Il secondo sesso

Appunti di lettura de "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
di Pina La Villa - martedì 3 maggio 2005 - 39374 letture

Appunti di lettura de “Il secondo sesso”

“A nostro giudizio non c’è altro bene pubblico all’infuori di quello che assicura il bene privato dei cittadini; giudichiamo le istituzioni dal punto di vista delle possibilità concrete che offrono agli individui. Né confondiamo l’idea di interesse privato con quella di felicità: codesta è un’opinione che spesso trova credito; si dice: le donne dell’harem non sono forse più felici di un’elettrice? La massaia non è più felice dell’operaia? Non si sa bene che cosa significhi la parola felicità, e tanto meno quali valori autentici nasconda; non è assolutamente possibile misurare la felicità degli altri ed è troppo facile dichiarare fortunata la situazione che si vuole loro imporre: in particolare col pretesto che la felicità è immobilità, si dichiarano felici coloro che vengono condannati a un’esistenza stagnante. Noi non prestiamo fede a tutto ciò. Il punto di vista che adottiamo è quello della morale esistenzialista. Ogni soggetto si pone concretamente come trascendenza attraverso una serie di finalità; esso non attua la propria libertà che in un perpetuo passaggio ad altre libertà; la sola giustificazione dell’esistenza presente è la sua espansione verso un avvenire indefinitamente aperto” (Simone de Beauvoir, Introduzione a “Il secondo sesso”, p. 26)

1949. Esattamente a metà del XX secolo. In Francia, dove le donne hanno votato per la prima volta nel 1947, viene pubblicato Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Mille pagine che suscitano scandalo. Un editto vaticano mette nel 1956 il libro sull’indice dei libri proibiti.

Ma lo scandalo assicura al libro un immediato successo. Fin dalla prima settimana, sono vendute oltre ventimila copie. E’ subito tradotto, (Germania, 1952) e inizia così la sua brillante carriera tra milioni di lettrici occidentali.

In Italia, solo nel 1961, da Il Saggiatore, che lo ha ristampato prima nel 1986, dopo la morte di Simone e poi nel 1999, in occasione del cinquantenario dell’opera, con una prefazione di Renate Siebert.

In Spagna, invece, all’epoca del franchismo, il libro circolava clandestinamente in una traduzione argentina del 1962.

All’inizio però le reazioni di associazioni e gruppi femminili furono poche, un silenzio imbarazzato, segno che le posizioni di Simone erano molto avanti rispetto allo sviluppo del movimento delle donne.

Oggi, e non solo per la celebrazione del cinquantenario, un nuovo interesse per il libro e le sue analisi.

Forse perché, come e più che all’epoca in cui scriveva Simone, si avverte una strana contraddizione fra le “conquiste” femminili e la realtà della vita delle donne, e ci limitiamo a parlare dell’ Occidente. I dati sull’occupazione, sull’istruzione, sulla presenza delle donne in politica, gli stereotipi che persistono, la guerra dei sessi che sembra si sia approfondita piuttosto che placata, sono lì, incomprensibili, inspiegati e inspiegabili. E richiedono forse una nuova sintesi, come quella che fece Simone nella metà del secolo scorso.

Anche allora sembrava che l’uguaglianza fosse stata acquisita una volta per tutte. In Francia il diritto al voto è stato ottenuto nel 1947, a conclusione di una serie di leggi che mettevano fine alla discriminazione della donna sul piano giuridico.

Simone de Beauvoir è una scrittrice e filosofa francese, nata nel 1908 e morta nel 1986. Protagonista della vita culturale e politica non solo francese, ma europea, nel secondo dopoguerra. Fondò, insieme a Sartre e Merleau-Ponty , la rivista Temps modernes, in cui si coagulava l’esistenzialismo francese. Una forma di esistenzialismo che si esprime nella figura dell’intellettuale impegnato e che porterà lei e Sartre, suo compagno anche nella vita, a sostenere tutte le battaglie antimperialiste e per i diritti civili e politici nel corso degli anni sessanta e settanta .

Scrittrice e filosofa, dicevamo. In realtà la scrittura - narrazione e autobiografia - è uno dei modi del filosofare di Simone, oltre che di altri esistenzialisti. Suo è un fondamentale classico romanzo di formazione - al femminile - delle ultime generazioni di donne, che è poi la prima parte della sua autobiografia, Memorie di una ragazza perbene. I romanzi della sua autobiografia (Le Memorie appunto e poi L’età forte e La forza delle cose) li scrive solo dopo aver pubblicato, nel 1949, Il secondo sesso, il saggio di cui ci stiamo occupando. Non è un caso e fra queste opere diverse c’è una precisa relazione. In realtà Simone, attorno ai quarant’anni, si “accorge” che, pur non avendo lei personalmente mai sofferto di discriminazioni legate al suo sesso, ed essendosi sempre reputata parte di quell’universalità che chiamiamo umanità,la sua situazione era quella di un essere che era sempre visto nella sua parzialità, “in quanto donna”, cosa che non avveniva per i suoi corrispettivi amici: nessun uomo doveva mai chiarire che parlava “in quanto uomo”, ciò era dato per scontato, anzi era dato per scontato che qualunque uomo quando parlava (nel senso di pensare, giudicare, agire) lo faceva sempre in nome dell’umanità tutta.

L’occasione de Il secondo sesso è un viaggio in America. Qui aveva scoperto quanto strana fosse la condizione delle donne. Proprio perchè qui le donne come lei - emancipate - erano un po’ di più che in Francia, il conflitto, la contraddizione, erano scoppiati. In realtà lei non si era mai accorta della sua situazione. La sua diversità rispetto alle altre donne gli era sempre apparsa come una sua particolare capacità, se le altre donne non erano emancipate come lei era un loro problema. In America si accorge che le cose non stanno così, si accorge che esistevano le altre e che il problema dell’esiguità delle donne come lei era un problema relativo alla loro “situazione”, e non alle loro individuali capacità.

Parlando delle origini e delle motivazioni che la spinsero a scrivere Il secondo sesso, Simone de Beauvoir dirà:

“Poiché io stessa non avevo mai subito discriminazioni da parte degli uomini, mi rifiutavo di credere che esistessero discriminazioni per le altre donne. Questa convinzione errata è entrata in crisi a New York. Lì ho fatto esperienza di come donne intelligenti venissero ridicolizzate e sorpassate se osavano partecipare a discussioni fra maschi. Davvero, le donne americane di allora avevano un ruolo molto subordinato. Gli uomini le usavano per il sesso, per i bambini e per le pulizie della casa, e le donne stesse, in fondo, non desideravano altro”

Il viaggio in America e questa constatazione la spingono a riflettere su se stessa. E all’inizio vorrebbe scrivere un’opera che la riguardi da vicino, una specie di confessione. Il progetto però cambia e decide di scrivere Il secondo sesso, un’opera che riguarda non lei singolarmente come donna, ma la donna in generale, nel tempo presente, anzi, meglio, fra passato e presente, perché è in quel momento che le donne sono effettivamente cambiate e stanno cambiando.

Con i romanzi successivi Simone riprenderà continuamente il discorso, ma stavolta da una prospettiva autobiografica e narrativa. Il materiale , molto probabilmente, è fornito proprio dalla seconda parte de Il secondo sesso, quella relativa all’analisi del vissuto delle donne, in cui Simone aveva studiato a fondo, attraverso testi di piscoanalisi, diari, narrativa, le varie fasi della vita di una donna. Nei romanzi e nelle autobiografie questa analisi si fa storia, racconto.

Diverse figure femminili sono le protagoniste di tanti romanzi di Simone, come in Una donna spezzata.

Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria. Ma è bastata una frase di Maurice: "C’è una donna". E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c’è. Tre racconti, tre donne, tre crisi.

Simone lavora alla stesura del libro dal 1946 al 1949: una mole immensa di lavoro, di ricerca; un dialogo, uno scontro, un incontro con la Storia femminile mancante o andata persa, sul piano biologico, mitologico, politico e, come diremmo oggi, sul piano di genere. Ma a partire da un punto di vista filosofico, quello esistenzialista.

“L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa”.

E’ una frase di Sartre ma sintetizza bene la posizione della coppia Sartre-de Beauvoir, che lavorava in stretta relazione, condividendo interessi e suggestioni.

Nel 1943, Sartre pubblica “L’essere e il nulla”, un trattato filosofico in cui compare un’immagine che chiarisce il suo atteggiamento nei confronti dell’insensatezza dell’esistenza: egli afferma come in un mondo e in un’esistenza privi di senso sia l’uomo a poter conferire un significato ad essi; proprio come parliamo, convenzionalmente, di “mezza luna” ma potremmo tranquillamente definirla “luna” e chiamare invece “doppia luna” quella che abitualmente chiamiamo “luna”, così possiamo dare un significato a tutte le cose del mondo, visto che esse, di per sé, non ce l’hanno. Se Sartre negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale, sull’onda dei drammi bellici, non guardava con simpatia alla libertà di dare un senso al mondo, ora che la guerra sta del tutto volgendo al termine dà una svolta ottimistica al suo pensiero. A guerra ultimata, nel 1946, compone un opuscolo (al quale risponderà lo stesso Heidegger) intitolato “L’esistenzialismo è un umanismo”, con cui guarda in modo attivo alla filosofia dell’esistenza: se il mondo è caratterizzato dall’assenza di un significato e di un’essenza predeterminata, allora mi trovo a scegliere liberamente cosa diventare e quando scelgo, nota Sartre, scelgo anche per coloro che verranno al mondo dopo di me, dal momento che si sceglie sempre facendo riferimento a valori consolidati da secoli e da una miriade di persone. Ne consegue che sono quel che decido di essere, ovvero attraverso l’esistenza determino l’essenza mia, ma anche degli altri. Ecco perché se l’umanesimo ha messo, nel Cinquecento, al centro del mondo l’uomo, inteso, secondo la felice espressione sallustiana, “faber fortunae suae”, l’esistenzialismo ora rappresenta il culmine della tradizione umanistica, in quanto è l’uomo a dare un senso alla propria esistenza e al mondo stesso. Naturalmente questa nuova prospettiva sartreana è altamente ottimista, in quanto il filosofo francese è alimentato dalla speranza, tipica del dopoguerra, di ricostruire un nuovo mondo e non a caso questo è il periodo in cui Sartre è impegnatissimo politicamente nel Partito Comunista: affiora nella sua filosofia il concetto di “impegno” esistenziale e politico, che farà sì che Sartre tenti un’ibridazione tra il marxismo e l’esistenzialismo, in virtù del fatto che l’esistenzialismo, in quanto filosofia dell’esistenza, può essere innestato un po’ ovunque.

Renate Siebert, nell’introduzione a “Il Secondo sesso”, riprende gli studi e le tesi di una studiosa svedese, Eva Lunfgren-Gothlin, che rileva nel pensiero di Simone una critica al pensiero di Sartre. Quindi Simone parte dall’esistenzialismo sartreano, ma va oltre, sulla base proprio della particolarità del suo oggetto d’analisi. Per esempio per quanto concerne la libertà, mentre Sartre pensa, soprattutto in primo momento che gli altri sono, rispetto al singolo individuo, un limite alla sua libertà, per Simone invece “ le nostre libertà si sorreggono l’un l’altro come le pietre di un arco”.

Da Sartre veniva soprattutto l’invito alla responsabilità di esistere. Simone articola questo invito in riferimento a un soggetto concreto: le donne. In tale percorso filosofico assumono rilevanza particolare i nodi della situazione e del riconoscimento .

Simone va oltre soprattutto a causa dell’oggetto della sua analisi, la donna, vista come Altro In questa analisi l’autrice compie un’originale sintesi tra esistenzialismo, marxismo ed hegelismo.

La “situazione” in cui si trova la donna è il portato del particolare rapporto uomo-donna in cui la donna è l’Altro assoluto, e di secoli di storia e di miti che hanno precisato i contorni di questo rapporto. Perché L’Altro assoluto? Qui Simone richiama la figura del servo-padrone, della fenomenologia di Hegel, più adatta, secondo lei, a spiegare il rapporto uomo-donna che quello appunto tra servo e padrone.

Hegel ne parla quando si occupa del momento dello sviluppo dello spirito in cui la coscienza (astratto pensiero) diventa autocoscienza, consapevolezza cioé di sé e dell’oggetto. Hegel dice che l’autocoscienza nasce dal riconoscimento dell’altro come autocoscienza contrapposta alla nostra, e la spiega così. Fra due coscienze che si contrappongono per affermare la propria autonomia, vince chi ha meno paura della morte. Da questa battaglia nasce da un lato il padrone( il vincitore), dall’altra il servo (quello che ha avuto paura di morire e quindi si è sottomesso, non solo al padrone, ma in primo luogo alla natura, appunto per la paura della morte). Il servo è costretto a lavorare la terra per rifocillare il padrone. Con quest’attività però prende coscienza della sua indipendenza nei confronti della natura, o almeno della contemporanea dipendenza ma anche capacità di trasformare la natura. Si scopre quindi anche lui autocoscienza. Anzi Hegel sembra affermare che la vera autocoscienza è quella del servo, da cui in qualche modo il padrone comincerà a dipendere. Secodo Simone la donna è esclusa da questa dialettica, perché nella posta in gioco per il riconoscimento, il problema è appunto l’oggetto, la natura. La donna invece non è stata mai posta né come servo, né come padrone , ma solo come altro, appunto come natura. E’ potuto quindi accadere nella storia, che gli oppressi si siano ribellati, e in questa ribellione abbiano maturato la loro autocoscienza, e addirittura cambiato le cose (vedi Marx). Ma ciò non è stato possibile per la donna, in quanto non è dentro la relazione di riconoscimento.

Alla fondamentale opposizione di classe (anche Marx si era basato sulla figura del servo-padrone), Simone aggiunge, come originaria, quella tra i sessi. Simone la spiega , anche con l’aiuto degli studi etnologici del tempo, riportando tutta alla distinzione tra lavoro di produzione e di riproduzione. Nelle orde primitive, la donna , a causa delle maternità ripetute, vive nell’immanenza, nella ripetizione. L’uomo invece, nella sua attività di cacciatore e guerriero, è portato a rischiare la vita, e quindi a ridimensionarla, a trascendersi, a creare.(vedi pp. 93)

“Qui sta la chiave di tutto il mistero. Al puro livello biologico una specie si conserva solo rinnovandosi. Ma questo rinnovarsi non è che un ripetere la stessa vita sotto forme diverse. Solo trascendendo la vita mediante l’esistenza l’uomo assicura il ricrearsi della vita: con questo superamento crea valori che negano ogni senso della pura ripetizione. (pp94-95)

Da Marx Simone deriva il concetto di lavoro produttivo, inteso come attività per definizione extra-familiare. Il concetto marxiano di lavoro, analogamente alla dialettica servo-padrone, le sono utili per spiegare come, storicamente, la donna è diventata l’Altro.

Basandosi sull’analisi della differenza tra lavoro produttivo e riproduttivo inoltre Simone può affermare che per liberarsi le donne devono entrare nella dialettica servo-padrone, cioé partecipare al lavoro produttivo e lottare per il riconoscimento.

Simone fa l’esempio degli Ebrei, dei Neri, e anche del proletariato. Sono stati definiti come Altro, considerati diversi e nemici, ma hanno potuto ribaltare lo sguardo, rivendicare la loro possibilità reciproca di riconoscere l’altro come nemico. Per le donne però le cose stanno in maniera un po’ più complicata.

“La divisione dei sessi è un dato biologico, non un momento della storia umana. La loro opposizione si è delineata entro un “mitsein” originale e non è stata infranta. La coppia è un’unità fondamentale le cui metà sono connesse indissolubilmente l’una all’altra. Nessuna frattura della società in sessi è possibile. Ecco ciò che essenzialmente definisce la donna: essa è l’altro nel seno di una totalità, i cui due termini sono indispensabili l’uno all’altro”.

Tutte le spiegazioni e le altre analisi relative alla condizione femminile, ignorando questa spiegazione, sono state inadeguate a spiegare la diversità di condizione fra uomo e donna. E così facendo, hanno contribuito anzi ad aggravarla Per esempio la biologia: non è stato un destino fatale, inevitabile, naturale, a portare la donna alla condizione in cui per quasi tutta la storia dell’umanità si è venuta a trovare. La donna infatti “non è una realtà fissa, ma un divenire” (p. 60). La biologia spiega la dualità dei sessi, ma non il loro stato conflittuale connesso a situazioni umane più che biologiche.

(non capiamo la portata di queste affermazioni se non pensiamo che sulla biologia, o meglio sul darwinismo e sul positivismo si erano affermate posizioni razziste e sessiste particolarmente diffuse nella seconda metà dell’ottocento e all’origine anche del nazismo. Es: il peso del cervello, quello femminile pesava di meno, ergo, la donna era inferiore. Ma la stessa cosa si diceva se si guardava alla forma della testa, più ampia nelle donne, - come nei bambini, si diceva - ergo la donna è inferiore. Pensiamo anche alla criminologia che si basava sulla conformazione del cranio, e al razzismo nei confronti dei neri e degli ebrei che attorno alle due guerre mondiali si rafforza.)

E’ vero, tra i mammiferi la donna ha subordinato la sua esistenza, per ragioni connesse alla riproduzione, alla specie(p. 62); ma “una società non è una specie”, e la biologia, quindi, non è sufficiente per aiutarci a spiegare come è nata la subordinazione della donna all’uomo.

Neanche la psicoanalisi è riuscita a spiegare tale subordinazione, riducendola a fatti puramente legati alla sfera della sessualità. In realtà “la psicanalisi dà per concessi i fatti senza spiegarli”, giacché”non bisogna prendere la sessualità come un dato irriducibile; c’è nell’esistente una “ricerca dell’essere” più originaria; la sessualità ne è soltanto uno degli aspetti”.

Il pansessualismo fa sì che lo “psicanalista, in nome del determinismo e dell’inconscio collettivo, respinge con la massima violenza proprio la nozione di scelta” che sta alla base , invece, di qualsiasi esistenza individuale umana. (pp. 71-72) In alternativa alla psicoanalisi “noi porremo in modo diversissimo il problema del destino femminile: situeremo la donna in un mondo di valori e daremo al suo comportamento una dimensione di libertà. Noi pensiamo ch’ella deve scegliere tra l’affermarsi come trascendenza e l’alienarsi come oggetto; ella non è lo zimbello di impulsi contraddittori; crea soluzioni fornite di una gerarchia etica”(p. 75) “per noi la donna è un essere umano che cerca i suoi valori in un mondo di valori”.(p. 77) Qesti valori non esistono in astratto ma nella struttura economica e sociale e le persone scelgono in base alle situazioni.

Su questa originaria situazione di non riconoscimento, si è fondata la subordinazione della donna e da questa i caratteri che le abbiamo conosciuto fin qui, determinati soprattutto dal fatto che è stato l’uomo, il Soggetto, a circoscrivere cos’era la donna, l’oggetto, la natura. Da qui tutti i miti relativi all’eterno femminino.

(Da questa analisi di S. de Beauvoir la mole di ricerche condotte dalle donne, volte a imporre uno sguardo diverso sulla storia, la letteratura, la stessa scienza, oltre che ovviamente la filosofia. Anche ai loro occhi, tutte queste discipline, quando parlano delle donne, ma non solo, appariranno, dopo Simone, inficiate dalla pretesa maschile di parlare a nome dell’umanità, quando invece l’uomo è parte in causa.)

Il risultato è che, nella storia, se si paragonano le due “situazioni”, “appare in modo evidente che quella dell’uomo è imparagonabilmente più favorevole, cioé che egli ha più possibilità concrete di proiettare nel mondo la sua libertà; ne risulta, necessariamente, che le realizzazioni maschili sono di gran lunga superiori a quelle delle donne: a queste, è quasi proibito di fare alcunché”.(p.720)

Le donne non hanno posizionato gli uomini come “gli altri”, e quindi non si sono poste in modo autentico come Soggetti. Gli uomini non hanno mai dovuto temere di essere trasformati in oggetti. L’uomo, affermandosi come soggetto, ha posto la sua individualità, e poiché non è stato definito come oggetto da parte della donna, non è stato dotato di qualità naturali nella stessa misura della donna. Nei miti dell’eterno femminino la costruzione maschile dell’alterità femminile trova un forte riscontro. Femminilità in sostanza viene a significare essere un oggetto, farsi oggetto. Diventare un soggetto e una donna, in queste condizioni, non è impresa facile: ha come prerequisito il superamento di tale femminilità alienata. Tanto più che, diversamente da altri gruppi di persone oppresse, le donne sono invitate alla complicità mediante svariati privilegi e compensazioni. La società patriarcale ha creato situazioni che condizionano ragazze e donne ad accettare la loro posizione di Altro, incoraggiando la tendenza di fuga dalla libertà che è inerente alla natura umana. “desiderio inautentico di rinunzia e fuga”, dice Simone. Nella costruzione di situazioni di inautenticità per le donne, gli uomini, tuttavia, hanno ugualmente creato le condizioni per la loro illibertà. Le donne non hanno posizionato gli uomini come “gli altri”, e quindi non si sono poste in modo autentico come Soggetti. Gli uomini non hanno mai dovuto temere di essere trasformati in oggetti. L’uomo, affermandosi come soggetto, ha posto la sua individualità, e poiché non è stato definito come oggetto da parte della donna, non è stato dotato di qualità naturali nella stessa misura della donna. Nei miti dell’eterno femminino la costruzione maschile dell’alterità femminile trova un forte riscontro. Femminilità in sostanza viene a significare essere un oggetto, farsi oggetto.

La conclusione di questo discorso è che, malgrado la conquista dell’uguaglianza sul piano formale, tuttavia il problema resta perché resta l’impostazione dei rapporti tra i sessi che abbiamo ereditato da un percorso secolare. Il problema a questo punto diventava per Simone capire se la “situazione” in cui la donna contemporanea vive le permette di trascendersi rispetto alla sua “natura”, di costituirsi come libertà.Ecco perché la seconda parte, sul vissuto delle donne è forse la più interessante. La risposta di Simone è che ancora questo riconoscimento reciproco non c’è e che la situazione in cui la donna si trova è ancora ben lontana dal permetterle di essere un Soggetto capace di trascendersi.

Il libro secondo riguarda infatti il mondo che le donne si trovano attorno come risultato di quanto detto prima, e quindi riguarda l’esperienza vissuta, cosa significa insomma vivere per una donna alla metà del XX secolo. L’indagine riguarderà le varie fasi della vita di una donna: l’infanzia, la formazione, la sessualità, e poi la situazione concreta del matrimonio, della maternità, della vecchiaia. Situazione e carattere sono strettamente connessi, come dice il titolo di uno di questi ultimi capitoli. La domanda di fondo, militante, è: possiamo uscire da questa “situazione” deleteria per uomini e donne, in cui permane l’assenza di riconoscimento?

Per rispondere a questa domanda Simone adesso non può più rifarsi alle scienze, alla storia, ai miti. Le serve il vissuto. Come in Cartesio, dopo la pars destruens c’è la parte construens. La donna la conosciamo se partiamo da una situazione data e dal vissuto, e possibilmente da un vissuto raccontato da lei.

“data questa sua condizione, in che modo [la donna] potrà realizzarsi come essere umano? Quali vie le sono aperte? Quali finiscono in un vicolo cieco? Come trovare l’indipendenza nella dipendenza? Quali circostanze limitano la libertà della donna? E sarà in grado di superarle? Questi sono i problemi fondamentali che vorremmo chiarire. Il che equivale a dire che non porremo la sorte dell’individuo in termini di felicità, ma in termini di libertà. E’ evidente che un tale problema non avrebbe senso se supponessimo che sulla donna pesi un destino fisiologico, psicologico o economico.[...] E allora descriveremo, secondo il punto di vista delle donne, il mondo quale è stato loro proposto; e potremo capire in che difficoltà si imbattono quando, nel tentativo di evadere dalla sfera loro finora assegnata, cercano di partecipare al mitsein umano.”

In quaesta seconda parte , attraverso i racconti in prima persona di donne e uomini, Simone demistifica parecchi miti e stereotipi, riportandoli tutti alla “situazione” fondamentalmente non libera, non autentica, della donna. Il libro destò scandalo, e forse lo desta ancora oggi, per la maniera in cui Simone distrugge ogni illusione sulla dimensione idilliaca del matrimonio ( (p.384-385), della felicità domestica (pp. 548-549, pp. 565-566) e soprattutto della maternità (p.584 e p. 586).(Per esempio la casa, a p.517 Il mito che le donne sono portate per natura a occuparsi della casa, viene riportato da S. alla sua probabile origine psicologica. Non avendo nessuna presa sul mondo, la donna cerca di fare della sua prigione una reggia. Il linguaggio è forse vecchio ma la sostanza non è del tutto cambiata: se le donne si ponessero altri obiettivi nella vita, il peso della casa sarebbe ridimensionato.

Il fatto è che se sfuggiamo alla retorica e ci mettiamo ad osservare, a raccontare il vissuto - come fa lei in questa parte - i miti reggono poco e ci rendiamo conto di quanto la nostra vita sia condizionata dalle situazione date, almeno fino a quando non lo capiamo e cerchiamo di sottrarci al gioco.

(Non è un caso quindi che molti aspetti della storia e della letteratura di genere richiamino la necessità del racconto biografico e autobiografico -peraltro sperimentato con successo soprattutto nell’educazione degli adulti)

Fino a questo momento invece le donne, cadute in queste illusioni, hanno poi reagito alla loro caduta e al peso della situazione data con alcune “fughe” o comportamenti tipici delle donne, che passano quindi per naturali quando invece il frutto di una tensione verso la trascendenza che trova aperti solo alcuni spazi e sono appunto quelli della donna narcisita, innamorata, mistica.

“Abbiamo visto che in realtà tutta l’educazione della donna congiura per sbarrarle la strada della ribellione e dell’avventura; tutta la società - a cominciare dai rispettati genitori - la inganna esaltando l’alto valore dell’amore, della devozione, del dono di sé, e nascondendole che né l’amante, né il marito, né i figli saranno disposti a sopportarne l’ingombrante peso”. “Bisogna che la donna comprenda che gli scambi - è una legge fondamentale dell’economia politica - si regolano secondo il valore che la merce offerta ha per il compratore, e non per chi la vende: l’hanno ingannata persuadendola di possedere un valore infinito; in realtà, per l’uomo lei è soltanto una distrazione, un piacere, una compagnia, un bene inessenziale; per lei l’uomo è il senso, la giustificazione dell’esistenza; perciò lo scambio non è fatto tra due oggetti della stessa qualità”

E, a proposito del narcisismo, tipico dell’adolescente:

“Dovrebbe essere stata educata esattamente come un ragazzo (nota: “cioé non soltanto secondo gli stessi metodi, ma nello stesso clima, il che oggi è impossibile, nonostante tutti gli sforzi dell’educatore”) per poter superare facilmente il narcisismo dell’adolescenza: ma essa continua nella sua vita di adulta quel culto dell’io al quale l’ha portata tutta la sua giovinezza; dei suoi successi professionali, fa dei meriti di cui arricchire la propria immagine; ha bisogno che uno sguardo venuto dall’alto sveli e consacri il suo valore. Anche se è severa con gli uomini che può valutare quotidianamente, non cessa di venerare l’Uomo e se lo incontra, è pronta a cadere ai suoi ginocchi. Farsi giustificare da un dio è più facile che giustificarsi col proprio sforzo”...

L’ultima parte del libro , Verso la liberazione, è riservato alle donne emancipate, che lavorano e cercano di essere libere. In pratica alle prospettive.

Simone parte dalla conquista del diritto al voto, un voto inutile, se la dialettica del privato e del pubblico, vede ancora la donna nel privato. Anche il lavoro emancipa ma non del tutto, se non è accompagnato dall’evoluzione complessiva della società. E’ il caso delle operaie, per esempio.

Quindi in questa fase, per vedere come è, potrà o potrebbe essere una donna libera, saranno interrogate le privilegiate, per le quali però vale la seguente affermazione:

“oggi il fatto di essere donna pone ad un essere umano autonomo dei particolari problemi”.

Malgrado sia appunto privilegiata, c’è da notare che

“Il privilegio che l’uomo detiene e che si fa sentire fin dall’infanzia sta in questo, che la sua vocazione di essere umano non contrasta col suo destino di maschio . Attraverso l’assimilazione del fallo e della trascendenza, accade che i suoi successi sociali o spirituali lo investono di un prestigio virile. Egli non ha contrasti. Mentre la donna, per compiere la sua femminilità, è costretta a farsi oggetto e preda, cioé a rinunciare alle sue rivendicazioni di oggetto sovrano. E’ questo conflitto che dà un particolare carattere alla situazione della donna libera. (p. 785, continua)”.

Essere uguali all’uomo è vista e vissuta come una mutilazione della femminilità. Per esempio: “Mentre il conformismo è del tutto naturale per l’uomo - dato che il costume si è modellato sui suoi bisogni di inviduo autonomo e attivo - la donna che è anch’ella soggetto, attività, deve vivere in un mondo che l’ha condannata alla passività.”Assumere atteggiamenti non passivi significa assumere atteggiamenti trasgressivi, con tutto ciò che questo comporta.

D’altronde la donna “desidera per propria soddisfazione rimanere una vera donna. Riesce ad approvarsi attraverso il presente e il passato solo sommando la vita che si è fatta col destino a cui la madre, i giochi d’infanzia e le fantasie d’adolescente la avevano presentata.”

Quindi anche indagando sulle donne che hanno realizzato nella loro vita alcune conquiste l’immagine della donna diversa da quella che è stata costruita nei secoli scorsi non emerge ancora. Né Simone ci dice come sarà:

“Non è sicuro che i suoi “mondi di idee” siano diversi da quelli degli uomini perché si renderà libera assimilandosi ad essi; per sapere in che misura ella manterrà la propria singolarità, in che misura questa singolarità avrà importanza, bisognerebbe azzardare dei pronostici molto arditi. Quel che è certo è che finora le capacità della donna sono state soffocate e disperse per l’umanità e che è veramente tempo, nel suo interesse e in quello di tutti, che le sia concesso finalmente di sfruttare tutte le sue possibilità”.

Conclusione:

“Bisogna che si faccia una nuova pelle e si tagli da sé i suoi vestiti. Non può arrivare a questo che grazie a un’evoluzione collettiva. Oggi nessun educatore isolato può formare un “essere umano femminile”, che sia l’esatto omologo dell’essere umano maschile: se è educata come un maschio, la fanciulla si sente un’eccezione e perciò subisce una nuova forma di specificazione. Sthendal l’ha ben capito; egli diceva: “Bisogna piantare nello stesso tempo tutta la foresta.” Ma se immaginiamo invece una società in cui l’eguaglianza dei sessi sia realizzata concretamente, questa eguaglianza si affermerebbe di nuovo in ogni individuo”.(vedi p. 828)

Mi sembra che l’indicazione sia netta, dobbiamo sforzarci di educare alla libertà sia i ragazzi che le ragazze. Anche se, dobbiamo considerare che per le ragazze vale ancora qualche osservazione che fa Simone a proposito dell’insicurezza delle donne

“Una donna che esercitava un’insolita professione diceva: “se fossi un uomo, mi sentirei obbligata ad arrivare al più alto grado: ma sono la sola donna di Francia che occupi un posto simile: è abbastanza per me”. In fondo a questa modestia c’è della prudenza. La donna ha paura, tentando si arrivare più lontano, di spezzarsi le reni. Bisogna dire che è messa a disagio, com’è naturale, dall’idea che non si abbia fiducia in lei. In generale la casta superiore è ostile ai nuovi arrivati della casta inferiore: i bianchi non vanno a consultare un medico negro, né gli uomini una dottoressa; ma anche gli individui della casta inferiore, penetrati del sentimento della loro inferiorità specifica, e spesso pieni di rancore verso colui che ha vinto il destino, preferiscono affidarsi ai maestri; in particolare la maggior parte delle donne, tutte prese dall’adorazione dell’uomo, lo cercano avidamente tra i medici, gli avvocati, ecc.”p. 803

In realtà, e qui torniamo al discorso sul narcisismo, “Ciò che manca essenzialmente alla donna d’oggi per fare delle grandi cose è l’oblio di se stessa: ma per dimenticarsi bisogna prima essere solidamente sicuri di essersi definitivamente trovati. Nuova arrivata nel mondo degli uomini, scarsamente sostenuta da loro, la donna è ancora troppo occupata a cercare se stessa”.

Simone lo spiega soprattutto in relazione all’assenza di grandi opere dell’ingegno femminile, che possano essere paragonate a quelle maschili. Quindi affronta in maniera interessante l’analisi di alcune figure di artiste e soprattutto di scrittrici (pp.805- 813)

“E’ nell’uomo, non nella donna, che finora ha potuto incarnarsi l’Uomo. Orbene, gli individui che ci appaiono esemplari, cui diamo il nome di geni, sono quelli che hanno preteso di rappresentare, nella loro singola esistenza, l’umanità intera”

La donna “Finché deve ancora lottare per diventare un essere umano, non può essere una creatrice”.


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> Il secondo sesso
25 agosto 2005

Vorrei con garbata educazione ricordare, agli "uomini" che sono nati da una donna , un minimo di riconoscenza a tutte e donne e dovuta, grazie a chi riesce a comprendere anche se pur semplice questa consatazione
    > Il secondo sesso
    5 dicembre 2006, di : momo

    ritengo giusta questa constatazione ma ricordo anche che, senza uomini, noi donne saremmo incomplete e che, anche se loro ci devono dare un più che ovvio rispetto, noi dobbiamo essere anche aperte e capire che sarebbe ridicolo tutto ad un tratto cercare di imporre la nostra nuova mentalità su quella che era,ed è rimasta in molti casi, la loro precedentemente.
Il secondo sesso
12 maggio 2007, di : Giubizza |||||| Sito Web: Basta con ste storie!

Vorrei con garbata educazione ricordare, all’utente anonima che ha postato il 25 agosto 2005 e alle "donne" due cose:

1. ognuno di noi nasce da un uomo e da una donna e non solo da una donna, quindi già per questo ciò che lei dice si rivela una constatazione sessista;

2. nessun figlio chiede ai genitori di nascere, la procreazione e è un atto di scelta dei genitori e non del figlio, quindi quest’ultimo non ha nulla di cui essere riconoscente né verso il padre né verso la madre. I figlio verso i genitori hanno solo diritti in quanto nati per scelta di questi, i genitori invece hanno verso i figli solo doveri e responsabilità in quanto questi esistono per una loro delibera. Quindi tra genitori e figli i creditori sono i figli mentre i debitori sono i genitori.

Pertanto finiamola con queste sortite paternali che quando sono rivolte a vantaggio dei padri sono considerate futili per quel che sono ma non mancano invece le donne di tirarle fuori a vantaggio delle madri e del "gentil" sesso.

Il secondo sesso
24 maggio 2010, di : marta

E’ possibile avere la fonte della seguente citazione che ho trovato nell’articolo? grazie mille Marta

“Poiché io stessa non avevo mai subito discriminazioni da parte degli uomini, mi rifiutavo di credere che esistessero discriminazioni per le altre donne. Questa convinzione errata è entrata in crisi a New York. Lì ho fatto esperienza di come donne intelligenti venissero ridicolizzate e sorpassate se osavano partecipare a discussioni fra maschi. Davvero, le donne americane di allora avevano un ruolo molto subordinato. Gli uomini le usavano per il sesso, per i bambini e per le pulizie della casa, e le donne stesse, in fondo, non desideravano altro”

    Il secondo sesso
    2 aprile 2011, di : claudia

    Mi dispiace deluderti, ma ricordare agli uomini una cosa che già l’Edipo, e tutta la filosofia greca al suo seguito, ha avuto modo di cancellare ( il matricidio originario del quale parla peraltro una grande filosofa italiana, Adriana Cavarero in un libretto poco studiato)non ha molto senso dopo secoli di storia messa a tacere. Diamo parola a chi non l’ha mai avuta, portiamo la donna a teatro..dice il collettivo la Maddalena portando a teatro le sue donne.. Riprendiamoci la nostra parola, ma attenzione a non dire stronzate quando protestiamo.. Bisogna sempre sapere di cos asi tratta. Claudia, Università degli studi di Roma tre. Roma.