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(a) tutto... barocco!

A Tutto Volume è la manifestazione che la città di Ragusa dedica ai libri. Girodivite ha seguito l’evento: i risultati sono stati imprevedibili.

di Piero Buscemi - mercoledì 21 giugno 2017 - 4527 letture

Quando il richiamo della carta stampata supera i livelli di sicurezza, la redazione di Girodivite non rimane insensibile ed ogni occasione per immergersi tra la cellulosa creativa si trasforma in un valido motivo per non rischiare qualche crisi di astinenza. E’ stato così che, non appena abbiamo ricevuto la segnalazione del Festival letterario che da otto anni viene celebrato tra le vie di Ragusa e del suo centro storico di Ibla, non abbiamo resistito alla tentazione, scegliendo domenica 18, giornata conclusiva, per staccarci dalle nostre comode poltrone e raggiungere una delle capitali del barocco siciliano.

I giorni precedenti, arroventati da questo inizio estate o, se preferite fine primavera, che già qualche esperto ha giudicato tra il più caldo da diversi decenni, non incoraggiava molto il letargo che aveva avvolto i nostri redattori. Purtroppo, è una patologia ormai cronica di Girodivite che colpisce circa l’ottanta per cento dei suoi componenti, rasentando in alcune giornate picchi intorno al 97%!

In queste occasioni, fortunatamente, si trova sempre qualcuno guarito miracolosamente dalla sindrome della narcolessia latente e, proprio quando meno te lo aspetti, proprio quando si è già deciso di rinviare la nostra partecipazione ad un determinato evento al prossimo anno, proprio quando la più banale delle scuse sembra prendere il sopravvento per compiere il fatidico passo indietro, questo unto dall’inchiostro, si ritrova per le stradali siciliane con la convinzione ferma di documentare un altro capitolo della cultura isolana.

Abbiamo deciso di partire da Lentini. Ci sembrava doveroso considerando che la meta fosse proprio la culla del barocco, iniziare la nostra gita letteraria da un luogo di uguale assonanza architettonica, anche se del siracusano, quasi a volere trovare una linea di continuità che ci guidasse il cammino. Appena saliti in auto, acceso il quadro comandi, un diavolo tentatore, truccato da termometro che segnalava 32 gradi alle dieci del mattino, ha provato a farci desistere. Non appena l’abitacolo ha cominciato a rinfrescarsi con l’aria condizionata, il cd dei Pink Floyd, veramente "a tutto volume", ha congelato gli ultimi indugi.

Ci siamo impossessati della Ragusana, la mitica e pericolosissima 194 che mette in contatto Catania e Ragusa. Andatura tranquilla e panorama a perdifiato tra i paesaggi collinari, quasi senesi, a fare da specchio all’Etna. Cosa pretendere di più, mentre David Gilmour cantava Hey you e la strada sembrava la Route 66, isolata ed assolata come nel migliore dei film anni ’60 dei nostri sogni giovanili.

Un paio di ore ed eravamo Ragusa, nella parte considerata nuova. Qui qualche problema lo abbiamo avuto. Purtroppo, nonostante l’esperienza delle nostre precedenti visite in queste località, anche questa volta siamo stati vittime della noncuranza da parte dell’amministrazione locale nel dotare la città di sufficienti indicazioni stradali che ci indicassero la strada da fare per raggiungere Ibla. Ci sono venute incontro la disponibilità e l’accoglienza dei ragusani che, attraverso uno dei suoi cittadini incontrato in un distributore di benzina, ha fatto un po’ di chiarezza sui nostri improvvisati suggeritori di mappe virtuali dei nostri cellulari.

Dopo qualche altro tornante, diverse altre inversioni a U, qualche imprecazione folcloristica, abbiamo avvistato, lo ammettiamo con una buona dose di culo, un segnale che indicava "Ibla" a caratteri anti-cubitali. Ci ha fatto illuminare gli occhi. Il parcheggio nello spazio sottostante il centro storico, tra due monolocali gommati, alias Suv, ci ha consentito di scarpinarci verso la parte alta di Ibla ed addentrarci tra i suoi vicoli.

Sono questi momenti che ci mettono in contatto con il nostro passato, quello che si assorbe dal tufo dei palazzi barocchi, i balconi intarsiati nella pietra, le finestre bombate in ferro battuto di dominazione spagnola, il sole pittore dorato, improvvisato sulle facciate delle chiese e delle scalinate che collegano le viuzze. In questi momenti, riesci anche ad accettare il fastidio delle auto che clacsonano dietro le spalle, distraendoti mentre provi a mettere a fuoco un particolare di quella bellezza architettonica che ti giustifica i chilometri fatti.

Abbiamo sfiorato la Cattedrale di San Giorgio, aspettando da un momento all’altro, di veder spuntare la sagoma magra del grande Ciccio Ingrassia in una sua personalissima ed indimenticabile versione della Giara di Pirandello. Poi giù percorrendo Corso XXV Aprile, in direzione Giardino Ibleo. Questo, almeno, era l’intento mentre a piccoli passi ammiravamo i negozietti ai due lati del corso.

Sono le reminiscenze stomacali che fregano gli intellettuali. Passare accanto al vicolo Morelli che conduce al ristorante A’ Rusticana, ci ha contaminato le buone intenzioni. E’ stato un attimo, un breve momento di debolezza, che eravamo già davanti all’ingresso a prenotare un tavolo. Per non passare da montalbani fuori stagione, abbiamo dilazionato di una ventina di minuti la nostra visita al ristorante. A poche centinaia di metri, il Giardino Ibleo ci attendeva per ammazzare la sofferenza di quei venti minuti.

Un antipasto misto di mare, nel dettaglio: acciughe marinate, straccetti di tonno all’aceto balsamico, insalata di polipo, carpaccio di pescespada, frittella di neonata, gamberetti in salsa rosa, mini arancini alle acciughe. Un secondo di pesce a base di spezzatino di tonno con cipolle e un’insalata di arance a fare da contorno. Degli ottimi motivi per dare un senso ai 79,9 km segnati da Google map, da Lentini ad Ibla.

Per rimanere in tema, scusate, per giustificare questo articolo, l’evento letterario che aveva previsto nei giorni precedenti la presenza di Serena Dandini, Loredana Lipperini, Veronica Pivetti, tanto per citare qualche nome del gentil sesso, protagonista della kermesse, prevedeva Gaetano Savatteri, Andy Luotto, Gad Lerner e Piero Dorfles nel programma della giornata coincidente con la nostra visita.

Qui dobbiamo fare un inciso, doveroso ed a giustificazione di quello che potrebbe dare adito di pensare che la nostra gita fosse incentrata più nella sazietà addominale, rispetto a quella intellettuale. Diciamo la verità e ammettiamolo una volta per tutte: la scelta di Ragusa Ibla non è stata una scelta felice da parte dell’organizzazione. Troppe tentazioni, culinarie e barocche...


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