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Regia di Nikita Michalkov. (Russia, 2007) Drammatico, 153 min. Con Nikita Michalkov, Sergej Makovetsky, Yuri Stoyanov, Sergei Garmash.

di Orazio Leotta - mercoledì 31 marzo 2010 - 4471 letture

Leone d’Oro speciale per il complesso dell’opera alla 64° Mostra del Cinema di Venezia. Nomination agli Oscar per il miglior film straniero (2008). Remake del film di Sidney Lumet “La parola ai giurati”, insignito nel 1957 dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino e di tre nominations all’Oscar.

12 giurati devono stabilire la colpevolezza o meno di un giovane ceceno accusato di aver ucciso il proprio padre adottivo, un ufficiale dell’esercito russo. Tutte le discussioni passano attraverso il cuore e l’anima di ciascuno di essi.

Le persone coinvolte sono molto diverse tra loro: un semplice operaio della metropolitana, un tassista, un intrattenitore, un guardiano di cimitero, un amministratore di una grossa azienda, un responsabile di una piccola emittente privata televisiva.

Tutti sono convinti che in pochi minuti si otterrà l’unanimità necessaria per la condanna del giovane ceceno, tranne uno, che riesce a vincere l’ostilità degli altri undici membri della giuria per convincerli invece a prendere in considerazione la possibile innocenza del ragazzo.

Uno dopo l’altro non saranno più certi della colpevolezza dell’imputato. Un film che è una riflessione intensa sulla vita attuale, sulla necessità di prestare ascolto a chi ci vive accanto e ad aiutarlo prima che sia troppo tardi.

Michalkov, diretto discendente dello zar Romanov, nonchè presidente dell’Unione dei registi russi e membro della European Film Academy, ambienta il film totalmente all’interno di una palestra e nonostante la durata, quasi tre ore, la concentrazione dello spettatore resta focalizzata sul destino del giovane imputato e sulla voglia di giustizia, di verità, puntando così l’indice sull’indifferenza di noi uomini verso i nostri simili, indifferenza che nel film viene, sequenza dopo sequenza, scalfita dagli sfoghi di ogni singolo giurato, che di fronte agli altri, esterna le proprie tragiche esperienze e debolezze.

I dialoghi sono sempre serrati e ben presto il tarlo del dubbio si insinuerà in ciascuno dei giurati e quella che doveva essere una semplice formalità diventerà un’ indagine psicologica che penetrerà l’intimità di ciascuno e lo metterà a nudo esternandone le sofferenze fino a quel momento nascoste.


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