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Italie: da Bologna a Vibo Valentia


E’ cominciato nei Balcani, in Europa, quando due o tre tribu’ di maschi, appena libere dai vincoli dalla civilta’ per prima cosa hanno immediatamente iniziato a struprarsi sistematicamente le donne; e’ continuata col burqa...
mercoledì 15 giugno 2005 , Inviato da Riccardo Orioles - 3225 letture

L’Italia di Bologna (dove la maggioranza dei cittadini ha votato) e l’Italia di Vibo Valentia (dove domenica ha votato un unico cittadino). I partiti in realta’ sono questi ed e’ una divisione molto piu’ antica di quella fra sinistra e destra. Il fascismo solo per due brevi periodi (all’inizio e alla fine) e’ stato lotta politica, scontro "alto" fra progetti in contrasto. Per la maggior parte del tempo e’ stato semplicemente eliminazione della politica, ritorno all’Italia storica - della maggior parte della storia - divisa fra una minoranza di patrizi e chierici con la funzione di comandare e e una maggioranza di sudditi con la funzione ("naturale", come i ritmi agrari e atmosferici) di ubbidire. "Alii regnant, alii orant, alii laborant". "Di tempo e signoria/ non ti far malinconia". Il buon parroco di campagna - cooptato - e il notabile di paese - ereditario - sono stati per mille anni la nostra classe dirigente naturale.

La fabbrica, l’operaio, l’operaio acculturato e in rapporto con altri, sono stati l’unica novita’ di questa lunga storia. Per poco piu’ di cent’anni, con rozza vitalita’, hanno introdotto novita’ "europee": la liberta’, la democrazia, il collettivo; tutte idee fino a poche generazioni fa formalmente condannate dalla Chiesa e fino al ’43 dallo Stato. Terminata la fabbrica, la societa’ e’ rifluita a poco a poco.

Si parla moltissimo, a "destra" come a "sinistra", di legalita’ e di consenso. Sono valori preliminari alla convivenza civile ma non postulano necessariamente una democrazia. E la grande lezione dell’Italia all’Occidente e’ la seguente: un paese "occidentale" e civile puo’ benissimo reggersi con re, granduchi, papi, duci, superimprenditori, col potere assoluto. Dal ’45 al ’78 - la Prima Repubblica fini’ con Moro - c’e’ stata una parentesi democratica (ma con garanti forti, "cattolici" e "comunisti"); da allora siamo alla ricerca di qualcosa. Che puo’ risultare una repubblica ma puo’ benissimo essere una signoria.

E’ vero che non abbiamo una classe politica particolarmente brillante; ma il problema profondo sono i cittadini. Fra l’Italia del ’74 e quella del 2005 c’e’ un abisso non tanto politico, quanto etico e civile. Gl’italiani di allora erano, rozzamente ma caldamente, cittadini. Gl’italiani di adesso, in grande maggioranza, non lo sono. Sono simpatici, trendy, a volte persino umani - ma la cittadinanza e’ un’altra cosa. Ci sara’ molto da lavorare per riportare ai ragazzi anche la semplice idea di come sarebbe vivere in democrazia.

Va bene, basta cosi’. In questo paese il Presidente della Repubblica ha destato sensazione, ed e’ stato citato dalla stampa estera e applaudito dai cittadini, semplicemente perche’ e’ andato a votare. La parola piu’ civile sul non-votare ("non e’ educativo") l’ha detta un gerarca fascista, Gianfranco Fini (cui, come a Ciano, i camerati preparano un bel processo di Verona). Le femmine - che in questo paese hanno diritti solo dal ’48 - tornano minorenni, con loro distratta acquiescenza; il corpo delle donne e’ troppo importante per lasciare che lo gestiscano le donne stesse. I maschi adulti, meglio se anziani e meglio se asessuati, tornano il decisore standard di tutto cio’ che riguarda sesso e generazione. La minore eta’ dei ragazzi, prima della cooptazione nell’eta’ adulta, da tempo e’ stato estesa a oltre i trent’anni; e c’e’ relazione fra le due cose.

Tutto cio’, d’altra parte, e’ ormai un trend planetario, multiculturale. E’ cominciato nei Balcani, in Europa, quando due o tre tribu’ di maschi, appena libere dai vincoli dalla civilta’ (il "socialismo") per prima cosa hanno immediatamente iniziato a struprarsi sistematicamente le donne; e’ continuata col burqa, con le violenze di massa in Africa, con gli sgozzamenti delle donne libere in Algeria, coi certificati di verginita’ dell’integralismo "cristiano" americano. Avanza dappertutto, e’ quasi dappertutto al potere, e infine ritorna qui, dove fino agli anni ’60 le donne "adultere" potevano ufficialmente essere, se non lapidate, uccise a revolverate liberamente. "Donne, occhi bassi!". Finche’ dura, lo slogan dei regimi e’ questo. Ma non durera’ per sempre.


Da Tanto per abbaiare n. 288


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Italie: da Bologna a Vibo Valentia
22 giugno 2005

Mah, non capisco che cosa voglia dimostrare. Che siamo un paese di babbioni solo perchè al referendum il 76 per cento (74 astenuti e 2.6 contrari all’abrogazione della legge 40) degli italiani vi ha risposto picche? Troppo semplicistico ignorare il dissenso laico, anche femminista e ambientalista, alla manipolazione embrionale e all’aria di eugenetica che tirava...ma non soffermiamoci più oltre su questo argomento che vi ha evidentemente sconvolto. Lei dice che nel 1974 gli italiani erano cittadini ed oggi invece sono sudditi. Io ricordo gli anni settanta come i peggiori della nostra storia, percorsi da un clima d’intolleranza politica, di violenza (più rossa che nera), d’irrespirabile appiattimento a sinistra. Tant’è che Indro Montanelli era allora l’unica "stecca nel coro" a difendere a spada tratta i valori di un liberalismo borghese da tutti ripudiato per vile conformismo. Capisco che per lei quel periodo equivalga ad una mitica "età dell’oro" ma bisogna adeguarsi alle provvidenziali dinamiche della storia. Tutto il resto che vuol dire? Che le povere donne, visto che si parla di stupri, si sono supinamente prestate a ritornare oggetti di conquista? Guardi che il fatto che non abbiano votato al referendum significa proprio il contrario. Le donne si sono ribellate ai guru della tecnoscienza, dei quali non vogliono evidentemente divenire facile preda. Se hanno scelto i preti ed i vescovi, come stanno facendo in Spagna alla faccia della inaccettabile e sconclusionata deriva almodovariana, qualcosa significherà pure. E forse ciò merita analisi meno categoriche e un pochino più meditate. Nino.
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