La canzone (song) tra il 1945 e gli anni '90

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La canzone (song) tra il 1945 e gli anni '90


[Chansonnier francesi] [La canzone in Italia] [Il rock] [I beat in Italia] [La canzone popolare di protesta] [I cantautori italiani] [La canzone d'autore italiana] [L'industria in Italia: San Remo] [L'underground dopo il 1980] [Folk e cabaret]

Quello dei cantautori è il fenomeno musicale letterariamente pił interessante in europa. E' un fenomeno che investe un po' tutti i paesi, con caratteristiche musicali diversi, ma ovunque con le stesse coordinate ideologiche di fondo. Un cantautore è un autore di testi e di musiche, che canta le proprie canzoni e si esibisce in pubblico attraverso tournées, o con esibizioni nei luoghi di ritrovo (osterie, stazioni metropolitane, piazze ecc.). La sua posizione è sostanzialmente quella di essere fuori dalla produzione ufficiale, in mano alle multinazionali discografiche o alle case discografiche controllate dagli stati. Proprio per questa sua posizione, e per la vicinanza pił diretta con la gente, il cantautore esprime in maniera pił diretta, non mediata dalle ideologie al potere, sentimenti e idee diffuse tra la gente e di cui si fa diffusore, e propri sentimenti e proprie idee, che riflettono un mondo poetico o una concezione politica.
Donovan in Inghilterra, Vysotskij in URSS, Biermann in Germania, De Andrè in Italia, Bressens in Francia ecc., sono alcuni di questi cantautori. Essi ricostruiscono e attualizzano una cultura orale, propria del mondo occidentale: in forme diverse ma sostanzialmente simili alla tradizione dei griot africani.

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Il fenomeno pił grosso e culturalmente pił accreditato della canzone europea è legato agli chansonniers francesi. Il fenomeno ha il suo centro nel periodo compreso tra gli anni '30 e i primi anni '50, con una ripresa intorno agli '60. Il primo nucleo è caratterizzato da testi lirici, poetici, sostanzialmente amorosi, in cui fa capolino la realtà sociale dei quartieri malfamati. Autori come Cocteau, Prévert e Vian scrivono canzoni per alcuni grandi interpreti, prima tra tutte Edith Piaf. E' la cultura francese che si apre alla realtà, i luoghi di ritrovo della "rive gauche" Parisna. Grazie a Edith Piaf si forma il nucleo dei cantautori, autori di chansons e chansonniers essi stessi, che domineranno il panorama culturale della canzone francese, influenzando anche i paesi confinanti: Jacques Brel, Leo Ferré, Brassens, il pił leggero Yves Montand, Moustaki ecc. E' il secondo nucleo, caratterizzato da testi pił duri, che parlano oltre che della dura vita degli slums Parisni, di politica. Interpreti di queste canzoni, oltre che i loro autori sono anche cantanti di grande efficacia come Giuliette Greco, Barbara, oltre a Edith Piaf.

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Anche la canzone (song) ha un notevole sviluppo in Italia, su influsso della produzione della chanson d'autore francese (Jacques Brel ecc.) e di quella nordamericana (Dylan, Baez): a partire dalla metà degli anni '60 appaiono i "cantautori". E' quella che viene definita pomposamente "la scuola dei cantautori".
La canzone acquista con questi autori una dignità poetica anche presso la critica tradizionale, pur rimanendo il genere distinto da quello poetico librario. Indicativo in questo senso il fatto che quasi nessun "poeta" scriva canzoni, che comunque non vengono recepite nella diffusione. Unico tentativo in Italia che si registri è quello di Roversi, e rimane un caso piuttosto confinato. Essa riesce a ritagliarsi un suo spazio, soprattutto qualitativo, all'interno dell'industria discografica, supportata da testi non necessariamente sempre politicizzati. Meno interessanti i risultati dal punto di vista strettamente musicale. Gli autori di questo tipo di canzone, genericamente pop, sentono di "avere qualcosa da dire" alla società e non solo al mondo sentimentale dei singoli individui; i risultati migliori li ottengono quando sfruttano il sistema della parabola o della metafora e non esplicitano il 'messaggio' politico contingente.
La canzone continua a essere il prodotto letterario (oltre che musicale) forse pił diffuso a livello sociale, a parte il cinema. Una notevole svolta si ha negli anni '50 con l'arrivo in europa della moda del rock che si somma a quella del jazz. Mentre il jazz influenza à mbiti tutto sommato ristretti del mondo musicale, il rock diventa fenomeno di costume di massa, connesso con la caratteristica della nuova società di consumo del mondo occidentale. Fa parte del suo successo l'essere stata adottata dalle generazioni pił giovani, i nuovi consumatori di massa della società occidentale, e guardata con sospetto dalle generazioni dei "padri". Il rock determina un rinnovamento dei costumi e dei ritmi, mentre dal punto di vista dei testi introduce tematiche d'interesse giovanili (i "problemi dei 'teen-agers'"). Dal punto di vista dei testi però non ci sono grosse 'rivoluzioni', tanto pił che il rock viene addomesticato ben presto dall'industria e i suoi prodotti perdono la carica eversiva per acquistare una patina piuttosto manierata (il 'ribellismo').

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Il rock ha rappresentato un grosso elemento liberatorio, sia dal punto di vista musicale e dei testi che dal punto di vista del costume. Il rock è stato l'indice di un bisogno ricorrente all'interno delle società - non solo occidentali: quello del rinnovamento, un bisogno di maggiore aderenza alla realtà e alla verità delle sensazioni e dei sentimenti. Il rock è stata solo una, anche se la maggiore, delle nuove musicalità emerse nella seconda metà del XX secolo. Periodicamente ne emergono altre. Ogni nuovo fenomeno che emerge perde in tempi pił o meno brevi la propria carica innovatrice, viene assorbita dall'estabilishment e depotenziata o semplicemente si esaurisce per proprio conto; c'è anche il fenomeno del consumismo musicale, la musica diventata prodotto di consumo usa & getta; e il fatto che un decennio dopo l'altro le generazioni di giovani (una parte di essi) si identificano con una particolare musica, diversa dalla generazione precedente e successiva anche se si possono riconoscere elementi di continuità . Gli elementi di continuità sono in fondo le reazioni che il mondo degli adulti e il sistema di potere ha rispetto a queste nuove 'tendenze', la demonizzazione attuata in tutte le forme (dai tentativi di intervento diretto a sopprimere i focolai di 'rivolta' alla censura ecc.). Il rock è stato da questo punto di vista emblematico. Quando l'accerchiamento è rotto, ciò avviene a certi prezzi: la fascia di giovani rappresenta pur sempre nella seconda metà del XX secolo una fascia di consumatori che l'industria discografica corteggia in particolar modo, ma l'assunzione delle nuove sonorità nel sistema dell'industria se porta nuova linfa all'industria stessa, finisce per disinnescare quelle nuove sonorità . Mentre Leonard Cohen sembra pił influenzato dalla testualità chansonniettistica francese, influenzato dal '68 statunitense libertario e dallo sperimentalista di un musicista come Edgar Varè se è stato Frank Zappa.

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E' un fenomeno che appare all'inizio degli anni '60, preparato dai primi sintomi della crisi della canzone melodica tradizionale italiana. Un fenomeno di importazione e legato allo "sconvolgente" nuovismo delle fasce giovanili, con le simbologie di diversificazione (nel modo di vestire, nel taglio dei capelli) rispetto alle generazioni precedenti e ai coetanei "integrati". In Italia il movimento musicale beat è tipico di un ambiente provinciale, che importa gran parte dei suoi modelli, ma che tende nello stesso tempo a radicalizzare certe manifestazioni (che avranno un primo epilogo nel 68 italiano). Sono le prime band che nascono al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali: Equipe 84, Rokes, Corvi. Fino ai Nomadi che con Dio è morto raggiungono in quegli anni uno dei momenti più alti in Italia di questo movimento beat. La canzone, scritta da Francesco Guccini, viene censurata dalla RAI (la televisione unica di Stato di allora).

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Fa parte del clima di impegno politico e sociale degli anni '60 oltre al fenomeno dei cantautori, il recupero della tradizione orale, il patrimonio culturale della canzone appartenente al mondo popolare e non "letterario". Da questo punto di vista opera importantissima dal punto di vista culturale svolgono alcuni folkloristi le cui finalità vanno oltre i limiti della semplice raccolta "per studio". E' in quegli anni il tentativo di ritrovare le tracce di una tradizione, di una produzione culturale legata non alle classi borghesi o feudali, ma al mondo del proletariato e del sottoproletariato. Oltre alle operazioni legate a una interprete e cantante come Milly, sono i materiali raccolti nella collana dei «Dischi del sole» (edizioni Bella ciao), e dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, poi confluiti nella raccolta documentaria dell'Istituto Ernesto De Martino, di Milano. Vengono così recuperati i canti anarchici della prima parte del secolo, quelli socialisti e comunisti successivi, i canti della resistenza al nazifascismo. E in quest'ambito sono le produzioni di alcuni cantautori che si muovono fuori dai circuiti commerciali, diffondendo le proprie canzoni direttamente, che vengono conosciute e diffuse grazie a una diffusione orale. Evento produttivo di testi musicali di alto livello furono le lotte studentesche e operaie degli anni '68-9 e seguenti. Si ricordano qui soprattutto due autori: Ivan Della Mea e Paolo Pietrangeli.
Della Mea e Pietrangeli non furono i soli, ma parte di un movimento diffuso, frastagliato, che nasceva da una esigenza di giustizia e da problemi sociali reali. Così Gualtiero Bertelli (nato a Venezia nel 1944) autore di canzoni in veneziano ("Vedrai com'è bello", "Mi voria saver", "Barche de carta", e "Nina ti te ricordi" [1966] in cui ricorda che «amarse non x'è no un pecato | ma ancł o el x'è un lusso de pochi | e intanto ti Nina te speti | e mi son disocupà »), Alfredo Bandelli (nato a Pisa nel 1945, già aggiustatore meccanico emigrato in Svizzera e Germania negli anni 1966-7, autore de "La caccia alle streghe", "La ballata della Fiat" e di "Partono gli emigranti" [1977]: «partono gli emigranti | partono per l'europa | sotto lo sguardo della polizia | partono gli emigranti | partono per l'europa | i deportati della borghesia» è il ritornello), Alberto D'Amico (nato a Venezia nel 1943, autore di "Giudecca") con la sua Venezia non turistica, e degradata, e Giovanna Marini, generosissima interprete del mondo popolare e della protesta sociale.
Tra i testi della canzone sociale che deriva i suoi temi e l'occasione dalla cronaca politica e sociale contemporanea, un posto occupa la Ballata per Pinelli. Il testo fu improvvisato da un gruppo di attivisti (Giancarlo Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarin, Ugo Zavanella) a Mantova il 21 dicembre 1969, il giorno successivo ai funerali di Giuseppe Pinelli, anarchico buttato da una finestra della questura di Milano nel corso di un interrogatorio per la strage di piazza Fontana. La melodia usata fu quella di un "testo sacro" della tradizione anarchica, la ballata del "Feroce monarchico Bava":

«Quella sera a Milano era caldo | ma che caldo che caldo faceva | brigadiere apra un po' la finestra ! ed un tratto Pinelli fu gił », il ritornello.


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Paolo Pietrangeli può essere considerato un cantautore. Con questa definizione si indica un gruppo di autori che cantano le canzoni che scrivono e musicano. La validità di ciò che compongono è tale che la stessa industria discografica deve tenerne conto, e distribuire i loro lavori. I cantautori non sono cantastorie girovaghi, ma autori di musica pop i cui testi si discostano dalla media della canzonetta d'amore per la qualità dei testi e gli argomenti affrontati. E per l'aura che riescono a creare, che è quella dei cantautori nordamericani come Leonard Cohen, Bob Dylan, Joan Baez ecc. e degli chansoniers francesi da Brassens a Brel a Leo Ferré . A questo gruppo appartengono Fabrizio De Andrè , Francesco Guccini, Paolo Conte; Claudio Baglioni, Gino Paoli, Luigi Tenco; Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Angelo Branduardi, Franco Battiato, Enzo Iannacci, Giorgio Gaber, Edoardo Bennato, Pierangelo Bertoli, Rino Gaetano. Negli anni '80 è Ivano Fossati a proseguire la tipologia del genere. Il loro rapporto rispetto all'industria discografica, che tende a serializzare e normalizzare i prodotti, è quantomeno ambiguo. L'industria distribuisce i loro prodotti che hanno un buon mercato, ma essi si pongono separati (o in contrasto) con l'industria. Da questo punto di vista indicativo può essere considerato il suicidio di Luigi Tenco negli anni '60. Motivazioni individuali e politiche si uniscono a caratterizzare singoli percorsi e posizioni.

La canzone d'autore in Italia, a cura di Giada Pizzolo, Rosaria Marchese e Barbara Dinaro

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In Italia l'industria discografica è il festival di San Remo. Si tratta della pił grossa manifestazione di musica leggera sopravvissuta negli anni. E' indicativo ad esempio la 'morte' del festival della canzone napoletana, uccisa dal mutare della trama sociale della nazione, che si unifica sociologicamente a partire dagli anni '60 sia tramite forzose immigrazioni interne ma soprattutto grazie al livellamento operato dai sistemi di vendita e produzione dell'industria. Il festival di San Remo è la vetrina della canzonetta di consumo. I temi dei testi sono rigidamente d'amore: amori casti o disperati, è esclusa ogni riferimento al sesso, i ritmi ripetitivi e normalizzati. Le canzoni di San Remo sono indirizzate dall'industria e dal potere politico dominante a una fascia di consumatori passivi che si vogliono dediti a casa chiesa e famiglia. Per questo il festival di San Remo rappresenta il momento di evasione e alienazione della canzone. E tuttavia esso è l'unico trampolino di lancio che hanno i nuovi autori per farsi conoscere a un pubblico pił vasto: e così avviene che passino da San Remo i giovani autori che poi magari non andranno pił a San Remo e faranno una strada diversa dalla canzone di consumo. La storia di San Remo fino agli anni '60 è la storia della canzone italiana. Negli anni '50 domina la canzone melodica che replica quella sviluppatasi fin dagli anni '30. Un primo scossone al sistema melodico è dato da Domenico Modugno. Negli anni '60 arrivano i giovani cantautori. Il suicidio di Tenco serve ai nuovi autori a assumere la consapevolezza della realtà industriale del festival e della diversità esistente (o che si cerca, o si propaganda) tra sé e quella realtà .
Negli anni '60 entra nel panorama discografico anche la televisione, mezzo di diffusione delle canzoni alternativo e pił potente rispetto alla radio. Il controllo sulla televisione da parte dell'industria è maggiore, la selezione di ciò che viene trasmesso, di ciò che 'esiste', maggiore. Grosso successo ha un paroliere come Mogol supportato dal cantante- musicista Lucio Battisti che ha una funzione di rottura negli anni '70 paragonabile (maggiore) a quella avuta alla fine degli anni '50 da Domenico Modugno nel campo della canzone melodica poi proseguita con i primi esemplari delle musicalità beat.

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Negli anni '80 un certo rinnovamento è ottenuto dal movimento punk (originato dall'Inghilterra) e da quello reggae (originato dalla Giamaica); negli anni '90 è il movimento rap (proveniente dalle aree nere metropolitane afros degli USA).
Al punk fanno riferimento i CCCP, mentre al demenziale sono i bolognesi Skiantos con il loro leader Freak Antoni. Sono due filoni che avranno grande influenza sull'underground musicale italiano degli anni successivi. Si pensi ad esempio ai milanesi 'Elio e le storie tese' alla fine degli anni '80 / inizio degli anni '90.
In Italia, proprio alla fine degli anni '80, nel periodo pił nero del dominio del blocco di potere DC-PSI, si diffonde come reazione un nuovo fenomeno underground, non legato all'inizio a nessuna casa discografica. E' il popolo di ragazzi punk e ragamuffin, collegato al fenomeno sociale dei Centri Sociali (come il Leoncavallo a Milano ecc.). Mentre il rock riceve un nuovo impulso grazie alla senese Gianna Nannini, il gruppo fiorentino dei Liftiba, e a Vasco Rossi, il mondo underground ha l'esplosione di decine di piccoli gruppi, le "posse", che diffondono le proprie canzoni tramite circuiti alternativi e clandestini. Solo dopo le case discografiche si sono 'accorte' del nuovo fenomeno, a partire dal 1992. I siciliani Nuovi Briganti; i salentini Sud sound system, Papa Ricky; i napolitani Bisca, 99 Posse, Almanegretta; i marchigiani Gang; i romani Assalti Frontali, AK 47, Banda Bassotti, Cyclone, Sergio Messina, RadioGladio ecc.; i sardi Sa Razza; il gruppo fiorentino di Il Generale; in Emilia-Romagna Ustmamò , Csi, Disciplinatha, Isola posse, Allstar; i livornesi di 8 Padiglione; i veneziani di Pitura Freska; i milanesi di Art.31, Casinò Royale; i torinesi di Mau Mau, Loschi Dezi, Africa United, Gezoz, UFO, Torino Posse. Si tratta solo di alcuni nomi indicati di un fenomeno magmatico, in continua evoluzione dinamica, con gruppi che nascono e si trasformano nello spazio spesso di pochi mesi. I ritmi mischiano in maniera originale il raggae e il rap, a formare il raggamuffin. I testi sono prevalentemente orientati alla rivendicazione sociale e politica, contro il razzismo e il dominio del potere. Si veda l'"inno" antileghista (la Lega Lombarda in quegli anni rivendicava il razzismo del ricco nord Italia contro il sud povero e 'inferiore') di Torino Posse, Legala, in forma di scioglilingua:
«Lega la Lega, sì | non lasciarla scappare | perché il razzismo | è difficile da fermare. || E allora, lega la Lega sì | non lasciarla scappare | la politica delle Leghe | non deve continuare || La Lega attacca ma noi | non abbiamo paura | perché il leghismo | è soltanto una sporca | fregatura. | La Lega attacca ma | non è vero che ce l'ha duro | il razzismo non ha, | non ha futuro [...]».
Interessante poi l'uso linguistico, accanto all'italiano e al gergo, il dialetto (es. i Mau Mau, Almanegretta, Pitura Freska), e le sonorità arabe. In anni di dilagante razzismo, le posse sono state le poche isole di resistenza contro il nuovo nazifascismo.

Vai inizio pagina Tra cabaret e folk

Contro la musicalità appiattita e le canzoni dell'industria, l'attenzione di alcuni settori per il folk ha rappresentato in Italia un forte movimento politico, di tipo populista. Se il recupero di certe sonorità e ritmi può servire alla stessa industria per rinnovare la propria produzione e offerta, la ricerca messa in campo da alcuni musicisti e cultori del folk a partire dagli anni Sessanta (raccolti sotto l'Istituto Ernesto De Martino) ha permesso il recupero di testi e musiche non solo "della" tradizione, ma provenienti da quella parte della società sconfitta politicamente dai ceti dominanti.
E' una linea di tendenza affine a quanto avviene in altri paesi: così il movimento cileno di Violeta Parra, di Victor Jara e il Quilapayún, il popolare complesso creato dallo stesso Jara, e degli Inti Illimani, quello messo in campo dai settori autonomisti irlandesi e scozzesi ecc.
Nella periodica ri-immersione folk che viene attuata (per periodi brevi ma significativi nella scansione produttiva musicale) può accadere che tali dischi giungano a scalare le classifiche "ufficiali" (così nel 2003 "Il fischio del vapore" di Francesco De Gregori e Giovanna Marini).

Una forte tradizione che si pone a cavallo tra cabaret e folk è quella espressa, in europa, da artisti come il bulgaro Moni Ovadia, trapiantato in Italia. La sua è uno spettacolo-canzone, che contamina la tradizione folk proveniente dalla cultura jiddish con altre suggestioni dal cabaret. Si veda un suo spettacolo intitolato Oylem Goylem (Mondo pazzo, scemo) in cui si unisce il mondo della tradizione jiddish e la musica del "klezmer", il recupero della musica degli itineranti ebrei dell'est europeo del XVI secolo che suonavano ai matrimoni e alle feste (ebraiche e non).

Indice Novecento post 1945
La canzone d'autore in Italia, a cura di Giada Pizzolo, Rosaria Marchese e Barbara Dinaro



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