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articolo d'archivio di Girodivite mensile delle città invisibili

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Girodivite - n° 59 / dicembre 1999 - Carovana antimafia 1999

Cantata per la festa dei bambini morti di mafia

riportiamo la parte iniziale della "Cantata per la festa dei bambini morti di mafia" di Luciano Violante (Bollati Boringhieri, Torino 1994)

1.
I bambini giocavano annoiati
nel loro giardino
attendendo il momento
di riposarsi.
Ritagliavano figure di cavalli e di barche
disegnavano mari montagne e case
boschi di aranci e pale di fichidindia.

Il giardino aveva grandi carrubi ulivi potati
come in Calabria
nella piana di Gioia Tauro con i rami all'ingiù
per ricevere
l'umido della terra
dove il cielo è avaro di acque.
I bambini si inseguivano tristi tra gli alberi,
attaccavano altalene sotto la guida di Emanuela
raccontavano storie della vita breve percorsa
e chiedevano quando avrebbero potuto riposare.
Accenti aspri della Calabria
cantilene della Campania
il siciliano rotondo della provincia di Palermo
la strascicata parlata della Puglia.
Giovani occhi, grigi, azzurri, neri seguivano
figure leggere di donne
che raccontavano favole e storie
mai stanche.

2.
Un lampo squarciò l'aria tiepida del giardino
dei bambini morti di mafia
i carrubi scossero le loro alte cime
gli ulivi piegarono sino a terra i loro rami
bianco-verdi.
Tutti corsero verso Capaci per accogliere
i nuovi arrivati
nella città degli onesti morti di mafia.
Arrivò prima Francesca, vestita di bianco
con un sorriso tiepido e fermo
poi vennero insieme gli uomini della scorta
col passo timido
ancora intontiti dall'inatteso fragore
e l'anima piena di rimpianti
quasi sicuramente nessuno avrebbe pensato
ai loro familiari sconosciuti
e non ci sarebbero state cerimonie né targhe
e nessun nipote si sarebbe ricordato di loro.

Giovanni arrivò per ultimo
col passo annacante di quando era stanco
e salutò tutti gli altri che si fecero incontro
riconoscendone alcuni.
A Rocco riservò una parola
potevi fidarti gli disse
cos'è la fiducia a Palermo
l'altro rispose
abbracciandolo dietro la nuca.

In fondo c'erano tutti i bambini
un po' distratti e un po' stanchi
ne vennero degli altri
chiese Simonetta a Claudio
ma quanti ne verranno ancora
quanto dovremo ancora aspettare
quante altre volte ancora le strade si squarceranno
e le automobili esploderanno
quante altre volte aggiunse Pio
che era arrivato vicino
si caricheranno i Kalaschnikoff
e quante volte
dicce Carlo Alberto manderanno ancora qualcuno
a Palermo
solo per farlo uccidere
più normalmente
quante volte dissero
Bruno Caccia e Gaetano Costa
si dovrà morire
per avere compiuto il proprio dovere
quante volte disse Pier Santi toccare appalti
e guadagni
e tagliare i fili sottili d'acciaio
che legano politica e affari
farà guadagnare ancora la morte
quante altre volte Giacomo aggiunse si passerà
ancora il velo
sulla mafia potente di Trapani
e come mai aggiunsero
Rocco Gatto e Placido Rizzotto
e Li Puma e Cangelosi
come mai ammazzano oggi
sbirri politici magistrati e niente sindacalisti
oh imbroglio della compatibilità che a Palermo
vuol dire tanto a me
e tanto alla mafia.

3.
Francesca raggiunse Barbara ed Emanuela
tra donne si intesero
e crearono nuovi giochi mentre gli uomini
parlavano piano tra loro
e il vento calava tra ulivi e carrubi
perché nella città dei morti di mafia non c'è mai
giorno né notte
e si cammina e si parla in attesa che arrivi l'ultimo
morto di mafia
e si possa riposare
finalmente. [...]


Nota: Volutamente omettiamo di riportare in questa nota nomi e cognomi dei "morti". Chi vive nella contemporaneità dovrebbe riuscire a distinguerli, per chi non sa che si informi (se vuole). Si ricorda che Girodivite ha collaborato alla presentazione del libro a Buccheri nel 1995, insieme alle scuole elementari e a Luciano Violante.
Riportiamo una parte della stringatissima introduzione scritta da Violante per la "Cantata": "La cantata è una forma di racconto tipica del Mezzogiorno d'Italia, e forse di tutto il bacino del Mediterraneo, che parte dalla realtà e la sviluppa in una trama libera che ciascuno può integrare e modificare come meglio ritiene [...]. Il testo è dedicato alle vittime che non sono riuscito a ricordare" (Luciano Violante).


Released online: December, 1999

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