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Diavolo d’un novembre

La storia di Walter Alasia, Lello Voce, Agatha Christie, Vita brevis di Jostein Gaarder, Love actually, Paolo Nori, Ryszard Kapuscinski, Hannah Arendt...
di Pina La Villa - domenica 30 novembre 2003 - 6249 letture

1 novembre 2003

Giorgio Manzini, Indagini su un brigatista rosso. La storia di Walter Alasia, Einaudi, 1978

A Sesto San Giovanni, in via Leopardi, la mattina del 15 dicembre 1976. Dieci poliziotti, cinque agli angoli del caseggiato, cinque infilano la scala G, davanti a una porta con la targa "Alasia". Hanno un mandato di perquisizione per Walter Alasia. Apre il padre di Walter, spunta dal corridoio la madre. I poliziotti vanno verso la camera di Walter, la porta si apre e Walter spara . Poi richiude, ricarica l’arma e si butta in cortile. Parte una raffica. Colpito alle gambe Walter cade. Esplodono gli ultimi colpi. Un solo colpo lo uccide. Nel racconto della madre, del padre e del fratello Oscar, una fredda mattina di dicembre come un incubo, a casa, poi la questura, l’obitorio, il ritorno a casa.

La casa di Via leopardi. E’ dal 1962 che gli Alasia abitano lì. Tre caseggiati operai, tremila domande per 87 chiavi. Ci riescono perché hanno operativo lo sfratto dalla loro vecchia casa, anzi gli ultimi mesi hanno convissuto con una famiglia di emigranti meridionali che l’aveva comprata.

Metà del libro è la storia dei genitori di Walter, Ada e Guido, originari di Nole, in Piemonte, operai. Lui lavora in una media impresa, l’Ortofrigor, operaio specializzato, modellista, lei decide proprio in quel periodo di lasciare i bambini con la suocera a casa e di lavorare alla Sapsa, gruppo Pirelli. E’ una storia che parla del lavoro in fabbrica, degli orari, del cottimo, degli scioperi e delle difficoltà dell’industria italiana (nel ’62-’63 finiva il boom, anche l’emigrazione veniva chiusa e cominciavano i licenziamenti). Ada e Guido fanno parte della CGIL e delle commissioni operaie interne alle fabbriche dove lavorano. Poi arriva il ’69, le lotte operaie e poi, mentre Walter cresce, le lotte arrivano anche alle medie, protagonisti il Movimento studentesco della Statale di Milano e poi Lotta Continua.Walter è un ragazzo come tanti. Fa parte dei comitati studenteschi, partecipa ai tentativi di occupazione, poi si stufa e lascia la scuola, ma non la politica. Cambia diversi lavori, ma ciò non preoccupa tanto i genitori, fra un po’ dovrà partire militare, poi magari gli troveranno qualcosa dove lavora il padre.Magari come modellista, Walter ha una certa inclinazione per il disegno, all’inizio lo avevano mandato a scuola a Milano, in una scuola per cartellonisti. Non era andata bene e lui aveva preferito frequentare l’ITIS di fronte casa.

E’ la storia di una città che nel frattempo si ingrossa e quella che era ancora campagna nel ’62 diventa periferia; è la storia dei circoli e delle sezioni del PCI, dapprima frequentati anche dai giovani della sinistra estrema, buttati fuori in epoca di compromesso storico.E’ la storia della grande industria, dei governi di Andreotti, della strategia della tensione, della violenza fascista. Senza voler dare giudizi preconfezionati, sobria ed essenziale, questa storia è soprattutto una testimonianza. Solo alla fine, esplicitamente, più che una conclusione, il riferimento a un’epoca.

"Era una minuscola setta nel ’70, quasi una brigata di studenti arrivati a Milano dalla provincia, trento, facoltà di sociologia. Erano una decina, si credevano il braccio forte che indicava la strada per contrapporsi e respingere le minacce di un colpo di stato. Erano convinti di rappresentare l’avanguardia armata che avrebbe finito con l’innescare il corto circuito della guerriglia urbana, della guerra rivoluzionaria. Il loro sbocco sarebbe stato invece l’atto terroristico, una "vendetta" che si fa sempre più crudele man mano che cresce il senso dell’im potenza e dell’isolamento. Quella che doveva essere una tattica diventa infatti strategia: l’"azione esemplare" si torce su se stessa, cerca la sfida per la sfida, s’incattivisce, si fa feroce. Il linguaggio è solo quello della distruzione e della morte. Da aspiranti rivoluzionari i terroristi si sono trasformati in eversori. Sorti anche per rispondere al terrorismo nero, ora gli strappano la scena, perché è identico ormai il loro obiettivo: sconvolgere il gioco democratico e rendere autoritaria la fisionomia dello stato".

Questa la conclusione di Giorgio Manzini quando scrive, nel 1978. Il 9 marzo, a Torino, si è aperto il processo contro le brigate rosse, il processo contro i "capi storici" delle brigate rosse. Nel loro capo d’imputazione lìintera loro storia dal 1970 al 1976: all’inizio le azioni esemplari, minacce e incendio di automobili di dirigenti industriali, poi le rapine, gli espropri proletari i sequestri di persona, il tiro sempre più in alto. La storia di Walter ne fa parte. Poi, nel 1978, Via Fani, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, l’epilogo di una storia che Giorgio Manzini fa iniziare dal 12 dicembre 1969, la strage di Piazza Fontana.

Scriveva Walter alla cugina a Nole, mandandole alcuni libri fra cui Omaggio alla nuova Resistenza, una fotocronaca di quel che era avvenuto a Milano fra il 16 aprile 1975, giorno dell’omicidio di Claudio Varalli, uno studente di diciassette anni ucciso a rivoltellate da un fascista, e il 21 aprile, i funerali di un altro studente, Giannino Zibecchi, travolto da un camion dei carabinieri durante i disordini scoppiati due giorni prima in corso XXII marzo, vicino alla sede del Msi. Nella fotocronaca, immagini di cortei, scontri con la polizia, agenti schierati con lo scudo di plexiglas ai piedi, giovani acquattati dietro le automobili, i bastoni in pugno e il fazzoletto alla bocca: "L’altro libro te lo mando per farti vedere come vivo io a Milano, o perlomeno dov’ero nei giorni dal 16 aprile al 21 aprile ’75. Capirai che ho poco tempo per imparare a ballare!"

Walter era stato scoperto quando furono trovati i suoi occhiali in un cvo a Pavia. Il mandato di cattura per associazione sovversiva e banda armata resta ineseguito. Il telefono di casa Alasia viene messo sotto controllo. A questi controlli e alla testimonianza degli impiegati risale l’accusa di aver partecipato all’irruzione in negli uffici di Democrazia nuova, un gruppo politico che fa capo a Massimo de Carolis, DC.Lui e tre ragazze avevano legato i quattro impiegati alle seggiole, e gli avevano tappato la bocca con i cerotti. Avevano tagliato i fili del telefono, rovistato nei cassetti , preso documenti, schede denaro, un milione e mezzo.

6 novembre 2003

Lello Voce: la poesia è "quest’emozione del polmone/ questo fiato rumoroso della situazione che per un istante sembra utopia/ ma poi è già silenzio: era solo poesia" (da Lello Voce, Farfalle da combattimento, prefazione di Nanni Balestrini con una nota di Jovanotti, InVersi Bompiani, collana a cura di Aldo Nove, corredato da Cd audio)

12 novembre 2003

Agatha Christie, L’assassinio di Roger Ackroyd, Il giallo Mondadori. Durante la direzione di Oreste del Buono, diversi scrittori hanno curato le prefazioni e postfazioni dei gialli di Agatha Christie. Per L’assassinio di Roger Ackroyd, è la volta di Leonardo Sciscia. In questo romanzo, dice Sciscia, Agatha "ha confidato non solo la ricetta dei suoi romanzi ma anche il suo stare dalla parte dell’assassino, il suo identificarsi con l’assassino[...]ciò è anche una specie di parabola dello scrivere "gialli", e cioé dell’ambigua ragione per cui si scrivono."

Sto leggendo Vita brevis di Jostein Gaarder (l’autore de Il mondo di Sofia): si tratta, pare, della traduzione di una lettera di Floria Emilia a Sant’Agostino, trovata da Gaarder in un mercatino di Buenos Aires (un’ autentica trascrizione del ’500). Flora Emilia è la donna che è stata con Sant’Agostino la maggior parte della sua vita e la madre del’unico suo figlio, Adeodato. Si erano conosciuti giovanissimi e avevano convissuto a lungo. Poi Agostino va a Milano, deve fare carriera.Flora viene rispedita in Africa. Alla luce della loro relazione e del suo esito, Flora contesta punto per punto alcuni passi de "Le confessioni" e soprattutto la bontà di una religione che professa l’amore e poi ne nega l’esperienza ai suoi fedeli.

15 novembre 2003

Visto il film Love actually (amore davvero). Una favola natalizia sul modello di quelle americane ma con l’umorismo inglese di Quattro matrimoni e un funerale. Il film parte dal fatto che negli aeroporti si vede che quello che muove veramente il mondo è l’amore: gente che si abbraccia, si ritrova, si vuol bene.Le ultime telefonate delle vittime dell’11 settembre sono state telefonate non di vendetta, non di odio ma di amore. Il film inizia e finisce con scene di abbracci di gente comune all’aeroporto.

Un film pacifista, in cui in tono ironico viene anche rappresentata la contrapposizione inglese agli Stati Uniti, rappresentati da un presidente arrogante che insidia la segretaria personale del primo ministro inglese, un Hugh Grant al meglio di se stesso. Tutti i personaggi si ritrovano al concerto di natale dei bambini della scuola.Tranne due, che si sono conosciuti in Francia e coronano il loro sogno d’amore in Portogallo. Film anche della riscossa commerciale del cinema inglese che guarda all’europa.

20 novembre 2003

"La tiri alla lunga, ha ragione, la tiro alla lunga. Noi diavoli la tiriamo alla lunga. Siamo fatti così. Dice Siete fatti male, ha ragione, siamo fatti male. Noi diavoli, la nostra caratteristica, siamo fatti male. Questo non è privo di conseguenze. Non dobbiamo essere buoni, per dire. Se siamo cattivi, non ci dispiace, per dire. Non dobbiamo imparare le buone maniere. Le buone maniere, noi diavoli, ce ne possiamo fregare. La donna d’altri, per dire, la possiamo desiderare, noi diavoli" (Paolo Nori, Diavoli, Einaudi, 2001)

21 novembre 2003

Guido Crainz, Il paese mancato, Donzelli, 2003 Marco Revelli, Lavorare in Fiat, Garzanti, 1989 Erica Scroppo, Donna, privato e politico. Storie personali di 21 donne del pci, Mazzotta, 1979

25 novembre 2003

Il titolo dell’articolo di Ryszard Kapuscinski su Internazionale di questa settimana è Osservare e raccontare. Si tratta del compito del buon giornalista, il cui modello Kapuscinski . Rintraccia nelle storie di Erodoto. Le sue fonti sono tre, la prima è il viaggio. Erodoto viaggiò per anni, negli angoli più remoti del mondo conosciuto dai greci. "perfetta,mente consapevole di quante culture esistessero sulla terra, voleva riuscire a conoscerle tutte [...] Con il suo metodo comparativo Erodoto insegnò ai suoi connazionali la modestia[...]: ’Sostenete che sono stati i greci a creare gli dei? Niente affatto. In realtà vi siete appropriati di quelli degli egiziani. Dite che le vostre strutture sono magnifiche? Si, ma i persiani hanno un sistema di comunicazione e trasporti molto migliore?’ Così Erodoto con il suo reportage cercava di consolidare il messaggio più importante dell’etica greca: la moderazione, il senso delle proporzioni e della misura".L’altra fonte di Erodoto sono gli altri, le altre persone. Che ascolta, di cui cerca di valutare la memorie e le versioni dei fatti: "Sforzandosi di essere imparziale e obiettivo, lascia decidere a noi sulle versioni più disparate della stessa storia. Perciò i suoi resoconti sono multidimensionali, ricchi, vividi e palpabili". La terza fonte sono i libri, conoscere tutto ciò che è stato scritto su un argomento. Lasciando altre curiosità su Erodoto alla nostra lettura diretta, Kapuscinski continua: "Il reportage nasce da quella che Aristotele chiama "la tendenza al sapere". E in questa aspirazione umana la passione di un reporter coincide con le aspettative dei suoi lettori, ascoltatori e spettatori. [...] L’uomo contemporaneo, che vive nel mondo delle illusioni e dell’ apparenza, delle favole e dei simulacri creati dai media, e che intuisce di essere alimentato da menzogne, ipocrisia, falsità e manipolazione virtuale, cerca qualcosa che abbia la forza della verità e della realtà, cioé le cose autentiche".

L’altra questione affrontata da Kapuscinski , a questo punto, è il come raccontare. Volendo infatti raccontare per così dire in presa diretta, K.si è accorto, nella sua esperienza nei paesi del terzo mondo come corrispondente di un’agenzia di stampa, dell’inadeguatezza, della povertà del linguaggio giornalistico a raccontare culture diverse, la varietà e la ricchezza di culture costumi credenze. Per risolvere il problema si è servito del suggerimento di scrittori come Truman Capote, Norman Mailer e Gabriel Garcia Marquez, "le cui opere travalicano il confine della finzione e della cronaca. Sono stati loro a introdurre l’espressione New giornalism, nuovo giornalismo. Con questa espressione indicavano un genere di scrittura in cui gli avvenimenti autentici, le storie e gli incidenti veri sono raccontati con un linguaggio che contiene le opinioni e le reazioni personali dello scrittore e spesso anche digressioni immaginarie come colore aggiunto: cioé con le tecniche e i metodi della letteratura" Nasce così il reportage letterario.

Nascono così i libri di Kapuscinski Imperium, Ebano, Shah-inShah, tutti pubblicati da Feltrinelli. In cui Kapuscinski, come scrive parlando sempre del modello di Erodoto, il reporter "viaggia, indaga, prende appunti, spiega perché gli altri si comportano in modo diverso da noi e dimostra che questi diversi modi di esistere e di vedere il mondo hanno una loro logica, sono ragionevoli e dovrebbero essere accettati invece di provocare aggressioni e guerre".

26 novembre 2003

Hannah Arendt, diario filosofico 1950- 1964, in Micromega 5 2003, a cura di Luca Savarino

"Metodo nelle scienze storiche: dimenticare ogni causalità. Al suo posto: analisi degli elementi dell’evento. Centrale è l’evento , in cui si sono improvvisamente cristallizzati gli elementi. Completamente sbagliato il titolo del mio libro; avrebbe dovuto intitolarsi: Gli elementi del totalitarismo."


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> novembre 2003
7 dicembre 2003

finalmente un pò di fumo in questo girodivite. Un segnale davvero positivo... ;-)
Diavolo d’un novembre
14 dicembre 2007, di : Giorgio

Mi chiamo Giorgio Bazzega, figlio di Sergio assassinato da walter alasia proprio il 15/12/1976 insieme al vicequestore Padovani, era poco conveniente aggiungere che prima di ricaricare l’arma il bravo walter ha ammazzato 2 cristiani a sangue freddo? oppure è cosa di poco conto l’assasinio di due padri di famiglia? Lo sapete che per esempio mio padre per non colpire i genitori ed il fratello non ha risposto al fuoco e per questo è morto? Va be’ che mi liquiderete con la solita frase: "anche i boia hanno una famiglia...", peccato che un boia avrebbe sparato restando vivo e senza sacrificare la vita sua e della sua famiglia!!! A distanza di tanto tempo l’ideologia ottusa la fa ancora da padrona... che tristezza!