Zone interne

In questo ultimo periodo sto leggendo molto sull’abbandono delle zone interne della Sicilia senza nessuna risposta dai governi di Palermo e Roma.
di Luigi Boggio - mercoledì 6 marzo 2019 - 4120 letture

In questo ultimo periodo sto leggendo molto sull’abbandono delle zone interne della Sicilia senza nessuna risposta dai governi di Palermo e Roma. Soprattutto quello che sconcerta è la passività delle amministrazioni locali che non riescono a mettersi insieme per una presa di coscienza collettiva sulla gravità della situazione e la elaborazione di una piattaforma programmatica su pochi punti capaci di svegliare la partecipazione delle popolazioni per farsi sentire oltre i confini dei propri comuni.

Per dire ci siamo, esistiamo e vogliamo restare perché amiamo i nostri luoghi ed anche perché ci sono delle potenzialità inespresse in vari campi come un nuovo e fecondo rapporto tra ambiente e agricoltura, beni culturali e turismo, artigianato e trasformazione di quello che genera un maggiore valore aggiunto.

Ma per spingere in questa direzione occorrono delle professionalità tecniche e finanziarie in grado d’informare e aiutare chi vuole scommettersi su progetti per dare una svolta alla sua vita e creare possibilità di lavoro per altri.

Una comunità che si muove ma che non può arretrare difronte alla mancanza di strade o di acqua, di ospedali non rispondenti ai minimi vitali di garanzie o di scuole sicure, di presidi di sicurezza o di amministrazioni della giustizia per la presenza del fenomeno mafioso e criminale.

Spingere per andare avanti e per richiamare l’attenzione dei governi è più che giusto, anche se a volte gli assunti si capovolgono come il caso della mia città natale Nicosia. La mia città aveva tutte le precondizioni allo sviluppo e alcune idee per andare avanti come la strada Nord-Sud con l’incrocio con la SS 120, cioè la strada dei Parchi che attraversa il Parco delle Madonie, dei Nebrodi, dell’Etna e dei Peloritani. Una dorsale da Santo Stefano, Nicosia, Piazza Armerina, Gela che incrocia l’antica strada percorsa da Carlo V nel suo viaggio in Sicilia.

Cosa è avvenuto in questi anni oltre all’abbandono di queste strade?

Semplicemente che la Nord- Sud da Nicosia non proseguirà verso Leonforte e Piazza Armerina e che la SS 120 è impercorribile. Oltre alla mia città nemmeno i due Borghi più belli d’Italia Gangi e Petralia sono raggiungibili. Per raggiungerli ci vuole tanta pazienza e coraggio perché uno non sa mai quello che trova lungo la via. Per esperienza. Non solo le strade perché hanno cancellato anche il Tribunale, il Carcere e altri servizi di zona. Anche l’ospedale hanno depotenziato perché non sanno cosa significa in una zona irraggiungibile un presidio per la vita delle persone. La verità è che queste zone vanno lasciate al loro destino con la fuga dei giovani e la popolazione che si trascina lentamente lungo il calvario della vecchiaia.

A questo punto mi domando: Come si rinnova la politica, si vivifica la democrazia e un presente in declino senza la passione, l’impegno e l’utopia dei giovani?

Questo non è solo il dramma delle zone interne della Sicilia ma dell’intero Mezzogiorno. Un Mezzogiorno oscurato, anche per la nostra incapacità di reazione.


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