il mito di Berlusconi



mercoledì 8 ottobre 2008, di giorgio boratto - 315 letture

Il mito Berlusconi può essere lo strumento per indagare una realtà che sfugge. Questo personaggio controverso, che si ama o si odia, porta in sé aspetti mitologici: il mito è sempre in agguato, con la pretesa di raccontare cose di cui conosciamo poco o niente, ci riporta a quello che di reale c’è nel nostro presente. Il mito è innanzi tutto un racconto. Oggi sappiamo che i miti possono essere fabbricati ma, come succede nella pubblicità, vengono sondati; quindi si osserva come le persone reagiscono. Così il mito si rettifica e si corregge sulle reazioni degli altri, ma non si ha un complotto, si ha soltanto un tipo di organizzazione sociale, un mito che circola. Il pensiero greco si è sforzato di trovare dietro il mito un significato di carattere razionale. L’unica cosa che bisogna comprendere è che la spiegazione razionale non cancellerà mai il mito; ovvero mito e razionalità coesistono. Ernst Bloch racconta che nel 1933, poco prima dell’avvento del nazional-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista: il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, e aggiunge Bloch, pur dicendo delle cose vere, queste verità non fanno presa; arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme di richiamo all’identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti. Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro. Usando un proverbio cinese Bloch diceva che ‘alla base del faro non c’è luce’. Noi viviamo un’ombra che possiamo illuminare attraverso la conoscenza e la speranza, quello che è il centro del nostro essere. Dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l’arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos. Indagando il mito scopriamo così di quanta arte, di musica, poesia, bellezza, estetica ed etica abbiamo bisogno oggi. Ecco leggendo il mito possiamo salvarci dal mito stesso, da quello che ci muove nelle direzioni dell’odio e della intolleranza; in questo caso da quello di Berlusconi.

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