Cemento Spa: Gli allegri affari dell’editore Mario Ciancio, di Alfio Ferrara

di Salvatore Mica - martedì 1 marzo 2005 - 5956 letture

Da www.itacanews.org

CEMENTO S.p.A. Gli allegri affari dell’editore Mario Ciancio di Alfio Ferrara

"Prossima apertura, primavera 2003": così almeno promette il sito dell’hotel Villa San Pietro. Lo sta costruendo a Taormina la Società G.I.S.A. S.p.A., della quale fanno parte Mario Ciancio, il proprietario del giornale La Sicilia, e Sebastiano De Luca, il presidente dell’Unione Regionale Albergatori Siciliani. Dieci piani ordinati di impietoso cemento armato sui resti di una palazzina degli anni ’30, accanto a balconcini di gerani e ville inizio secolo, senza che Comune di Taormina, Regione siciliana e Sovrintendenza ai Beni culturali di Messina abbiano fatto una piega. Ma così non sembrava quando nel 1997 gli stessi organi avevano posto un vincolo di inedificabilità assoluta sulla zona dove sta sorgendo l’albergo: la panoramica Via Pirandello che congiunge Taormina a Giardini Naxos, catalogata come zona B7, per la quale vigeva uno stretto limite di edificabilità pari a 0.01 metri cubi per metro quadrato. Nel marzo 2002, il Consiglio comunale di Taormina - con il bene placito degli altri organi competenti - ha approvato una delibera (sollecitata dal sindaco Bolognari, lo stesso che cinque anni prima aveva posto i vincoli di edificabilità) che estende per le strutture alberghiere il limite a 5 metri cubi per metro quadrato, favorendo di fatto la G.I.S.A. e investendo potenzialmente Taormina con un fiume di cemento armato.

Basti pensare che la densità media in quartieri residenziali come Librino o Trappeto nord non supera i 3 metri cubi per metro quadrato. Non sono serviti a nulla i ricorsi presentati da due albergatori e dal proprietario di una villa vicina all’hotel in costruzione. Sono passate nel silenzio le irregolarità nell’esecuzione del progetto che doveva limitarsi alla ristrutturazione del vecchio edificio, ma che in realtà comporta la realizzazione di una struttura quasi il triplo di quella già esistente, per altro già completamente abbattuta. I lavori, in un primo momento sospesi dal Tar di Catania, da poco tempo sono ripresi alacremente. Sembra che lavorino anche la notte, per mantenere la promessa, o per certi versi la minaccia, di aprire l’albergo entro la prossima primavera. E sulla scia del Villa San Pietro, con questa deroga ai vincoli urbanistici altri immobili della Via Pirandello presto si trasformeranno in enormi blocchi di cemento armato: la Villa Nelson, la pensione Bel Soggiorno (che ha già presentato una progetto di ristrutturazione) o l’ex casinò del commendatore Guarnaschelli, Villa Mon Repos, acquistata all’asta per 2,5 milioni di euro.

Ma Taormina non è un caso isolato. Nella parte occidentale dell’isola c’è perfino un depliant a garantire la presenza di un hotel "a soli 20 metri dalla spiaggia" di Capo Rossello, vicino al paese di Realmonte, provincia di Agrigento. Una concessione edilizia, come risulta dalle indagini in corso, rilasciata in assenza del nulla osta della Sovrintendenza, necessario per le zone con regime di vincoli edilizi. L’albergo è stato realizzato dalla cooperativa Nautisud, grazie a mutui agevolati dell’Ircac, con l’obiettivo di favorire l’occupazione. Poco più di sei miliardi di lire, ottenuti con le garanzie economiche di un’altra società: la H&C dei fratelli Fabio e Giacomo Hopps di Marsala e dei fratelli Silvio, Giuseppe e Totò Cuffaro (il presidente della Regione) di Palermo. La magistratura sta indagando anche sui tempi di costruzione dell’hotel, rispetto alla data del rilascio della concessione edilizia che risale al 1984. Per legge i lavori devono iniziare non più tardi di un anno dopo la concessione e concludersi entro i due anni successivi, ma dagli atti comunali risulta che l’albergo è stato completato soltanto l’anno scorso.

Quasi dieci anni dopo il rilascio della concessione. Se poi a questi esempi di abusivismo accostiamo il disegno di legge regionale sulla sanatoria delle coste siciliane, otteniamo il quadro completo della situazione. Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la legge proposta dall’assessore Bartolo Pellegrino prevede la cancellazione del vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia, la privatizzazione di alcune aree demaniali e la nascita di strutture alberghiere sulla costa come mezzo di rilancio turistico dell’isola. Peccato che a credere in un rilancio del turismo siciliano ricorrendo al cemento armato siano rimasti in pochi: Cuffaro, Pellegrino e qualche speculatore edilizio. Per fortuna ci restano le raffinerie di Gela, no?


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