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Xenofobia antirazzista

L’istigazione alla xenofobia mascherata da antirazzismo. Tutti criminali. Giordano agnus dei pittava da par suo, pochi giorni fa, le cause che avrebbero indotto lor sant’uomini ad adottare la politica scellerata dei respingimenti ab imis: gli italiani hanno paura.

di Gianluca Gurrieri - mercoledì 20 maggio 2009 - 2978 letture

Il direttore del Giornale (delle macerie del Giornale), giornalista super partes stipendiato da Berlusconi, figlio dell’imparzialità soggetta alla politica del premier nonché dignitosamente restio e maldisposto a qualsivoglia generosità nei confronti del padrone, si è puntualmente appiattito supinamente alla parola pronunciatasi antirazzista, ma in realtà xenofoba, del domine: gli sciagurati nei barconi?

Tutti criminali. Giordano agnus dei pittava da par suo, pochi giorni fa, le cause che avrebbero indotto lor sant’uomini ad adottare la politica scellerata dei respingimenti ab imis: gli italiani hanno paura. Gli italiani sono spaventati. Continuava: “L’unico razzismo che c’è in Italia è quello contro la razza dei delinquenti”. Purché questi, si capisce, abbiano la pelle nera, considerando l’accanimento, l’astio e il fanatismo con i quali i soliti noti della cosiddetta sicurezza hanno voluto ostinatamente l’approvazione delle leggi sull’immigrazione, e la leggiadria con la quale l’unica norma antimafia nel pacchetto sicurezza (obbligo di denuncia per chi riceve minacce di estorsione) era stata (per sicurezza, s’intende) cancellata.

L’impegno pertinace riposto nelle ronde dei cittadini, nei morbosi altolà agli sbarchi, lasciano ben intendere che l’idea sponsorizzata dagli antirazzisti xenofobi sia quella che designa come criminali e delinquenti tutti, e hanno detto tutti, i disgraziati stipati nei barconi. Ma di quelli in loco: mafiosi, killer, spacciatori, politici, nessuno si occupa. Di costoro gli italiani non avrebbero paura.

Agli attacchi dell’Onu, e dico l’Organizzazione delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Chiesa, che criticano tali metodi efferati e persecutori, in quanto sommari e approssimativi, il Ministro dell’Interno Maroni (ex capo della Guardia Padana dunque rondista da immemorabile tempo) non cede, non molla, con la stessa tenacia con cui si aggrappò (con i denti) alla caviglia di un poliziotto, episodio per il quale fu poi condannato in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale a 4 mesi e 20 giorni di reclusione, scontati interamente in Parlamento.

Ebbene, bisogna chiedersi se non siano codesti gli abusivi da cacciare. Bisogna chiedersi se la “domanda di civiltà” celebrata da Giordano stia nel cadavere putrefatto della donna della Pinar, lasciata marcire su un barcone, lei e il bambino nel suo ventre morto. Bisogna chiedersi se tutti gli stranieri stipati nei barconi siano davvero delinquenti, o se, fra questi, ci siano uomini, donne e bambini disperati, in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla morte, che hanno diritto d’asilo e, soprattutto, diritto alla vita.

Venga chiusa l’industria della paura, che si stimoli la riflessione: e poi ci venga chiesto se, per eliminare le paure, sia necessario seppellire la nostra coscienza.


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