Sei all'interno di >> :.: Culture | Teatro |

XLIII ciclo di rappresentazioni classiche - Emozionante Eracle di Euripide

Nella stracolma cavea di pietra del teatro greco di Siracusa il pubblico ha assistito ad uno spettacolo emozionante. Forse il più bello degli ultimi anni, diretto da Luca De Fusco e andato in scena per la prima venerdì 11 maggio.
di Donatella Guarino - sabato 19 maggio 2007 - 3934 letture

Nella stracolma cavea di pietra del teatro greco di Siracusa il pubblico ha assistito ad uno spettacolo emozionante. Forse il più bello degli ultimi anni, diretto da Luca De Fusco e andato in scena per la prima venerdì 11 maggio. Si tratta di Eracle di Euripide - un testo quasi dimenticato perché la sua unica rappresentazione risale al 1964 - tradotto da Giulio Guidorizzi, professore ordinario di Teatro e Drammaturgia dell’antichità all’Università di Torino. Bravissimo Ugo Pagliai nei panni di Anfitrione, sicuramente un mostro sacro del teatro italiano che insieme a Sebastiano Lo Monaco – Eracle e già protagonista nel 2004 di Edipo re di Sofocle – e Giovanna Di Rauso – Megara, moglie di Eracle - hanno coinvolto gli spettatori per più di un’ora e mezza. Un valore aggiunto è la musica dal vivo. Il violinista è Christian Bianca. Molto belli i costumi.

Davanti al palazzo di Eracle, a Tebe, Megara con i suoi tre figli e il padre dell’eroe, Anfitrione, attendono il ritorno di Eracle che “reso folle dal pungolo di Era o forse seguendo il proprio destino” non è più tornato dall’Ade. Lo aspettano ma la speranza ormai è fievole.

Lico approfittando dell’assenza dell’eroe tebano ha assoggettato la città, si è impadronito del potere e ora intende uccidere Megara, i suoi bambini e Anfitrione. Ma come preannuncia proprio Anfitrione “il vento può cambiare e portarci lontano da queste sventure…Forse mio figlio, tuo marito tornerà; stai calma, dunque, asciuga il pianto dei tuoi bambini, calmali con belle parole…Tutto si rinnova e cambia forma”.

Mentre Megara – che ha chiesto di poter vestire per la morte se stessa e i propri bambini – è dentro al palazzo il I Corifeo sottolinea la tristezza del momento. Arriva però Eracle che ben presto è messo al corrente della tragedia che si sta per consumare. Ma mentre “le lacrime si trasformano in gioia” appaiono – orribili – Iride e Lissa che preannunciano che per volere della dea Era Eracle è destinato a diventare pazzo e costretto ad uccidere La moglie e i figli.

Inizia la danza della follia – convincente, suggestiva ed elegante la coreografia di Simona Gatto - . Una voce solista, un violino e poi la tempesta. La tragedia della morte si sta per compiere. Eracle con un’unica freccia trafigge la moglie e i figli. Poi si addormenta. Di un sonno inquieto, pieno di incubi. Quando si sveglia apprende che i cadaveri che sono al suo fianco sono i suoi cari che lui stesso ha ucciso. Anfitrione che lo raggiunge tra le lacrime dice: “Sei un figlio anche nella sventura”.

“Perché continuo a vivere ora che ho ucciso i miei figli” è l’urlo straziante dell’eroe. La morte è l’unica soluzione. Anzi sembra l’unica. Teseo, amico di Eracle lo persuade a vivere. Vivere e non morire è la scelta più coraggiosa.

Eracle, che ha chiesto al padre di seppellire i suoi figli, parte con Teseo: “E’ uno stolto chi pensa che ricchezza e potere valgano più di un amico generoso”.

Applausi per più di dieci minuti. La morte, ma anche l’amicizia e il coraggio di vivere sono i grandi temi che emergono da questa tragedia. Perché? Perché accade ciò? Ce lo chiediamo. Sono i grandi dubbi che gli antichi e noi con loro ci chiediamo.

Fastidiosi gli applausi continui, durante lo spettacolo, che hanno distolto la concentrazione degli attori e frammentate le unità aristoteliche della tragedia rappresentata. Forse all’inizio assieme agli altri avvisi – spegnere i cellulari, non fumare, non usare il flash e la videocamera - si dovrebbe ricordare che a teatro gli applausi fanno fatti solo alla fine!

Info: 0931487248 – www.indafondazione.org


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -