Marco Ferreri

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Marco Ferreri

Marco Ferreri nacque a Milano l'11 maggio 1928 (morì a Paris il 9 maggio 1997 a causa di un infarto). Fu uno studente pigro, fece poi vari mestieri: piazzista rappresentante di liquori, giornalista, rappresentante di obiettivi per macchine da presa, qualche piccolo imbroglio. Nel 1951 fonda insieme a Riccardo Ghione la rivista "Documento mensile" che fallisce dopo appena due mesi. Dopo aver fatto la comparsa nei film di Alberto Lattuada Il cappotto (1952) e La spiaggia (1953), si ritrova in Spagna a girare films dopo aver invano cercato di fare il produttore. Nel 1958 a Barcellona incontra Rafael Azcona che sarà suo amico e sceneggiatore per un trentennio. Le sue sono satire, antiborghesi e anticattoliche: inizia con El pisito (1958) a cui seguono Los chicos (1959), e El cochesito (1960) è il più crudele dei tre film spagnoli, pone al centro dell'attenzione i vecchi. Torna in Italia e continua la sua attività registica: Una storia moderna: l'ape regina (1963) è una requisitoria contro il matrimonio, satira anticattolica ove l'istituzione del matrimonio è presa di mira con una cattiveria tale da scatenare le ire della censura (che imporrà al film vari tagli ed un titolo lievemente modificato). La donna scimmia (1964) sul personaggio patetico di una derelitta circuita da un cialtrone (interpretato da Tognazzi) amara e lucida parabola sui rapporti fra i sessi dominati dallo sfruttamento del più debole: al film viene amputato per decisione del produttore il bellissimo finale. Dillinger Ŕ morto (1969) ritratto glaciale e atroce di un imbecille, un ingegnere borghese dentro la societÓ borghese. Una cupa allegoria sul futuro è Il seme dell'uomo (1970). Favola kafkiana dal sapore anticlericale è il breve L'udienza (1972), uno dei suoi risultati più alti.
La grande abbuffata (1973) descrive l'incontro di quattro amici a Paris per una lugubre orgia alimentare. Non toccare la donna bianca (1974) trasforma la buca dove sorgevano le Halles demolite in un set per una fiaba western, con cavalleria, indiani e spie, con effetti di grande ilarità. Ciao maschio (1978) descrive una New York astratta, da incubo fantascientifico, racconta l'autodistruzione di un folle che rifiuta l'amore. Chiedo asilo (1979) affida al folletto Roberto Benigni il compito di salvare l'umanità e la ragione. Il futuro è donna (1984) stravagante quadro sull'idiozia umana, La casa del sorriso (1991) con cui ha l'Orso d'oro a Berlin è una variazione sul tema della vecchiaia e della impossibilità dell'amore. Ne La carne (1991) riprende il discorso de "La grande abbuffata" spostandolo sul versante dell'antropofagia. Diario di un vizio (1993) storia di un cretino e di una ragazza. S'accomiata dal cinema con Nitrato d'argento (1997), addio malinconico ad un cinema che non esiste più.

La caratteristica del cinema anarchico di Ferreri è "il sarcasmo surreale, eretto a sistema di ricerca antropologica. Gli uomini sono animali idioti (per effetto dei pregiudizi diffusi dalle religioni e dalle morali, nonché dalle abitudini), che debbono essere analizzati con distacco e divertimento" [1]

Note
[1] Dizionario del cinema : cento grandi registi / Fernaldo Di Giammatteo. - Roma : Newton & Compton, 1995. - cit. p. 38.

Testi

Filmografia di Marco Ferreri
Scorbutico, iracondo buffo e basso / di Roberto Benigni

Contesto

Cinema negli anni Sessanta e Settanta


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