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Z-eyes: Ci sarà un futuro? Ascoltando Alice Walker

Alice Walker è nota per i suoi romanzi fra cui Il colore viola, Il tempio del mio spirito, non restare muti. Da Il colore viola è stato tratto l’omonimo film diretto da Steven Spielberg.

di Alessia Paoli - domenica 16 aprile 2023 - 959 letture

Ho approfittato delle vacanze pasquali per apprendere la storia di Alice Walker, una scrittrice, poetessa e attivista americana di cui avevo già sentito parlare, ma della quale non conoscevo molto in realtà. Alice Walker è nota per i suoi romanzi fra cui Il colore viola, Il tempio del mio spirito, non restare muti. Da Il colore viola è stato tratto l’omonimo film diretto da Steven Spielberg. In questo commento analizzerò ciò che ho appreso in due occasioni diverse ma collegate fra loro.

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Alice Walker nel 1997

(1) La prima è l’incontro registrato su YouTube “Repairing what we sow: a conversation with Pulitzer Price winner Alice Walker” risalente al 15 febbraio 2021, in piena pandemia, organizzato dalla University of California – Berkley. L’incontro è iniziato con una dovuta introduzione su chi è Alice Walker, ovvero una sostenitrice dei diritti umani e di tutti gli esseri viventi e, come sostiene una delle moderatrici, Ra Malika Imhotep, le sue opere sono fondamentali per il futuro dello studio della cultura afroamericana. Per tutta la durata dell’incontro, i moderatori hanno posto diverse domande ad Alice Walker, riguardo alla sua vita personale, sulla sua filosofia di vita e in particolare sulle sue opere. Una delle domande è stata: “considera i suoi scritti come dei lavori di teorizzazione? E se sì, teorizzazione di che cosa?”, ma l’autrice ha ben risposto che lei non teorizza “proprio un bel niente”, lei si limita a scrivere su cosa le procura gioia nella vita e questo termine le provoca solo una sensazione di “pesantezza” se associata alla sua letteratura. Un concetto che è risultato ridondante per tutta la durata dell’incontro è stato il suo pensiero riguardo lo scopo di noi tutti qui sulla Terra. Alice Walker è convinta che ognuno di noi abbia un lavoro da svolgere su questo pianeta e il nostro scopo è quello di capire qual è e portarlo a termine; soltanto questo può portare la pace dentro ognuno di noi.

Riguardo al futuro delle sue opere si è espressa rispondendo semplicemente “is there a future?”, ovvero “ci sarà un futuro?”. La Walker pensa che l’unico futuro che è certo è solo quello del pianeta Terra, delle stelle, degli altri pianeti del sistema solare e dell’universo, ma non per l’uomo. Con ciò ha poi aperto il dibattito sull’importanza della salvaguardia del nostro pianeta e di come “sia duro per i bambini che vengono al mondo trovarsi in un luogo che gli umani hanno rovinato”. Sempre in riferimento al futuro, il suggerimento per le generazioni future è quello di studiare, questo perché secondo lei, parte di quello che abbiamo perso nel corso della nostra permanenza sul pianeta Terra è proprio lo studio di ciò che è accaduto nel passato. In particolare, è molto importante per la comunità afroamericana studiare la storia del passato per poter “capire dove ci si trova e chi siamo”. Un’altra domanda molto interessante posta dai moderatori dell’incontro è stata “come ci si sente a essere un anziana in questo mondo?” e la risposta di Alice Walker è stata che essere un anziano è parte del ciclo di vita, che spesso le persone dimenticano che da ciò deriva anche la responsabilità di guidare i giovani verso ciò che è giusto. Ha inoltre lamentato come alcuni anziani al giorno d’oggi non svolgono questo lavoro, piuttosto cercano di essere loro stessi i “giovani” rischiando di perderci e perdere la nostra guida. Alice Walker ha poi concluso l’incontro rispondendo all’ultima domanda che le è stata posta, ossia “quali consigli darebbe alla giovane Alice Walker scrittrice o in generale alle giovani scrittrici di oggi?”. La risposta in poche parole è stata un elenco di cose da fare come studiare, viaggiare, godersi la vita, sentirsi liberi.

Ammetto che la dialettica di questa donna è davvero coinvolgente: riuscirebbe a incantare chiunque mentre parla e proprio nella parte finale dell’incontro, mentre rispondeva a quest’ultima domanda, mi sembrava quasi di assistere alla scena finale dei classici film della storia come Via col vento o Forrest Gump dove nella scena finale, tramite una colonna sonora o un monologo, si crea un’epifania per lo spettatore. Probabilmente le due cose non sono correlate, ma questa è la sensazione che ho provato. Alice Walker incarna una filosofia di vita che tutti vorremmo perseguire, quella dell’essere liberi e fare ciò che ci rende felice per poter stare in pace con noi stessi. Tramite altri articoli ho approfondito chi è davvero questa donna e tutto ciò che nella vita ha fatto per portare un qualcosa di diverso in questo mondo così corrotto. Mi auguro davvero che un domani, le generazioni future possano avere figure come lei da prendere come riferimento, un domani lontano da quello attuale fatto di guerre e ingiustizie.

(2) Il secondo incontro ha confermato le mie impressioni positive. Ho preso circa 25 pagine di appunti, nonostante l’intenzione iniziale fosse quella di captare solo le informazioni essenziali, ma ritengo che tutte le informazioni “donateci” da Alice Walker siano essenziali per ognuno di noi. “En evening with Alice Walker” è l’incontro che si è svolto il 18 marzo 2021, tramite la UAB – University of Alabama at Birmingham e moderato da Paulette Patterson Dilworth, vicepresidente per la diversità, eguaglianza e inclusione. Una delle prime domande poste alla Walker è stata “si ricorda ciò che voleva comunicare con la sua scrittura quando ha iniziato a scrivere?” e anche qui l’autrice ha spiazzato tutti dicendo che in realtà lei “non ha mai iniziato a scrivere”, bensì l’ha sempre fatto fin da quando è viva su questa terra o su qualsiasi altro mondo lei abbia vissuto prima di questo. Ha poi ricordato quando sua madre le diceva che lei scriveva persino quando era ancora una bambina che gattonava a terra, semplicemente prendeva un ramoscello e iniziava a scrivere sul terreno.

Parlando dell’attivismo per i diritti umani e per l’uguaglianza fra uomo e donna, ha ricordato quando negli anni 60, prendendo un autobus, abbia subito moltissime volte discriminazioni e sia stata fatta sedere in fondo nell’area riservata ai neri. Lo stesso trattamento ricevuto da Rosa Parks nel 1955 e per la quale è passata alla storia; la Walker ha ammesso, nelle varie interviste riportate nei giornali online, di aver incontrato Rosa Parks e di essere rimasta affascinata dalla sua figura e personalità. Legato sempre a questa tematica, Alice Walker ha ricordato l’assassinio di Martin Luther King nel 1968 e di come abbia vissuto quel periodo con un dolore tanto profondo che ha giudicato come “il peggiore mai provato nella sua vita”. Una delle cose che ha reso celebre Alice Walker è il concetto di womanism da lei introdotto. L’autrice ha spiegato che questa parola racchiude in sé moltissimi significati, ma principalmente è stata coniata per distinguere il modo di essere delle donne nere rispetto alle donne bianche, insieme a tutto quello che sono state costrette a subire durante la loro vita. In questo caso, Paulette è intervenuta dicendo che quando era una studentessa e si è imbattuta per la prima volta in questa definizione, ha sentito finalmente di aver trovato qualcosa che potesse definire e identificare tutte le donne della sua famiglia e ha voluto che anche le altre donne intorno a lei comprendessero cosa significasse womanism.

Un elemento che mi ha colpito della Walker durante questo incontro è stato quando Paulette le ha chiesto se stesse pianificando di scrivere un altro libro. L’autrice a questa domanda ha risposto che in realtà lei continua a scrivere ogni giorno sul suo blog che ha iniziato nel 2008 e non smette mai di farlo, inoltre invitava le persone all’ascolto a leggere il blog piuttosto che comprare altri suoi libri, perché lei ci tiene a diffondere il suo pensiero in maniera del tutto gratuita.

Una cosa che ho notato di Alice Walker è che ogni volta che le veniva posta una domanda, sia in questo incontro che nel precedente, iniziava rispondendo attraverso una o due parole chiave che racchiudevano poi il contenuto di tutta la risposta che sarebbe andata ad argomentare di lì a poco, era come avere un titolo e un sottotitolo di tutto ciò che esponeva.

Durante l’incontro, uno dei partecipanti ha scritto “Alice Walker is a philosopher as much as she is a writer”. Mi sento di condividere totalmente questa affermazione poiché anche io ho avuto la sensazione di assistere alla discussione di un filosofo che spiega la sua visione della vita nella maniera più comprensibile ed esplicita possibile. Ammiro molto anche il suo atteggiamento nei confronti di chi la critica, non le importa cosa pensa chi non è d’accordo con lei l’importante è trasmettere quello che lei pensa a chi è davvero interessato. Ha poi aggiunto che quando morirà, non le importa di essere ricordata e come sarà ricordata, “I don’t care, I won’t be here to be bothered”. Alice Walker è una donna da ammirare, una donna che ha donato la sua vita per delle giuste cause e che possiede un senso della giustizia che appartiene a pochi di questi tempi. Credo che in Italia e nel mondo non le sia data la giusta importanza che merita, dovrebbe essere studiata nelle scuole e, nonostante non le importi, secondo me meriterebbe di essere ricordata negli anni a venire come uno dei più importanti personaggi della storia americana.


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