L’Arci Catania e il popolo Sahrawi: una arena dedicata a Tom e Otello

Pubblicato domenica 10 aprile 2005.

Mercoledi 13 aprile siete invitat* all’arci a Catania per la serata di presentazione dei nostri progetti di cooperazione con il popolo Sahrawi. Vi chiediamo in particolare di sostenere con le vostre sottoscrizioni due interventi: la costruzione di un’arena cinematografica, dedicata a Tom Benetollo e Otello Urso e le attività del centro culturale del campo profughi di El Ayun. L’appuntamento è in via Landolina 41 alle ore 19: video, foto, aperitivo, musica.

Infatti presenteremo anche il CD "Goccia a Goccia", risultato del laboratorio curato la scorsa primavera dai musicisti Enrico Grassi Bertazzi e Cesare Melfa nel campo profughi di El Ayun e realizzato in collaborazione con il comune di Riposto.Vi aspettiamo!!! Arci Catania

info 0957152270

Cinema: conoscenza di libertà

Arena Tom e Otello Un’arena cinematografica nel deserto ha il sapore di un miraggio.

Per noi vuole essere il regalo concreto che i circoli e comitati dell’Arci fanno alla popolazione sahrawi del campo di El Ayoun e a Tom e Otello, due compagni di strada andati via troppo presto. Un’arena cinematografica per due visionari, due compagni che sapevano guardare oltre.

Un’arena cinematografica è un luogo di aggregazione, di incontro, di sogno, di immaginazione , di conoscenza, di crescita. E’ un luogo di socialità e di cultura. E’ un luogo della collettività, uno dei luoghi in cui si può costruire comunità.

E’ per l’arci un modo per sostenere la lotta di dignità e libertà del popolo sahrawi, per sostenere le lotte per i diritti e la giustizia sociale.

Brevi cenni sulla popolazione Sahrawi

Il nostro mondo è, ancora oggi, pieno di conflitti minori e guerre dimenticate, di popoli lasciati a loro stessi. Tra questi il popolo Sahrawi.

Sahrawi, gente del deserto, un’etnia che nasce dalla fusione dei berberi con i tuareg, un popolo la cui lotta per la sopravvivenza e il riconoscimento dura ormai dai tempi in cui gli europei colonizzatori possedevano l’Africa. Gente che sin dalla morte di Francisco Franco cerca di essere riconosciuta ed apprezzata per quello che è: un popolo pacifico costretto a reclamare la propria terra di origine.

Agli inizi degli anni ‘70 le prime manifestazioni di massa dei Saharawi sono represse nel sangue dai militari spagnoli, ormai in ritirata dalla colonia.

Da questa esperienza nasce nel 1973 il Fronte Polisario, costretto ad una resistenza armata contro gli occupanti. Segretamente nel novembre 1975 a Madrid viene stipulato un accordo tra Spagna, Marocco e Mauritania sulla divisione del territorio tra i due paesi maghrebini in cambio di agevolazioni economiche alla Spagna.

I sahrawi sono cacciati dalle loro terre ed i fuggiaschi inseguiti fino ai confini con l’Algeria, dove i superstiti si rifugiano, intorno all’oasi di Tindouf. Nel 1991, con il cessate il fuoco, l’ONU invia in missione nel Sahara occidentale una propria delegazione con il compito di (Minurso) vigilare sulla tregua e organizzare il referendum.

Il Marocco ha frapposto ogni ostacolo all’attuazione delle decisioni dell’ONU che hanno continuamente ribadito il diritto del popolo Sahrawi all’autodeterminazione. Ancora oggi i superstiti dell’esodo ed i loro discendenti, trovano ancora rifugio attorno a Tindouf, nel deserto algerino, vivendo in tendopoli e capanne di sabbia in una delle parti più inospitali del deserto del Sahara. La sopravvivenza è dovuta unicamente agli aiuti internazionali.

Le tendopoli sono quattro e prendono il nome delle città del Sahara Occidentale: Smara, Dakhla e El-Ayun, Ausserd. Il Fronte Polisario si impegna ad organizzare la vita nei campi, in modo che sia la popolazione a prendere in mano gli aspetti principali della vita.



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