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"chi è più felice e mirabile delle api.....? "

...si ero “fuori di me?” ma in quel momento, che mi sembra essere durato una vita, avevo la consapevolezza “....di aver appena pregustato la felicità futura” di vivere su “La Terra del Sorriso”.......

di Enzo Maddaloni - martedì 29 agosto 2006 - 4317 letture

Erasmo da Rotterdam rivolgendosi al suo amico Tommaso Moro un giorno gli chiese: che c’è di più felice o mirabile delle api ? Aveva perfettamente ragione a porsi questa e tante altre domande finite nel famoso elogio alla Follia. Ma come le Api? Si proprio le Api: “....non hanno neppure tutti i sensi e meglio di un architetto realizzano qualcosa di simile alle loro costruzioni? Quale filosofo mai fondò una Repubblica come la loro?”.

L’altro giorno sulla “Terra del Sorriso” guardavo il prato davanti al casale e le numerose specie di fiori che vi fioriscono. Era un esplosione di colori!. Ad un tratto la mia attenzione rimase affascinata da un’ape che in volo radente succhiava, in un lavoro instancabile, misurato e delicato tutti i piccolissimi fiori del campo. Pensai come è felice, si vedeva che era “mirabilmente felice”.

Ma come è possibile tutto questo? Come è possibile lavorare in questo modo ed essere felici ? Nel frattempo che, fantasticavo su questi argomenti “filosofici”, arrivò il figlio di un amico che incominciò a correre per il prato e più correva, da una parte all’altra del prato, e più somigliava all’ape. Fu a questo punto che mi sono ricordato dell’elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam.

Possibile che l’ape sia come un bambino e “...chi non vivrebbe come mostro un bambino con la saggezza di un uomo? Lo conferma il diffuso proverbio: "Odio il bambino di precoce saggezza. E chi, d’altra parte, vorrebbe rapporti e legami di familiarità con un vecchio che alla lunga esperienza di vita unisse pari forza d’animo e acutezza di giudizio?”

Eppure in quel momento nel bambino e nell’ape scorgevo nettamente questa similitudine. Questa immagine chiara di gioco, gioia infantile e di “vecchia” saggezza dell’ape.

Più pensavo a queste cose, e più mi sembrava che i due si rincorressero, giocando insieme, in quel prato e già "..perché il dio spinge sempre il simile verso il simile.." e come fosse verosimile che la natura, così sollecita nei confronti, perfino delle erbette e dei fiorellini, in questo caso mi avesse obbligato solo a me ad essere serio, grande, maturo e dotto, rendendomi necessario studiare questo fenomeno che si verificava sotto i miei occhi.

In verità la cosa mi fece un po’ preoccupare, ricordandomi che lo stesso Erasmo da Rotterdam, nel suo elogio alla follia, ci mette in guardia “..le scienze dunque sono penetrate fra gli uomini, insieme alle altre calamità della vita mortale, per opera di coloro da cui partono tutti i malanni, i demoni che ne hanno anche derivato il nome, in greco DAEMONES, ossia coloro che sanno....(che)....i teologi fanno la fame, i fisici soffrono il freddo, gli astrologi sono derisi, i dialettici non contano nulla, mentre un solo medico vale quanto molti uomini. In questa professione quanto più uno è ignorante, avventato, leggero, tanto più è considerato dagli stessi prìncipi con tanto di corona in testa. La medicina, infatti, specialmente come viene esercitata oggi dai più, si riduce, come la retorica, a una forma di adulazione.”

Mi consolai subito però ricordando a questo punto che “... fra le varie specie animali se la passano meglio di tutte proprio le più lontane dalle arti, quelle che hanno per unica maestra e guida la natura? Ma, questo, è un dono che gli Dei hanno elargito ai soli folli.”

Riflettendo su queste considerazioni, pensai sempre più, che non c’era nessuna differenza tra il bambino e l’ape. Tutte e due incarnavano “mirabilmente la naturale felicità (nella loro azione) attraverso il gioco, non il lavoro.

Più il nostro corpo si allontana da sé (il bambino che diventa ape o l’ape che diventa bambino) tanto più gode e cosi ho cambiato la mia opinione (punto di vista) sulle api: non più operaie ! Smettiamola quindi di chiamare “ape operaia”, da ora in poi chiamiamola “ape gioiosa”.

Lo so, in questo caso ritorna il rischio di essere scambiato per pazzo e folle ma qui mi difendo citando ancora una volta Erasmo: “....chi vedendo una zucca la scambia per la moglie, viene chiamato pazzo perché la cosa succede a pochissimi. Chi invece, avendo la moglie in comune con molti, giura che è più virtuosa di Penelope, e, felice del suo errore, è orgoglioso di sé, nessuno lo chiama pazzo, perché la cosa accade spesso e dovunque.”

Ecco sarà stata (forse) la mia naturale “predisposizione ad osservare” che ho visto ciò e mi sono anche accorto, che quando più il mio animo in quel momento si proponeva di uscire anche dal mio corpo, tanto più grande era la mia percezione di benessere e di felicità che provavo insieme all’ape ed al bambino.

Si ero proprio “fuori di me?” ma in quel momento, che mi sembra essere durato una vita, avevo la consapevolezza “....di aver appena pregustato la felicità futura” di vivere sulla “Terra del Sorriso”.

Spero tanto di poter condividere questa gioia (anche) con molti voi.


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