Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Mafie |

Andreotti è un reato estinto

La vicenda Andreotti, la lotta contro la mafia in Sicilia in questi ultimi anni.
di Riccardo Orioles - giovedì 21 ottobre 2004 - 5840 letture

Il senatore Giulio Andreotti, piu’ volte capo del governo italiano, non e’ iscritto a Cosa Nostra. Ha invece intrattenuto "personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra". Ha commesso "reato di partecipazione all’associazione per delinquere", "concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", che oggi e’ semplicemente "estinto per prescrizione". La cessazione del comportamento criminoso dopo una certa data e la sua successiva disponibilita’ a collaborare con la giustizia ne fanno, tecnicamente, un "pentito". Non un mafioso pentito, ma un amico-dei-mafiosi pentito. Se questo basta per festeggiarlo, allora festeggiamolo pure.

* * *

Memoria. La lotta contro Andreotti e il suo potere non e’ stata, come credevamo allora, la crescita civile e la progressiva presa di coscienza di tutto intero un popolo, ma la battaglia di una combattiva minoranza azionista - a quei tempi si diceva giacobina - della societa’ siciliana. Non perche’ fosse particolarmente diffusa, in Sicilia, una qualche forma specifica di "cultura mafiosa" (quella, se mai e’ esistita fuori dalla letteratura, e’ morta con la civilta’ industriale), ma perche’ il dominio mafioso in Sicilia corrispondeva perfettamente alle esigenze profonde - ordine, illegalismo, pace sociale, mantenimento dei piccoli e grandi privilegi, parassitismo sociale - della borghesia siciliana. Nel complesso d’Italia, identiche esigenze erano soddisfatte con meccanismi analoghi, ma con un meno frequente ricorso all’omicidio. Fino alla fine degli anni Settanta, il potere mafioso e’ stato semplicemente la variante meridionale dell’andreottismo, subalterna sia ai poteri politici de jure (la democrazia cristiana) che a quelli de facto (l’ambasciata americana e le massonerie). Il periodo andreottiano, con la sua sub-variante mafiosa, e’ terminato in un momento imprecisato verso la fine dei Settanta, quando si sono verificate in rapida successione le seguenti evenienze, del tutto - benche’ in fondo logiche - inaspettate: il cambio di velocita’ della politica americana nel Mediterraneo (di li’ a poco, Comiso); l’infiltrazione di personale specializzato nelle logge massoniche piu’ potenti, e in ispecie nella P2, e la loro conseguente utilizzazione a fini non piu’ clientelari ma terroristici; l’allevamento di tutta una nuova generazione di personale politico eterodiretto e la creazione artificiale di nuovi indirizzi politici (il Midas e il "nuovo corso" del partito socialista: ogni resistenza al quale venne stroncata dal rapimento del figlio del vecchio leader De Martino); e infine, nel campo della mafia, l’eliminazione dei vecchi "uomini di rispetto" e la crescita di nuovi boss legati non piu’ solo ai politici ma anche ai servizi segreti. Sono gli anni in cui - per fare un esempio significativo - a Catania emergono improvvisamente, da un momento all’altro e senza alcun radicamento apparente, politici come Ando’ (commissione P2, servizi segreti, partito socialista), mafiosi come Santapaola (personaggio minore di un clan periferico), imprenditori come Graci o Rendo (appalti pubblici, velocissime accumulazioni) e diventano rapidissimamente e del tutto inspiegabilmente protagonisti di rilievo nazionale. Sono gli anni di svolta, e Andreotti comincia a decadere gia’ da allora (sara’ utile ancora, sul piano internazionale, come garante dello schieramento filoamericano dell’Italia; ma anche quest’ultima utilita’ verra’ a mancare, ovviamente, alla fine della guerra con l’Unione Sovietica).

* * *

Sono anche anni di lotta: man mano che diventa - che e’ obbligato a diventare - piu’ feroce, il potere mafioso incontra un’opposizione popolare crescente. Cose che prima erano vissute come "normali" incontrano improvvisamente una resistenza inaspettata. Il popolo siciliano - allora non eravamo ancora "la gente" - diffidente, passivo, abituato da millenni a farsi i fatti suoi, scopre con meraviglia alcune bellezze civili e, timidamente, vi mette mano. Una scoperta del vivere, a ripensarla ora, adolescenziale. E’ una scoperta costosissima, perche’ ogni passo fuor della gabbia costa sangue. Ma per alcuni anni, con timidezza ed entusiasmo, i neo-cittadini siciliani vanno avanti. "Sicilia quanta gloria/ E chiantu e cori ruttu/ La mafia e li parrini/ t’hanno vistuta a luttu...". Da Eboli in su, solidarizzano alla televisione. Dell’antimafia a Catania alla fine e’ rimasto questo, che i ragazzini pagano il biglietto salendo sull’autobus; mi cedono il posto vedendomi zoppicante e col bastone, si alzano sorridenti e gentili. A volte penso che gia’ per questo valeva la pena. Abbiamo vinto, contro Andreotti abbiamo vinto noi. Sono passati gli anni, e dopo Andreotti hanno votato Berlusconi. Dopo i Borboni i Savoia, altro che Garibaldi.

E d’altra perche’ usare Toto’ Riina, quando basta la tivvu’? Una televisione vale mille lupare. Ordine, illegalismo, pace sociale, mantenimento dei piccoli e grandi privilegi, parassitismo sociale: tutto ok. Non c’e’ piu’ bisogno di sparare. Una cosa di cui non c’eravamo pienamente accorti allora, o meglio ce n’eravamo accorti ma non nelle budella, non fino in fondo, e’ questa: che uomini son venuti fuori da queste Catania e Palermo, da questo popolo gramo, da questa Sicilia. Io non mi ero mai accorto, in realta’, di avere conosciuto Borsellino. Avevo conosciuto un buon giudice, io che facevo il giornalista, in un posto che si rischiava la pelle; tutto qua. O Calogero Zucchetto, o Montana, o Cassara’. Storie di quotidiano lavoro, persone che s’incontrano, routine; cerimonie di Stato, quando tutto - alla fine - era concluso. Invece, erano eroi greci. Non roba da monumento, non da telegiornale: da poeti. "Voi che siete caduti per l’Ellade...". "Se passi per la mia citta’, straniero, digli che noi siamo caduti qui, obbedienti alle leggi...". "Mio figlio, Robertino Antiochia, che faceva il poliziotto a Palermo...". Da una distanza infinita, da un’epoca in cui non ci sono piu’ baroni ne’ meschini ma solo un grandissimo silenzio e il vento che passa lieve e il mare e il cielo.

* * *

Eppure, una carta c’era da giocare, in quegli anni, una carta che avrebbe potuto - forse - cambiare tutto. C’era una minoranza, abbiamo detto, una minoranza giacobina. Ma era una minoranza giovane, anche anagraficamente. Per due o tre anni, e forse per quattro, una parte non indifferente della gioventu’ siciliana e’ stata politicamente schierata. Politicamente in senso serio, non chiacchiere ma antimafia, democrazia reale, cambiare la vita quotidiana, lotta. Questi giovani hanno trovato dei capi, delle figure carismatiche, non degli organizzatori e dei maestri. Dei Prampolini, dei Pancho Villa, dei Bakunin, dei fratelli Bandiera. Non dei Gramsci, non dei Gobetti.

Se... Ma la storia non si fa coi "se". Essi erano, in realta’, la nuova classe dirigente del Paese. Non guardateli come sono ora, emarginati o integrati o incattiviti o delusi. Ricordateli com’erano allora. Avevano tutto per esserlo, avrebbero cambiato tutto. La vecchia sinistra non li comprese era troppo occupata a flirtare con Andreotti o con Martelli. La nuova non ebbe il tempo - era troppo occupata a litigarsi le candidature, in nome della nuova politica, a questa o quell’elezione. E’ andata cosi’...


L’articolo di Riccardo Orioles è pubblicato all’interno della rubrica di Girodivite "Tanto per abbaiare", assieme agli altri articoli che Orioles diffonde settimanalmente con la Catena di San Libero.


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Andreotti è un reato inventato
22 aprile 2006, di : Andrea Otti

Ma tu sei sicuro che Andreotti abbia commesso qualche reato? E se pur avesse baciato Riina o non so chi, anche se con la lingua, quale sarebbe il reato? O forse aveva l’obbligo di nominare un investigatore per prendere informazioni sulle persone che avrebbe dovuto incontrare? Ti ricordo che in Italia la maggior parte dei denuti sono accusati di reati che non hanno commesso, o meglio ancora di reati mai esistiti. L’hai sentita la storia del condannato all’ergastolo per omicidio, poi scarcerato perchè il morto è tornato in paese? O forse eri ancora giovane quando hanno arrestato Enzo Tortora? Invece di fare commenti sulle disgrazie degli accusati, fatti un bell’esame di coscienza e commenta l’operato degli accusatori. Se ne hai il coraggio, altrimenti taci!
    Andreotti è un reato inventato????
    22 novembre 2006, di : Mino Giordie

    Palermo, 2 maggio 2003 Corte d’Appello

    In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:

    a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli; b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione; c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti; d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso; e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati; f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi; g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica,il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.

    Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti. Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

    PER QUESTI MOTIVI La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.

    Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il qualeverranno depositate le motivazioni della sentenza. IL CONSIGLIERE est. IL PRESIDENTE (Dr. Mario Fontana) (Dr. Salvatore Scaduti)