario di abiti femminili. Un cartello diceva: “Solo All’Ingrosso”.

Le mandò un sms sul suo cellulare “Zuccherino. Ritorno presto. Mi manki 1 casino. baccibacci. sii…


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