Zombie all’Etnapòlis

Una domenica sera di novembre. Superstrada Paternò-Catania...

di Alberto Giovanni Biuso - lunedì 28 novembre 2005 - 3057 letture

Una domenica sera di novembre. Superstrada Paternò-Catania. Quindici chilometri che impiego un’ora a percorrere. Tutte e due le direzioni della carreggiata sono occupate da migliaia di automobili, alcune delle quali persino parcheggiate sulla strada. È la prima domenica di apertura dell’enorme centro commerciale chiamato Etnapòlis. Il caos è determinato anche dal fatto che alcuni degli svincoli e dei parcheggi previsti non sono ancora funzionanti. E tuttavia l’azienda ha ottenuto lo stesso il permesso di aprire al pubblico. Così vanno le cose in Sicilia.

Ma il punto non è tanto questo. È che migliaia di persone si sono sottoposte a code interminabili e si sono intruppate sulle strade intorno a Belpasso, Misterbianco, Paternò, allo scopo di essere fra i primi a...fare cosa? A visitare un tipico non luogo, secondo la perfetta definizione che Marc Augé ha dato di alcuni dei siti della contemporaneità: autostrade, aeroporti, grandi catene alberghiere, svincoli, centri commerciali: «uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico» (Non luoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità., Elèuthera, Milano 1999)

Non luoghi dove la socialità è dissolta nel transito perenne, nei quali l’unico scopo dell’esserci è utilitaristico, rivolto all’acquisto, intriso di un individualismo straccione. E questo non luogo catanese è stato denominato persino con una parola greca...

Individui, coppie, famiglie che trascorrono la loro domenica in spazi come questi -e se ne sentono felici- decretano con ciò stesso il proprio essere morti al senso e alla sacralità del tempo. Sono esseri umani trasformati in clienti, acquirenti, zombie.

Tornato nella notte su quella strada, ho visto il nuovo tempio della vendita riverberare le proprie luci su tutta la valle circostante. Chi voleva liberare la domenica dalla sua natura di giorno dedicato al riposo e al sacro ha conseguito il risultato che Horkheimer e Adorno attribuiscono all’ansia di liberazione dell’Illuminismo individualistico e materialistico: «la Terra tutta illuminata splende all’insegna di trionfale sventura». Anche quel pezzo di terra che va da Catania a Paternò.

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Zombie all’Etnapòlis
20 aprile 2006, di : draven

Che dire? Il non-luogo è già dentro di noi, prima ancora di cercarlo a Etnapòlis, che, a dispetto del nome, nulla ha a che fare con una pòlis né tantomeno con lo spettacolare profilo dell’Etna che ha spudoratamente coperto. Il non-luogo nella nostra società è così invitante, così "protrettico" nel suo affascinante annullamento di ogni identità... Noi giovani ancora questo non capiamo: che la critica serrata e il radicale rifiuto di qualsiasi cosa che non sia e-statico non valga la pena di essere apprezzato. E cerchiamo discoteche, fumo,luna park estremi et similia. Constatare poi che i primi a sguazzare in tanta melma sono i genitori, giovani e non, mi cascano le braccia. E come si ride, ci si affretta ad andare ,come dice Lei, la domenica sera in quei luoghi...di "perdizione" in tutti i sensi del termine! Adesso non ci si interessa più alla natura e al paesaggio,non si riesce o non si vuole guardare allo sporco che sta dietro questo stato di cose. Si vuole "passare il tempo". Ma almeno ci rendiamo conto di cosa significhi un’affermazione del genere? Di insulsaggine è piena la Terra, ahimé. E chi non ha sale sorbisce i sapori che gli vengono dati da altre mani, assai più subdole e meschine.Lei capisce.