Sei all'interno di >> :.: Culture | Cinema - Visioni |

"Pornocrazia" Di Catherine Breillat

Un film oltre il limite dell’osceno, volutamente
di Ugo Giansiracusa - mercoledì 23 giugno 2004 - 77056 letture

Un film di Catherine Breillat con Rocco Siffredi e Amira Cesar durata 77 minuti

In ogni epoca dell’uomo la libera espressione dell’arte ha dovuto scontrarsi con il concetto di "osceno" espressione della morale del periodo, riuscendo, in alcuni casi, fra lo scandalo e l’indignazione dei più, a spostare questo limite un po’ oltre. Ogni epoca ha avuto i suoi romanzi, le sue poesie, le sue opere teatrali, i suoi quadri, i suoi film scandalo. L’epoca successiva li ha inglobati, spesso, nel proprio patrimonio culturale accettando come normale ciò che poco prima era stato considerato osceno.

Pornocrazia di Catherine Breillat si muove al limite del confine contemporaneo dell’osceno facendo vedere e raccontando ciò che normalmente è campo quasi esclusivo del cinema porno. "Mi devi guardare dove non si può guardare" dice la protagonista esplicitando lo spirito stesso del film. Il tentativo è di superare quella linea di demarcazione e raccontare il tabù del sesso, anche estremo, con naturalezza e senza pudore alcuno, abbassandolo ad un livello di narrazione che vorrebbe essere normale.

Pornocrazia si struttura come un’operazione intellettuale, ragionata, studiata, voluta che cerca di creare una sorta di "porno freddo" in cui l’atto sessuale, in qualsiasi manifestazione, non venga caricato di significati altri e sia vissuto in maniera quasi straniata dallo spettatore immerso in una atmosfera surreale in cui la filosofia e la poesia si sostituiscono all’ideologia dell’eros che normalmente accompagna immagini come quelle proposte nel film.

Fin dalla prima inquadratura (un uomo che pratica una fellatio ad un altro uomo) il percorso del film è esplicito. La trama è di una semplicità quasi disarmante, una donna compra un uomo per farsi guardare per quattro notti. In queste quattro notti i due istaurano un rapporto in cui la filosofia, la poesia e la sessualità si pongono, in teoria, sullo stesso piano di importanza sviluppando, sia nel discorso sia nell’azione, il complesso schema di legami che unisce l’uomo alla donna… anzi l’Uomo alla Donna, perché in una stanza quasi vuota i due protagonisti diventano un simbolo e una rappresentazione.

Particolare la compresenza in questo film di due attori assolutamente dissimili come provenienza e come personalità. Da una parte il celeberrimo Rocco Siffredi conosciuto per le sue performance in film propriamente pornografici e Amira Cesar che prima di questo film non aveva mai girato una scena di nudo e che per alcune inquadrature (per pudore) si è fatta sostituire da una controfigura. Ambedue molto bravi ad assecondare la regista nella costruzione di un’atmosfera di distacco e allontanamento che ripudia la partecipazione simpatetica ed emotiva al proprio svolgersi e rappresentarsi.

La regista ha definito il suo film, durante la conferenza stampa, come "una fiaba iniziatica sull’oscenità" e in quest’ottica l’operazione risulta interessante, almeno sul piano teorico. La particolarità (oscenità) di alcune delle immagini del film possono essere analizzate come la ricerca di mostrare ciò che normalmente viene omesso, nascosto, evitato. Immagini che non sono per nulla facili da accettare per chiunque sia parte di questa stessa società che ha imposto ad ognuno di noi i limiti della decenza. L’esplicitazione di immagini di peni in erezione, sangue mestruale, dettagli di genitali esplicitano ed evidenziano la difficoltà dello spettatore ad abbandonare i propri limiti culturali per una ricerca di comprensione del discorso che vada oltre le semplici immagini.

Si può raccontare tutto? Si può far vedere tutto? Ci sono parti di un corpo umano che non possono essere oggetto di una inquadratura, di un racconto o di un film? Cosa non si può raccontare? Perché? Almeno secondo alcuni non si può raccontare tutto. Infatti il film è già al centro di discussione e dibattito e scandalo e perfino censura per la sua natura, non volutamente provocatoria, come ha sottolineato la stessa regista, ma comunque estrema. La Eagle Pictures si è rifiutata della distribuzione in home video del film a causa di una inquadratura (una sola) di nudo infantile dichiarando il film "scandaloso e contrario alla morale pubblica" cosa inoppugnabile, ma questo è sufficiente per censurare un film?

Il film è scandaloso e contrario alla morale pubblica, non ci sono dubbi. Ma è anche un tentativo di creare un ragionamento e una filosofia del sesso. Scandalosi e amorali erano anche i romanzi di Miller quando furono scritti, come quelli di Batalle, come quelli di Pasolini, come i nudi del Giudizio Universale di Michelangelo, come alcuni "scandalosi" dipinti di Caravaggio e potremmo continuare l’elenco fino a riempire alcune pagine.

Che Pornocrazia sia una di quelle opere d’arte che contribuiscono a portare un po’ più in là il concetto di osceno non è prevedibile. Il compito è estremamente difficile e normalmente riesce solo ad opere di grande qualità. Il tentativo è comunque interessante anche se la visione risulta problematica, scomoda e difficile. Ma se così non fosse non avrebbe nessuna speranza di raggiungere lo scopo e la meta che la Breillat si è posta girando questo film.


Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> "Pornocrazia" Di Catherine Breillat
8 febbraio 2005, di : pascal

vogliamo assolutamente che il film sia prodotto in videocassetta e dvd
    > "Pornocrazia" Di Catherine Breillat
    8 febbraio 2005, di : simo

    alcuni film di pasolini andavano ben oltre l’osceno non riesco a capire questa censura
    > "Pornocrazia" Di Catherine Breillat
    8 febbraio 2005

    perchè finora non è uscita in dvd o vhs
"Pornocrazia" Di Catherine Breillat
18 luglio 2006, di : mina

Il film è bellissimo,intenso, coraggioso e lascia il segno.complimenti alla regista e agli attori.